Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 25 giugno 2026

Dichiarazione di Fede cattolica rivolta a Sua Santità il papa Leone XIV

Questa magnifica professione di fede, pubblicata dalla Fraternità il 24 giugno 2026, è una proclamazione di Credo ben formulata, completa, raffinata e precisa, decisamente cattolica. Ci sorge la domanda: quanti degli attuali gerarchi della Chiesa potrebbero, in buona coscienza, farla propria? Credo che la posta sia stata notevolmente aumentata: è come se la FSSPX stesse dicendo al Vaticano: "Ecco cosa crediamo, nel dettaglio. Diteci dove abbiamo sbagliato o perché questa non è una base più che sufficiente per lavorare insieme. "Più sottilmente, dicono: "Credete alle stesse cose che crediamo noi? Perché altrimenti siete voi che siete condannati, non noi."
Di particolare nota, il Vaticano II non viene attaccato nei noti dettagli; vien detto, più semplicemente: "Riconosco in particolare che gli errori moderni rappresentano una terribile minaccia per l'intero ordine cattolico, e che la loro penetrazione nella vita della Chiesa, sotto l'influenza del Concilio Vaticano II e le riforme post-conciliari, hanno provocato una crisi di gravità eccezionale."

Dichiarazione di Fede cattolica rivolta a Sua Santità il papa Leone XIV
don Davide Pagliarani Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Beatissimo Padre,
Da più di cinquant’anni la Fraternità San Pio X si sforza per manifestare alla Santa Sede il proprio caso di coscienza davanti ad errori che stanno distruggendo la fede e la morale cattoliche. Purtroppo, ogni discussione intrapresa è stata senza risultato, ogni perplessità espressa senza risposta effettiva. 
Da più di cinquant’anni, l’unica soluzione veramente presa in considerazione dalla Santa Sede sembra essere quella delle sanzioni canoniche. Con nostro grande rammarico, ci sembra che il diritto canonico sia dunque utilizzato non per confermare nella fede, ma per allontanare da essa. 

Attraverso il testo che segue, la Fraternità San Pio X è lieta di esprimerLe filialmente e sinceramente, nelle circostanze attuali, il proprio attaccamento alla fede cattolica, senza nascondere nulla né a Sua Santità né alla Chiesa universale. 

La Fraternità rimette questa semplice Dichiarazione di Fede nelle Sue mani. Essa ci sembra corrispondere al minimo indispensabile per poter essere in comunione con la Chiesa, per professarci cattolici e dunque figli Suoi. 

Non abbiamo altro desiderio se non quello di vivere e di essere confermati nella fede cattolica romana.

«E così, rimanendo fondati e saldi nella vera fede cattolica, sforzatevi di essere sempre degni ministri del sacrificio divino e della Chiesa di Dio, che è il Corpo di Cristo.

Infatti, come dice l’Apostolo: “Tutto ciò che non procede dalla fede è peccato 1”, scismatico e fuori dell’unità della Chiesa 2.»

DICHIARAZIONE DI FEDE CATTOLICA

Nel nome di Nostro Signore Gesu Cristo, Sapienza Divina, Verbo Incarnato, che ha voluto una sola religione, che ha reso l’Antica Alleanza caduca per sempre, che ha fondato una sola Chiesa, che ha trionfato su Satana, che ha vinto il mondo, che sarà con noi fino alla fine dei tempi, che tornerà a giudicare i vivi e i morti.

Egli, Immagine perfetta del Padre, Figlio di Dio fatto uomo, è stato costituito unico Redentore e Salvatore del mondo, attraverso l’Incarnazione e attraverso l’offerta volontaria del sacrificio della Croce. Nostro Signore soddisfa la giustizia divina versando il Suo Preziosissimo Sangue e nel Suo Sangue fonda la Nuova ed Eterna Alleanza, abrogando l’Antica. Egli è per conseguenza l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini e l’unica via per giungere al Padre. Solamente chi Lo conosce, conosce il Padre.

Per un decreto divino Maria Santissima è stata associata direttamente e intimamente a tutta l’opera della Redenzione; pertanto, negare questa associazione - nei termini ricevuti dalla Tradizione - significa alterare la nozione stessa di Redenzione tale quale la Divina Provvidenza l’ha voluta.

Esiste una sola fede ed una sola Chiesa attraverso cui possiamo salvarci. Al di fuori della Chiesa Cattolica Romana e senza professare la fede che Essa ha sempre insegnato non c’è salvezza né remissione dei peccati.

Di conseguenza ogni uomo necessita di essere membro della Chiesa Cattolica per salvare la propria anima ed esiste un solo battesimo quale mezzo per essere incorporato ad Essa. Questa necessità tocca tutta l’umanità senza eccezione e quindi include indistintamente cristiani, ebrei, musulmani, pagani, atei.

Il mandato ricevuto dagli Apostoli di predicare il Vangelo a ogni uomo e di convertirlo alla fede cattolica è valido fino alla fine dei tempi e risponde alla necessità più assoluta e più imprescindibile che esista al mondo. «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato 3.» Pertanto, rinunciare a compiere questo mandato rappresenta il delitto più grave contro l’umanità.

La Chiesa Romana è la unica a possedere al contempo le quattro note che caratterizzano la Chiesa fondata da Gesù Cristo: Unità, Santità, Cattolicità, Apostolicità.

La sua Unità deriva essenzialmente dall’adesione di tutti i suoi membri all’unica vera fede, fedelmente custodita, insegnata e trasmessa dalla gerarchia cattolica attraverso i secoli.

La negazione di una sola verità di fede distrugge la fede stessa e rende radicalmente impossibile qualunque tipo di comunione con la Chiesa Cattolica.

L’unica via possibile per ristabilire l’unità tra cristiani di diverse confessioni è l’invito pressante e caritatevole rivolto agli acattolici a professare l’unica vera fede nel seno dell’unica vera Chiesa.

In nessun modo la Chiesa Cattolica può essere considerata o trattata alla pari di un falso culto o di una falsa chiesa.

Il Romano Pontefice, Vicario di Cristo, rappresenta l’unico soggetto che detiene l’autorità suprema su tutta la Chiesa. Solamente Egli attribuisce direttamente agli altri membri della gerarchia cattolica la giurisdizione sulle anime.

«Lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire scrupolosamente e per far conoscere fedelmente, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede 4.»

Ad un’unica fede corrisponde un unico culto, espressione somma, autentica e perfetta della fede stessa.

La Santa Messa è la perpetuazione nel tempo del sacrificio della Croce, offerto per molti e rinnovato sull’altare. Quantunque offerto in modo incruento, il Santo Sacrificio della Messa è essenzialmente espiatorio e propiziatorio. Nessun altro culto procura l’adorazione perfetta. Nessun altro culto, che non sia in relazione ad esso, è accetto a Dio. Nessun altro mezzo è sufficiente alla santificazione delle anime.

Pertanto, in nessun modo il Santo Sacrificio della Messa può essere ridotto a una pura commemorazione, a una cena spirituale, a un’assemblea sacra celebrata dal popolo, alla celebrazione del mistero pasquale senza sacrificio, senza soddisfazione della giustizia divina, senza espiazione dei peccati, senza propiziazione, senza Croce.

L’ausilio fornito alle anime attraverso i sacramenti della Chiesa Cattolica è sufficiente in qualunque situazione ed in qualunque momento storico per permettere ai fedeli di vivere in stato di grazia.

La legge morale contenuta nel Decalogo e perfezionata nel Sermone della Montagna è la unica praticabile per ottenere la salvezza delle anime. Ogni altro codice morale, per esempio fondato sul rispetto della creazione o sui diritti della persona umana, è radicalmente insufficiente per santificare e salvare un’anima. In nessun modo può sostituire l’unica vera legge morale.

Sull’esempio di San Giovanni Battista, la vera carità ci obbliga ad ammonire i peccatori e a mai rinunciare a prendere i mezzi necessari per salvare le loro anime.

Chi mangia il corpo di Nostro Signore e beve il Suo sangue trovandosi in stato di peccato, mangia e beve la propria condanna e nessuna autorità può cambiare questa legge contenuta negli insegnamenti paolini e nella Tradizione.

Il peccato impuro contro natura è di tale gravità che grida sempre e in ogni circostanza vendetta al cospetto di Dio ed è radicalmente incompatibile con qualsivoglia forma di amore autentico e cristiano. Pertanto, un tale “modo di vita” in nessun modo può essere riconosciuto come un dono di Dio. Una coppia che pratichi tale vizio deve essere aiutata a liberarsi da esso e in nessun modo può essere benedetta - formalmente o informalmente - dai ministri della Chiesa.

La sottomissione delle istituzioni e delle nazioni come tali all’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo è conseguenza diretta dell’Incarnazione e della Redenzione. Pertanto, la laicità delle istituzioni e delle nazioni rappresenta la negazione implicita della divinità e della regalità universale di Nostro Signore.

La Cristianità non è un semplice fenomeno storico, ma l’unico vero ordine voluto da Dio tra gli uomini.

Non è la Chiesa a doversi conformare al mondo, ma il mondo a dover essere trasformato dalla Chiesa.

In questa fede e in questi principi chiediamo di essere istruiti e confermati da Colui che ha il carisma per farlo. Con l’aiuto di Nostro Signore, preferiamo la morte piuttosto che rinunciarvi. In questa fede immutabile desideriamo vivere e morire, attendendo che essa lasci il posto alla visione diretta dell’immutabile Verità Eterna.
Menzingen, 14 maggio 2026,
nella festa dell’Ascensione di Nostro Signore.
Davide Pagliarani
__________________
1. Rm 14, 23.
2. Pontificale Romano, Ammonizione agli ordinandi al suddiaconato.
3. Mc 16, 16.
4. Pastor Aeternus, cap. 4.
Dichiarazione di Fede cattolica
© 2026 FSSPX Fraternità San Pio X

32 commenti:

mic ha detto...

La riflessione iniziale ricalca un commento di Peter Kwasniewski

Anonimo ha detto...

come direbbe il compianto Mons.Caffarra c'e' veramente da mettersi a piangere di fronte a questa situazione!La falsa gerarchia cattolica ha secolarizzato la fede,se mai l'ha posseduta ab origine.Mah,giudichera' ns.Signore,ma lo stato delle cose,e non solo in ambito ecclesiale,e' penoso,certamente irrecuperabile a viste umane,urge uno scuotimento vigoroso delle coscienze dal letargo prolungato...Giampiero

Anonimo ha detto...

Rispetto al documento che ieri la FSSPX ha fatto pervenire per il Concistoro, quanti e quali cardinali e vescovi dell'istituzione ecclesiale lo condividono e lo sottoscrivono ? Penso che le mani saranno più che sufficienti per contarli. Questo spiega ciò che dice la FSSPX di cui io non sono fedele. Io sono semplicemente cattolico e tradizionalista nell'accezione che da alla parola San Pio X. Ma assisto alla vita ecclesiale dal lontano 1977 quando ricevetti la Santa Comunione con le braccia giunte e in bocca, senza però inginocchiarsi, il che diede un certo scandalo a molti parenti di miei compagni che venivano dal sud Italia, essendo io bolognese. Non serve perciò dire la comunione prima della fede, la pastorale prima della dottrina o viceversa. L'istituzione ecclesiale dagli anni 20 nella sua maggioranza moderata e progressista ha deciso di seguire un umanesimo integrale che però non sarebbe conciliabile con la dottrina alla luce degli ultimi 15 secoli e concili precedenti al Vaticano II. Gli zelanti detti anche integralisti messi in minoranza sono per la prima volta ai margini oppure in attesa che NSGC si manifesti e corregga la rotta del suo Corpo Mistico e barca dí Pietro a cui ha promesso assistenza perenne ed eterna. Il problema è capire dove e in quali condizioni sia la Chiesa cattolica, visto che chi professa di esserne ai vertici gerarchici non la riconosce più oppure pensa che sia da superare o da sostituire con una istituzione ecumenica che metta la pietra angolare che e' NSGC a lato, come avviene oggi in quasi tutte le Chiese dove il Signore è relegato in una cappella del transetto e delle navate, non più sull'Altar maggiore contravvenendo a Mediator Dei (ma chi si preoccupa di un documento degli anni 50, scritto inoltre da chi non ha detto nulla sul cosiddetto Olocausto. Questa è la verità delle cose storicamente ad oggi. Il resto mi sembra solo rimestare confusione.

Anonimo ha detto...

Se 'Papa Leone XIV' e il suo sicario, 'Cardinale' Tucho Fernandez scomunicano la Società di San Pio X (SSPX), la prossima settimana, come lo spiegheranno? Perché la SSPX ha inviato loro la loro professione di fede che in realtà suona "più cattolica del Papa". Come si diceva quando si descrive un tradizionalista uber-radicale - ma nessuno usa più quell'espressione. Per ovvie ragioni.

La Professione di Fede SSPX renderebbe sicuramente ogni cattolico orgoglioso della propria religione - privilegiato da Dio per essere scelto per l'appartenenza al Suo Corpo Mistico, e desideroso di persuadere gli altri meno fortunati a venir via dal freddo della nostra cultura decristianizzata.

Leo, Tucho e la loro compagnia conciliare non possono negare nessuna delle verità così precisamente espresse nelle sue 28 pagine. Non possono scomunicare la Società per aver insegnato e predicato il deposito della fede cattolica. La SSPX ha scritto un nuovo programma di errori per questa età postconciliare nella Chiesa.

Leo, Tucho e Co sono in un angolo. Perché anche il mondo che corteggiano così assiduamente (tranne Donald Trump) disprezzerà l'ipocrisia nel chiudere un occhio su ciò che anche quel mondo sa essere malvagio, specialmente l'abuso sessuale clericale.

Se la SSPX deve essere esclusa dalla stravagante, postconciliare, sostituzione sinodale della Chiesa Unica, Santa, Cattolica e Apostolica del Vaticano sarà - come ha detto lo stesso Leone - per il loro rifiuto totale del Concilio Vaticano II, per gli errori e le ambiguità.

Oggi, per la terza volta in meno di una settimana, Leone ha incontrato di nuovo Tucho. Sono al culmine di un dilemma e sembra che il leader della Chiesa Cattolica si appoggi a uno scribacchino porno per risolvere la crisi.

Per gli iperpapalisti - che stanno facendo una battaglia campale - non c'è soluzione che la scomunica. Gli SSPX, piangono, sono disobbedienti! Apparentemente importa poco che se il Vaticano II e il Novus Ordo saranno onorati piuttosto che la Tradizione e la Messa Tradizionale latina, milioni di anime andranno perse dalla disobbedienza alla suprema lex della Chiesa.

Strano a dirsi, non chiedono la scomunica dei vescovi nominati illegalmente dal Partito Comunista cinese. È la SSPX e le loro cappelle che li scandalizza.

San Roberto Bellarmino: "Così come è lecito resistere a un Pontefice che attacca il corpo, così è lecito resistere a chi attacca le anime o distrugge l'ordine civile o, soprattutto, cerca di distruggere la Chiesa. Io dico che è lecito resistergli non facendo ciò che ordina e ostacolando l'esecuzione della sua volontà. Non è lecito, però, giudicarlo, punirlo, o deporlo, perché questi sono atti propri di un superiore. ”

San Tommaso d'Aquino: "È scritto (Atti 5:29): "Dovremmo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. ’ Ora, a volte, le cose comandate da un superiore sono contro Dio. Perciò, i superiori non devono essere obbediti in tutte le cose. "

"E il Signore disse: Simone, Simone, ecco Satana ha desiderato averti, affinché ti setacci come grano. Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non fallisca e tu, una volta convertito, confermi i tuoi fratelli. " (Lk 22, 31. )

Il grano ora viene setacciato dalla pula. Pregate per Leone. Pregate per Tucho. Per lo straordinario concistoro dei cardinali convocato domani a Roma, da cui mancheranno gli eminenti cardinali conservatori Joseph Zen, Péter Erd ő e Willem Eijk - "per preoccupazioni di salute".

https://juliadufresne.blogspot.com/2026/06/sspx-professes-faith-rome-says-its.html

Anonimo ha detto...

Chi fa professione di fede cattolica sarà scomunicato dalla neochiesa, mentre chi in Germania e non solo nega la fede cattolica continuerà impunemente a farlo, col beneplacito della neochiesa!!!

Raphael ha detto...

Questa dichiarazione di fede e del 14 maggio, ieri Don Davide Pagliarani ne ha rilasciata una molto più lunga e articolata ma dello stesso tenore, la professione di fede è a piè di pagina dopo la lettera a Leone XIV. https://fsspx.news/it/news/lettera-aperta-sua-santita-papa-leone-xiv-e-ai-cardinali-della-santa-chiesa-59815

Anonimo ha detto...

Mons. Viganò: contro la FSSPX Prevost rivela la frode sinodale
il 19 Giugno 2026
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X le recenti minacce di Leone XIV alla Fraternità San Pio X (FSSPX), che consacrerà il prossimo 1° luglio 4 nuovi vescovi, rischiando una scomunica da Roma che è stata di fatto già annunciata dai vertici vaticani.
«Prevost svela (involontariamente?) la frode sinodale» scrive monsignore. «Il vero motivo della minacciata scomunica alla FSSPX non è la Consacrazione di nuovi Vescovi senza il mandato pontificio, ma il rifiuto del Concilio Vaticano II (come nel mio caso). Prevost sposta il focus della questione, confermando di utilizzare strumentalmente le sanzioni canoniche. Le consacrazioni episcopali sono solo il pretesto».
«Da quale entità si viene “scomunicati”, quando la “scomunica” è comminata dal capo di una “chiesa post-conciliare ” che cerca solo di legittimare se stessa canonizzando i propri papi e dogmatizzando i propri errori? una “chiesa” che si qualifica proprio per non essere “preconciliare”, ossia Cattolica, Apostolica, Romana?»
«È come se Ario pretendesse di scomunicare Sant’Atanasio…» scrive Sua Eccellenza.
https://www.renovatio21.com/mons-vigano-contro-la-fsspx-prevost-rivela-la-frode-sinodale/

E.P. ha detto...

Da un punto di vista "politico" è stata un'ottima mossa perché contribuisce a far capire - magari un pochino anche ai diretti interessati, quelli infettati dal virus del vaticansecondismo - dove nasce il problema. Chi si becca quel virus finisce subito per ritenere che una parte più o meno consistente della Tradizione sia "superata" o comunque "da aggiornare". Più è grave l'infezione, e più si vede la Tradizione come fumo negli occhi e come "nemica" della Chiesa moderna. (Ma anche un'infezione leggera è pericolosa: cfr. ad esempio le fantozziane traversie dei trad-cons...).

Qui il testo completo della professione di fede (con paragrafi pure numerati, per non perdere il segno). Ben si fa a farla riecheggiare sul web, visto quanto è inusuale nell'epoca moderna il pubblicare una sorta di "noi crediamo in questo: correggeteci ciò che non va". Magari qualcuno di voi, conoscendo personalmente qualche cardinale, potrebbe chiedergli se l'ha letta e se ha avvertito qualche pur minimo disagio.

Intanto ricordiamo che l'11 settembre 1976 Paolo VI accusò Lefebvre di pensare che la sede fosse vacante: «Le è stato detto e scritto tante volte che lei sbagliava e perché sbagliava. Lei non ha voluto mai ascoltare… Lei lo ha detto e lo ha scritto. Sarei un Papa modernista. Applicando un Concilio Ecumenico, io tradirei la Chiesa. Lei comprende che, se fosse così, dovrei dare le dimissioni; ed invitare Lei a prendere il mio posto a dirigere la Chiesa».

Qualche minuto dopo Lefebvre indietreggiò un pochino e chiese a Paolo VI di aprire «un po’ il ventaglio delle possibilità» di vivere la Tradizione. Paolo VI ribatté che il non essere infetti dal virus conciliare è qualcosa che «va direttamente contro la Chiesa, il Papa, il Concilio Ecumenico». Il ventaglio non andava aperto neppure di un millimetro. Perfino il millimetro del Summorum è stato drasticamente ridimensionato. Da Montini a Prevost non sembra esser cambiato gran che.

Ci permettiamo infine di ricordare umilmente che la FSSPX non ha "l'esclusiva della Tradizione", e non ha neppure "l'esclusiva dello stato di necessità". Magari dovrei scrivere un software che prendendo articoli favorevoli alle ordinazioni del 1° luglio, rimpiazzi i nomi dei protagonisti con quelli della Resistenza e di Viganò...

Laurentius ha detto...

Condivido appieno le affermazioni di Mons. C. M. Viganò. Scrissi qualcosa di simile - certo, senza la competenza e l'autorità di un Arcivesco, ma come semplice fedele - in un mio passato commento. Serbiamo dunque la serenità e la tranquillità dell'animo e una piccola virtù, che io amo assai: l'eutrapelia (jucunditas), che chiediamo al Signore per l'intercessione di San Filippo Neri.

O Sanguis innocentis, lava culpas poenitentis.

Anonimo ha detto...

IL PROSSIMO CONCISTORO DEI CARDINALI IN VATICANO SARÀ FATTO SUL MODELLO STALINISTA ADOTTATO PER LA PRIMA VOLTA DA BERGOGLIO, CIOE' FATTO APPOSTA PER ZITTIRE I CARDINALI DISSENZIENTI DALLA LINEA MODERNISTA DEL VATICANO - E' UNA BEFFA AI DANNI DELLA CHIESA CATTOLICA E DI MILIONI DI FEDELI.

Quattro sessioni in due giorni e infine la Messa dei santi Pietro e Paolo nel calendario dei lavori del sacro collegio che si riunirà dal 26 al 29 MODERNISTA di lavoro, col rischio che le voci controcorrente restino mute.

Anonimo ha detto...

Ragion di piu' per offrire penitenze.

Anonimo ha detto...

Questa Dichiarazione della Fsspx è molto bella. Ma il testo fondamentale è la Professione di fede, un testo articolato e poderoso, che ripropone la dottrina della Chiesa di sempre e denuncia gli errori dilaganti, che vengono respinti, uno ad uno..
Non si può che condividere questa Professione.
Anche chi attacca la Fsspx o si mantiene in posizione defilata, come cattolico dovrebbe sottoscriverla.
La Fsspx accusa il papa di non trasmettere più la fede e non da oggi. In effetti, quale "fede" viene trasmessa a partire dal Vaticano II? La Chiesa da docente si è voluta fare discente, il "porsi in ascolto" e "l'accompagnare", il "dialogare" sono diventati i suoi metodi, come se non avesse più verita di origine divina sulla fede e sui costumi da mantenere ed insegnare ai popoli e ai singoli, convertendoli a Cristo.
E così, dopo il Concilio abbiamo avuto le eresie (nel senso di errori contro la fede) di tipo cristologico: con l'Incarnazione il Figlio di Dio si è in un certo senso unito ad ogni uomo (GS 22.2), ragion per cui ogni uomo e donna sarebbe già salvi dalla nascita, senza saperlo (errore della salvezza universale, garantita a tutti a apriori, propalato da GP II e Benedetto XVI). La scorretta equiparazione della nostra alle altre religioni con il dialogo ecumenico non è un errore anti-trinitario?
Specialmente Wojtyla ha interpretato l'unione di cui a GS 22.2 in senso "ontologico", esistenziale. Successivamente, con papa Francesco e Leone sono andati al potere teologi della liberazione, adepti del socialismo woke, che hanno cominciato a demolire l'etica cristiana, aprendo alla omosessualità e al femminismo, due terribili flagelli delle nostre società civili.
In una situazione del genere, come negare l'esistenza di un grave stato di necessità nella Chiesa odierna?
Eppure il prof. de Mattei, in un deludente articolo appena apparso sul suo blog ('Di fronte alle consacrazioni episcopali del 1* luglio 2026*) riesce a non prender posizione. Afferma che lo stato di necessità affermato, sin dal 1988, dalla Fsspx è una valutazione soggettiva che, come tale, produce ulteriori divisioni (vedi caso di mons. Williamson), oltre ad esser di per se stessa mutevole. Pertanto, bisogna rimettersi sempre in definitiva al giudizio del Papa, sull'esistenza o meno di questo stato di necessità. "L'ultima parola in questo orizzonte drammatico spetta a colui che ha il mandato divino di guidare la Chiesa e che la stessa Fsspx riconosce come il legittimo Vicario di Cristo, il Papa, oggi regnante, Leone XIV. Nessuna vera e definitiva soluzione ai gravi problemi che affliggono il Corpo Mistico di Cristo potrà essere trovata al di fuori del Romano Pontefice o contro di lui".
Ma se è proprio nei papa da Giovanni XXIII in poi la radice del male, perché essi hanno permesso applicasto e anche incoraggiato la versione deformata della Chiesa solo "discente" !!
E secondo il prof. de Mattei esiste questo stato di necessità nella Chiesa attuale? Non si pronuncia, si rimette al giudizio del papa regnante, che, lo sappiamo già, lo nega nel modo più assoluto (altrimenti non avrebbe posto un muro di silenzio alle richieste della Fsspx).
pp

Anonimo ha detto...

Certo, "la FSSPX non ha "l'esclusiva della Tradizione", e non ha neppure "l'esclusiva dello stato di necessità"."
E non ha neppure la primogenitura della difesa della Santa Messa tridentina, bisogna aggiungere...
La prima Messa pre-conciliare pubblica di Lefebvre è quella di Lille del 1976 (celebrata contravvenendo al divieto, e in più essendo egli sospeso a divinis), ma già Paolo VI nel 1971 aveva concesso il cosiddetto "indulto di Agatha Christie", un permesso papale per l'uso della Messa tridentina in Inghilterra e Galles, dietro richiesta di 57 personalità della cultura e non solo.
Nel 1988 poi Roma, con la Ecclesia Dei Adflicta di Papa Giovanni Paolo II, ha fatto appello ai vescovi affinché prendano le misure necessarie per garantire il rispetto delle giuste aspirazioni di quei cattolici «che si sentono vincolati ad alcune precedenti forme liturgiche e disciplinari della tradizione latina».
Infine Papa Benedetto XVI, tramite il Summorum Pontificum del 2007, chiari una volta per tutte che la Messa tridentina non era stata e non poteva essere abolita, e che dunque poteva essere celebrata da qualunque prete senza permesso alcuno.

"Io non voglio essere affatto il capo dei tradizionalisti, e non lo sono," proclamò Mons. Lefebvre a Lille il 29 agosto 1976, durante la Omelia. Sembra invece che i suoi successori abbiano ambizioni del tutto opposte a quelle del loro santo fondatore: vedi le pretese di esclusività a considerarsi "difensori della Tradizione", le riffe con Mons. Williamson e la sua Resistenza, le Messe Ecclesia Dei e Summorum Pontificum definite di "quasi dubbia validità" e così via.

La Dichiarazione di Fede Cattolica della Fraternità San Pio X è stata pubblicata il 14 maggio scorso e numerosi commentatori hanno evidenziato come la vera Tradizione - sugli stessi argomenti - dica anche altro, senza ambiguità.
Fra essi, George Weigel: https://www.ncregister.com/commentaries/sspx-leadership-scripture-tradition
E Fr Joseph Levine: https://onepeterfive.com/the-ambiguities-of-the-sspxs-confession-of-faith/

Se ora Don Pagliarani pubblica una nuova versione della Confessione, probabilmente ha recepito le critiche ed è corso ai ripari.
In ogni caso, tale iniziativa risulta del tutto non necessaria, non mettendo nessuno in dubbio la cattolicità della fede dei lefebvriani. Anzi, da un punto di vista terra terra, la Fraternità potrebbe essere sospettata di "coda di paglia". Bisogna però in ogni caso riconoscere che, dal punto di vista delle pubbliche relazioni, la mossa è sicuramente più che azzeccata ed estremamente efficace, all'interno e all'esterno della San Pio X.

Classic Catholic ha detto...

Nel dibattito in corso sulla sopravvivenza del cattolicesimo tradizionale, una linea di critica persistente cerca di minimizzare il ruolo della Società di San Pio X (SSPX). I critici spesso indicano gruppi in piena posizione canonica con Roma - come la Confraternita Sacerdotale di San Pietro (FSSP) o l'Istituto di Cristo Re Sacerdote sovrano (ICKSP) - come prova che la Messa Tradizionale latina può prosperare interamente nell'ambito post-conciliare. Sostengono che se la conservazione dell'antica liturgia è l'unico obiettivo, la SSPX è in gran parte un'anomalia. Tuttavia, questa argomentazione fraintende fondamentalmente la realtà della crisi post-conciliare. La difesa della Tradizione Cattolica non è semplicemente una preferenza per una particolare estetica liturgica, è una battaglia teologica per l'integrità della Fede stessa. In questa battaglia, la SSPX ha agito come l'ancora finale della Tradizione, una realtà universalmente, se talvolta a malincuore, riconosciuta sia da amici che nemici.

Classic Catholic ha detto...

Segue
Per capire perché la SSPX rimane il più audace difensore della Tradizione, bisogna guardare alla vulnerabilità strutturale delle comunità ecclesiali che si affidano interamente al mutevole favore burocratico di Roma. L'implementazione di "Traditionis Custodes" e le successive restrizioni hanno dimostrato che la regolarizzazione canonica nell'attuale quadro vaticano spesso ha un prezzo caro. I gruppi ecclesiali in piena comunione con Roma spesso trovano le loro facoltà, la loro capacità di amministrare altri sacramenti tradizionali (come Battesimo, Matrimonio, Cresima e Ordini Santi), e la loro libertà di istituire nuove parrocchie rigorosamente ridotta o soggette a repentina revoca. Operano sotto la Spada di Damocle, costretti a navigare in un ambiente dove un unico decreto amministrativo può smantellare decenni di lavoro pastorale.

La SSPX, invece, opera al di fuori di questi immediati vincoli burocratici, traendo il suo mandato da quello che definisce uno "stato di necessità. " Mantenendo una posizione indipendente dal controllo amministrativo immediato di Roma, la Società ha isolato la liturgia tradizionale e la catechesi dalle volatili correnti teologiche della gerarchia moderna. Quando l'arcivescovo Marcel Lefebvre procedette con le consacrazioni episcopali storiche del 1988, non si trattava di un atto di cieca ribellione, ma di una manovra calcolata e difensiva per garantire che il sacerdozio e i sacramenti tradizionali cattolici sopravvivessero fino alla prossima generazione. Quest'indipendenza fondamentale rimane l'unica ragione per cui la messa tradizionale latina non è mai stata soppressa con successo. È un segreto aperto nel mondo cattolico che l'esistenza stessa di gruppi come la FSSP sia stata una reazione amministrativa di Roma per offrire un'alternativa alla SSPX; senza la presa di posizione audace della Società, la via legale per la Messa tradizionale sarebbe stata probabilmente interamente chiuso decenni fa.

Classic Catholic ha detto...

Segue/2
Inoltre, la coraggiosa difesa della Tradizione è fondamentalmente una posizione teologica, non solo liturgica. Come dimostrato dalla recente "Professione di fede" della Società e dalla lettera aperta inviata a Papa Leone XIV e al Collegio dei Cardinali, la SSPX vede la crisi attraverso una lente dottrinale. La Società non cerca semplicemente il diritto di pronunciare la vecchia Messa, ma sfida apertamente le ambigue formulazioni teologiche del Concilio Vaticano II in merito alla libertà religiosa, all'ecumenismo, alla collegialità e alle novità della liturgia del Novus Ordo. Mentre altri ordini tradizionali devono rimanere in gran parte silenziosi su queste anomalie dottrinali per proteggere la loro posizione canonica, la SSPX possiede la libertà unica di parlare chiaramente. Sostengono che l'antica Messa sia inseparabile dall'antica teologia, e che difendere la prima scendendo a compromessi sulla seconda è un esercizio di futilità.

Le imminenti consacrazioni episcopali in Écône servono da richiamo a questa realtà duratura. Di fronte a un crollo del dialogo e all'incombente minaccia di scomunica formale da parte del Vaticano, la SSPX ha scelto di procedere con l'ordinazione di nuovi vescovi senza un mandato papale. Al mondo laico e ai critici legalisti, questa sembra una sfida. Ma per chi capisce la lunga visione della storia della Chiesa, è una replicazione della strategia difensiva del 1988: un atto di sopravvivenza volto a garantire che i sacramenti tradizionali rimangano disponibili, indipendentemente dalle sanzioni immediate di Roma.

In definitiva, tutti nello spettro cattolico sanno, sia che lo elogi o condannino, che la SSPX è la base contro cui si misura il movimento tradizionalista. Roma lo riconosce, motivo per cui il Vaticano continua a lanciare avvertimenti di alto livello e a tenere concistori straordinari che affrontano specificamente le azioni della Società. I gruppi compromessi lo riconoscono, sapendo che la propria leva su Roma esiste in gran parte perché la SSPX rimane un'alternativa indipendente per i fedeli. La SSPX possiede un realismo dagli occhi lucidi che si rifiuta di confondere la tolleranza amministrativa temporanea per una vera sicurezza teologica. In un'era di profondi sconvolgimenti ecclesiastici, la postura audace e inflessibile della SSPX rimane il baluardo definitivo che protegge il deposito della fede.

Anonimo ha detto...

Il Santo Padre ha ricevuto ieri mattina in udienza il cardinale Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede

Anonimo ha detto...

E' necessario leggere i due interventi di Leone stamattina al concistoro per aver chiaro (qualora non lo fosse ancora) cosa significhi quel "dobbiamo andare avanti",
che fa tanto eco a quel "indietro non si torna" dei tempi di Benedetto XVI,
quando solo si fiutava il pericolo di una pur pacata rivisitazione delle ambiguità conciliari.
Non potevano permetterlo.
Poi è arrivato Francesco e oggi Leone.
Anche il Poverello d'Assisi aveva il suo "frate Leone, pecorella del Signore".
Il resto lo vedremo.
La storia andrà avanti finché il buon Dio vorrà.
La Fraternità deve restare fuori, non può essere reintegrata nel calderone così com'è (non sono anglicani, per loro non c'è spazio per una sorta di Anglicanorum Coetibus bis).
Non possono permetterlo.
Non potevano/non possono permetterlo...: ma chi?
Bella domanda!
un prete

Anonimo ha detto...

La professione di fede è a questo indirizzo:

https://fsspx.news/sites/default/files/documents/professione_di_fede_cattolica_it.pdf

In formato PDF, con le sue proposizioni numerate, sembra una enciclica papale, oppure una brutta copia dei due catechismi tradizionali, quello di Trento e quello di San Pio X. Essendo questi ultimi disponibili in rete e facilissimamente accessibili a tutti, dove stava la necessità di un tale documento, che probabilmente farà la fine del Credo del Popolo di Dio di Paolo VI, dimenticato da tutti giustamente, per la sua inutilità e ideologicita'?

Anonimo ha detto...

https://lanuovabq.it/it/dalla-san-pio-x-una-professione-di-fede-integra-e-incoerente

Anonimo ha detto...

E. P. sta interpretando gli avvenimenti in modo errato. Almeno finora si sono espressi favorevolmente alle consacrazioni Mons. Tommaso d'Aquino, Mons. Viganò e i domenicani di Avrillé. Questa lettura di un'esclusività della Tradizione non è propria della Resistenza, e tanto meno di Mons. Viganò. Tutti amano e ammirano Mons. Lefebvre.

E.P. ha detto...

Il commento delle 15:55 è uno dei tanti a conteggiare quanti e quali favorevoli, quanti e quali contrari. Cioè è la tipica dimostrazione di tifoseria lefebvriana che in quanto tale ha come slogan: "chi non è con noi, è contro di noi". Oppure, detta in modo più gentile, è la convinzione di avere l'Esclusiva della Tradizione™.

Non appartenendo a tale tifoseria, nel mio piccolo mi limito a valutare i fatti e a riflettere. Per esempio chiedendo se questi nuovi vescovi opereranno solo nel nel recinto della FSSPX (cfr. quel "tremulo avverbio"), e ricordando che l'unico vescovo che operò anche fuori da tale recinto venne espulso.

Intanto, per chiarire meglio quel paragrafo, sognerei un sito web che contenga ironicamente tanti interventi recenti sul web a favore delle ordinazioni del 1° luglio, ma taroccati cambiandone nomi e date in modo che approvino - per esempio - le ordinazioni della Resistenza di mons.Williamson (e quelle che certe malelingue vociferano che farà mons.Viganò). A voler essere più spigolosi, si potrebbero aggiungere anche le ordinazioni episcopali compiute da chiunque si percepisca in buona fede in "stato di necessità". Dopotutto persino i neocatecumenali, pur avendo già dei "loro" vescovi, molti anni fa macchinarono (quasi con successo) per diventare prelatura personale...

Anonimo ha detto...

Mi sembra, almeno a prima vista, molto pertinente questa frase, tratta da un sito concorrente: "Non si puo' chiedere l'autorizzazione a consacrare nuovi Vescovi, riconoscendo quindi l'autorita' di colui a cui lo si richiede, senza trarne le dovute conseguenze in caso di rifiuto".

Anonimo ha detto...

L’accusa di “tifoseria lefebvriana” è suggestiva, ma non tocca il punto.

Io non ho fatto conteggi né costruito “recinti”: ho semplicemente rilevato che esistono soggetti esterni alla FSSPX — mons. Viganò, mons. Tommaso d’Aquino, mons. Faure e i domenicani di Avrillé — che giudicano positivamente le consacrazioni. Questo dato, da solo, rende quantomeno fragile l’idea di una dinamica “esclusiva” o interna a un unico ambiente.

Qui però il vero effetto boomerang non riguarda chi osserva i fatti, ma la categoria stessa di “tifoseria lefebvriana”. Infatti mons. Faure, i domenicani di Avrillé, mons. Tommaso d’Aquino, Mons. Zendejas, Mons. Ballini e Mons. Stobnicki non si presentano come realtà “post-lefebvriane”, ma come continuità della linea di mons. Lefebvre. Se si adotta quindi la categoria polemica di “lefebvriani”, essa finisce inevitabilmente per includere anche molti degli attori che vengono usati per contestarla — e soprattutto mostra che non si tratta di una tifoseria esterna, ma di un campo interno e plurale.

In questo senso, l’accusa di “tifoseria” rischia di descrivere più una griglia interpretativa che i fatti stessi: una lettura che seleziona arbitrariamente chi appartiene al campo e chi no, secondo criteri esterni piuttosto che reali.

Quanto al resto, resta curioso che, da un lato, si denunci la logica dei “recinti”, e dall’altro si continui a impiegarla come griglia interpretativa rigida e selettiva. Anche le consacrazioni episcopali compiute da mons. Williamson sono state lette, in diversi ambienti, proprio dentro categorie di tipo “catacombale”, come ricorda la riflessione di Valli/Tanel :

Sul “catacombalismo tradizionalista” / 1 https://www.aldomariavalli.it/2023/09/01/sul-catacombalismo-tradizionalista-1/ Sul “catacombalismo” tradizionalista / 2 https://www.aldomariavalli.it/2023/09/04/sul-catacombalismo-tradizionalista-2/

Forse, allora, il punto non è stabilire chi stia dentro o fuori un recinto, ma se queste categorie aiutino davvero a leggere una realtà che è molto meno uniforme — e molto meno “tifosa” — di come viene descritta.

Anonimo ha detto...

A dire il vero anch'io ho avuto un pensiero simile che ho messo da parte perché viziato da un mio cripto sedevacantismo.

E.P. ha detto...

Con rispetto parlando, l'anonimo delle 19:51 continua a menare il can per l'aia. Cioè è come un tifoso juventino che dice che è legale -anzi, sacrosanto- rubare i rigori qualora il beneficiato abbia la maglia bianconera. È come un lefebvriano che quanto alle ordinazioni del 1° luglio (e quanto alla stessa FSSPX) cataloga gli altri fra chi ha un giudizio favorevole e chi no, come se la tessera del club avesse priorità rispetto alla gratitudine per quanto ricevuto dal club stesso. Per questo m'era toccato spesso ricordare che tutta la festosa cagnara di approvazioni e sostegno (specialmente da febbraio ad oggi) s'è vista solo quando c'era di mezzo la FSSPX. È un dato di fatto.

I termini "recinto" e "tifoseria" non intendono insultare ma descrivere una mentalità pluridecennale. Può non riconoscervisi, ma non può negarla solo perché i termini suonano sgraditi. L'aggettivo "lefebvriano" (ben distinto da "lefebvriste", quello sì indice di odio ideologico) indica qualcuno per cui l'appartenenza allo specifico club sembra aver priorità rispetto alla gratitudine verso chi ha promosso la Tradizione. Cioè una forma elegante di vittimismo.

Intanto mi pare normale che un mons.Faure o un mons.Viganò siano più contenti dell'ordinazione di uno Schreiber che di un Tarantelli Baccari. Tanto per restare nello stesso esempio, non ricordo di aver visto la "blogosfera" cattolica (tanto meno il sito web della FSSPX) riempirsi di attestati di sostegno e solidarietà in occasione dell'ordinazione di mons.Faure...

Anonimo ha detto...

Caro EP, chiunque non sia lefebvriano, e lefebvriano convinto, e non approvi ogni singolo verbo che esce dalla bocca ufficiale di un teologo lefebvriano, o un singolo articolo pubblicato sul sito ufficiale lefebvriano, fonti dell'infallibile "verbo" lefebvriano, è da considerarsi un nemico.
Posizioni più articolate in materia (su stato di necessità, consacrazioni episcopali, giurisdizione o meno, validità dei sacramenti NO, precetto domenicale, ecc.), posizioni più articolate, approfondite, più solide e salde teologicamente, più realmente tradizionali (dove la Tradizione non viene ridotta a quella caricatura del pre-1962 ma considera i 2000 anni di storia della Chiesa), sono tutte posizioni che, proprio perché non rientrano nella categoria Black & White o dei facili slogan, vanno rigettate senza pietà perché estremamente pericolose per la fede semplice dei fedeli lefebvriani, facilmente pervertibili... O almeno così ritengono i superiori della Fraternità.
C'è da dire però che dietro alla facciata monolitica, resa apparentemente ancora più monolitica dalla mentalità da cittadella assediata e dal vittimismo, c'è una pluralità di posizioni tra i sacerdoti lefebvriani. Prova ne sono le tante defezioni, ritorni alla Chiesa di Roma, oppure espulsioni che nel corso degli anni sono state documentate.
In conclusione, ciò che i lefebvriani sembrano non capire è che da un lato si possono apprezzare i tanti meriti sia di Lefebvre che della Fraternità San Pio X, ma dall'altro lato non essere d'accordo su tutto, vederne anche i limiti e ambiguità, senza però essere "nemici".
Se gli si può fare un augurio, è che affrontino il mondo che li circonda con serenità, che è un segno di fortezza e di sicurezza di essere nella Verità, con la consapevolezza che si può sempre crescere, migliorare, che ci si può sempre convertire un po' di più, e che gli amici "critici" non sono nemici ma aiuti animati dalla carità. Sarebbero nemici se al contrario li lasciassero cuocere nel loro brodo.

Anonimo ha detto...

Quando l'obbedienza sostituisce Dio, nasce l'iperpapalismo.

E se uno dei più grandi errori del cattolicesimo moderno non fosse il modernismo in sé... ma il nostro malinteso sul papato?

Per decenni, a molti cattolici è stato insegnato che l'obbedienza indiscutibile a Roma era sinonimo di fedeltà a Cristo.

Ma la crisi vaticana ha messo in luce un pericoloso difetto in questo pensiero.

Questo articolo sostiene che Dio ha permesso al caos post-conciliare di rivelare tre errori interconnessi:

- Modernismo
- Liberalismo
- Iperpapalismo

E così facendo, ha vendicato molti degli avvertimenti dell'Arcivescovo Lefebvre.

La questione centrale che i cattolici affrontano oggi potrebbe essere più semplice che mai:

Sceglieremo Dio e la Tradizione, o cieca obbedienza all'autorità?

Michael Matt - FSSP parishioner

Anonimo ha detto...

Sono degni di nota i seguenti passaggi della Professione di fede cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X:
ai paragrafi 73-75 la Fraternità riconosce nel Romano Pontefice «il Vicario di Gesù Cristo», titolare di un potere «di vera e propria giurisdizione suprema, plenaria, immediata e universale», e dichiara che a lui pastori e fedeli «devono rispetto e obbedienza filiale in tutto ciò che rientra nel legittimo esercizio del suo ufficio».
Come la mettiamo con le consacrazioni senza mandato pontificio? Delle due l'una:

- O i lefebvriani non si sono accorti che la giurisdizione pontificia "suprema, plenaria, immediata e universale" comprende la nomina dei vescovi e che pertanto se il pontefice nega il suo consenso, ciò "rientra nel legittimo esercizio del suo ufficio" a cui è dovuta obbedienza... E dunque se procederanno con le consacrazioni episcopali si troveranno a negare di fatto ciò che affermano in principio e in teoria, contravvenendo al banale principio di non contraddizione aristotelico e ponendosi dunque in una posizione che non è di "ignoranza invincibile" e dunque da ogni punto di vista colpevole e passibile di sanzione...

- Oppure... Ritengono che il pontefice attuale non sia valido (sedevacantismo) pur senza proclamarlo ai quattro venti (sedevacantismo strisciante e gesuitico). Dunque, disobbedire ad una autorità non valida, nulla, non comporta né peccato né validità della scomunica e dell'accusa di scisma che pioveranno sulle loro teste.

Tertium non datur.

Anonimo ha detto...

# Anonimo delle 10:52. C'E' UNO STATO DI NECESSITA' GRAVE O NO?
Mai sentito parlare dello "stato di necessità"? È in base ad esso che le consacrazioni senza mandato vengono giustificate. Lei lo ignora completamente, rendendo vana la sua critica.
Per esser valida, dovrebbe dimostrare che lo stato di necessità non esiste (si limita ad ignorarlo, come fanno quelli delle Ecclesia Dei - e se non esiste perché continuano a celebrare in rito romano antico?).
La Professione di fede del 24 giugno è, oso dire, un documento storico. Sarà un caso, pubblicata il giorno della festa della Massoneria, il cui deismo e connessi ha infettato la Chiesa a partire dal Vaticano II.
Documento storico perché elenca tutti gli aspetti della crisi della Chiesa e vi contrappone caso per caso gli insegnamenti tradizionali, sino a Pio XII incluso. Esso dimostra la portata ormai eccezionale della crisi del cattolicesimo, che riguarda, come ha giustamente notato qualcuno, tutto l'impianto della fede, l'essere stesso della nostra religione.
La invito a meditare su questi paragrafi finali:
"145. Riconosco che gli errori moderni rappresentano una minaccia terribile per l'intero ordine cattolico, e che la loro penetrazione nella vita della Chiesa, grazie al Concilio Vaticano II e alle riforme postconciliari, ha provocato una crisi di eccezionale gravità: l'agnosticismo attacca la conoscenza di Dio; il naturalismo attacca la necessità della grazia; il soggettivismo attacca il fondamento soprannaturale della fede; il relativismo attaccal'immutabilaità del dogma; la morale situazionista [della situazione - ndR] attacca la legge divina; il liberalismo attacca la regalità sociale di Cristo; il falso ecumenismo attacca l'unicità della Chiesa; la collegialità e la sinodalità attaccano la costituxzione divina della Chiesa nella sua gerarchia; l'antropocentrismo liturgico attacca il santo sacrificio della Messa.
146. L'attuale crisi non può quindi essere ridotta a un semplice conflitto di sensibilità, di preferenze liturgiche o di scelte pastorali. ESSA TOCCA I FONDAMENTI STESSI DELLA FEDE E DELLA MORALE, DEL SACERDOZIO E DEL CULTO, DELLA cHIESA E DELLA REGALITA' DI CRISTO.
[stampatello mio].
147. Questi errori non rimangono astratti, ma hanno prodotto frutti visibili: indebolimento della predicazione dottrinale, svanimento dello spirito missionario, banalizzazione del peccato, crisi della famiglia, rovina della liturgia, perdita del senso di Dio, rarefazione delle vocazioni, apostasia silenziosa delle nazioni cristiane e profonda confusione dei fedeli.
148. Ecco perché oggi non basta più affermare le verità cattoliche in termini generali, senza denunciare parallelamente gli errori che tentano di corromperle...".
Di fronte a una situazione del genere, che sappiamo descritta in modo veritiero, dobbiamo perder tempo a sottilizzare sulla liceità delle quattro consacrazioni in programma, perché senza mandato, cosa peraltro scontata? NOn ha il dovere la Fsspx di garantire la sopravvivenza di se stessa in quanto (per ora) unica società religiosa che abbia conservato l'insegnamento della autentica dottrina, il Seminario tradizionale e la celebrazione dell'autentica liturgia?
Essere scomunicati oggi è il prezzo che bisogna pagare per restar fedeli alla Chiesa di sempre. Come ai tempi di sant'Atanasio.
pp
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Anonimo ha detto...

Eheh fssp.. obbedisco! E prendono mazzate in tutto il mondo.. grande affare accettare il concilio e tacere colpevolmente gli orrori!

Anonimo ha detto...

Importante dichiarazione di Mons. Vigano' sul Card. Muller.