Riprendiamo, nella nostra traduzione da
First Things del 17 maggio, la recente postfazione di Benedetto XVI alla nuova edizione del libro
Il potere del silenzio del card. Robert Sarah. Il prefetto della Congregazione per il Culto divino ha (o forse dovremmo dire aveva) tra i suoi compiti quello di portare avanti la "riforma della riforma" liturgica promossa da Benedetto XVI per una celebrazione più sobria e sacrale, "
ad orientem", con sacerdote e fedeli rivolti al Signore, che è il vero protagonista dell'
Actio liturgica. Cosa che purtroppo ha trovato e trova tanti oppositori, anche di altissimo livello [
qui] con concreti recenti
processi rivoluzionari nei quali la situazione della Congregazione del culto divino e del suo prefetto appare del tutto ribaltata [
qui], in aperto contrasto con la postfazione del papa emerito che potete leggere di seguito.
In ogni caso è un
assist che in concreto a poco serve. Inutile parlarne - come qualcuno ha fatto - come di un gesto clamoroso. Se la cosiddetta riforma della riforma della riforma è stata di fatto vanificata quando Benedetto era regnante figuriamoci ora.
In ogni caso si tratta di "comunicazione indiretta" e, come tale, inefficace. Ha senso e valore per noi che seguiamo con trepidazione le vicende ecclesiali e gli sviluppi nefasti dei 'processi' rivoluzionari inesorabilmente portati avanti dal suo successore. Ma non ha nessuna capacità di incidere nella concretezza.
Conclusione, continuiamo a parlarci addosso e chi dovrebbe agire non lo fa. O per lo meno non ancora?
Mi spiace non essere riuscita, oggi, ad andare al Forum internazionale che precede la marcia per la vita. Speravo di poter avere sentore, nell'occasione, di qualche sviluppo di ciò che bolle in pentola. Chissà? Ce lo sapremo dire prossimamente. (M.G.)
[Sul card. Sarah e il silenzio, anche quello liturgico, vedi nel blog:
qui -
qui -
qui]. Per completezza, richiamiamo una sua importante intervista sul precedente libro
Dio o nulla [
qui -
qui].
Con il Card. Sarah, la Liturgia è in buone mani
Benedetto XVI, papa emerito
Da quando ho letto le
Lettere di sant'Ignazio di Antiochia nel 1950, mi ha particolarmente colpito un brano della sua
Lettera agli Efesini: “Ѐ meglio tacere e essere [cristiani] che parlare e non esserlo. Insegnare è cosa ottima purché chi lo fa pratichi ciò che insegna. Uno solo è il Maestro che ha parlato e messo in pratica i suoi insegnamenti e anche ciò che ha fatto nel silenzio è degno del Padre. Solo chi ha fatto veramente sue le parole di Gesù è in grado di ascoltare anche il suo silenzio e quindi diventare perfetto, tanto da compiere le cose di cui parla e essere conosciuto per quelle che tace” (15, 1f.). Che cosa significa: ascoltare il silenzio di Gesù e conoscerlo attraverso il suo silenzio? Sappiamo dai Vangeli che Gesù spesso trascorreva notti intere da solo “sul monte” in preghiera, in conversazione con il Padre. Sappiamo che i suoi discorsi, le sue parole, provenivano dal silenzio e potevano maturare solo lì. Quindi è ragionevole pensare che la sua parola possa essere compresa correttamente solo se anche noi entriamo nel suo silenzio, se impariamo ad ascoltarlo a partire dal suo silenzio.