Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 15 aprile 2020

Bill Gates e Aristotele

In questi giorni si parla molto di Bill Gates, l'uomo che vendendo computer e programmi informatici (Microsoft) è diventato talmente ricco e potente da essere di fatto il padrone, o quasi, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Di cui finanzia tra l'altro i programmi abortivi di massa. Non è nemmeno un finanziere, come gli amici Buffet e Soros. Ha fatto i soldi con le nuove tecnologie.
Che c'entra tutto questo con Aristotele? C'entra moltissimo. Aristotele, che a differenza del maestro Platone era un grande difensore della proprietà privata, sosteneva che la "crematistica", cioè l'arte di fare quattrini senza limiti, quattrini svincolati dalla proprietà della terra, fosse un enorme pericolo, sia per il singolo per la comunità.
Ebbene, quella che Aristotele chiamava "crematistica"1, cioè economia deviata e contronatura, corrisponde esattamente a quella che i moderni chiamano "capitalismo". Quell'enorme meccanismo, quella gabbia d'acciaio del profitto (Max Weber), che basandosi sull'assenza di limiti titanica e smisurata, permette ad alcuni di diventare enormemente ricchi e quindi enormemente potenti, senza avere nessuna delle caratteristiche necessarie per esercitare con saggezza questo potere. Ben difficilmente chi ha passato gran parte della sua vita ad arricchirsi senza sosta possiede quelle risorse spirituali che gli permetterebbero di gestire con saggezza l'enorme potere acquisito.

martedì 14 aprile 2020

«La CEI esiga dal governo il libero accesso alle chiese»

Ringrazio il lettore che ci invia la segnalazione ripresa di seguito. Ho trovato il testo integrale della Lettera alla CEI del presidente dell’associazione “Avvocatura in missione” che ho reso disponibile qui. Precedenti sul tema qui - qui - quiqui.
Chi non sa cosa è la Santa Messa e ciò che rappresenta per un cristiano non può comprendere la sofferenza di quella parte di cuore che si vede privato di un tesoro così grande [qui - qui]. Il cristiano ha bisogno di pregare in Chiesa, perché è lì che è Presente il Signore Gesù vivo e vero, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. E ha bisogno di nutrirsi del cibo dell'anima che è l'Eucaristia. Ma oltre a rivendicare la libertà di accesso ai luoghi di culto e ai sacramenti, occorre insistere con forza nel rivendicare soprattutto - ovviamente rispettando tutte le cautele del caso analogamente a quanto avviene nei supermercati e altrove - quella della celebrazione del culto che è il culto pubblico, ius divinum prima che di ogni credente, funzione essenziale de La Catholica (Ecclesia = comunità, assemblea, adunata). E dunque la fede non è un fatto privato e non può essere relegata alla sfera privata. Lo esige la concretezza dell'Incarnazione. Ed è questa la privazione maggiore che rappresenta anche uno scandalo senza precedenti, oltre che la violazione di un diritto fondamentale. (M.G.)

«La CEI esiga dal governo il libero accesso alle chiese»

«Lo Stato dimentica il diritto fondamentale costituzionalmente garantito della libertà di culto e non contempla, fra i motivi di necessità che legittimano il movimento, quello di esercizio della propria religione». È quanto scrive il presidente dell’associazione “Avvocatura in missione”, Anna Egidia Catenaro, in una lettera al presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), cardinale Gualtiero Bassetti, in cui si chiede di intervenire con forza presso il governo italiano affinché la libertà religiosa e di culto venga rispettata. Il riferimento è al decreto legge 19 del 25 marzo scorso e alla Nota del ministero dell’Interno del successivo 27 marzo.
Secondo “Avvocatura in missione”, il decreto legge 19 viola gli articoli 7 e 8 della Costituzione. Il primo sancisce che “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi”; e il secondo che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge“. Sebbene anche i parlamentari siano stati sollecitati, «è pur vero – dice la lettera - che qui la parte lesa, che deve far sentire la sua voce, è la Chiesa in persona dei suoi rappresentanti».

La Chiesa risorgerà - don Elia

Et est spes novissimis tuis (Ger 31, 17).
«C’è speranza per il tuo avvenire» (oppure, intendendo al maschile: per i tuoi discendenti), dichiara il profeta Geremia preannunciando a Rachele il ritorno degli esiliati. Anche a noi, oggi, viene rivolto il medesimo incoraggiamento: c’è speranza per la Chiesa, benché si sia eclissata. Come all’epoca della crisi ariana, la maggior parte della gerarchia cattolica sembra del tutto sottomessa ai poteri mondani; i vescovi e cardinali che mantengono la libertà di parola paiono ancor meno numerosi di allora, quando la vera fede fu difesa da valorosi campioni come Atanasio d’Alessandria, Cirillo di Gerusalemme, Ilario di Poitiers, Ambrogio di Milano, i tre Cappadoci… per menzionare solo i più celebri. Alcuni di loro soffrirono più volte l’esilio in condizioni molto precarie, ma alla fine, dopo la morte dell’imperatore Valente, furono reintegrati. Ora, dove sopravviveva la Sposa di Cristo in quei drammatici frangenti? Nella communio catholica, ossia nella rete formata da tutti i battezzati fedeli alla verità, per quanto dispersi, privi di guida visibile e vessati da angherie di ogni genere, fino, in certi casi, al martirio di sangue; è grazie a loro che, una volta riacquistata la libertà, la Chiesa rifiorì più esuberante di prima e conobbe nuovi, splendidi trionfi.

Musica per la speranza. Andrea Bocelli si esibisce dal Duomo di Milano

Il 12 aprile 2020, Domenica di Pasqua, su invito del Comune e del Duomo di Milano, Andrea Bocelli ha tenuto una performance solista come messaggio d’amore, di guarigione e di speranza per l’Italia e per il mondo.
Testo del primo canto: Panis angelicus
«Panis angelicus
Fit panis hominum;
Dat panis coelicus
Figuris terminum;
O res mirabilis!
Manducat dominum
Pauper, pauper
Servus et humilis.
Pauper, pauper
Servus et humilis.»

«Il pane degli angeli
diventa pane degli uomini;
il pane del cielo
dà fine a tutte le prefigurazioni:
che meraviglia!
Mangia il Signore
il povero, il povero
il servo e l'umile
il povero, il povero
il servo e l'umile.»
Queste le sue parole, pronunciate in apertura dell'evento, che appaiono in sovrascritta in inglese:
“Credo nella forza di pregare insieme; credo nella Pasqua cristiana, simbolo universale di rinascita di cui tutti – credenti o meno – hanno veramente bisogno in questo momento.
Grazie alla musica, trasmessa in streaming dal vivo, che riunisce milioni di mani giunte in tutto il mondo, abbracceremo il cuore pulsante del pianeta ferito nel giorno in cui celebreremo la fiducia in una vita che trionfa”.

lunedì 13 aprile 2020

Sacerdote di Mindong preso dalla polizia. Mons. Guo Xijin benedice i suoi controllori

Indice precedenti qui.

Il p. Huang Jintong, 60 anni, non vuole firmare l’adesione alla “Chiesa indipendente”. Rimarrà sequestrato per circa un mese. Almeno 6 parrocchie sono state chiuse. Mons. Guo Xijin costretto a vivere senza acqua, luce e gas.
P. Huang Jintong, 60 anni, parroco di Saiqi, è scomparso nelle mani della polizia. Il 3 aprile scorso le forze di sicurezza lo hanno prelevato e portato in una località sconosciuta. Alcune ore dopo, mons. Vincenzo Guo Xijin, vescovo non ufficiale (e ausiliare) di Mindong, ha ricevuto una chiamata dalla pubblica sicurezza che gli consigliava di preparare dei vestiti per il p. Huang perché per un mese non potrà ritornare a casa.
P. Huang è uno dei circa 20 sacerdoti che non accettano di firmare l’adesione alla “Chiesa indipendente”. Con ogni probabilità egli sarà sottomesso a sessioni politiche e lavaggio di cervello per strappargli la firma dell’adesione. Dopo la firma dell’accordo provvisorio fra Vaticano e Cina, il governo ha lanciato una campagna per azzerare le comunità non ufficiali esigendo da ogni sacerdote di firmare un documento con cui aderiscono alla “Chiesa indipendente”, rifiutano rapporti con stranieri, proibiscono l’educazione religiosa ai giovani minori di 18 anni, limitano le attività religiose negli stretti confini delle chiese.

Vade retro. La neo-chiesa dialogante anche col demonio

Appello di mons. Viganò qui.

Nel silenzio sacro del Sabato Santo si è compiuto un rito antico e tremendo: centinaia di sacerdoti e non pochi Vescovi di tutto il mondo, rivestiti della stola ch’è insegna del loro Ministero, hanno invocato l’intera Corte celeste per lanciare una battaglia spirituale contro Satana e gli angeli ribelli.
Alla stessa ora, da ogni parte dell’Orbe, le mani consacrate di una moltitudine di Ministri di Dio si sono levate a tracciare il segno della Croce una, dieci, cento volte: imperat tibi Deus Pater! imperat tibi Deus Filius! imperat tibi Deus Spiritus Sanctus! Non con lo strepito del Nemico, ma con la composta e terribile autorità della Santissima Trinità. Una preghiera corale, austera, che nella sua formula fu composta da Leone XIII, il minuto ed anziano Pontefice che i suoi contemporanei chiamavano giustamente il gran Leone, per la potenza del suo Magistero che tanto contrastava con la flebile voce e la fisionomia scarna ed ascetica. Inginocchiato al suo stallo nella Cappella privata del Palazzo Apostolico per recitare la Gratiarum actio, mentre uno dei suoi famigli celebrava a sua volta, Papa Gioacchino Pecci ebbe la visione di un combattimento celeste tra gli Angeli e i demoni, dopo che Satana aveva chiesto a Dio di potersi scatenare contro la Chiesa per circa cent’anni. Pallido in volto, appena terminata la Messa egli si recò nel proprio studio e compose di getto la famosa preghiera a San Michele Arcangelo che ancor oggi si recita alla fine della Messa cattolica, ma che la riforma liturgica bandì sdegnosamente dal rito montiniano. Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio… Ricordo quando da bambino il sacerdote a cui servivo la Messa, inginocchiato ai piedi dell’altare alzava la voce alle parole divina virtute in infernum detrude, scandendole con la certezza d’esser ascoltato.

domenica 12 aprile 2020

Surrexit Dominus vere, alleluia!

Quando a Roma c'era il "Papa romano". Non la falsa povertà di oggi, che è vera povertà di Fede e Liturgia! Papa PIO XII canta il Prefazio di Pasqua. La vera Liturgia Cattolica, Apostolica e Romana!

Santa Pasqua 1958, Messaggio
Urbi et Orbi di Sua Santità Pio XII


Sospinti dalla sete ardente di luce sovrumana, diletti figli e figlie di Roma e del mondo, siete convenuti, con la presenza o in spirito, in questo luogo, ove più vivido pare rinnovarsi con la solennità dei riti il fulgore della Risurrezione, per attingere da Cristo, sorgente di verità e di vita, l’onda ristoratrice della sua luce e della sua grazia. Cristo è Colui, che, debellate le tenebre di morte, risplende come astro sereno sopra l’intiera umanità: « Ille, qui regressus ab in feris, humano generi serenus illuxit » (Praecon. Pasch.).
Dispensatrice perenne di luce è la Pasqua cristiana, fin da quell’alba fortunata, vaticinata ed attesa per lunghi secoli, che vide la notte della passione tramutarsi in giorno rifulgente di letizia, allorché Cristo, distrutti i vincoli di morte, balzò, quale Re vittorioso, dal sepolcro a novella e gloriosa vita, affrancando la umana progenie dalle tenebre degli errori e dai ceppi del peccato. Da quel giorno di gloria per Cristo, di liberazione per gli uomini, non è più cessato l’accorrere delle anime e dei popoli verso Colui, che, risorgendo, ha confermato col divino sigillo la verità della sua parola: « Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita » (lo. 8, 12). Da ogni plaga a Lui convergono, assetati e fiduciosi, tutti coloro che amano e credono nella luce; coloro che sentono gravare sui loro spiriti l’angoscia del dubbio e dell’incertezza; coloro che sono stanchi dell’eterno vagare tra opposte dottrine, gli smarriti nelle vane ombre del secolo, i mortificati dalle colpe proprie ed altrui. In tutti coloro, che, come voi, hanno dischiuso la mente ed il cuore alla divina luce di Cristo, si è rinnovato il prodigio della risurrezione a novella vita, nel gaudio e nella intima pace. L’« alleluja », che la Chiesa oggi canta per ogni dove sulla terra, ed al quale voi, esultanti, vi associate, è la viva testimonianza che Cristo è tuttora « luce del mondo », e tale sarà fino alla consumazione dei secoli: luce di verità, di unità, di vita alle umane generazioni.

Santa Pasqua 12 aprile 2020

In questo travagliato momento storico che ci vede tutti segnati da dure prove il nostro solo aiuto è nel Signore!
Buona e santa Pasqua
Surrexit Dominus vere. Alleluia
Surrexit Dominus de sepulcro. Alleluia

Qui pro nobis pependit in ligno. Alleluia
Et apparuit Simoni. Alleluia
Gavisi sunt discipuli. Alleluia
Gaude et laetare Virgo Maria. Alleluia
Quia quem meruisti portare. Alleluia
Haec dies, quam fecit Dominus. Alleluia
Exultemus et laetemur in ea. Alleluia

sabato 11 aprile 2020

Perdono - Esorcismo - Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

Un sacerdote che risponde all'appello di Mons. Viganò.
Anche se non si tratta del grande esorcismo affidato solo ai sacerdoti autorizzati dal vescovo, l'appello è rivolto ai consacrati (prelati vescovi e sacerdoti). I laici abbiano la prudenza di non pronunciarlo (di regola occorrerebbe eventualmente l'assenso del proprio padre spirituale).

Il Cristo che si è capovolto, alla fine della Processione dell'arcivescovo

Le braccia del Cristo che all'improvviso si staccano dalla croce che l'arcivescovo sta portando nella processione solitaria del Venerdì Santo. E' successo venerdì sera a Chieti. L'arcivescovo Bruno Forte aveva da poco lasciato il Seminario Regionale, nella cui cappella ha celebrato la santa messa, quando, percorsi a piedi alcune decine di metri lungo corso Marrucino, il Cristo si è capovolto, restando ancorato solo con la parte inferiore alla croce. Forte a quel punto si è fermato, continuando a tenere la croce, ed è intervenuto l'unico sacerdote che lo accompagnava, riuscendo dopo un paio di tentativi a fissare di nuovo la piccola statua del Cristo alla croce. Forte ha così ripreso la processione, ''scortato'' da due carabinieri in alta uniforme, sino al sagrato della cattedrale di San Giustino.
Ma l'arcivescovo Bruno Forte non è il medesimo che al Sinodo sulla Famiglia preparò la bozza poi modificata che conteneva scandalose aperture alla omosessualità [qui]? E non è lui un allievo di Kaspers, come risulta dai molti libri da lui scritti sul tema della "Chiesa come Trinità", per sviluppare i concetti ereticali contenuti nel Vaticano II, all'inizio della cost. Lumen Gentium sulla Chiesa, dove si introduce l'idea nuova, di origine gioachimita, di una Chiesa del Padre, poi del Figlio e infine dello Spirito Santo, che sarebbe appunto quella cominciata con la Nuova Era inaugurata dal Vaticano II, l' Era che avrebbe nei Kaspers, nei Forte, nei papi conciliari e in particolare in papa Francesco, i suoi araldi? Se non era un omonimo, a portare la Croce, si può allora dare all'incidente questo significato simbolico: il Cristo che voi portate in giro è un falso Cristo, un Cristo capovolto, preparatevi a scontarne infine le conseguenze. Siete comunque ancora in tempo per pentirvi e mutar rotta anche se ormai siamo agli sgoccioli.