Nella nostra traduzione da Crisis Magazine. Interessante perché ci fa render conto di quanto le innovazioni conciliari, spacciate per 'pastorale', abbiano lasciato il segno nella dottrina. L'ennesima riprova, direi, che lo stato di necessità non è un'illazione come molti sostengono... Una delle tante riflessioni interessanti qui.
Il dogma più controverso della Chiesa, messo in discussione persino da buoni cattolici
La Chiesa cattolica è sempre stata oggetto di polemiche; in ogni epoca ha sfidato il mondo con insegnamenti difficili da accettare. Nel nostro tempo, a suscitare le maggiori polemiche, sono proprio gli insegnamenti riguardanti le questioni relative alle zone “pelviche” — contraccezione, aborto, omosessualità —. Ma direi che una dottrina in particolare mette alla prova la fedeltà dei cattolici più ferventi di oggi, perché è quella che più contraddice lo spirito del tempo, uno spirito che contagia la Chiesa tanto quanto il mondo. Qual è questo insegnamento cattolico così controverso?
Extra Ecclesiam nulla salus.
Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza.
Coniato per la prima volta nella Chiesa primitiva (la prima testimonianza scritta conosciuta risale al III secolo con san Cipriano di Cartagine), poche dottrine cattoliche sono meglio attestate e sostenute dell’EENS. Nessun Padre della Chiesa l'ha contestato, e molti lo hanno ampiamente proclamato. Sant’Agostino ha scritto: «Nessun uomo può trovare la salvezza se non nella Chiesa cattolica». Il Credo Atanasiano del VI secolo [qui] afferma:
Eppure oggi, se si chiede a un cattolico qualsiasi — anche a un cattolico praticante e «ortodosso» — se è d’accordo con l’affermazione «Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza», nella migliore delle ipotesi si ottiene un gran tentennare e, molto probabilmente, un rifiuto categorico.
Non molto tempo fa ho tenuto una presentazione davanti a un gruppo di cattolici conservatori sui temi del mio libro Deadly Indifference, che gravitano attorno a questo insegnamento. Durante la sessione di domande e risposte, una signora anziana tra il pubblico era chiaramente turbata. Deplorava il mio ricorso a quelle che definiva «tattiche intimidatorie», che minacciavano i non cattolici con l’inferno. In realtà non avevo detto nulla del genere, ma avevo affermato che i cattolici devono accettare l’EENS come dottrina cattolica, e che ciò dovrebbe guidare i nostri sforzi missionari ed evangelizzatori.
Un altro membro del pubblico ha affermato che il significato di «fuori dalla Chiesa» oggi è molto diverso da quello che aveva nel Medioevo, sottintendendo che essere cattolici non fosse più così importante quando si tratta di salvezza.
Ribadisco, si trattava di un pubblico di cattolici conservatori — non di un fan club di padre James Martin né di un gruppo di discepoli del cardinale Cupich. Eppure, almeno alcuni di loro hanno storto il naso all’affermazione secondo cui fuori dalla Chiesa non c’è salvezza.
Ora, si potrebbe pensare che un atteggiamento così sprezzante nei confronti di questa dottrina sia limitato ai cattolici che non sono ben formati o istruiti nella fede. Eppure, proprio la scorsa settimana ho visto altri due esempi, questa volta di cattolici estremamente competenti apparsi anch’essi turbati da questa dottrina.
Il primo è George Weigel, il noto commentatore cattolico e biografo ufficiale di Giovanni Paolo II. Il suo più recente articolo affronta la «Dichiarazione di fede cattolica» redatta dalla Fraternità San Pio X. Weigel scrive:
Eppure Weigel cade nell’altro estremo e svuota l’EENS di ogni significato, rendendola lettera morta. Lo stesso Concilio Vaticano II afferma che «In termini espliciti [Cristo] stesso ha affermato la necessità della fede e del battesimo e con ciò ha affermato anche la necessità della Chiesa, poiché attraverso il battesimo, come attraverso una porta, gli uomini entrano nella Chiesa» (Lumen Gentium 14).
Ora, qualunque sia la vostra opinione sulla controversa Fraternità San Pio X, l’affermazione «ogni uomo deve essere membro della Chiesa cattolica per salvare la propria anima, e vi è un solo battesimo come mezzo per essere incorporati in essa. Questa necessità riguarda l’intera umanità senza eccezioni e abbraccia senza distinzione cristiani, ebrei, musulmani, pagani e atei» non sarebbe controversa in nessuna epoca della Chiesa se non in quella odierna. Sebbene si possa interpretare l’affermazione della Fraternità San Pio X in modo assolutista, spingendosi troppo oltre, lo stesso si potrebbe dire di «fuori dalla Chiesa non c’è salvezza». Tuttavia, liquidare la dottrina con un gesto della mano, come fa Weigel, è oggi molto più comune e, francamente, molto più pericoloso, poiché rende l’EENS priva di significato.
Weigel non è l’unico noto cattolico conservatore a minare l’EENS. In un recente libro, Peter Kreeft — che considero uno dei migliori e più brillanti apologeti cattolici della nostra epoca, al quale molti cattolici, me compreso, sono debitori — sembrava anch’egli mettere in discussione tale insegnamento. In I due più grandi romanzi mai scritti (Word on Fire Publishing), scrive:
Allora perché così tanti cattolici oggi — compresi molti cattolici per il resto ben formati — vogliono fuggire lontano dall’EENS? Mi vengono in mente alcune ragioni.
In primo luogo, l’EENS, a prima vista, contraddice la nostra immagine moderna di Dio come un nonno amorevole che non direbbe mai una parola cattiva a nessuno. Non possiamo sottovalutare quanto questa impressione permei il concetto di Dio di tutti, anche dei più devoti alla fede cattolica. Abbiamo enfatizzato eccessivamente la misericordia di Dio a scapito della Sua giustizia, e quindi qualsiasi suggerimento che una «brava persona» possa non essere salvata, per questa concezione diffusa dell’amore di Dio è anatema.
Ho anche notato che il rifiuto dell’EENS, esplicito o implicito che sia, è molto comune tra le persone anziane, molte xelle quali hanno probabilmente dei cari – compresi figli adulti – che si sono allontanati dalla pratica della fede cattolica. Quindi la prendono sul personale e forse in modo emotivo quando qualcuno afferma che «fuori dalla Chiesa non c’è salvezza». Alle loro orecchie, si sta letteralmente condannando un figlio o un amico amato all’inferno eterno.
Infine, l’ecumenismo è la «sottoreligione» all’interno della religione cattolica odierna, e nulla è più anti-ecumenico dell’EENS. Soprattutto qui in America siamo circondati da non cattolici, e quindi sollevare la questione dell’EENS — o, peggio ancora, difenderla con forza — equivale a lanciare una bomba puzzolente a un cocktail party.
Certo, ci sono alcune sfumature nell’EENS, sottigliezze che la Chiesa ha sviluppato in modo particolare negli ultimi secoli, ma queste sfumature sono state così enfatizzate negli ultimi decenni da aver trasformato l’insegnamento in una versione castrata rispetto a come veniva inteso fino agli anni ’60. Se chiunque non sia un vero e proprio mostro è un «cristiano anonimo», allora non ha senso cercare di convertire qualcuno al cristianesimo realmente praticato. Ciò, ovviamente, va contro il comando esplicito di Cristo e la testimonianza dei grandi missionari della Chiesa, a cominciare da San Pietro e San Paolo.
La nostra è un’epoca basata più sui sentimenti che sui fatti, e nulla lo dimostra meglio del comune rifiuto cattolico dell' extra Ecclesiam nulla salus. Dobbiamo recuperare una comprensione più solida di questa dottrina – peraltro condivisa da tutti i cattolici fino a circa 70 anni fa – in modo da poter adempiere al mandato di Cristo: «Andate dunque e fate discepole tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). Non possiamo permettere che il nostro disagio nei confronti di questa dottrina ci freni, poiché ciò può avere conseguenze eterne per coloro che ci circondano.
Eric Sammons, caporedattore di Crisis Magazine, autore di diversi libri.
Extra Ecclesiam nulla salus.
Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza.
Coniato per la prima volta nella Chiesa primitiva (la prima testimonianza scritta conosciuta risale al III secolo con san Cipriano di Cartagine), poche dottrine cattoliche sono meglio attestate e sostenute dell’EENS. Nessun Padre della Chiesa l'ha contestato, e molti lo hanno ampiamente proclamato. Sant’Agostino ha scritto: «Nessun uomo può trovare la salvezza se non nella Chiesa cattolica». Il Credo Atanasiano del VI secolo [qui] afferma:
«Chiunque voglia essere salvato, deve prima di tutto professare la fede cattolica». I Padri — tra cui San Cipriano, San Girolamo e Sant’Agostino — paragonavano spesso la Chiesa all’Arca di Noè, al di fuori della quale non si può essere salvati.La dottrina è stata infine sancita come vincolante per i fedeli nel 1215 durante il Quarto Concilio Lateranense, che ha proclamato: «Esiste infatti un’unica Chiesa universale dei fedeli, al di fuori della quale nessuno è salvato». Il Concilio di Firenze del 1442 ha ribadito l’importanza di questo insegnamento. Santi, papi e teologi, nel corso dei secoli, hanno continuato a sottolineare questa convinzione fondamentale dei cattolici. Infatti, tra tutti gli insegnamenti della Chiesa cattolica, pochi sono stati dispensati con maggior coerenza nel corso della sua storia quanto l’extra Ecclesiam nulla salus.
Eppure oggi, se si chiede a un cattolico qualsiasi — anche a un cattolico praticante e «ortodosso» — se è d’accordo con l’affermazione «Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza», nella migliore delle ipotesi si ottiene un gran tentennare e, molto probabilmente, un rifiuto categorico.
Non molto tempo fa ho tenuto una presentazione davanti a un gruppo di cattolici conservatori sui temi del mio libro Deadly Indifference, che gravitano attorno a questo insegnamento. Durante la sessione di domande e risposte, una signora anziana tra il pubblico era chiaramente turbata. Deplorava il mio ricorso a quelle che definiva «tattiche intimidatorie», che minacciavano i non cattolici con l’inferno. In realtà non avevo detto nulla del genere, ma avevo affermato che i cattolici devono accettare l’EENS come dottrina cattolica, e che ciò dovrebbe guidare i nostri sforzi missionari ed evangelizzatori.
Un altro membro del pubblico ha affermato che il significato di «fuori dalla Chiesa» oggi è molto diverso da quello che aveva nel Medioevo, sottintendendo che essere cattolici non fosse più così importante quando si tratta di salvezza.
Ribadisco, si trattava di un pubblico di cattolici conservatori — non di un fan club di padre James Martin né di un gruppo di discepoli del cardinale Cupich. Eppure, almeno alcuni di loro hanno storto il naso all’affermazione secondo cui fuori dalla Chiesa non c’è salvezza.
Ora, si potrebbe pensare che un atteggiamento così sprezzante nei confronti di questa dottrina sia limitato ai cattolici che non sono ben formati o istruiti nella fede. Eppure, proprio la scorsa settimana ho visto altri due esempi, questa volta di cattolici estremamente competenti apparsi anch’essi turbati da questa dottrina.
Il primo è George Weigel, il noto commentatore cattolico e biografo ufficiale di Giovanni Paolo II. Il suo più recente articolo affronta la «Dichiarazione di fede cattolica» redatta dalla Fraternità San Pio X. Weigel scrive:
La Dichiarazione prosegue affermando che «ogni uomo deve essere membro della Chiesa cattolica per salvare la propria anima, e vi è un solo battesimo come mezzo per essere incorporati in essa. Questa necessità riguarda l’intera umanità senza eccezioni e abbraccia senza distinzioni cristiani, ebrei, musulmani, pagani e atei». L’inferno della Fraternità San Pio X è quindi piuttosto affollato e include i vostri amici e parenti luterani, anglicani, ebrei, musulmani e non credenti. Questa, tuttavia, è proprio l’estrema distorsione della vecchia massima extra ecclesiam nulla salus (non c’è salvezza fuori dalla Chiesa) per la quale padre Leonard Feeney fu scomunicato nel 1953, essendo state poste le basi teologiche di tale sanzione da una dichiarazione del Sant’Uffizio del 1949 approvata da papa Pio XII.Weigel cerca di minare l’EENS equiparando qualsiasi sua ferma accettazione alle opinioni di padre Feeney. Egli ha ragione nel sostenere che la visione assolutista della salvezza di padre Feeney — secondo cui solo un cattolico battezzato con l’acqua potesse essere salvato — è stata respinta dal Vaticano.
Eppure Weigel cade nell’altro estremo e svuota l’EENS di ogni significato, rendendola lettera morta. Lo stesso Concilio Vaticano II afferma che «In termini espliciti [Cristo] stesso ha affermato la necessità della fede e del battesimo e con ciò ha affermato anche la necessità della Chiesa, poiché attraverso il battesimo, come attraverso una porta, gli uomini entrano nella Chiesa» (Lumen Gentium 14).
Ora, qualunque sia la vostra opinione sulla controversa Fraternità San Pio X, l’affermazione «ogni uomo deve essere membro della Chiesa cattolica per salvare la propria anima, e vi è un solo battesimo come mezzo per essere incorporati in essa. Questa necessità riguarda l’intera umanità senza eccezioni e abbraccia senza distinzione cristiani, ebrei, musulmani, pagani e atei» non sarebbe controversa in nessuna epoca della Chiesa se non in quella odierna. Sebbene si possa interpretare l’affermazione della Fraternità San Pio X in modo assolutista, spingendosi troppo oltre, lo stesso si potrebbe dire di «fuori dalla Chiesa non c’è salvezza». Tuttavia, liquidare la dottrina con un gesto della mano, come fa Weigel, è oggi molto più comune e, francamente, molto più pericoloso, poiché rende l’EENS priva di significato.
Weigel non è l’unico noto cattolico conservatore a minare l’EENS. In un recente libro, Peter Kreeft — che considero uno dei migliori e più brillanti apologeti cattolici della nostra epoca, al quale molti cattolici, me compreso, sono debitori — sembrava anch’egli mettere in discussione tale insegnamento. In I due più grandi romanzi mai scritti (Word on Fire Publishing), scrive:
«Questa idea di san Giustino [il Martire], secondo cui i pagani buoni sono “cristiani anonimi”, è più che filosofia speculativa; è rivelazione divina. Infatti, Giovanni 1,9 identifica Cristo come colui che “illumina ogni uomo”». Ancora più specificamente, nel Nuovo Testamento, sono proprio i pagani, i gentili — che non hanno la rivelazione speciale di Dio agli ebrei — che, secondo quanto spesso afferma Cristo, hanno la fede più grande, anche se questa fede è «anonima»: il centurione romano (Matteo 8,5-10), il buon samaritano (Luca 10,30-37), il lebbroso gentile che tornò per rendere grazie (Luca 17,16-19) e la donna siro-fenicia (Marco 7,24-30).Qui Kreeft fa riferimento all’insegnamento di san Giustino Martire sul «Logos Spermatikos» (semi del Verbo), secondo cui pagani come Socrate, vissuti prima di Cristo, insegnavano verità attraverso la loro filosofia e potevano quindi, in un certo senso, essere considerati «cristiani». Tuttavia, l’applicazione (e l’apparente avallo) da parte di Kreeft dell’espressione «cristiani anonimi» all’insegnamento di san Giustino Martire è incredibilmente infelice, poiché si tratta del concetto reso popolare negli anni ’60 dal sacerdote gesuita Karl Rahner. Ecco come lo descriveva Rahner:
«Cristianesimo anonimo» significa che una persona vive nella grazia di Dio e raggiunge la salvezza al di fuori del cristianesimo esplicitamente costituito… un monaco buddista (o chiunque altro, suppongo) che, poiché segue la propria coscienza, raggiunge la salvezza e vive nella grazia di Dio; di lui devo dire che è un cristiano anonimo.Si noti che, contrariamente alla sfortunata giustapposizione di Kreeft, i «semi del Verbo» di san Giustino Martire non sono la stessa cosa del «cristiano anonimo» di Rahner. Il primo spiega alla Roma pagana che molte delle verità filosofiche che essi già accettano trovano in realtà la loro origine ultima nel Logos, Gesù Cristo. Il secondo sta semplicemente concedendo la salvezza a chiunque, indipendentemente dal suo legame con la Chiesa cattolica.
(Karl Rahner in Dialogue: Conversations and Interviews, 1965-1982, 135)
Allora perché così tanti cattolici oggi — compresi molti cattolici per il resto ben formati — vogliono fuggire lontano dall’EENS? Mi vengono in mente alcune ragioni.
In primo luogo, l’EENS, a prima vista, contraddice la nostra immagine moderna di Dio come un nonno amorevole che non direbbe mai una parola cattiva a nessuno. Non possiamo sottovalutare quanto questa impressione permei il concetto di Dio di tutti, anche dei più devoti alla fede cattolica. Abbiamo enfatizzato eccessivamente la misericordia di Dio a scapito della Sua giustizia, e quindi qualsiasi suggerimento che una «brava persona» possa non essere salvata, per questa concezione diffusa dell’amore di Dio è anatema.
Ho anche notato che il rifiuto dell’EENS, esplicito o implicito che sia, è molto comune tra le persone anziane, molte xelle quali hanno probabilmente dei cari – compresi figli adulti – che si sono allontanati dalla pratica della fede cattolica. Quindi la prendono sul personale e forse in modo emotivo quando qualcuno afferma che «fuori dalla Chiesa non c’è salvezza». Alle loro orecchie, si sta letteralmente condannando un figlio o un amico amato all’inferno eterno.
Infine, l’ecumenismo è la «sottoreligione» all’interno della religione cattolica odierna, e nulla è più anti-ecumenico dell’EENS. Soprattutto qui in America siamo circondati da non cattolici, e quindi sollevare la questione dell’EENS — o, peggio ancora, difenderla con forza — equivale a lanciare una bomba puzzolente a un cocktail party.
Certo, ci sono alcune sfumature nell’EENS, sottigliezze che la Chiesa ha sviluppato in modo particolare negli ultimi secoli, ma queste sfumature sono state così enfatizzate negli ultimi decenni da aver trasformato l’insegnamento in una versione castrata rispetto a come veniva inteso fino agli anni ’60. Se chiunque non sia un vero e proprio mostro è un «cristiano anonimo», allora non ha senso cercare di convertire qualcuno al cristianesimo realmente praticato. Ciò, ovviamente, va contro il comando esplicito di Cristo e la testimonianza dei grandi missionari della Chiesa, a cominciare da San Pietro e San Paolo.
La nostra è un’epoca basata più sui sentimenti che sui fatti, e nulla lo dimostra meglio del comune rifiuto cattolico dell' extra Ecclesiam nulla salus. Dobbiamo recuperare una comprensione più solida di questa dottrina – peraltro condivisa da tutti i cattolici fino a circa 70 anni fa – in modo da poter adempiere al mandato di Cristo: «Andate dunque e fate discepole tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). Non possiamo permettere che il nostro disagio nei confronti di questa dottrina ci freni, poiché ciò può avere conseguenze eterne per coloro che ci circondano.

30 commenti:
Ai "tentennanti" (come la signora indicata dall'autore) vorremmo ricordare che anche noi abbiamo avuto parenti, amici, colleghi, conoscenti, morti fuori dalla Chiesa, a volte addirittura rifiutando i sacramenti in punto di morte, e ci ostiniamo tuttora a raccomandarli all'infinita misericordia del Signore (ricordando però che è anche infinita giustizia, e che dunque non sussistono cheat codes come in certi videogiochi).
Dovremmo ricordare loro anche che la non proprio esaltante immagine della Chiesa oggi (gerarchia, parrocchie, dibattito pubblico) non è il punto di riferimento dell'EENS.
Credo che prima della EENS bisognerebbe avere, nel popolo, una conoscenza media della Dottrina Cattolica, della storia della Chiesa e delle biografie dei Santi più significativi e/o più legati al territorio dove si è nati e si è stati formati. Oggi si va a Messa spesso come atto scaramantico, tutte le altre religioni o filosofie sono a portata di mano e, in città, la libreria esoterica è aperta anche di Domenica. Il minestrone cognitivo ormai è un passato e nessuno sa più cosa ha in bocca. Per questo è tempo di tornare all'a-b-c del Cattolicesimo. Ma sono i genitori che per primi e per sempre devono vivere il Cattolicesimo, i figli a scuola incontreranno ogni tipo di educazione e se in casa non si vive il Cattolicesimo duro e puro, facilmente si svieranno per decenni. Se la Chiesa ha sviato, come ha sviato, vuol dire che EENS era già un pezzo di Dottrina messo in non cale. Purtroppo gli stessi consacrati e consacrate sono stati sviati da almeno cento anni e non ne hanno ancora abbastanza e vogliono andare ancora avanti. Se il Signore nostro non ci manda almeno una dozzina di nuovi Apostoli, difficile che si possa uscire da questo manicomio.
70 anni fa erano quasi tutti cattolici almeno sulla carta. Oggi qualche cattolico lo trovi appunto tra i settantenni, persone che ancora coniugano la giornata mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti in famiglia. Ma oggi? Vi sembra che chi oggi si dichiara cattolico lo sia veramente? A parole forse ma nell’intimo non sanno nemmeno dove stia di casa e lo si vede dai comportamenti. Figuriamoci se sono in grado di capire un dogma qualcosa che comunque non si può dimostrare,
En passant : oggi, 24 giugno, S. Giovanni Battista, è la festa della Massoneria. Fu fondata il 24 giugno 1717 da quattro gatti in un pub di Londra. Se si va sul sito del Grande Oriente si trovano le spiegazioni date dai massoni stessi al perché del loro culto di S.Giovanni Battista, in collegamento con il Solstizio d'Estate e il suo simbolismo. Sono spiegazioni di tipo mitico, anzi mitologico. La Massoneria resta un grande bluff.
ar
Il problema di questo thread è che presenta Extra Ecclesiam nulla salus come se significasse che “tutti i non cattolici sono dannati” e che il Vaticano II avrebbe “ammorbidito” il dogma. Ma questa lettura è **smentita dal Magistero preconciliare, non dal Concilio. Già Pio IX (1863) affermava che non si può condannare chi “ignora senza colpa la vera religione”. Pio XII, in Mystici Corporis, insegnava che si può essere uniti alla Chiesa “in voto”, anche senza appartenenza visibile. E la Lettera del Sant’Uffizio del 1949 (caso Feeney) ha definito in modo definitivo che l’appartenenza alla Chiesa può essere “esplicita o implicita”, e che la grazia non è limitata ai confini giuridici. Il Vaticano II non ha cambiato nulla: ha semplicemente ripreso questa dottrina. Lumen gentium ribadisce che la Chiesa è necessaria alla salvezza, ma aggiunge, in perfetta continuità con Pio IX e Pio XII ,che possono salvarsi coloro che, “senza colpa”, non conoscono il Vangelo ma cercano sinceramente la verità. Dire quindi che il Concilio avrebbe “tradito” il dogma significa ignorare ciò che la Chiesa insegnava prima del Concilio. La dottrina cattolica è chiara: chi si salva, si salva per Cristo e per la Chiesa; ma Dio può unire a Cristo anche chi non conosce visibilmente la Chiesa, se non per sua colpa. Questo non è relativismo: è il Magistero costante, da Sant’Agostino al Sant’Uffizio del 1949.Questo thread contiene errori teologici.
Oggi la verità che non c'è salvezza al di fuori della Chiesa cattolica è stata abbandonata proprio dalla Chiesa cattolica, la quale insegna l'errore secondo il quale tutte le religioni sono buone e quindi tutte conducono alla salvezza, in quantno religioni(ecumenismo deuterovaticano).
La dottrina tradizionale sembra crudele ma non è così. La Chiesa ammette anche la salvezza per chi è fuori della Chiesa grazie alla dottrina del battesimo di desiderio sia esplicito che implicito. Però si tratta di una salvezza su base esclusivamente individuale, concessa dall'opera misteriosa dello Spirito Santo nelle anime: salvezza n o n o s t a n t e l'appartenenza dell'acattolico ad un'altra relgiione. Dal punto di vista della religione come istituzione e dottrine tramandate, pratica e culto, solo l'appartenenza alla Chiesa cattolica è garanzia di salvezza, che non è del resto garantita a tutti ma solo a quei cattolici che avranno perseverato nelle virtù cristiane sino alla fine della loro vita.
I fondamenti di questa dottrina di salvezza mediante il battesimo di desiderio si trovano già in san Paolo, oltre che nei passi neotestamentari citati nell'articolo. Mi riferisco al cap. 2 della Lettera ai Romani ove san Paolo spiega che "i Giudei saranno giudicati secondo la loro legge, i Gentili secondo la legge naturale".
"Anzi, se dei pagani che non hanno la Legge fanno per natura quello che prescrive la Legge, sono legge a se stessi, pur non avendo la Legge; dimostrando così che i dettami della legge sono scritti nei loro cuori, come ne fa fede la loro coscienza con i suoi giudizi, la quale, volta per volta li accusa o li difende. E questo diventerà manifesto, secondo il mio Vangelo, nel giorno in cui Dio giudicherà per mezzo di Gesù Cristo le azioni segrete degli uomini" (Rm 2, 14-16).
Degli accenni si trovano anche a mio avviso ne La Città di Dio di Sant'Agostino.
Non è vero quindi che tutti i non-cattolici siano già dannati, così come non è vero che tutti i cattolici siano già salvati. Il giorno del Giudizio ci saranno delle sorprese.
Il battesimo di desiderio può sembrare una dottrina astratta, ma non è così. È esplicito nel caso di un catecumeno che muoia prima di convertirsi, quando già era pronto al battesimo e viveva da buon cristiano. Implicito, secondo criteri ben formulati ad esempio nella lettera dell'8 agosto 1949 all'arciv. di Boston, nella quale si ribadisce la condanna del rigorismo. Il non cristiano lo si può considerare "in voto" cattolico (lo Spirito Santo lo sa) se vive in spirito di carità, crede in Dio, non muore in peccato mortale, ignora la vera religione cattolica...Insomma, l'uomo e la donna pii e devoti, buoni, appartenenti ad altre religioni, si salvano lo stesso.
NOTA BENE : nessuna religione ammette una simile possibilità di salvezza per gli aderenti delle altre religioni, come la cattolica. Per i musulmani, tutti i non-musulmani sono predestinati da Allah all'Inferno, in eterno (mentre la pena dell'Inferno è per i mussulmani solo temporanea, alla fine si svuoterà della loro presenza). Per l'ebraismo postcristiano credo sia lo stesso: per la maggioranza dei rabbini l'Inferno per gli ebrei che ci vadano non può essere eterno, lo è invece per gli altri.
Quest'atteggiamento errato nei confronti del dogma extra ecclesiam nulla salus deriva anche da ignoranza del vero contenuto della nostra religione e delle altre.
pp
Il Signore Gesù Cristo è l'unico salvatore. Quale è la Chiesa al di fuori della quale non c'è salvezza? E' la Chiesa come Corpo Mistico di Cristo, Sua sposa.
Bisogna rimettere qualche puntino sulle i...
La Sposa di Cristo, è Immacolata e lo è sempre, a dispetto dei peccatori (anche i santi sono peccatori, salvo le rarissime eccezioni note dalla Tradizione) che ne sono parte.
Questo è possibile perchè la Chiesa è innanzitutto sacramento, cioè un segno efficace della Grazia, mistero divino. La grazia è divina, non c'è opera umana che la produca.
La Chiesa è la compagnia del sì di Dio all’umanità: un sì creativo e redentivo.
La Chiesa è intuibile nel sì di Dio che si rivela incarnandosi nell’umanità e diventa costitutiva dell’azione dispensatrice dei sacramenti di Cristo. La Chiesa è il proseguimento della benevolenza che lega il Padre e il Figlio nello Spirito Santo.
La Chiesa raccoglie un'umanità di uomini, peccatori e perduti, salvati lì e solo lì.
La Chiesa Sposa è il luogo dell’unione con Cristo: perciò pura da ogni peccato, redenta da Colui che il peccato lo porta su di sé, fin dalla fondazione del mondo (Ap 13,8): per tutti, potenzialmente, anche se non tutti scelgono di goderne.
La Chiesa è salvezza perchè immacolata ed è immacolata perchè Sposa di Cristo: generata per Cristo dallo Spirito di Dio. Tramite la Chiesa si è figli adottivi di Dio, diventandolo. Nei sacramenti l’umanità riceve la vita redenta dal Cristo redentore: la comunione con il Padre, la remissione dei peccati, la pace come la dà Cristo.
La Chiesa sta nel tempo tra la pienezza (l'Incarnazione) e il compimento dei tempi (la Parusia). E' un tempo terreno in vista dell'eternità su cui è sempre affacciata. E ' un mistero grande: non è anonimo, teorico o ideale, ma personalizzato nella sponsalità.
Solo da Cristo Sposo, che dà la sua vita per lei in croce, sussiste la Sposa Immacolata.
Ciascuno di noi non deve solo pensare di stare dentro la Chiesa, ma diventare ed essere Chiesa. In Cielo c'è gioia per il peccatore convertito: è la Grazia di Dio in noi.
La Chiesa che chiamiamo santa è necessariamente popolata di peccatori, ma non per questo si deve parlare di Chiesa peccatrice. Il problema è se il peccatore si pente...
Ogni chiamato non è ancora diventato santo, ma nella Chiesa può santificarsi.
Nella Chiesa ci si divinizza: la Chiesa non è un prodotto degli uomini e non la generano nè la natura, nè la storia. Essendo opera della Trinità la sua “riforma” non passa dai nostri bla bla, né dalla paura che la Chiesa possa decadere e dissolversi. Ogni riforma passa dal fare dell'anima di ogni singolo un tempio dello Spirito santo.
La Chiesa non ha bisogno di animatori o rianimatori, perchè è già animata da Cristo e lo è istantaneamente nell’eternità di Dio, nel Suo eterno presente. A doversi riformare è il singolo credente, che non è ancora santo. Nella Chiesa non c’è una santità anonima: ci sono i santi con nome e cognome. Pochi o tanti, quelli sono. Non è questione di numeri, ne bastano due o tre riuniti in quel nome: Gesù Cristo. Nella Chiesa non c’è la santità ideale, oggettiva, ma solo la santità dei santi con i loro trascorsi più faticosi.
Non c’è volontà umana, nemmeno delle gerarchie ecclesiali terrene, che possa contraddire l’immacolata bellezza della Chiesa. Ogni nostro peccato ferisce la Chiesa: non riusciremo a offuscarne tutta la santità dei santi, ma togliamo bellezza al pezzetto di Chiesa che siamo. La Chiesa è santa in Cristo, attraverso la Beata Vergine e i santi di ogni tempo: sta a noi mettere i piedi su quelle orme. La santità della Chiesa è comunione con Cristo e il peccato la impedisce.
Che Chiesa è quella che giustifica il peccato per compiacere il peccatore?
Piccolo off-topic: i lefebvriani hanno inviato al Papa e a tutti i cardinali una lunga e dettagliata professione di fede che invitiamo a leggere e a valutare personalmente.
Ciò mi ricorda quando a suo tempo padre Enrico Zoffoli invitò Kiko e Carmen (fondatori del Cammino Neocatecumenale) a pubblicare una loro dettagliata professione di fede che, se cattolica, avrebbe indotto immediatamente padre Zoffoli a cessare ogni pubblicazione riguardo al Cammino. Con una pubblica professione di fede (e gli atti e parole che seguiranno) metti infatti tutti - amici e nemici - di fronte all'evidenza: "o cattolico, o non cattolico", "o pienezza della fede, o alcuni punti inquinati", e soprattutto "o evidente sincerità, o evidenti tracce di finzione".
Kiko e Carmen, essendo non cattolici, fecero finta di non capire, di non sapere, di non aver udito. I lupi travestiti da agnelli hanno bisogno infatti dell'ambiguità. I «nuovi falsi profeti» vogliono predicare senza consentire verifiche, vogliono trasmettere le loro dottrine balzane (e soprattutto eretiche) spacciandole per cattoliche.
Quando pioverà la nuova scomunica sui lefebvriani (per le ordinazioni illecite del 1° luglio prossimo), ci sarà sperabilmente qualche cardinale a chiedersi "chi scomunica chi". In altre parole: come diavolo è possibile che chi professa una fede limpida venga scomunicato da chi esala ambiguità, inutilità, se non addirittura errori. Un cattolico non può non sentirsi a suo agio col testo della professione inviata dalla FSSPX. Si sentiranno a disagio (e con buone ragioni) coloro che ne condividono solo il novantanove per cento (se non addirittura meno...).
L'ennesima riprova, direi, che lo stato di necessità non è un'illazione come molti sostengono...
Queste espressioni del cappello introduttivo sono da incorniciare, stampare a caratteri gubitali e mandarli un po' in giro....
Resto sorpreso dall'articolo odierno del prof. De Mattei, sempre lucido e pacato nelle analisi.
Mi aspettavo una presa di posizione più chiara.
Senza scendere in dettagli, l'articolo vuole semplicemente dimostrare come questa dottrina non viene ormai creduta neppure da chi professa una fede tradizionale. Non intende affatto affermare che "tutti i non cattolici sono dannati"...
Lettera di Monsignor Nicola Bux al Santo Padre sulla FSSPX: "Ora che abbiamo esperienza nel dialogo con persone e gruppi al di fuori della Chiesa, non dovremmo anche e soprattutto partecipare al dialogo all'interno delle nostre fila, facendo tutto il possibile per garantire che nessuno dei quei fratelli e sorelle che il Signore ci ha affidato si perdano? ”
"Questo thread contiene errori teologici..."
Non direi. L'errore teologico lo contiene il Concilio là ove non chiarisce che la salvezza al di fuori della Chiesa cattolica può aversi solo su base individuale, cioè nonostante l'appartenenza di colui che si salva ad una falsa religione. Non solo, il Concilio insinua, in ben noti testi, che lo Spirito Santo si servirebbe anche di chiese e comunità separate (acattoliche) come di strumenti di salvezza (LG 8; decreto sull'ecumenismo, Unitatis redintegratio, 3 ) , modificando in tal modo la dottrina sempre professata dalla Chiesa : modificandola in senso eretico.
L'art. 3 del decreto conciliare sull'ecumenismo contiene una vera e propria eresia cioè un'affermazione contraria alla verità di fede sempre insegnata: "Perciò queste Chiese e comunità separate, quantunque abbiano delle carenze [si tratta di gravissimi eresie e scismi], nel mistero della salvezza non son affatto spoglie di significato e di valore. Lo Spirito di Cristo infatti non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza, la cui forza deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità, che è stata affidata alla Chiesa cattolica".
Tanto per chiarire.
pp
Poffarbacco, capita di rado ma sembra sempre una novità: citano Chiesa e Postconcilio, qual sorpresa! "Sorpresa" perché nel corso di tanti anni la blogosfera cattolica e i siti web di nomea cattolica, per chi ci avesse fatto caso, sembravano sempre affannarsi a citare il meno possibile C&PC.
Discettate ancora sulle scomuniche? State lontani da quella gente - la chiesa sinodale - come dalla peste. Vi faranno partire a razzo e finire a coazzo.
San Giovanni Battista, intercedi e prega per noi.
Per Leone XIV, la Messa è una ripetizione del sacrificio del Calvario:
Il Papa: l'Eucarestia antidoto ai fermenti di divisione che minano il mondo
https://www.vaticannews.va/it.html
E perdere le prebende in ambienti ecclesia dei e convenienti amicizie vaticane? Finché dura..
A me pare che - giustamente- non si citi l'accomodante, timoroso e livorosamente anti fsspx "messa in latino". C'è massima stima negli ambienti veramente cattolici per la signora Guarini!
Il grande problema delle religioni, tutte, sono i dogmi che in ogni caso restano incomprensibili e indimostrabili. Vanno accettati così come sono senza poter porre domande di nessun genere. Oggi però sempre più persone non sono disponibili a questa modalità e le domande se le pongono sempre più spesso e stringenti.
Ecumenismo si o ecumenismo no. Questo e' il problema.
Se penso di credere nella Verita' e' giusto che mi rifiuti di mescolàre la verita' con l'errore.
Ma la mia fede e' la stessa di chi proclamo' Extra ecclesiam nulla salus ? Purtroppo no. Facciamo un esempio semplice : il Credo. Il credo di allora , cioe' il credo di Nicea non e' lo stesso di quello di Econe.
Il credo di Nicea e' senza Filioque. Prevost lo sa . E a Nicea ha recitato il credo di Nicea. Ma qui molti si sono indignati.
quando fu modificato il Credo ?
In base alla moderna teoria dell'informazione un messaggio e' piu' autentico quanto pìu' e' vicino alla sorgente. Ovvero il credo giusto e' quello di Nicea. Ma i teologi non lo credono.
La nostra fede è innanzitutto ragionevole e dunque i dogmi non risultano così incomprensibili...
Certo poi c'è il mistero: e qui il cuore ha le sue ragioni...
Il cristiano non ha la verità in tasca, ma sta in tasca alla Verità. I dogmi non sono incomprensibili, ma risultano quanto più astruso quanto maggiore è l’ignoranza della dottrina. Oggi troppa ignoranza giudica i dogmi, mentre la fede vacilla. Si pensa di doversi mettere in tasca Dio e questo è un peccato di superbia.
La moderna teoria dell'informazione mal applicata al Credo di Nicea.
Sui manuali di teologia dogmatica di un tempo si legge che: il "Filioque" ricorre presso i Padri latini già al tempo di Tertulliano, quindi ben prima del Concilio di Nicea. Fu elaborato come concetto articolato, coerente al dogma, da sant'Agostino ed entrò nell'uso della liturgia della Chiesa latina nell'VIII secolo. Si può affermare che sant'Agostino tiene conto dell'interpretazione dei Greci nell'affermare che lo "Spirito Santo" procede "principalmente" dal Padre e che non vi sono due principi ma uno solo. Sant'Agostino è d'accordo con i Greci sull'essenziale ma il suo metodo è diverso. La disputa sul "Filioque" era sconosciuta nella antica Chiesa. Cominciò con Fozio, (che fu il primo a tentare lo scisma con Roma, riuscito successivamente con Michele Cerulario, dopo un secolo). Da Fozio in poi i Greci insegnano che il Filioque è un'eresia e parlano di processo dello Spirito Santo dal solo Padre. Essi sfigurano il Filioque, pretendendo erroneamente che per i Latini il Figlio produce lo Spirito SAnto in una maniera indipendente, nonostante lo riceva dal Padre, e come secondo principio. (Vedi : B. Bartmann, Précis de théologie dogmatique, tr. fr. del P. Marcel Gauthier, Salvator, Mulhouse, 1951, vol. I, p. 233 - l'originale tedesco è di circa un secolo fa).
Recitando il Credo alla maniera dei Greci scismatici, papa Leone compie una scorrettezza nei confronti dell'insegnamento della Chiesa, che, dall'VIII secolo, ha trovato perfettamente legittimo il Filioque, accettandone l'inserimento nella liturgia. Egli lo fa probabilmente per esigenze cosiddette ecumeniche, quelle dell'ecumenismo inaugurato dal Vaticano II, una forma di sincretismo religioso contraria alla vera fede cattolica, dimostratasi capace di tutti i tradimenti possibili ed immaginabili.
pp
Tranquillo, periferico!
La lettera del Sant'Uffizio dell'8 agosto 1949, approvata da Pio XII, riguardante Padre Feeney che propugnava con la sua rivista "Dai tetti" le stesse idee unilaterali della professione di fede lefebvriana, si conclude con la seguente condanna e reprimenda:
"È chiaro, da quanto affermato sopra, che le idee proposte dalla rivista "Dai tetti" (n. 3) come autentico insegnamento della Chiesa cattolica sono ben lungi dall'esserlo e sono molto pericolose non solo per coloro che sono nella Chiesa, ma anche per coloro che vivono al di fuori di essa.
Da questa spiegazione dottrinale riguardante la disciplina e la condotta scaturiscono alcune conclusioni che non possono essere ignorate da coloro che difendono con vigore la necessità di appartenere alla vera Chiesa e di sottomettersi all'autorità del Romano Pontefice e dei vescovi che lo Spirito Santo ha costituito custodi della Chiesa (Atti 20, 28).
Pertanto, è inspiegabile che il Centro San Benedetto pretenda di essere un gruppo cattolico e desideri essere considerato tale, pur non conformandosi ai prescritti dei canoni 1381 e 1382 del Codice di Diritto Canonico e continuando a essere causa di discordia e di ribellione contro l'autorità ecclesiastica e di turbamento per molte coscienze.
Inoltre, è difficile comprendere che un membro di un istituto religioso, Padre Feeney dovrebbe presentarsi come "difensore della fede" e al tempo stesso non esitare ad attaccare l'insegnamento impartito dalle autorità legittime, né temere di incorrere nelle gravi sanzioni previste dai sacri canoni per la grave violazione dei suoi doveri religiosi di sacerdote e semplice membro della Chiesa.
Infine, non è prudente tollerare che certi cattolici si arroghino il diritto di pubblicare una rivista, con l'intento di esporre dottrine teologiche, senza l'autorizzazione dell'autorità competente, detta imprimatur come prescritto dai sacri canoni.
Coloro che si espongono quindi al grave pericolo di opporsi alla Chiesa devono riflettere seriamente sul fatto che, una volta che "Roma si è pronunciata", non possono più continuare impunemente, nemmeno per ragioni di buona fede. Il loro vincolo con la Chiesa e il loro dovere di obbedienza sono certamente più stringenti rispetto a coloro che vi aderiscono "solo per un desiderio inconscio". Comprendano dunque che sono figli della Chiesa, da essa amorevolmente nutriti con il latte della dottrina e dei sacramenti, e che, dopo aver ascoltato la voce della loro Madre, non possono essere scusati per colpa di ignoranza. Comprendano che per loro vale senza riserve il seguente principio: la sottomissione alla Chiesa Cattolica e al Sommo Pontefice è necessaria per la salvezza.(...)
F. Cardinale Marchetti-Selvaggiani,
A. Ottaviani, assessore."
https://www.catholicculture.org/culture/library/view.cfm?recnum=1467
Lettera del Sant'Uffizio riguardante padre Leonard Feeney
Vaticano, 8 agosto 1949
"...gli Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali della nostra Suprema Congregazione hanno decretato in seduta plenaria mercoledì 27 luglio 1949, e il Sommo Pontefice, in udienza il giovedì successivo, 28 luglio 1949, si è degnato di approvare l'invio delle seguenti spiegazioni dottrinali, inviti ed esortazioni:
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Siamo obbligati dalla divina e cattolica fede a credere a tutte quelle cose contenute nella Parola di Dio, nella Scrittura o nella Tradizione, e proposte dalla Chiesa per la nostra fede come divinamente rivelate, non solo con solenne definizione, ma anche con il suo magistero ordinario e universale (Denziger n. 1792).
Ora, tra le cose che la Chiesa ha sempre predicato e non cesserà mai di insegnare, vi è anche questa infallibile dichiarazione che afferma che non c'è salvezza fuori dalla Chiesa.
Questo dogma, tuttavia, deve essere inteso nel senso che gli è attribuito dalla Chiesa stessa. Il Salvatore, infatti, affidò la spiegazione di ciò che è contenuto nel deposito della fede non al giudizio privato, ma all'insegnamento dell'autorità ecclesiastica.
Ora, in primo luogo, la Chiesa insegna che in questa materia esiste un mandato molto preciso da parte di Gesù Cristo, poiché Egli comandò esplicitamente ai suoi apostoli di insegnare a tutte le nazioni a osservare tutte le cose che Egli stesso aveva ordinato (Mt 28,19-20).
Il minimo di questi comandamenti non è quello che ci ordina di essere incorporati, mediante il battesimo, nel Corpo Mistico di Cristo, che è la Chiesa, e di rimanere uniti a Lui e al Suo Vicario, tramite il quale Egli stesso governa la sua Chiesa in modo visibile quaggiù.
Perciò nessuno sarà salvato se, pur sapendo che la Chiesa è di istituzione divina di Cristo, si rifiuta di sottomettersi ad essa o si separa dall'obbedienza al Romano Pontefice, Vicario di Cristo sulla terra.
Il nostro Salvatore non solo ha ordinato a tutti i popoli di entrare nella Chiesa, ma ha anche decretato che essa è il mezzo di salvezza senza il quale nessuno può entrare nell'eterno regno di gloria.
Nella sua infinita misericordia, Dio ha voluto che, trattandosi di un mezzo di salvezza ordinato per il fine ultimo dell'uomo, non per necessità intrinseca, ma solo per istituzione divina, i suoi effetti salutari si potessero ottenere anche in determinate circostanze, quando questi mezzi sono solo oggetto di "desiderio" o di "speranza". Questo punto è stato chiaramente stabilito al Concilio di Trento, sia per quanto riguarda il sacramento del battesimo che quello della penitenza (Denziger, nn. 797 e 807).
Lo stesso si deve dire della Chiesa, come mezzo generale di salvezza. Per questo motivo, affinché una persona ottenga la salvezza, non è sempre necessario che sia di fatto incorporata nella Chiesa come membro, ma deve almeno essere unita ad essa mediante il desiderio o la speranza.
Tuttavia, non è sempre necessario che questa speranza sia esplicita, come nel caso dei catecumeni. Quando ci si trova in uno stato di ignoranza invincibile, Dio accetta un desiderio implicito, così chiamato perché insito nella buona disposizione dell'anima, per cui essa desidera conformare la propria volontà alla volontà di Dio."
Mettere la Fsspx sullo stesso piano del rigorismo di P. Feeney mi sembra del tutto sbagliato.
Anche Pio XII, pur condannando doverosamente il rigorismo, ribadiva che solo la Chiesa cattolica è lo strumento indispensabile per la nostra salvezza. Vedi appunto l'accorato appello ai protestanti affinché tornassero alla Chiesa. La salvezza mediante il battesimo di desiderio implicito è solo individuale e, possiamo dire, abbastanza aleatoria. È l'eccezione che conferma la regola. Del resto, anche fra i cattolici ci sono quelli che si dannano, mica tutti i cattolici si salvano in quanto tali.
Tra le condizioni per ottenere il battesimo di desiderio implicito c' è quella della "ignoranza invincibile" del vero cattolicesimo. Chi la stabilisce l'invincibilità di questa ignoranza? Ma forse oggi la Gerarchia predica il vero cattolicesimo? Sarebbe temerario affermarlo. Allora forse oggi come non mai c'è un'ignoranza crassa nei confronti del vero cattolicesimo.
Anche da questo lato risulta l'importanza di una istituzione rimasta fedele alla dottrina di sempre come la Fsspx. Fedele senza nulla concedere agli errori del VAticano II, con i quali invece le associazioni Ecclesia Dei hanno dovuto accomodarsi, mentendo a se stesse e ai loro fedeli.
Parecchi anni fa, mi ricordo che, durante Esercizi Spirituali fatti presso la Fsspx, fu detto più volte a noi fedeli: chi andrà in Paradiso vi troverà anche (alcune) persone che mai si sarebbe aspettato e non vi troverà qualcuno della cui salvezza era sicuro. Del resto, un pensiero simile lo fomulò mi pare sant'Agostino, nella Città di Dio.
Non bisogna usare il principio della salvezza individuale mediante il c.d. battesimo di desiderio implicito al fine di contestare od oscurare il dogma "fuori della Chiesa non c'è salvezza" : fuori della Chiesa cattolica non esiste una religione che dia la salvezza, in quanto religione.
Ma proprio questo dogma è messo in crisi dal Concilio e negato da Dichiarazioni come quella di Abu Dhabi e insomma da tutto l'orientamento "ecumenico" inaugurato dal VAticano II.
La dottrina del battesimo di desiderio implicito oggi è dimenticata o considerata superflua perché si crede all'eresia della salvezza garatita a tutti già dall'Incarnazione di Cristo, che si sarebbe perciò stesso unito ad ogni uomo, "sin dal seno di sua madre" e "per sempre", come non esitava a scrivere Giovanni Paolo II, il principale responsabile del diffondersi di questa eresia.
pp
Se la passività sia la posizione migliore davanti alla crisi nella Chiesa
https://fsspx.it/it/news/se-la-passivita-sia-la-posizione-migliore-davanti-alla-crisi-nella-chiesa-59844
"In base alla moderna teoria dell'informazione un messaggio e' piu' autentico quanto pìu' e' vicino alla sorgente".
Per questa strada si arriva alla Sola Scriptura luterana.
Mi sento costretto a tornare sull'argomento. Sto leggendo con calma, note comprese, la Professione di Fede della Fsspx. Vado piano, anche a causa della mia non più verde età, per così dire. Ebbene: se uno guarda ai critici (tipo Weigel citato nell'articolo, p.e.) sembrerebbe che la Fsspx sia su posizioni simili a quelle del rigorista P. Feeney, caduto nell'eresia perché si rifiutava di ammettere la possibilità della salvezza mediante il desiderio di battesimo implicito (= tutti i non cattolici sono dannati). Niente di più falso.
Ma bisogna leggere anche le note , del testo. Il quale, comunque, ai numeri 59 e 60 espone il dogma della Chiesa unica arca della salvezza, ricordando, al n. 60, la dottrina del battesimo di desiderio implicito, espressamente citata, ricordata (e ovviamente condivisa) anche nella nota relativa, che è la n. 62. Paragrafo n. 60 :
"Questa verità significa che nessuno può essere salvato senza Cristo e la sua Chiesa, attraverso una falsa religione in quanto tale, né può esser certo della propria salvezza al di fuori della struttura visibile della Chiesa. Se alcuni uomini sono salvati senza appartenere alla comunità visibile che è la Chiesa, Corpo mistico di Cristo,, lo sono per una disposizione soprannaturale verso l'unica Chiesa dellla salvezza e nonostante gli errori delle false religioni in cui si rovano, dai quali si liberano non rifiutando la grazia che viene loro offerta e rispondendo ad essa".
Questo il testo. Segue una corposa nota.nella quale si citano a sostegno la Mystici corporis di Pio XII, la Lettera del S. Uffizio all'arciv. di Boston (1949), il decreto del S. Uffizio che scomunica il P. Feeney (1953), con due ampi estratti riportati (DS 3869 e 3870).
È un mistero il perché di questa rappresentazione sempre malevola dei documenti e delle azioni della Fsspx. O forse non è un mistero...
pp
Dunque
Ancora sul battesimo di desiderio implicito, sperando che il chiarimento sia definitivo.
Continuando nella lettura della Professione, sono arrivato alla sezione dedicata ai "Sacramenti della Nuova Legge". Sul battesimo, si legge, al n. 112 :
"Credo che il batttesimo sia la porta della Chiesa e che sia necessario alla salvezza. Di norma nessuno può esser salvato senza averlo ricevuto [......] Tuttavia, chi, dopo l'età della ragione e senza colpa da parte sua, è impedito di accedere a questo sacramento, può salvarsi in modo straordinario mediante il battesimo di desiderio, cioè mediante un atto soprannaturale di fede e di carità perfetta che lo orienti verso la Chiesa". Alla nota relativa, n. 109, si rimanda alla nota n. 63 (in realtà n. 62) per i riferimenti dottrinali al battesimo di desiderio implicito. Questa nota l''ho già citata. Nel testo c'è qualche piccolo refuso, cosa normale.
Dunque: la Professione della Fsspx menziona due volte e in modo chiaro la dottrina della "salvezza straordinaria" individuale mediante il battesimo di desiderio implicito, cosiddetto.
Vedi i numeri 59, 60, 112 e relative note.
È falso, come ha scritto qualcuno, che per la Professione della Fsspx l'inferno sia straordinariamente affollato.
pp
Il dogma più messo in discussione in realtà è quello della transustanziazione. Proprio ieri ho sentito un parroco, ex vicario diocesano, dire ai bambini durante la Messa per la fine dell'oratorio estivo: "Gesù diventa pane nelle vostre mani..."
Esattamente l'opposto del dogma... Non è Gesù che diventa pane, ma il pane che diventa Corpo di Cristo, pur conservando la sembianza di pane.
Ma nessuno sembra notare l'eresia, dato che il dogma della transustanziazione è ormai svanito dalle menti ignoranti dei cattolici, fedeli, preti, vescovi, cardinali e Papa compresi, con qualche dovuta eccezione naturalmente.
Nelle chiese impazza anche la canzone eretica focolarina, "Verbum Panis (Factum Est)", "Il Verbo si fece pane".
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