Notizia di oggi su Infovaticana. Intanto prendiamo atto, Ci sono molte cose da puntualizzare sulle sue affermazioni, tra cui quella dell'Extra ecclesia nulla salus secondo la FSSPX.
Il cardinale Koch ritiene che sia ancora possibile riconciliare la FSSPX con Roma
Le recenti consacrazioni episcopali effettuate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) senza mandato pontificio non chiudono definitivamente la porta a una futura riconciliazione con Roma. Lo ritiene il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che si è detto convinto che sarà ancora possibile riaprire il dialogo con la Fraternità fondata da monsignor Marcel Lefebvre.
Nell’ultima puntata del podcast della rivista tedesca Communio, il porporato svizzero ha affermato che una scomunica ha come finalità invitare al pentimento e favorire il ritorno alla piena comunione ecclesiale. Per questo ha espresso la speranza che in futuro si possano riprendere le conversazioni «affinché ritrovino nuovamente la via verso la Chiesa cattolica».
Il dibattito sulla Tradizione dopo il Concilio Koch ha inquadrato l’attuale situazione della FSSPX all’interno di un fenomeno ricorrente nella storia della Chiesa. Ha ricordato che, dopo vari concili ecumenici, sono sorti gruppi che hanno accusato la Chiesa di aver tradito la Tradizione e di aver introdotto novità incompatibili con la fede ricevuta.
A suo giudizio, la vera questione consiste nel discernere come rimanere fedeli alla Tradizione senza smettere di rispondere alle nuove sfide di ogni epoca. Il cardinale ritiene che tale equilibrio costituisca proprio il nucleo del conflitto con la Fraternità San Pio X.
Pur riconoscendo che il Concilio Vaticano II rimane un avvenimento relativamente recente nella storia della Chiesa, si è detto fiducioso che il passare del tempo favorisca nuove vie di intesa.
«Anche noi dobbiamo fare un esame di coscienza»
Il prefetto del dicastero ecumenico ha sostenuto inoltre che il dibattito suscitato dalla FSSPX dovrebbe indurre anche la Chiesa a rivedere determinate interpretazioni successive al Concilio.
In tal senso, ha affermato che sarebbe opportuno «battere il petto» e chiedersi quali aspetti necessitino correzione, per poter dimostrare che molti dei problemi denunciati dalla Fraternità non derivano dai documenti conciliari, bensì da determinate tendenze emerse dopo il Vaticano II.
Secondo Koch, solo distinguendo tra il Concilio e alcune interpretazioni successive sarà possibile rispondere con credibilità alle obiezioni sollevate dalla Fraternità.
Critiche alle consacrazioni senza mandato pontificio Il cardinale si è inoltre riferito direttamente alle recenti consacrazioni episcopali celebrate a Écône. Ha ritenuto che la giustificazione offerta dalla FSSPX costituisca una forma di «auto-attribuzione di autorità» per compiere ordinazioni senza il consenso del Papa.
Koch ha paragonato tale atteggiamento a quello di determinati settori progressisti che pretendono anch’essi di agire al di fuori delle decisioni dell’autorità ecclesiastica.
«Ancora una volta si dimostra che tradizionalisti e progressisti possono soffrire della stessa malattia, pur essendo ricoverati in reparti molto diversi dello stesso ospedale», ha affermato in modo grafico.
Una visione «incompleta» della Tradizione Il porporato ha criticato altresì la concezione della Tradizione che, a suo giudizio, sostiene la Fraternità San Pio X. Secondo quanto ha spiegato, il suo errore consiste nel ritenere che l’autentica Tradizione si sia interrotta con il Concilio Vaticano II.
Per Koch, tale interpretazione risulta parziale perché non contempla l’insieme dei duemila anni di storia della Chiesa, bensì soltanto una parte di essa.
Inoltre, ha messo in discussione l’interpretazione che la Fraternità dà del noto assioma Extra Ecclesiam nulla salus («Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza»). Ha ricordato che la tradizione cattolica ha sempre sostenuto che Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini e che la sua misericordia può agire anche in coloro che non hanno mai conosciuto pienamente il Vangelo.
«Quando la Fraternità sembra mandare all’inferno tutti coloro che non appartengono alla Chiesa cattolica, mi chiedo come possa mantenersi la convinzione fondamentale della Sacra Scrittura secondo cui Dio vuole salvare tutti gli uomini», ha concluso il cardinale, avvertendo del rischio di anteporre il giudizio teologico umano al giudizio definitivo di Dio.
Nell’ultima puntata del podcast della rivista tedesca Communio, il porporato svizzero ha affermato che una scomunica ha come finalità invitare al pentimento e favorire il ritorno alla piena comunione ecclesiale. Per questo ha espresso la speranza che in futuro si possano riprendere le conversazioni «affinché ritrovino nuovamente la via verso la Chiesa cattolica».
Il dibattito sulla Tradizione dopo il Concilio Koch ha inquadrato l’attuale situazione della FSSPX all’interno di un fenomeno ricorrente nella storia della Chiesa. Ha ricordato che, dopo vari concili ecumenici, sono sorti gruppi che hanno accusato la Chiesa di aver tradito la Tradizione e di aver introdotto novità incompatibili con la fede ricevuta.
A suo giudizio, la vera questione consiste nel discernere come rimanere fedeli alla Tradizione senza smettere di rispondere alle nuove sfide di ogni epoca. Il cardinale ritiene che tale equilibrio costituisca proprio il nucleo del conflitto con la Fraternità San Pio X.
Pur riconoscendo che il Concilio Vaticano II rimane un avvenimento relativamente recente nella storia della Chiesa, si è detto fiducioso che il passare del tempo favorisca nuove vie di intesa.
«Anche noi dobbiamo fare un esame di coscienza»
Il prefetto del dicastero ecumenico ha sostenuto inoltre che il dibattito suscitato dalla FSSPX dovrebbe indurre anche la Chiesa a rivedere determinate interpretazioni successive al Concilio.
In tal senso, ha affermato che sarebbe opportuno «battere il petto» e chiedersi quali aspetti necessitino correzione, per poter dimostrare che molti dei problemi denunciati dalla Fraternità non derivano dai documenti conciliari, bensì da determinate tendenze emerse dopo il Vaticano II.
Secondo Koch, solo distinguendo tra il Concilio e alcune interpretazioni successive sarà possibile rispondere con credibilità alle obiezioni sollevate dalla Fraternità.
Critiche alle consacrazioni senza mandato pontificio Il cardinale si è inoltre riferito direttamente alle recenti consacrazioni episcopali celebrate a Écône. Ha ritenuto che la giustificazione offerta dalla FSSPX costituisca una forma di «auto-attribuzione di autorità» per compiere ordinazioni senza il consenso del Papa.
Koch ha paragonato tale atteggiamento a quello di determinati settori progressisti che pretendono anch’essi di agire al di fuori delle decisioni dell’autorità ecclesiastica.
«Ancora una volta si dimostra che tradizionalisti e progressisti possono soffrire della stessa malattia, pur essendo ricoverati in reparti molto diversi dello stesso ospedale», ha affermato in modo grafico.
Una visione «incompleta» della Tradizione Il porporato ha criticato altresì la concezione della Tradizione che, a suo giudizio, sostiene la Fraternità San Pio X. Secondo quanto ha spiegato, il suo errore consiste nel ritenere che l’autentica Tradizione si sia interrotta con il Concilio Vaticano II.
Per Koch, tale interpretazione risulta parziale perché non contempla l’insieme dei duemila anni di storia della Chiesa, bensì soltanto una parte di essa.
Inoltre, ha messo in discussione l’interpretazione che la Fraternità dà del noto assioma Extra Ecclesiam nulla salus («Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza»). Ha ricordato che la tradizione cattolica ha sempre sostenuto che Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini e che la sua misericordia può agire anche in coloro che non hanno mai conosciuto pienamente il Vangelo.
«Quando la Fraternità sembra mandare all’inferno tutti coloro che non appartengono alla Chiesa cattolica, mi chiedo come possa mantenersi la convinzione fondamentale della Sacra Scrittura secondo cui Dio vuole salvare tutti gli uomini», ha concluso il cardinale, avvertendo del rischio di anteporre il giudizio teologico umano al giudizio definitivo di Dio.
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26 commenti:
Certo: se accettano la liberà religiosa, l'ecumenismo e (soprattutto!) il fatto che gli Ebrei non hanno bisogno di convertirsi per ottenere la salvezza.
Aichardus
La solita minestra: il Concilio Vaticano II non si tocca, si può soltanto eventualmente dialogare su "determinate successive interpretazioni " di esso.
FORTEZZA CHE PARLAMENTA È MEZZA RESA.
Il significato è che quando un avversario (o una controparte in una trattativa) inizia a discutere le condizioni della resa o dell'accordo, significa che ha già ceduto psicologicamente ed è molto vicino a capitolare del tutto.
Youtube
FSSPX Italia
"Consacrazioni episcopali FSSPX"
intervista a don Gabriele D'Avino, Superiore del Distretto Italiano
«affinché ritrovino nuovamente la via verso la Chiesa cattolica»
Scusi eminenza, ma quando se ne sono allontanati?
Non siamo forse "noi" che da 60 anni abbiamo preso vie nuove?
E dove ci han portato è sotto gli occhi di tutti.
Loro sono dove sono sempre stati, a fare ciò che la Chiesa ha sempre fatto.
La tradizione non si è interrotta con il CVII, ma si é eclissata. Al momento è un fiume carsico. Le riserve indiane autorizzate servono a poco, perché rimangono riserve indiane. Quindi è comprensibile l’atteggiamento del FSSPX anche se in linea di principio non giustificabile.
Il problema è che liturgia, ecclesiologia e documenti CVII sono un tuttuno. Per cui il problema va risolto organicamente. Si dia una lettura coretta e definitiva dei documenti conciliari, eventualmente si correggano errori, si decida quale ecclesiologia è giusta e si faccia la riforma della riforma liturgica.
Ottima presa di posizione del Cardinale Koch. Forse anche un segnale del passaggio della cartella FSSPX dal DDF del Card. Fernandez al Dicastero per la promozione dell'unità dei cristiani. Sarebbe in fondo una buona notizia.
Cit. Andrea Sandri
Ma il passaggio al dicastero per la promozione dell'unita dei cristiani implicherebbe che i lefebvriani vengono considerati una Chiesa almeno scismatica. Il che sarebbe anche peggio.
Un point soulevé par l’abbé Gerald Murray. Les facultés accordées à la FSSPX pour les confessions et les mariages l’ont été directement par le pape François. Selon l’abbé, ces facultés ne peuvent donc pas être supprimées par un simple décret signé par le cardinal Fernández : une décision expresse du pape serait nécessaire pour les révoquer. Autrement dit, même si un décret constate l’excommunication des six évêques, cela ne signifierait pas, en soi, la disparition des facultés de confession et de mariage accordées auparavant.
“Noi siamo uno! Lo siamo già! Riconosciamolo, sperimentiamolo, manifestiamolo!”
(Leone XIV, 25 gennaio, omelia ai vespri nella 59.ma Settimana di preghiera di unità dei cristiani)
È bene ricordarlo, eminenza, soprattutto verso la FSSPX.
https://youtube.com/shorts/EfRijHIuec4?si=zdFhKmJis10VLUJb
Il mandato viene dalla Chiesa stessa
Il resto fedele
Di: + Jo Sarigumba
Disclaimer: questo è solo il credo personale dell'autore e non riflette lo stand ufficiale della NAORCC US AoC.
Contesto biblico e profetico
Sacra Scrittura e secoli di profezia cattolica approvata prevedono chiaramente che prima del ritorno di Cristo, la Chiesa passerà attraverso la sua più grande prova: una diffusa caduta dalla vera fede, anche all'interno della propria gerarchia.
- San Paolo (2 Tessalonicesi 2:3-4): "Nessuno vi inganni... perché la ribellione deve venire prima, e l'uomo dell'illegalità è rivelato... si esalta al di sopra di ogni cosiddetto dio o oggetto di culto, affinché siede nel tempio di Dio, proclamandosi Dio.”
- Madonna de La Salette: "Roma perderà la fede e diventerà sede dell'Anticristo... la Chiesa sarà in eclissi. ”
- Nostra Signora di Fatima: Avvertita degli errori che si diffondono dalla Russia, confusione al vertice della gerarchia, e che molti perderebbero la fede.
- Sant'Atanasio: "Anche se i cattolici fedeli alla Tradizione sono ridotti a una manciata, sono la vera Chiesa di Cristo. ”
- St. Francesco di Sales e altri: parlava di un tempo in cui le strutture esterne sarebbero rimaste, ma la fede si sarebbe oscurata, lasciando solo un piccolo, povero ma fedele resto a portare la luce.
Come questo si allinea con la missione della SSPX
Ciò che la SSPX difende e conserva non sono solo vecchie usanze - è esattamente ciò che queste profezie dicono sopravviverà: l'immutabile deposito di fede, la dottrina apostolica, la sacra liturgia e la verità morale quando molti li hanno abbandonati.
1. Quando "Roma perde la fede"
Lo assistiamo in modo concreto:
- Fiducia Supplicans offusca l'insegnamento sul matrimonio e benedizione delle unioni irregolari
- Rituali Pachamama che introducono simboli alieni nel culto cattolico
- Dichiarazioni che suggeriscono "l'inferno è vuoto" o "tutte le religioni sono sentieri verso Dio" - contraddicendo un dogma definito
- Rigetto di antichi titoli mariani e privilegi sostenuti da santi e papi passati
- Traditionis Custodes limita la Messa Tradizionale latina, mentre il sacrilegio si diffonde attraverso la Comunione nella mano e in piedi
In questo clima, l'obbedienza all'errore non è virtù, è complicità. Le profezie ci dicono: quando la via ufficiale si allontana dalla verità, i fedeli devono seguire Dio piuttosto che gli uomini (Atti 5:29).
2. La Chiesa ridotta a un resto fedele
La profezia non ha mai promesso che i numeri, la ricchezza o il potere avrebbero definito la Chiesa di Cristo alla fine dei tempi - prometteva fedeltà.
- La SSPX, come altre comunità tradizionali, rappresenta quel resto: piccolo, spesso criticato, irregolare agli occhi canonici, ma ininterrotto nella fede.
- Le loro consacrazioni episcopali - fatte senza approvazione papale, per necessità - seguono la logica della salvezza: Salus animarum suprema lex (La salvezza delle anime è la legge suprema).
- Come disse l'arcivescovo Lefebvre: "Sto trasmettendo ciò che ho ricevuto; non ho diritto di cambiarlo, anche se chi è sopra di me lo chiede. ”
3. Non scisma, ma conservazione
La profezia distingue tra struttura istituzionale e sostanza della fede.
- Lo Scisma è rifiutare la Chiesa; la SSPX respinge solo ciò che contraddice la stessa Tradizione della Chiesa.
- Ciò che sembra separazione rimane in realtà nella vera unità di fede, anche quando l'istituzione visibile si allontana.
- Come ci assicurano le profezie: la promessa di Cristo non manca mai - "le porte dell'inferno non prevarranno" - ma la protezione è data a chi mantiene la fede, non necessariamente a chi possiede titoli o edifici.
Segue
Riflessione finale
Alla luce di questi avvertimenti, il lavoro della SSPX non è sfida, è provvidenziale. Essa compie ciò che la Scrittura e la profezia avevano predetto: in tempi di confusione diffusa e perdita di fede, Dio suscita pastori fedeli e comunità per custodire la verità fino a quando la tempesta non passa e la piena unità nella fede potrà un giorno essere ripristinata.
La Chiesa non ha bisogno dell'approvazione degli uomini per essere fedeli, ma solo della fedeltà a Cristo. E in questi ultimi giorni, è esattamente quello che rests siamo chiamati a fare.
Il segretario di Benedetto XVI, arcivescovo Georg Gänswein sulle scomuniche della FSSPX:
«Gli intransigenti hanno prevalso nella Fraternità Sacerdotale San Pio X. Ma Roma dovrebbe mostrare flessibilità con la messa tradizionale in latino.
Francesco ha commesso un errore con Traditionis Custodes, una decisione sbagliata che va corretta».
Fonte: Rorate Caeli
"Francesco ha commesso un errore con Traditionis Custodes, una decisione sbagliata che va corretta"
E il Concilio? Sempre indiscutibile?
☸ Il vescovo Olivier Schmitthaeusler ha ricevuto qualche giorno fa il titolo di «Anziano Grande Sostenitore Laico e Difensore della Dottrina del Buddha». A Roma gli hanno preparato la "prassi di riconciliazione"? Avete sentito i soliti "conservatori" berciare sul tema? Ah, no? Ma pensa.
Mic, ormai il concilio è preistoria. Non ha più senso continuare a occuparsi del concilio, come se la Chiesa cattolica fosse rimasta ferma al 2012. Magari il problema fosse solo il concilio, ormai siamo molto, molto oltre! Fino a Benedetto XVI la discussione sulla Chiesa verteva giustamente sul concilio e sulla interpretazione dei suoi documenti. Ma dopo il pontificato di Bergoglio non ha più senso continuare a occuparsi del concilio, perché è stato ampiamente superato, oltrepassato, persino rinnegato nei suoi punti più ortodossi. Se la chiesa fosse ancora ferma al concilio potrebbe perfino definirsi tradizionalista rispetto alla situazione di oggi, dopo gli anni di Bergoglio e dopo un anno di Prevost. Tutte le eresie che ormai sconquassano la chiesa fino al suo vertice più alto non hanno ormai più nulla a che fare con il concilio, sono molto, ma molto più gravi. Pensiamo allo sdoganamento dell’adulterio, dell’omosessualità, dell’inferno vuoto, di pachamama, della dottrina sulla pena capitale, delle donne a capo dei dicasteri romani, ecc….E noi, compresa la FSSPX, stiamo ancora qua a dibattere sul concilio! Come se la chiesa fosse rimasta ferma al 1965! Ormai non ha più senso continuare a dibattere sul concilio, perché tutte le eresie che caratterizzano oggi la chiesa non hanno alcuna attinenza con i testi conciliari, ma sono state introdotte personalmente da Bergoglio e confermate da Prevost indipendentemente dal concilio Vaticano secondo. Se la chiesa di oggi fosse ancora quella dell’epoca di Benedetto XVI sarebbe tutto oro che cola. Ma purtroppo non è così, perché nel frattempo è passato il flagello bergoglio, che non c’entra nulla col concilio. La chiesa sinodale di oggi è la chiesa Bergogliana, non più la chiesa conciliare. La chiesa del concilio Vaticano secondo era molto più simile alla chiesa di pio XII che non alla chiesa bergoglian-prevostiana e sinodale di oggi. E noi stiamo ancora qui a discutere del concilio!
Discutere sul concilio è necessario e ha senso se si vuole trovare la radice (anzi le radici delle derive giunte al culmine con Bergoglio e confermate e portate avantj da Prevost). Poiché ci sono stati gli effetti concreti, risalire alle cause è necessario per chiamare col loro nome gli errori e trovare le soluzioni. Non so se hai notato che persino la Fraternità, che lo rifiutava in blocco, nonostante fossero noti i punti critici su cui non transige, ora si espone ad un esame più detagliato.... che diventa ineludibile per chi ha responsabilità!
"... non ha più senso continuare a occuparsi del concilio, perché è stato ampiamente superato, oltrepassato, persino rinnegato nei suoi punti più ortodossi."
È vero! È anche questo che va messo in luce e si è cominciato a farlo . Devo trovare l'articolo dove si metteva in evidenza che alcune affermazioni conciliari erano a favore della FSPX e sconfessavano la Chiesa sinodale.
Ma il problema è lo storicismo ormai consolidato, che consente di andare sempre oltre senza definire una
prassi transeunte e quindi senza render conto ad un Verità oggettiva..
Ed è per questo che, invece che arrendersi, è necessario continuare a tenere il fronte per non perdere il senso della Realtà!
Comunicato di mons. Fredrik Hansen, Vescovo di Oslo, sulla Fraternità sacerdotale di San Pio X e sulle scomuniche
Cari confratelli nel ministero sacerdotale, cari fedeli,
1. «Avendo salvaguardato l’unità della comunione e della professione della stessa fede con il Romano Pontefice, la Chiesa di Cristo sarà un solo gregge sotto un solo sommo pastore. Questa è la dottrina della verità cattolica, dalla quale nessuno può allontanarsi senza perdita della fede e pericolo della salvezza» (Concilio Vaticano I, costituzione dogmatica Pastor Aeternus, cap. III).
2. La nostra unità con il Vescovo della Chiesa romana, con il Papa, è un’espressione concreta della nostra appartenenza all’unica, santa, cattolica e apostolica Chiesa, che Nostro Signore Gesù Cristo ha fondato per «diffondere la verità» a tutti gli uomini (Concilio Vaticano II, costituzione dogmatica Lumen gentium sull Chiesa.
3. Il 1º luglio – in contrasto con l’esortazione accorata e paterna di Papa Leone XIV e senza il necessario mandato pontificio – quattro sacerdoti appartenenti alla Fraternità sacerdotale di San Pio X sono stati consacrati Vescovi a Écône, in Svizzera. Anche il Vescovo consacrante e un Vescovo coconsacrante appartengono a questa fraternità sacerdotale.
4. I due Vescovi consacranti e i quattro Vescovi consacrati si sono allontanati dalla comunione ecclesiale e dall’unità con il Papa con questo atto («ipso facto»). Si sono così esposti alla più grave pena ecclesiastica: la scomunica latæ sententiæ, riservata alla Sede Apostolica (canone 1387 c.d.c.).
5. Alla Chiesa e alla sua unità è stata inflitta una grave ferita. Ciò è triste, doloroso e ci chiama alla preghiera e alla penitenza. Per concretizzare questo, vi esorto tutti a recitare il Rosario per l’unità della Chiesa nella Festa di Santa Sunniva, l’8 luglio 2026.
6. La Santa Sede ha definito la consacrazione episcopale a Écône un «atto scismatico» (Nota esplicativa del Dicastero per la dottrina della fede, 2 luglio 2026). Lo stesso documento sottolinea inoltre che i sacerdoti appartenenti alla Fraternità sacerdotale di San Pio X, ora segnata dall’atto scismatico e dalle sue conseguenze, non possono più validamente impartire l’assoluzione nella confessione.
7. Per non diffondere e aggravare ulteriormente le conseguenze di questo atto scismatico, l’esortazione della Santa Sede è chiara: rimanete saldi e sicuri nell’unità con il Papa e con i Vescovi uniti a lui. Ciò implica, per i Cattolici, di astenersi dal partecipare alle Messe e alle altre attività organizzate dalla Fraternità sacerdotale di San Pio X.
8. Qualche parola ai Cattolici della nostra Diocesi che provano un’attrazione e un affetto per la liturgia preconciliare e la spiritualità ad essa connessa e che, per questo motivo, hanno partecipato alle Messe celebrate nella nostra Diocesi da sacerdoti della Fraternità sacerdotale di San Pio X: comprendo che questi siano giorni difficili e strazianti per voi. Potreste sentirvi tirati in direzioni diverse e forse vi ritrovate perplessi di fronte a tutto ciò che è accaduto. Alcuni di voi provano forse un senso di incertezza riguardo al futuro.
Segue
9. Come vostro pastore, vi rivolgo quindi un appello e alcune parole sul futuro. L’esortazione è semplice: rimanete saldi nell’unità con il nostro Santo Padre, il Vescovo di Roma, e con me, Vescovo di Oslo.
10. Per quanto riguarda il futuro: desiderate poter partecipare alla celebrazione liturgica secondo il Missale Romanum del 1962. Molti di voi guardano anche a un’espressione spirituale e a una spiritualità caratterizzate dalla liturgia preconciliare. Lo capisco. Le Messe secondo il Missale Romanum del 1962 vengono celebrate ogni domenica nella St. Joseph kirke a Oslo. Questo continuerà. Se ce ne sarà bisogno e se sarà per il bene della Chiesa e delle anime, estenderò anche questo tipo di celebrazione eucaristica nella nostra Chiesa locale.
11. Infine: pregate per l’unità nella Chiesa. Pregate per il Papa. E pregate affinché coloro che ora si sono posti al di fuori della comunione ecclesiale si ravvedano e tornino.
Sia lodato Gesù Cristo! Sia lodato il suo santo nome!
Dato nella Curia di Oslo, il 3 luglio 2026, Festa di San Tommaso Apostolo,
+ Fredrik Hansen
Vescovo di Oslo
Soluzioni parziali, disomogenee, di una Chiesa evidentemente già divisa (una delle cause è la sinodalità) a prescindere dalla FSSPX (e anche dalle sue ragioni), che ha semplicemente fatto esplodere il bubbone...
Se ce ne sarà bisogno e se sarà per il bene della Chiesa e delle anime, estenderò anche questo tipo di celebrazione eucaristica nella nostra Chiesa locale.
Esattamente come avevo predetto in un mio prededente commento!
Sul Concilio ormai sappiamo quasi tutto, sono state pubblicate anche le trascrizioni dei singoli interventi dei presuli durante le varie sessioni (in inglese). Chiunque voglia può informarsi. Qui e altrove.
Mi sembra invece che i tradizionalisti non abbiano ancora preso coscienza piena dei pericoli del sinodalismo in fase di attuazione a tutti i livelli, dagli ordini religiosi alle diocesi e financo alle parrocchie. Una trasformazione in atto, attuata in maniera soft e con una certa progressione "lenta" utile a bollirci come la famosa rana della favoletta, ma non per questo meno perniciosa. Anzi.
In particolare, non si è presa abbastanza coscienza che è una rivoluzione vera e propria, mirata a cambiare la Chiesa Cattolica in senso protestante, a distruggere il sacerdozio e i sacramenti ad esso riservati, ad introdurre donne sull'altare vestite col camice, in attesa delle donne prete... In ogni caso una rivoluzione volta a fare danni molto pesanti alla Chiesa, perché efficace nel cambiarne il volto, dottrina, liturgia e ogni altro aspetto della religione e della vita ecclesiale, distruggendole.
Non vedo in giro abbastanza attenzione al fenomeno, se non ad eventi sporadici classificati sotto la voce "modernismo".
Così, mentre ci dilettiamo a discettare dei lefebvriani, come fino all'anno scorso discettavamo delle bergoglionate del clown Bergoglione, i nemici della Fede la snaturano e rendono la Chiesa non più cattolica, ma una entità protestant-onica.
Chi ha orecchi per intendere, intenda.
Ben fatto, vescovo di Oslo.
Ma la prima cosa che doveva fare Leone era abolire quella presa per i fondelli fin dal titolo, la Traditionis Custodes intendo, e ripristinare il Summorum Pontificum, anzi estendere la garanzia e protezione di Roma contro i vescovi renitenti. E ancora di più, obbligare ciascuna diocesi ad avere almeno una Messa tridentina domenicale in tutte le città e paesi che la compongono e, ancora meglio, in tutte le parrocchie.
Così, i fedeli che disertano in massa le Messe NO, troverebbero un approdo sicuro.
Questa è fanta-religione, la realtà è più prosaica e deludente... Ma continuiamo a pregare, certi che il Signore concede ogni cosa al tempo opportuno e, se ci mette alla prova, è perche è necessario per la nostra conversione e per il nostro bene.
Della sinodalità abbiamo scritto a iosa e sulla chiesa sinodale abbiamo detto tutto quello che c'era da dire. Ora resta solo la preghiera e la speranza cristiana, continuando l'opera di informazione corretta.
Del resto sappiamo che tutto è nelle mani del Signore e, se sta permettendo tutto questo, sa Lui perché. A noi resta tener il cuore acceso e la barra dritta. Purtroppo le cause di questo e altri mali sono i nostri peccati. Intanto cerchiamo di liberarci da questi vivendo da cristiani che implorano e accolgono continuamente la Grazia di cui c'è tanto bisogno....
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