Mons. Viganò / Il cardinale Müller e quel conservatorismo pseudocattolico che fa il gioco della chiesa sinodale
Il cardinale Müller, invece di prendere atto della situazione di crisi devastante in cui versa la Chiesa cattolica a causa della rivoluzione conciliare e sinodale, con sprezzo del ridicolo sostiene che la Gerarchia postconciliare non si è mai discostata dalla Tradizione, e che la Fraternità San Pio X si sbagli nell’affermare il contrario.
Müller propone una versione rinnovata del motu proprio “Ecclesia Dei adflicta”, con il quale replicare la frode del 1988, spacciando per scisma la fedeltà al Magistero immutabile e per ortodossia l’accettazione degli errori del Concilio.
Siamo al “credo quia absurdum”.
La chiesa conciliare e sinodale pretende di poter rimodellare la realtà addomesticandola alla propria narrazione. Essa esige dai fedeli un assenso acritico e contraddittorio, sotto pena di scomunica.
Sua Eminenza crede che i chierici e i laici legati alla Fraternità possano essere accontentati offrendo loro un surrogato di ciò che già hanno, come si getta un osso a un cane da tenere alla catena.
Müller scoprirà presto – e i membri degli istituti ex-Ecclesia Dei con lui – che ridurre la denuncia del golpe conciliare a una questione cerimoniale è scelta miope e ideologica, specialmente quando la Gerarchia non ha alcuna intenzione di cedere minimamente sui principi ereticali di cui si fa promotrice.
Chieda a Fernández: si può mercanteggiare sulla dottrina della Grazia con i luterani e tributare onori prelatizi a un’eretica anglicana, ma non è consentito esprimere la minima perplessità per il feticcio del Vaticano II.
Eppure Müller sostiene che la chiesa postconciliare non si sia allontanata dal solco della Tradizione…
Il conservatorismo pseudocattolico di questi gatekeeper è strumentale all’implementazione della sinodalità e va sdegnosamente respinto.
Mons.Carlo Maria Viganò su x.com
Müller propone una versione rinnovata del motu proprio “Ecclesia Dei adflicta”, con il quale replicare la frode del 1988, spacciando per scisma la fedeltà al Magistero immutabile e per ortodossia l’accettazione degli errori del Concilio.
Siamo al “credo quia absurdum”.
La chiesa conciliare e sinodale pretende di poter rimodellare la realtà addomesticandola alla propria narrazione. Essa esige dai fedeli un assenso acritico e contraddittorio, sotto pena di scomunica.
Sua Eminenza crede che i chierici e i laici legati alla Fraternità possano essere accontentati offrendo loro un surrogato di ciò che già hanno, come si getta un osso a un cane da tenere alla catena.
Müller scoprirà presto – e i membri degli istituti ex-Ecclesia Dei con lui – che ridurre la denuncia del golpe conciliare a una questione cerimoniale è scelta miope e ideologica, specialmente quando la Gerarchia non ha alcuna intenzione di cedere minimamente sui principi ereticali di cui si fa promotrice.
Chieda a Fernández: si può mercanteggiare sulla dottrina della Grazia con i luterani e tributare onori prelatizi a un’eretica anglicana, ma non è consentito esprimere la minima perplessità per il feticcio del Vaticano II.
Eppure Müller sostiene che la chiesa postconciliare non si sia allontanata dal solco della Tradizione…
Il conservatorismo pseudocattolico di questi gatekeeper è strumentale all’implementazione della sinodalità e va sdegnosamente respinto.

1 commento:
Condivido appieno questo intervento di Mons. C. M. Viganò e trovo efficacissima l'espressione
"come si getta un osso a un cane da tenere alla catena".
Vieni, o Spirito Santo!
Posta un commento