giovedì 16 maggio 2019

Cosa c'è di giusto e di meno giusto nella lettera che accusa Papa Francesco di eresia secondo Edward Feser

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews continua la condivisione degli interventi in ordine alla Lettera Aperta ai vescovi. Edward Feser, professore di filosofia al Pasadena City College, se da un lato evidenzia alcuni che considera lati deboli della lettera, mette ben a fuoco anche le problematiche alla base di alcune affermazioni di papa Francesco che hanno mosso i sottoscrittori alla formulazione della stessa.

8 maggio 2019 (Edward Feser) — Che opinione dovremmo nutrire nei confronti della recente lettera aperta – firmata da Padre Aidan Nichols, dal Professor John Rist e da altri sacerdoti e accademici (a cui il Professor Josef Seifert ha manifestato il suo sostegno) – che accusa Papa Francesco?  Come altre persone che hanno espresso i loro commenti su di essa, penso che la lettera esageri la portata di certi elementi nella sua accusa principale e presenti alcuni argomenti deboli, ma che nel complesso colga nel segno su molti punti importanti che non possono essere ignorati per il mero fatto che la lettera non è impeccabile su altri aspetti.
Per quanto riguarda l'accusa principale, è vero che un papa può cadere nell'errore dottrinale, e persino nell'eresia quando non parla ex cathedra. Tuttavia, la possibilità e il modo di accusare un papa di eresia formale e le conseguenze che deriverebbero dal sancire la sua colpevolezza sono elementi trattati in modo molto meno definito dalla tradizione canonica e teologica rispetto a quanto la lettera sostenga. Alcuni dei più grandi teologi della Chiesa hanno speculato sulla questione, e se da una parte sono molti gli argomenti a favore di ogni diversa opinione, non vi è dall'altra un consenso teologico o un insegnamento magisteriale che risolva il caso. Inoltre, un papa che cada nell'eresia formale rappresenterebbe la crisi più drammatica che si possa immaginare per la Chiesa. Quindi, si richiede la massima precauzione prima di avanzare una tale accusa, e a mio modo di vedere accusare il papa in modo chiaro e tondo del “delitto canonico di eresia”, come fa la lettera, è un atto avventato.

Inoltre, alcuni degli argomenti utilizzati sono quanto meno imprudenti. Per esempio, è stato sciocco utilizzare la presunta forma sinistra del bastone che il papa ha usato in una messa particolare come prova di intenzioni eretiche. Certo, la lettera non insiste molto su questo punto, ma non è un buon argomento, e i critici della lettera, comprensibilmente, hanno puntato il dito contro.
Suppongo che questi gravi problemi che la lettera presenta siano una delle ragioni per cui non ha ottenuto un numero maggiore di firme, anche se è significativo il fatto che abbia ottenuto quelle di personaggi esimi come Nichols e Rist. (Con questo non voglio sminuire gli altri firmatari, alcuni dei quali sono studiosi eccellenti. Ma molti di loro hanno firmato varie altre dichiarazioni pubbliche critiche nei confronti di Papa Francesco, e quindi il fatto che abbiano firmato questa lettera è meno notevole rispetto al fatto che abbiano deciso di farlo Nichols e Rist.)

Un'altra ragione credo sia il fatto che non abbia molto senso continuare a pubblicare lettere e petizioni critiche nei confronti di Papa Francesco quando ne sono state pubblicate molte altre che sono state semplicemente ignorate dal papa, dai cardinali e dai vescovi. (Io stesso ne ho firmata una.) Mi rendo conto che i firmatari di quest'ultima lettera aperta non si aspettano di poter realmente indurre i vescovi ad agire, ma che vogliono semplicemente registrare negli annali storici un sommario dei problemi suscitati da alcune delle parole e delle azioni di Papa Francesco e il fatto che studiosi cattolici le hanno criticate. Ma ciò ha senso solamente se la lettera aggiunge qualcosa di nuovo e di significativo alle precedenti lettere e petizioni, e il punto principale aggiunto da quest'ultima è un'accusa che – come ho detto – viene formulata in modo avventato.

Detto questo, non è che i critici della lettera possano semplicemente segnalare i suoi punti deboli e poi tornare a dormire tranquilli. Per quanto sia controversa, la lettera è una risposta ad affermazioni e azioni del papa che sono anch'esse seriamente controverse. E anche se la temerarietà riflette una certa esasperazione da parte dei firmatari, non si può ragionevolmente negare che questo papa sia davvero esasperante.

Per esempio, Papa Francesco ha fatto molte affermazioni che sembrano almeno contraddire l'insegnamento cattolico tradizionale sul divorzio e sulle seconde nozze, sulla coscienza, sulla grazia, sulla diversità delle religioni, sulla contraccezione, sulla pena capitale e su vari altri temi. La lettera aperta fa riferimento proprio a questo. In realtà, almeno per quanto riguarda il numero di affermazioni controverse fatte da Papa Francesco, la lettera sottostima addirittura il problema, perché non menziona per esempio le dichiarazioni del papa sulla contraccezione, sulla pena capitale e su altre questioni. Il mero volume di dichiarazioni controverse è già in sé allarmante, qualsiasi sia l'opinione che si abbia su una sola di esse considerata a parte. È possibile ritrovare affermazioni controverse sparse tra quelle dei papi precedenti, ma nessuno di loro ne ha mai fatte tante.

È vero che gli apologisti del papa hanno cercato per tali affermazioni interpretazioni che le possano conciliare con la dottrina tradizionale, ma il loro tentativo comporta due problemi generali – a parte il fatto che non tutte le interpretazioni proposte sono poi così plausibili.

In primo luogo, come ho sottolineato in precedenza, per difendere l'integrità dottrinale di un'affermazione non è sufficiente uscirsene con interpretazioni stiracchiate e innaturali che smentiscano l'eresia in senso stretto. Si tratta di uno standard molto più basso di quello storicamente applicato dalla Chiesa stessa, e non metterebbe nulla fuori discussione.

Per fare un esempio che ho utilizzato in passato, persino all'affermazione “Dio non esiste” potrebbe essere data un'interpretazione ortodossa se la si stiracchia a sufficienza. Si potrebbe dire: “Affermo che Dio non 'esiste' nel senso del semplice possedere o partecipare dell'esistenza nello stesso modo in cui gli altri enti la posseggono e vi partecipano. Piuttosto, Egli è l'Essere che Sussiste in Se Stesso e la fonte dell'esistenza degli altri enti”. Il problema è che la gente comune non comprenderebbe una tale interpretazione ampollosa. La gente comune, udendo un'affermazione del genere, la interpreterebbe in modo naturale come una dichiarazione atea, specialmente se pronunciata durante un discorso alle masse e non di fronte a un pubblico di accademici, e se chi pronuncia quest'affermazione non si prende briga egli stesso di chiarirla offrendo in modo esplicito un'interpretazione non atea.

Una dichiarazione teologica – specialmente quando viene fatta da un uomo di Chiesa alle masse – dev'essere chiaramente ortodossa in base a un'interpretazione naturale, e non in modo presunto e sulla base di interpretazioni creative. È per questo che la Chiesa ha sempre sostenuto che considerare una dichiarazione eretica in senso stretto è solo uno dei vari modi in cui essa può essere considerata dottrinalmente questionabile. Un'affermazione non esplicitamente eretica può anche essere erronea, o prossima all'eresia, o precipitosa, o ambigua, o “offensiva per orecchie pie”, o soggetta a una delle altre censure teologiche con cui la Chiesa ha in passato condannato varie opinioni teologiche.

Per quanto riguarda la questione delle dichiarazioni papali controverse, possiamo prendere in considerazione i casi di Papa Onorio I e di Papa Giovanni XXII, spesso citati come i due esempi più lampanti di papi che possono essere verosimilmente considerati colpevoli di eresia. I loro difensori hanno sostenuto che la formula letterale delle dichiarazioni che li hanno messi nei guai possa essere considerata eretica in senso stretto solo alla luce di definizioni dogmatiche successive e non di quelle già esistenti ai loro tempi. Anche qualora quest'argomento si consideri valido, resta però il fatto che Giovanni XXII, che aveva negato che i giusti godessero dell'immediata visione beatifica dopo la morte, ritrattò questo errore in seguito alle vigorose critiche che ricevette da parte dei teologi dei suoi tempi. E rimane il fatto che Onorio è stato condannato da due suoi successori per le sue dichiarazioni che come minimo prestavano un supporto all'eresia monotelita. Papa San Leone II dichiarò:
Anatemizziamo … Onorio, che non si sforzò di santificare questa Apostolica Chiesa con l'insegnamento della tradizione Apostolica, ma permise che la sua purezza venisse contaminata dalle insidie profane.
E:
Onorio… non estinse – com'è doveroso per l'autorità Apostolica – il fuoco dell'insegnamento eretico sin dal suo divampare, ma con la sua negligenza lo alimentò.
Quindi, indipendentemente dal fatto se Onorio e Giovanni XXII siano stati colpevoli di eresia in senso stretto o no, essi furono innegabilmente colpevoli di pronunciare dichiarazioni che cadevano sotto una o più delle censure teologiche minori citate sopra. Analogamente, anche se alle dichiarazioni controverse di Papa Francesco possono essere date interpretazioni che evitino loro la condanna come eresie in senso stretto, ciò non eviterebbe loro di cadere in una o più delle censure teologiche minori.

Il secondo problema inerente alle interpretazioni proposte per le dichiarazioni di Papa Francesco è rappresentato dal fatto che è il papa stesso, e non i suoi difensori, che le deve fornire, ma egli si è costantemente rifiutato di farlo. La lettera aperta ha ragione quando critica questo fatto. Innanzitutto, la difesa dell'insegnamento tradizionale e la risoluzione delle dispute dottrinali è il compito principale di un papa. Pertanto il fatto che non abbia ancora risposto agli ormai famosi dubia (per fare solo un esempio) è ingiustificabile. In questo egli ha chiaramente mancato al suo dovere e i suoi difensori sono intellettualmente disonesti quando cercano di affermare il contrario. Se il papa avesse semplicemente riaffermato l'insegnamento tradizionale in risposta a queste domande presentate in modo diretto e rispettoso da vari dei suoi cardinali, la controversia dottrinale principale che ha intorbidito il suo pontificato sarebbe stata rapidamente risolta.

Oltretutto, anche ciò che una persona omette di dire e il modo in cui agisce può “mandare un messaggio” tanto chiaro come quel che non afferma esplicitamente. La lettera aperta ha ragione anche nel sottolineare questo punto. Per tornare al mio esempio, si immagini che io non solo affermi pubblicamente che “Dio non esiste”, ma che mi rifiuti anche di confermare o di negare se sto sostenendo l'interpretazione non atea di quest'affermazione proposta per me da alcuni dei miei difensori. Immaginiamo che nelle mie prediche io elogi frequentemente pensatori atei come Nietzsche, Marx, Sartre, etc. e le religioni e i pensatori teisti spesso criticati. Ma immaginiamo anche che, nonostante tutto questo, io negassi di essere ateo. Sarebbe normale che la gente si senta confusa e che molti sospettino che io stia facendo il doppio gioco, ossia che io sia veramente ateo ma che non lo voglia ammettere onestamente.

In modo analogo, quando il papa non solo fa delle affermazioni teologicamente ambigue sul divorzio e sulle seconde nozze, sulla coscienza, etc., ma si rifiuta anche di chiarirle e promuove ed elogia persone che hanno la reputazione di essere lontane dall'insegnamento tradizionale in questi settori, criticando e mettendo in disparte allo stesso tempo le persone che sono note per la loro difesa dell'insegnamento tradizionale, non è affatto sorprendente che molte persone temano – a torto o a ragione – che egli non aderisca all'insegnamento tradizionale ma non voglia dirlo esplicitamente.

Si immagini cosa sarebbe successo se la lettera aperta avesse denunciato non che il papa sia colpevole del delitto canonico di eresia, ma che le parole e le azioni del papa hanno incoraggiato, sia pure in modo inconsapevole, l'errore dottrinale, o anche che il papa sia stato negligente nello svolgimento del suo compito di difendere la sana dottrina. Sarebbe stato molto più difficile difendere il papa da queste accuse più leggere, come dimostrano chiaramente le prove addotte nella lettera. Queste accuse minori non avrebbero peraltro sollevato la questione della perdita dell'ufficio papale, con tutte le sue irrisolte controversie canoniche e teologiche e con le sue terribili implicazioni pratiche. E in questo caso (contrariamente a quello dell'ipotesi di un papa formalmente eretico) sarebbero stati a disposizione i chiari precedenti costituiti dai casi di Onorio e di Giovanni XXII.

È noto che la Chiesa insegna che la legge suprema è la salvezza delle anime. Non insegna che la difesa del papa a tutti i costi è la legge suprema. Alcuni dei difensori del papa sembrano non conoscere la differenza. Ma come mostrano i precedenti del rimprovero di San Paolo a San Pietro, della condanna di Papa Onorio e delle critiche dei teologi del XIV secolo a Papa Giovanni XXII – e come la Chiesa ha sempre riconosciuto – può succedere, sia pure molto raramente, che quanto richiesto per la salvezza delle anime sia esattamente la correzione e non la difesa di un papa. La lettera aperta ha ragione anche su questo punto. Tuttavia, una correzione del genere dev'essere fatta con reverenza filiale e con estrema precauzione.
Pubblicato col permesso del Dr. Edward Feser.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

23 commenti:

irina ha detto...

In questi casi, in cui uno suppone di dimostrare la sua forza ignorando le frequenti critiche e ripetendo ed allargando la gamma dei suoi errori, uno lega indissolubilmente ed in maniera pubblica la sua colpa alla sua pena terrena, il suo errore alla sua perdita di credibilità, di autorevolezza, di onore.

Carmelo G. ha detto...

Bergoglio ha rivalutato Lutero, l’eretico per antonomasia. Questo per me basta e avanza per ritenerlo eretico.

Marisa ha detto...

Katechon (Apostasia manifesta) - Corviale 15.04.18

https://www.youtube.com/watch?v=RqTDhxp4IsM

fabrizio giudici ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
fabrizio giudici ha detto...

http://www.ncregister.com/daily-news/professor-john-rist-why-i-signed-the-papal-heresy-open-letter

mic ha detto...

Il romanziere tedesco Martin Mosebach ha firmato il 13 maggio la Lettera Aperta che accusa Papa Francesco di eresia.

Il numero dei firmatari importanti è salito ora a 86. Molti di loro hanno un incarico che li protegge dalla ritorsione del Vaticano.

Inoltre, oltre 5000 Cattolici hanno firmato la lettera su change.org.

E.P. ha detto...

Da tempo dico ai miei amici che la Chiesa ha perso di vista il proprio core business e perciò si affanna a inseguire millemila cose secondarie (quando non vere e proprie immoralità, si veda ad esempio il caso del famoso festino gay+droga di Coccopalmerio/Capozzi).

In qualità di fedeli cattolici noi abbiamo bisogno solo che clero e gerarchia tornino a dedicare le proprie migliori energie al triplice munus sacerdotale (guida spirituale, insegnamento delle verità di fede, santificazione mediante i sacramenti) senza incensare il mondo, senza inseguire mode, senza bizzarrie aggiuntive. È il "minimo sindacale" che chiediamo, e che ci spetta di diritto per la natura stessa della Chiesa.

Ecco, quello che dice Fraser non va preso come una strigliata ai fedeli che hanno qualcosa da ridire. Quando i fedeli hanno qualcosa da ridire, significa come minimo che i pastori sono tenuti a chiarire qualcosa. I pastori non possono svicolare riguardo alla sostanza o lamentarsi riguardo alla forma.

Se il presidente del locale circolo di scacchi muove la torre in diagonale, o insinua che "in certi casi" potrebbe essere "comprensibile" farlo, il problema non è il circolo, né i dilettanti di scacchi che non capiscono, né la forma più o meno gentile e diplomatica delle lamentele.

fabrizio giudici ha detto...

Non ho potuto leggerlo tutto, per ora, comunque: discorso tosto di De Mattei a Roma:

https://www.lifesitenews.com/news/catholic-historian-satanic-revolution-against-church-christian-civilization-is-happening-now


Comunque penso che a breve apparirà la versione in italiano.

mic ha detto...

Sicuramente Corrispondenza romana se non ha già pubblicato pubblicherà a breve.
Intanto sto aspettando il contributo di Radaelli.

mic ha detto...

http://belgicatho.hautetfort.com/archive/2019/05/16/je-pense-que-le-pape-doit-faire-la-clarte-au-moyen-d-une-dec-6151359.html

Stiamo traducendo anche questo.

Anonimo ha detto...

El profesor Feser se equivoca. La Lettera Aperta es correctísima, prudentísima y acertadísima. Sus acusaciones están muy bien fundamentadas. Y como decía el profesor Pierantoni no hay parangón entre la cuestión del Papa Honorio y el caso actual.

Anonimo ha detto...

"Il passaggio della “Dichiarazione di Abu Dhabi”, firmata dal Grande Imam e da Papa Francesco, in cui si dice che la Sapienza divina ha voluto il pluralismo religioso è il più problematico per la Dottrina sociale della Chiesa. La pluralità delle religioni non è infatti una situazione perfetta, bensì conseguenza del peccato originale. Se si perdesse di vista che il Vangelo è l’unica soluzione alla questione sociale, anche l’unicità di Cristo Salvatore non verrebbe più compresa".
(Stefano Fontana)

Anonimo ha detto...

Sono importanti le considerazioni del prof. John Rist

Inglese, illustre storico della filosofia (Platone, Arist., Agostino) e studioso della Patristica. A chi rimprovera la Lettera Aperta per il suo atteggiamento critico, per essere
intemperante (dicono), per fare il passo più lungo della gamba nelle sue accuse, l'illustre accademico così risponde:

"Queste critiche, quale che sia il loro fine, sortiscono l'unico effetto di distrarre dagli argomenti principali: che il Papa sta usando deliberatamente l'ambiguità per mutare la dottrina mentre l'atteggiamento che risulta dalle nomine che fa, dimostra che egli non ha simpatia (per esprimerci moderatamente) per l'insegnamento cattolico tradizionale su un íntera panoplia di materie. Prendersela con "l'estremismo" [delle critiche] assomiglia a suonare la cetra mentre Roma sta bruciando. Quest'atteggiamento dimostra che persino molti conservatori [cattolici fedeli alla Tradizione] non vogliono afferrare la gravità della situazione, caratterizzata dal fatto che il Papa sembra intento a trasformare la Chiesa in una sorta di NGO dalla vaga spiritualità".

Come risponde il prof. Rist a chi critica rilevando che nessuno dei firmatari è "specialista in ecclesiologia" e che la Lettera non riesce a dimostrare che PF dubita ostinatamente o nega dei dogmi? Risposta, veramente eccellente e lineare:

"Qualcuno mi ha fatto notare che S. Caterina da Siena è solo un dottore "onorario" della Chiesa e che, a quanto risulta, gli Apostoli non erano laureati!".

Saltando all'ultima domanda-risposta.
Per quali altre preoccupazioni il prof. Rist ha firmato la Lettera?

"Perché mi preme smascherare il linguaggio doppio [double-talk] grazie al quale il presente Papa ha evitato accuse di eresia. Lo spandere dichiarazioni ambigue o contraddittorie su importanti questioni [dottrinali] deve esser visto in definitiva come un tentativo deliberato di mutare la dottrina in modo surrettizio [to change doctrine by stealth, come di nascosto, di soppiatto]. Se queste ambiguità e contraddizioni fossero state occasionali, avrebbero potuto esser liquidate come "semplice" confusione, applicando il principio canonico della benignitas. Ma ambiguità prolungate e su questa scala impongono una conclusione ben più tetra: che ci troviamo in presenza di un disegno per ottenere surrettiziamente ciò che non potrebbe ottenersi con decreti apertamente e dichiaratamente non-cattolici".

Questo si chiama parlar chiaro! Speriamo che anche principi della Chiesa e vescovi si sentano pungolati ad altrettanta chiarezza.
PP

Gloria.tv ha detto...

La "cosa peggiore" che possa succedere nella Chiesa è quando un Papa è accusato di eresia, ha detto il cardinale Gerhard Müller a DieTagespost.de (15 maggio).

Müller sottolinea che questa accusa proviene da "teologi rinomati" e che ciò è avvenuto solo per pochissimi papi nella storia della Chiesa. Quindi Francesco dovrebbe pubblicare un chiarimento teologico ufficiale.

Personalmente, Müller non crede che Francesco sia un eretico, perché questo termine implica un diniego "persistente" della fede cattolica; Müller è convinto che questo non sia il caso di Francesco. Secondo questa interpretazione stravolta, un pontefice potrebbe proclamare qualunque eresia, basta che dichiari di non farlo in modo "persistente".

Ancora, Müller vede il problema non in Francesco, ma negli "amici del Papa" che etichettano ogni fedele Cattolico come "nemico del Papa" e confondono la Fede con una "ideologia neoliberale neo-marxista".

Purtroppo, il cardinale evita una risposta chiara sull'eretica Dichiarazione di Abu Dhabi di Francesco. Aggira i problemi e afferma che "l'intenzione" di Francesco è "certamente molto buona".

fabrizio giudici ha detto...

Müller sottolinea che questa accusa proviene da "teologi rinomati" e che ciò è avvenuto solo per pochissimi papi nella storia della Chiesa. Quindi Francesco dovrebbe pubblicare un chiarimento teologico ufficiale.

Se capisco bene, dunque, pur non ritenendo eretico Francesco, Müller non disapprova l'iniziativa. Sarebbe utile leggere l'articolo intero.

Anonimo ha detto...


Bisognerebbe leggerlo in tedesco, se l'originale è in tedesco.

Marisa ha detto...

BERGOGLIO E LA DEMOLIZIONE DEL PAPATO - Cesare Baronio

https://apostatisidiventa.blogspot.com/2019/05/la-demolizione-del-papato.html

Aloisius ha detto...

A mio avviso la lettera aperta andrebbe integrata con un allegato, un'appendice in cui si riportano TUTTE le affermazioni testuali quantomeno ambigue e fuorvianti di Bergoglio, anche se non apertamente eretiche. Un'antologia begogliana.
Basterebbe leggerle nel loro complesso, una dopo l'altra, per verificare come esse, a prescindere dall'eresia formale, diano vita a un insegnamento errato, a un falso vangelo.
Emergerebbe con evidenza la verità di quanto afferma il prof Riest, sopra richiamato dal prof. PP.

"....Ma ambiguità prolungate e su questa scala impongono una conclusione ben più tetra: che ci troviamo in presenza di un disegno per ottenere surrettiziamente ciò che non potrebbe ottenersi con decreti apertamente e dichiaratamente non-cattolici...."

Rammento, ad esempio (non sono testuali):
- che "Gesù faceva il finto scemo" quando scriveva sulla sabbia nell'occasione della donna sorpresa in adulterio che volevano lapidare;,
- che 'la Madonna si è sentita tradita sotto la Croce"

Ecc.ecc.ecc......

Anonimo ha detto...

E'semplicemente inadeguato al ruolo che gli hanno conferito e che lui ha accettato. Quindi mancanza di responsabilità dei suoi elettori e sua presunzione nell'accettare.
Nell'insieme elettori ed eletto non credenti.

fabrizio giudici ha detto...

In inglese:

https://www.lifesitenews.com/blogs/vaticans-former-doctrine-chief-open-letter-accusing-pope-of-heresy-deserves-response

Therefore, he says, “it would be important that the Holy Father makes the Congregation for the Faith issue a response, and not the Secretary of State or any of his friendly journalists or theologians.”

Cardinal Müller said that the accusation of heresy that has now been addressed to Pope Francis in the Open Letter to Bishops “is the worst thing” that “can happen” in the Catholic Church, since “the Pope is, as bishop of Rome, the successor of Saint Peter, upon whom Our Lord has built His Church.”

“As much as one can understand the concerns of these theologians [who criticize the Pope], one also has to say that one has to choose the right means for the justified aim of a greater clarity of some statements of Pope Francis,” he commented later in the interview.


Ottimo. Direi che al momento è l'appoggio all'iniziativa, pur non nei contenuti, più pesante.

mic ha detto...

Grazie Fabrizio, stiamo traducendo. Domani la pubblico.

irina ha detto...

Da: F.Chabod, storia dell'idea di Europa, pp. 27/28, Editori Laterza, 2019

"...al cantore della vittoria di Azio, ad Orazio, esultante per la sconfitta dell'orientale Cleopatra, invano illusasi di poter abbattere a potenza del Campidoglio, l'Oriente apparirà nuovamente terra di turpe schiavitù, di eunuchi proni al volere di un despota (nota: Odi, I, 37.)..."

eunuchi proni al volere di un despota (nota: Odi, I, 37.)
eunuchi proni al volere di un despota (nota: Odi, I, 37.)
eunuchi proni al volere di un despota (nota: Odi, I, 37.)

Anonimo ha detto...

Il prof. Feser dice "
Il secondo problema inerente alle interpretazioni proposte per le dichiarazioni di Papa Francesco è rappresentato dal fatto che è il papa stesso, e non i suoi difensori, che le deve fornire, ma egli si è costantemente rifiutato di farlo". Tuttavia, la pubblicazione negli annali della lettera dei vescovi argentini su AL, pubblicazione che infatti viene citata nella Lettera Aperta, mi sembra una risposta esplicita.
A mio avviso, l'intuizione più ragguardevole dei firmatari della Lettera aperta è stata quella di collegare alcuni FATTI alla impressionante mole di affermazioni volutamente ambigue che impedirebbero di per sé di formulare un'accusa di eresia formale. Ritengo questa l'unica strategia praticabile, dato che, come ben evidenziato dal prof. De Mattei, dal CVII in avanti ci confrontiamo proprio con il problema dello svuotamento del linguaggio.
Attenendosi ai fatti la questione diventa di PROCEDURA giuridica perché il diritto canonico stabilisce già che la terza causa di perdita dell'ufficio è l'eresia, quindi quanti stanno lì a domandarsi SE il papa possa cadere in eresia discutono il sesso degli angeli (e Costantinopoli è davvero assediata da ogni parte).
Il prof. Sefer offre un contributo interessante, ma quand'anche si adottasse la strategia da lui proposta, ci troveremmo comunque dinanzi al problema giuridico che si prospetta ora.