venerdì 11 dicembre 2020

In Vaticano si torna a discutere della figura del "papa emerito" - Maria Guarini

Qui tutti gli articoli sui 'due papi' a partire dall'abdicazione di Benedetto XVI nel 2013. Potete consultare molti degli interventi e riflessioni sulla controversa figura del 'papa emerito'. Qui tutti i suoi interventi dal 'recinto di Pietro'. Di seguito alcune osservazioni essenziali sul riproporsi della questione.

In Vaticano si torna a discutere della figura del "papa emerito"

In questi giorni gli organi di stampa [qui] hanno dato rilievo ad uno scritto del card. Pell che, in un libro di memorie in cui ripercorre anche le sue recenti vicende giudiziarie terminate con la piena assoluzione, ha riflettuto su alcune anomalie che il caso Ratzinger ha fatto affiorare, visto che contrariamente a Celestino V egli continua a indossare l'abito bianco, a firmare come "Benedictus XVI Papa emeritus", ad abitare "nel recinto di san Pietro", e a farsi chiamare "Santità e Santo Padre"... Per l'ex prefetto della Segreteria per l'Economia, l'emerito dovrebbe svestirsi della veste bianca, essere escluso dall'assemblea cardinalizia e "non insegnare". Invece Benedetto XVI in questi sette anni e mezzo ha rotto il silenzio in molte occasioni [vedi]. Una delle più clamorose quando, ad esempio, ha ribadito il suo fermo "no" all'abolizione del celibato sacerdotale [qui - qui - qui].  Anche in quest'occasione si sottolineava la necessità di "nuove regole per il papato emerito". Il punto è che non viene messo in discussione il "papato emerito"; ma lo si vuole silenziare... Anche perché, nel caso di Ratzinger, i suoi interventi non sono stati sempre all'unisono col suo successore  [ad esempio qui - qui]. Ed è questa la pecca intollerabile dalla Curia attuale.

La figura del papa emerito
Joseph Ratzinger ha creato la figura del pontefice emerito, ma la novità introdotta rappresenta un'anomalia perché si tratta di un inedito, non normato né canonicamente né teologicamente, che certo cambia la fisionomia del Papato e appare coerente al suo afflato conciliar-modernista che ha potuto indurlo a vedere il papato come una funzione. Lo dimostrerebbe l'uso, nell'abdicazione, della formula "ingravescente aetate" coniata da Paolo VI per il pensionamento dei vescovi... fatto salvo l'emergere di altri elementi che al momento non ci è dato conoscere. 
Lo stesso Benedetto XVI, tempo fa, ha risposto senza rispondere sul perché della sua scelta, in una lettera [qui] destinata al cardinal Walter Brandmüller e alle sue obiezioni e sollecitazioni in ordine al pontificato emerito [qui - qui], nell' intento di evitare "confusione" e render chiaro erga omnes che il Papa è uno solo ed è Francesco. 
Un altro aspetto interessante è emerso in occasione della Dichiarazione di mons. Gänswein sulla istituzione del «Papa emerito» [qui] nella quale - come "Fine del vecchio, inizio del nuovo" - venne fuori il  ministero allargato con un membro attivo e uno contemplativo. Anche in quella circostanza non sono mancate le mie osservazioni [qui].
Colgo l'occasione per rispolverare quanto già da me osservato sulle lettere di Benedetto. che poi sono risultate due [qui]:

Indizi e perplessità
Le lettere di Ratzinger rivelano molte più cose rispetto al contenuto scarno ed essenziale. Il dato per me più rilevante è che Benedetto XVI sostanzialmente non risponde alle questioni poste dal Card. Brandmüller in termini dottrinali [qui - qui]. Nelle due lettere egli si esprime sommariamente con l'ulteriore difesa della sua decisione che confronta col piano di emergenza di Papa Pio XII (1876-1958) di dimettersi dal papato per evitare di essere "arrestato dai nazisti".
Basandoci su questo esempio potremmo chiederci se, da chi e in che termini Benedetto si sentisse minacciato. Ricordando anche le sue parole nel corso della Messa d'inaugurazione del pontificato: "Pregate per me perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi". E abbiamo constatato che di lupi, interni ed esterni (automaticamente spariti nei confronti del suo successore) egli era di fatto circondato. Il giornale tedesco sopra citato Bild riporta l'affermazione di un esperto vaticanista, Armin Schwibachche, secondo il quale per "lupi", Benedetto probabilmente intendeva la rete di dignitari ecclesiastici di alto rango che in Vaticano hanno creato un sistema e abusi di potere e ai quali si sentiva incapace di far fronte". Fino ad oggi non abbiamo che una marea di indizi, anche piuttosto pesanti [vedi elenco delle imposizioni subite durante il pontificato riportate in questo articolo] ma, soprattutto nella nostra posizione, non possiamo trarre alcuna conclusione certa. 

Tracce vaticansecondiste
Tuttavia, tornando all'esempio di Pio XII, che predispose una lettera di dimissioni da far valere qualora i tedeschi fossero arrivati da lui per arrestarlo, non dimentichiamone lo scopo esplicitato ai suoi più stretti collaboratori: "Quando i tedeschi varcheranno quella linea, non troveranno più il papa ma il cardinal Pacelli". Ma per Benedetto XVI non è stato così. Non ha mai pensato - e lo conferma in una delle lettere - di poter tornare ad essere "il cardinal Ratzinger". Era e rimane sua ferma convinzione che della sua elezione a papa c'è qualcosa che resta "per sempre". Solo che, nonostante sia stato interpellato da Brandmüller sulla necessità di motivazioni teologiche e canoniche, non ne fornisce alcuna. Ma in realtà, se teniamo conto della sua mens vaticansecondista, non ne sente alcun bisogno. Infatti, la soluzione dell'enigma la troviamo nella riforma conciliare che ha trasformato la percezione che ha di sé la Chiesa e la 'pastorale' che ne consegue in senso sacramentale e carismatico, de-istituzionalizzato, col passaggio da una Chiesa, vista come gerarchica e come società perfetta, a una Chiesa vista come comunione di fratelli [qui]; il che oppone la carità al diritto, la comunione alla gerarchia, la potestà d’ordine alla potestà di giurisdizione. (Con gli organismi Sinodali che trasformano la Chiesa Una in un corpo policentrico. La recente Episcopalis communio, su cui dovremo approfondire ma i cui prodromi nell'attuale pontificato abbiamo già colto qui, ne è il culmine). 
Siamo al cuore stesso della definizione teologica del primato papale. Se con Tommaso (Summa Th., 2-2ae, q. 39, a. 3) teniamo presente la distinzione tra potestas ordinis e potestas iurisdictionis, riconosciamo che la prima, che deriva dal sacramento dell’ordine, presenta un carattere indelebile e non è soggetta a rinuncia in virtù del character indelebilis dell’ordine sacro. La seconda, istituita da Cristo iure divino, ha natura giuridica e, non recando impresso il carattere indelebile proprio dell’ordine sacro, può venir meno in caso di eresia, rinuncia o deposizione. 
Il primato del papa non è sacramentale ma giuridico. Invece, se si parte dal presupposto che l’essenza del Papato è nel potere sacramentale di ordine e non in quello supremo di giurisdizione, il Pontefice non potrebbe mai dimettersi (il "per sempre" sostenuto da Benedetto XVI); se lo facesse, perderebbe con la rinuncia solo l’esercizio della suprema potestà, ma non la potestà stessa, che sarebbe indelebile come l’ordinazione sacramentale da cui scaturisce. Il neo-magistero fluido e transeunte non definisce né fissa le norme, si manifesta attraverso la prassi.
La temuta, perché constatata, ambiguità vatican-secondista di Ratzinger ci porterebbe a questa conclusione. Tuttavia, chissà se ci sarà dato vedere altre ragioni nel ginepraio? (Maria Guarini)

41 commenti:

Anonimo ha detto...

O.T. solo apparente su Bergoglio, Great Reset, Rotschild e compagnia cantante. Brevemente: il VdR bacia i piedi di padroni di potentati africani, si lancia nelle braccia dell'altissima finanza di ispirazione schiettamente anticristiana, stipula joint ventures come se fosse il CEO di un'azienda della Silicon Valley invece che il Capo della Cristianità. Nel contempo, ovviamente, mostra di disprezzare il proprio gregge e, cosa sommamente grave, anche il Messaggio di cui deve trasmettere il deposito. Un enigma? Mica tanto! Soldi, ecco la risposta. Sono almeno 50 anni che il Vaticano per la vile pecunia sguazza nella cronaca più clamorosa: un Pontefice è stato ucciso, un altro ha dato credito a associazionibe personaggi non limpidissimi (Macial, Escriva' ecc.) pur di finanziare il rubizzo Lech, vescovi e cardinali, con storielle (o meglio storiacce) omo e/o etero debbono sovvenzionare i propri pupilli...quindi cosa si fa? Semplice: la Grande Prostituta. Ma in cambio, i vari milionari stranieri cosa chiedono alla Chiesa? Di dismettere la propria funzione evangelica per diventare una Onlus, anzi una SPA. E dietro? Dietro c'è una mia ipotesi, quasi altrettanto choccante: Bergoglio negozia con i Paperoni non solo per sé, ma anche pro Conte. Ecco perché ormai Stato e Chiesa sono mutanda e camicia. Perché sono entrambi sotto scacco economico da parte dei nemici della Chiesa. Aspettiamo il Giudizio divino su coloro che hanno ridotto la Chiesa di Dio, dal Suo interno, in questo modo. Dello Stato e dei governanti è persino superfluo parlarne ancora.

tralcio ha detto...

Questo articolo mi porta a un paragone più profano, ma sempre roba grossa: le elezioni USA.
Da qualche tempo non ci si può più stupire di nulla: è tutto imbrogliato o imbrogliabile.
Tutto è finito in un frullatore di realtà per uscirne trasformato come Fregoli o Brachetti.
E' noto chi il falsario per antonomasia e il nostro tempo ce lo presenta davvero scatenato.
Ciò premesso, il papato non si sottrae alle bombe mistificatorie cadute ed esplose ovunque.
Il rifugio, il luogo sicuro, non può essere la forma, il diritto canonico o l'istituzione.
L'unico rifugio, come al momento della croce, resta il cuore. Il Sacro Cuore.
Idem per chi cantando andava in preghiera incontro alle fauci dei leoni a stadio esultante.
Ritengo che la mossa di Papa Benedetto sia inspiegabile nei canoni delle logiche normali.
Si spiega con qualcosa di soprannaturale che Dio ha messo in quel cuore, nel ruolo di Papa.
Quella sì, una grazia di stato. Perché è Dio, non l'uomo, a dire quando e come sia il modo.
Non siamo in tempi normali, ma la vittoria è di Dio. Il falsario e omicida è un perdente.
La figura inedita del Papa emerito dice che è inedito il tempo in cui la Chiesa combatte.
In fondo di fronte all'eterno illusionista è decisiva la capacità di smascherarlo.
A chi paragonare questa generazione? Alla confusione, alla mistificazione, all'assurdo.
La sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie. Il vangelo di oggi.

Anonimo ha detto...

Se è stata permessa questa 'stranezza' evidentemente le coscienze di tutti in Vaticano, erano molto più che nere, ivi compresa quella del segretario personale, poi qualcuno mi dovrà pur spiegare come mai Bergoglio aveva acquistato un biglietto di sola andata prima del conclave del 2013, alla faccia delle disposizioni dei papi precedenti, forse sapremo una mezza verità quando Benedetto 16° tornerà alla casa del Padre, se ancora è qui, ovvio che Dio ha ben altri progetti, a noi mortali non accessibili.

Anonimo ha detto...

http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2016/06/discorso-di-benedetto-xvi-nel-65esimo.html

Vale la pena ritornarci.
Dopo 4 anni si capiscono meglio certi commenti (ad esempio quelli sull'indirizzo di omaggio).

Anonimo ha detto...

OT
"Nella laicissima Francia...quella che non teme di affrontare la decapitazione dei suoi insegnanti a scuola e quella dei suoi fedeli in chiesa pur di rivendicare il diritto a pubblicare vignette offensive su Dio e Maometto...l’ente pubblico di diffusione radiofonica accetta pubblicità (pagate profumatamente) solo se dallo spot viene censurata la parola «cristiani»...perché «i messaggi pubblicitari non devono contenere alcun elemento che possa scioccare le convinzioni religiose, filosofiche o politiche degli ascoltatori»."

Anonimo ha detto...

Questa storia è tutta umana, a mio parere.

Anonimo ha detto...


Ne sapremo di più (forse) quando Benedetto XVI tornerà alla Casa del Padre..

Quando finirà, mi chiedo, questo scorretto modo di esprimersi oltretutto
offensivo per Nostro Signore. Appena moriamo lo decide Lui se mandarci
alla Casa del Padre, direttamente o via Purgatorio, o all'Inferno e per
sempre. Non lo decidiamo noi, dove andrà l'anima di chi muore.
Questa dizione è in realtà il frutto di uno dei tanti errores in fide
disseminati nella Chiesa dal Vaticano II in poi. E cioè: che non c'è
più il giudizio individuale dopo la morte, si va in pratica tutti
"alla Casa del Padre" perché l'Inferno, se c'è, è vuoto. È vuoto
perché un Dio buono come il nostro non può mandare nessuno all'Inferno.
È il cristianesimo-pappa del cuore, caramelloso, fasullo, iniziato
dalla bonomia a buon mercato venduta al ritaglio e all'ingrosso da
papa Giovanni XXIII.
Z.

Anonimo ha detto...


A mio avviso Mic ha colto un punto essenziale nella visione di Ratzinger

In particolare nell'ultimo paragrafo, quello delle "tracce vaticansecondiste", dove illustra molto bene, io credo, la nozione che Ratzinger ha del papato; una nozione, bisogna dirlo subito, che non coincide con la visione tradizionale poiché vuol fare del papato una sorta di sacerdozio a sé, o supersacerdozio, visto che per lui imprimerebbe un carattere indelebile come nel caso (appunto) dell'ordinazione sacerdotale. Errore. Cristo risorto non conferì a Pietro un sacerdozio particolare rispetto a quello degli Apostoli. Come sacerdote di Cristo, Pietro era uguale agli altri Discepoli, se li consideriamo appunto come consacrati dal Signore. A Pietro diede solo il potere di governare da solo su tutta la Chiesa : "Pasci le mie pecore" (Gv 21, 17). Il Pastore, anche nella tradizione ebraica, era il simbolo del reggitore, del goveernante, del re (vedi dizionari biblici vari). IL potere del Papa è quindi di giurisdizione su tutta la Chiesa, una giurisdizione particolare,ovviamente, che comprende anche il potere di insegnare come sommo dottore e teologo della Chiesa.
L'errato nuovo modo suo personale di intendere il papato è alla radice di questa bislacca figura del Papa Emerito, un incubo fonte di infinita confusione e nello stesso tempo simbolo della stessa, con l'immagine stralunata dei due papi.
Questa inaccettabile visione del papato, così ben illustrata da Mic, secondo me si spiega, almeno in parte, anche con la sua inaccettabile visione della Chiesa come "Chiesa eucaristica", condivisa anche da GPII, che ci ha scritto sopra un'enciclica. La Chiesa, ha scritto Ratz. nel 1963 : "Con Corpus Christi la Chiesa viene descritta come la comunità di coloro che celebrano insieme la cena del Signore.." ove la Cena (dell'assemblea) rende presente il mistero pasquale ossia la morte, resurrezione, gloria del Signore, con tanti saluti per il significato propiziatorio della Messa, che è quello fondamentale, ossia la Croce non la Gloria.
PP

Anonimo ha detto...

Si torna a discutere? C’è poco da discutere, mi pare...

Anonimo ha detto...

Una vita, una fede, un lavoro 'né carne né pesce'.

gsimy ha detto...

Il fine propiziatorio della Santa Messa però è pari e intimamente congiunto al fine di glorificare la Trinità attraverso la ripresentazione sacramentale della Passione, Morte e Risurrezione del Signore
Tanto che il venerabile Canone,che tanto esprime bene l'offerta a Dio del Sacrificio della Messa per il nostro bene, parte con una lode al Padre e termina con una glorificazione della Trinità (e lo stesso fanno anche le altre preghiere Eucaristiche)

Anonimo ha detto...

Bislacca figura del papà emerito?
Non ha colto la profondità del pensiero di Tralcio che attribuisce allo SS questa singolare situazione, visto che avrebbe messo qualcosa di soprannaturale nel cuore di Ratzinger.
Codice Canonico e tutto il resto possono andare a farsi benedire.
La motivazione non è molto diversa da quella che attribuiva allo SS la rottura della legalità conciliare. Del resto si sa che lo Spirito soffia dove vuole ed alcuni sono bravissimi a farlo soffiare dove dicono loro.

Gederson Falcometa ha detto...

"Ratzinger ha del papato; una nozione, bisogna dirlo subito, che non coincide con la visione tradizionale poiché vuol fare del papato una sorta di sacerdozio a sé, o supersacerdozio, visto che per lui imprimerebbe un carattere indelebile come nel caso (appunto) dell'ordinazione sacerdotale. Errore".

Caro PP,

Sappiamo che Paolo VI usava l'Ephod del sommo sacerdote giudeo. Sarà che questa visione sbagliata del papato bom trova radice nel giudaismo?

Un santo Natale a te, Mic e a tutti i lettori del blog

tralcio ha detto...

Agli occhi di molti passanti il problema a mezzogiorno del venerdì santo era risolto.
Gesù era in croce, esposto al ludibrio di molti semplici curiosi e di acerrimi avversari.
Scendi dalla croce e ti crederemo. E così i sacerdoti. Lo insultavano anche quelli crocifissi con lui, almeno uno. Poi si fece buio e il vangelo non dice se abbiano cambiato parere. Dei pochi rimastigli accanto sotto la croce non è riferita alcuna azione ardita o eroica.

Paragonare Benedetto XVI a Gesù è troppo e lui per primo, umile com'è, non lo desidererebbe. Anche paragonarlo a Maria o a Giovanni lo troverebbe terribilmente a disagio. Lui è Pietro e si dispone ad essere crocifisso a testa in giù, per testimoniare l'indegnità del paragone.

Lo fa nel silenzio, lo stesso che trattenne Paolo per rispetto del sommo sacerdote (At 23,5) onorandone la dignità, senza condividerne né pensiero né opere. L'affidarsi veramente a Dio in certi frangenti è difficile da digerire, scandalizzando Giuda fino al tradimento e Pietro al rinnegamento, dopo aver farneticato di difendere Gesù (Dio) con la spada.

Maglio tacere, come l'Immacolata, colei che schiaccia il capo del serpente. Oggi non è tempo di vincere con le carte bollate o con gli eserciti: è tempo di premere il calcagno della più astuta delle bestie, mostrando la superiorità della sapienza di Dio. Perciò lascio l'amaro sarcasmo a chi non ha ancora realizzato che il buio sceso sulla terra ci riguarda tutti, non solo i crocifissori. E che è certo che Cristo risorge per chi lo ha nel cuore amando davvero tutti anche il nemico. Se quest'ultimo va all'inferno la scelta è sua.

Guido Misainen ha detto...

La mia impressione "a pelle" è che Ratzinger abbia "subìto" le dimissioni, per cui l'abito bianco, il titolo, etc, sono una sorta di compensazione, di "contentino" che, bontà loro, gli è stato concesso.
Su chi sono i "loro" ci sarebbe tanto fa disquisire.

jn ha detto...

Concordo con l'anonimo ore 13 e con la sua ironia. Non è una posizione corretta quella di chi dice: "non siamo in tempi normali". Buona scusa per tutte le ardite iniziative fuori da ogni morma! E chi ha il criterio per giudicare se i tempi siano normali o meno, fin da Adamo ed Eva ? In questo modo qualsiasi abuso - senza alcun limite - verso il Depositum Fidei oppure verso il Diritto Canonico, la sacra Liturgia,la retta pastorale ecc... TUTTO diventa possibile e fattibile! basti pensare allo scempio apostatico iniziato con Assisi 1986, senza possibilità di obiezioni e correzioni ! In nome della fraternità-uguaglianza che ha aperto la strada alla pachamama in San Pietro ??
NON esiste allora più una verità oggettiva rivelata da Dio stesso e IMMUTABILE! Panta rei! e in nome delle segrete e PERSONAlissme ISPIRAZIONI, TUTTO È PERMESSO E SI AUTOPROMUOVE come "firmato dal Cielo". Ma fin dalla Chiesa delle origini vediamo che non è cosi che si procede : ricordiamo l'ATTO DOVUTO di correzione fatto da S. Paolo a S. Pietro. E vicino a noi, quello di mons. Lefebvre di fronte al disastroso deragliamento conciliare ai danni della Messa di sempre e del Sacerdozio cattolico.
Lezioni di RADDRIZZAMENTO da non dimenticare mai !

Da Libero quotidiano ha detto...

Che bisogno c’è di attaccare ADESSO l’anziano papa  Ratzinger e togliergli, da moribondo, le prerogative che ha conservato per sette anni?

Non è un po’, indelicato, quantomeno? Non si potrebbe aspettare la sua dipartita per simili riflessioni?

La risposta fornita da alcuni critici dell’attuale pontificato è scioccante: l’operazione sarebbe volta a spogliare Benedetto XVI della veste pontificale prima che trapassi, altrimenti si sarebbe costretti a celebrare un imbarazzante funerale “da papa”, in talare bianca, dando credito a chi lo ha sempre riconosciuto come unico, legittimo pontefice.

Tuttavia, l’uscita del card. Pell ha fatto esultare gli antibergogliani portando alla luce una questione spinosissima che, da anni, costoro cercavano di porre al centro del dibattito. Che possa essere proprio un larvato assist in loro favore?  

Ma restiamo ai fatti oggettivi e vediamo quali spiegazioni “ufficiali” vennero fornite, all’epoca, sulla questione dell’abito bianco.

Nel febbraio 2014, un anno dopo le dimissioni, giunse al vaticanista Andrea Tornielli una lettera firmata da Benedetto dai toni insolitamente secchi e assertivi per lo stile diafano e adamantino di Josef Ratzinger: «Il mantenimento dell’abito bianco e del nome Benedetto è una cosa semplicemente pratica. Nel momento della rinuncia non c’erano a disposizione altri vestiti. Del resto porto l’abito bianco in modo chiaramente distinto da quello del Papa. Anche qui si tratta di speculazioni senza il minimo fondamento».

Quindi: Benedetto XVI aveva gettato via tutte le sue vecchie talari da cardinale; vi era così tanta fretta che in tutta Roma non si è trovato un sarto ecclesiastico per noleggiare od acconciare una veste nera al papa dimissionario; nemmeno un anno dopo, Benedetto si è fatto rifare una talare da cardinale nera filettata di rosso.

Per chi fosse insoddisfatto di queste spiegazioni, restano sul campo altre due ipotesi.

Papa Benedetto, in realtà, ha un debole per il bianco e, magari, per questioni di stile, proprio non se ne è voluto distaccare. Forse non ha esperienza del significato dei simboli ecclesiastici, così come non conosce molto bene il latino, visto che compie degli errori grammaticali anche nei documenti ufficiali. Magari non era molto lucido o le sue “debolezze” e il suo attaccamento emotivo ai titoli, alle vesti e alle prerogative papali sono più forti del suo amore per la chiesa e per la chiarezza del suo ruolo. Probabilmente a lui non importa più di tanto che un miliardo e 300.000 cattolici siano frastornati dalla presenza di due papi vestiti di bianco, di due Pontifex, due Santi Padri, due inquilini del Vaticano etc.

E’ triste, ma purtroppo è impossibile non registrare un radicale mutamento della personalità di Benedetto dalle dimissioni in poi: da teutonico, scrupolosissimo, sapientissimo guardiano della fede - come è sempre stato conosciuto - sembra divenuto un prelato svagato, poco preparato sul diritto canonico, amante delle ambiguità,  zoppicante in latino e dominato da una fortissima nostalgia per gli orpelli pontificali. Gli scherzi dell’età?

Da Libero quotidiano ha detto...

...segue
La seconda ipotesi, quella sollevata dai religiosi “contro” è, invece, che Benedetto, de facto, ha sempre continuato a comportarsi da papa, in modo del tutto coerente, perché non si è mai dimesso realmente. Si è condotto secondo quanto aveva scritto nelle sue dimissioni fasulle nelle quali “dichiarava di rinunciare” (non “rinunciava”) al ministerium, ovvero all’esercizio pratico, ma non al munus, all’incarico divino, di fatto, forse, nominando un vicario, un aiutante, ma restando papa a tutti gli effetti.

Le dimissioni invalide - secondo questa ipotesi - scritte appositamente con grossolani errori di latino per attirare l’attenzione, si sarebbero dovute al fatto che, come ventilato in varie sfumature da alcuni vescovi e cardinali (Negri, Lenga, Gracida, Viganò…), Ratzinger sarebbe stato costretto a dimettersi da quella Mafia di San Gallo di cui scriveva il mai smentito cardinale Danneels, e avrebbe ricevuto pressioni anche con il blocco dei conti bancari tramite codice Swift voluto dal clan Obama-Clinton, realmente avvenuto.

Ma allora come si spiega la lettera del 2014 sopra citata inviata al giornale?

Gli è che se Ratzinger fosse stato sottoposto a una detronizzazione forzata,  qualsiasi suo atto, successivo alle dimissioni e in supporto di Francesco (così come anche la lettera inviata a Tornielli) potrebbe non essere del tutto farina del suo sacco o fatto in seguito e, in ogni caso, non-credibile.  

Queste le ipotesi: ognuno si faccia la propria idea.

Tuttavia, la recente uscita del card. Pell rischia di dare forza proprio ai sostenitori di questa ultima tesi. Volontariamente o involontariamente?

Anonimo ha detto...


Replica:

-- il fine propiziatorio della S. Messa però è pari e intimamente congiunto al fine di glorificare la Trinità attraverso la ripresentazione sacramentale della Passione, Morte e Resurrezione del Signore.

Direi di no, guardando al Catechismo Maggiore di san Pio X:

623, D. Perché GC ha istituito la santissima Eucaristia? R. ...per tre principali ragioni: 1. perché sia sacrificio della Nuova Legge; 2. perché sia cibo dell'anima nostra; 3. perché sia un perpetuo memoriale della sua passione e morte, ed un pegno prezioso dell'amor suo verso di noi, e della vita eterna.
625. D. Quali effetti produce in noi la sant.ma Eucaristia? R. ..in chi la riceve degnamente..: 1. Conserva ed accresce la vita dell'anima etc.; 2. rimette i peccati veniali e preserva dai mortali; 3. produce spirituale consolazione.
626. La sant.ma Euc. non produce in noi altri effetti? R. Sì..altri tre effetti: 1. indebolisce le nostrer passioni..2. accresce in noi il fervore della carità verso Dio e verso il prossimio e ci aiuta ad operare in uniformità ai desideri di GC; 3. ci dà un pegno della gloria futura e della stessa risurrezione del nostro corpo.

IL "pegno" della gloria futura è all'ultimo posto della lista.

Nella anàmnesi o ricordo della morte di Cristo recitata dall'Officiante con le braccia distese si dice: "Unde et memores, Domine, nos servi tui, sed et plebs tua sancta, eiusdem Christi Filii tui Domini nostri tam beatae Passionis, nec non et ab inferis Resurrectionis, sed et in coelos gloriosae AScensionis: offérimus etc" = "Laonde, o Signore, anche noi tuoi servi, come altresì il tuo popolo santo, ricordando la beata passione del medesimo Cristo tuo Figliuolo, nostro Signore, nonché la sua Resurrezione dagl'inferi, ma anche la sua gloriosa ascensione in cielo...". La successione delle preposizioni è significativa: memores...tam...nec non..sed etiam..
Nella Messa NO il mistero pasquale mette tutto sullo stesso piano per spostare l'origine della Chiesa dalla Pentecoste (che illuminò i soli eletti) all'Eucaristia, un'Eucaristia intesa come mistero pasquale aperto a tutti per così dire, in modo da poter fare le "messe ecumeniche" oggi imperversanti.
PP

Anonimo ha detto...

Il cardinale Pell - notoriamente ratzingeriano - pone con rispetto assoluto per BXVI questioni serie da proiettarsi nel futuro. Andrebbe ascoltato con attenzione. Ma soprattutto, chi ha autorità e competenza, dovrebbe dare risposte.

Anonimo ha detto...

Un grazie a pp sempre molto preparato ed esauriente, restano i fatti pubblici: perchè i cardinali vanno sempre da Benedetto XVI? Perchè nei primi anni le comparizioni pubbliche erano doppie? Ricatti, programmazioni anticipate,errori di testo, possibile manipolazione di testi, conclave con forzature secondo quanto riferito da Bergoglio alla giornalista che ne parlò.....una somma di errori?

Anonimo ha detto...

https://www.diesirae.pt/2020/12/volta-se-discutir-no-vaticano-figura-do.html

Volta-se a discutir, no Vaticano, a figura do “Papa emérito”

Anonimo ha detto...

https://www.aldomariavalli.it/2019/01/24/ci-potranno-essere-due-chiese-quella-profezia-di-padre-julio-meinvielle/

Anonimo ha detto...

''Benedetto XVI come teologo, si configura come uno dei più accaniti picconatori del papato.'' da Radiospada

Anonimo ha detto...

Benedetto ha riconosciuto mille volte Francesco. Tutto il resto è conseguenza della gran confusione teologica e canonica - tra ambiguità, mezze implicite eresie, ammiccamenti d'apostasia, errori di valutazione pastorale e culturale - di cui sono responsabili tutti i capi della Chiesa dalla morte di Pio XII a oggi. Fissarsi su Benedetto "presunto Papa", quando lui stesso lo ha negato mille volte - significa fare il gioco del nemico. Non solo i modernisti sono malati ma sono malati anche tutti quei conservatori e tradizionalisti che non vogliono vedere che tutti i capi della chiesa attuale sono tutti sostanzialmente d'accordo. Questa cecità si chiama paura della verità. Abbiate il coraggio di chiamare il matrimonio di Erode con Erodiade adulterio! Tutti hanno paura di perdere la testa ma la verità è la verità. rdv

Pulex ha detto...

Il probleme di radice e l'introdduzione da Paolo VI di vescovi emeriti. Se noi abbiamo tali in pressochè tutti le diocesi, era da aspettare, che questo accadrà anche a Roma. I vescovi che sono nunzi, capodicasteri, ausiliari, tutti hanno diocesi titolari "in partibus infidelium". Gli Emeriti invece no. Rimangono "nel recinto" di sui successori.

Anonimo ha detto...

Pur augurando a Sua Santità il Papa emerito di arrivare a 120 anni, sono, comunque sia, curioso di vedere cosa sarà dei ''Ratzinger-boys'', una volta che questi saranno diventati orfani.

Anonimo ha detto...

Il super/sacerdozio include iniziazioni esoteriche?

Le iniziazioni esoteriche diventano forse supersacerdozio, mentre le locuzioni, le bilocazioni, le visioni dei Santi con tutti gli altri doni della GRAZIA devono essere valutate dai monsignori del supersacerdozio?

Ecco il problema, da una parte Padre Pio, dall'altra i monsignori iniziati, cioè la FEDE e la tecnica che non distingue tra sincerità ed ipocrisia.

Allora anche i loro guardiani sono iniziati. Soldi, iniziazione(potere) e sesso. Di male in peggio.

Attenzione, perché questa tentazione è una delle più sottili e pericolose, non a caso vi sono caduti mille e più componenti della gerarchia ecclesiastica. ATTENZIONE.

I Salmi imprecatori alle 15.30, proponeva oggi un amico di Blondet. Per me qualsiasi preghiera va bene, ma prendiamo un impegno, un'ora precisa e insieme. Ormai abbiamo l'acqua alla gola.

tralcio ha detto...

Il cristianesimo, riportandolo alla radice, è semplice: stare o andarsene.
Da dove? Dalla croce.
Il buio, calato sulla scena, è per tutti. Per chi gongola e per chi piange.
La luce del risorto, il terzo giorno, riguarderà chi, come la corredentrice, è rimasta.
La misericordia di Dio attende però anche i convertiti: dal ladrone a San Paolo.
Duemila anni di cristianesimo raccontano di questa dinamica, nei modi più differenti.
Stare sotto o sulla croce in silenzio richiede umiltà, anche nei più sapienti o importanti.
In tutto questo Benedetto XVI richiama all'ordine. Restando.
Preghiamo con lui per chi è meno sapiente e si crede più "furbo".
La misericordia di Dio attende tutti, ma Giuda è stato atteso invano. Era andato altrove.

Anonimo ha detto...


# Gederson Falcometa

Grazie per gli auguri di un Santo Natale,
che vivamente ricambio.
Sull'ephod che Paolo VI avrebbe indossato non saprei
che dire, onestamente.
Un'origine forse giudaica nella peculiare concezione
del papato da parte di Benedetto XVI ma anche
degli altri Papi "conciliari"?
Non saprei, forse sarebbe un tema da approfondire.
Il Papa come il Sommo Sacerdote, che praticava da solo
il sacrificio nel Tempio?
I Papi da Roncalli in poi, più che il Sommo Sacerdote
ricordano l'Arcivescovo di Canterbury, quello anglicano,
al tempo di Marx un gentiluomo che professava un cristianesimo
umanitario, ragionevole, tollerante, deista, compassionevole...
Perché ho citato Marx? Perché mi è venuta in mente
una sua feroce battuta, quando scrisse (cito a memoria)
che la differenza tra Napoleone il Grande e Napoleone III
era la stessa che poteva intercorrere tra il Sommo
Sacerdote Samuele e l'Arcivescovo di Canterbury.
Un caro saluto,
PP

Anonimo ha detto...

https://www.lunico.eu/presepe-osceno-vogliono-zittire-ratzinger-ma-e-bergoglio-che-deve-dimettersi/?fbclid=IwAR0aCxT8TPNsMn1GNGZW8MPAqOGQ07hCdJaN_XYa-rCVgSqVUbgMOjF3Bms
Un articolo sui 2 papi e sul fatto che il vero è solo il primo.

Anonimo ha detto...

I dolori del giovane Josef.
«In un'epoca di cattolicesimo veramente globale che è quindi diventato veramente cattolico, la Chiesa deve adattarsi sempre di più. Perché non tutte le regole possono essere ugualmente applicabili a tutti i Paesi. Soprattutto, la liturgia come specchio di unità deve essere anche espressione appropriata di particolari caratteristiche culturali».
Questo passo fa parte del famoso "Discorso di Genova" dell'arcivescovo di Colonia cardinal Frings del 20 novembre 1961.
Autore del discorso il professor Josef Ratzinger.
Meno male che poi papa Benedetto in molte cose ha modificato la propria posizione, tuttavia è chiaro che qui sembra di sentire parlare qualcuno che ben conosciamo (sapete di chi parlo).
Solo sapendo da dove parte il veleno possiamo trovare l'antidoto.
Per comprendere certe cose che avvengono oggi, bisogna cercare le loro radici. E le radici vanno cercate negli anni sessanta. cioè nel Concilio Vaticano II e nel modernismo che dominava le élite teologiche della Chiesa in epoca pre-conciliare.

https://rorate-caeli.blogspot.com/2020/12/rorate-exclusivenew-biography-describes.html

Anonimo ha detto...

Una nuova autorevole biografia di Papa Benedetto XVI scritta da Peter Seewald descrive in dettaglio l’importante ruolo svolto dall’allora professor Joseph Ratzinger prima e durante il Concilio Vaticano II. La sua influenza ha contribuito a determinare un cambiamento rivoluzionario della direzione, del tono e degli argomenti del Concilio. Ad esempio, è stato in grado di cambiare la presentazione del concetto stesso della Chiesa delle fonti della Rivelazione, ha contribuito a sopprimere un testo conciliare separato sulla Madonna, si è opposto a uno “spirito anti-modernista” ed era a favore di un più ampia utilizzo delle lingue vernacolari durante la Santa Messa. Come ha affermato lo stesso Seewald in una recente intervista: Ratzinger ha aiutato il “progresso del Modernismo nella Chiesa” e “è stato sempre un teologo progressista”.

gsimy ha detto...

In primis il 'laonde' può anche diventare un più comprensibile 'perciò', in quanto l'Unde è una particella di connessione logica con ciò che viene prima
E tradurre 'memores' con ricordare è sbagliato, nonché favorisce apertamente l'eresia condannata dal Concilio Tridentino secondo cui la Messa è solo una 'semplice memoria' esclusivamente psicologica e vuota della Croce. Un più pulito 'fare/celebrare il memoriale' è molto meno ambiguo

Ma veniamo al dunque: a mio avviso l'anamnesi non vuole contrapporre e accentuare la Passione rispetto alla Resurrezione e all'Ascensione, ma solo introdurre i tre eventi gradualmente. Il Canone arcaico del De Sacramentis poi i tre esplicitamente sullo stesso piano

Anonimo ha detto...

Con il mio post sul ruolo del giovane professor Ratzinger nella scalata al potere del modernismo nella Chiesa non intendevo ovviamente fare un atto di accusa generale nei confronti di Josef Ratzinger - come ho scritto, ha modificato molte delle sue posizioni di allora - bensì individuare la radice di tutti i nostri mali presenti, appunto nel modernismo che dominava in teologia dagli anni quaranta in poi, culminato nel Concilio Vaticano II, che sebbene in tono più annacquato ha confermato tutto questo - l'annacquare i toni non ha impedito a chi ha gestito il Concilio, vale a dire l'ala modernista, ad attuarlo senza tali annacquamenti, per poi giungere al momento in cui i modernisti hanno preso il potere nella Chiesa, sette anni e mezzo fa.
Dobbiamo essere coscienti del fatto che soprattutto dopo questi ultimi sette anni e mezzo - Dio solo sa quanto dureranno ancora - non torneremo alla sana e pura dottrina e alla vera Chiesa se non con il nostro sangue.
Ricordiamoci che risponderemo davanti a Dio per le anime che si sono perse perché non abbiamo fatto nulla.
Guido Villa su Fb

Anonimo ha detto...


# gsimy, replica

La S. Messa di Rito Antico si chiama anche Santo Sacrificio, no? Forse la Resurrezione è un sacrificio? O non ne è forse il risultato, il premio? quando andiamo a Messa, partecipiamo in voto al rinnovamento incruento del Santo Sacrificio, ossia della Crocifissione, o al rinnovamento della sua Resurrezione e Ascensione? Non per nulla il Novus Ordo utilizza il termine "render presente": il Mistero Pasquale renderebbe presenti tutti e tre i momenti, Passione e Morte, Resurrezione, Ascensione, messi sullo stesso piano ma il risultato finale è stato quello di intendere la Messa in questo modo: "la Chiesa fa memoria del Signore Risorto mettendo in una comunione viva e reale i suoi figli con Dio uno e trino" - Conf. Episc. Emil. e Romagna, EDB BO, 2000, opusc. 'Islam e Cristianesimo', p. 30). Ma sembra ovvio che non possono esser resi presenti allo stesso modo: la morte viene soprannaturalmente rinnovata in modo incruento dal sacerdote officiante, gli altri due eventi solo ricordati e quindi resi presenti nella nostra testa. Non c'è un differenza sostanziale?
Ora, questa differenza sembra mantenuta nella gradazione di particelle dimostrative che troviamo nel latino della anamnesi. INfatti, il testo dice: memores tam beatae passionis nec non et ab inferis Resurrectionis, sed etiam et in coelos gloriosae Ascensionis, offerimus... Nella edizione del Messale OV del 1962 che posseggo, il tam non viene tradotto. Ma sul Georges-Calonghi trovo: t a m , usato da solo, è "particella dimostrativa senza correlazione [senza quam] per indicare un grado molto elevato". IL suo significato è chiaramente rafforzativo: quid tu tam mane? così di buon'ora? cur tam tempore? così presto? (Cic.), esempi dal vocabolario. Quindi: anche come semplice ricordo, in un passaggio del rito, la Passione sembra occupare una posizione più forte : "ricordando la così beata passione e così pure la sua Resurrezione dagli Inferi ma anche la sua gloriosa Ascensione..".
Certo, sulle sfumature filologiche si può discutere all'infinito. Il punto essenziale è questo, a mio modesto avviso: la nozione inaccettabiale di mistero pasquale che, partendo da una sostanziale equiparazione dei tre momenti, ha finito con il privilegiare la Resurrezione, cambiando il significato della Messa, che ora costituirebbe il fondamento di una "Chiesa Eucaristica", dove l'Eucaristia è quella del mistero pasquale, Messa praticabile anche da acattolici e non cristiani. L'importante era oscurare la Croce poiché la Croce è il segno di contraddizione che mostra il vero cristianesimo.
PP

Anonimo ha detto...

Joseph Aloisius Ratzinger

Anonimo ha detto...


Un pensiero del Santo Curato d'Ars sulla Messa.

"Tutte le buone opere riunite non equivalgono al santo Sacrificio della Messa, poiché esse sono opere degli uomini e la Messa è l'opera di Dio. Al confronto il martirio non è nulla: è il sacrificio che l'uomo fa a Dio della propria vita, la Messa è il sacrificio che Dio fa all'uomo del proprio Corpo e del proprio sangue".
[a cura di PP]

Anonimo ha detto...

https://www.corriere.it/cultura/20_dicembre_16/benedetto-xvi-biografia-l-enigma-ragioni-una-scelta-storica-187bce6c-3fc8-11eb-9f6f-456640d4d5ac.shtml

Anonimo ha detto...

Per facilitarne la comprensione, a chi è a digiuno di lingua latina, preciso la differenza che corre tra "munus" e "ministerium".
La parola munus può avere diversi significati tra questi: dono, ufficio, incarico.
Con ministerium al contrario si indica il servizio prestato, l'opera, l'esercizio attivo.
Ora il canone 332 § 2 del Codice di diritto canonico prevede che il romano pontefice possa rinunciare al suo ufficio e la parola usata in questo caso è appunto "munus".
Mentre in passato al romano pontefice era sufficiente pronunciare la parola "rinuncio", con il codice attualmente in vigore egli deve chiaramente rinunciare al "munus Petrinum". Come si può leggere qui sotto, nel testo letto da Benedetto XVI l'11 febbraio 2013, egli quando parla del suo incarico in effetti usa il lemma "munus". Quando però arriva al dunque Benedetto XVI dice di rinunciare al "ministerium" ovverosia all'esercizio attivo.
Fr. Alexis Bugnolo in pratica sostiene che Benedetto XVI abbia rinunciato all'esercizio attivo dell'incarico, non al dono, all'incarico (il munus) che Cristo ha conferito a Pietro.

http://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2013/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20130211_declaratio.html

Anonimo ha detto...

Purtroppo Bugnolo non è frate nè, mi pare laureato in diritto canonico. E questo si vede dal suo argomentare. Purtroppo non è quello che adduce l'argomento determinante. Circa la questione del termine "munus" e "ministerium", infatti, il cardinale Péter Erdö, autorevolissimo canonista e storico del diritto, in un saggio dedicato proprio alla complessa chiarificazione della nomenclatura afferente alle funzioni da assolversi nella Chiesa (e questo lo scriveva nel 1989) - una chiarificazione reclamata altresì dai padri riuniti nel Sinodo dei Vescovi del 1987 - scriveva: “Ministerium, munus et officium sunt vocabula non parva ex parte synonima”, sinonimi tra l’altro soggetti a notevoli oscillazioni nel tempo, al di sotto dei quali “latent quaestiones de potestate et de participatione in exercitio potestatis in Ecclesia, necnon de societate christifidelium in muneris Christi etc.”, si celano, cioè, questioni articolate e complesse. Si è potuto allora desumere che la problematicità creatasi dopo il Concilio a proposito della funzione pubblica e della nozione di ufficio trova particolare riscontro attraverso il fluttuante impiego di nozioni come "munus", "ministero" e "ufficio" così in dottrina come nei testi ufficiali della Chiesa: recenti studi hanno, infatti, messo in rilievo che tali nozioni non trovano univoco contenuto sia nei due Codici di diritto canonico latino del 1917 e del 1983 sia nei documenti del Concilio Vaticano II, e che spesso risultano espressioni usate indistintamente in uno stesso contesto.

Il nocciolo della questione, dunque, circa l'invalidità della rinuncia non è in quel termine, ma è altrove e cioè nella concezione del papato - erronea - che aveva ed ha Ratzinger.