venerdì 26 novembre 2021

Un docente allontanato dalla preside per essersi rifiutato di fare lezione di fronte a un alunno travestito da donna

C'era da aspettarselo dopo quanto organizzato dagli studenti del liceo classico Zucchi di Monza per combattere la disparità di genere: una giornata in gonna per tutti gli studenti, maschi e femmine, per combattere quella che chiamano "la mascolinità tossica". E pensano di realizzarlo tramite l'abbigliamento che "non sia più sinonimo di alcun pregiudizio". 
Ma se non ci si rende conto che, espulso il Padre dall'orizzonte spirituale, viene meno la figura del padre a livello socio-antropologico. Ed è questa lacuna di paternità una delle cause non marginali della perdita d'identità, della svirilizzazione e della nevrosi diffusa che affligge la nostra civiltà morente. 
Riporto di seguito la testimonianza di quel che è capitato ieri al nostro amico Martino Mora, allontanato dalla scuola in cui insegna per essersi rifiutato di fare lezione di fronte a un allievo maschio travestito da donna. Persino chi ha responsabilità tra i docenti si è bevuto il cervello e si allinea al degrado collettivo. In altri tempi sarebbe accaduto l'inverso. 
Etsi omnes, ego non
La preside del liceo nel quale insegno mi ha cacciato da scuola. Stamattina. Mi ha cacciato poiché le avevo detto che non intendevo fare lezione in presenza di un allievo maschio che si è presentato travestito da donna dalla testa ai piedi. A questo punto la “signora” in questione mi ha messo brutalmente e arbitrariamente di fronte all’aut aut: o tenere la lezione facendo finta di nulla, o lasciare immediatamente la scuola. Alla mia risposta che mi sembrava molto più onorevole la seconda possibilità, ella mi ha cacciato. Questi i fatti (tralascio le parole assai sgradevoli della “signora” in questione, che intendevano, senza successo, umiliarmi e alle quali ho ovviamente replicato).
In una scuola capovolta, che a parole non vuole discriminare nessuno, si discrimina pesantemente solo chi chiede decoro, decenza, rispetto dei limiti. Per giunta si esercita l’arbitrio facendo ricorso dispotico a un’autorità che a questo punto è solo la grottesca caricatura di se stessa. (Martino Mora)

29 commenti:

La demenza sbarca anche a Sanremo ha detto...

Se c’è un campo in cui non c’è mai stata prevalenza maschile, discriminazione femminile, dominio sessista, è nel regno della canzone. Mai Mina è stata succuba di Celentano, Ornella Vanoni di Gino Paoli, la Cinquetti di Bobby Solo. A Sanremo si cominciò con una donna vincitrice e tante sono state le donne che hanno vinto. Non si è mai avvertito alcun machismo e nessuna lotta sessista è stata ingaggiata. Chiedere ora pure per il Festival le quote rosa con la lottizzazione dei cantanti, metà maschi e metà femmine, ha qualcosa di demente e di inutilmente sovietico. Non so se è servito per far risaltare il coraggio anticonformista di Amadeus nel suo eroico rifiuto delle quote. Ma un festival già zeppo di messaggi, precetti, appelli, menate umanitario-correttive, con le quote rosa raggiungerebbe l’apice dell’Idiozia ideologicamente perfetta. Dopo non resterebbe che chiuderlo magari per ragioni umanitarie del tipo: qui si canta mentre in Bielorussia si muore… A differenza di Amadeus non ne soffriremmo per la perdita.
(Marcello Veneziani)

Agli antipodi ha detto...

In compenso, nel nuovo corso dei talebani in Afghanistan, le donne sono relegate sempre di più ai margini della società. Inoltre, sono in aumento i matrimoni delle spose bambine.
Inoltre stop alle serie TV in cui recitano le donne e obbligo del velo per le giornaliste.

Anonimo ha detto...


FT ma sino a un certo punto: squilli di fanfara per L'Asse Roma Parigi (sic).

Addirittura un Trattato tra Francia e Italia, annunciato oggi al Quirinale. Aprirebbe magnifiche prospettive per il futuro tra i due Paesi. I contorni del Trattato non sono ancora chiari. Addirittura un ministro italiano parteciperebbe periodicamente al Consiglio dei Ministri francese e viceversa? Velleitarismi, che ci subordineranno a Parigi. Qualcuno parla di "Asse Roma-Parigi".
"Asse" porta male, se ci si ricorda la storia. Tocchiamo ferro. Con i politici francesi si prendono in genere solenni fregature. Hanno sempre visto l'Italia come terreno di conquista e possedimento da sfruttare (nel lontano passato con l'alibi di proteggere il Papa nel temporale). Tutte le balle sulla "sorella latina" e mercanzia del genere.
Macron è lanciatissimo nel proteggere il "transgenderismo" e nell'applicare la Rivoluzione Sessuale. Da noi c'è qualche opposizione, ma non sembra certo venire da Draghi.
Ma non si parla di altre questioni importanti.
1. Che fine ha fatto l'arbitraria usurpazione francese della linea di confine sul Monte Bianco, con l'erezione unilateriale di una barriera metallica che ci porta via del territorio, anche se piccolo? Sono questioni solo apparentemente secondarie. È rientrata?
2. E l'assalto francese e franco-tedesco alla Oto Melara, vitale per la nostra industria militare, a che punto è? Non è di interesse nazionale e non dovrebbe acquisirla Fincantieri, per salvarla dagli stranieri? Il governo Draghi ha finora protetto l'Iveco (italo-inglese) dall'assalto cinese. Ma con l'Oto Melara?
3. Circa "l'immigrazione" clandestina, che cosa si proporrà di fare questo "Asse"? Prepariamoci a veder aprire ancora di più le porte di casa nostra, già spalancate dagli incapaci che di sgovernano.
P.

Anonimo ha detto...

Certi travestimenti sono l'essenza del capovolgimento morale satanico operato nella comunità, mentre si dice, per "sensibilizzazione contro la violenza sulle Donne". Ora, a parte il fatto che la Violenza è tale a prescindere da chi la commette o la subisce.
Purtroppo le relative "giornate" sono solo l'apologia del rovesciamento antropologico operato col lavaggio di cervello.
Nessuno giustifica la violenza gratuita su nessuno. Ma quello che "si celebra" è la guerra alla famiglia e alla nazione. Poiché certi veleni sono stati "resi moda" al fine di DISGREGAZIONE morale, relazionale ai danni della Vita e dell'identità sia Nazionale che Umana colpendo l'individuo per colpire la Famiglia.
Ora, i venti di sovversione anti-umana, hanno preso i posti di potere ed influenza, prima di tutto la scuola e ovviamente si "celebrano" queste categorie elevandole a categorie di "indifesi" solo perché tali. A parte il fatto che tali categorizzazioni portano solo divisione, (alla faccia dell'uguaglianza) sono prove sintomatiche di un regime perverso e contro la natura umana.
Si vede che le "scuole pubbliche" di tutto l'occidente "libero" sono in gran parte dominate da gente perversa e demoniaca che si presta a queste pagliacciate. Mi chiedo perché i Cattolici devono lavorare in questi centri satanici di indottrinamento contro-logica e contro-Dio? Non si dovrebbe. Non si potrebbe pensare alla formazione di scuole di ogni grado Cattoliche?
La formazione di scuole parentali Cattoliche è doverosa. Perché ormai la divisione è fatta, ognuno fa il suo corso chi per il Cielo chi per l'inferno!.

Anonimo ha detto...

La preside ha preferito voltarsi dall'altra parte, tanto secondo lei non era un problema suo(?) ,però così si passa dalla parte del torto.Un professore può interrogare quando vuole anche i maschetti vestiti da femminucce e questo non credo sia cambiato. Fondamentalmente tutti gli studenti temono solo i professori cattivi ,le carogne , quelli col pelo sullo stomaco.Si cominci ad interrogare ed a rifilare voti bassissimi e come per incanto molti si ricorderanno che a scuola si va per studiare e non per fare gli indossatori.Poi ci sono le eccezioni ,si può avere a che fare con persone che hanno dei grossissimi problemi ed a quel punto un professore può fare molto poco.

Anonimo ha detto...

Il liceo classico Zucchi è (era) il fior fiore della proposta scolastica monzese, fiore all'occhiello della zona per le famiglie e per i ragazzi più portati allo studio.
Essere un professore in quella scuola è (era) un titolo di merito e una responsabilità.
Mi spiace tanto per il Prof. Mora, che non conosco se non per qualche suo intervento sul blog.
Gli sono vicino con la preghiera e sono solidale con la posizione che ha preso.
La Preside ha scelto la causa più facile, quella cui plaude la maggioranza.
Un suo professore non merita né attenzione, né comprensione su un tema così sensibile.
O meglio: è la scuola a non meritare più attenzione e comprensione di professori preparati.
Molto meglio quelli che spiegano cose che sanno a malapena e interrogano con i quiz.
Però sanno renderti più smart, digitale, connesso, metaverso, riverso e sempre più perso.
Beh, in certi ambiti un professore preparato, a modo e a tono è di troppo. Se ne rallegri.

Bernardo Guerrini ha detto...

Ma voi davvero pensavate che i danni del 68 sarebbero spariti cosi all'improvviso???? quella è stata una rivoluzione ed ha sparso molto sangue in tutta Italia... oltre al sangue fisico ha distrutto milioni di cervelli in tutta Europa.. ora per eliminare i danni di quella c'è bisogno della controrivoluzione che distrugga tutto ciò che quella ha prodotto.. rivoluzione porta sempre con se la controrivoluzione..... o forse bisogna aspettare che finiscano sotto terra almeno 4/5 generazioni... e ricominciare piano piano tutto daccapo.. semprechè ci si riesca..--- guardate il, 68 della Chiesa - la vera rivoluzione conciliare sono abbinate.. e sarà la stessa cosa.. dovremo aspettare la fine di 4/5 generazioni... sempre DomineDio ce lo consenta...

Anonimo ha detto...

Per l'anonimo delle 13:03. Le scuole parentali cattoliche ci sono, basta informarsi. C'è anche un Collegio che fa dalle elementari al Liceo.
Saluti

Anonimo ha detto...

Mi permetta di correggerla: la rivoluzione del '68 non è altro che il frutto prodotto dalla rivoluzione del '63-'65...Rivoluziona la Chiesa, rivoluziona la Società.

Anonimo ha detto...

I giornalisti Elisabetta Andreis e Pierpaolo Lio mi attribuiscono, sul Corriere della Sera, delle dichiarazioni virgolettate che io non ho mai fatto. Anche perché non ho mai avuto il piacere (si fa per dire) di essere da loro intervistato. Nè si tratta di cose da me scritte. Poichè queste dichiarazioni sono false e hanno il preciso intento di inimicarmi i miei allevi (per i quali avrei utilizzato il termine "perversione" che mi sono ben guardato dall' usare) e pure i loro genitori, e poichè le fotocopie di tali falsità sono state poi scientememte diffuse in tutta la mia scuola, mi riservo di sporgere querela contro chi di dovere. Questa si chiama macchina del fango e il Corserva si conferma il Corserva.
Martino Mora

Anonimo ha detto...

Professore, si procuri un buon avvocato e taccia. Lasci che dicano e dicano. Poi in tribunale lei parlerà. Noi qui stiamo commentando con realismo. Gli argomenti non mancano. L'episodio denuncia anni ed anni, decenni, in cui non si è avuto nessun riguardo per le nuove generazioni, anzi sono state le cavie della mala/educazione a scuola e nel tempo libero e spesso anche in famiglia. Personalmente ritengo che il suo essere andato dalla Preside, rappresentante dello Stato, sia stato il passo giusto, è bene che lo Stato sappia come le follie degli adulti, lasciate ipocritamente correre quale segno di apertura mentale, si riversano poi sui bambini, sugli adolescenti, sui giovani.
Responsabilità e coerenza sono state spesso messe alla porta dalla chiesa, dallo stato, dalla famiglia. A lei ora tocca il compito di insegnare agli adulti quello che hanno voluto dimenticare, che non hanno voluto vedere perché andare controla corrente è faticoso e doloroso. Non si preoccupi dei suoi allievi sono ancora, malgrado tutto e tutti, onesti, capiranno e infine saranno dalla sua parte. Questa sarà la sua lezione magistrale della loro vita e lei sarà il loro maestro per sempre. Preghiamo per lei.

Bernardo Guerrini ha detto...

pienamente ragione ad anonimo delle 8,14... la prima rivoluzione avvenne nel 58.. quando Roncalli cambio la Dottrina dicendo che la Chiesa cioè Cristo doveva sempre perdonare e mai più condannare...(abolizione della penitenza.. a cosa serve più la confessione e richiesta e promesse di non... se sono perdonato in ogni caso) le parole sono come il piombo... da li da quelle parole è iniziata la rivoluzione ed il declino poi della società che ha preso per buono una cosa marcia... Dio perdona se tu ti penti.. e prometti ... -- il concilio - cioè i rivoluzionari erano pronti da decenni per rivoluzionare tutto.. cosa fa la grande massa ascolta e prende per buono ciò che è cattivo... pertanto la società ha fatto ciò che il concilio ha prodotto... lo vediamo oggi.... dall'albero cattivo non possono venire frutti buoni.. guardiamoci intorno e vediamo

Anonimo ha detto...

C'è chi dice che è un modo nuovo di protestare che non fa male a nessuno....

mic ha detto...

Scrive Martino Mora

Solo nel nostro sciagurato Paese può accadere che una dirigenza scolastica arrivi a sostenere esplicitamente lo sciopero degli studenti contro un docente (il sottoscritto) della stessa scuola, che essa, al di là di ogni dissenso, avrebbe il dovere di tutelare e difendere. Non solo: per la dirigenza in questione è meglio che gli studenti boicottino le lezioni di filosofia e storia, per una pura contesa ideologica, piuttosto che frequentarle. Essa fa così l'involontario ma esplicito elogio del'ignoranza.
Qui vi è l'invito esplicito del liceo Bottoni a sostenere "la lotta degli studenti", cioè a boicottare lezioni che si tengono nello stesso Bottoni, e per pure motivazioni ideologiche che nulla c'entrano coi contenuti didattici.
Infatti la dirigenza, sulla pagina istangram del liceo, invece di cercare la conciliazione tra le due parti, rinfocola gli animi. A memoria mia non è mai avvenuta una cosa simile, e questo conferma, a maggior ragione, l'impazzimento della scuola italiana.
Se il sottoscritto deve essere la pietra della scandalo perchè qualche nodo della situazione ormai insostenibile del sistema scolastico venga finalmente al pettine, ebbene ben venga. Se il sottoscritto deve pagare un prezzo per tutto questo - il prezzo dell'ingiustizia - ebbene è disposto a pagarlo.

Anonimo ha detto...

Parliamo un poco delle quote rosa dilaganti in ogni dove. Le quote rosa, a mio avviso, sono lievitate a dismisura, per merito? Raramente sì. Ma come sempre accade per giuste cause, anche qui il diavolo subito vi ha messo la coda seminando la sua zizzania. I più scaltri hanno capito subito che le quote rosa potevano togliere a loro più di un incomodo: primo, quello di mettere pubblicamente la faccia rosa al posto di quella celeste; secondo, la quota rosa più facilmente malleabile, si sarebbe maternamente fatta interprete della voce del padrone appostato dietro qualche quinta; terzo, alla quota rosa, sensibile e reattiva di natura, gli errori e le intemperanze sarebbero stati più facilmente perdonati. Quarto, non detto e non scritto, la quota rosa d'ufficio sarebbe stata facile preda in tutti gli altri sensi, preda in particolare del suo nuovo potere acquisito in forza quota.

Anonimo ha detto...

Giovanni Pascoli
Il lampo

E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d'un tratto,
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s'aprì si chiuse, nella notte nera.

Dedicata a Martino Mora, casa bianca, occhio largo, esterrefatto, aperto chiuso, ben aperto sempre.

P.S.Professore, tenga un diario date, eventi esterni, sue riflessioni. E' essenziale. Lo sciopero interno, indice delle lotte intestine suscitate per coprire l'incapacità propria, simile alla politica degli opposti estremisti dietro la quale lo stato spesso si è nascosto.

Gimli Il Nano. ha detto...

Se fosse passato il DDL Zan, questo libro sarebbe stato possibile tradurlo e venderlo liberamente?!?
È appena stato tradotto in italiano, per i tipi de Il Timone, " Sex and the Unreal City [questa parte del titolo è rimasta in inglese per rendere il gioco di parole con la serie tv] la DEMOLIZIONE DEL PENSIERO OCCIDENTALE". Si tratta di una raccolta di saggi dell’intellettuale cattolico americano Anthony M. Esolen, noto anche come traduttore di Dante, del Tasso e dell'Ariosto in inglese. Eccone qualche brano:
« Le femministe hanno affermato che le differenze tra i sessi sono minime, trascurabili e limitate alla sola regione genito-urinaria. L’unica cosa che un soldato maschio poteva fare di diverso rispetto a un soldato femmina, disse una di queste femministe, era urinare attraverso il buco di una recinzione. Quelli che sono per l’alterazione dei sessi, sono d’accordo con tale affermazione, a parte il fatto che ora dicono che in realtà alcune donne possono urinare attraverso un buco nella recinzione, cioè quegli uomini che “si sentono” donne ma che non arrivano al punto di auto castrarsi.
"[...]
«È diventata una moda, tra bibliotecari e insegnanti, organizzare la cosiddetta Drag Queen Story Hour, allo scopo di imporre la confusione a bambini, ragazzi e ragazze, nel periodo di quella che dovrebbe essere la loro latenza sessuale, in un tripudio di sorrisi, biscotti e bevande zuccherate. Quello che solo pochi anni fa sarebbe stato considerato degenerativo e corruttivo della morale di un minorenne, ora è celebrato, e chi si oppone viene etichettato come un odiatore, un uomo molto molto cattivo.
“Ma non fanno nient’altro che leggere delle storie”, potrebbe sostenere qualcuno. Se la cosa consistesse soltanto nel leggere storie, che senso avrebbe vestirsi da rappresentante del sesso opposto? Un uomo non può più leggere le avventure di Winnie the Pooh senza indossare una gonna? Non può più recitare Come il Grinch ha rubato il Natale senza mascara e rossetto? No, il punto è l’indottrinamento dei piccoli, i quali non hanno la minima idea di cosa stia realmente accadendo.[...]
Quindi la drag queen non è lì per i bambini, ma per se stesso. Non è al servizio del loro bene. Il loro bene è sacrificato alla sua irrealtà.
[…] La drag queen è come una donna che si autodefinisce strega perché crede di poter lanciare incantesimi. Se una strega mette in scena uno spettacolo per bambini sulla stregoneria, non sta recitando. La drag queen non dice: “Ehi, ragazzi, sono un uomo che si comporta da donna, facciamoci una risata!”. Nella propria mente l’uomo che si traveste da drag queen si sente appunto una queen, una “regina”. Egli non ha intenzione di togliersi il costume e poi passare a recitare la parte di un generale della Guerra di Secessione americana. Il suo scopo è non rivelare la realtà nella sua profondità tramite la recitazione. Egli gioca all’irrealtà per annebbiare la mente dei bambini, per nascondere la realtà e incoraggiarli all’irreale. Egli quello che sta compiendo è, di fatto, reclutamento» (pp. 66-68).
"Tutti gli Italiani sono rivoluzionari. Alcuni vogliono fare la Rivoluzione Proletara. Altri quella Nazionale. Altri entrambe. A giorni alterni o anche insieme. Solo che a moltissimi (diciamo pure a quasi tutti, cominciando da me) piacerebbe farle, le Rivoluzioni, con l'approvazione del Parroco; del Maresciallo dei Carabinieri e, ovviamente, del FARMACISTA" (Leo Longanesi).

Gimli Il Nano.

Anonimo ha detto...

Il peccato originale della scuola pubblica italiana consiste nel fatto che essa fu creata a tavolino dai liberali dell'Ottocento, subito dopo l'Unificazione, quando l'ideologia culturale allora imperante era il positivismo filosofico/scientifico.

Mi dicono che oggi l'ideologia che va per la maggiore è quella del relativismo in salsa liberal.

Anonimo ha detto...


IL peccato originale della scuola pubblica italiana

Nell'Ottocento c'era il positivismo imperante ma successivamente ci sono state altre filosofie, per esempio l'idealismo, ad imperare nella scuola pubblica. L'insegnamento era comunque piuttosto libero, nell'ambito del programma ministeriale. Anche durante il fascismo, che tra l'altro riconobbe la Cattolica di Milano come università privata.
Io mi ricordo di aver avuto (negli anni 50 del secolo scorso) insegnanti di diverso orientamento, sia per la letteratura italiana che per la filosofia, le scienze, la storia dell'arte.
Il "
relativismo in saalsa llibereal di oggi, ho ccomunque poco a che fare con il liberalismo dell'Ottocento, di un De Sacntis, per esempio.

Quello di oggi è in realtà nichilismo

Anonimo ha detto...

Dopo Nicola Porro, ringrazio di cuore anche il senatore Pillon per la sua difesa del mio operato.
Anche se è bene sottolineare che la mia battaglia non c'entra con nessun partito, perchè - a differenza di altre parti in causa nella mia dolorosa vicenda - io come docente, a scuola, non ho mai fatto politica.
La mia è una battaglia culturale, spirituale ed educativa.
Martino Mora

Anonimo ha detto...

Ringrazio vivissimamente Fratelli d'Italia che ha espresso pubblicamente, ed esplicitamente, come ha fatto anche il senatore Pillon, il suo sostegno alla mia battaglia. Ma a scanso di equivoci, come ho già ribadito, la mia non è una battaglia politica o partitica. Come ho scritto, è' una battaglia culturale, spirituale, educativa.
Hanno pensato di annichilirmi quando ero da solo nella mia battaglia di verità, isolato, calunniato, insultato, persino deriso, e avevo contro tutti (preside, colleghi, studenti, media bugiardi), Non ci sono riusciti allora, meno che mai ci riusciranno ora.
Perchè non possono capire, nella loro profonda e maligna insipienza, una verità fondamentale: é la forza spirituale che vince le battaglie.
Martino Mora

Anonimo ha detto...

Secondo un rappresentante (che non è un mio allievo) degli studenti che mi contestano, è giunto il momento di insegnare a scuola il "transfemminismo".
Forse è più lucido, nella sua follia, di molti altri, forse la carnevalata alla quale mi sono opposto è proprio il primo passo verso il "transfemminismo" a scuola. Ebbene, con me il transfemminismo possono già immaginare dove dovrebbero metterselo.
Fuori le ideologie dalla scuola italiana!
Martino Mora

Anonimo ha detto...

IN DIFESA DEL PROFESSOR MARTINO MORA
di Il Talebano
E’ diventato ormai di dominio pubblico la vicenda della querelle al liceo Bottoni che ha visto protagonista il professor Martino Mora reo, per gli accusatori, di non aver accettato tre allievi vestiti da donna considerati dalla preside Mezzatesta, alcuni docenti, allievi e diverse testate giornalistiche contro il femminicidio. “..Le comari d'un paesino non brillano certo in iniziativa. Le contromisure fino a quel punto si limitavano all'invettiva. Si sa che la gente dà buoni consigli, sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio…” De Andrè aveva ragione! La sensibilità odierna, lobotomizzata dai soliti sermoni da rotocalco anorgasmico grida al “mostro” pur di attentare al solco millenario di una Tradizione che è sopravvissuta a ben due millenni di stravolgimenti. La critica al gesto del professore Martino Mora, professore di storia e filosofia, è quella di essere un pericoloso reazionario. Lo dimostra anche quanto scrive su Facebook, pare abbiano detto. In una società social-dipendente pare che tali piattaforme non siano più un diletto ma veri e propri “orientatori” del Pensiero diffuso. Secondo la tesi di questi immacolati opinionisti, sarebbe naturale sospendere il professore “omofobo”, “sessista”, “integralista Cattolico”. Una vera e propria Inquisizione al Pensiero da parte di democratici totalitari al Professore che racconta la sua Tradizione che ha fatto la storia in una buona fetta del mondo occidentale. Scatta a questo punto un sorriso, amaro. Tutto ciò è presentato come una reazione quasi naturale, dovuta. Un insegnante che offende le sensibilità di Genere, si legge, va sospeso e i suoi studenti sono invitati, in maniera più o meno evidente a scioperare. Ma la scuola non era un Ginnasio di Vita? La Scuola non doveva essere fucina di democrazia e critica democratica? Quegli stessi insegnanti che tanto narravano la poliedricità delle opinioni contro i Totalitarismi del XX secolo, dove sono? Forse a scioperare contro il Mostro? L’Etica è una “vittima incosciente della Storia”, come cambia in fretta la Morale. L’unico evergreen è la competizione olimpica al dito indice. Quello di puntare il dito è un Peccato Capitale che questi nuovi Apostoli del Bene non riescono proprio a smorzare.
Pierfranco Quaglieni, responsabile del Centro Pannunzio, in un suo interessante articolo ha difeso Martino Mora richiamando alla riflessione su una figura interessante: il liberale, risorgimentalista, Mario Pannunzio. Orbene, Pierfranco Quaglieni quanto Nicola Porro (liberale 2.0) ritengono che tutto ciò è, semplicemente, INNATURALE.
Entrambi sostengono che sarebbe buona norma, nei luoghi di vita istituzionale, vestirsi in maniera sobria in segno di rispetto alle Istituzioni e ai fruitori.

Anonimo ha detto...

... segue
Agli occhi di un Peccatore, tra i più banali come chi adesso scrive, appare alquanto ridicolo vestirsi in un certo modo “vistoso” (solo per farsi notare) con la scusa del rispetto dell’altra metà del Cielo. Il professor Pierfranco Quaglieni racconta, a questo proposito, un aneddoto: nel percorso del suo essere un insegnante gli capitò di rifiutare un allievo che venne a scuola in pantaloncini corti.
Forse, sarebbe il caso di Urlare al “Fascista”? Farsi un bel pianto dam Prefiche e, perché no, stracciarsi le Vesti?
Direi proprio che non è il caso.
Tale situazione è surreale, artefatta nell’intimo. Nulla, però, succede a caso: ciò che sta accadendo è il frutto di una crescente ideologizzazione LGBT, soprattutto, nelle scuole che scavalca i principi di buon senso esistenti da sempre.
Mi ripeto, un po' per gusto un po' perché c’è similitudine quella rima che fa: “…Un tempo si uccidevano i Cristiani e, poi, questi ultimi con la scusa delle streghe uccidevano i Pagani…” forse un attimo di preghiera al Cuore santo di Maria potrebbe dare, veramente, consiglio.
La caccia al professore “omofobo” è fuori luogo, dando, addirittura, ragione alle posizioni più tranchant da lui narrate sulla critica al pensiero Liberal.
E’ interessante come, tutto ciò, crei un cortocircuito al suo interno perché discrimina e censura chi non si allinea al Pensiero Unico, tradendo anche i principi di libertà. Come sostengono Pierfranco Quaglieni e Nicola Porro: la libertà non è anarchia e non è cantare tutti in coro.
Noi crediamo che questa vicenda evidenzi bene la natura postdemocratica e disgregativa di un certo mainstream arcobaleno. Sottolineo, quanto siamo assolutamente contro ogni forma di violenza e contro ogni mancanza di rispetto, ma, a cominciare dall’Istituzione scolastica ultimo baluardo di una società che può ancora risorgere.
Proviamo a puntare meno il dito indice; proviamo ad essere dei democratici in armonia vera con l’Universo. Meno Idee assolute e più punti interrogativi nei nostri sermoni. Il professore Martino Mora incarna l’essenza del vero Filosofo e, in quanto tale, proviamo ad ascoltarlo in silenzio “rubando” quanto del suo pensiero ci appare opportuno e, nel caso, lasciando ad altri quanto non rientra nella nostra sensibilità immediata.
Il professore Martino Mora è un Cattolico fedele alla Tradizione. L’insegnamento di Cristo e il Magistero, caratterizzato da eccelsi asceti ed intellettuali, è da sempre una inarrivabile fonte della vera Saggezza e di Umanità. Pur andando incontro agli inferi della Fede Liberal, affermiamo con forza che non accettiamo di buon grado lezioni di morale dalla vulgata modaiola Liberal pur rimanendo composti senza il bisogno di puntare gli indici delle mani. Li rispettiamo pur ritenendoli, francamente, insostenibili ed indifendibili.
Un invito piuttosto proviamo a condividere: lo porgiamo a studenti, docenti e giornalisti impegnati nella crociata contro il “cattivo reazionario”, l’uomo vestito di nero, allo Studio e alla Riflessione prima delle Urla. Le fonti Cattoliche e Tradizionali ricordando, poi, a tutti noi le mere consuetudini del buon senso ancora in vigore. Non siamo irresponsabili: “il Regno di Dio è nel cuore degli Uomini”.
Paolo Guidone

Anonimo ha detto...

https://www.lifesitenews.com/news/students-alumni-at-catholic-university-fight-professors-demand-to-list-preferred-pronouns/

Anonimo ha detto...

... dice bene il prof Martino Mora : - Pazienza e intelligenza -
Il rispetto è dovuto sia alla persona che al pubblico ufficiale. Direi che è dovuto anche all'educatore, come all'insegnante di Filosofia. La filosofia è una disciplina con una sua specificità educativa, così come il lavoro di Insegnante è un lavoro con caratteristiche che vanno ben oltre le caratteristiche proprie ad un'altra professione più tecnica o manageriale. Un educatore deve dire che il bene è bene e che il male è male. Chi lo contraddice deve dimostrare le sue tesi al riguardo. Così come la filosofia si presta a chiarire proprio le questioni attinenti il bene e il male. Così come non bisogna dimenticare il rispetto per la personalità di chi lavora. Né va dimenticato che esistono una deontologia professionale e un codice scritto, e uno non scritto, dell'ufficiale di Stato. Fa bene il prof Mora a discutere liberamente e socraticamente con i suoi allievi, e a dimostrare razionalmente e coerentemente le sue convinzioni di persona umana, di pubblico ufficiale, di insegnante di filosofia, di educatore e, infine, di cristiano, cristiano obbediente a quella Chiesa bimillenaria educatrice dei popoli e dei cuori. Ho conosciuto di persona il professor Martino Mora, ho avuto il piacere e l'onore di essere suo collega di corso nel Liceo in cui insegno da 36 anni. Ho avuto pure la fortuna d'aver avuto il prof Mora come insegnante di filosofia di mio figlio alla Scuola Militare Teulié di Milano, una delle più prestigiose Scuole Militari d'Italia. Conoscendo bene le idee del prof Mora testimonio che mai lui ha fatto pesare sui ragazzi le sue idee personali e che ha svolto un programma equilibrato, condivisibile da un punto di vista costituzionalmente e moralmente rilevante, visibile alla luce del sole, senza estremismi e senza falsi pudori. Quando dissente col conformismo culturale dominante lo dice chiaro e tondo senza offendere mai i presenti. Più volte mio figlio mi ha parlato di questo suo stile antico, tradizionale e franco nel far lezione. E' una persona che parla chiaro e non porta rancore a nessuno. E' una cosa che ho verificato di persona più volte, anche dopo accese discussioni. Sia come collega che come insegnante di mio figlio ho sempre apprezzato il suo stile sincero, aperto, chiaro, equilibrato, educativo. Certo: non è un uomo per tutte le stagioni! Non segue le mode ideologiche o il conformismo di massa che molti intellettuali seguono. E io apprezzo questo suo coraggio. Anzi chiamerei umiltà questo suo stile semplice e, per certi versi, ingenuo.

Anonimo ha detto...

...segue
Chi vuole colpirlo su questo lato del carattere lo può fare con facilità. E' fin troppo facile aizzare il coro contro chi pensa con la sua testa. Lui dice ciò che pensa andando controcorrente e così scopre il pensiero critico che l'omologazione dominante non accetta. Certo: l'ideologia dominante oggi in Italia trova troppo scomodo un insegnate che chiama bianco il bianco e nero il nero. Ma sempre capace di ascolto e di confronto rispettoso. Rispettoso con quelli che non la pensavano come lui ma intransigente con i primi principi della morale e dello spirito umano. Nelle discussioni può così accadere qualche momento di durezza che fa parte del gioco dialettico. A volte, in un diverbio di opinioni filosofiche o teologiche o politiche tra me e lui, ho scorto la forza della sua intelligenza e la profondità della su cultura, ma mai intolleranza o mancanza di rispetto. Non vedo quindi perché una persona non debba essere rispettata nelle sue convinzioni quando queste convinzioni appartengono a una lunghissima tradizione storica e culturale. Chi dissente - in un'atmosfera di libertà nella comune ricerca della verità filosofica (mentre la verità teologica è un dono prima di tutto della grazia e non della ragione) - può farlo senza mancare di rispetto alla legittima autorità e all'intimo momento spirituale di un essere umano e di un educatore. Ognuno capisce al volo cosa significhi rispettare una autorità che, secondo il suo stile, ci vuole bene. Tanto più in un'epoca in cui gli educatori fuggono dal loro compito primario - che non esclude momenti di severità e di opposizione legittima - e non sanno più dire un NO a chi deve essere educato. Chi educa e chi è educato si trovano in questo momento di lotta intelligente e amichevoli a volte in in contrasto umano o dialogico e dialettico. E' giusto così. Direi che, con un atteggiamento di magnanimità reciproca, dopo un appassionato e aspro scontro di vedute tra generazioni e idee, il prof Mora e i suoi allievi possano andare avanti nel cammino educativo e culturale. Esorto quindi i ragazzi a riconciliarsi col loro professore senza dover per forza sottoscrivere il suo punto di vista. E invito il collega Martino a pazientare benevolmente con i suoi ragazzi, sicuramente idealisti, e a continuare il suo lavoro alla ricerca della verità razionale. - Educare è il lavoro più bello del mondo e tutti siamo stati figli e giovani. prof Rosario Del Vecchio

Anonimo ha detto...

Il sottoscritto è disposto a retrocedere dalle sue posizioni soltanto quando gli saranno dimostrati razionalmente e logicamente (secondo il "logos") i seguenti 3 assunti:
1) Che per manifestare contro la violenza che colpisce le donne occorra vestirsi da donna.
2) Che non solo occorra vestirsi da donna, ma che ciò vada fatto durante le lezioni scolastiche.
3) Che tutto questo non significhi svilire l'istituzione scolastica trasfomandola nel carnevale di Viareggio.
Fino a quel momento non saranno gli insulti, le proteste, la raccolta di firme, nè la minaccia di sanzioni disciplinari a smuoverlo di un millimetro. Perché esistono dei principi che non sono negoziabili.

Aggiungo che qui vi è un paradosso di enorme entità. La scuola italiana è stata pensata e impostata da quattro essenziali figure storico-culturali, tre delle quali furono anche ministro della Pubblica Istruzione: Francesco De Sanctis (1817-1883), Benedetto Croce (1866-1952), Giovanni Gentile (1875-1944) ed Antonio Gramsci (1891-1937,il cui modello di pensiero plasmò la cultura politica egemone nella scuola del Secondo dopoguerra).
Il sottoscritto non si riconosce negli ideali di nessuno dei quattro, che però erano grandi uomini di cultura, dei quali la cui sola unghia del piede sinistro varrebbe più di tutta la paccottiglia sub-culturale anglosassone e politicamente coretta che sta prendendo il sopravvento anche qui. Ebbene, io che sono tradizionalista e anticomunista, difendo la scuola di Gramsci da chi sta trasformandola nella scuola dei videoclip, degli hastag, dei telefonini, dei clown e dell'assenza di ogni pensiero.
Sono costretto a difendere la scuola di Gentile e di Gramsci dalla scuola di Lady Gaga.
Martino Mora

Anonimo ha detto...

Un argomento decisivo a favore della posizione del Professore Martino Mora sta in ciò che uno psicologo serio come Claudio Risè ha a più riprese affermato: la violenza sulle donne ha spesso la propria causa ultima nella femminizzazione (o matrizzazione) del maschio cui è tolto ogni imprinting paterno e maschile. Un maschio che non sa fare ciò che è maschile (difendere, faticare, cacciare, toccare un'arma e usarla quando è opportuno e giusto), è incapace di dominare la sua forza naturale. Un maschio vestito da donna (o che sente di non distinguersi da una donna) non è una garanzia per l'incolumità delle donne, ma piuttosto una minaccia appena se ne presenti l'occasione. Non si sa governare. Tutto ciò ha molto a che fare con la pedagogia.
Andrea Sandri