Resisti, caro cuore
Rev. Leon, 16 gennaio
Sotto i silenziosi rami di un bosco invernale, dove i rami spogli si protendono come mani gentili verso un cielo pallido, una giovane vita scivolava via nel silenzio di gennaio. Annabella, a soli ventidue anni, pedalava sulla sua bicicletta viola nella fredda notte e fu ritrovata tra gli alberi: una singola, dolorosa nota in un coro di dolore ben più grande che troppi giovani cuori stanno cantando.
Ora è un volto tra tanti: anime luminose che, invisibili, hanno portato fardelli più pesanti di quanto una spalla possa sopportare da sola. La sua storia non è solo sua; è il grido silenzioso di innumerevoli altri che percorrono lo stesso sentiero oscuro.
Ascoltatemi dunque, giovani amici, con la tenerezza di un pastore di anime che ha vegliato per molte notti buie con coloro che tremavano nella disperazione:
La vita è preziosa.
Non in un modo grandioso e distante, ma nel dolce miracolo quotidiano del tuo prossimo respiro, del tuo prossimo battito cardiaco, nel modo in cui la luce illumina il tuo viso anche nella mattina più grigia.
Non sei invisibile.
Non a Colui che vi ha uniti in segreto, che conosce ogni lacrima prima che cada, che vi chiama per nome quando il mondo ha dimenticato come ascoltare.
Il tuo dolore è reale, crudo, pesante, a volte spietato, ma non è l'ultima parola scritta sulla tua vita.
Quando la disperazione ti stringe il petto con dita fredde e ti sussurra che l'oscurità è più gentile dell'alba, non credere alla bugia.
Piuttosto, allunga la mano.
Prendi la mano di un amico, chiedigli di ascoltarti, chiedigli di toccare l'orlo del paradiso.
Pronuncia le parole che ti bruciano la gola; lasciale cadere in mani sicure e ferme.
E rivolgiti – oh, rivolgiti – al Pastore che non dorme mai, che lascia le novantanove per trovare quella smarrita.
Nella fede c'è una forza profonda e silenziosa: non il fragore dei miracoli, ma il battito costante dell'«Io sono con te».
Il Signore si avvicina quando il cuore è più spezzato; salva coloro che sono affranti nello spirito.
Appoggiati a quella vicinanza. Lascia che sia il luogo caldo in cui riposare quando ogni altro posto sembra gelido.
Apprezza i piccoli e ostinati doni che arrivano senza che tu li chieda:
il primo pallido oro dell'alba che si insinua tra gli alberi,
un frammento di canto d'uccello che squarcia il silenzio,
l'inaspettata gentilezza di uno sconosciuto,
il ricordo di una risata che pensavi di aver perso per sempre.
Queste non sono sciocchezze.
Sono biglietti d'amore del Dio che ancora si compiace di te.
La tua storia è incompiuta.
Il bosco che oggi culla il dolore, domani cullerà il mattino.
E tu – sì, tu – vale la pena aspettare quella mattina.
Se la notte sembra infinita, non attraversarla da solo.
Sei visto.
Sei trattenuto.
Sei amato con un amore che non ti lascerà andare.
Resisti, amato.
Le colline aspettano di vederti sorgere con la luce.
E il cielo stesso canta il tuo nome, desiderando ardentemente che tu senta quanto sei desiderato.

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