sabato 12 novembre 2016

don Elia. Santità o morte

Senza voler minimamente sminuire gli abomini dottrinali, morali e liturgici che imperversano da cinquant’anni e ai nostri giorni stanno raggiungendo il culmine, questo non è un motivo valido per idealizzare il passato e fissarlo in una versione immodificabile.
Santificatevi e siate santi, perché io sono santo
(Lev 11, 44; cf. 1 Pt 1, 16).

Culmine delle deformazioni dottrinali morali e liturgiche
Come è falsa l’opinione che quanto si faceva e insegnava prima dell’ultimo Concilio fosse tutto da aborrire e cancellare, così lo è quella che quanto si è fatto e insegnato dopo sia da respingere e condannare in blocco. La prima è espressione di una mistificazione ideologica, la seconda di una strategia difensiva che rischia di diventare settaria. Certo, non è il deposito trasmessoci dalla Tradizione che andava riformato, ma è il modo di pensarlo e di viverlo che avrebbe potuto essere rinnovato nella continuità, in quel processo vitale di crescita che si attua nella Chiesa sotto l’impulso e la guida dello Spirito Santo. D’altronde la fedeltà alla Tradizione non esclude nuovi sviluppi né ulteriori progressi nella comprensione e attuazione di ciò che Cristo ha affidato agli Apostoli: il Regno di Dio germinato in terra è quel piccolo seme che, trasformatosi in albero maestoso, continua a produrre fiori e frutti.

Senza voler minimamente sminuire gli abomini dottrinali, morali e liturgici che imperversano da cinquant’anni e ai nostri giorni stanno raggiungendo il culmine, questo non è un motivo valido per idealizzare il passato e fissarlo in una versione immodificabile. Un certo modo di insegnare la dottrina e di guidare le anime ha ingenerato in tanti l’impressione di un Dio arcigno e lontano, se non astratto e incomprensibile, che esige sacrifici impossibili minacciando castighi e scagliando fulmini. Uno stile educativo improntato a una severità talvolta arbitraria provocava in molti casi un senso di frustrazione e di angoscia che negli adolescenti, già travolti dall’esplosione ormonale, diventava un formidabile detonatore della compulsione sessuale o di violente reazioni di rivolta, determinando il più delle volte l’abbandono della religione. Per rimediare ai guasti causati dal peccato originale nella nostra natura non basta l’indottrinamento o la disciplina, ma è necessario guidare le persone all’esperienza dell’amore di Dio.

Non è, questa, una ritirata nel sentimentalismo sotto la spinta di chissà quali pressioni, né un esausto cedimento all’onnipervasiva influenza dell’attuale neomodernismo. È semplicemente una presa di coscienza del pericolo di smarrire l’essenza della vita cristiana, oltre a perdere la pace interiore; sarebbe la più perfida vittoria del nemico. Nessuno nega che sia doveroso gridare allo scandalo e combattere l’errore con argomentazioni convincenti, ma in questo sforzo non dobbiamo dimenticare di essere solo strumenti: siamo strumenti liberi e consapevoli, certo, ma non arbitri della lotta. Non lasciamo che la polemica ci inaridisca interiormente, spingendoci a ridurre la fede a un complesso di freddi teoremi e a trascurare l’ineffabile amicizia divina. Il mondo – e buona parte della stessa Chiesa – sono sedotti da falsi profeti che procedono a forza di slogan di facile presa emotiva e snobbano le controversie come relitti di un ambiente chiuso allo “spirito”; così la maggior parte di quanti si ritengono credenti non riesce ormai a seguire neppure un’argomentazione delle più semplici. In un contesto del genere, rischiamo di parlarci addosso o di ribadire fra noi all’infinito quel che vorremmo sentirci dire dall’alto.

Molti di noi sono approdati alla Messa tradizionale in seguito a conversioni radicali in cui hanno sperimentato l’irruzione della grazia, che si è servita di strumenti imperfetti e ha guidato i neofiti per tappe progressive. Un atteggiamento troppo rigido basato su una visione manichea, da parte di un ministro sacro, avrebbe potuto stroncare o snaturare anche un sincero ritorno a Dio, vanificando così l’opera divina e trasformando il convertito o in un deluso o in un fanatico. Non bisogna rendere inappetibili la verità e il bene, né presentarli in modo che non siano fruibili se non da una ristretta cerchia di eletti. L’uomo non è soltanto ragione e volontà, ma anche cuore; mi risulta che ci siano sufficienti testimonianze della Tradizione per non sentirmi solo nell’affermarlo. Interrogate un sant’Agostino, un san Bonaventura, un san Giovanni della Croce… La vera teologia non ha mai divorziato dalla mistica, così come una mistica sana si fonda su una buona teologia. Chiamatelo sentimentalismo, se volete, ma io non rinuncio per questo alla ricerca di Dio.

L’emergenza attuale necessita indubbiamente di fini teologi e acuti controversisti, ma ancor più di mistici e di santi. Le due qualità non si escludono affatto, ma è oggettivamente raro che la stessa persona raggiunga le vette nell’uno e nell’altro campo, a meno che non riesca a sfruttare ogni minuto disponibile per pregare e studiare, facendo dello studio una preparazione alla vita di unione e un mezzo di santificazione condito di umiltà e compunzione. La scrutazione del mistero divino fa sgorgare lacrime di pentimento, nostalgia, gratitudine, esultanza, adorazione; esse preservano dalla presunzione e, quale pioggia celeste, fecondano uno sforzo che corre sempre il rischio di incagliarsi nelle secche del dottrinarismo o dell’intellettualismo. L’amore, l’amore è ciò che vuole il nostro Dio, mentre le anime fedeli reclamano dei santi… È sempre stato così, ma quanto più oggi! Come rispondere a quest’impari sfida, se non mettendosi totalmente a disposizione del Signore per mezzo di Maria, con tutte le proprie risorse ed esperienze?

La parola fa breccia nei cuori, permettendo così alla grazia di trasformarli, se chi parla vive ciò che dice o almeno desidera viverlo, applicando a sé per primo ciò che raccomanda agli altri. Quante volte mi è venuto da pensare, sul pulpito o in confessionale: «Perché non dico questo a me stesso?». Certo, il predicatore deve comunque proclamare la verità e il confessore applicare la dottrina, a prescindere dal modo in cui la vive personalmente e dal grado di santità che ha raggiunto; ma, se vi aderisce con tutto l’essere e si è votato a praticarla, la differenza si sente: il suo parlare ha un accento che muove gli animi, commuove i cuori, smuove i macigni, promuove i costumi. Il tono di un santo schiude l’accesso anche alle affermazioni più dure ad accettarsi dallo spirito del tempo: ebbene sì, Dio castiga ancora, pur servendosi delle cause create. Non è una visione ferma all’Antico Testamento (accusa di chiaro stampo marcionita), ma schiettamente evangelica: proprio perché Egli è misericordioso, utilizza anche mezzi di correzione, specie quando si abusa sfacciatamente della Sua pazienza. Poiché, oltretutto, la misericordia non annulla la giustizia, rimane pur vero che ogni peccato, anche se perdonato quanto all’offesa, deve comunque essere espiato quanto alla colpa, in questa vita o nell’altra; le prove che Dio permette sono quindi anche mezzi di purificazione.

Chi contesta questo – fosse pure vescovo, cardinale o papa – è fuori della Chiesa Cattolica, per il semplice fatto che nega implicitamente dei dogmi di fede come quelli riguardanti il Giudizio, l’Inferno e il Purgatorio. Un grande rappresentante del monachesimo quale san Colombano fa un’affermazione analoga – straordinariamente attuale – con quella perentoria chiarezza e libertà di spirito che è caratteristica dei Santi. Leggetela di seguito, citata dalla lucida analisi di un giovane levita escluso dal sacerdozio a causa del suo attaccamento alla liturgia di sempre. Non è una sterile polemica in contraddizione con quanto scritto fin qui, ma il vibrante appello, in seguito all’infamia di Lund, di qualcuno che ama sinceramente Dio e la Chiesa e, non essendogli per ora concesso di servirli se non con la preghiera e l’offerta, cerca di farlo così. Preghiamo perché si apra una via per lui e per quanti sono in situazioni analoghe, vittime delle accecanti ingiustizie perpetrate in nome dell’imperante misericordismo dei lupi travestiti da agnello.

Queste le parole con cui un grandissimo Santo, uno dei padri dell’Europa, non temeva di rivolgersi al Papa e ai vescovi del suo tempo. Ignaro, forse, di quanto profetiche e utili sarebbero state a noi, fedeli dell’AD 2016.
«Oh, come sarebbe davvero doloroso e deplorevole, se la fede cattolica non fosse custodita proprio nella Sede Apostolica. […]
Dicono che Eutiche, Nestorio, Dioscoro… eretici, come sappiamo, del passato, siano stati accolti ai nostri giorni in non so quale sinodo dal Papa. […] Ecco la causa di tutto lo scandalo… tutto quello che non viene dalla fede, infatti, è peccato.
È già una colpa per voi, o Papa, se avete deviato da quanto vi era stato affidato e avete trascurato la prima fede; hanno ragione i vostri subalterni più giovani di resistervi e di non essere in comunione con voi, finché non venga cancellato e consegnato all’oblio il ricordo dei perversi.
Se tale accusa è vera e non inventata, scambiate a vicenda le vostre parti: i vostri figli sono venuti a trovarsi in testa e voi in coda, duole anche dirlo; e saranno pertanto vostri giudici coloro che conservarono integra la fede, chiunque siano, anche quando sembrano vostri inferiori; infatti sono veri e autentici cattolici coloro che non hanno mai accolto né difeso gli eretici né certuni sospetti di eresia, ma hanno conservato lo zelo per la fede genuina. […]
Perciò, come è grande il vostro onore in rapporto alla dignità della cattedra, così voi dovete avere una grande sollecitudine, per non perdere la vostra dignità a causa di qualche perversità. Infatti voi avrete autorità finché rimarrete nella retta dottrina.
In realtà è vero clavigero del Regno dei Cieli chi, grazie alla sua autentica dottrina, lo apre a coloro che ne sono degni e lo chiude a coloro che ne sono indegni; altrimenti, se agirà diversamente, non potrà né aprire né chiudere.
Essendo vere tutte queste considerazioni ed essendo accettate senza alcuna obiezione da tutti coloro che conoscono il vero, […] non capisco perché voi, divenuti forse orgogliosi [per questa vostra dignità, ndr], rivendichiate per voi stesso non so quale privilegio di maggior autorità e potere nelle cose divine rispetto a tutti gli altri [vostri predecessori, ndr].
Sappiate, peraltro, che minore sarà il vostro potere presso il Signore, se anche solo pensate ciò nel vostro cuore. Infatti, l’unità della fede è stata in tutto il mondo la fonte dell’unità del potere e del primato [petrino, ndr], in modo che, ovunque, si conceda da parte di tutti libertà alla verità e parimenti si precluda tutti la via all’errore, perché fu proprio la professione della verità a dare il privilegio al Detentore delle chiavi, vero maestro di tutti noi. […]
Non si addice pertanto alla dignità della Chiesa romana questa fama della presente mancanza di fermezza, in modo che qualsiasi forza la possa smuovere dalla solidità della vera fede, per la quale tanti martiri versarono il sangue, preferendo morire piuttosto che apostatare. […]
Dunque, Papa, per non venir privato dell’onore dovuto ai successori degli Apostoli, custodisci la fede apostolica, confermala con la testimonianza, corroborala con gli scritti […].
E VOI, VESCOVI, PER LA PACE DELLA CHIESA, SOCCORRETE LE VOSTRE PECORE! Le quali, già impaurite come per il terrore dei lupi, temono per di più fortemente voi stessi, piene di confusione perché sospinte da un ovile all’altro. Così sono esitanti: un po’ vengono, un po’ si allontanano; come vengono, così vanno e sempre sono in preda al timore e allo sconcerto […].
Non si tratta, infatti, solo di un’onda minacciosa solitaria […], ma è uno sconvolgimento di tutto il mare, che in verità da ogni parte si gonfia ed è agitato e minaccia di far naufragare la mistica nave. Perciò io, timido marinaio, oso gridare: Vigilate! Perché l’acqua è già entrata nella Chiesa e la nave è in pericolo!
Noi, infatti, siamo discepoli dei santi Pietro e Paolo e di tutti quei Discepoli che scrissero il canone divino mossi dallo Spirito Santo, tutti noi Irlandesi, abitanti dell’estremità del mondo, e nulla accogliamo all’infuori della dottrina evangelica e apostolica; non ci fu nessun eretico tra noi, nessun giudeo, nessuno scismatico; al contrario, siamo irremovibili nella dottrina cattolica, come fin dal principio è stata tramandata da voi, veri successori dei Santi Apostoli.
Esorto pertanto Voi, miei padri e difensori, a dissipare la confusione che regna tra i vostri figli e discepoli, i quali per causa vostra sono disorientati, e ciò che è ancora più importante, VI SPRONO A SPAZZAR VIA DALLA CATTEDRA DI SAN PIETRO LA CALIGINE DEL SOSPETTO. Convocate dunque un’assemblea, perché vi scagioniate da ciò di cui vi si accusa; non vi trovate infatti, davanti ad una semplice gara di corsa [ma alla battaglia finale, ndr].
Come sento dire, vi si imputa di accogliere gli eretici! Ma sia lungi dal credere che ciò sia stato, sia o sarà vero».
(San Colombano Abate, Lettera al Papa Bonifacio IV, AD 613)

61 commenti:

Luisa ha detto...

Ancora un editoriale che, con i tempi che corrono, posso definire "coraggioso" di Cascioli:

"Scalfari portavoce del Papa, ormai è un fatto"
di Riccardo Cascioli

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-scalfari-portavoce-del-papa-ormai-e-un-fatto-18012.htm

Leggo:

"A questo si aggiunge poi il contenuto di queste “spiegazioni”, a dir poco problematico. Nell’articolo del 30 ottobre, alla vigilia della cerimonia di Lund Scalfari riferiva di una telefonata ricevuta tre giorni prima in cui papa Francesco gli spiegava che il suo obiettivo è l’affratellamento di tutte le religioni visto che tutte credono in un unico Dio; e l’unificazione delle chiese cristiane.
Quanto alla misericordia poi, riferisce sempre Scalfari, papa Francesco «adotta il punto centrale della Riforma luterana quando supera l’intermediazione dei sacerdoti tra i fedeli e Dio».

E a Cascioli di logicamente concludere: 

"E questo diventa motivo di scandalo, nel senso letterale del termine: disorienta e confonde molti cattolici, anche perché spesso si tratta di frasi che vengono poi usate e abusate da chi se ne serve per i sui scopi di distruzione della Chiesa. Basti pensare cosa Scalfari deduce dalle parole del Papa e come la stessa Repubblica tratta le vicende ecclesiali.

Anonimo ha detto...

Bergoglio dice a Scalfari che il suo obiettivo è "l’affratellamento di tutte le religioni visto che tutte credono in un unico Dio; e l’unificazione delle chiese cristiane": questo è semplicemente l'instaurazione di un'unica e nuova religione mondiale di anticristica memoria, più chiaro di così per chi "lavora" costui non è difficile capirlo.

irina ha detto...

La confusione nasce dal fatto che si confonde e si è confuso quello che è proprio del sacerdozio con quello che è del mondo. Tutti i problemi che stiamo trattando nascono dal fatto che la soluzione di essi non va cercata nel mondo ma nell'essere sacerdoti, consacrati, religiosi,fedeli, sul serio.Tutte le storie tra rigido e morbido nascono perchè: 1)si ha una visione manichea della vita,di qua i buoni,di là i cattivi; si può anche dire ideologica; si può anche dire semplificatrice. 2)Perchè mancano i Santi, questi mancano perchè manca una visione ampia dell'essere umano il quale attraversa età diverse, prove diverse in momenti diversi; perchè l'essere umano ha bisogno ora di essere ripreso, ora incoraggiato; ora lasciato solo, ora accompagnato passo passo.3)Perchè si è voluto il religioso laureato, niente di male se i religiosi sono laureati malissimo se, nei conventi, nei seminari, nelle canoniche, i laureati non sono religiosi. 4)Mancano i Santi perchè i superiori sono stati scelti tra quelli più funzionari e meno Padri.Sono certa che se il dogma fosse stato vissuto semplicemente, perchè compreso, perchè interiormente motivato la pastorale ognuno l'avrebbe trovata per conto suo, come l'hanno trovata tutti i santi senza 70 anni di mantra pastorale. Che poi questa famosa pastorale calata dall'alto, non solo come è stato ricordato di recente da Blondet è sempre stata fuori tempo massimo, ma ha creato una mentalità, con una grande profusione di scritti circolanti e non, insipida e beota che, a ragione e spesso, fa ritenere la parola cristiano sinonimo di cretino.

Anonimo ha detto...

ISTRUZIONE REDEMPTIONIS SACRAMENTUM, del 2004

SOLO QUALCHE SPUNTO, TRA MOLTI ALTRI

59. Si ponga fine al riprovevole uso con il quale i Sacerdoti, i Diaconi o anche i fedeli mutano e alterano a proprio arbitrio qua e là i testi della sacra Liturgia da essi pronunciati. Così facendo, infatti, rendono instabile la celebrazione della sacra Liturgia e non di rado ne alterano il senso autentico.

90. «I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi»,e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme».[176]

91. Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che«i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli».[177] Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio oppure in piedi.

[92.] Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca,[178] se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l’ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli.[179]

93. È necessario che si mantenga l’uso del piattino per la Comunione dei fedeli, per evitare che la sacra ostia o qualche suo frammento cada.[180]

186. Tutti i fedeli partecipino, secondo le possibilità, pienamente, consapevolmente e attivamente alla Santissima Eucaristia,[293] la venerino con tutto il cuore nella devozione e nella vita. I Vescovi, i Sacerdoti e i Diaconi, nell’esercizio del sacro ministero, si interroghino in coscienza sulla autenticità e sulla fedeltà delle azioni da loro compiute a nome di Cristo e della Chiesa nella celebrazione della sacra Liturgia. Ogni ministro sacro si interroghi, anche con severità, se ha rispettato i diritti dei fedeli laici, che affidano a lui con fiducia se stessi e i loro figli, nella convinzione che tutti svolgono correttamente per i fedeli quei compiti che la Chiesa, per mandato di Cristo, intende adempiere nel celebrare la sacra Liturgia.[294] Ciascuno ricordi sempre, infatti, di essere servitore della sacra Liturgia.[295]

Rigidità? E' "antico" anche il 2004?
Stanno rispettando i "diritti" dei fedeli laici?

Ma soprattutto: ci credono ancora alla transustanziazione?
Se lì c'è Presente Gesù, come è possibile tanta sciatteria?
Come è possibile "fare quel che gli pare"?
Come è possibile che nelle chiese ognuno fa quel che gli comoda?

Manca la serietà, manca il sacro, manca l'espiazione, manca il sacrifico.
E' rimasta solo la falsa festa di una falsa misericordia...

Sacrilega? Contratti ereticheggianti? La domanda è lecita...

mic ha detto...

http://www.credere.it/n-11-2015/la-storia-firetti-gianluca.html

tralcio ha detto...

L'illusione è che i cattolici nel mondo siano oggi 1.200.000.000 circa.
La realtà è quella del piccolo gregge (Lc 12,32)...

L'esteriorità parla di folle osannanti, ma non si sa bene se per la fede in Cristo o per lo star system di un uomo che se ne serve: la realtà parla di folle che osannano soprattutto se stesse.

«L'uomo non può «farsi» da sè il proprio culto; egli afferra solo il vuoto, se Dio non si mostra: Quando Mosè dice al faraone: «noi non sappiamo con che cosa servire il Signore» (Es 10,26), nelle sue parole emerge di fatto uno dei principi basilari di tutte le liturgie. Se Dio non si mostra, l'uomo, sulla base di quell'intuizione di Dio che è iscritta nel suo intimo, può certamente costruire degli altari al «Dio ignoto» (cfr. At 17,23); può protendersi con il pensiero verso di lui, cercarlo procedendo a tastoni.

Ma la vera liturgia presuppone che Dio risponda e mostri come noi possiamo adorarlo. Essa implica una qualche forma di istituzione. Essa non può trarre origine dalla nostra fantasia, dalla nostra creatività, altrimenti rimarrebbe un grido nel buio o una semplice autoconferma...

Di questa non arbitrarietà nel culto vi sono nell’Antico Testamento numerose e impressionanti testimonianze, In nessun altro passo, però, questo tema si manifesta con tanta drammaticità come nell’episodio del vitello d’oro (o meglio, del torello).
Questo culto, guidato dal sommo sacerdote Aronne, non doveva affatto servire un idolo pagano.

L'apostasia è più sottile. Essa non passa apertamente da Dio all’idolo, ma resta apparentemente presso lo stesso Dio: si vuole onorare il Dio che ha condotto Israele fuori dall’Egitto e si crede di poter rappresentare in modo appropriato la sua misteriosa potenza nell’immagine del torello.

In apparenza tutto è in ordine e presumibilmente anche il rituale procede secondo le prescrizioni. E tuttavia è una caduta nell’idolatria. Due cose portano a questo cedimento, inizialmente appena percettibile. Da una parte la violazione del divieto delle immagini: non si riesce a mantenere al fedeltà al Dio invisibile, lontano e misterioso.

Lo si fa scendere al proprio livello, riducendolo a categorie di visibilità e comprensibilità. In tal modo il culto non è più un salire verso di lui, ma un abbassamento di Dio alle nostre dimensioni. Egli deve essere lì dove c’è bisogno di Lui e deve essere così come si ha bisogno di Lui.

L’uomo si serve di Dio secondo il proprio bisogno e così si pone in realtà al di sopra di lui. Con ciò si è già accennato alla seconda cosa: si tratta di un culto fatto di propria autorità. Se Mosè rimane assente a lungo e Dio diventa quindi inaccessibile, allora lo si porta al proprio livello. Questo culto diventa così una festa che la comunità si fa da sé; celebrandola, la comunità non fa che confermare se stessa.

Dall’adorazione di Dio si passa a un cerchio che gira intorno a se stesso: mangiare, bere, divertirsi. La danza intorno al vitello d’oro è l’immagine di questo culto che cerca se stesso, che diventa una sorta di banale autosoddisfacimento.

La storia del vitello d’oro è un monito contro un culto realizzato a propria misura e alla ricerca di se stessi, in cui in definitiva non è più in gioco Dio, ma la costituzione, di propria iniziativa, di un piccolo mondo alternativo. Allora la liturgia diventa davvero un gioco vuoto. O, ancora peggio, un abbandono del Dio vivente camuffato sotto un manto di sacralità.

Ma alla fine resta anche la frustrazione, il senso di vuoto. Non c’è più quell’esperienza di liberazione che ha luogo lì dove avviene un vero incontro con il Dio vivente»

Da Joseph Ratzinger, "Introduzione allo spirito della liturgia", San Paolo 2001

Abbo ha detto...

L'intervista a Scalfari è surreale.
Il Papa teorizza una oclocrazia atea. Sarebbe, a suo dire, voluta da Cristo.

mic ha detto...

Preferisco non pubblicare o addirittura cancellare commenti insulsi e non argomentati.
Il tempo è prezioso, non può essere sprecato per confutare chi dà segnali di inguaribile pregiudizio...

Anonimo ha detto...

...essere sacerdoti, consacrati, religiosi,fedeli, sul serio....

(...a proposito...)
venerdì 11 novembre:

Il Papa va a visitare a sorpresa un gruppo di ex preti per conoscere le loro famiglie...
. Nei mesi scorsi diversi ex preti si erano lamentati perchè nel programma del Giubileo mancavano momenti speciali dedicati a loro, una categoria silenziosa, piuttosto numerosa ma abbandonata in un angolo. IN Italia si calcola che siano attorno ai 7 mila, ma non esistono numeri certi.

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano

S. Eutizio ha detto...

Fa bene a non pubblicare commenti insulsi,ma farebbe altrettanto bene a stigmatizzare commenti non attinenti l'articolo e l'argomento pubblicato; prolissi, pomposi, dotti, spesso incomprensibili e mi creda straordinariamente noiosi, sempre dei soliti tempestivi lettori. Il blog a me piace moltissimo e spero che anche questa volta non si senta offesa, eliminando la mia opinione.

Buona catechesi . ha detto...

Scusate , se qualcuno e' interessato ad ascoltare Padre Francesco Bamonte , alle ore 21:oo parla a Radio Maria .

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

"Un certo modo di insegnare la dottrina e di guidare le anime ha ingenerato in tanti l’impressione di un Dio arcigno e lontano, se non astratto e incomprensibile, che esige sacrifici impossibili minacciando castighi e scagliando fulmini. Uno stile educativo improntato a una severità talvolta arbitraria provocava in molti casi un senso di frustrazione e di angoscia che negli adolescenti, già travolti dall’esplosione ormonale, diventava un formidabile detonatore della compulsione sessuale o di violente reazioni di rivolta, determinando il più delle volte l’abbandono della religione".

Caro Don Elia,
Lei può dire a noi chi ha insegnato la dottrina e ha guidato le anime in questo certo modo che ha ingenerato in tanti l’impressione di un Dio arcigno e lontano, se non astratto e incomprensibile?
L’essenza di questa critica che Lei fa è la stessa che se può leggere nel texto:
La rivolta antiscolastica: la Nouvelle Théologie - http://www.coblog.info/article/9657/144369/
È impossibile essere a favore della Nouvelle Théologie e non essere contro il magistero fino a Pio XII. Tanto che la reazione di Urs Von Balthasar alla Humani Generis è stato il libro “Abbatere i bastioni”. Una teologia che vuole abbatere degli bastioni della Chiesa, di questa teologia se può aspettare quali frutti? Erano bastioni questo certo modo di insegnare la dottrina...?
L’único motivo valido per la convocazione di un Concilio Ecumenico negli anni 60 era giudicare la Nouvelle Théologie. Questa è la prima teologia della storia adottata per la Chiesa senza un esame dottrinale. Peggiore ancora è che prima è stata condannata per un Papa. Inoltre a questo è una teologia sostanzialmente protestante. Una teologia delle fonti natta in seno alla Chiesa per sè stessa è contro il magistero, perchè la sua ragione di esistere sarebbe un allontamento dello stesso magistero delle fonti di rivelazione. In questo aspetto niente di nuovo, perchè il movimento di ritornare alle fonti è uguale a quello di Lutero di tornare alla fonte e alla Chiesa primitiva.
Dopo il Rinascimento è diventato moda tornare al passato. Questo se vede nella Riforma Protestante, nell’illuminismo e nel Concilio Vaticano II, attraverso la nouvelle théologie. Lutero che ha rifiutato il valore della ragione per parola gli ha affermato nella Sola Scriptura, libero esame e nella Sola Fides: sono dottrine che uniscono gli uomini alle loro ragioni individuale, non ha Dio. In certo senso il luteranesimo è una sorta di aggiornamento cristiano al Rinascimento (ci sono tantissime punti di contato). Anche Lutero poteva dire lo stesso sull’insegnamento della Chiesa nel suo tempo. Benedetto XVI, in Erfurt, ha detto che lui ricercava un “Dio misericordioso”: non lo era il Dio adorato e insegnato per la Chiesa in quello tempo?

mic ha detto...

Lei può dire a noi chi ha insegnato la dottrina e ha guidato le anime in questo certo modo che ha ingenerato in tanti l’impressione di un Dio arcigno e lontano, se non astratto e incomprensibile?

Gederson,
don Elia non attribuisce questo atteggiamento assolutizzandolo. Si riferisce a casi da lui effettivamente riscontrati e che penso facciano arte dell'esperienza di ognuno di noi. E non c'entra nulla con quanto la "Nouvelle Théologie" attribuisse alla Chiesa o con la "rigidità" che Bergoglio attribuisce a chi ama la Tradizione ed è fedele alla dottrina. La nostra è una fedeltà che nasce dalla conoscenza e dall'amore, non dal moralismo...

Rileggi il commento di irina 15:54

mic ha detto...

Inoltre ci mette in guardia dal rischio in cui possiamo sempre incorrere in una situazione così dura, di lasciarci scoraggiare o prendere dallo zelo amaro.

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

Mic,

Don Elia se referisce al passato, non se referisce a casi da lui effettivamente riscontrati e che fa parte della sperienza di ognuno di noi, come se può leggere:

Senza voler minimamente sminuire gli abomini dottrinali, morali e liturgici che imperversano da cinquant’anni e ai nostri giorni stanno raggiungendo il culmine, questo non è un motivo valido per idealizzare il passato e fissarlo in una versione immodificabile.

Questa versione del passato dove "Un certo modo di insegnare la dottrina e di guidare le anime ha ingenerato in tanti l’impressione di un Dio arcigno e lontano, se non astratto e incomprensibile, che esige sacrifici impossibili minacciando castighi e scagliando fulmini. Uno stile educativo improntato a una severità talvolta arbitraria provocava in molti casi un senso di frustrazione e di angoscia che negli adolescenti, già travolti dall’esplosione ormonale, diventava un formidabile detonatore della compulsione sessuale o di violente reazioni di rivolta, determinando il più delle volte l’abbandono della religione", non la conosco, per questo ho fatto la domanda. E si a anche che vedere con quanto la Nouvelle Théologie attribui al neotomismo.

Un caro saluto dal Brasile

Anonimo ha detto...

“……….idealizzare il passato e fissarlo in una versione immodificabile. Un certo modo di insegnare la dottrina e di guidare le anime ha ingenerato in tanti l’impressione di un Dio arcigno e lontano, se non astratto e incomprensibile, che esige sacrifici impossibili minacciando castighi e scagliando fulmini”
La sequenza delle due affermazioni sembra insinuare che nel passato si insegnava la dottrina e si guidavano le anime ingenerando l’impressione di un Dio arcigno e lontano. E’ un opinione che l’attuale papa condivide certamente. E’ probabile che si aggiunga anche questo mea culpa per questa Chiesa del passato che ha rovinato così tante anime. Meno male che ci siamo evoluti e abbiamo scoperto il cuore. Meno male che continueremo ad evolverci e ottenere sempre nuove sintesi, tra tesi e antitesi. Meno male che siamo sempre attenti a cogliere il nuovo, le “sorprese” dello Spirito. In effetti è una continua evoluzione. Infatti S. Tommaso ha superato S. Agostino, S. Ignazio ha superato S. Tommaso, ed è stato superato da S. Filippo Neri e quest’ultimo da S. Giovanni XIII.
E’ la seconda volta che muove critiche non si sa a chi o quale categoria di “tradizionalistirigidiefissisti” senza dire di chi o cosa sta parlando e in che modo costui o costoro risulterebbero “fissisti”: usano ancora il cavallo invece dell’automobile ? Illuminano la casa con le candele ? Cosa rifiutano in particolare costoro del nuovocheavanza ? Perché non dà un contenuto specifico di queste accuse ?

Mi sembra come un volere smarcarsi, da chi o cosa non si capisce. Un volere prendere le distanze. Un’affermazione di “moderazione”. Mi colpisce l’uso degli stessi stereotipi di Bergoglio. Mi colpisce la necessità a cui pare quasi nessuno si sottragga di colpire il nemico comune: il fanatico cattolico, quello che ha il cuore indurito e problemi psicopatologici di rigidità mentale. E’ una gara. La Tradizione, sì, ma mica sono come “quelli” ….. Così la cerchia si allarga: Margheriti Mastino, Cavalcoli, Ariel Levi Di Gualdo …

Quanto al “cuore”, attenzione se non muove dall’intelletto. Si ama ciò che si conosce. Lo Spirito procede dal Figlio, non viceversa.

Anna

Anonimo ha detto...

Dom Prosper Gueranger, Spiegazione della Santa Messa.

... Di nuovo allarga le braccia e prosegue: In primis, quae tibi offerimus pro Ecclesia tua sancta catholica. L'intenzione prima, quando si dice la Messa, è per la santa Chiesa, perché non v'è nulla di più caro a Dio che la sua Chiesa. E quando si parla della sua Chiesa, Dio è infallibilmente colpito.
Quam pacificare, custodire, adunare et regere digneris toto orbe terrarum. La parola adunare ci manifesta qui l'intenzione di Dio il quale vuole che la sua Chiesa sia una, come Egli stesso dice nella Sacra Scrittura: Una est columba mea (Ct 6,8). Entrando appieno nelle sue mire, gli chiediamo che la Chiesa rimanga sempre una, e che nulla venga a scindere la veste inconsutile di Cristo. Come nel Pater noster la prima cosa che Nostro Signore ci fa chiedere è questa: Sanctificetur nomen tuum, "sia santificato il tuo nome", insegnandoci in tal modo che gl'interessi e la gloria di Dio devono precedere tutte le cose, così la sua gloria, a proposito della sua Chiesa, si antepone qui a tutto: in primis. Chiediamo per essa la pace, chiediamo che sia conservata e ben governata su tutta la terra. Quindi il sacerdote aggiunge: Una cum famulo tuo Papa nostro N. et Antistite nostro N. et omnibus orthodoxis, atque catholice et apostolicae fidei cultoribus. Come si vede non vi è una sola Messa che non sia proficua a tutta la Chiesa; tutti i suoi membri partecipano di essa, e si ha cura, in quest'orazione, di nominarli specificatamente. In primo luogo si nomina il Vicario di Cristo sulla terra e, quando si pronunzia il suo nome, si fa un inchino di testa per onorare Gesù Cristo nel suo Vicario. Se la Santa Sede fosse vacante, questa menzione si ometterebbe.
Quando il Papa celebra la Messa, sostituisce le parole che sono nel Messale con le seguenti: Et me indigno servo tuo... Il vescovo fa lo stesso per sé perché dopo il Papa, il Messale ricorda il vescovo della diocesi del luogo dove si celebra la Messa, affinchè ovunque la santa Chiesa sia rappresentata per intero. A Roma non si fa menzione del vescovo, poiché il vescovo di Roma è il Papa.
...

Anonimo ha detto...

...

Ma, affinchè siano nominati tutti i suoi membri, la Chiesa parla qui di tutti i fedeli usando la parola cultoribus, cioè «tutti coloro che sono fedeli cultori della fede della santa Chiesa», poiché è necessario praticare questa fede per essere compresi nel numero di coloro dei quali la santa Chiesa fa menzione; bisogna altresì esser ortodossi, come essa dice chiaramente: omnibus orthodoxis, cioè «professare integra la fede cattolica, la fede che abbiamo ricevuto dagli Apostoli». La Chiesa, insistendo su quelle parole: omnibus orthodoxis, atque catholicae et apostolicae fidei cultoribus, vuoi farci intendere che non prega qui per coloro che non hanno fede, per quelli che non pensano con la Chiesa e non hanno la fede predicataci dagli Apostoli.
Dai termini che adopera la Chiesa, comprendiamo quanto la Santa Messa s'allontani dalle devozioni private. Deve dunque venire prima di tutte, e le sue intenzioni devono essere rispettate. Così la Chiesa fa partecipe di questo grande Sacrificio tutti i suoi membri; questo fa sì che, se il santo Sacrificio della Messa cessasse, non tarderemmo a ricadere nell'abisso di depravazione in cui si trovavano i pagani, e questa sarà l'opera dell'Anticristo. Questi metterà in pratica tutti i mezzi possibili per impedire la celebrazione della Santa Messa, affinchè questo grande contrappeso sia abbattuto, e così Dio metta fine a tutte le cose, non avendo più ragione di farle sussistere.
Ciò sarà facilmente comprensibile se osserviamo che, dopo il protestantesimo, in seno alle società la forza è notevolmente diminuita. Sono scoppiate guerre sociali dovunque, portando con sé la desolazione, e questo unicamente perché l'intensità del Sacrificio della Messa è diminuita. È il preludio di ciò che avverrà quando il diavolo e i suoi satelliti usciranno scatenati per tutto il mondo, portando dappertutto il terrore e la desolazione, come ci avverte il profeta Daniele. A forza d'impedire le ordinazioni e di far morire i sacerdoti, il diavolo impedirà la celebrazione del grande Sacrificio, e allora verranno i giorni della desolazione e del pianto.
...

Anonimo ha detto...

Purché la categoria di "zelo amaro" (che nei commenti cattolici della Sacra Scrittura è l'invidia verso determinate specifiche persone coperta di falso zelo) non sia un furbo mezzuccio per difendere palesi eresie documentate; cioè a chiunque mi critica, a prescindere dall'evidenza del mio fallo, sparo in faccia l'accusa di "zelo amaro" (che potrebbe anche trasformarsi in calunnia, dato che i moventi personali sono difficilissimi da stabilire se non di persona). Un pericolo reale, non credete?

mic ha detto...

Lo zelo amaro cui ho accennato io si riferisce al rischio di impelagarsi in una visione senza orizzonti e lasciarsi prendere da scoramento, anatemizzando senza offrire gli antidoti della dottrina resa saporosa e luminosa dalla grazia, che è quel che cerchiamo di fare ogni giorno.

mic ha detto...

Gli ultimi commenti di Gederson e Anna sono formulati in maniera condivisibile.
Possiamo però dire che idealizzare il passato non serve a risolvere i nodi del presente. Credo che occorra distinguere le critiche propositive da quelle attribuibili a ragioni assimilabili alla "nouvelle théologie".

mic ha detto...

Per Anna,
Si può associare don Elia ai personaggi di cui sopra solo se non lo si conosce personalmente e se non ci si è lasciati portare dalla sua sobria e profonda spiritualità e fedeltà alla Tradizione che, tra l'altro, sta già pagando a caro prezzo.

Luigi Rmv ha detto...

Io invece ringrazio sinceramente don Elia per questo articolo, equilibrato e importantissimo.

Una lezione di umiltà e obiettività, un invito a non deragliare dalla parte opposta, passando da un eccesso all'altro.

Un vero Sacerdote consacratome fedele fa questo, anche a costo di critiche.

I commenti negativi dimostrano che c'era bisogno dell'importante precisazione di don Elia, che di certo non può essere accusato di cedimenti al modernismo o contraddizioni.

Non ne vedo alcuna in quello che ha scritto, al contrario vedo grande equilibrio e coerenza.

È una verità oggettiva che anche in fase preconciliare sono stati commessi errori per un eccesso di rigidita', opposto all' abominevole deriva attuale.
Il troppo storia sempre, è un difetto, un peccato, non segno di 'duro e puro', ma segno di stoltezza.

Ho l'esempio dei miei genitori, che per reazione sono finiti nella 'brace' del modernismo peggiore, giustificato proprio con l'''overdose di rigidità che hanno subito, come descritto Damon Elia.

La loro colpa, tuttavia, è stata di abbandonare sostanzialmente la fede per opportunismo e comodità, rinunciando alla ricerca di Dio, frutto avvelenato dell'eresia modernista.

Fa bene djqneu don Elia a ridimensionarci, ricordandoci che

"....siamo strumenti liberi e consapevoli, certo, MA NON ARBITRI DELLA LOTTA.
Non lasciamo che la polemica ci inaridisca interiormente, spingendoci a ridurre la fede a un complesso di freddi teoremi e a trascurare l’ineffabile amicizia divina..."

Che è applicare il comandamento di Gesù a sentirci sempre "SERVI INUTILI", cioè a non allargarci troppo quando siamo in grazia di Dio e fedeli alla Sua Parola.

BRAVO DON ELIA, CHE DIO LA BENEDICA E SOSTENGA SEMPRE !!!

RR ha detto...

Nella mia esperienza personale, da quando mi ricordo bambina ad ora, i "rigidi", i "fissati" con dottrina, ecc., erano, e sono, i preti più legati al CVII, ai suoi antecedenti ideali (Nouvelle Theologie) e ciò che ne è seguito. Fa eccezione il mio primo parroco, un Monsignore, che però, nella sua rigidità e stretta osservanza delle regole, non si accorse, o fece finta di non accorgersi, di quanto il suo amato successore (suo compaesano, un suo protetto da sempre) fosse un modernista mascherato. Fece di tutto per farlo arrivare al posto suo, bloccando il trasferimento di un giovane (allora) sacerdote olbiese, molto più fedele alla Tradizione di sempre. L'uno era dottore in teologia, l'altro no. Col senno di poi, meglio chi non sapeva nulla di teologia.
Non confondiamo il carattere personale, le fissazioni di ognuno di noi, con la missione che abbiamo nella vita. L'esercizio della mia
professione mi ha insegnato che ad essere umili ed ascoltare chi ne sa di più, ed ha più esperienza, vale molto di più che conoscere i risultati dell'ultimo studio scientifico a memoria o tutte le proprietà benefiche e gli effetti collaterali dell'ultimo farmaco a disposizione.
L' aspirina, farmaco che ha più di 150 anni, è ancora un rimedio efficacissimo contro molti mali e, se assunta subito, può salvare la vita da un infarto. Cioè ha la stessa efficacia, nonostante sia "vecchia" e "rigida" (dosaggi fissi), dell'ultimo ritrovato della scienza medica, cioè l'angioplastica, "mutevole" a seconda del caso.
Mutatis mutandis...
E d'accordo con Anna.

Il massimo e' essere strumenti nelle mani di Dio ha detto...

"fedeltà alla Tradizione che, tra l'altro, sta già pagando a caro prezzo."

E' questo il buon segno , essere con Gesu' e la Vergine Madre e S.Giovanni sotto la Croce .

Josh ha detto...

provo a mettere un po' d'ordine...tanti commenti, tanti suggestivi.
Questo post di don Elia mi sembra una parziale risposta agli equivoci verificatisi in quest'altro post, nei commenti, che forse non avevano percepito la preoccupazio delle sue parole.

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2016/11/don-elia-santa-rassegnazione.html

dal post attuale:

quando don Elia dice
"Come è falsa l’opinione che quanto si faceva e insegnava prima dell’ultimo Concilio fosse tutto da aborrire e cancellare, così lo è quella che quanto si è fatto e insegnato dopo sia da respingere e condannare in blocco."

esempio. Sta parlando di metodo, anche in sede di catechismo dei ragazzi.
Per es. ne ebbi uno che non andava oltre al volemose bene; ma ne ebbi un altro, prof,. di religione e Monsignore, che stilò una lista di: "vietato,vietato,vietato,vietato,vietato e vietato.
E adesso arrangiatevi, tiè!"

Come metodi, sono sbagliati entrambi. Il volemose bene e basta, taglia la dimensione verticale, da cui invece discende ogni grazia, e rachiude tutto nell'umano e nel liberalismo. L'oblio dell'ascetica ha sempre portato grandissimi mali.
Il 2ndo però -e di impostazione più antica, vista anche l'età del Mons.- non conosce la natura umana, ma nemmeno la storia della salvezza.

Quello volemose bbene era il postconciliare nebuloso e ciarliero; l'altro non era più di tanto preconciliare, perchè non si può relegare tutto l'antico nell'errore di approccio di quel Mons., ma ce n'erano, era una lista di divieti. Legalismo puro, senza accompagnamento alcuno, una lista infinita di cose che erano (e sono) peccato, ma nessuna istruzione di come non cadervi, di come vincere la tentazione.

E' accaduto talvolta che se si dà la (Giusta) Legge di Dio come una gabbia di nozioni, senza insegnare come vincere il peccato, aumenti solo la ribellione
(lo dice anche S. Paolo)

Proviamo a spiegare con altra figura. Nel vecchio testamento gli ebrei ebbero la legge e i comandamenti. Non erano sbagliati.
Perchè Gesù è venuto? per molti motivi, uno dei quali era anche che i Comandamenti santi non bastava conoscerli, bisognava praticarli.....ma l'uomo carnale in sè non è in grado di applicarli, di viverli, per via del peccato originale, finchè non lascia agire la Grazia. E' solo la grazia che vince la carne, la Sopranatura che vince la natura sfigurata dal peccato.
E c'era bisogno della Sua vittoria e della Sua potenza.
Non basta dire: 'non fare'.

Bisogna dunque far conoscere Cristo appieno, anche nel suo potere di vittoria sul male e sul peccato, e accompagnare le persone a vincere le tentazioni, vincendole con Lui. Ma per questo non serve una gabbia di divieti imposti a legnate, serve far conoscere il Signore.
Poi iniziare ad amare il Signore.
Al principio dirà "Amami come sei". Ma col tempo ti cambierà e per l'opera di rigenerazioone dello SS. capirai: che certe cose sono peccato, perchè certo te lo insegnano, (cioè te lo insegnano, non è che te le buttano in faccia e ti mandano a quel paese già destinato all'inferno senza alcuna possibilità di appello) e anche perchè lo SS. opera nell'anima; poi lo SS. rigenera la persona e la rende capace per via di un'opera soprannaturale di non cadere in molte cose.

La carità in tutto questo non va dimenticata. Quel che Dio diceva per es. al popolo d'Israele anticamente, lo ripete ad ogni anima
"Di perpetuo amore ti ho amato, per questo ti ho attirato a Me avendo pietà" (Ger. 31,3)

E' chiaro, visto che don Elia fa riferimento all'ormone, che pensa anche a una fase complessa della giovinezza, che comandamenti come i Vi e IX per i ragazzi siano difficili. Lì serve un accompagnamneto certo, ma anche un invitare a quella mistica che unisce in Comunione con Gesù. E' difficile spiegare ogni cosa perchè la parole, diventate ideologia del postconcilio, fan sembrare altro da ciò che sono le cose.

Anonimo ha detto...

completamente d'accordo con la sempre puntuale Anna. Non volevo immischiarmi, ma tutti gli ultimi articoli di don Elia (da quello sull’antitomismo a questo sull’elogio del cambiamento) sono una professione di adesione ai circoli eversivi. Vi prego di riflettere prima di procedere oltre nel seguirlo. Delle sue azioni.Poi ognuno è responsabile
Concordo altresì con Anonimo 07:36. la categoria "zelo amaro" ricorda la tecnica di discredito non argomentato, un’arma tipica del mondo dell’eversione, di cui i cattolici non dovrebbero far uso.
OS

Josh ha detto...

Oltre ai 10 Comandamenti Gesù ne aggiunge 2. Ama il prossimo tuo come te stesso...che è anche dire la verità ma con la carità, e il PRIMO, e lo riscriviamo per intero:

«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38 Questo è il più grande e il primo dei comandamenti."

Già qui, ancora sulla carità, c'è la risposta che a mio avviso non è stata capita nella scorsa discussione partita da don Elia, di cui ho messo il link sopra.

-con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente.

c'è chi ha provato ad opporre cuore e mente, accusando don Elia di "sentimentalismo", come se Dio non parlasse anche al cuore.

C'era chi aveva voluto opporre la scolastica, S, Tommaso (mente) al cuore (sentimentalisti) ma ho trovato questo procedimento un po' fazioso.
S. Tommaso della Summa, non è lo stesso della grandissima innologia cattolica? e lì ha dato il cuore o la mente, o entrambi? o forse che la sua teologia, resa dalla mente controllata dallo SS. accessibile a chi lo legge, non venisse anch'essa guidata da un cuore in ascolto e in comunione, e in fondo da un cuore innamorato di Dio?

nel "Pange Lingua"

https://it.wikipedia.org/wiki/Pange_lingua

lì infatti c'è un breve trattato teologico, la mente, la ragione, l'ispirazione, ma anche il cuore, non è anch'esso un inno d'amore a Dio?

Si potrà rimettersi in regola con Dio, senza aver sperimentato (e ora insorgeranno quelli che non vogliono che si dica "fare un'esperienza col Signore" ) in Cristo il Suo amore oblativo?

non fare, non fare, non fare, non fare, vietato, vietato, vietato! magari mi girano un po' (perdonate la concretezza) se me lo dicono così, anche in malo modo o aria minacciosa;
ma se uno mi dice: E' Lui che ci ha amati per primo;
della Sua Passione e Morte siamo misticamente responsabili anche noi, con i nostri singoli peccati...è morto anche per te e per me,
ma guardate qual è il Suo dono: la Vita eterna
non ci metteremo forse in corsa come l'atleta?

e così iniziamo ad amarLo, si smette ben presto di volerlo offendere, e si inizia a troncarla con i peccati più gravi più per Amore di Lui che non per sentirsi dire 1000000000000000000000000000 volte: vietato! e basta.

ma questo non è il solo problema, che prima c'era il preconcilio e dopo c'è il postconcilio, ma sono 2 esempi di atteggiamenti, sbagliati, che hanno dimenticato anche tutto S. Paolo.

Altro tema poi è quello dell'incontro con Gesù (e ora insorgeranno tutti quelli che non vogliono che si dica "incontro"): per quanto la parola sia stata strumentalizzata nel postconcilio,
ah esiste eccome nella conversione l'incontro con Gesù, come esistono tuttora i doni dello Spirito Santo. Dio fa ancora queste cose, che piaccia o no.

Non si pensi poi che basta andare alla domenica di precetto rettamente celebrata, e fare vita pagana il resto della settimana.

Quando si incontra Gesù, la vita cambia. A volte si tratta di un'irruzione della grazia molto potente.
Nella mia vita parrocchiale di almeno 2-3 casi si possono dire meraviglie: persone che provenivano dalle dipendenze, sono state letteralmente liberate (come Gesù liberava quando era fisicamente su questa terra) da alcolismo, tossicodipendenza e prostituzione. Cambiate nell'anima ma anche nelle dipendenze chimiche del corpo.

Perchè bisogna mettere in competizione o in opposizione un sistema filosofico e teologico, anche il più bello, con queste testimonianze della potenza di Dio?

E' solo sentimentalismo? E' solo teologia dell'incontro? O è Dio che trasforma e Gesù che redime?

Si potrà scrivere anche l'opera più bella, inmbrigliare il Dio vivente (....) in un'opera intellettiva,
ma finchè non si accoglie Gesù come proprio Salvatore e non Gli si affida tutto, finchè non ci si consacra a Lui, il cuore (che non è sentimentalismo) potrebbe rimanerne anche lontano.

Josh ha detto...

@Gederson

non so se don Elia abbia tempo di rispondere a tutto.

dici "È impossibile essere a favore della Nouvelle Théologie e non essere contro il magistero fino a Pio XII."

Don Elia non è pro Nouvelle Théologie (!!!)
ed è pro Magistero fino Pio XII .....per quel che possa contare, lo assicuro io

a mio avviso avete travisato, naturalmente in buona fede, alcuni suoi passaggi
la sua preoccupazione sono i frutti (e l'appropriatezza o meno) del metodo di istruzione, e gli atteggiamenti del clero talvolta, preoccupazioni di un'anima apostolica e in ascolto

mic ha detto...

Grazie Josh !

mic ha detto...

Per Anonimo 14:40 = OS
completamente d'accordo con la sempre puntuale Anna. Non volevo immischiarmi, ma tutti gli ultimi articoli di don Elia (da quello sull’antitomismo a questo sull’elogio del cambiamento) sono una professione di adesione ai circoli eversivi. Vi prego di riflettere prima di procedere oltre nel seguirlo. Delle sue azioni.Poi ognuno è responsabile
Concordo altresì con Anonimo 07:36. la categoria "zelo amaro" ricorda la tecnica di discredito non argomentato, un’arma tipica del mondo dell’eversione, di cui i cattolici non dovrebbero far uso.


Un capolavoro di "zelo amaro"! E anche di rigorismo, altra cosa dal rigore, sempre opportuno...
Ho spiegato sopra in che senso, invece avevo inteso lo zelo amaro quando ne ho parlato (e il mio discorso era chiaro).
Ricordo che non stiamo usando un linguaggio accademico, ma un linguaggio comune, per nulla fumoso. Del resto chi teme di essere inglobato in fantomatici "circoli eversivi" non ha che da girare al largo.

Josh ha detto...

@Anna
__“……….idealizzare il passato e fissarlo in una versione immodificabile. Un certo modo di insegnare la dottrina e di guidare le anime ha ingenerato in tanti l’impressione di un Dio arcigno e lontano, se non astratto e incomprensibile, che esige sacrifici impossibili minacciando castighi e scagliando fulmini”

La sequenza delle due affermazioni sembra insinuare che nel passato si insegnava la dottrina e si guidavano le anime ingenerando l’impressione di un Dio arcigno e lontano. E’ un opinione che l’attuale papa condivide certamente."

lasciando perdere i luoghi comuni a riguardo, peraltro appena ripubblicati dell'attuale papa, la perfezione è Dio, non è nemmeno il passato; e se volessimo fare la gara, allora io sono più tradizionalista di te.
Scherzo ovviamente.
Ci sono stati metodi educativi non perfetti: oggi siamo alla sbracatura, e alla menzogna, in passato non è che non ci siano stati mai errori solo perchè era il passato, basta osservare la storia della Chiesa.

A. ____"Meno male che ci siamo evoluti e abbiamo scoperto il cuore. Meno male che continueremo ad evolverci e ottenere sempre nuove sintesi, tra tesi e antitesi. Meno male che siamo sempre attenti a cogliere il nuovo, le “sorprese” dello Spirito."

ma questo don Elia non l'ha scritto affatto.

A ____"E’ la seconda volta che muove critiche non si sa a chi o quale categoria di “tradizionalistirigidiefissisti” senza dire di chi o cosa sta parlando e in che modo costui o costoro risulterebbero “fissisti”: usano ancora il cavallo invece dell’automobile ? Illuminano la casa con le candele ? Cosa rifiutano in particolare costoro del nuovocheavanza ? Perché non dà un contenuto specifico di queste accuse ?"

forse supponeva di esser compreso? magari si potrebbe riferire a certi atteggiamenti educativi? o a certo mondo per es. sedevacantista, magari giusto in buona parte nella teoresi, ma quanto a carità, dal volto implacabile (e di questo ne pagano il fio le anime che rimangono fuori)?
forse si preoccupa di un rischio "formalismo", giusto nei fatti della celebrazione, ma carente nell'amore e nella testimonianza?
Quando scarseggia l'amore per Dio e per il prossimo (almeno per quanto è dato vedere), c'è da chiedersi se l'attenzione alla dottrina e alla liturgia non tendano al formalismo.

Ma anche in questo non cambia tutto quello che insegnavano i padri, che sono anch'essi la Tradizione: prima l'Amore per Dio, che in risposta riempie il cuore di carità; ne consegue l'amore verso il prossimo. Non solo l'amore verso chi ci è simpatico, ci piace, o con cui è facile andare d'accordo, ma anche l'amore al peccatore, all'anima riottosa...non significa apprezzarne i difetti o ciò che la tiene lontana da Dio, ma amarla nel Signore, usandole carità mentre, per es., nell'evangelizzazione, le si dice la verità (magari dicendoglielo piano piano, non tutti sono pronti e non in ogni momento).
Ma disprezzare le anime per cui Gesù è morto, anche se la loro immagine e somiglianza con Dio fosse al momento orrendamente deturpata dalle cattive abitudini o dalla cecità ideologica, non si può. Questo vale anche per tutti, e per chiunque dica di appartenere a Gesù e di essersi messo al Suo servizio.

Poi..a ciascuno il suo. Non sto parlando di don Elia o don Francesco o don Geremia:
O Cristo o niente.

Josh ha detto...

p.s. grazie a Luigi RMV di aver condiviso uno spaccato familiare, più comune di quel che si pensi...

Abbo ha detto...

Condivido quanto dice don Elia, che tra l'altro ho avuto il piacere di conoscere.
Un stile pastorale che può risultare legalistico talvolta si riscontra nel corso dell'Ottocento e del Novecento. Ovviamente poteva essere corretto senza necessità di mettere in discussione la dottrina, come hanno fatto i modernisti, usandolo come pretesto per l'eversione.

Anonimo ha detto...

@ Josh
E’ vero, don Elia non si è espresso nei termini che ho usato io, per rendere chiaro, estremizzandola, l’impostazione del suo discorso che emerge tra le righe, ma nemmeno tanto. Prendi l’incipit: è falsa l’opinione dei modernisti integralisti, è altrettanto falsa l’impostazione dei tradizionalisti integralisti. Parla di rinnovamento “nella continuità” (mi ricorda qualcuno) del modo di pensarlo e di viverlo come necessario in sé.
Perché ? La Chiesa ha sempre rinnovato i modi di trasmettere e di vivere il deposito della fede, ma non per vezzo, non perché il rinnovamento sia una necessità di per sé, per una sorta di ubbidienza ad un principio di eterno fluire, di eterno cambiamento, in meglio, che regolerebbe il mondo ed anche la vita e le opere della Chiesa (la famosa Chiesa in cammino”), ma lo ha sempre fatto in difesa della fede e delle anime come risposta a nuovi problemi o esigenze che sorgevano (eresie, malcostume ecc.). Nel post invece sembra che il rinnovamento sia una necessità: “quel processo vitale di crescita che si attua nella Chiesa sotto l’impulso e la guida dello Spirito Santo”. Ritenere sussistente questo processo vitale di crescita significa ritenere che la Chiesa ai tempi degli apostoli era meno “cresciuta” di quella dei tempi di S. Francesco e quest’ultima meno cresciuta di quella del tempo attuale, il che mi pare non sia corretto. La Chiesa è stata sempre perfettamente cresciuta. Lo Spirito Santo la sostiene e la mantiene viva, nutrendola e armandola a seconda degli ostacoli che il mondo di volta in volta frappone alla sua missione di unica intermediatrice tra Dio e gli uomini, alla sua missione di salvezza affidatale da Gesù, non la fa evolvere (“crescere”).

Dal post sembra che don Elia attribuisca al periodo preconciliare “pastorali” prive di accompagnamento, durezza, rigidità ecc. Ora, a me non sembra che sia così. A me sembra che queste caratteristiche possano essere riferite soltanto a persone singole, “fragili” (direbbe il vdr), sia moderniste che altro (la rigidità, l’intellettualismo non sono peculiarità del mondo della Tradizione, ma difetti e limiti propri di uomini) e non alla Chiesa preconcilio. Per attribuire tali metodi alla Chiesa preconcilio occorrerebbe la teorizzazione della correttezza di tali metodi che non mi pare esista. Penso poi a S. Pio da Pietralcina. Il santo tanto odiato perché “medievale”. Ne mandava via a centinaia dal confessionale, con metodi anche brutali, a volte gridando. Era così psicorigido che si rifiutò di confessare un suo figlio spirituale che aveva baciato la fidanzata il giorno prima del matrimonio e lo mandò da un altro. E ne convertì a migliaia (non è la più alta forma di carità questa ?). Perché aveva una carità immensa. La rigidità non è incompatibile con la carità.

Non mi pare si possa sostenere che prima del CVII la Chiesa era priva di carità. Non mi pare che prima del CVII non si parlasse di misericordia di Dio. Solo si parlava anche di giustizia. Non mi pare che la Chiesa preconcilio non vivesse l’amore di Dio e del prossimo (e i santi ? e gli ospedali, gli orfanotrofi ecc ?)
Se don Elia voleva incitare alla carità ed alla santità, giustissimo, perché non faceva un post sulla carità ? Perché invece attribuisce la mancanza di carità alla Chiesa preconciliare ?
Perché l’impostazione è del tipo modernisti no, tradizionalisti integralisti-idealizzatori del passato (ma chi sono costoro ?) no, in medio stat virtus ? Perché mette sullo stesso piano la peggiore delle eresie (modernismo) con la mancanza di “cuore” di alcuni appartenenti al mondo della Tradizione ?
Non è la prima volta, ripeto, che leggo questo genere di rilievi, questo smarcarsi da parte di certe – non specificate “frange estreme” di psicorigidi e formalisti, da parte di appartenenti al mondo della Tradizione. Non è il primo tentativo di sintetizzare la Tradizione con non specificate esigenze di ammodernamento della Chiesa (non è proprio per soddisfare queste esigenze che GXIII indisse il CVII e la sua nuova pentecoste ?)

Anna

mic ha detto...

Alzo le mani. Fate dire a don Elia cose che non ha detto.

tralcio ha detto...

Don Elia è un uomo di Dio profondo e sensato, dolce e autoritario al tempo stesso: un vero padre nella fede. E' anche un sacerdote coraggioso e provato, che non ho difficoltà a catalogare tra i perseguitati a causa del nome di Gesù, che ama e serve con generosità.
Se talvolta -come chiunque- può risultare meno granitico nel proprio argomentare, beh sarebbe proprio consigliato sospendere il giudizio e umilmente scendere dal proprio piedistallo, per non tirare conclusioni del tutto fuori luogo. Di Don Elia va apprezzata la sistematicità e l'oggettività, che gli evitano di usare i propri argomenti chiudendo gli occhi sulla realtà.

Nessuno convertirà mai qualcuno a suon di sberle e di minacce, con la paura.
Nessuno convertirà qualcuno a suon di bei ragionamenti, se dall'altra parte c'è un muro.
Abbiamo tutti una natura indebolita e ferita dal peccato, malgrado il desiderio per la verità e la giustizia. Gesù ha detto che ci sarà un tempo in cui, con particolare intensità, accadranno cose molto brutte mentre si raffredderà la carità, i fratelli (anche di fede) tradiranno tra loro e ci saranno persecuzioni per chi persevererà...
Non stiamo parlando di una possibilità: Gesù l'ha data per cosa certa.
E quando succede va incassata come dato oggettivo, senza troppi lai: eravamo avvertiti.

A fare la differenza è l'interiorità, non l'esteriorità. Non è il ritorno a certe forme che potrà modificare la sostanza, o per lo meno non illudiamoci che l'esteriorità delle forme garantisca dell'integrità della sostanza... Passare da zelo, pratiche e ascesi non è facile per nessuno e guai a chi, riuscendovi, ne inorgoglisse, vanificando nella superbia persino il bene che fa. Questo vale anche per tanta falsa carità di chi vanta le opere, trascurando interamente la fede e la virtù, che è capacità di resistere al peccato...

Giova ripetercelo: mentre attendiamo all'eterno, il presente disattende le buone intenzioni fin dai primi passi, a motivo della nostra debolezza... Allora o ci si giustificherà dell'impossibilità del compito, facendone un ideale (è lo stile della Chiesa 2.0) o ci illuderemo che a dare le soluzioni sia chi non può darne (un uomo, il papa, le forme...).
Non è così. L'unico che può farci quadrare il cerchio è Dio!

La salvezza viene da fuori di noi: dobbiamo pregare Dio per chiederla. E anche pregando guardiamoci dall'esteriorità, se vorremo davvero salvarci, rinnegando noi stessi per amore di Dio. Sono necessarie una fede autentica (chi non crede non si salva), umiltà (non con le nostre forse: la fede è una grazia dono di Dio) e preghiera assidua. Di lì le buone opere: anche la capacità di compiere le opere buone viene dalla preghiera. Nessuna carne, soggetta alle opere del peccato, se la caverà giustificandosi attraverso la legge, con buona pace delle teorie filantropiche del nuovo clericalismo, che ricava leggi più accomodanti, ridefinendo "pastoralmente" la dottrina, per abbassare l'asticella agli occhi del mondo).

Don Elia tutto questo ce l'ha chiaro. Forse noi non ancora abbastanza...

Luigi Rmv ha detto...

Con tutto il rispetto, non condivido le osservazioni di Anna e di chi le condivide.
La questione in sostanza è semplice: nessuno e' senza difetti e non sbaglia mai.

Quindi anche in epoca preconciliare sono stati commessi errori, causati, all'epoca, da eccessiva rigidità; e anche noi, nelle nostre vite, dobbiamo fare attenzione a non ripeterlo.

Riconoscere questo non vuol dire affatto 'passare dall'altra parte' e diventare sostenitori di Bergoglio, una specie di traditore della causa.

Tanto meno è possibile pensare che don Elia, di cui conosciamo bene la solidità dottrinale e il rifiuto del modernismo, sostenga questo, anche perché non lo ha MAI scritto.

Si e' obiettato cbe i modernisti del dopo CVII sono più rigidi di quelli preconciliari, e allora?
Facciamo la gara a chi sbaglia di più?
Sempre errore e', non scendiamo al livello di tifoseria, costretti a negare l'evidenza per 'amore' dei colori della squadra.



Anonimo ha detto...

@ tralcio
“Don Elia è un uomo di Dio profondo e sensato, dolce e autoritario al tempo stesso: un vero padre nella fede…”
“…Se talvolta -come chiunque- può risultare meno granitico nel proprio argomentare, beh sarebbe proprio consigliato sospendere il giudizio”
“…. e umilmente scendere dal proprio piedistallo, per non tirare conclusioni del tutto fuori luogo”
La prima affermazione mi pare un giudizio su un uomo. Positivo. La seconda un invito a non formulare giudizi sugli uomini. La terza un giudizio su uomini. Negativo.

Non ho dato giudizi sull’uomo don Elia. Ma su quello che ha scritto. Può darsi che non sia stato “granitico” nel suo argomentare. Ma è solo sul suo argomentare che ho espresso una valutazione. Non credo affatto che sia in mala fede. Prego per lui, come per gli altri sacerdoti, e semplici fedeli, sballottati da questa tempesta. Ma non “ideologicizzo” lui, come nessun altro. Non voglio parlare delle persone, ma delle cose che dicono. Della luna, non del dito.
Attenzione all’oscuramento della forma. La liturgia è forma (strumento), oltre che sostanza (fine). Siamo carne. E la carne è materia. Forma. Strumento. Così Dio ci parla attraverso questa forma, questa materia. E noi parliamo a lui attraverso questa forma, questa materia. Dire che l’abito non fa il monaco non vuol dire che il monaco possa andare in giro nudo con la cresta blu e gialla ed essere nello stesso tempo veramente votato a Dio. Vuol dire solo che all’esteriorità, che è un segno di quello che c’è dentro, debba corrispondere l’interiorità. Gesù si avvalse di segni (miracoli) per far comprendere a chi volesse intendere la sua divinità. E veramente, formalmente, materialmente, diede il suo sangue per noi. Non si limitò al suo amore interiore.
Non ho mai detto che si debba o possa convertire a suon di sberle e di minacce, con la paura. Comunque alzo le mani (citazione).
Anna

Luisa ha detto...

Qui don Elia incitava alla santa rassegnazione:

http://chiesaepostconcilio.blogspot.ch/2016/11/don-elia-santa-rassegnazione.html

Non conosco don Elia e non so quali siano le scelte che sta pagando a"caro prezzo", ma mi sembra di percepire un cambiamento nei suoi ultimi contributi che non saprei definire, certi passaggi hanno un "profumo " bergogliano, molto sentimento e cuore, non che non siano apprezzabili e condivisibili solo che decisamente mi rinviano troppo alla melassa che ci viene servita quasi quotidianamente.

"Non bisogna rendere inappetibili la verità e il bene, né presentarli in modo che non siano fruibili se non da una ristretta cerchia di eletti. L’uomo non è soltanto ragione e volontà, ma anche cuore; "

"La parola fa breccia nei cuori, permettendo così alla grazia di trasformarli, se chi parla vive ciò che dice o almeno desidera viverlo, applicando a sé per primo ciò che raccomanda agli altri."

" Certo, il predicatore deve comunque proclamare la verità e il confessore applicare la dottrina, a prescindere dal modo in cui la vive personalmente e dal grado di santità che ha raggiunto; ma, se vi aderisce con tutto l’essere e si è votato a praticarla, la differenza si sente: il suo parlare ha un accento che muove gli animi, commuove i cuori, smuove i macigni, promuove i costumi. "

marius ha detto...

Ero fuori tutto il giorno e leggo solo ora tutto d'un fiato l'appassionante commentario.
Mi sembra che ad un certo momento il confronto serrato abbia preso una piega sbagliata, nel senso di una presa di posizione sulla persona dell'autore del post, invece di limitarsi a quanto da lui scritto.
L'ideale in casi simili sarebbe di poter leggere un testo senza conoscerne l'autore, in modo da essere tutti costretti a concentrarsi esclusivamente sul contenuto. Ma questa purtroppo è una cosa pressoché impossibile. Anche il solo nickname dello scrittore di per sé fa nascere una sorta di conoscenza del medesimo a cui il lettore inevitabilmente si riferisce facendo i dovuti rimandi e confronti. Pochi hanno il privilegio di conoscere personalmente l'autore: tutti gli altri non possono far altro che basarsi sui suoi scritti. Ed è giusto che sia così. Non siamo mica qui per giudicare le persone degli autori o per di più le loro intenzioni! Perciò è solo su quanto è scritto che occorre confrontarsi tra noi. Dunque a nulla serve assicurare che la vera personalità dell'autore (facendo fede a chi lo conosce di persona) porta ad escludere certe conclusioni che gli scritti sembrano invece suscitare ed evocare. Sentiamo piuttosto l'autore! Saprà lui stesso rendere ragione in modo convincente di quanto gli compete.

Josh ha detto...

non capisco tra l'altro come si possa pensare di ibridare quanto detto in questo post e in quello scorso di don Elia,
con le dichiarazioni di bergoglio da LifeSiteNews del post successivo,
anche proprio rimamendo al testo.

Per me stiamo assistendo anche ad esempi di paranoia di massa, non dico che non ce ne sia motivo, anzi.

Ciò detto, mia nonna diceva: chi vuol Dio, se lo preghi.

Josh ha detto...

al di là della persona don Elia,
Luisa, queste "dichiarazioni" che non sono dichiarazioni, ma passaggi di un ragionamento, non è una superstar che rilascia interviste, cosa avrebbero di bergogliano resta un mistero:

"Non bisogna rendere inappetibili la verità e il bene, né presentarli in modo che non siano fruibili se non da una ristretta cerchia di eletti. L’uomo non è soltanto ragione e volontà, ma anche cuore; "

"La parola fa breccia nei cuori, permettendo così alla grazia di trasformarli, se chi parla vive ciò che dice o almeno desidera viverlo, applicando a sé per primo ciò che raccomanda agli altri."

" Certo, il predicatore deve comunque proclamare la verità e il confessore applicare la dottrina, a prescindere dal modo in cui la vive personalmente e dal grado di santità che ha raggiunto; ma, se vi aderisce con tutto l’essere e si è votato a praticarla, la differenza si sente: il suo parlare ha un accento che muove gli animi, commuove i cuori, smuove i macigni, promuove i costumi. "

chiaramente uno può trovare tracce di bergoglianesimo in tutto, anche nel caffelatte o nella pummarola.
Le ultime 2 discussioni ai post di don Elia, in cui ora pare debba "rendere conto", sono quelle che personalmente mi fanno riflettere parecchio sull'opportunità o meno di avere un blog in cui parlare di cose sacre.
Siamo già in mezzo a un bollettino di svenuture quotidiane.
Aggiungerci dell'altro, mi domando realmente se sia utile.

marius ha detto...

@ Josh
"rendere conto"?
Non direi.
Si tratta semplicemente di un feedback (facoltativo) con i lettori

Luisa ha detto...

Mi dispiace Josh ma non sono d`accordo, non vedo dove avrei parlato di "dichiarazioni" non si giudica la persona, si commenta, per quel che concerne ho commentato quella che mi è sembrata un`evidenza, e posso altrettanto evidentemente sbagliarmi, e cioè che c`è un cambiamento di tono, o un`evoluzione, negli ultimi contributi di don Elia, quel che non sarebbe corretto è imporre o imporsi il silenzio, stare zitti e non esprimersi semplicemnte perchè una persona, o un sacerdote, è persona di riferimento.

Luisa ha detto...

E don Elia è libero di reagire alle osservazioni che gli son state fatte, mi sembra, o no?

Alfonso ha detto...

In una precedente discussione a fine ottobre, non pochi di noi ci siamo stupiti di quanto scriveva don Elia esaminando la realtà contemporanea. Con profondo malessere iniziai il mio commento con queste parole: "Spero di sbagliarmi, ma ho l'impressione che le recenti minacce a chi tenta di disturbare il sonno di Bergoglio stanno sortendo conseguenze". Oggi sono ancora più convinto che le brecce nelle mura del nostro piccolo fortino siano troppe per potere teologicamente resistere alla completa disfatta. Data quindi la confusione più totale in cui ci dimeniamo, dispersi come foglie secche saltellanti in ogni direzione ad ogni spirare di vento, non volendo più dar credito alla Ragione che si affanna senza costrutto a dare sostegno alla Fede in crisi, mi domando semplicemente : chi ha l'autorità di rilasciare la patente ufficiale di buon cristiano "cattolico"? Qualcuno abbia la carità di rispondermi. Pensavo ingenuamente che fosse sufficiente professare il credo cattolico, prestare il culto a Dio Padre Onnipotente ed agire in conformità agli insegnamenti di nostro Signore Gesù Cristo, innanzitutto amando la propria persona e allo stesso modo il prossimo, nel massimo rispetto di tutti gli uomini di pace. Purtroppo, mi sono perso nei flutti turbolenti della teologia e non mi oriento più.

Luisa ha detto...

Del resto mi permetto ancora di fare osservare che don Elia stesso ha dovuto rendersi conto del cambiamento, non ha forse scritto:

"Non è, questa, una ritirata nel sentimentalismo sotto la spinta di chissà quali pressioni, né un esausto cedimento all’onnipervasiva influenza dell’attuale neomodernismo "...

Cambiamento dovuto ad una sua presa di coscenza che però sfocia su un invito nemmeno fra le righe fatto a coloro che come qui discutono, condividono, testimoniano, si interrogano, informano, di non inaridirsi, di non ridurre la fede a un complesso di freddi teoremi, a non parlarci addosso visto che quel che vorremmo sentirci dire dall`alto non arriva e che il "popolo di Dio" è ignorante.
Forse don Elia conosce persone che si sono inaridite, che hanno perso la pace interiore e l`amicizia con il Signore, che hanno ridotto la fede a un complesso di freddi teoremi, ma non è perchè quel rischio esiste, non è perchè la stragrande maggioranza del popolo di Dio è afflitto da una grande ignoranza, che si deve rinunciare a quella ch taluni sentono come una responsabilità e anche un dovere di testimoniaree e esprimersi, certo facendolo con l`intelligenza del cuore e senza un bastone alle mani o con la pretesa di essere arbitri di non so quale battaglia!

Luigi Rmv ha detto...

Luisa, di solito siamo in sintonia ma stavolta non condivido.

Mi sembra chiaro che la battaglia è quella in corso tra modernisti, bergogliani e non, e fedeli alla dottrina e magistero di sempre.

In questa battaglia si corre il rischio di commettere degli errori di eccessiva rigidità che sfocia nella 'tifoseria'.

Questa tendenza, che è un errore in cui si può cadere, la evidenziò giustamente anche Sacerdos Quidam tempo fa, sull'interminabile discussione circa le responsabilità del CVII.

Don Elia - oltre a scrivere cose ineccepibili ricordate anche sopra da Josh - ci ha messo in guardia da questo errore, con grande chiarezza, obiettività ed equilibrio, pur rimanendo fedele alla tradizione (basta considerare l'azzeccatissima trascrizione del discorso di San Colobano con cui conclude! ).

Considerare questo un cedimento al 'bergloglianesimo' è sbagliatissimo e denota una tendenza a divenire tifosi, costretti a sostenere anche che gli asini volano per amore cieco della propria squadra.

Gesù ci insegna il contrario, fedeli e rigidi nell'osservanza, ma con occhi per vedere, orecchie per sentire, unili servitori che fanno solo il loro dovere e sempre in discussione perchè peccatori e tendenti all'errore.

Siamo contrari a Bergoglio, ma non infallibili, nel momento in cui ci consideriamo tali già sbagliamo, e e diamo occasione ai nemici di questa battaglia di attaccarci sempre più.

Passo e chiudo.


Luisa ha detto...

Luigi, libero lei di considerare le mie osservazioni un errore e libera io di confermare quella che è la mia percezione personale dello scritto di don Elia, sono lontanissima anni luce da uno spirito settario, e non mi esprimo come membro di una squadra e non ho inoltre alcuna pretesa all`infallibilità:):)
Del resto avevo già notato quel "revirement" di tono, palese a mio avviso, nell`ultimo contributo dei padri di Vocogno.

Alfonso ha detto...

"Siamo contrari a Bergoglio, ma non infallibili, nel momento in cui ci consideriamo tali già sbagliamo, e diamo occasione ai nemici di questa battaglia di attaccarci sempre più."
Sbagliato pensare che qualcuno qui si ritenga infallibile. La verità è che siamo afflitti da una cascata di dubbi che stanno erodendo anche la piccola roccia sulla quale ci siamo aggrappati.
Di don Elia avevo detto: "Come un'aquila che desta la sua nidiata/volteggia sopra i suoi piccini,/spiega le sue ali, li prende/e li porta sulle penne.Oggi ho respirato aria pura grazie al suo discorso parenetico".
Raccolti in luoghi sicuri tutti noi che abbiamo compiuto in modo irrevocabile questa scelta di campo manteniamoci all’erta e atti al combattimento con la preghiera, la penitenza e la parenesi. Ognuno sia pronto, come un soldato tra i ranghi di un esercito schierato in battaglia, a combattere appena sia lanciato l’ordine di attacco. Nel tempo di attesa affiliamo bene le armi." Forse già afflitto dalla sindrome del "deserto dei tartari", nell'attesa scrivo queste misere considerazioni.

Avanti di questo passo...
Era ferma convinzione di sant'Ambrogio che nella storia umana "tutto ... è andato migliorando" e che niente può restare com'era in principio, convinzione che gli faceva dire che il mondo che prima era "coperto dalle tenebre, è stato poi illuminato dal sole" della "fede di Cristo" che "si è diffusa tra i popoli dopo aver scacciato la credenza che dominava prima, preferendo giustamente il vero".
Vivesse oggi egli osserverebbe che sul piano storico il cristianesimo, da forma evoluta e superiore della religione pagana, ulteriormente progredendo, è evoluto ad una fede ancora più adulta.
Egli sentirebbe la Chiesa proclamare : <>

Siamo alle solite ...
Bella e buona, molto migliore dell'antica, la Legge di Cristo, ma quanto è "ardua e pesante". "Difficilmente può essere utile. Avviene come per i farmaci troppo amari", nessuno è in grado di assumerli.
Un certo modo di insegnare la dottrina e di guidare le anime ha ingenerato in tanti l’impressione di un Dio arcigno e lontano, se non astratto e incomprensibile, sempre pronto a scagliare fulmini contro i miseri "esseri rivestiti di carne". Ma "qual è l'uomo di ferro, di diamante o più insensibile delle pietre che sia capace di sopportare" tanti sacrifici impossibili sotto la minaccia di castighi tremendi? E' una pretesa "contraria alla ragione, è un fardello, un peso, qualcosa di violento".
Ma queste tesi sono ripetute da secoli e ad esse anche Manuele Paleologo diede le giuste risposte mostrando l'eccellenza della morale cristiana falsamente accusata di durezza inaccessibile agli uomini. <>. E' tra questi consigli che vanno annoverati tutti i sacrifici giudicati eccessivi nella dottrina cristiana, la quale nei suoi precetti non presenta assolutamente nulla di eccessivo!

Rr ha detto...

Beh, Anna, Luisa ed io, tutte e tre, abbiamo notato un "cambiamento di tono". Magari ci sbagliamo. Ma certo il linguaggio, lo stile è del tutto diverso da altri testi di qualche tempo fa, anche non esclusivamente dottrinali.
Non vorrei ci fosse stato un qualche interventi dall'alto ( e non solo) a seguito proprio di certe affermazioni , non necessariamente dottrinali.
Speriamo di sbagliare..

Josh ha detto...

prelevo da Alfonso

"Bella e buona, molto migliore dell'antica, la Legge di Cristo, ma quanto è "ardua e pesante". "Difficilmente può essere utile. Avviene come per i farmaci troppo amari", nessuno è in grado di assumerli.
Un certo modo di insegnare la dottrina e di guidare le anime ha ingenerato in tanti l’impressione di un Dio arcigno e lontano, se non astratto e incomprensibile, sempre pronto a scagliare fulmini contro i miseri "esseri rivestiti di carne". Ma "qual è l'uomo di ferro, di diamante o più insensibile delle pietre che sia capace di sopportare" tanti sacrifici impossibili sotto la minaccia di castighi tremendi? E' una pretesa "contraria alla ragione, è un fardello, un peso, qualcosa di violento".
Ma queste tesi sono ripetute da secoli e ad esse anche Manuele Paleologo diede le giuste risposte mostrando l'eccellenza della morale cristiana falsamente accusata di durezza inaccessibile agli uomini. <>. E' tra questi consigli che vanno annoverati tutti i sacrifici giudicati eccessivi nella dottrina cristiana, la quale nei suoi precetti non presenta assolutamente nulla di eccessivo!"

o non è chiaro il tuo messaggio, o non avete o non ho capito io.
non importa, ma ribadisco:

nè don Elia, nè io qui sopra abbiamo scritto che la legge di Gesù Cristo è gravosa, nè che siano sacrifici impossibili.

Nè io nè don Elia abbiamo accusato la morale cristiana di durezza nè che sia inaccessibile agli uomini.

Nè io nè don Elia abbiamo detto che tutti i sacrifici della dottrina cristiana sono eccessivi.

Per me è finito, ma se rileggo altre stranezze sono costretto a riintervenire, se non altro affinchè non vengano attribuite cose mai dette nè pensate.

mic ha detto...

Mi spiace di aver censurato molti interventi per diversi motivi:
- alcuni ripetono le solite geremiadi moraliste ingenerose nei confronti di don Elia, a fronte di alcune frasi estrapolate dal contesto e senza conoscerlo come lo conosciamo noi
- altri di apparente consenso, ma contenenti spigolature subdolamente provocatorie
- altri ancora provocatori tout court
Ovviamente la censura non è per scansare i problemi ma perché, come ho già detto, ogni rilievo richiederebbe uno smantellamento che non ho né il tempo né l'energia per fare e non mi pare neanche il caso di impegnarlo in queste diatribe, quando c'è molto altro di incalzante...

Ringrazio in particolare Josh e poi gli altri intervenuti per averlo fatto con efficacia e in termini che condivido.
Ti prego, anzi, Josh, di citare le frasi di Manuele Paleologo, sostituendo agli apici le virgolette, perché risultano illeggibili dato che gli apici sono normalmente usati per i tag del linguaggio html

Intanto ancora non riesco, se non in parte, a focalizzare per intero le ragioni del fraintendimento. Ma mi adoprerò per farlo al più presto.

Alfonso ha detto...

Caro Josh, siamo d'accordo,adesso non c'è più nulla da chiarire. Ci siamo ripetuti forse troppo, ma siamo in attesa e di tempo ne abbiamo e ne possiamo anche sprecare un pò. Pensiamo a fortificarci nello spirito e ad affilare le armi per la prossima battaglia.

Anonimo ha detto...


# La legge morale e'sempre stata considerata gravosa da adempiere, anche nel mondo antico

Il pensiero classico vedeva nella virtu' il mezzo per attuare la morale, attraverso una vita ordinata, cioe' capace di mostrare che le passioni venivano tenute sotto controllo. Pero' si rendeva conto della difficolta' dell'impresa, pur ignorando ovviamente la nozione di peccato originale. Scrive, infatti, Aristotele:

"E infatti, quanto alla virtu', non e' sufficiente il conoscerla, ma bisogna cercare di possederla e di usarla, od ogni altro modo in cui possiamo esser buoni. Se dunque i ragionamenti fossero sufficienti a renderci uomini per bene, giustamente essi riporterebbero molte e grandi ricompense, come dice Teognide, e bisognerebbe farsene provvista; invero pero' essi sembrano bensi' incitare ed incoraggiare i giovani liberali ad esser forti e a render il loro costume nobile, veramente amante del bello, vincolato alla virtu', mentre pero' non possono spingere i molti al decoro e alla bonta'. Infatti i molti non sono per natura portati ad obbedire per rispetto, bensi' per paura, ne' ad astenersi dalle cose cattive per la loro turpitudine, bensi' per le punizioni; infatti essi, vivendo secondo passione, perseguono i piaceri che son loro propri e cio' che li puo' procurare, mentre di cio' che sarebbe veramente piacere [in senso spirituale] non hanno neppure nozione, essendo privi di gusto. Uomini simili, quindi, quale discorso potrebbe trasformarli? Infatti non e' possibile o non e' facile mutare col ragionamento cio' che da molto tempo si e' impresso nel carattere [...] E in generale sembra che la passione non obbedisca alla ragione ma alla forza. Bisogna dunque che in certo modo preesista il costume proprio della virtu', che ama il bello ed e' nemico del turpe. L'avere poi sin da giovane una retta educazione alla virtu', e'cosa difficile, se non si e' allevati sotto leggi siffatte; infatti, il vivere con moderazione e con fermezza non e' cosa piacevole ai piu', e specialmente ai giovani. Percio' bisogna che siano regolati con le leggi l'allevamento[l'educazione] e le occupazioni..." (Etica Nicomachea, 1179 a-b, tr. it. A. Plebe, Laterza, 1965, pp. 283-4). A. R.

Anonimo ha detto...

“La vita mistica è caratterizzata dalla presa di coscienza della presenza dentro di sé del Dio vivente, il Dio dell’amore. Come tale essa non è il risultato di uno sforzo, perché l’uomo è incapace di accedervi con le sue sole proprie forze. Essa è un dono divino.

Ma tale dono non può essere conseguito se non si marcia speditamente e con pazienza sul duro sentiero della preghiera, se non ci si impegna a compiere, fedelmente, giorno per giorno, la volontà di Dio, se non si consente a svelare (o riconoscere) la propria profonda miseria e non si rinuncia definitivamente a compiacersi di se stessi; soprattutto, se non si crede ostinatamente nell’amore del Padre, accettando le purificazioni di questo amore”.

E a questa esperienza dell’unione mistica con Dio siamo chiamati tutti, come afferma il Catechismo Universale (n. 2014):

“Il progresso spirituale tende all’unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama mistica, perché partecipa al mistero di Cristo mediante i sacramenti – i santi misteri – e, in lui, al mistero della santa Trinità. Dio chiama tutti a questa intima unione con lui, anche se soltanto ad alcuni sono concessi grazie speciali o segni straordinari di questa vita mistica...”.

Le esperienze propriamente mistiche sono quindi un dono di Dio. Ma come tutti i doni di Dio anche questo è impegnativo: richiede a tutti pazienza e l’impegno duro nella lotta quotidiana per il bene (ascesi); un dono da mantenere e meritare ancora “portando la propria croce”, nella ricerca e nel compimento pieno di amore della volontà di Dio. Come hanno fatto i Santi.

La Parrocchia virtuale è un dono, ma la costruzione dell'edificio spirituale passa anche all'impegno della conoscenza personale. In questo modo ci sarebbe "coesione mistica", unità, non percezioni "distorte". Don Elia, grazie.

Luisa ha detto...

È stato rimproverato a chi si è permesso(!) di fare una lettura critica, o anche solo di fare qualche osservazione, di far prova di tifoseria e rigidità, di sostenere che "anche che gli asini volano per amore cieco della propria squadra".
Ebbene mi sia permesso di dire che a far prova di quel tipo di tifoseria sono coloro che sembrano non accettare che si possa avere una lettura critica di certi contributi in questo caso quello di don Elia, quello sì è far prova di rigidità e tifoseria.
Come ha detto Rosa basta andare a rileggere i testi precedenti di don Elia per rendersi conto di quello che ho chiamato cambiamento di tono, se non conosco il motivo di quel "revirement" negare che esiste non mi sembra corretto.
Come ho già detto, don Elia stesso ha sentito il bisogno di precisare che
"non è, questa, una ritirata nel sentimentalismo sotto la spinta di chissà quali pressioni,..."
dunque lui stesso è consapevole che il suo nuovo tono, certe sue parole, potevano sorprendere e suscitare presso chi lo legge da tempo una certa perplessità.

La redazione ha detto...

Il punto è che evidentemente alcuni commentatori non hanno letto nemmeno il post, si limitano ad ululare al modernista e basta.

Ora esce che avremmo insegnato che la dottrina di Gesù è eccessiva.
dal Quore: che vadano a quel paese.
tutto tempo perso

Non hanno nemmeno il principium individuationis di ciò che è stato scritto in palese,
hanno letto altro, qualcosa che risiede solo nelle loro paure

e comunque chi fa così ha questa immaturità spirituale: guardano solo agli uomini e non a Dio.

Ora per una mezza parola (mal) intesa, sono subito in agitazione
passano dalla stima all'accusa
si chiedono se anche don Elia li abbia "traditi" e abbia tradito o la Messa Vo o la Tradizione.
Sarà la luna piena...

Anonimo ha detto...


Chi si firma "La Redazione ha detto" non sembra pero' essere la Redazione del blog, cioe' Mic.
Uno pseudonimo di questo tipo non crea confusione?

mic ha detto...

Mic non esaurisce tutta la Redazione del blog. Ovvio che se 'passa' uno scritto del genere non l'ho scritto io, ma un redattore e lo condivido.