giovedì 4 novembre 2021

Barbero e le «differenze strutturali» tra i sessi

Se decidi di parlare di differenze sessuali, fa prima un respiro profondo e preparati: ti toccheranno polemiche, accuse di sessismo e chi più ne ha e più ne metta. È una regola ferrea del politicamente corretto. Ma evidentemente lo storico Alessandro Barbero la ignora, altrimenti la scorsa settimana non si sarebbe spinto ad interrogarsi, sulle colonne de La Stampa, sulla possibilità che «ci siano differenze strutturali fra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi». «È possibile che in media», si è inoltre chiesto l’accademico e divulgatore, «le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?».
Per aver toccato il tema, peraltro con una scelta terminologica rischiosa, nelle scorse ore Barbero è stato da più parti accusato d’essere un maschilista, un feroce alfiere del patriarcato. C’è persino chi si augura gli sia tolta la cattedra. Ora, pur senza volere difendere lo storico torinese, è ancora possibile interrogarsi e discutere delle «differenze strutturali» tra i sessi in ordine, per esempio, a competitività ed aggressività? Secondo chi scrive sì. Per un motivo semplice: queste «differenze» non solo esistono, ma non risultano riconducibili a meri fattori ambientali o culturali; ne ho scritto nel mio Cavalieri e Principesse, libro che, uscito ormai quattro anni fa, non è superato. La conferma mi arriva da più specialisti intervenuti nel dibattito; mi limito a segnalarne un paio.

Anzitutto Marco Del Giudice, docente di psicologia evoluzionistica e metodi quantitativi, che da otto anni docente negli Usa, il quale sul sito della Fondazione Hume ha firmato un lungo intervento che, per così dire, riabilita, per così dire, le vituperate parole di Barbero. «Nel linguaggio della psicologia della personalità,spavalderia e sicurezza di séindicano tratti come assertività, dominanza, autostima e propensione al rischio», premette lo studioso, per poi continuare aggiungendo che «insieme all’aggressività fisica e verbale (la cosiddettaaggressività relazionalefa eccezione), tutti questi tratti sono più elevati nei maschi, soprattutto a partire dalla media fanciullezza (il periodo dai 6 agli 11 anni circa, in cui avvengono importanti cambiamenti ormonali) e proseguendo con la pubertà».

Continua Del Giudice, evidenziando la possibilità di una base biologica di tali differenze: «Queste differenze di genere non sono particolarmente grandi, nel senso che, dal punto di vista statistico, c’è una larga sovrapposizione tra i punteggi di maschi e femmine. Ma sono molto robuste, e vanno nella stessa direzione in culture molto diverse tra loro, comprese le popolazioni di cacciatori-raccoglitori. Contrariamente a quello che ci si aspetterebbe sulla base dei modelli di socializzazione (che attribuiscono lo sviluppo della personalità ad aspettative sociali, stereotipi e discriminazione), queste differenze non diminuiscono nei Paesi con livelli più alti di parità di genere (che tendono anche ad essere più ricchi ed economicamente avanzati)».

Non solo tali differenze non diminuiscono nei Paesi con più alta parità di genere ma, segnala l’esperto, «nella maggior parte dei casi i dati mostrano l’effetto opposto: al diminuire delle disparità di genere a livello socio-culturale, le differenze di personalità diventano più marcate, come se in presenza di una società più aperta e individualista (e probabilmente una maggiore libertà data al benessere economico) le persone tendessero a esprimere in modo più netto le loro predisposizioni biologiche. Questo è un dato importante, anche perché risulta molto difficile da spiegare con un modello di socializzazione». «Purtroppo», conclude «la nostra cultura intellettuale ha un’enorme difficoltà a fare i conti con le differenze, e le risposte a Barbero ne sono una dimostrazione tra le tante». Del Giudice non è il solo a pensarla così, confermando l’esistenza di robuste differenze tra i sessi nella personalità.

Anche Emiliano Lambiase che, per chi non lo conoscesse, è uno stimato psicologo e studioso – per i volumi scritti e per la costanza con cui esamina la letteratura scientifica, direi che è fra i massimi esperti italiani sulle differenze sessuali – mi conferma tre evidenze politicamente scorrette che la ricerca più avanzata ha riscontrato. La prima è che «il concetto di sé delle donne sembra essere più fondato sulle relazioni sociali, quello degli uomini sull’assertività e l’indipendenza»; la seconda che «i bambini da piccoli fanno giochi più burrascosi e le ragazze più sociali»; la terza che «i ragazzi competono e litigano in modo più diretto, aggredendo verbalmente e fisicamente l’altro. Le ragazze tengono a litigare in modo più indiretto e apparentemente socialmente accettabile, minando la reputazione dell’altro».

Ricapitolando, abbiamo su «aggressività, spavalderia e sicurezza di sé» differenze tra maschi e femmine che si manifestano sin dai primi anni di vita, quando cioè si è stati meno esposti agli stereotipi di genere e agli influssi esterni, se vogliamo, patriarcali. Non solo: queste differenze ritornano in culture anche molto differenti tra loro per storia, economia, credenze e addirittura – come segnalato da Del Giudice – nei Paesi considerati sono avanzati ed egualitari, sorpresa, tali differenze «diventano più marcate». Lo storico torinese può insomma starci sulle scatole, ma pare proprio che sul tema delle differenze tra uomini e donne si sia espresso con maggiore precisione dei suoi critici, più affezionati alla società che vorrebbero che ai riscontri che antropologia, psicologia e a sociologia ci mettono a disposizione. Classica visione da ideologi: se i fatti contraddicono il mio schema, tanto peggio per i fatti. (Giuliano Guzzo - Fonte)

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Barbero scrive molto bene e parla benissimo,si vede che conosce la storia e che trae un grande piacere nel raccontarla. Però parlare di S.Giovanna d'arco , di Napoleone o di Federico di Prussia è un conto ,parlare della Resistenza , della seconda guerra mondiale ,del ruolo della donna nella società è un altro.Attualmente affrontare questi argomenti senza parlare come la sinistra anche estrema è molto ,molto pericoloso.Nelle università e nei media il politicamente corretto impera e ci vuole poco per essere accusati di fascismo e razzismo.Credo che il plauso unanime che il professore ha ricevuto in questi anni lo abbia spinto ad andare fuori dal seminato.Partendo dal medioevo si è addentrato in quel campo minato dell'attualità dove è facilissimo venire additati come nemici del popolo,delle donne,dei gay , degli animali e delle piante.Proprio vero che resistere alle lusinghe è più complicato che resistere alle offese.Caro professore ci continui a parlare di Garibaldi,Savonarola, dei Borboni e delle repubbliche marinare, gli argomenti di attualità li lasci a quelli ,maschi e femmine che stanno dalla parte giusta:Floris,Gruber,Boldrini,Letta,Giannini.....Un esercito sterminato di custodi delle bugie spacciate per verità indiscutibili.

Anonimo ha detto...

Ho sentito Barbero in due conferenze, di cui una su via Fani e una su Giovanna d'Arco e ne ho dovuto ammirare l'onestà intellettuale da storico.

Anonimo ha detto...

In pratica Berbero si è chiesto: Perché le donne non emergono? Forse per una differenza strutturale che determina mancanza di aggressività , ovvero di quella grinta e autostima che portano gli uomini al successo?
A mio parere, da presupposti sbagliati è pervenuto a conclusioni sbagliate.
Le donne nella società evoluta occidentale sono aggressive come gli uomini sul lavoro e nei rapporti, ma lo manifestano diversamente. La delicatezza femminile è un antico mito culturale. La mancanza di autostima gioca a sfavore delle persone sensibili e dotate, a prescindere dal sesso. E qui forse le donne migliori sono più sfavorite, perché si devono difendere sia dagli uomini sia dalle altre donne.

Valeria Fusetti ha detto...

Aderire ad una ideologia, non importa quale, basta che sia una ideologia, fa perdere il buon senso comune e, spesso, pure il senno.

Anonimo ha detto...

..intanto altri 1000 arrivi in vista.

https://www.ilgiornale.it/news/politica/migranti-lega-dice-basta-navi-ong-vadano-malta-1986796.html

Anonimo ha detto...

"Un portuale pacifista e vaccinato si siede su una panchina: la polizia lo preleva, rimuove e allontana dalla città.
Una trasmissione televisiva seguita dà spazio per la prima volta in mesi a dati sfavorevoli alla narrazione governativa: mozioni parlamentari di maggioranza per chiedere sanzioni.
Uno storico e divulgatore noto si esprime contro una legge promulgata di recente: iniziano a piovere denigrazioni pubbliche, damnationes memoriae, fino alla richiesta di revoca dei contratti in essere con la TV.
Ok, non chiamiamola dittatura che la gente si spaventa; chiamiamola “Pippo” che fa tanta simpatia.
Concederete però che Pippo sarebbe piaciuto davvero un casino a quei signori in tenuta militare che concionavano le folle dai balconi".
(Andrea Zhok)

Anonimo ha detto...

Non giova qui discutere sul carattere di cesura radicale che ebbe la Grande Guerra nella storia italiana, europea e mondiale e sulle sue conseguenze prossime e remote, alcune delle quali incidono ancora sulla carne viva di tanti popoli (basti pensare solamente alla questione armena e a quella palestinese). Non lo consentono i limiti tipici di questo mezzo espressivo, oltre i miei personali. Doveroso è invece la memoria dei milioni di uomini che caddero in tutti i fronti e sotto tutte le bandiere, combatttendo con onore e valore.L'inutile strage segnò il tramonto dell'Europa e scatenò nazionalismi e revanscismi che divorarono loro stessi nella lunga guerra civile europea terminata solo nel 1945 con la sua definitiva eclissi. Quanto all'Italia, spinta alla guerra con uno dei tanti giravolta della sua storia da un sostanziale colpo di stato antiparlamentare, gli immani sacrifici sopportati realizzarono un barlume di unità nazionale, che né gli empiti risorgimentali né l'opera di governo del ceto politico liberal-massonico era riuscita a creare, inverando quel bagno di sangue auspicato cinicamente ( sia pure non immaginato di tale portata) dalle correnti del radicalismo nazionalista e mazziniano per creare la nazione e il nuovo tipo di italiano. Con tutte le anzidette riserve appare quindi francamente scandaloso il bassissimo profilo istituzionale data al centenario della Vittoria (ben diverso da quello adattato per altre ricorrenze, ultima quella del 150°Anniversario dell'Unità), irrispettoso verso le centinaia di migliaia di morti, di feriti, di mutilati, a cui quasi sempre sfuggivano le ragioni del conflitto ma non di meno compirono fino in fondo il loro dovere.
Enzo Gallo su Fb

Anonimo ha detto...

Konrad Lorenz parlando degli animali sottolinea come il maschio, che porta i tratti più belli, più caratteristici della razza, è più imponente, la sua bellezza e la sua forza sono volte alla difesa e all'offesa; la femmina ha tratti più sfumati ed è più piccola del maschio, piccolezza e manto meno brillante la rendono meno visibile,meno individuabile quindi può muoversi con una certa sicurezza durante la gestazione e l'allattamento.

Queste considerazioni hanno una certa somiglianza con le diversità fisiche del maschio e della femmina degli esseri umani. Se poi guardiamo l'atto generativo umano vediamo che nell'inseminazione lo sforzo maggiore è tutto maschile e qui che la potenza del maschio è alla sua vetta. La donna ha partecipato all'inseminazione quasi rendendosi solo disponibile. Ma da quel momento inizia per lei un lungo percorso nel quale il bambino, che porta in seno, cresce nel suo corpo che si modifica a tal punto da diventare, quando il bambino esce da lei, l'unica fonte di nutrimento del bambino, con l'allattamento al seno. Anche se il bambino viene allattato per molti mesi al seno, a volte oltre l'anno,la sua cura è ininterrotta e lo sarà per molti anni e per la vita per entrambi i genitori.

Ora se ci concentriamo sul tipo di forze del maschio e della femmina, vediamo che sono strettamente legate alle funzioni che esplicano, nel maschio abbiamo parlato di potenza volta alla generazione, alla difesa e all'offesa, nella femmina parliamo di resistenza dalla gestazione, all'allattamento, alla cura del bambino che oggi è divisa con il maschio fin dai primissimi anni.

Quindi il corpo fisico già dice moltissimo delle caratteristiche femminili e maschili e molto dice anche l'atto generativo, che per il maschio è quasi una concentrazione, un mettere a fuoco, mentre per la donna la fecondazione sta tra il sogno e la veglia. Il mio vecchio parroco parlando di uomini e donne durante la confessione diceva che gli uomini venivano subito al punto, la donna era quella delle lunghe descrizioni. Dal corpo fisico possiamo capire tanto, altra cosa sono le anime.

Con le anime si aprono spazi stellari e l'abbinamento corpo anima è veramente unico ed irripetibile, comunque la conformazione del corpo del maschio e della femmina delinea le funzioni basiche che quei corpi son chiamati a svolgere. La paternità e la maternità possono essere e sono svolte non solo sul piano fisico,ma anche sul piano spirituale, culturale, tuttavia sempre con quelle caratteristiche che la corporeità dice.

Anonimo ha detto...


Sulla Grande Guerra.

-- Che la strage fosse "inutile" lo si cominciò a dire nel 1917 e il primo non fu il papa allora regnante ma l'eroe di guerra e poeta inglese Sassoon, auspicando, tra lo scandalo generale, una soluzione negoziata del conflitto di fronte al Parlamento britannico. Inutile, innanzitutto perché lo stallo era totale, le sanguinosissime offensive spostavano solo di qualche km, alla fine, la linea del fronte.

-- Sul cinismo di chi auspicava una guerra europea come "olocausto" per realizzare davvero l'unità nazionale. C'era un filone sconsiderato di questo tipo. Ma il motivo profondo che spingeva una parte non piccola di italiani a battersi contro il nemico ancestrale era di carattere etico: ci disprezzavano da secoli come popolo vile, di venditori ambulanti, cantanti e mafiosi, che non combatteva, privo di dignità, non meritevole di essere Stato; che non era una nazione ma solo un'espressione geografica e così doveva restare. Ci accusavano di aver fatto l'unità (incompleta) d'Italia astutamente con le vittorie degli altri, francesi e prussiani. In Abissinia avevamo subito la disastrosa sconfitta di Adua e sembrava che solo noi avessimo perso contro popoli primitivi, considerati razze inferiori (nei sedici anni che impiegarono a conquistare l'Algeria i francesi subirono anche loro rovesci, però alla fine vinsero la guerra, ma con i mezzi spietati della controguerriglia.) Nelle trattative segrete che precedettero la nostra entrata in guerra, i tedeschi insistevano presso gli asburgici affinché cedessero all'Italia il Trentino per tenerla fuori dal conflitto, "tanto, dicevano, se vinciamo, ce lo riprendiamo senza problemi". Ma austriaci e ungheresi fecero orecchie da mercante: forti delle esperienze passate, ci disprezzavano, considerandoci codardi e facilmente battibili sul piano militare. Oggi, diversi storici tedeschi sostengono che, senza l'intervento dell'Italia, la lotta sul fronte occidentale sarebbe probabilmente finita con una pace di compromesso.
-- Se non si trova alcun elemento ideale valido per giustificare la nostra Grande Guerra, p.e. il legittimo compimento dell'unità nazionale, allora perché lamentarsi se il 4 nov non è più festa nazionale? Ricordarsi dei caduti solo per onorare il loro senso del dovere? Che poi non sapessero perché combattevano non è vero. Prima si trattava di "fare grande l'Italia", ideale astratto e poco sentito; dopo Caporetto, come scrisse Croce, la guerra "era diventata nostra", si trattava di non esser travolti dall'ennesima invasione straniera, dei nostri antichi nemici. E sul Piave e sul Grappa nacque un patriottismo che non era retorica, ma scritto col sangue da una gioventù che si immolava senza arretrare contro (non dimentichiamolo) le migliori truppe d'assalto del mondo, in quel momento.
Se l'Italia vuole rinascere, deve ritrovare quello spirito, senza arretrare di fronte al "prezzo del sangue" da pagare.
PP


Anonimo ha detto...


Tutti questi studi paludati in un linguaggio dal taglio sociologico-accademico per dimostrare ciò che il buon senso ha sempre sostenuto: esserci cioè differenze di natura insuperabili tra maschi e femmine, accanto alle somiglianze. I due sessi sono fatti per integrarsi, nel modo giusto, non per esser l'uno l'identico dell'altro.
L'obbligatoria presenza femminile in tutte le attività possibili ed immaginabili è semplicemente disastrosa.
In particolare, negli eserciti.
Nell'esercito turco non ci sono soldatesse nei reparti operativi e forse anche nel resto. Un notevole vantaggio.

Differenze "strutturali"? Bisognerebbe recuperare l'uso della parola "natura" oggi scomparsa perché si vuol negare il concetto di origine aristotelica della sostanza, il q u i d costituente l'ente nella sua appunto natura specifica o essenza, quella e non altra, manifestantesi nelle qualità o accidenti dell'ente stesso. Perciò differenze "naturali": meglio di "strutturali".
Ma la natura delle cose, basata su di un ordine che le trascende, esiste e alla fine si vendica, se negata.

Barbero si è opposto anche al politicamente corretto antirisorgimentale, confutando in un libro molto documentato le fantasiose teorie dei neoborbonici su supposti grandi massacri di prigionieri borbonici in stile nazista perpetrati dai Savoia, dei quali nessuno si sarebbe mai accorto in passato.
Vedi : A. Barbero, I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle, Laterza, 2012, pp. 369.
H.

Anonimo ha detto...

... come dir che l'omo è uomo e la donna è donna... onore a chi lo dice oggi...

Aloisius ha detto...

Ma professore, ora l'unità nazionale rivive nella "guerra contro il virus" e vedrà che "andrà tutto bene".
Purtroppo ci sono anche adesso i disertori, cioè quelli che rifiutano di immolarsi, con fede cieca nei virologi-generali, nel grande esperimento nazionale che ci immunizzerà per sempre dal virus invasore.
Non è necessario nemmeno obbligare i cittadini ad immolarsi, basta privarli di tutti i diritti fondamentali se non ci vanno.
Aloisius

Aloisius ha detto...

Purtroppo capita spesso che le donne, nella società attuale, consapevoli di una preponderanza di qualità c.d. maschili per emergere, rinnegano quelle femminili e cercano di esaltare quelle maschili "per essere alla pari"

E fu così che molte donne diventarono peggiori degli uomini peggiori.
In questo modo, secondo me, accettando il modello ideale maschile e riconoscono agli uomini una superiorità da imitare, al fine di prevalere.
In altri termini, vogliono prevalere sugli uomini con le sue stesse qualità.
In sostanza queste donne pensano che, per essere valorizzate nel lavoro, devo diventare "stronze come un uomo", come diceva la nota canzone di Vecchioni, che pur sinistro nelle midolla, cantava di volere di nuovo "la donna con la gonna"

Le donne, secondo me, dovrebbero invece essere più consapevoli e forti nel difendere le loro qualità o inclinazioni femminili nel mondo del lavoro, rifiutando "quote rosa", ma agendo legalmente e politicamente per una parità di opportunità e riconoscimento dei soli meriti nei vari settori.

Premesso ciò, noto che nelle donne prevale invece un certo vittimismo, il quale ha giovato all'incontrario.
Noto infatti, senza statistiche ma come mia esperienza, che il personale femminile nei posti pubblici prevalga nettamente, dall'ufficio postale, alla magistratura; dall'ufficio pubblico statale e locale a quello privato, sia dirigenziale che non.

Noto anche una denigrazione sociale di quelle qualità maschili di cui si parla, proprio ad opera di quelle donne che aspirano a "diventare come gli uomini" nel senso di cui sopra.

E che poi, dopo averli socialmente "castrati", si lamentano perché "non ci sono più i veri uomini", o "gli uomini di una volta", con un atteggiamento contraddittorio e nevrotico.

Insomma, nella società moderna vedo un modo un pochino patologico di affrontare la questione tra i sessi e il politicamente corretto lo ha consacrato come fede sociale.
Le aggressioni al prof. Barbero lo dimostrano.
Da non dimenticare le aggressioni dallo stesso subite per aver criticato come ipocriti i politici che hanno imposto il ricatto della tessera verde per vivere.
Medaglia al valore per il prof. Barbero.

Aloisius

Anonimo ha detto...

A volte penso che queste donne in carriera, anche di successo, abbiano avuto problemi con il padre, lui sì di successo, che le ha tirate su a scappellotti e ' stai zitta cretina!' Può darsi. A volte è stata la madre, reggitrice del padre, della casa, del capitale, della famiglia, delle relazioni importanti, la figura che ha scatenato la volontà distruttrice e auto/distruttrice di tante bambine. Comunque siamo sempre davanti ad infanzie non cattoliche e/o non cattoliche sane, di un cattolicesimo di maniera.