15 Luglio. Il Sangue che fa germogliare la verginità del cuore
Sangue di Cristo, germoglio dei vergini
L’invocazione odierna della litania del Preziosissimo Sangue è delicata e luminosa: il Sangue di Cristo è germoglio dei vergini e delle vergini.
La verginità cristiana non nasce dal disprezzo del corpo, né dal rifiuto dell’amore umano. Nasce da una pienezza. È una forma di appartenenza totale a Cristo, un segno del Regno futuro, una testimonianza che Dio può prendere tutto il cuore e renderlo fecondo in modo nuovo. La Chiesa ha sempre venerato i vergini e le vergini consacrate non come persone sottratte alla vita, ma come vite donate interamente al Signore.
Il Sangue di Cristo è germoglio dei vergini perché la purezza cristiana non è prima di tutto una conquista morale. È frutto della redenzione. Il cuore umano, lasciato a se stesso, si frammenta facilmente. Desidera molte cose, si lascia attirare, si disperde, confonde possesso e amore, emozione e dono, istinto e libertà. Il Sangue di Cristo raccoglie il cuore, lo purifica, lo orienta verso Dio. La verginità consacrata diventa allora segno visibile di un amore indiviso, reso possibile dalla grazia.
Questa invocazione, però, non riguarda soltanto chi vive la verginità consacrata. Parla a ogni cristiano, perché tutti sono chiamati alla castità secondo il proprio stato di vita. La castità non è una parola triste. È l’ordine dell’amore. È la capacità di amare senza usare, di desiderare senza possedere, di guardare l’altro senza ridurlo a oggetto, di custodire il corpo come luogo della vocazione e non come strumento del capriccio. In un mondo che ha scambiato la libertà con la disponibilità illimitata del desiderio, questa verità suona quasi rivoluzionaria. E infatti viene spesso ignorata, perché l’uomo moderno ama chiamare liberazione le proprie catene meglio decorate.
Il Sangue di Cristo guarisce lo sguardo. Molte impurità cominciano da uno sguardo non custodito, da un’immaginazione lasciata senza guida, da una curiosità coltivata, da una solitudine riempita male. La purezza cristiana non nasce dalla paura del mondo, ma dall’amore per Cristo. Chi ha scoperto il valore del Sangue del Signore impara a non svendere il cuore. Non perché il corpo sia indegno, ma perché è troppo prezioso per essere consegnato al disordine.
La parola “germoglio” è molto bella. Indica qualcosa che nasce, cresce, si apre lentamente. La purezza non sempre appare subito come una virtù compiuta. Spesso è un cammino. Richiede pazienza, vigilanza, cadute rialzate, confessione, preghiera, custodia delle occasioni, educazione degli affetti. Il Sangue di Cristo non schiaccia chi lotta. Lo rialza. Non spezza il germoglio fragile. Lo nutre.
Per questo occorre evitare due errori. Il primo è trattare la purezza come un argomento secondario, quasi imbarazzante, da lasciare alle generazioni passate. Il secondo è parlarne in modo rigido, senza misericordia, come se le persone fossero problemi morali da correggere. Cristo fa molto di più. Redime il cuore. Purifica l’amore. Ricompone ciò che il peccato ha disperso. E lo fa con il suo Sangue, non con slogan.
La pratica spirituale può essere un atto di custodia. Custodire lo sguardo, custodire una conversazione, custodire l’uso dei mezzi digitali, custodire un affetto, custodire il corpo con rispetto. Non si tratta di vivere nella paura, ma di scegliere ciò che aiuta il cuore a restare libero. Una libertà non custodita diventa presto esposizione al disordine. E poi l’uomo si stupisce di essere inquieto, come chi lascia la porta aperta e si meraviglia del vento in casa.
Il Sangue di Cristo, germoglio dei vergini, rinnovi in noi il desiderio di un cuore limpido. Doni ai consacrati la gioia di appartenere interamente al Signore. Doni agli sposi la purezza fedele dell’amore promesso. Doni ai giovani la forza di non ridurre se stessi a desideri senza direzione. Doni a tutti noi la grazia di amare in modo più vero.
La purezza cristiana non restringe il cuore. Lo rende capace di Dio. E un cuore capace di Dio diventa più capace anche degli uomini, perché ama senza divorare, serve senza possedere, si dona senza perdere la propria dignità.
La verginità cristiana non nasce dal disprezzo del corpo, né dal rifiuto dell’amore umano. Nasce da una pienezza. È una forma di appartenenza totale a Cristo, un segno del Regno futuro, una testimonianza che Dio può prendere tutto il cuore e renderlo fecondo in modo nuovo. La Chiesa ha sempre venerato i vergini e le vergini consacrate non come persone sottratte alla vita, ma come vite donate interamente al Signore.
Il Sangue di Cristo è germoglio dei vergini perché la purezza cristiana non è prima di tutto una conquista morale. È frutto della redenzione. Il cuore umano, lasciato a se stesso, si frammenta facilmente. Desidera molte cose, si lascia attirare, si disperde, confonde possesso e amore, emozione e dono, istinto e libertà. Il Sangue di Cristo raccoglie il cuore, lo purifica, lo orienta verso Dio. La verginità consacrata diventa allora segno visibile di un amore indiviso, reso possibile dalla grazia.
Questa invocazione, però, non riguarda soltanto chi vive la verginità consacrata. Parla a ogni cristiano, perché tutti sono chiamati alla castità secondo il proprio stato di vita. La castità non è una parola triste. È l’ordine dell’amore. È la capacità di amare senza usare, di desiderare senza possedere, di guardare l’altro senza ridurlo a oggetto, di custodire il corpo come luogo della vocazione e non come strumento del capriccio. In un mondo che ha scambiato la libertà con la disponibilità illimitata del desiderio, questa verità suona quasi rivoluzionaria. E infatti viene spesso ignorata, perché l’uomo moderno ama chiamare liberazione le proprie catene meglio decorate.
Il Sangue di Cristo guarisce lo sguardo. Molte impurità cominciano da uno sguardo non custodito, da un’immaginazione lasciata senza guida, da una curiosità coltivata, da una solitudine riempita male. La purezza cristiana non nasce dalla paura del mondo, ma dall’amore per Cristo. Chi ha scoperto il valore del Sangue del Signore impara a non svendere il cuore. Non perché il corpo sia indegno, ma perché è troppo prezioso per essere consegnato al disordine.
La parola “germoglio” è molto bella. Indica qualcosa che nasce, cresce, si apre lentamente. La purezza non sempre appare subito come una virtù compiuta. Spesso è un cammino. Richiede pazienza, vigilanza, cadute rialzate, confessione, preghiera, custodia delle occasioni, educazione degli affetti. Il Sangue di Cristo non schiaccia chi lotta. Lo rialza. Non spezza il germoglio fragile. Lo nutre.
Per questo occorre evitare due errori. Il primo è trattare la purezza come un argomento secondario, quasi imbarazzante, da lasciare alle generazioni passate. Il secondo è parlarne in modo rigido, senza misericordia, come se le persone fossero problemi morali da correggere. Cristo fa molto di più. Redime il cuore. Purifica l’amore. Ricompone ciò che il peccato ha disperso. E lo fa con il suo Sangue, non con slogan.
La pratica spirituale può essere un atto di custodia. Custodire lo sguardo, custodire una conversazione, custodire l’uso dei mezzi digitali, custodire un affetto, custodire il corpo con rispetto. Non si tratta di vivere nella paura, ma di scegliere ciò che aiuta il cuore a restare libero. Una libertà non custodita diventa presto esposizione al disordine. E poi l’uomo si stupisce di essere inquieto, come chi lascia la porta aperta e si meraviglia del vento in casa.
Il Sangue di Cristo, germoglio dei vergini, rinnovi in noi il desiderio di un cuore limpido. Doni ai consacrati la gioia di appartenere interamente al Signore. Doni agli sposi la purezza fedele dell’amore promesso. Doni ai giovani la forza di non ridurre se stessi a desideri senza direzione. Doni a tutti noi la grazia di amare in modo più vero.
La purezza cristiana non restringe il cuore. Lo rende capace di Dio. E un cuore capace di Dio diventa più capace anche degli uomini, perché ama senza divorare, serve senza possedere, si dona senza perdere la propria dignità.
Alla scuola di santa Maria De Mattias
Santa Maria De Mattias sintetizzava la vita cristiana con parole essenziali: «Gesù in pratica, la vita in sacrificio». Il Sangue di Cristo custodisce la purezza del cuore perché orienta tutta la persona a un amore concreto, offerto e indiviso. (S. Maria De Mattias, Lettera 391, 22 gennaio 1850, a Berenice Fanfani, Lettere, vol. II, p. 156.)
Preghiera
Gesù, Sangue che fa germogliare la purezza del cuore, ordina i miei desideri e custodisci il mio sguardo. Insegnami ad amare senza possedere, a desiderare senza usare, a vivere il corpo come luogo di vocazione e non come strumento di disordine. Il tuo Sangue renda limpido il mio cuore e più vera la mia capacità di amare.
Giaculatoria
Sanguis Christi, gérminans Vírgines, salva nos.
Sangue di Cristo, germoglio dei vergini, salvaci.
don Mario Proietti

3 commenti:
La parola germoglio rimanda a Nazaret, che deriva dal vocabolo ebraico netser.
Dunque dal fiat di Maria immacolata e piena di grazia alla volontà di Dio.
L'annunciazione apre l'incarnazione del Nazareno, il germoglio di Geremia 33.
Nell'incarnazione redentrice il Signore ricapitola la creazione riordinandola a Sè.
La novità cristiana è tutto un germogliare di questa vita redenta e riguarda i vergini, ma anche ogni cristiano, perché tutti sono chiamati alla castità nel proprio stato di vita. La castità è l’ordine dell’amore, la capacità di amare senza usare, di desiderare senza possedere, di guardare l’altro senza ridurlo a oggetto, di custodire il corpo come luogo della vocazione e non come strumento del capriccio.
Il desiderio è di Cielo, più su delle stelle e non più giù di un ombelico.
E' la verità che rende liberi e non un banale vizio che ti incatena a mille ceppi.
Il Sangue di Cristo guarisce lo sguardo. Il puro di cuore vede Dio, ed è beato. Chi ha scoperto il valore del Sangue del Signore impara a non svendere il cuore. Il nostro corpo è troppo prezioso per essere consegnato al disordine.
Un germoglio non dà in sé tutto il compimento, ma dischiude la vita ad un lento aprirsi; perciò la purezza
La parola “germoglio” è molto bella. Indica qualcosa che nasce, cresce, si apre lentamente. Anche la purezza non sempre appare subito come una virtù compiuta.
Il Sangue di Cristo non schiaccia chi lotta, ma lo accompagna, lo educa e lo consola.
Non si scandalizza: beato infatti chi non si scandalizza del Nazareno (Mt 11,6).
Per parlare di purezza ci vuole il Suo sangue, senza provarne scandalo.
L'angelo di Dio incaricato di annunciare a Maria la missione di Madre di Dio e di corredentrice appartiene alle miriadi delle schiere celesti, tra cui il nostro angelo custode, che preghiamo per essere custoditi nell'intelligenza di Dio che lui ha.
Custodire un affetto, custodire il corpo con rispetto, custodire l'anima...
Una libertà non custodita diventa presto esposizione al disordine. Invece la verità del germoglio Nazareno Cristo Signore, rende liberi.
Ogni grazia, senza alcuna eccezione, è la venuta della Mediatrice di tutte le grazie.
Vuoi che Ella spesso venga a trovarti?
Vuoi che Ella dimori stabilmente nella tua anima?
Desi deri che Ella, solamente Ella, diriga i tuoi pensieri, prenda possesso di tutto il tuo cuore?
Desideri vivere totalmente per Lei?
Se desideri veramente tutto questo, spalanca di fronte a Lei il tuo cuore e dònati a Lei senza alcuna restrizione e per sempre, anche se con il solo sospiro dell'anima.
SK 1216
San Massimiliano Kolbe
Ogni volta che alziamo lo sguardo verso Gesù, il cuore ritrova una pace che il mondo non può dare. Nel suo volto non vediamo soltanto la dolcezza di un uomo buono, ma l'amore infinito di Dio che si è fatto vicino a noi, che ha condiviso le nostre lacrime, le nostre ferite, le nostre paure e le nostre speranze.
Gesù conosce ogni battaglia nascosta che portiamo dentro. Conosce le notti in cui il sonno non arriva, le preoccupazioni che ci tolgono il respiro, le delusioni che pesano sul cuore e le domande che spesso restano senza risposta. Eppure continua a guardarci con misericordia, senza condannarci, senza allontanarci, ma invitandoci ad avvicinarci a Lui.
La sua presenza è rifugio per chi è stanco, forza per chi si sente debole, luce per chi attraversa momenti di oscurità. Nessuno è troppo lontano per essere raggiunto dal suo amore. Nessun peccato è più grande della sua misericordia. Nessuna ferita è così profonda da non poter essere toccata dalla sua grazia.
Quando tutto sembra crollare, Gesù rimane. Quando gli amici si allontanano, Gesù rimane. Quando il dolore sembra avere l'ultima parola, Gesù rimane. La sua Croce ci ricorda che l'amore vero sa sacrificarsi, mentre la sua Risurrezione ci insegna che dopo ogni Venerdì Santo arriva sempre una domenica di luce e di speranza.
Preghiamo insieme:
Gesù, mio Signore e mio Salvatore, oggi mi inginocchio davanti a Te con umiltà e fiducia. Tu conosci il mio cuore meglio di chiunque altro. Conosci le mie gioie, le mie paure, le mie debolezze e i miei desideri più profondi.
Ti affido la mia vita, la mia famiglia, le persone che amo e coloro che soffrono nel silenzio. Guarisci le ferite che porto nell'anima, consola le mie tristezze e donami la forza di affrontare ogni prova con fede.
Illumina il mio cammino quando non so quale strada scegliere. Sostienimi quando vacillo. Perdona i miei peccati e aiutami a vivere ogni giorno secondo la tua volontà.
Gesù, insegnami ad amare come Tu ami, a perdonare come Tu perdoni, a servire come Tu servi. Fa' che il mio cuore non si allontani mai da Te e che la mia fiducia resti salda anche nei momenti più difficili.
Resta accanto a me oggi e sempre. Stringimi tra le tue braccia misericordiose e guidami verso la pace che solo Tu puoi donare.
Amen.
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