Tra i dettagli più suggestivi delle consacrazioni episcopali di ieri a Écône non figuravano né i sontuosi paramenti, né la coreografia del rito, né tantomeno la familiare serenità alpina del luogo. Erano le fasce per il capo. Bianche, austere, annodate con una fermezza quasi monastica sulla fronte dei nuovi vescovi, conferivano all'intera scena un'inaspettata risonanza culturale.
Per ragioni che non so spiegare del tutto, quella vista mi ha subito fatto venire in mente l'hachimaki giapponese : la semplice fascia bianca indossata dagli studenti prima degli esami, dagli artigiani al banco di lavoro e, nell'immaginario popolare, dai samurai che si preparano alla battaglia. L'hachimaki simboleggia la massima concentrazione: una silenziosa dichiarazione di essere pronti ad affrontare un momento che richiede tutte le proprie forze. È meno una spacconata di guerra che un gesto di risolutezza interiore.
Il paragone può sembrare bizzarro a prima vista. Eppure, più ci si riflette, meno improbabile appare. La parola samurai in origine non significava "guerriero" nel senso più ampio del termine, ma deriva dal verbo saburau, che significa "servire", "occuparsi". Un samurai è, in sostanza, colui che si schiera dalla parte di qualcosa – o di qualcuno – con incrollabile lealtà.
C'è qualcosa di silenziosamente samurai nel modo in cui Écône affronta la sua missione: una continuità disciplinata, una calma perseveranza, una serietà senza imbarazzo riguardo alle cose che le stanno a cuore. Le fasce per capelli sembravano quasi esprimere quello stesso spirito di determinazione collettiva: prontezza senza ostentazione, risolutezza senza teatralità.
Qualunque sia l'opinione che si ha sulla teologia della Fraternità, resta innegabile la dignità che permea tale fermezza. I samurai di Écône non sono guerrieri. Eppure incarnano una forma di coraggio più rara: il coraggio di rimanere semplicemente se stessi.

12 commenti:
Condivido codesto articolo ab imo pectore.
Nella cultura giapponese il samurai ha otto virtù: rettitudine, coraggio, compassione, rispetto (benevolenza), onestà, onore, senso del dovere (lealtà/fedeltà), dominio di sé.
Insieme costituiscono il bushidò, uno stile di vita fatto di regole e principi morali tradizionali per i samurai di ogni generazione. Si tratta di un agire "guerriero", con buona pace degli irenici pacifismi che ci consegnano interiormente disarmati al nemico. Non è questione dello spadone, ma di un animo che sa lottare per il bene.
Le otto virtù somigliano ai frutti dello Spirito santo e comunque alle virtù cristiane.
Non si tratta di essere nell'illuminazione del buddhismo, ma il cristiano vive qualcosa di simile nel cammino dell'anima che si apre alla luce del Signore Gesù.
Nel tempo del buio in cui siamo costretti a procedere, per l'ostilità mondana che ci circonda, riusciamo a mantenere salda la fede perchè la Luce l'abbiamo dentro.
Si è come purificati, come ogni perseguitato a causa del nome del Signore. Si diventa più semplici, il cuore si fa più trasparente, come per un martire che canta prima dell'esecuzione, ormai proiettato in una dimensione che evapora i suoi giustizieri.
In tempi normali saremmo difesi dagli stessi che in tempi eccezionali ti cacciano fuori: in un certo senso, in piccolo, ne abbiamo fatto esperienza al tempo delle inoculazioni forzose e del green pass, espulsi per decreto, indegni della comunità (e dei parenti).
Smette di funzionare quello su cui ci appoggiamo, eppure... non siamo al buio!
Vengono meno una struttura, un contesto, una gerarchia, tanti bla bla che si appropriano del mistero per farne un teatro del proprio potere, facendone sfoggio pur contraddicendo la ragione stessa (l'origine) per cui quel potere l'hanno ricevuto.
In quel buio il samurai però è saldo: resta l'essenza, che regge nello straordinario.
Bella dunque la fascia che ricorda il samurai, non solo per la cultura del bushidò, ma perchè il cristiano è tale sotto o sulla croce, quando purtroppo il sinedrio ce l'hai contro, Pilato se ne lava le mani, Erode è un inetto dipendente dalle danze di Salomè.
Pieno affidamento fiducioso a una missione per tempi straordinari, quando non funziona più nulla di ciò che dovrebbe e che anche dicendo di funzionare stona.
No, non può essere tutto chiaro e si procede a tentoni. D'altra parte è cieco chi dice di vedere e non si accorge di tonnellate di travi nel proprio occhio. Anche il Papa? Purtroppo può succedere anche a lui. E' già successo, pur essendo cosa differente dal dirsi Papa senza esserlo davvero. Nel panorama del samurai alle prese con il mancato funzionamento di ciò che dovrebbe funzionare può esserci anche questo scenario.
Si è come sospesi... ma non per questo perduti. Si è nella Provvidenza di Dio. Per questo il samurai non si ferma: è un guerriero che combatte la bella battaglia. L'importante è farlo con l'umiltà di chi si sa solo un'occasione di Grazia, nulla più.
No: non hai tutto sotto controllo, salvo avere la fede che basta per la tua disponibilità a stare presso la croce, sopra o sotto lo stabilisce Dio.
Al nemico questo manca sempre e il samurai lo sa.
Molti fedeli, mi è capitato di leggere nella giornata odierna, davanti al Decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede del 02 luglio 2026 sulla Fraternità San Pio X che ha proceduto alle ordinazioni episcopali senza mandato pontificio, hanno reagito come se la Chiesa avesse aggravato in modo speciale la posizione dei laici che frequentano le celebrazioni della Fraternità. Questa lettura è errata. Il decreto non dice che la semplice presenza a una Messa della Fraternità produca automaticamente la scomunica. Dice che chierici e fedeli laici non devono aderire allo scisma, perché è tale adesione a far incorrere nella scomunica "latae sententiae". La Nota esplicativa dello stesso Dicastero conferma il punto: per i laici sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità, secondo i criteri già fissati dalla Nota del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi dell'anno solare 1996. Dunque, non basta entrare in cappella, assistere occasionalmente a una celebrazione o desiderare una certa forma liturgica. Occorre una scelta libera, consapevole e manifestata di rottura con la comunione della Chiesa e con l’obbedienza dovuta al Romano Pontefice. Non è una novità del 2026. Valeva già nel 1988, quando Papa Giovanni Paolo II (1978-2025), nel Motu proprio "Ecclesia Dei" del 02 luglio 1988, affermò che l’adesione formale allo scisma comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa. Il criterio è rimasto lo stesso: non scomunica la presenza materiale, scomunica l’adesione formale. La stessa regola ovviamente vale anche fuori dal caso FSSPX. Un cattolico che assiste a un rito anglicano, ortodosso o di altra comunità cristiana non è scomunicato per il solo fatto di essere presente. La questione diventa penale quando egli aderisce formalmente a una dottrina contraria alla fede cattolica o a una posizione di rottura con il primato di Pietro. Il can. 1364, paragrafo 1, del vigente Codex iuris canonici del 1983 colpisce, infatti, l’apostata, l’eretico e lo scismatico, non il semplice presente a una celebrazione. Perciò i fedeli della Fraternità non sono posti in una condizione più sfavorevole rispetto agli altri. La legge della Chiesa è una sola: la comunione cattolica si perde quando si aderisce formalmente all’eresia o allo scisma, non quando si assiste materialmente e occasionalmente a un rito. Difendere la Tradizione significa, allora, difendere anche l’unità visibile della Chiesa e il primato del Romano Pontefice. Santa Caterina da Siena (1347-1380), Patrona d'Italia, nella "Lettera a Bernabò Visconti", afferma che il Vicario di Cristo, tenendo "le chiavi del sangue di Cristo crocifisso", anche se fosse "dimonio incarnato", resta colui davanti al quale non si deve "alzare el capo", bensì umiliarsi e chiedere misericordia.
Cit. Daniele Trabucco
La violentissima, persino isterica levata di scudi del mondo modernista-conservatore contro le consacrazioni vescovili di Econe, e l'entusiasmo per l'immmediata scomunica della FSSPX, rivela ancora una volta quale sia il vero virus di quel mondo.
Prevost sostiene che “la moschea è lo spazio che appartiene a Dio”?
Bisogna obbedire al papa, rispondono.
Prevost permette un gay pride in Vaticano per il Giubileo?
Bisogna obbedire al papa, dicono.
Prevost afferma che “i migranti sono eroi della fede”, e che ad essi bisogna "inchinarsi"? Bisogna obbedire al papa, affermano.
Prevost benedice pezzi di ghiaccio e officia messe “green”?
Bisogna obbedire al papa, esclamano.
Prevost riceve con tutti gli onori "papesse" lesbo-femministe anglicane e gesuiti omosessualisti, mentre rifiuta di incontrare i membri della Fraternità e monsignor Viganò?
Bisogna obbedire al papa, ripetono.
Vi sono foto autentiche che riprendono Prevost quarantenne mentre si prostra faccia a terra durante un culto pagano?
Bisogna obbedire al papa, ribattono.
Ma il papa è il capo dei servi, non il padrone. Dimenticarlo non è più cattolicesimo, ma papolatria, la più detestabile forma di clericalismo.
I conservatori modernisti adorano il capo dei servi, invece di adorare il padrone, che è il Dio che si é fatto uomo.
Sarà perché in Dio, apparenze a parte, non credono più?
Martino Mora
Non conosco nessun fedele della FSSPX me compreso, e nessun sacerdote FSSPX zza che voglia aderire a uno scisma di qualsiasi natura. Questo documento DDF è un delirio insensato
Bravo Martino, bravissimo, in poche righe lei ha fatto un ritratto del modernista- conservatore che è un capolavoro, degno di Leonardo, Tiziano, Raffaello. Da tempo vado sostenendo che i modernisti non hanno più un briciolo di fede cattolica, se mai l'hanno avuta. Sono servi di Nostro Signore? Assolutamente no, a mio parere, e sappiamo bene cosa dice il Divin Maestro : "chi non è con Me, è contro di Me"; i sacerdoti della FSSX sono con Cristo, lo vede anche un cieco, è bastato assistere alla consacrazione, quanta serietà, quanto zelo per la casa di Dio, stessa cosa non si può dire per gli attuali occupanti del Vaticano. Queste scomuniche hanno lo stesso valore delle benedizioni dei pezzi di ghiaccio, degli adulteri e omosex impenitenti e orgogliosi, delle vescovessse lesbiche. Ma che si vergognassero, che andassero a nascondersi tutti ! Ha detto bene chi ha detto "è una querra questa", una guerra da loro dichiarata contro la Chiesa Cattolica, contro i pochi cattolici, laici e/o consacrati, rimasti in circolazione e, in definitiva, contro Cristo stesso, che loro sfidano spudoratamente. Ma la storia insegna che chi scatena guerre contro Cristo e i Suoi finisce sempre per perderle, perché Satana è l'eterno perdente, e chi si mette dalla sua parte fa la sua stessa fine. Don Claudio Crescimanno, scomunicato anche lui, l'ha presa sul ridere, dicendo che è solo propaganda giornalistica ( ottime le sue conferenze sulla crisi della Chiesa).
Armando Lauro:
Mi domando: sulla vicenda della Fraternità Sacerdotale San Pio X è stato davvero fatto tutto il possibile per evitare una nuova frattura? Il diritto canonico al can. 1013 stabilisce che nessun vescovo può consacrare un altro vescovo senza il mandato pontificio, mentre il can. 1387 (già can. 1382 nel testo del 1983) prevede la scomunica per il vescovo consacrante e per colui che riceve la consacrazione senza tale mandato.
Proprio perché le conseguenze canoniche erano note a tutti, il dialogo doveva essere perseguito con maggiore anticipo e intensità. So che la Fraternità aveva annunciato con mesi di anticipo l'intenzione di procedere alle consacrazioni ed aveva chiesto formalmente il mandato pontificio. Quando ormai mancavano pochi giorni alla cerimonia, un ultimo appello difficilmente avrebbe potuto modificare una decisione preparata da tempo.
Alla stregua di quanto esposto, mi chiedo perché non sia stato favorito un incontro personale tra Papa Leone XIV e don Davide Pagliarani quando esisteva ancora un margine di trattativa? Nessuno può sapere se quell'incontro avrebbe cambiato il corso degli eventi; ma ritengo che sarebbe stato doveroso tentare fino all'ultimo.
Anche il Concilio Vaticano II richiama il valore della comunione ecclesiale e del dialogo. Tuttavia, il nodo del confronto continua a riguardare proprio l'interpretazione del Concilio e del periodo postconciliare. È su questo terreno che le posizioni restano profondamente distanti.
Pensare però che una nuova scomunica possa indebolire la Fraternità mi sembra poco realistico! Dal 1988 essa non solo non è scomparsa, ma è cresciuta fino a essere presente in numerosi paesi nei quattro continenti. La storia dimostra che le sanzioni canoniche, da sole, non hanno mai risolto le questioni.
Per questo motivo ritengo che, pur nel pieno rispetto del diritto della Chiesa, sarebbe stato necessario investire molto di più nell'ascolto, nel confronto diretto e nella ricerca di una soluzione condivisa. Quando è in gioco l'unità della Chiesa, il diritto deve certamente essere applicato, ma la carità pastorale e il dialogo dovrebbero essere perseguiti fino all'ultimo momento.
Sacerdoti della Fraternità San Pio X
procedura di restituzione alla comunità cattolica
Il Dicastero della Dottrina della Fede ha dato i presupposti per l'ammissione alla comunità cattolica, coloro che decidono di lasciare la Confraternita Sacerdotale Pio X.
https://tiny.pl/j5qrprz56
Attenzione alle trappole!
Dopo questo documento il Card. Fernandez dovrebbe passare la cartella "FSSPX" al Card. Koch. Pagliarani e i suoi sarebbero promossi a "fratelli separati" e finalmente trattati con tutto il rispetto, anche con il vantaggio di poter finalmente parlare con un fine teologo cattolico. D'altra parte, il trattamento vessatorio riservato a quelli che decidono di uscire è del tutto fedele alla "linea generale".
"Secondo nostre indiscrezioni c'è già un piccolo gruppo di sacerdoti pronto a lasciare la Fraternità San Pio X – come del resto avvenne anche nel 1988 (dando origine all'epoca alla Fraternità San Pietro). Un gruppo che rende pertanto prioritaria la proposta avanzata dal cardinale Müller in concistoro di «di una commissione, sul modello dell'ex Ecclesia Dei , per consentire a coloro che hanno abbracciato questa posizione scismatica di ritornare alla piena comunione con il Papa». E che, proprio come la soppressa commissione Ecclesia Dei, potrà svolgere un ruolo di ricucitura e rassicurazione anche verso quelle realtà di "stampo" tradizionale che già sono in comunione con Roma ma che negli ultimi anni si sono sentite trattate un po' da... periferie. " (Luisella Scrosati da La Nuova Bussola quotidiana di oggi).
Ammesso che le indiscrezioni siano fondate, ma non abbiamo motivo di dubitarne, l'articolo usa un evidente eufemismo dicendo che le realtà tradizionali "negli ultimi anni si sono sentite trattate un' po' da periferie".
Per esperienza del nostro gruppo e di tanti altri singoli e gruppi, le realtà tradizionali, spesso persino anche quando poste sotto il provvidenziale 'ombrello' di un legame con gli istituti ex Ecclesia Dei, sono state perseguitate, non di rado con inaudita ferocia, calunniate, boicottate, umiliate, mal sopportate sino alla prima occasione di soppressione, e questo anche in regime di Summorum Pontificum. I sacerdoti che volevano avvalersi del loro diritto di celebrare in rito antico hanno dovuto vedere i sorci verdi, e solo pochissimi sono riusciti a sopravvivere alle continue vessazioni subite senza mollare o finire in realtà canonicamente irregolari. Si è camminati su di un fiume di lacrime, circondati da sputi e umiliazioni morali di ogni tipo. Pietre, serpi e scorpioni sono stati la regola.
Altro che "trattati un po' da periferie". Se a Roma si vuole percorrere un strada di 'recupero' ed essere "rassicuranti" bisognerà agire tramite un cambio radicale di atteggiamento, che possa risultare effettivo ed efficace soprattutto nelle singole diocesi.
E allora?
NSGC si e' fatto una passeggiata di salute?
«Non ti prometto di renderti felice in questo mondo, ma nell'altro».
Percio', ogni lacrima e preghiera per coloro che fanno piangere
lastrica il percorso verso la Vera Vita.
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