giovedì 4 novembre 2021

Francesco supremo legislatore? No, affossatore del diritto

Interessante articolo da Settimo cielo sul tema della sinodalità. Sostanzialmente Bergoglio ha introdotto nel Diritto Canonico, quegli elementi di chiara "decadenza del diritto", che già erano andati ad affliggere la legislazione civile. Vedi indice precedenti sulla sinodalità.

Il 10 ottobre Francesco ha messo in moto un mastodontico sinodo sulla sinodalità, come a voler dare per la prima volta la parola all’intero popolo di Dio. Subito però ha fatto sapere – per bocca del segretario generale del sinodo, cardinale Mario Grech – che una volta arrivati al documento finale non è detto che lo si debba votare. Alla conta dei voti si ricorrerà solo in casi estremi, “come istanza ultima e non desiderata”. In ogni caso per poi consegnare il documento al papa, che ne farà ciò che vuole.
Che questa prassi da partito leninista sia la sinodalità vagheggiata da Jorge Mario Bergoglio non è una sorpresa, visto lo sfrenato assolutismo monarchico con cui governa la Chiesa, senza paragoni con i papi che l’hanno preceduto.
Di questo assolutismo le prove più schiaccianti sono fin qui almeno due. La prima risaputa, la seconda meno.
La prova risaputa è data dal modo con cui Francesco ha pilotato i tre precedenti sinodi e in particolare quello sulla famiglia, stando anche a ciò che candidamente rivelò, a operazione conclusa, il segretario speciale di quell’assise, l’arcivescovo Bruno Forte.

Era il 2 maggio 2016 e Forte, parlando nel teatro della città di Vasto, riferì così la risposta che gli aveva dato Francesco alla vigilia del sinodo, alla sua domanda su come procedere sulla questione scottante della comunione alle coppie illegittime:
“Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati, questi [cioè i cardinali e vescovi contrari - ndr] non sai che casino ci combinano! Allora non parliamone in modo diretto, tu fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”.
Dopo di che Forte commentò, tra i sorrisi del pubblico: “Tipico di un gesuita”.

Mal gliene incolse. Quel dotto arcivescovo che fino ad allora era stato tra i prediletti di papa Francesco ed era avviato a un folgorante coronamento di carriera, da quel giorno cadde in disgrazia. Il papa calò una croce su di lui. Non lo chiamò mai più vicino a sé, non gli affidò più alcun ruolo di fiducia, né come consigliere né come esecutore, lo cancellò come suo teologo di riferimento, si guardò bene dal promuoverlo a prefetto della congregazione per la dottrina della fede, oppure a presidente della conferenza episcopale italiana, né tantomeno, lui napoletano di nascita, ad arcivescovo di Napoli e cardinale.

E questo solo per aver detto la pura verità, come ricostruito con maggiori dettagli in questo post di Settimo Cielo: Sinodalità fasulla. È solo Francesco che comanda, a modo suo

*

L’altra prova, quella meno risaputa ma non meno grave, dell’assolutismo monocratico con cui Francesco governa l’orbe cattolico, è data dalla quantità abnorme di leggi, decreti, ordinanze, istruzioni, rescritti da lui emanati sulle materie più disparate. Abnorme non solo per il numero dei provvedimenti – arrivati in pochi anni a molte decine – ma più ancora per come sta riducendo in macerie l’architettura giuridica della Chiesa.

Una rassegna ragionata della babele giuridica creata da papa Francesco è in un recente volume documentatissimo, con un imponente apparato di note, di Geraldina Boni, docente di diritto canonico ed ecclesiastico all’Università di Bologna, un volume (di libera lettura in rete) che già nel titolo esprime un giudizio severo: “La recente attività normativa ecclesiale: ‘finis terrae’ per lo ‘ius canonicum’?”.

La professoressa Boni, già nota ai lettori di Settimo Cielo, non appartiene al campo avverso, tutt’altro. È stata nominata nel 2011 da Benedetto XVI consulente del pontificio consiglio per i testi legislativi e ha “elaborato passo passo” questo volume “attraverso un continuo confronto con il professor Giuseppe Dalla Torre”, giurista insigne e fedelissimo alla Chiesa, suo maestro e predecessore all’Università di Bologna nonché presidente dal 1997 al 2019 del tribunale dello Stato della Città del Vaticano, prematuramente scomparso il 3 dicembre 2020 per complicazioni da Covid.

A scorrere le pagine di questo libro, il quadro che se ne ricava è di devastazione.

Il primo colpo è dato dalla quasi totale emarginazione del pontificio consiglio dei testi legislativi dai compiti che gli competono, in primo luogo quello di “assistere il sommo pontefice quale supremo legislatore”.

Statutariamente deputato ad elaborare e a controllare ogni nuova normativa vaticana e composto da ecclesiastici di provata competenza canonica, con papa Francesco il pontificio consiglio non conta praticamente più nulla e viene a sapere di ogni nuova norma alla pari di ogni comune mortale, a cose fatte.

A elaborare i testi di ogni nuova norma sono effimere commissioni create “ad hoc” ogni volta dal papa, di cui quasi mai si conoscono i componenti e quando talvolta qualche nome trapela si scopre che è di mediocre o nessuna preparazione giuridica.

Il risultato è che ogni nuova norma, maggiore o minore, quasi sempre provoca uno sbandamento interpretativo e applicativo, che spesso dà origine a una successiva disordinata sequenza di modifiche e correzioni, a loro volta foriere di ulteriore confusione.

Uno dei casi più emblematici è quello della lettera apostolica in forma di motu proprio “Mitis iudex dominus Iesus” con cui Francesco ha voluto facilitare i processi di nullità dei matrimoni [quiqui - qui]. Una prima stranezza è la data del motu proprio, pubblicato a sorpresa il 15 agosto 2015, nell’intervallo tra la prima e la seconda sessione del sinodo sulla famiglia, come per dare volutamente il via a una quasi generalizzata prassi di dichiarazioni di nullità indipendentemente da che cosa il sinodo avrebbe potuto dire in materia. Un secondo elemento negativo è l’alto numero di errori materiali nelle versioni del motu proprio in lingue volgari, in assenza del testo latino di base “risultato reperibile addirittura sei mesi dopo l’entrata in vigore della legge”. Ma il disastro è stato soprattutto di sostanza. “Insieme all’iniziale panico degli operatori dei tribunali ecclesiastici – scrive la professoressa Boni – è dilagata una confusione davvero disdicevole. Atti normativi con ‘addenda’ e ‘corrigenda’ di equivoco valore giuridico, provenienti da vari dicasteri romani – anche circolanti clandestinamente – ed alcuni altresì riconducibili allo stesso sommo pontefice, oltre che prodotti da atipici organismi creati per la circostanza, si sono incrociati con l’esito di acutizzare ulteriormente la situazione già di per sé caotica. […] Un guazzabuglio in cui anche i tribunali apostolici si sono ‘riciclati’ quali autori di norme a volte discutibili, e organismi sedenti a Roma a poche decine di metri di distanza hanno impartito istruzioni tra loro dissonanti”.

Ne è scaturita una selva di interpretazioni e di sentenze discordanti, “a discapito dei malcapitati ‘christifideles’, i quali hanno se non altro il diritto a un eguale giusto processo”. Con l’effetto disastroso che “ad essere sacrificato è il raggiungimento di un’autentica certezza da parte del giudicante sulla verità del matrimonio, minandosi quindi quella dottrina dell’indissolubilità del sacro vincolo, di cui la Chiesa, con a capo il successore di Pietro, è depositaria”.

Un altro affastellarsi disordinato di norme ha avuto a che fare con la lotta agli abusi sessuali, che cedendo a “pressioni mediatiche davvero ossessive” ha finito col sacrificare “diritti indisponibili quali il rispetto dei capisaldi della legalità penale, dell’irretroattività della legge penale, della presunzione di innocenza e del diritto alla difesa, oltre che del diritto al giusto processo”. La professoressa Boni cita a proprio sostegno un altro importante canonista, monsignor Giuseppe Sciacca, segretario del supremo tribunale della segnatura apostolica, la corte suprema vaticana, che anche lui ha denunciato il cedimento in questa materia a “una giustizia sommaria”, se non a “tribunali di fatto speciali, con tutte le conseguenze, gli echi sinistri e le tristi memorie che ciò comporta”.

È un disordine normativo che minaccia anche qui di intaccare i capisaldi della fede cattolica, ad esempio quando fa obbligo di denunciare alle autorità dello Stato alcuni delitti contro il sesto comandamento. Male formulato e male interpretato, tale obbligo appare difficilmente conciliabile “con i vincoli al segreto che astringono i chierici, taluni dei quali – e non solo quello riconducibile al sigillo sacramentale – assolutamente infrangibili”. E questo “in un momento storico peculiare, in cui la riservatezza delle confidenze ai sacerdoti è posta ferocemente sotto assedio in vari ordinamenti secolari, in violazione della libertà religiosa”. I casi dell’Australia, del Cile, del Belgio, della Germania e da ultimo della Francia ne sono una prova.

Il volume esamina e critica a fondo numerosi altri atti normativi prodotti dall’attuale pontificato, dalla riforma in corso della curia romana alle nuove regole imposte ai monasteri femminili o alle traduzioni dei libri liturgici. In particolare denuncia il ricorso frequentissimo, da parte dell’uno o dell’altro dicastero della curia vaticana, alla “approvazione in forma specifica” del papa di ogni nuova norma emessa dallo stesso dicastero. Questa clausola, che esclude qualsiasi possibilità di ricorso, è stata usata in passato “davvero raramente, e per casi comunque contrassegnati da massima gravità ed urgenza”. Mentre ora gode di un uso generalizzato, “inducendo un’apparenza di immotivata arbitrarietà e ponendo a repentaglio diritti fondamentali dei fedeli”.

*

Insomma, il volume è tutto da leggere e da meditare, come ha fatto di recente su “Il Regno”, in quattro pagine dense, Paolo Cavana, professore di diritto canonico ed ecclesiastico alla Libera Università Maria Santissima Assunta di Roma e anche lui discepolo di Giuseppe Dalla Torre, che di questa università fu rettore.

Si noti che “Il Regno” è la più nobile delle riviste cattoliche di segno progressista edite in Italia, non sospetta di avversione a papa Francesco.

Eppure ecco che cosa scrive Cavana, a conclusione della sua recensione del volume della professoressa Boni:
“C’è da chiedersi quali siano le ragioni profonde di una simile deriva, che appare del tutto inusuale nella Chiesa cattolica, la quale ha conosciuto sempre al suo interno tendenze antigiuridiche, ma non al livello del legislatore supremo”, ossia del papa. “Nella produzione legislativa di questo pontificato il diritto tende a essere percepito prevalentemente come fattore organizzativo e disciplinare, cioè sanzionatorio, e sempre in funzione strumentale rispetto a determinate scelte di governo, non anche come fondamentale strumento di garanzia dei diritti (e dell’osservanza dei doveri) dei fedeli”.
Non potrebbe essere meglio definito l’assolutismo monarchico che contrassegna il pontificato di Francesco, a dispetto dell’alluvione di parole sulla sinodalità. - Fonte

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Inutile soffermarsi sulle follie bergogliane. I cardinali che parteciperanno al prossimo conclave, per modernisti che siano, avranno e hanno, fin da ora, davanti agli occhi, gli esiti a cui hanno portato le mafie, i circoli ristretti, i dialoghi, le cospirazioni, gli accordi infami, le maniche larghe e i senza maniche, quei cardinali, se non vogliono essere snidati e presi a calci in cxlx dalla folla inferocita, faranno bene a soffocare le ideologie che li hanno portati ad essere traditori di Gesù Cristo e a votare un Pontefice Cattolico degno del posto che andrà a ricoprire dopo che consacrati,interiormente vili traditori, per almeno un secolo, hanno eroso scientemente la Chiesa dall'interno. Questa volta, come non mai, sarà proprio impossibile, davanti a Dio, Uno e Trino, e davanti alle moltitudini Cattoliche, lasciare spazio, anche solo una fessura, per obliare, per dimenticare, per lasciar correre le loro complicità luciferine.

Anonimo ha detto...


Fuori Tema: il Santo e l'evento del giorno.

Secondo l'antico calendario (Ordo Vetus) il Santo è S. Carlo Borromeo, vescovo.
L'evento storico è quello del giorno in cui finì la I gm sul nostro fronte: l'Austria-Ungheria, dopo convulse trattative durate dal 29 ottobre (crollo del fronte sul Piave) al 3 novembre, firmò l'Armistizio concessole dalle Potenze Alleate (Francia, UK, Italia) e associate (USA), in cambio della sua resa incondizionata, a partire dal 4 novembre.
Sino a tutti gli anni Settanta era festa nazionale in Italia. Seguiva "i Santi e i Morti". C'era un lungo "ponte", emergere del culto dei fine settimana all'americana.
La festa nazionale, da vittoria che sigillava l'unità nazionale, sia pure a caro prezzo, si era giustamente ampliata, nel suo significato, a celebrazione dei caduti di tutte le guerre per l'Italia, giornata delle forze armate. Si superava la prospettiva strettamente nazionalista, con i relativi eccessi retorici.
Evoluzione simile negli altri Paesi, che la celebrano l'11 novembre, giorno in cui la Germania guglielmina firmò l'Armistizio ossia si arrese incondizionatamente. Negli Stati Uniti è Veterans' Day, nel Regno UNito Remembrance Day, in Francia ugualmente memoria dei caduti per la Francia in tutte le guerre, oltre che ricordo della vittoria nella I gm, che consentì alla Francia di recuperare l'Alsazia e la Lorena, sempre a caro prezzo.
Tutte queste nazioni hanno conservato la festività nazionale, legandola ai caduti di tutte le loro guerre. Solo da noi la festa nazionale è stata abolita.
I riferimenti al 4 novembre vengono fatti da qualche distratta pubblica autorità nostrana versando politiche lacrime sul dolore e la sofferenza dei caduti, dei feriti, dei mutilati. INsomma, secondo la mentalità meschina prevalente oggi in Italia e non solo, pacifista ad oltranza, a tutti i costi, anche a quello di farsi invadere da chiunque senza opporre per principio nessuna resistenza, di nessun tipo, nemmeno legale. Pacifista e materialista in modo addirittura outré, si noti il connubio.
Del resto, la Chiesa attuale, a partire da Montini e GPII non ha chiesto scusa per tutto il passato della Chiesa, a cominciare dalle Crociate, condannandolo in blocco, caso raro nella storia? Ha forse il papa ricordato i 450 anni di Lepanto, una vittoria resa possibile solo dall'azione energica e tenace di un grande papa come san Pio V?
PP

Anonimo ha detto...

Nominato arcivescovo di Milano, si applicò con ogni sollecitudine a governare la Chiesa affidatagli secondo le norme del concilio di Trento, che proprio allora, soprattutto per le sue cure, era stato concluso. Durante la peste che infierì a Milano, vendette tutto il mobilio di casa sua per soccorrere gli indigenti; visitava spesso gli appestati e, amministrando loro i sacramenti della Chiesa con le proprie mani, li consolava in modo meraviglioso. Fu energico difensore della libertà della Chiesa.

#sancarloborromeo

Anonimo ha detto...

OT

Ancora attaccata - con esurtazioni al boicottaggio - la autrice della saga di Harry Potter perché accusata di essere ttansfobica .. affermò tra le altre cose, più o meno, di riconoscere il sesso biologico come quello naturale..

https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/torna-harry-potter-sala-e-haters-attaccano-rowling-1986631.html#ilg_comments

Che dici Maria, un artcollo qua forse ci starebbe...vedi tu.

mic ha detto...

Franca Negri
“Io non partecipo volentieri al coro delle lamentazioni su ciò che non va nel nostro mondo, sono convinto che la risposta allo smarrimento dell’uomo post-moderno, quindi al mio e a quello di ognuno di noi, sia la strada che Gesù e la Chiesa continuano ad indicarci: la strada del testimone. […]
La strada è la testimonianza, che non è soltanto il buon esempio; non mi stanco di ripetere che la testimonianza è un metodo di conoscenza della realtà e di comunicazione della verità.
[…] Questa è la testimonianza: una vita offerta con un giudizio”.
(A. Scola, da “Capaci di infinito”)

Perché il tempo è cattivo.
E si condivide lo smarrimento di tutti.

Eppure noi, chiamati ad un’altra misura.

Che porti la vita, adesso.
Come un dono e un compito.

Senza ansia di vedere il cambiamento.
Che forse non vedremo.

Parabola della semina giusta.
Speranza di un raccolto copioso.

Che non è affar nostro.

Da qui comincia il respiro aperto della libertà.
Dentro la fatica di giorni e opere.

In un mattino chiaro.
Miracolo di novembre.

Anonimo ha detto...

La francescana suor Raffaella Petrini nominata oggi dal Papa segreteria generale del Governatorato
https://gloria.tv/post/rQRpMtwh94yw4oGUPerHy1Tu9

La francescana Chiara Scifi, collaboratrice di Giovanni di Pietro di Bernardone detto Francesco,in arte Santa :
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiara_d%27Assisi#/media/File:Fresco_depicting_Clare_of_Assisi_holding_a_lily.jpg

Oggi la Chiesa lo ricorda ha detto...


San Carlo Borromeo fu nominato cardinale all'età di soli 23 anni da suo zio, papa Pio IV, e in seguito divenne arcivescovo di Milano. Ebbe un ruolo strumentale nel grande Concilio dogmatico di Trento, ed è stato un modello di carità e umiltà, assistendo personalmente i colpiti dalla peste a Milano. San Carlo ha tenuto sempre aperte le sue Chiese durante questa peste, ministro delle vittime senza paura di contrarre la malattia. Cerchiamo di imitare il suo esempio di grande fede, soprattutto in questi tempi difficili.

Anonimo ha detto...


Le chiese sempre aperte durante la peste di Milano

Credo che almeno una volta la chiesa fosse chiusa e san Carlo abbia celebrato per strada, con la gente che seguiva dalle finestre.
Ma allora erano tutti cattolici (almeno formalmente) e la cosa si
poteva fare senza problemi. Ovviamente, come fatto eccezionale. Dev'essere accaduto una volta sola,
durante l'infuriare della peste.
Nella documentazione raccolta dal Manzoni risulta che, dopo una famosa processione, ci sia stato un picco nei contagi?
Comunque finora non risulta che dalle Messe cattoliche siano venuti contagi. Né da quelle Novus Ordo né da quelle Vetus Ordo, dove si fa la Comunione in modo del tutto normale, inginocchiati all'altare, senza mascherina, e anche a stretto contatto.
Lo Spirito Santo ha finora protetto la Gerarchia e i fedeli.

Anonimo ha detto...

Proprio coloro che proclamano una fede assoluta nella scienza, sono quelli che ignorano il dubbio e rifiutano ogni discussione, che è alla base, appunto, della scienza.
Queste persone che definiscono folli ed irrazionali coloro che si pongono legittimamente dei dubbi, in realtà sono i folli e gli irrazionali dediti alla caccia all'untore di manzoniana memoria.

Viator ha detto...

Tweet del vescovo Strickland dal Catechismo della Chiesa Cattolica

2285 Lo scandalo assume una gravità particolare a motivo dell'autorità di coloro che lo causano o della debolezza di coloro che lo subiscono. Ha ispirato a nostro Signore questa maledizione: « Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli, [...] sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare » (Mt 18,6). 194 Lo scandalo è grave quando a provocarlo sono coloro che, per natura o per funzione, sono tenuti ad insegnare e ad educare gli altri. Gesù lo rimprovera agli scribi e ai farisei: li paragona a lupi rapaci in veste di pecore. 195

2286 Lo scandalo può essere provocato dalla legge o dalle istituzioni, dalla moda o dall'opinione pubblica.

Così, si rendono colpevoli di scandalo coloro che promuovono leggi o strutture sociali che portano alla degradazione dei costumi e alla corruzione della vita religiosa, o a « condizioni sociali che, volutamente o no, rendono ardua o praticamente impossibile una condotta di vita cristiana, conformata ai precetti del Sommo Legislatore ». 196 La stessa cosa vale per i capi di imprese i quali danno regolamenti che inducono alla frode, per i maestri che « esasperano » 197 i loro allievi o per coloro che, manipolando l'opinione pubblica, la sviano dai valori morali.

Gederson Falcometa ha detto...

Cara Mic,

L'ex-senatore Marcello Pera nel libro "Diritti umani e cristianesimo. La Chiesa alla prova della modernità" ha difeso la tesi che la Chiesa al riconoscere i diritti umani ha sofferto un'involuzione. Forse, questo spiega perchè il diritto canonico è caduto in disuso. Esempi: il diritto canonico dice come deve essere la rinuncia del Papa, Benedetto XVI non ha seguito il CDC nella sua rinuncia. Il diritto canonico proibisce la comunione ai politici abortisti, ma la Conferenza Episcopale Americana vuole ancora trattare della questione. Cosa dice il CDC sugli abusi liturgici, sull'eresie e altre questione che sono attuale nella Chiesa? Dice molto e tutto è li risolto, ma...

Me sembra è che dal Concilio fino ad oggi, la Chiesa sta facendo suo il proprio diritto civile...

Un caro saluto dal Brasile,