mercoledì 13 ottobre 2021

La Marcia della Pace e quel Richiamo Inquietante a don Milani.

Una riflessione di Americo Mascarucci sulla Marcia della Pace di Perugia che ci offre tanto interessanti quanto inquietanti richiami all'agone politico. 
Cosa c’è di meglio che iniziare la domenica mattina ascoltando il presidente della Cei Gualtiero Bassetti che porta il saluto alla marcia della pace Perugia – Assisi? O sentire don Luigi Ciotti che nel tessere le lodi dello sbattezzato Aldo Capitini inventore di quella stessa marcia, mette a confronto la piazza di Perugia con quella di sabato a Roma e invoca, manco fosse un Fratoianni qualsiasi, lo scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste?

Non che qualcuno qui intenda giustificare le violenze che si sono viste sabato nella Capitale, ma non ricordiamo don Ciotti chiedere la chiusura dei centri sociali della sinistra antagonista quando nel corso delle manifestazioni no global aggredivano le forze dell’ordine e mettevano a ferro e fuoco le città. Anzi, Don Ciotti quei centri sociali li frequenta, sono casa sua, come lo erano per il suo maestro don Andrea Gallo.

Tornando alla marcia della pace è davvero sorprendente come da parte del mondo cattolico progressista, (e Don Ciotti ne è forse l’emblema migliore visto che si è sempre sentito molto più a suo agio con i Radicali alla Pannella, Bonino, Cappato piuttosto che con la Chiesa di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI) vi sia il tentativo di “cristianizzare” un’iniziativa che nacque invece contro la Chiesa. Lo sbattezzato Aldo Capitini, che si definiva post cristiano, considerava la resurrezione di Cristo una leggenda e sosteneva che Gesù fosse un uomo straordinario, eccezionale, dotato di grande virtù ma privo di natura divina, accusava la Chiesa di essere stata complice del fascismo e di sostenere la politica anticomunista dell’Occidente legittimando la contrapposizione in blocchi. Anzi, la marcia della pace rappresentò l’occasione per la sinistra di impadronirsi di San Francesco, svuotarlo di significato religioso e rivestirlo di ideologia politica, condita di pacifismo, ecologismo, ecumenismo; contribuendo così a completare l’opera di deformazione del patrono d’Italia già iniziata con la devastante opera del pastore calvinista Paul Sabatier inauguratore della moderna storiografia francescana.

In più quest’anno il filo conduttore della marcia Perugia-Assisi è stato il celebre motto “I care” coniato da don Lorenzo Milani e che negli ultimi quindici anni è stato preso in prestito dalla sinistra italiana, quella veltroniana prima e quella renziana poi. “Mi importa”, questo era il significato del motto del priore di Barbiana anteposto al “me ne frego” fascista. Ma sebbene quel motto fosse impregnato di nobili intenzioni, il prendersi cura degli altri ha finito per diventare nell’ottica di don Milani, non un motto cristiano, ma ideologico, rivoluzionario, il simbolo di una rinnovata lotta di classe; non partendo però da un principio evangelico, ovvero il riscatto dei poveri, ma la lotta contro la borghesia e i ricchi, considerati la causa e l’origine dei problemi che affliggevano la società. Nella sua scuola di Barbiana non si insegnava il Vangelo ma si leggevano i giornali e si discuteva di politica, perché per don Milani i giovani non dovevano avere una cultura cristiana ma maturare una concezione sociale che li portasse a possedere le armi giuste per combattere contro il sistema borghese.

E’ stato uno scrittore laico come Sebastiano Vassalli, non un cattolico integralista a battersi per tutta la vita contro il modello don Milani, ad evidenziarne i limiti, gli errori, le contraddizioni, arrivando a definire il priore di Barbiana un cattivo maestro, un maestro improvvisato e sbagliato. E Vassalli, da uomo di sinistra, metteva sotto accusa soprattutto la famigerata “Lettera ad una professoressa” che fu un vero e proprio manifesto dell’odio ideologico contro la scuola pubblica italiana che aveva la grave colpa di bocciare chi non sapeva.

Un’opera che nacque dalla rabbia per aver visto bocciare gli alunni di Barbiana che si erano presentati a sostenere gli esami da privatisti e che una disgraziata professoressa aveva avuto la grave colpa di giudicare impreparati. Così quella maestra, con un’operazione che Vassalli giudicò indegna e miserabile fu esposta al pubblico ludibrio e additata come simbolo della scuola classista che promuoveva i ricchi e bocciava i poveri (da qui ebbe origine la logica del sei politico).

Si è cercato di far passare don Milani come “figlio della Chiesa”, operazione questa legittimata da Bergoglio, il primo papa a recarsi sulla tomba del prete e a rivalutarne l’operato, includendolo nella schiera dei profeti inascoltati, anticipatore dei temi (e subito è partita la richiesta di beatificazione per il priore di Barbiana). Un’operazione quella della riabilitazione di don Milani che ha avuto come apripista l’ex arcivescovo di Firenze Silvano Piovanelli, allevato alla scuola del cattolicesimo di sinistra di Giorgio la Pira e infatuato dal progressismo conciliare di Karl Rehner che sin dal giorno del suo insediamento ha fatto di tutto per riportare nell’alveo della Chiesa fiorentina tutte quelle realtà, da Barbiana all’Isolotto che erano state il simbolo del ribellismo cattolico. Sconfessando apertamente l’operato dei suoi predecessori, non soltanto quello dell’ultra conservatore Ermenegildo Florit, ma anche e soprattutto quello del Venerabile Elia dalla Costa che decretò l’esilio di don Milani a Barbiana stanco dei suoi continui atti di ribellione nei confronti dell’Istituzione ecclesiastica. Contravvenendo ai divieti di Dalla Costa infatti don Milani si era schierato apertamente a sostegno della Repubblica ai tempi del referendum costituzionale, aveva criticato pubblicamente la Democrazia Cristiana e prestato il fianco ai comunisti, aizzato gli animi durante le manifestazioni operaie fiorentine. A don Milani che parlò di ingiustizia nei suoi confronti e provò a ribellarsi al provvedimento anche montando artificiosamente proteste in suo favore, Dalla Costa rispose “il generale sono io e i miei soldati devono obbedirmi” offrendo poi involontariamente al prete ribelle il pretesto per coniare un altro motto tipicamente sessantottino: “L’obbedienza non è una virtù”. E che don Milani fosse guardato con poca simpatia anche dai cattolici progressisti è confermato da alcune considerazioni rilasciate dall’ex priore di Bose Enzo Bianchi che ha dovuto ammettere di come, durante gli anni del Concilio, lui ed altri “innovatori” andarono a Barbiana per studiare più da vicino i metodi della comunità, rendendosi conto di come il prete del Mugello fosse assolutamente incapace di offrire spunti al dibattito conciliare in atto, vivendo il Concilio come un fenomeno del tutto inutile, tale era la sua ostilità verso la Chiesa.

Tornando a Capitini e alla marcia della pace, Ernesto Balducci raccontò in un celebre documentario di Rai Storia di come i primi incontri fra lui e l’ideatore della marcia, alla ricerca di un terreno comune sui temi della non violenza, della pace e dell’ecumenismo, furono molto contrastati a causa proprio dell’impossibilità di coniugare la spiritualità laica di Capitini con la fede cattolica che seppur da posizioni moderniste, comunque il sacerdote del Monte Amiata professava. Successivamente il terreno comune fu trovato grazie alla comune battaglia in favore dell’obiezione di coscienza e all’apertura al mondo sancita dal Concilio Vaticano II, con l’avvento della svolta antropologica in teologia di Rahner e del suo cristianesimo anonimo.

Non è certamente un caso se Famiglia Cristiana, house organ della chiesa bergogliana unisca nel nome di don Milani, papa Francesco a Gino Strada, il fondatore di Emergency scomparso questa estate, e cosa ancora più inquietante all’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano condannato a tredici anni di carcere per una sfilza di reati legati alla gestione dell’immigrazione. Scrive il settimanale dei Paolini: “Tante le questioni sul tavolo del mondo, per cui urge contrapporre un I care ai numerosi me ne frego: nelle tante anime della marcia, da sempre eclettica e colorata, inclusiva, in cui sensibilità affini ma diverse cercano, cosa che a volte implica qualche sforzo, una sintesi nel denominatore comune, corrono tanti pensieri: il ricordo di Gino Strada, scomparso appena prima che i talebani si riprendessero l’Afghanistan; la solidarietà all’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, cui molti riconoscono dietro innegabili pasticci le buone intenzioni, raggiunto da una sentenza draconiana; la mano tesa ai ragazzi scesi in piazza da tutto il mondo a Milano per chiedere il rispetto della Madre terra da cui dipende il futuro e dell’umanità, che tanto stava a cuore a Francesco d’Assisi e al Papa che porta il suo nome non per caso e che nel suo nome chiede dal primo giorno una Chiesa povera”.

Avvalorando così la tesi cara a certa sinistra da salotto, ovvero quella secondo cui che in nome della solidarietà e dell’accoglienza si possono violare spudoratamente le leggi come ha fatto Lucano, e che accogliere i migranti può rappresentare un salvacondotto per l’impunità. Il tutto condito di sincretismo bergogliano, con l’ideologia della terra che prende il posto dell’ideologia cristiana e con San Francesco ancora una volta spacciato come testimonial delle moderne ideologie ecologiste e pacifiste, una sorta di Greta Thunberg ante litteram.

Il tutto mentre le chiese sono sempre più vuote perché i preti invece di testimoniare il Vangelo preferiscono sfilare nelle manifestazione e rivendicare diritti che di cristiano non hanno nulla. Come don Ciotti per esempio, che ricordiamo presente in tutte le piazze possibili ed immaginabili d’Italia tranne quelle in cui si sono difesi i valori non negoziabili, la tutela della vita umana, il no all’aborto e all’eutanasia, la difesa della famiglia naturale contro l’ideologia gender. Con il motto I care oggi perfetto per imporre il pensiero unico globalista anche nella Chiesa.
Americo Mascarucci – giornalista - Fonte

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Tutto questo minestrone è stato cibo del nostro tempo e noi abbiamo impiegato la vita intera per capire qual'era il grano e quale la zizzania e l'abbiamo capito solo per Grazia divina, prima è stato quel certo moto a pelle poi quella improvvisa intolleranza, quella stanchezza dell'anima satura di nonsoché a cui si è cercato a fatica di dare un nome...per molti altri è stato un placido passar distrattamente di moda in moda nel loro tempo, senza l'urgenza di trovare le loro parole per dire di questo passaggio. Passaggio che può essere tradimento o messa in sicurezza dell'essenziale, del vivente.

Anonimo ha detto...

Cosa è successo al blog A.A.S. - Acta Apostaticae Sedes ? Da diversi giorni ormai non pubblicano più niente

Murmex ha detto...

Le violenze che si sono viste appaiono sospette. C'e un forte sentore di strumentalizzazione.

Anonimo ha detto...

A che livello mortale nelle virtù si è giunti nell'apparente chiesa che Chiesa non è: sono usciti da noi ma non sono dei nostri, scrive san Giovanni sugli anticristi di allora, e di ogni tempo, ma ora sono un esercito nel tempo dell'ultimo anticristo.

mic ha detto...

Leggo su Radio Spada
Come da copione, la "chiesa conciliare" si appresta a "beatificare" l'ultimo dei suoi pontefici non ancora elevato alla gloria degli "altari". Stamattina infatti Bergoglio ha autorizzato la beatificazione di Giovanni Paolo I. Radio Spada si permette di dare un consiglio: che il beatificando, assieme a "san" Paolo VI, sia tosto proclamato patrono dei persecutori della Messa Romana in virtù della persecuzione inflitta a don Siro Cisilino e alla celebrazione della messa tradizionale a Venezia e in tutto il territorio del Patriarcato.

Anonimo ha detto...

OT ..occhio che al di là del segno zodiacale della Raggi, a Roma si comincia a sentire un certo profumo di ribaltone (rispetto ad ogni previsione fino a pochi giorni fa)
.
https://www.iltempo.it/politica/2021/10/13/news/virginia-raggi-vendetta-giuseppe-conte-ballottaggio-roma-voto-michetti-gualtieri-bomba-m5s-29039070/

Anonimo ha detto...

Chiesa Cattolica e Comunismo, Due Chiese in Competizione. Porfiri.
https://www.marcotosatti.com/2021/10/13/chiesa-cattolica-e-comunismo-due-chiese-in-competizione-porfiri/

lo "spirito" universale di Assisi. ha detto...

Certo che dall'orto dei Francescani di Assisi ..un bel minestrone! Vi ricorda niente la campagna Lanciata dal defunto Alberto Castagna (Riposi in pace)sulle reti Fininvest, l'iniziativa "Un mattone per Assisi"la cui parcella era di XYZWJK? In seguito i frati si "smarcarono"dall'iniziativa.

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/03/21/vuoi-salvare-assisi-compra-un-mattoncino.html

https://groups.google.com/g/it.cultura.cattolica/c/0i9XTyfuVr4?pli=1

http://www.assisimattonata.com/

Anima errante ha detto...

Alla fine tutti i 'papi conciliari' saranno dichiarati santi
Questo per dare il messaggio che il Concilio ha fatto esplodere la santità
I fatti fanno almeno dubitare di ciò

Anonimo ha detto...

Non nobis Domine non nobis sed nomini tuo da Gloriam!

Exsurge, Domine, salvum Sancta Ecclesiae,
Surge, Romane Ecclesia, et gaudeat, pro liberis
omnes congregabit una cum te
et benedicam Dominum in Saecula.
Alleluia

Sorgi Signore salva la Santa Chiesa,
Alzati Romana Chiesa ed esulta per i suoi Figli
Tutti gli uomini presso di te si raduneranno
e benediranno il Signore nei secoli.
Alleluia