Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 24 gennaio 2026

Gergo postconciliare (un po' vintage ma sempre attuale)

Dal "lessico" conciliare. Riflessioni qui

Parola

Sempre maiuscolo: da «liturgia della Parola» a «Parola di Dio», o più semplicemente «la Parola». Si tratta della grande scoperta del Concilio: dopo secoli di diffidenza verso la Bibbia, la Chiesa ha «ripreso la Parola», ovvero ha riscoperto «il primato della Parola». Sarà per questo che ogni diocesi che si rispetti organizza una o più «scuole della Parola».
Locuzioni
«Porsi in ascolto della parola»
«La Parola che salva» o «la Parola di salvezza»
«Spezzare il pane della Parola»
«A partire dalla Parola»
«Rigenerati dalla Parola»
Citazioni
«Molfetta riparte dalla Parola» (titolo del quotidiano cattolico)
«Predicare la Parola significa dire Gesù Cristo» (un cartinale italiano)
«La radice che sostiene e sviluppa il rapporto della Chiesa con il mondo è la Parola di Dio, annunciata, ascoltata ed accolta; celebrata e vissuta in pienezza nella Eucarestia; portata ad efficacia di vita, testimoniata ed incarnata nella concretezza e nella complessità della storia» (dal discorso di un ex presidente di Azione cattolica)
«Oggi la comunità dei credenti dà in certi momenti l'impressione di essere più verbosa che concretamente fattiva. Il nostro appare un cristianesimo più che altro letto e parlato. Anche le ore impiegate a discutere negli organismi di partecipazione ecclesiale si giustificano se danno origine effettivamente a una vita sempre più permeata di fede, altrimenti rischiano di essere il fogliame lussureggiante di un albero senza frutti» (Giacomo Biffi, cardinale)

Pastorale

Diffusissimo, si usa sia come aggettivo che come sostantivo. In quest'ultimo caso designa (al maschile) il bastone a ricciolo del vescovo, ma anche (al femminile) qualunque cosa faccia il parroco: «La pastorale», infatti, è la «grande urgenza prioritaria della Chiesa che è in Italia nel terzo millennio».
Vescovi e sacerdoti, inoltre, amano sempre più essere chiamati «pastori», come si faceva una volta solo nelle enfatiche immaginette della prima messa: non per invidia del "clero" protestante, naturalmente, ma perché il termine induce a immagini meno gerarchiche e più paterne ed evangeliche. Resta tuttavia da vedere se i fedeli laici gradiscano poi così tanto d'essere assimilati a un «gregge» di «pecorelle», soprattutto se sottoposto al minaccioso «ruolo trainante dei pastori».
L'ultimo grido è l'«unità pastorale», insieme di parrocchie con un solo gruppo di preti. C'è anche una «proposta di sussidiazione pastorale» (dal documento di un centro missionario), naturalmente da sottoporsi al parere del «pastoralista».
Locuzioni
«Cammino pastorale»
«Pastorale di sinergia»
«Pastorale in fermento»
«Valenze pastorali»
«Pastorale ad ampio spettro»
«Pastorale di insieme»
Citazioni
«Una pastorale a 360 gradi» (titolo del quotidiano cattolico: precotta e subito pronta in forno, basta fare attenzione che non bruci)
«Una scossa pastorale per avanzare insieme» (titolo di un settimanale cattolico: forse il forno, di cui sopra, era elettrico)

Presbitero, presbiterio

Nome «nobile» dei preti. Difatti la loro riunione periodica, che una volta si diceva dialettalmente congrega e comprendeva pure una partita a carte, oggi non manca mai di relazioni teologico-pastorali e si chiama più correttamente «consiglio presbiterale».
Quanto al «presbiterio», non si tratta solo della parte della chiesa riservata al clero, bensì all'insieme dei preti di una diocesi. Ad esempio, quando il parroco pronuncia l'espressione «invecchiamento del presbiterio» non significa che c'è bisogno di restauri dietro l'altare, bensì che mancano nuove vocazioni.
Citazioni
«Come il Presbitero si pone dinanzi al Convegno Ecclesiale di Palermo» (titolo della relazione di un vescovo italiano alla sua Commissione Presbiterale, maiuscole comprese)
«Il passaggio da "prete" a "presbitero" vuole indicare il modo nuovo del soggetto di porsi nella comunità cristiana» (Riccardo Barile, liturgista)
«Mai come ora i preti italiani hanno potuto chiamarsi presbiteri. Come gruppo, infatti, siamo vecchi» (Felice Scalia, sacerdote)
«Bisogna che anche il sacerdote non si travesta da presbitgero. Quando non sia frate, gli basti d'essere prete» (Franco Fochi, linguista e scrittore)
«Noi non ci accontentiamo di chiamarli "preti" come la gente li ha sempre chiamati, e vorremmo che si dicesse "presbìteri", con termine meno volgare e apparentemente, solo perché arcaico, più nobile. Ma ben si sa che solo l'uso, alla fine, fa legge nella lingua e, in questo caso, l'uso della gente resiste alle sofisticazioni degli esperti. I nostri amabili liturgisti hanno perso la loro battaglia, perché dopo trent'anni di fatiche la gente continua a dire "olio santo" invece che "unzione degli infermi", "prete" invece che "presbitero", "cresima" invece che "confermazione", "confessione" invece che "sacramento della riconciliazione". Oltre a tutto, è forse giusto mettere in difficoltà il vecchio, l'operaio, il contadino dalle dita grosse, facendogli pronunciare parole di cui non conosce il significato e che gli sono totalmente estranee? Perché egli dovrebbe pregare per i suoi "presbiteri" invece che per i suoi preti che considera e ama?» (Severino Dianich, teologo)

Progettualità

Dev'essere «ricca» e accompagnata da «precise metodologie e programmazioni pastorali», altrimenti si rischia di incorrere in una pericolosa «carenza di progettualità all'interno della comunità ecclesiale»
Citazioni
«Riannodare una progettualità non di corto respiro» (dal discorso di un cardinale italiano)
«È necessario promuovere una riflessione culturale e una elaborazione progettuale che faccia emergere riferimenti ampiamente condivisi sui quali fondare la costruzione di un nuovo modello di sviluppo capace di coniugare sviluppo e solidarietà» (dal discorso di un ex presidente di Azione cattolica)

(da: Roberto Beretta, Il piccolo ecclesialese illustrato,
ediz. Ancora, 2000)

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