Il Calvario ci dice che Dio ha sacrificato il suo unico Figlio perché possiamo essere strappati dal mondo di peccato e, trasformati in Lui dalla grazia che discende dalla Croce, piacere a Dio, e quindi essere salvati. La Santa Cena senza il Calvario, ci dice che Dio viene in mezzo a noi; che quindi siamo importanti, che la nostra vita e la vita del mondo è essenziale, che la natura è tutto, visto che Dio è venuto a servirla con la sua presenza; ecco il Naturalismo servito, anche se con un contorno devozionale. È davvero la vittoria del Sacramento svuotato di vita, iniziata da Lutero e dai suoi compagni. Di seguito una riflessione che ci riporta nella verità cattolica. Qui l'indice della Liturgia ai tempi di Leone XIV che sembra considerare l'unica espressione della lex orandi il NO.
Perché la messa non è l'ultima cena?
La distinzione tra il pasto storico della Pasqua e il Sacrificio perpetuo della Messa è fondamentale per comprendere il passaggio dall'Antico Patto al Nuovo. Mentre l'Ultima Cena si svolgeva all'interno dell'ambientazione temporale di una Pasqua, la liturgia della Messa Tradizionale latina non è una tentativo di "rifare" quel pasto o di mantenere vivo il rituale domestico ebraico in forma cristiana. Invece, la Pasqua servì come "ora" cronologica che segnalava la fine del vecchio ordine, permettendo a Cristo di trasformare il concetto di sacrificio stesso.
La Messa è fondamentalmente la presentazione del Sacrificio della Croce, evento distinto dal Seder. Mentre il Seder era una ripetitiva, annuale commemorazione di un esodo passato, la Messa è la rappresentazione, la realizzazione del presente, di un singolo, irripetibile evento cosmico: l'immolazione dell'Agnello di Dio sul Calvario.
Questa separazione è più visibile nella struttura della Messa Tradizionale latina, che evita l'atmosfera domestica di una cena comune a favore dell'atmosfera formale e gerarchica del santuario del Tempio. Il parroco non fa da padrone di casa a tavola ma da mediatore presso un altare del sacrificio.
Il rinvio della quarta Coppa (1) sulla croce funge da pausa definitiva dalla Pasqua; terminando la "coppa" rituale attraverso la sua morte, Cristo ha effettivamente chiuso il libro sulla vecchia Pasqua.
La Messa, quindi, non porta avanti la Pasqua come un pasto; piuttosto, prende il "sangue del patto" che la Pasqua prefigura e lo applica all'altare. La liturgia si concentra interamente sulla vittima e sul sacerdote, assicurando che l'attenzione resti sulla soddisfazione per il peccato e l'adorazione di Dio, piuttosto che sulla rievocazione storica di una festività ebraica.
Di conseguenza, i primi cristiani e gli apostoli non vedevano il loro culto come un "Seder Cristiano”. Lo vedevano come l'"Offerta Pura" che sostituì i sacrifici animali del Tempio.
Il Canone Romano identifica gli elementi non come vino e pane festivo, ma come hostiam puram, hostiam sanctam, hostiam immaculatam: una vittima pura, santa e immacolata. Questa lingua è strettamente sacrificale e appartiene al regno della corte interna del Tempio, non alla sala da pranzo di famiglia.
Sottolineando il Sacrificio della Croce come un eterno "ora", la Messa trascende i confini storici della Pasqua. Si erge come una realtà liturgica unica che non guarda indietro all'Egitto, ma verso l'effettivo spargimento del sangue di Cristo, reso misticamente presente sull'altare per dare grazia ai vivi e ai morti.
_______________________
1. Anche il Vangelo di Luca dice espressamente che il vino viene consacrato dopo il pasto. Dunque possiamo individuare nella coppa che Gesù consacra quella che ogni ebreo benediceva, e benedice tuttora, con particolare solennità, a chiusura del pasto rituale e che significava il vino dei tempi messianici.
(Targum del Poema delle quattro notti, un antico testo rabbinico che si trova nella traduzione aramaica del Pentateuco “Targum – Codex Neofiti I”. Sono le notti che identificano i momenti salienti della Storia della Salvezza: la notte della Creazione; La notte dell'Alleanza; la notte della Liberazione (l'uscita dall'Egitto); la notte della Resurrezione
(Targum del Poema delle quattro notti, un antico testo rabbinico che si trova nella traduzione aramaica del Pentateuco “Targum – Codex Neofiti I”. Sono le notti che identificano i momenti salienti della Storia della Salvezza: la notte della Creazione; La notte dell'Alleanza; la notte della Liberazione (l'uscita dall'Egitto); la notte della Resurrezione

18 commenti:
Dio, in Egitto, ordinò a ogni famiglia di Israele di scegliere un agnello maschio nato nell'anno, senza difetti (Es 12,5; Lev 22,20-21). L’agnello era ucciso al declinare del sole, curandosi di non rompere alcun osso. Un po’ di sangue dell’animale era sparso sull’architrave e sugli stipiti della porta di casa.
Nel Nuovo Testamento l'agnello pasquale veterotestamentario si salda con Gesù Cristo agnello (1Cor, 5,7). Il Battista riconosce Gesù come agnello di Dio (Gv 1,29 e Gv 1,36) e Pietro collega Es 12,5 con il Cristo “Agnello senza difetto e senza macchia” (1Pt 1,19), ricollegato a Eb 4,15 per l'immacolatezza dal peccato.
Nel libro dell’Apocalisse, Gesù si identifica con un Agnello che pareva essere stato immolato (Ap 5,6). Ma lo è fin dalla fondazione del mondo (Ap 13,8 e 1Pt 1,20). Apocalisse (19,7-9) celebra le nozze definitive dell'agnello e beato chi vi è invitato.
Gesù fu crocifisso il 14 nisan all'ora in cui si sacrificano gli agnelli a memoria della pasqua dell'uscita dalla schiavitù di Egitto. I credenti hanno simbolicamente sparso il sangue sacrificale di Cristo sui loro cuori e così sono sfuggiti alla morte eterna (Eb 9,12-14).
L'agnello del sacrificio è vittima (ostia), ma cagione di salvezza e trionfatore.
Nella Tradizione ecclesiale Maria è ricordata come "agnella di Dio" (ufficio delle letture del giovedì santo, Melitone di Sardi: “Egli è l’agnello che non apre bocca, egli è l’agnello ucciso, egli è nato da Maria, agnella senza macchia”); e poi specialmente è detta "agnella" dall'ordine domenicano. Maria ha partecipato da cooperatrice alla redenzione (Agostino, De Sancta Virginitate, 6), che ricorda la realtà subordinata, ma congiunta della Madre al Figlio redentore, facendola partecipe del mistero della croce, con gli stessi sentimenti.
Nella santa Messa siamo lì.
Non è una cena, è il 14 nisan.
Tuttavia è l'alfa e l'omega, sub specie aeternitatis.
E' Dio all'opera.
«Non possiamo votare sulla resurrezione di Gesù».
Il card. Woelki non parteciperà all'ultima Assemblea sinodale.
Il porporato di Colonia ritiene che il cammino sinodale sia terminato per lui...
Si può, anzi si deve, mantenere la fede ad onta di questi sciagurati chierici e del loro cammino sinodal-conciliare. Nessun dialogo, nessun confronto è possibile con loro, perché sono totalmente ottenebrati, accecati, bolliti, e tutte le nostre sagge, doverose argomentazioni le userebbeto contro di noi, carichi di livore e di rancore come sono contro la Chiesa Cattolica. Così diceva anche quel blogger nel commento di ieri. Speriamo in un prossimo intervento diretto da Lassù, perché il loro odio li condurrà inevitabilmente alla violenza. LJC Catholicus
.
Scusate, ma che senso ha questo thread? Chi avrebbe mai affermato che la Messa è semplicemente l’Ultima Cena? La Messa non è la “rievocazione” di un episodio passato: è la Santa Cena, il banchetto escatologico e, soprattutto, la *riattualizzazione sacramentale del Mistero Pasquale di Cristo. La Chiesa non ha mai insegnato che la Messa coincida con l’Ultima Cena, ma che in essa si rende presente — in modo sacramentale e reale — l’unico sacrificio pasquale del Signore. Il Concilio Vaticano II – *Sacrosanctum Concilium* 47:«Il nostro Salvatore, nell’Ultima Cena, istituì il Sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, per perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce.». Catechismo della Chiesa Cattolica «Nella Messa si perpetua il sacrificio della Croce; Cristo è realmente presente sotto le specie del pane e del vino.». Catechismo della Chiesa Cattolica 1329. Tra i nomi della celebrazione eucaristica: “Cena del Signore”, in riferimento all’Ultima Cena, ma anche Sacrificio, Frazione del pane”, “Assemblea eucaristica”, “Banchetto pasquale”. Catechismo della Chiesa Cattolica 1402. Nell’Eucaristia la Chiesa è già unita alla liturgia celeste e anticipa la vita eterna. L’Ultima Cena è l’evento storico in cui Cristo ha istituito l’Eucaristia. La Messa è l’atto liturgico in cui quell’istituzione si compie sacramentalmente e si rende presente il sacrificio pasquale.Il linguaggio della Chiesa è chiaro: la Messa non è una “ricostruzione” dell’Ultima Cena, ma la presenza sacramentale dell’unico sacrificio di Cristo, orientata al compimento escatologico.
Intanto cito dall'esame critico di Ottaviani e Bacci rivolto a Paolo Vi:
"Cominciamo dalla definizione di Messa che si presenta al par. 7, vale a dire in apertura al secondo capitolo del Novus Ordo: «De structura Missæ».
«Cena dominica sive Missa est sacra synaxis seu congregatio populi Dei in unum convenientis, sacerdote præside, ad memoriale Domini celebrandum(2). Quare de sanctæ ecclesiæ locali congregatione eminenter valet promissio Christi “Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ibi sum in medio eorum” (Mt. 18, 20)».
La definizione di Messa è dunque limitata a quella di «cena», il che è poi continuamente ripetuto (n. 8, 48, 55d, 56); tale «cena» è inoltre caratterizzata dalla assemblea, presieduta dal sacerdote, e dal compiersi il memoriale del Signore, ricordando quel che Egli fece il Giovedì Santo.
Tutto ciò non implica: né la Presenza Reale, né la realtà del Sacrificio, né la sacramentalità del sacerdote consacrante, né il valore intrinseco del Sacrificio eucaristico indipendentemente dalla presenza dell'assemblea (3). Non implica, in una parola, nessuno dei valori dogmatici essenziali della Messa e che ne costituiscono pertanto la vera definizione. Qui l'omissione volontaria equivale al loro «superamento», quindi, almeno in pratica, alla loro negazione (4)...."
A domani il resto.
Intanto, sull'enfasi tutta conciliare "mistero pasquale", vedi qui
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2013/08/enfasi-su-una-nuova-concezione-del.html
Guardate che vi sbagliate: la messa non è l’Ultima Cena. La Chiesa non ha mai affermato questo, né lo afferma oggi. La messa è la santa cena, come la chiama San Paolo in 1 Cor 11,20–29. Inoltre, la Didaché contiene preghiere eucaristiche in forma di cena. San Giustino Martire, nell’Apologia, descrive la celebrazione come memoriale della Cena; Ambrogio, nel De Sacramentis, propone una mistagogia centrata sui gesti dell’Ultima Cena; Agostino parla dell’Eucaristia come banchetto del Corpo di Cristo. Dunque, considerarla santa cena non è certo un’invenzione moderna, ma anche la riattualizzazione del mistero pasquale, cioè di tutta la vita di Cristo: passione, morte, resurrezione e glorificazione.La messa non è solo la riattualizzazione del sacrificio di Cristo ma di tutta la sua vita.
Voi affermate che la Messa sia solo la ripresentazione del sacrificio della croce di Cristo. Ma questa non è la dottrina cattolica tradizionale. Prima ancora del Vaticano II, la Chiesa ha sempre insegnato che l’Eucaristia è il memoriale dell’intero Mistero Pasquale: passione, morte, risurrezione e ascensione del Signore. Basta leggere il Canone Romano, che risale ai primi secoli: nell’“Unde et memores” la Chiesa ricorda «la beata passione, la risurrezione dai morti e la gloriosa ascensione». Non è una formula moderna: è la liturgia antica. Se la Messa fosse solo la croce, perché il Canone includerebbe risurrezione e ascensione nel cuore dell’offerta? Anche i Padri della Chiesa lo confermano. San Giovanni Crisostomo afferma che nell’Eucaristia si offre «sempre lo stesso Agnello… non morto, ma vivente». Sant’Ireneo dice che l’oblazione cristiana «annuncia la risurrezione». Sant’Agostino spiega che il sacrificio cristiano è il Corpo di Cristo risorto, di cui noi siamo membra. Tutti parlano del Cristo vivente, non di un morto. Lo stesso Magistero preconciliare è chiarissimo. Pio XII, in Mediator Dei (1947), afferma che il sacrificio eucaristico è inseparabile dalla risurrezione di Cristo. Pio X, nel Catechismo Maggiore, insegna che nella Messa si offre Gesù Cristo «risorto e glorioso». E il Concilio di Trento, citando la Lettera agli Ebrei, ricorda che il sacerdote eterno è Cristo che «vive sempre per intercedere».
La ragione è semplice: non si può separare la croce dalla risurrezione, perché Cristo offre al Padre non un cadavere, ma Sé stesso vivo e glorificato. Se la Messa fosse solo la morte, non ci sarebbe presenza reale (un morto non è presente sacramentalmente), né comunione (si comunica al Vivente), né intercessione (solo il Risorto intercede). Per questo la Tradizione – ben prima del Vaticano II – ha sempre visto la Messa come il sacrificio della croce nella forma gloriosa del Cristo risorto. Ridurla alla sola morte significa ridurre il Mistero Pasquale e contraddire la liturgia antica, i Padri e i Papi precedenti al Concilio. Quindi voi siete in errore.
Per smantellare la retorica di uomini come il cardinale Roche et similia, dobbiamo smascherare le frodi linguistiche fondamentali che stanno perpetrando. Stanno tentando di eseguire un' "esca cambiando le carte in tavola" teologica dove dirottano la parola Tradizione svuotandola del suo significato reale.
Nel mondo reale, la Tradizione è un atto semplice, umile: è la tradizione, la "consegna" di un'eredità specifica, tangibile che non hai creato e non possiedi. Ma in bocca a questi truffatori accademici, la "Tradizione" è stata reinventata come un processo fluido ed evolutivo che, convenientemente, assomiglia esattamente alle ultime direttive burocratiche di Roma. È un capolavoro di gaslighting.
Vogliono farci credere che una liturgia realizzata da un comitato negli anni '60, progettata appositamente per essere "nuova e migliorata" per l'"uomo moderno", sia in qualche modo la stessa cosa dell'antico rito romano cresciuto organicamente nel corso di venti secoli.
Parlano con la faccia seria della "continuità" mentre smontano con impegno gli altari maestosi del passato. Questo è il marchio di fabbrica dell'accademico modernista: usare il vocabolario tradizionale per vendere un prodotto rivoluzionario. Per Roche e i suoi amici, la "Tradizione" non è quello che hanno fatto i nostri padri; è quello che l'attuale comitato dice che avrebbero fatto i nostri padri se fossero stati "illuminati" come noi oggi. È una forma di snobismo cronologico che confina con il patologico.
Si aspettano che ignoriamo ciò che vediamo e sentiamo con i nostri occhi e orecchie. Ci dicono che si esprime la "stessa" fede, anche quando il linguaggio sacrificale è stato sventrato, gli altari sono stati trasformati in tavole, e la lingua sacra è stata scartata. È come se uno ti consegnasse un'opera d'arte moderna e insistesse che sia un Rembrandt perché ha deciso di "reimmaginare" quello che Rembrandt avrebbe dipinto nel 2026.
Non abbiamo bisogno di un dottorato in Studi Liturgici Modernisti per capire tutto questo. Abbiamo semplicemente bisogno dell'onestà di base per ammettere che non si può "tramandare" qualcosa che si è appena inventato. La vera Tradizione è un monumento, non un esperimento di laboratorio. Questi uomini non sono custodi di un deposito sacro; sono curatori di un museo fatto da loro stessi, e la loro "autorità" non è altro che un mantello accademico per un totale disprezzo per l'effettivo patrimonio romano. I fedeli non sono "disobbedienti" quando rifiutano queste innovazioni; si rifiutano semplicemente di accettare una contraffazione.
Quello che lei afferma è falso. Glielo dimostrerò con dovizia di argomenti riprendendo il suo commento ma confutandolo con un articolo ad hoc...
Vedi quanto risposto al commento che segue
All'osso: Gesù Cristo (via, verità e vita) è il Redentore dalla schiavitù, il Salvatore dalla condizione peccatrice e dunque mortale.
Dove opera il passaggio pasquale? Nell'immolazione, ovvero nel sacrificio.
Nel vecchio catechismo nel secondo dei due (solo 2) MISTERI PRINCIPALI DELLA FEDE abbiamo Incarnazione, Passione e Morte del Nostro Signore Gesù Cristo.
Passione e morte sono un sacrificio. Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la fede, ma il punto di svolta, della misericordia e della giustizia divine, è la croce. Siamo cristiani nel segno della croce. Inutile cercare di arrampicarci sugli specchi.
La Santa Messa non è "solo quello", ma essenzialmente celebra la ripresentazione di quel momento, il sacrificio, ovviamente collegato a tutto il resto, perchè Cristo è principio e compimento universale.
Senza Sacrificio non c'è Eucaristia ...
https://www.youtube.com/shorts/YEEij9-YOCg
Padre Lanzetta
"Per benedire il popolo, bisogna sostanzialmente, segnare il popolo con la croce".
SENZA ESSERE CROCIFISSI, NON RISORGEREMO, NON SAREMO GLORIFICATI.
"Tutto questo rivela la realtà più profonda della nostra vita: che senza essere crocifissi, non cambieremo, non diventeremo mai veri cristiani. Il vero cristiano accetta la via che lo Spirito Santo gli rivela per essere crocifisso.
Ora stiamo attraversando un periodo simile... a quello della crocifissione. Tutto verrà crocifisso: i nostri cuori, i nostri corpi, i nostri amici, i nostri nemici, ovunque c'è paura...
Non esiste energia demoniaca più grande della paura. I nostri vecchi insegnavano ai loro figli ad amare molto la croce, a farsi costantemente il segno della croce e a bere l'acqua santa, se non potevano fare la comunione con il Corpo e il Sangue di Cristo. Dicevano ai loro figli: "Quando non potete fare la comunione, almeno bevete l'acqua santa"...
Sulla croce è avvenuta la battaglia più grande di tutte le battaglie, che riguarda tutti noi personalmente. A causa sua, da quel giorno la storia è stata divisa in "dopo Cristo" e "prima di Cristo".
Vedete? Nessuno ci è riuscito - né Confucio in Cina, né Maometto tra gli Arabi, né Buddha in India, ma neanche la logica dei massoni d'Europa. Nessuno ce l'ha fatta! Vale a dire che la storia del genere umano è intersecata da un nome, il nome del Vincitore sulla morte. Nessun altro è vincitore sulla morte.
E il motivo per cui vogliamo ricevere la comunione, prendere l'acqua santa, adorare la Santa Croce è: per ricevere l'energia, la forza, la grazia che dona il Dio Trino. E si chiama grazia, perché è un dono, non ce lo meritiamo, non è un nostro diritto, è un dono di Dio a noi peccatori.
Dio vuole, nonostante i nostri errori e le nostre passioni, darci costantemente la sua energia, la sua potenza, la sua grazia, la sua luce...
Tuttavia, miei cari, per arrivare a sentire la grazia, il dono della Santa Croce e, la fine del Vittorioso, cioè di Cristo, dobbiamo prima entrare nel processo che la Santa Croce e Colui che fu crocifisso ci hanno insegnato... quello che ci porta all'umiltà.
Quanto è difficile alla fine l'umiltà per tutti noi! Quanto è difficile!... La santa cretese, gherontissa Galactia (+), mi ha insegnato che non appena vedo orgoglio ed egoismo nel mio cuore, devo dire: Umiliami, Signore, umiliami con la tua umiltà!
Cos'è l'umiltà di Cristo? La croce. Vedete? In Chiesa, quando ci umiliamo, arriva la gloria. Non c'è protesta, sconfitta e debolezza. Arriva la forza, non appena ci umiliamo in Cristo attraverso la Santa Croce. Mi ha anche detto: "Fallo subito, non lasciare che il tuo pensiero sia orgoglioso e che si vanti di essere chi sa cosa... non lasciarti nemmeno trasportare dalle lodi della gente!"
La gente oggi ci loda, e poi dicono in fretta "sia crocifisso!" Per questo dobbiamo amare l'umiltà! Ma per amare l'umiltà non c'è altro modo - dobbiamo amare l'Umile. E l'Umile è uno - il Cristo, il quale, pur essendo senza peccato, ha accettato di essere flagellato per noi, di essere accusato per noi, di farsi sputare addosso per noi.
Per noi significa per i nostri peccati e per le nostre cadute. Cristo è salito sulla croce, affinché potessimo avere la vita eterna e la nostra vita non finisse in una tomba...
Quello che il cristiano deve cercare è come diventare umile, come farsi crocifiggere, se vuole la vita eterna. Che tu sia un teista o un ateista, c'è la vita eterna e questo è un privilegio. Ma per coloro che non si prendono cura di essa fin da ora, at- traverso l'umiltà, attraverso la Santa Croce, è una maledizione, è un'eterna dannazione. Che Dio ci protegga!
Cristo "vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità" (1Tm 2, 4). Noi lo vogliamo? Cosa vogliamo veramente? Sapete, tutto ciò che sta accadendo in questi ultimi anni e che accadrà a chi sopravviverà, è un'opportunità per mostrare a Dio, finalmente, ma anche a noi stessi, cosa vogliamo da questa vita.
Segue
Qual è il significato della vita per me, Neofito? Essere un metropolita orgoglioso della mia bella voce, della mia presenza, delle mie belle omelie, inchinarmi davanti a due diaconi per incensarmi 9 volte, dire il "Credo" e vantarmi di essere qualcosa? È questo il cristianesimo? Quando Cristo stesso era costantemente perseguitato e "...non ha dove posare il capo" (Mt 8, 20).
Quando abbiamo 5 case, 2 case vacanza, un camper e un camper anche per il cane, non dovremo ad un certo punto diventare seri e dire: qual è il senso di questa vita? Poiché è chiaro che la vita non finisce mai nella tomba, ma anche dopo la tomba, l'anima continua a vivere e a sentire.
Quindi, dobbiamo prendere seriamente il metodo, la ricetta di Cristo. E la ricetta è davanti a noi - la Santa Croce. Croci- figgiamo la nostra mente. Crocifiggiamo il nostro cuore. Cosa significa crocifiggere la mia mente? Cosa significa crocifiggere il mio cuore? Significa: purifico il mio cuore, mi pento...
Così è la vita, miei amati figlioli. Gli anziani lo sapevano e i vostri genitori hanno sbagliato a non dirvelo, ma anche tanti
sacerdoti sono rimasti in silenzio. Qual è il risultato? I bambini pensano che tutta la vita sia un "e vissero tutti felici e contenti".
Eppure, la vita è bella, perché c'è questo continuo cambiamento. Così si evidenzia la qualità. Se non c'è un'onda di calore,
non puoi capire il valore della pioggia.
Per questo, vi prego di entrare nel mistero della Croce. Questo è il mistero che conduce al perdono dei peccati e alla vita eterna. Ce l'ha insegnato il Vincitore sulla morte. Ce lo insegna di continuo il Vincitore sul diavolo. Ce lo insegna di continuo il Vincitore sul peccato.
Di chi vogliamo essere discepoli? Questa è la domanda. Che ciascuno risponda secondo il proprio carattere, le proprie abitudini, i propri desideri. "Cosa voglio?" quyesta è la grande domanda. Per questo anche il "Padre nostro" dice: "... sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra". Non dice "sia fatta la mia volontà!"
Ora è giunto il momento in cui ognuno di noi deve misurare la propria volontà. Io personalmente voglio stare con il Signore, mi sono abituato al Cristo Crocifisso, al Vincitore". (Metropolita Neofito di Morphu)
Questo suo commento ha risvegliato in me, questi pensieri che non ricordo esattamente dove e quando li ho presi:
I)Gesù Cristo è il nostro esempio, e lo è al massimo sulla croce che porta a spalla.
II)Sulla croce ha una corona di spine.
III)Sulla Croce le Sue mani ed i Suoi piedi sono inchiodati.
IV) Sulla croce il Suo cuore viene trafitto.
Questi 4 passaggi sono anche quelli che noi, in maniera più o meno diversa, dobbiamo affrontare.
La croce, riguarda tutti noi, quasi connaturata alla nostra vita.
La corona di spine richiede che i pensieri siano purificati.
Gli arti inchiodati richiedono che la nostra volontà sia purificata, inchiodata al suo dovere.
Il cuore trafitto indica la purificazione dei sentimenti.
Questi passaggi devono essere espressione del nostro amore per il Signore e per il prossimo.
Solo chi perde la propria vita la salva. Chi mi vuol seguire prenda la sua croce e mi segua. In sintesi il cristianesimo e’ fidarsi di Dio in una dinamica per nulla tranquilla, a buon mercato e zuccherosa.
La porta stretta fa a pugni con il todos todos todos… o meglio: todos ma proprio todos sono invitati, però poi ognuno arriva a un giudizio personale. Tanta misericordia lungo la via, aspettando da todos proprio todos un barlume di conversione. Poi, mancando, chi ha scelto di essere giudicato in questo rifiuto troverà la massima giustizia nel valutarlo.
Dal Catechismo Maggiore di san Pio X :
654. Che cos'è dunque la S. Messa?
"La Santa Messa è il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo offerto sui nostri altari sotto le specie del pane e del vino, in memoria del sacrificio della Croce".
Semplice e lineare. Senza la Croce, niente Resurrezione. L'Anamnesi o preghiera "Unde et memores" dopo la Consacrazione, ricorda la Resurrezione e l'Ascensione accanto alla Passione, ma non le mette tutte sullo stesso piano, se si legge attentamente il testo (memores...tam beatae Passionis, nec non et ab inferis Resurrectionis, sed et in coelo gloriosae Ascensionis, offerimus...). Vedi anche:
623. Perché Gesù Cristo ha istituito la santissima Eucaristia?
"Per tre principali ragioni:
1. Perché sia sacrificio della nuova legge. 2. Perché sia cibo dell'anima nostra. 3. Perché sia un perpetuo memoriale di sua passione e morte, ed un pegno prezioso dell'amor suo verso di noi e della vita eterna".
625. Quali effetti produce in noi la Santissima Eucaristia?
"Gli effetti principali in chi la riceve degnamente sono questi: 1. conserva ed accresce la vita dell'anima che è la grazia, come il cibo materiale sostiene ed accresce la vita del corpo; 2. rimette i peccati veniali e preserva dai mortali; 3. produce spirituale consolazione".
626. La santissima Eucaristia non produce in noi altri effetti?
"Sì, produce in noi altri tre effetti : 1. indebolisce le nostre passioni ed in ispecie ammorza in noi le fiamme della concupiscenza; 2. accresce in noi il fervore della carità verso Dio e verso il prossimo e ci aiuta ad operare in uniformità ai desideri di Gesù Cristo; 3. ci dà un pegno della gloria futura e della stessa risurrezione del nostro corpo".
659. Per quali fini si offre dunque il sacrificio della Messa?
"Il sacrificio della Messa si offerisce a Dio per quattro fini: 1. per onorarlo come si conviene, e per questo si chiama latreutico; 2. per ringraziarlo dei suoi benefici, e per questo si chiama eucaristico; 3. per placarlo, per dargli la dovuta soddisfazione dei nostri peccati e per suffragare le anime del purgatorio, e per questo si chiama propiziatorio; 4. per ottenere tutte le grazie che ci sono necessarie, e per questo si chiama impetratorio".
Posta un commento