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martedì 23 gennaio 2024

Italia: “una società di sonnambuli e ciechi”

Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.
Italia: “una società di sonnambuli e ciechi”

Lo scorso dicembre, il Censis pubblicava il suo Rapporto annuale sulle tendenze economiche e sociali in Italia. Le conclusioni sono molto più cupe delle previsioni più pessimistiche: “Il Rapporto ritratta una società di sonnambuli, ciechi dinanzi ai presagi”[1].

Leggiamo nel Rapporto: “Molte scie, ma nessuno sciame (…) una direzione, ma pochi obiettivi (…) il ripiegamento in piccole patrie e piccole rivendicazioni, la vitalità ridotta, la scarsità di traguardi (…) i meccanismi di promozione e di mobilità sociale usurati (…) il rallentamento dell’economia certifica una nuova fase di incertezza (...) La società italiana sembra affetta da un sonnambulismo diffuso”.

Al centro di questa terribile situazione c’è la crisi della famiglia e il conseguente calo della natalità.

Dal Rapporto emerge che, nel 2040, le coppie con figli scenderanno al 25,8% del totale, mentre le “famiglie” composte da una sola persona aumenteranno fino a 9,7 milioni (37%). Di queste “famiglie monogenitoriali” (sic), oltre il 60% sarà composto da anziani, che dovranno così affrontare da soli i loro ultimi anni: “Gli anziani saranno sempre più senza figli e sempre più soli”.

Il calo della natalità è favorito dal declino del matrimonio. Oggi solo il 52% delle coppie italiane sono sposate. La tendenza è verso l’estinzione del matrimonio. Tra cinque anni la maggioranza delle coppie saranno semplicemente “conviventi”. Ciò, secondo il Rapporto, tende a indebolire il senso dei doveri coniugali e, quindi, la volontà di avere figli.

Un ulteriore fattore è l’aumento dei divorzi e delle separazioni. Mentre negli anni Ottanta si contavano meno di 20.000 separazioni l’anno, ora se ne contano quasi 100.000. Ciò naturalmente smorza il desiderio di avere figli, visti come un problema anziché come una risorsa.

Mentre il tasso di natalità crolla, la popolazione invecchia. Nel 2040 il 34% della popolazione italiana sarà composta da anziani, di cui il 10,3% avrà problemi di disabilità, senza nessun famigliare che li assista.

Il Rapporto Censis fotografa una popolazione che sta scivolando in una sorta di depressione collettiva. Mentre le aspettative di vita diminuiscono, una sensazione di paura si impadronisce degli animi: “L’84,0% degli italiani teme il clima impazzito. (…) Il 73,4% ha paura che i problemi strutturali irrisolti del nostro Paese provocheranno nei prossimi anni una crisi economica e sociale molto profonda. (…) Per il 70,6% i rischi ambientali, quelli demografici e quelli ora connessi alla guerra provocheranno un crollo della società, favorendo la povertà diffusa e la violenza. (…) Il ritorno della guerra spettacolarizzata dai social media ha alimentato una paura ulteriore: la metà degli italiani ora teme che l’Italia non sarebbe in grado di difendersi militarmente nel caso di un attacco da parte di un Paese nemico”. E via di questo passo.

Da qui la diagnosi: “La società italiana sembra affetta da un sonnambulismo diffuso, precipitata in un sonno profondo del calcolo raziocinante che servirebbe per affrontare dinamiche strutturali, di lungo periodo, dagli effetti potenzialmente funesti”.

“Di fronte a presagi così cupi – prosegue il Censis – i pochi indicatori economici positivi non riescono a gonfiare le vele affinché la nave possa salpare. Il sonnambulismo non colpisce solo le classi dirigenti, ma è un fenomeno diffuso tra la maggioranza silenziosa degli italiani”.

Le rilevazioni del Censis coincidono con quelle dell’Istat[2]. Secondo lo Statistiche Report del 26 ottobre 2023: “Nel 2022 è proseguito il trend discendente della natalità. Il numero delle nascite diminuisce ulteriormente dell’1,7% rispetto al 2021, confermando il trend iniziato nel 2008. La popolazione italiana è in sistematica diminuzione. Dal 2008, il tasso di natalità è diminuito del 31,8%”.

Secondo l’ISTAT, questa diminuzione della natalità è dovuta a “cambiamenti strutturali nella popolazione femminile”. Tanto per cominciare, oggi ci sono meno donne in età fertile (15-49 anni) rispetto al passato. I nati durante il cosiddetto baby-boom hanno ormai superato l’età riproduttiva. E quelli nati durante il baby-bust diminuiscono ogni anno. Un secondo fattore è il ritardo della maternità. Mentre i baby-boomer iniziavano ad avere figli poco più che ventenni, ora la soglia si è spinta verso la metà o la fine dei trenta. Pertanto, l’Italia è scesa a un tasso di natalità di 1,19, che è la metà di quello che sarebbe necessario solo per mantenere la popolazione.

Sia il Censis che l’Istat mostrano che nel 2050 l’Italia avrà perso quasi 5 milioni di persone, l’equivalente delle sue due principali città: Roma e Milano.

Il Bel Paese sta rapidamente raggiungendo il punto di non ritorno, cioè una situazione in cui, anche se tutte le donne fertili riprendessero ad avere figli, la tendenza al ribasso non può più essere invertita: “Le donne in età fertile diminuiranno, creando una barriera oggettiva e insormontabile a ogni tentativo di invertire il calo della natalità”.

Questa rapida diminuzione della popolazione avrà conseguenze disastrose per la società italiana nel prossimo futuro. Con meno giovani che pagano le tasse e più anziani che ricevono sussidi, l’intero sistema di welfare – orgoglio della società moderna – crollerà, a cominciare dalla sanità pubblica. Le persone vanno in pensione sempre più tardi e ricevono retribuzioni sempre più ridotte. I giovani oggi sanno che dovranno lavorare di più e guadagnare di meno. Con i prezzi alle stelle diventa sempre più difficile vivere con la sola pensione.

Dal 2000, la diminuzione della popolazione nativa è stata in parte bilanciata da un rapido aumento dell’immigrazione e da un alto tasso di natalità tra gli immigrati, soprattutto musulmani. Dal Rapporto Censis emerge che anche questa tendenza mostra segni di esaurimento. Tuttavia, la sostituzione della popolazione italiana continua, poiché arrivano sempre più immigrati, mentre sempre più italiani lasceranno il paese per cercare una vita migliore altrove.

Cerchiamo ora di interpretare questi numeri.

Sembra chiaro che la Modernità stia crollando. Quel brave new world proposto sulla scia dei “miracoli” economici del secondo dopoguerra, basato sul progresso scientifico e tecnologico senza fine, sulla ricchezza diffusa e sull’intrattenimento illimitato, un mondo forgiato sotto l’egida della libertà e del piacere, si avvia al tramonto. Un altro mondo, fatto di tumulto, ansia e dolore sta sorgendo. Il diavolo non dà mai ciò che promette.

Il Rapporto Censis parla di un mondo le cui “strutture e identità si stanno sgretolando”, rendendo le persone, soprattutto i giovani, “vulnerabili e spaventate”. Ben il 64% dei giovani afferma di “non contare nulla nella società”. In altre parole, non trovano posto nella Modernità.

L’ultimo grande progetto dei leader mondiali – la globalizzazione – è fallito. Dal Rapporto Censis emerge che il 69,3% degli italiani ritiene che la globalizzazione abbia portato più problemi che benefici, mentre l’84% pensa che avranno una vita peggiore rispetto ai loro antenati. L’esatto contrario di ciò che la Modernità prometteva.

Alla radice di questa situazione c’è una profonda crisi morale, e quindi religiosa. Ai giovani non si insegna più che “la vita dell’uomo sulla terra è una milizia” (Giobbe, 7,1). L’uomo non ha solo diritti ma anche, e direi soprattutto doveri. Uno di questi è “siate fecondi e moltiplicatevi” (Gn 1,28), cioè sposatevi e abbiate figli. Il matrimonio e la genitorialità portano molteplici soddisfazioni. Esiste però l’altro lato. La vita matrimoniale non è facile, avere figli non è semplice, educarli a volte non è comodo. Nel corso dei secoli, però, l’uomo ha sempre assunto questo compito con entusiasmo, largamente compensato dalle gioie della vita familiare.

Per aiutarci a compiere questi doveri, oltre ai nostri istinti (come quello materno) Dio ci ha dato la grazia divina, che illumina la nostra intelligenza, fortifica la nostra volontà e tempera le nostre passioni. E questa va ricercata attraverso la preghiera e la frequentazione dei Sacramenti. Ecco l’unica via d’uscita da questa crisi.

Finché si proporranno soluzioni appena materiali per frenare la crisi demografica – meno tasse, più incentivi sociali e così via – si toccheranno i rami e non la radice del problema. È necessaria una conversione religiosa.
Julio Loredo - Fonte
__________________________
[1] CENSIS, 57° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2023.
[2] https://www.istat.it/it/files/2023/10/Report-natalita-26-ottobre-2023.pdf

11 commenti:

Anonimo ha detto...


Ma chi le vuol sposare le donne di oggi, che vanno in giro con l'ombellico scoperto e la braghetta aderentissima sul pube e le natiche, scostumate e arroganti come non mai, convinte che, poiché siamo tutti uguali, tutto quello che fa l'uomo deve poter fare anche la donna, a cominciare dai vizi? Mogli e madri, queste? SEmbrano fatte apposta per promuovere nell'uomo i peggiori difetti, innanzitutto effeminandolo.
La questione morale, i rapporti del Censis non la affrontano mai, per forza di cose.
Bisogna cominciare col rompere l'ipoteca femminista sulla società, tornare a proibire alle donne di fare tante attività, per le quali peraltro non sono tagliate...
VAllo a dire a Giorgia Meloni, per tacere della sua opponente piddina, la lesbica convivente in faccia a tutti noi...
VAllo a dire al papa Francesco, che non fa altro che riempire di donne la Chiesa gerarchica, contro tutta la tradizione della Chiesa.

Una cosa che il rapporto del Censis non dice: tra dieci anni quanti saranno i musulmani in Italia,in base alla media della presente invasione? Per impadronirsi del potere e sottometterci non sono comunque già in numero sufficiente?
Non c'è fiducia nel futuro anche perché manca l'ideale della Patria, di una patria unitaria da difendere: in 60 anni di antifascismo il patriottismo è stato eroso ed eliminato, sostituito dalle ideologie democratiche o comuniste o catto-comuniste o neo-illuministe (via VAticano II) e infine da quelle parimenti antiitaliane di tutta la galassia neo-legittimista e tradizionalista, quella che ci ammorba col mito fesso delle "piccole patrie" da restaurare cioè della gretta e faziosa Italia municipale da far risorgere dal regno dei morti. Anzi è già risorta da tempo.
Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
Meglio una guerra che sparigli tutto o cadere sotto il dominio musulmano?
ar







ar

E la lotta degli agricoltori? ha detto...

I soldi non si coltivano e non si mangiano, il riso sì!
Evviva il riso, fuori dai piedi queste pericolose banche!

Anonimo ha detto...

#patriottismo eroso.
Come cattolico non avverto tutta questa libidine patriottica. Mi sento cattolico prima che italiano. E non nutro particolare amore per uno stato laico e massone nonché anticristiano.

Gz

Anonimo ha detto...

Ho qui, di fronte a me un testo di IRC per le scuole medie. In copertina c'è una bella ragazza seduta in posizione yoga. Il testo è narrato in prima persona dal Pianeta TERRA . Il battesimo è presentato come un caso particolare del grande valore dell'acqua. La religione di cui si parla più diffisamente è l'ISLAM .

Anonimo ha detto...

Viva le piccole patrie, ricominciamo dal basso a mettere sabbia nell'ingranaggio e incominciamo a fare fronte comune contro l'ecumenismo caro al CVII con il suo mieloso buonismo verso le false religioni, come le sette protestanti, giudaiche e le maomettane.

Gz

mic ha detto...

Le "piccole patrie" è un tornare indietro rispetto all'unità nazionale (tardiva rispetto agli altri Stati e non ancora consolidata).
D'altronde noi non ci indentifichiamo con lo stato ma con quell'insieme delle "piccole patrie", così armonico e ricco di eccellenze in vari campi, unico rispetto ad altre realtà nonostante i campanilismi non ancora spenti...

Anonimo ha detto...


"Come cattolico me sento prima cattolico che italiano.."

Quale può essere il significato esatto di quest'affermazione? Che, sul piano morale, viene prima la legge di Dio, come insegnata dalla Chiesa nei secoli (sino al Vat II escluso), e poi quella dello Stato italiano. E non solo: la fede e la morale devono prevalere anche sui vincoli consuetudinari e di parentela.
Su questo significato possiamo essere tutti d'accordo.
Ma l'autore anonimo va oltre. Sposta il discorso sul piano politico.
Non si sente legato ad uno Stato "laico e massone nonché anticristiano". Conclusione: dissolviamo questo Stato, cominciando a far prevalere le "piccole patrie".
Replica: le "piccole patrie", dette anche "nazionalità spontanee" sono eufemismi che nascondono e neanche tanto bene il riapparire dell'antico spirito campanilistico e municipale italiano, una delle cause principali di tutti i nostri secolari guai. È l'antica Italia preunitaria che rinasce dalle sue ceneri, non nelle sue qualità, peraltro smarrite da tempo, ma nei suoi peggiori difetti, a cominciare dalla faziosità politica e dalla mediocrità della concezione della vita.
Lo Stato italiano non si può dire anticristiano nella sua Costituzione, nonostante sia laico di impostazione, avendo accettato i Patti Lateranensi. Una soluzione di compromesso. Si tratta di rifondarlo su valori esplicitamente cristiani non di distruggerlo.
Ai cattolici "tradizionalisti" sembra mancare il senso dello Stato, in generale - una grave lacuna, che appare impossibile da colmare.
Per la verità manca anche ai cattolici liberali.

Anonimo ha detto...


Manca loro, ai tradizionalisti, anche il senso di una Patria comune, costituita dall'Italia, una patria comune non solo sul piano culturale o religioso - comune anche come società e Stato. Per "patria" intendono solo la c.d. "piccola patria" del campanile di casa loro.
Una concezione che più meschina non potrebbe essere.
Volano sempre basso, come i piccioni pronti ad esser impallinati dal primo cacciatore di passaggio.

Anonimo ha detto...

Prendo atto del rischio di "volar basso come piccione da impallinare...", secondo quanto sentenziato dal nostro patriota illuminato delle 20:29 del 24/1.
E so di poter contare su tutti i patrioti illuminati che faranno certamente fronte comune contro le derive dei fondamentalisti verdi fuori e rossi dentro, che ammorbano le sulfuree stanze di Bruxelles e di qualche nostra regione assatanata (la grassa Emilia Romagna che adotta il reddito di cittadinanza per gli agricoltori che smetteranno di seminare i propri terreni, un modo surrettizio per importare maggiori porcherie dall'estero, dai c.d. paesi "in via di sviluppo").
E so parimenti di poter contare sulla forza di volontà di codesti patrioti illuminati per ripulire, con le prossime elezioni, le suddette stanze di Bruxelles e per aspirare ad uno Stato migliore, meno statalista e parassitario.

Diego B. ha detto...

Forse alcuni ideali appartengono ormai al passato e sono come dei fantasmi che ancora sono tra noi in attesa che noi "vivi" li si possa liberare da ciò che li incatena a questa realtà. E questo pur ammirando sia tali ideali ma soprattutto coloro per i quali si sono sacrificati per essi e che oggi ci consentono di essere italiani (nonostante tutti i nostri difetti).
Aggiungo che mi sento "cittadino del mondo" anche se ovviamente le differenze tra stati ci sono e sono reali e resteranno tali. Questo non vuol dire omologarsi a un'unica cultura e/o religione ma capire che ci sono delle differenze (è ovvio) ma che queste non pregiudicano la capacità dell'uomo di vivere insieme ai propri simili e per un cristiano essere da esempio per poter chiamare gli altri, dopo il battesimo, fratelli. Per me le battaglie per cui impegnarsi sono altre: lotta all'aborto, al gender, alla deriva della Chiesa, lotta per la famiglia. Certo, se attaccati dobbiamo difenderci perché di gente malvagia in giro ce n'è parecchia. Ma la vita scorre con una potenza primiginea e folle sarebbe cercare di canalizzare una tale forza con schemi e soluzioni del passato. Va compreso e salvaguardato il principio, la sua applicazione contingente sarà consequenziale.
L'alternativa è uno scoramento che porterà alla depressione cronica (per l'individuo) e al disfattismo auto-distruttivo (per la collettività).
Preghiamo, facciamo digiuni e penitenze, e addestriamo lo spirito alla lotta così come un soldato professionista addestra il corpo e la mente.
Una guerra spirituale ha molte affinità con una materiale in quanto in primis richiede addestramento costante e severo.
Come un coscritto fuggirà davanti all'orrore dei compagni d'armi smembrati sul campo di battaglia, chi affronta una battaglia spirituale senza addestramento fuggirà davanti ai demoni che assalteranno il suo cuore.

Anonimo ha detto...


Ma il "tradizionalista doc", quello che non si sente italiano perché considera incompatibile l'italianità con la cattolicità, a meno che l'italiano non sia "volgo disperso che nome non ha",
quello non si oppone a nessuna deriva, sia essa emilianoromagnola o altra, per il semplice motivo che lui a votare non ci va.
E se putacaso vince le elezioni la mostruosa sinistra attuale, tanto meglio, per lui, così l'Italia potrà finalmente sparire, esser di nuovo ridotta ad espressione geografica.