domenica 10 novembre 2013

Pastorale mediatica. Magistero liquido e ambiguo

Poche cose, sempre quelle. In stile tagliente. Colpiscono e vengono enfatizzate dai media. Ma il messaggio che passa è ambiguo. Lui insiste ed insistono anche i ripetitori. E nessuno rettifica. Non è in discussione la premura umana, oltre che pastorale, con cui il papa si china sui sofferenti. Ma lo abbiamo visto fare anche dagli altri papi i quali, tuttavia, non lanciavano messaggi ambigui.
Apprendiamo da Vatican Insider di oggi:
Nell'Aula Paolo VI, durante l'incontro con l'Unitalsi, papa Francesco ha salutato uno ad uno, abbracciandoli, accarezzandoli, ponendo loro la sua mano sul capo e benedicendoli, le centinaia di malati e disabili. Il Pontefice si è intrattenuto con ciascuno di loro, scambiando parole di conforto e di saluto... Parole di incoraggiamento sono state rivolte dal Pontefice anche ai tanti volontari, in momenti di grande commozione. «Non scoraggiatevi per le difficoltà e la stanchezza - è stata l'esortazione di Francesco -, ma continuate a donare tempo, sorriso e amore ai fratelli e alle sorelle che ne hanno bisogno. Ogni persona malata e fragile possa vedere nel vostro volto il volto di Gesù; e anche voi possiate riconoscere nella persona sofferente la carne di Cristo».
Insiste ancora Tornielli pochi giorni fa: Toccare la carne di Cristo
«... Il cristiano adora Gesù, il cristiano cerca Gesù, il cristiano sa riconoscere le piaghe di Gesù. E oggi, tutti noi, qui, abbiamo la necessità di dire: “Queste piaghe devono essere ascoltate!”. Ma c’è un’altra cosa che ci dà speranza. Gesù è presente nell’Eucaristia, qui è la Carne di Gesù; Gesù è presente fra voi, è la Carne di Gesù: sono le piaghe di Gesù in queste persone»
Possibile che non ci sia un sacerdote, un vescovo che rettifichi come si dovrebbe? Possibile?
Ne abbiamo parlato qui.
Mi sento di aggiungere: se noi crediamo che Cristo è vero Dio e vero uomo, e in Lui adoriamo il nostro Dio e Signore, che ci si è consegnato e ci si consegna fino alla fine dei tempi nella Santa Eucaristia, come possiamo adorarlo nei poveri (o in chiunque altro)? Possiamo riconoscere, nei poveri, la sua assunzione delle umane sofferenze, così come possiamo riconoscerLo, misericordioso, in chi usa misericordia verso di noi o in chi ce lo rivela in mille altri modi perché parla e agisce da vero cristiano. Noi adoriamo Cristo Signore, non 'i poveri', che solo Lui, unico Pane vivo disceso dal cielo, dopo averci redenti, ci rende capaci di soccorrere e farci loro 'prossimi' con donazione piena; ma non solo verso i 'poveri' o i diseredati: ci sono tante povertà, materiali morali e spirituali. 
'Poveri' siamo innanzitutto noi, che stiamo affogando in questo mare di confusione. 

25 commenti:

Mule ha detto...

Questi discorsi li ho sentiti fare paro paro nel cammino neocatecumenale.

Anonimo ha detto...

Questi gesti nascono indubbiamente dalla pietà umana. Ogni persona compassionevole può sentire il bisogno di sottolineare spontaneamente tale sentimento attraverso un bacio un abbraccio o una carezza.

L'ambiguità che subentra con le parole, in questo caso come in altri precedentemente uditi dal VdR, è percepibile solamente da chi è attento e ferrato in dottrina cattolica.
Per la maggior parte dei fedeli questa ambiguità non è minimamente avvertita, anzi i più vedono solo il gesto e questo basta, perché come si dice "un gesto vale più di mille parole" e questo gesto è compiuto innanzi ai media.
La cosa che però mi balza all' attenzione è questo insistere, sottolineare con la ripetizione "la carne di Gesù" questo potrebbe essere un particolare stile (modo di parlare) proprio della persona, ma può anche essere una tecnica per formare l'ascoltatore.
Avete presente il "yes we can!" di Obama?
Non so ho reso l'idea?!

Mia.

Franco ha detto...

Sì, anche, ma non è detto da Gesù nel discorso sull'Ultimo Giudizio: "Quello che avete fatto all'ultimo dei fratelli l'AVETE FATTO A ME" e non "E' COME SE L'AVESTE FATTO A ME"?
E san Francesco,baciando il lebbroso, non ritenne di aver baciato Gesù Cristo?
Ho l'impressione che in questo caso la notazione mancanza del riferimento all'INCARNAZIONE nel senso sacramentario sia fuori luogo.
Non vedo niente di veramente "liquido" nell'abbracciare i malati uno per uno.
Certo, occorre anche la precisione dottrinale che attendiamo, ma a tempo e luogo. Forse questa non era l'occasione.

mic ha detto...

Sì, anche, ma non è detto da Gesù nel discorso sull'Ultimo Giudizio: "Quello che avete fatto all'ultimo dei fratelli l'AVETE FATTO A ME" e non "E' COME SE L'AVESTE FATTO A ME"?

L'ho già detto nella precedente riflessione, Franco, e lo ritrascrivo qui:

È vero che Gesù ha detto «quel che fate ad uno di questi miei fratelli piccoli lo avete fatto a me»...(Mt 15,40). Gesù dice che quando diamo da mangiare agli affamati, vestito gli ignudi, visitato i carcerati, lo facciamo a Lui. Questo è ciò che muove e sperimenta chi opera nella carità perché vive la fede nella sua sempre ulteriore maturità e pienezza. E se questo è ciò che urge nel cuore e nella coscienza del papa sia come uomo che come pastore supremo, è ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e praticato, ma non in esclusivo riferimento alla povertà materiale. Il pericolo da evitare è l'antropocentrismo e il rischio di una idolatria pauperista. Il fatto che quello che facciamo al povero lo facciamo a Cristo non significa che il povero sia Cristo e il fatto che il Vangelo ci insegna la povertà e ad amare i poveri non significa che la buona novella sia il povero o la povertà. Soprattutto l'amore e la cura che si deve al povero e che di fatto nel povero si dà a Cristo stesso, non può essere confuso o equiparato all'adorazione di Cristo e di Cristo Eucaristia. Altrimenti dimentichiamo, e non lo attingiamo da Cristo, che la cura dei «poveri» di ogni genere nasce solo dalla fede viva generata e nutrita dalla partecipazione al Santo Sacrificio, dalla vita Sacramentale, dall'adorazione e da ciò che il Signore vi opera. Ed è dono di sé, come ha fatto Cristo, non un generico umanitarismo.

mic ha detto...

Non vedo niente di veramente "liquido" nell'abbracciare i malati uno per uno.
Certo, occorre anche la precisione dottrinale che attendiamo, ma a tempo e luogo. Forse questa non era l'occasione.


Non ho detto, Franco, che 'magistero liquido' sia l'abbracciare i poveri uno per uno. Ho detto che questo denota premura umana oltre che pastorale.
Ma questo tornare a ripetere che i poveri sono la carne di Cristo rischia di diventare magistero liquido nel senso che fa 'passare' un messaggio incompleto e sviante.

Anonimo ha detto...

x Franco
guardi che il pericolo di confusione nella gente è più reale di quel che a lei sembra. Ricordo che su un blog una tizia insisteva col dire "vado in giro tra la gente ad adorare Cristo in mezzo ai poveri, agli emarginati ecc.": parlava proprio di "adorare", quindi la confusione generata da questo tipo di discorsi è già in atto (secondo me il terreno era già preparato opportunamente da anni di catechesi fuorvianti, come accenna il primo blogger Mule) ed è un fatto molto grave, che mostra iul plagio collettivo in direzione del culto dell'"uomo che si fa dio" predetto da Paolo VI.

Franco ha detto...

Dimenticavo. Non esiste un solo stile comunicaTivo, ma diversi, ed è saggezza sapere quando usare l'uno piuttosto che l'altro. Pio XII, il cosiddetto ultimo "Papa Re" riteneva importantissimo trasmettere un'immagine di solennità, come "roccia" della Chiesa, tanto da esaminare personalmente le sequenze della pellicola "Pastor Angelicus" in cui veniva ripreso. Però durante la guerra faceva tenere basso il riscaldamento e usava le scarpe fino alla consunzione della suola per non godere di un tenore di vita privilegiato mentre i fedeli soffrivano. L'episodio illuminante è quello della corsa verso il quartiere bombardato di san Lorenzo nel luglio 1943, quando saltò sulla prima utilitaria a disposizione, benedisse la folla, distribuì le banconote che aveva arraffato in casa alla bell'e meglio, si chinò sui feriti spoorcandosi di sangue la veste bianca. Il Papa Re. Sulla sedia gestatoria per gli altri, non per sè.

Franco ha detto...

@ Mic. Da insegnante di Lettere alle Medie e poi all'Istituto Tecnico, avendo alunni provenienti da famiglie per lo più pochissimo acculturate e, non disponendo di strumenti disciplinari duri, come ai tempi della bacchetta, mi sono sentito di usare uno stile "bergogliesco", che ha funzionato benissimo. Però sapevo di potermelo permettere per attitudine personale e preparazione specifica, diciamo alla Jerry Scotti ( certo senza arrivare al naso rosso di gomma e senza trasformarmi nella Suor Clartetta di "Sister Act" ), sostenuto da una preparazione specifica, ottenuta con un lavoro molto meticoloso. Comunque sapevo di essere sul filo del rasoio ed ero convinto di di poterlo fare perchè bilanciavo il tutto con lezioni ad alta concentrazione che mi conferivano prestigio culturale.
Era sostanzialmente il metodo adottato da don Bosco e da don Orione, dogmaticamente molto allineati e tutt'altro che modernisti. A questo proposito invito a guardare il film "Qualcosa di don Orione"
( supervisionato da Ermanno Olmi, ,quello de "L'albero degli zoccoli" ) ultima, commoventissima e tenerissima interpretazione di Enrico Maria Salerno.
Ecco, si tratta di chiedere a papa Francesco non di rinunciare completamente alla sua effervescnza comunicativa, ma di bilanciarla con interventi dottrinalmente nitidi e ad alto peso specifico.
Esiste uno strato borghese-intellettuale che alla lunga non può essere ricondotto all'ovile con i "volemose" bene proscalfari e nemmeno con i bagni di folla, e nemmeno con i "mah, chissà" dei dialoghi fra dubbiosi, come per il pur dignitosissimo cardinal Martini con la sua "Cattedra dei non credenti". Occorrono elaborazioni concettuali solide e importanti. Altrimenti si rimane al tè delle cinque.

Fabiola ha detto...

Io capisco questo.
Posso "toccare la carne" del "povero" (ma in fondo ogni uomo lo è) nella misura in cui lascio che Cristo operi in me, da sola non ne sarei capace. E questo gesto diventa il segno che è Lui che opera. Quindi una testimonianza, innanzitutto a me stessa. "Io ma non più io".
Francesco baciò il lebbroso perché aveva già lasciato che Cristo lo cambiasse, non per uno sforzo morale e neppure ascetico.
Il povero, l'altro, tutti gli altri non "sono" Cristo ma è Lui che li fa essere, che li mette sulla mia strada, che li "afferma" e me li fa incontrare e mi chiama, anche attraverso di loro, ad essergli fedele perché Lui è la mia e la loro verità.
Questo, tra l'altro, rende evidente che non sono io, non è la mia buona volontà, da sola, a poter rispondere al loro bisogno più profondo. Che resta, sempre, anche il mio. Ed è bisogno di Dio. Due domande non fanno una risposta.
Non c'è carezza o abbraccio che tenga, il mio e il loro bisogno è Cristo. Abbracci e carezze e opere o sono il segno "incarnato" che indica l'Altro o sono un'illusione sentimentale e crudele. "Chi non dà Dio dà troppo poco". (BXVI).
Ama chi può promettere all'amato "tu non morirai".

Anonimo ha detto...

Il ripetere che i poveri sono la carne di Cristo non fa passare alcun messaggio sviante perchè è la fede che mi fa vedere nel povero Cristo sofferente. Anche mia nonna mi diceva nella sua fede schietta e semplice che il malato è Cristo crocifisso. Inoltre, nessuno adora il povero oppure equipara le diverese presenze di Cristo a quella Eucaristica (presenza reale per antonomasia).

"Considerate bene chi sono i poveri nel vangelo e scoprirete la loro dignità: essi hanno rivestito il volto del Signore. Nella sua misericordia egli ha donato loro il suo proprio volto". (San Gregorio di Nissa)

"L'altare vero è composto dalle membra del Cristo, dal corpo stesso del Cristo: è più solenne di quello delle chiese costruito con pietre. L'altare fatto di pietre diventa santo per la vicinanza del corpo di Cristo; l'altare fatto di poveri è già santo perché è il corpo stesso di Cristo. Questo altare fatto di poveri lo incontrate in ogni luogo, nelle strade e nelle piazze pubbliche, e potete sacrificare su di esso ad ogni ora. Ogni volta che vedete un povero che crede ricordatevi che sotto i vostri occhi avete un altare da rispettare, non da disprezzare". (San G. Crisostomo)

"Sulla terra Cristo è indigente nella persona dei suoi poveri. Bisogna dunque temere il Cristo del cielo e riconoscerlo sulla terra: nella terra egli è povero, in cielo è ricco. Nella sua stessa umanità è salito al cielo in quanto ricco, ma rimane ancora qui tra noi nel povero che soffre". (Sant'Agostino)

"Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto: "Questo è il mio corpo", confermando il fatto con la parola, ha detto anche: "Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare" e "ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli fra questi, non l'avete fatto neppure a me".
Il corpo di Cristo che sta sull'altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura. (...)
Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell'edificio sacro. Attacchi catene d'argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere. (...) Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni. Perciò, mentre adorni l'ambiente per il culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questo è il tempio vivo più prezioso di quello". (San Giovanni Crisostomo)

"Nel nostro lavoro in mezzo ai più poveri fra i poveri noi tocchiamo la carne di Cristo ventiquattro ore su ventiquattro". (Madre Teresa di Calcutta)

Chiedo scusa per la lunghezza. Ma ne avrei altre ancora.

rosa ha detto...

temo che il problema non sia cio' che Nostro Signore ha detto, e che i Padri della chiesa ed i Santi han ripetuto e fatto con e per i poveri., inclusi tutti i papi precedenti, ma il ' fare la scelta prioritaria per il povero" della chiesa sudamericana. Non esistono purtroppo soli i poveri o i malati nel fisico, ma anche, ed in Occidente soprattutto, i poveri ed i malati nello spirito. Insistere sempre e solo sulle piaghe fisiche, dimenticando o non sottolineando altretatnto spesso quelle spirituali che soloNostro Signore puo' curare, puo' alla lunga allontanre quelli che non sono poveri o malati materialmente.
Rosa

Francesco Bernardini ha detto...

Sarebbe passato inosservato se non ci fosse un attacco concentrico alla S.S. Eucarestia ... dalla sua sparizione nelle chiese, alla Sua distribuzione al limite della decenza, alla sparizione della Adorazione ... Ma forse il S.S. Sacramento è la pietra d'inciampo per arrivare alla religione mondialista ?

likeafairytale ha detto...

Francesco Bernardini, tolga pure il "forse"....sempre più continuo a pensare "poveri noi".

Anonimo ha detto...

Cmq i poveri di spirito, che abbondano nel ricco e sazio occidente, stanno fisicamente molto peggio dei poveri malati piagati ed affamati, non dimentichiamoci che il numero dei suicidi è elevatissimo in tutto l'occidente, dall'europa al giappone, agli usa, ma non se ne parla, si dà rilievo solo a particolari 'suicidi' quando si vuol far passare un preciso messaggio, altro non dico, sapienti satis; per ciò che riguarda il vdr, dice anche cose fondative,ma non passano, poi quando fa le udienze in piazza, ha 2 o 3 telecamere a bordo della jeep, di cui una piazzata dietro alle terga, casomai non si vedessero le mosse che fa per piegarsi verso i fedeli, questo dà molto fastidio, perchè non è spontaneo, sembra tutto studiato, anche gli altri papi,( pure il criogenico tedesco), abbracciavano, baciavano, accarezzavano chiunque, ma niente, solo PF è straordinario, ma le chiese sono sempre chiuse e desolatamente vuote, bisognerebbe avere l'onestà di farlo notare.Anonymous.

mic ha detto...

Caro Franco,
ho molto apprezzato le sue comunicazioni e riflessioni, interessanti e condivisibili.
Peccato che, dopo tanti mesi, ancora non venfa fuori una verifica che ci rassicuri su parole e gesti, che ci augureremmo tutti frutto di meticoloso studio, possibilmente per edificare e non per smantellare.

Sine Timore ha detto...

BERGOGLIO: PAPA O ANTIPAPA?

Come riporta C.R. “L’Illinois è il quindicesimo stato americano a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso… Con 61 voti a favore e 54 contrari, la Camera dell’Illinois ha, infatti, approvato la legge che, dopo la scontata firma del Governatore Pat Quinn, renderà possibile, dal primo giugno del 2014, lo pseudo matrimonio omosessuale…

Il “Chicago Tribune” mette in luce un aspetto particolare della vicenda, facendo notare come in Illinois gli attivisti gay abbiano trovato un insolito alleato nel Papa richiamandosi alla sua, ormai celebre, esternazione rilasciata sul volo di ritorno dalla GMG a Rio de Janeiro, quando affermò: «se una persona è gay e cerca Dio in buona fede, chi sono io per giudicarla?». Secondo il giornale di Chicago tali parole hanno indotto ad un “esame di coscienza” diversi parlamentari cattolici, tra cui la democratica Linda Chapa LaVia e il presidente della Camera, Michael Madigan. Quest’ultimo ha sottolineato come i commenti del Papa sull’omosessualità abbiano assicurato tra i 5 e i 10 voti, decisivi per il passaggio della legge.

Come riporta il sito americano “LifeNews.com” commentando tale notizia, Linda Chapa LaVia ha giustificato il proprio voto a favore del matrimonio omosessuale affermando che: “come cattolica seguace di Gesù e del Papa, Papa Francesco, mi è chiaro che la nostra dottrina religiosa cattolica ha al suo centro l’amore, la compassione e la giustizia per tutte le persone“. Da parte sua Madigan, senza nominare direttamente il Papa, ha fatto comunque un chiaro riferimento alle sue osservazioni dichiarando: «per quelli a cui capita di essere gay e che vivono le loro relazioni in maniera armoniosa e produttiva, ma illegale, chi sono io per giudicare che loro dovrebbero essere illegali?».” Non sono forse questi, se non i frutti, almeno gli effetti collaterali di un antimagistero?

fonte:
http://radiospada.org/2013/11/il-vostro-parlare-sia-si-si-no-no/

Sine Timore ha detto...

Illinois Lawmakers Note Pope Francis' Reckless Remarks Helped
them decide IN FAVOR of same-sex "marriage"

http://www.cfnews.org/page88/files/1c1a25698096adb2296d0bc12ae36033-155.html

una sola fede ha detto...

Anche a mio modesto parere, a forza di attendere che vengano fatte dichiarazioni e compiuti atti che abbiano un sapore totalmente, integralmente cattolico (anche nel senso del più puro depositum fidei, oltre che nei comportamenti esemplari di stampo umanitario, da appoggiare) si rischia di tirar su delle pecorelle dal fosso che si trova fuori dell'ovile per portarle (sicuramente in buona fede) in un altro che si sta scavando all'interno dell'ovile stesso...; e magari pure di indurre (anche in tal caso certamente in buona fede) qualche pecorella border-line, come già avevo espresso in un commento passato, a farle saltare all'indietro il recinto dentro il quale stava con una sola gamba, per ritornare di nuovo fuori di esso.

Talvolta, mentre sono in ascolto delle sue parole (o lo ero soprattutto nei primi 3-4 mesi), mi balena alla mente un film di anni fa, in cui Nanni Moretti davanti allo schermo diceva in tono accorato a un noto esponente di sinistra (il quale durante appunto una trasmissione, a suo avviso, stava disquisendo in modo troppo conciliante e dialogante con chi al contrario doveva confutare vigorosamente, o almeno così ricordo):

"Ti prego, dì, dì qualcosa di sinistra!".

Ecco da dove nasce, talvolta, il nostro (cioè di molti di noi qui dentro, e non solo):

"Ti prego, dì... dì qualcosa di cattolico!!"

Anonimo ha detto...

Angelus quasi interi in tutte le tv, servizi elogiativi dappertutto, ...


Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti

una sola fede ha detto...

Ripropongo il post epurato della trascrizione di un commento presente nel sito che cito, perchè mi son reso conto che, benchè significativo in diversi sensi, effettivamente è un po’ troppo forte per poter essere postato in questa sede.


Ecco come vedono all’estero il papa che si è infilato un naso da clown (direi con entusiasmo…):

‘The people’s Pope’ not afraid of clowning around
Pope Francis donned a bright red nose to congratulate a newlywed couple that uses clowns to cheer up children for charity. It’s just one reason that people across the world admire him for his open and humble demeanor. NBC’s Kristen Dahlgren reports.
http://www.today.com/video/today/53515265/#53515265


Il tutto viene ripreso da un sito italiano, in cui si può vedere anche un video-collage di immagini e foto dell’attuale pontefice:

“Il video di Papa Francesco con il naso da clown “
“Papa Francesco ha indossato un naso rosso da pagliaccio per congratularsi con un coppia di sposini che si traveste da clown per allietare i bambini per beneficenza. Questo è solo uno dei motivi per cui il pontefice è ammirato nel mondo, , anche grazie al suo atteggiamento aperto e umile, riporta Today.”

http://www.giornalettismo.com/archives/1209811/papa-francesco-con-il-naso-da-clown/

una sola fede ha detto...

Riporto qui l’incipit di un articolo di Bongi che tratta del direttore di Radio Maria, stavolta in relazione alla sua continuativa apologia bergogliana:


“Lettera aperta a p. Livio Fanzaga”

di Marco Bongi

Provo sinceramente un sentimento misto di tenerezza e rabbia nell'ascoltare, in queste ultime settimane, la rassegna stampa quotidiana di Radio Maria. Perchè tenerezza?
Perchè è davvero commovente il sentimento di devozione al S. Padre che traspare dalle parole, seppur oggettivamente incomprensibili, pronunciate dal buon padre Livio Fanzaga. Il popolo italiano è davvero imbevuto di cattolicità fin nel più profondo della sua anima: amare e difendere, sempre e comunque, anche contro ogni ragione ed evidenza, anche in situazioni indifendibili, il S. Padre, ogni Suo atteggiamento, ogni suo comportamento, ogni suo starnuto, ogni suo sbadiglio... è indice di un sentimento rispettabile, certo decadente, ma comunque rispettabile: il sentimento profondo della Cattolicità.
Ciò premesso tuttavia non è più davvero possibile ascoltare, turandosi sistematicamente il "montanelliano" naso, le quotidiane arrampicature sugli specchi del bonario, ma non troppo, sacerdote bergamasco[…].

Segue poi, come se fosse un'ovvietà, la battutina ripresa successivamente anche dall'ineffabile Antonio Socci: "Non si evangelizza brandendo il Denzinger ma portando il Vangelo!". E tutti i critici sarebbero così, secondo il Fanzaga, messi a tacere per sempre […]”.


Il resto dell’articolo si può leggere qua:

http://www.riscossacristiana.it/lettera-aperta-padre-livio-fanzaga-di-marco-bongi/

Anonimo ha detto...

Una cosa che non viene detta mai, è che l'associazione Red nose, raccoglie fondi anche e soprattutto, per 2 associazioni proaborto, come d'altronde fa la 'cattolicissima' moglie di Bill Gates che profonde mln di dollari in campagne anticoncezionali (eufemismo) ovvero paga per fare abortire e per fare aprire ospedali da campo per permettere migliori condizioni igienico sanitarie per l'interruzione di gravidanza in qualsiasi momento, non c'è limite, stesso dicasi per il cattolico Kerry,altro proabortion, allora che si sappia che le associazioni 'benefiche' definite "planning life" sono di fatto pratiche di aborto indotto dietro pagamento.Chi sono io per? Uno che non vuole chiudere gli occhi davanti agli inganni, sennò rileggiamoci almeno il prologo di 'A brave new world' di Huxley, è già tutto scritto lì. Lupus et Agnus.

Anonimo ha detto...

Se Bongi fosse obiettivo, saprebbe che padre Livio ha sempre parlato bene di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Non è che con Francesco fa un'eccezione. Ricordo che, quando uscì il Summorum Pontificum, lesse e mise su sito internet tutti gli articoli sul tema, anche quelli di Gnocchi-Palmaro. E poi da che pulpito viene la predica. Prima non si poteva minimamente criticare un solo iota del Papa, altrimenti persone come Bongi avrebbero bollato gli altri di modernismo, disobbedienza, ecc., invece oggi ci sarebbero "situazioni indifendibili".

mic ha detto...

Non è chiaro se le interessi più criticare Bongi (o ciò che rappresenta) o non riconoscere che ci siano "situazioni indifendibili".

una sola fede ha detto...

Scusi sa, anonimo, ma se soltanto in pochissimi mesi sono state suscitate così tante e tante reazioni (e in particolar modo, poi, proprio tra la maggior parte dei fedelissimi al Magistero perenne della Chiesa), e se tale mole di reazioni non si era MAI registrata durante NESSUN papato precedente...beh, si potrà convenire almeno che ci dovrà essere pure un motivo, no?

Come si diceva una volta dalle mie parti, e non solo: sorge il sospetto che "il difetto possa risiedere nel manico" (cioè in chi guida e dirige, o dovrebbe farlo). E quando i difetti del manico appaiono macroscopicamente, il volerlo negare non mi pare sia buon segno del reale interesse a prendersi a cuore il BENE VERO di chi ha il diritto di essere rettamente guidato (compresi coloro che non sono consapevoli di tale diritto).
E anche se questo negarlo avviene con la motivazione di una dovuta obbedienza assoluta al manico in questione, ciò non cambia minimamente la questione; anzi, a parer mio, la aggrava pure perchè ne ritarda esponenzialmente la presa di coscienza anche collettiva (visto che in questo caso si parla di soggetti che operano nei media e attraverso di essi) e la possibilità, perciò, di indurre almeno alcuni mutamenti di rotta nella direzione di ciò che la Chiesa di sempre, madre e maestra, da sempre insegna.