Tradotti e traditi (sull'arbitrio interpretativo nelle traduzioni liturgiche)
All'inizio del 1969, poco prima della promulgazione del nuovo Messale Romano riformato, appare un esteso documento ufficiale: l'Istruzione del Consilium sulla traduzione dei testi liturgici intitolata Comme le prévoit (25 gennaio 1969). Il testo, molto dettagliato ed apparentemente chiarificatore, lascia invece spazio ad interpretazioni incredibilmente discordanti: se da una parte si sottolinea la necessità di una fedeltà totale al testo latino, dall'altra si introduce un parallelo concetto di traduzione «libera»; ad esempio si dice (n. 34): «Le "orazioni" dell'antico patrimonio romano, molto concise e piene di idee, potranno essere tradotte più liberamente: ne siano conservate le idee, ma ampliandone con moderazione - se ve n'è bisogno - la formulazione per meglio "attualizzarne" il contenuto alla celebrazione e alle esigenze di oggi».
Si trovano anche, in altre parti del testo, alcune affermazioni che schiudono sorprendentemente le porte all'arbitrio interpretativo: «Talvolta, è la concezione stessa delle realtà espresse che è difficile comprendere, sia perché è uno choc al senso cristiano attuale (per esempio "terrena despicere", oppure "ut inimicos sanctae Ecclesiae humiliare digneris"), sia perché non tocca più i nostri contemporanei (per esempio certe espressioni antiariane), sia perché non si presta alla preghiera attuale (per esempio certe allusioni a forme penitenziali non più praticate). In questi casi, non basta sopprimere ciò che non va, bisogna trovare come esprimere nel linguaggio attuale realtà evangeliche equivalenti» (n. 24 c). Quale rovesciamento rispetto alle considerazioni di Maritain!
È dunque ben comprensibile la preoccupazione di Paolo VI (che, tra l'altro, vedeva in questo stesso periodo mal sopportata e poi disattesa, per presunti «motivi tecnici», la sua richiesta che i testi liturgici portassero a fianco, o almeno in appendice, il testo latino) il quale, nel discorso ai partecipanti al convegno organizzato dalla Commissione liturgica nazionale italiana (7 febbraio 1969), dirà «Lavorare bene vorrà dire elaborare alla perfezione - sottolineiamo alla perfezione [il corsivo è originale, N.d.A.] - le traduzioni dei testi liturgici, tanto più ora che ci si addentra nell'augusto, austero, sacro, venerando, tremendo recinto delle Preci eucaristiche, che anticamente la "Disciplina dell'Arcano" volle protette per lungo tempo dall'indiscretezza e dalla profanità, e che meritano perciò tutta la più sensibile attenzione della pietà, della dottrina, dell'espressione letteraria in lingua volgare. A questo riguardo, sarà opportuno procedere con pazienza, senza fretta, e soprattutto con qualche umiltà, chiedendo la collaborazione di molti, non solo di teologi e liturgisti, ma anche di letterati e stilisti, affinché le traduzioni siano documenti di riconosciuta e spoglia bellezza, che possano sfidare l'usura impietosa del tempo con la proprietà, l'armoniosità, l'eleganza, la ricchezza dell'espressione della lingua, in piena corrispondenza con l'interiore ricchezza del contenuto».
In quello stesso anno viene pubblicata la prima traduzione «tipica» e ufficiale in lingua italiana, limitata al solo Rito della messa.
Nella Terza Istruzione per la esatta applicazione della Costituzione sulla sacra Liturgia Liturgicae Instaurationes della Congregazione dei riti (5 settembre 1970) non si parla invece più della traduzione «letterale» richiesta tre anni prima: «La comprensione della riforma liturgica esige ancora che sia compiuto un grande sforzo per la dignitosa traduzione in lingua volgare e pubblicazione dei libri liturgici rinnovati (...) A questo riguardo sarà opportuno procedere senza fretta, chiedendo la collaborazione di più persone, non solo teologi e liturgisti, ma anche letterati e stilisti, affinché le traduzioni siano documenti di riconosciuta bellezza, che possano sfidare l'usura del tempo con la proprietà, l'armonia, l'eleganza, la ricchezza dell'espressione e della lingua, in piena corrispondenza con l'interiore ricchezza del contenuto» (n. 11) (si noti tra l'altro come, curiosamente, gli estensori dell'Istruzione riprendano la frase - sopra citata - di Paolo VI sopprimendovi l'accenno all'umiltà richiesto dal Papa ai traduttori). Il testo italiano potrà dunque (specie nelle «orazioni»), come previsto dalle disposizioni del 1969, discostarsi dalla lettera di quello latino. È ciò che non accade nei fatti: meno di due mesi più tardi esce la prima traduzione italiana completa ad interim, approvata dalla Cei, nella quale già si può notare questa tendenza, che si accentuerà nelle edizioni «tipiche» ufficiali del 1973 e del 1983. Nel 1973, da una lettera circolare della sacra Congregazione per il culto divino ai presidenti delle Conferenze episcopali sulle traduzioni delle formule sacramentali (Dum toto terrarum, 25 ottobre 1973), si può intendere che anche queste ultime non sono immuni da interventi interpretativi, se è esplicitamente citato il caso di differenze rispetto al testo latino: «Se le formule che toccano l'essenza dei sacramenti non sono tradotte alla lettera, si devono portare le ragioni in base alle quali si son fatti dei cambiamenti rispetto al testo latino».
Di fronte alle più svariate interpretazioni dei testi sarà necessaria una dichiarazione della sacra Congregazione per la dottrina della fede (Instauratio liturgica, del 25 gennaio 1974, a firma del prefetto cardinal Franjo Seper e del segretario monsignor Jean-Jérôme Hamer) che così si esprime: «La Sede apostolica (...) approva e conferma [le versioni in lingua volgare delle formule sacramentali] stabilendo, nello stesso tempo, che il significato da intendersi per esse è, nella mente della Chiesa, quello espresso dall'originale testo latino». Così che almeno l'essenziale venga salvato. [...]
(l'articolo completo è reperibile in:
Lorenzo Bianchi, Liturgia. Memoria o istruzioni per l'uso?,
ediz. Piemme, 2002, cap. II)


17 commenti:
La rivoluzione , il modernismo infine hanno mostrato e dimostrano come sempre la loro superbia, la loro superficialità e la loro ira distruttrice. In sintesi questo andare con il mondo può essere sintetizzato con il proverbio: chi va con lo zoppo impara a zoppicare e..la chiesa oggi è finita sulla sedia a rotelle trainata dal mondo severamente claudicante.
La prima traduzione ufficiale in italiano, precedente al Messale NO del 1969, è però meglio di quest'ultimo, proprio perché è una traduzione letterale. Non bella, e sicuramente migliorabile, ma fondamentalmente fedele all'originale.
Fu utile per ingannare tutti, vescovi preti e fedeli, che i dettami del Concilio erano stati rispettati. Rimase in uso qualche anno (se ben ricordo, dal 1965 al 1967 o 1969). E poi scappò fuori la sorpresa del Nuovo Messale, ma tutta una altra cosa rispetto alla prima versione: traduzione creativa di alcune parti del vecchio, riscrittura di altre, invenzione di nuove, spostamenti di alcune, cambiamenti di senso e così via.
Finestra di Hoverton applicata alla liturgia cattolica, tutti o quasi buggerati.
Ottima definizione dell'attuale, cosidetta, "chiesa militante" ( minuscolo doveroso), caro Anonimo 7:25, ma noi non dobbiamo seguirla sulla cattiva strada in cui ci vorrebbe condurre e trascinare, non dobbiamo lasciarci ingannare dal fiume in piena di chiacchiere vuote e senza senso con cui ci inonda quotidianamente, sia che provengano da Bergoglio oppure da Prevost ( e, prima, dai loro predecessori, fino a Roncalli incluso). Mal voluto non fu mai troppo, dice il saggio, l' hanno cercato, voluto, ostinatamente e cocciutanente, adesso se lo devono tenere ( anzi, se lo terrano nell'altra vita). Alla larga da loro e dal loro catechismo di ripasso dei documenti del nefasto CV II. LJC Catholicus
https://www.aldomariavalli.it/2026/01/10/un-doppio-standard-per-clero-gay-ed-eterosessuale/amp/ : che schifo, che cloaca massima, che fogna putrida e puzzolente quella della maggioranza ( numerica, cioè ben oltre il 50%, come riconosciuto da alcuni vescovi) di preti, vescovi, cardinali, e anche giovani seminaristi, omosessuali attivi, molestatori sessuali, predatori, e chi più ne ha più ne metta, di queste nefandezze...e noi dovremmo continuare a credere in una " chiesa", cioè in un clero, casto e puro, santo e illibato? se le portae inferi non hanno prevalso, ciò è perché loro, dico "loro", questi sporcaccioni indegni dell' abito che rivestono non sono la vera Chiesa di Cristo, ne sono solamente gli occupanti abusivi ( destinati a finire dove ben sa ogni vero cattolico), la vera Chiesa è rappresentata dal cosidetto piccolo resto di evangelica memoria. Cerchiamo di farne parte, cari amici/che, sforziamoci di farne parte. LJC Catholicus
Infatti adesso i messali non ci sono piu', solo foglietti.
Della serie come ti veicolo il sentimento...
A mio avviso la traduzione più errata è il pro multis che diventa per tutti! In qualsiasi scuola quella traduzione sarebbe un grave errore! Di fronte ad essa la traduzione bergogliana del ne nos inducas in tentationem è meno grave! Eppure oggi molti condannano quest'ultima e non la prima!!!
“Un verbo di troppo: il Salmo 72,17 e l’azzardo della CEI 2008”
https://blog.messainlatino.it/2026/01/un-verbo-di-troppo-il-salmo-7217-e-lazzardo-della-cei-2008.html
Toh, guarda!
Floriferis ut apes in saltibus omnia libant, omnia, nos itidem depascimur aurea dicta. Aurea, perpetua semper dignissima vita
Il bello è che Bianchi, l'autore di quel genere di articoli (divenuti poi il libro da cui è tratta questa pagina), alla luce di tutte quelle magagne su "come" e la liturgia conciliare si sia ridotta così male, non sembra essersi fatto domande serie sul "perché".
C'è anche il "che Tu entri sotto il mio tetto" tradotto o meglio cambiato in "di partecipare alla Tua mensa". Da dove scappi fuori questa "mensa" non si sa...
Poi c'è un evidente cambio di soggetto. Prima il soggetto era Tu, ovvero Gesù Cristo che entra in noi tramite la Eucarestia. Ora il soggetto è "io" che partecipo, cioè che vado a fare la comunione. Uno spostamento semantico del tutto arbitrario, in quanto la frase del Vangelo è quella latina originale. E un orizzontalismo teologico che banalizza il Mistero.
Ma questo non è l'unico caso. Ce ne sono molti altri, su cui è gia stato scritto, fra gli altri anche dall'ottimo don Lorenzo Bianchi che ha pubblicato dei libri in proposito.
I suoi articoli per 30Giorni sono reperibili qui, scrivendo Bianchi alla voce "Autore":
http://www.30giorni.it/ricerca_avanzata_l1.htm?
In particolare, anche il Canone Romano è stato manomesso:
http://www.30giorni.it/articoli_id_22334_l1.htm
Condivido per intero, caro Catholicus,.il suo commento. Aihmé, i modernisti sono molto abili e, nei passati decenni, hanno fatto di tutto - e continuano a fare di tutto - per disgregare il fronte della tradizione. Essi si erano illusi di chiudere ala svelta con Dottrina e Messa di sempre, contando sulla certa sparizione dalla scena di questo mondo - per ragioni anagrafiche - di sacerdoti e fedeli tradizionali. Invece no, niente da fare! L'indulto di Woytila è stato il primo fortunato tentativo - seguito dalle trappole Ecclesia Dei e Summorum pontificum, e da altri abboccamenti e concessioni - di scompaginamento: volete la Messa di sempre? Accettate il Concilio Vaticano II e noi vi concediamo la Messa di sempre (nella edizione del. 1962,. beninteso,. e comunque con le opportune modifiche per le preghiere incriminate del Venerdì Santo). E così, il conservatorismo - già fiorente e ben rappresentato per esempio dal Card. G. Siri (mille disposizioni nella sua diocesi di Genova su altari, balaustre, conopei e altro, ma... la Messa moderna, ormai, è stata approvata e non si può tornare indietro) - ha messo le ali. Codesto conservatorismo - o modernismo moderato, rispettabile, borghese! - è più pernicioso del modernismo sfegatato. Quei pochi ecclesiastici conservatoroni che sappiamo fanno di tutto per tenere calmi i cattolici tradizionali con forti dosi di camomilla e pezze di damasco: speriamo che qui, speriamo che là, vedrete che qui, vedrete che là... e, intanto, la corsa verso l'abisso della chiesa conciliare continua svelta svelta! Vogliono correre? Se proprio vogliono, lasciamoli correre! Tuttavia, noi esercitiamoci con zelo nelle opere di misericordia spirituale, oltre che nelle opere di misericordia corporale, senza nessuna presunzione. Delle une e delle altre poco ci si ricorda, ma io da sempre le stimo enormemente, è una mia fissazione. Che lo Spirito Santo tutti ci aiuti a raggiungere il Paradiso!
http://www.30giorni.it/articoli_supplemento_id_408_l1.htm
http://www.30giorni.it/articoli_id_12657_l1.htm
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http://www.30giorni.it/articoli_id_14396_l1.htm
http://www.30giorni.it/articoli_id_14320_l1.htm
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Sul latino
http://www.30giorni.it/articoli_id_390_l1.htm
http://www.30giorni.it/articoli_id_391_l1.htm
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Sulla riforma liturgica in generale:
http://www.30giorni.it/articoli_id_14492_l1.htm
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Rito riformato del Battesimo
http://www.30giorni.it/articoli_id_75_l1.htm
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Rito riformato del funerale
http://www.30giorni.it/articoli_id_163_l1.htm
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Canone Romano al Concilio di Trento
http://www.30giorni.it/articoli_id_12606_l1.htm
http://www.30giorni.it/articoli_id_12607_l1.htm
Se è per questo, anche l'Amerio dopo aver elencato e sviscerato gli innumerevoli cambiamenti della Chiesa Cattolica in 'Iota Unum' non trae delle conclusioni esplicite sulla Chiesa. Ma ognuno è libero di farlo da sé.
Parimenti gli articoli di Bianchi, se letti insieme raccolti nel libro, permettono di trarre conclusioni a chiunque. Che lui non lo faccia è a suo merito, così come fu a merito dell'Amerio non farlo, in quanto i due rispettivi libri sono scientifici, non ideologici o pastorali, e tali fortunatamente rimangono. L'evidenza però è tale che chiunque, anche un somaro, capisce. "Chi ha orecchie per capire, capisca..." Il somaro ce le ha belle lunghe, e noi?
Concordo su tutto. In particolare per l'anonimo delle 9 58 vorrei aggiungere che i foglietti invece del messale sono un bel business.
Ahinoi, solo chi abbia almeno una certa età -dunque sia stato educato nel pre-concilio (eh la Chiesa di Pio XII !) e abbia poi vissuto il concilio e i turbamenti del post-concilio poi sfumati con il trascorrere delle generazioni-, ritengo sia in grado di ricordare / valutare / compiangere e rimpiangere.
Mi limito: 1) all'eresia del , lemma di invenzione tòpica quando invece è la RINNOVAZIONE: 2) alla semi-eresia del , mentre al contrario è "TU che Ti ADDOSSI i peccati del mondo" (tollo-tollis-sustuli-sublatum-tollere, e alé, il "Tu qui tollis peccata mundi" è diventato !; 3) all'altro errore, forse piacevole per gli uditori ma INGANNEVOLE, ove "libera nos quaesumus Domine ..... ut ope misericordiae Tuae adjuti et a peccato SIMUS semper liberi ..." che è divenuto , ma dài, POSSIAMO essere, giacché ben dipende poi DALLE NOSTRE AZIONI. E tralascio il resto per non apparire pedante o, a quelli di adesso, lefebvriano.
Così personalmente mi limito a recitare quelle preghiere in latino - e per quelle sui foglietti, non di rado ovvie o inadeguate o imperfette se non piuttosto insensate- a pregare per conto mio, seguendole o meno.
Ritengo infine -in unione certo a fattori altri, tra i quali la secolarizzazione dilagante- che la frequenza alla Santa Messa, ormai limitata agli anziani (in particolare alle anziane), ai bambini e a stimabili giovani, ahimé limitati e più maschi che femmine, dipenda in larga misura da queste Sante! Messe luteran-giudee e vetero-testamentarie, non di rado un po' slabbrate, fatalmente sbrodolate nella , sintetizzate in Offertorio e Cànone quando non circuitàti, infine tutte a correre della Consacrazione (!) in poi.
Deus adjuva nos, et protege Ecclesiam tuam !!
Pio XII nella sua enciclica Mediator Dei scrive: «L'uso della lingua latina è un segno chiaro e nobile di unità e un antidoto efficace contro qualsiasi corruzione della dottrina autentica».
La Chiesa ha bisogno di una lingua propria, non nazionale ma universale, sacra e non ordinaria, con un significato univoco che non cambi col tempo, per trasmettere la stessa dottrina: unica, per il suo governo, e sacra, per il suo rito. La Chiesa, ontologicamente immutabile, non può affidare alla variazione linguistica la trasmissione della sua verità.
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