mercoledì 24 novembre 2021

Perché la sinistra americana disprezza ciò che chiama “Guerra Culturale”. Il vero significato della sconfitta in Virginia

Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica e la cancel culture.

Proprio quando sembrava che la sinistra avrebbe dichiarato finite le Culture Wars, la “Guerra Culturale” (ancora una volta!), qualcuno rovina tutto e fa ripartire le cannonate. Le vecchie ferite si sono riaperte, ed entrambe le parti stanno sparando l'una contro l'altra con sentimenti di vendetta.

Infatti, le elezioni del 2021 in Virginia sono state una questione interamente di cultura. Ciò che ha dato una svolta alla partita è stata la lotta sulla “Teoria critica della razza”, l'educazione sessuale radicale, l'ideologia di genere e l'aborto procurato. La controversia ha risvegliato nei sobborghi gli istinti di “mamma orso” su quanto veniva insegnato ai bambini nelle scuole e i ruggiti hanno ribaltato lo Stato.

In tutta la nazione, reazioni simili sono state registrate in queste recenti elezioni americane del 2021. L'enorme impatto delle questioni culturali dimostra che la “Guerra della Cultura” è lungi dall'essere finita. E, poi, quando combattute con intelligenza, queste battaglie stimolano la partecipazione degli elettori e lasciano la sinistra nel caos.

Per la sinistra, questo cambiamento non doveva accadere proprio in Virginia, così divisa fra democratici e repubblicani. Le elezioni del 2021 insegnano alcune lezioni vitali a coloro che sono impegnati nella guerra culturale.

La sinistra detesta questa guerra culturale

La prima lezione è che la sinistra detesta e teme questa guerra culturale con cui i conservatori si oppongono alla sua agenda e, paradossalmente, fa la guerra alla guerra culturale. I sinistrorsi preferiscono implementare la loro allarmante agenda procedendo in modo furtivo e scansando il dibattito.

Così, la sinistra è ossessionata dal porre fine alla “Guerra della Cultura”. Negli ultimi decenni, i liberal hanno cercato di denigrare la guerra culturale come un ritorno agli anni novanta, spesso dichiarandola finita e invitato i conservatori ad accettare la loro sconfitta e ad andare avanti.

La tattica più comune è quella di negare che questa guerra persino esista. I “guerrieri della cultura” (culture warriors) conservatori sono, nel migliore dei casi, dei "terroristi domestici" senza alcuna legittimità all'interno di una schiacciante cultura liberal. Devono essere snobbati e disprezzati come gente "deplorevole". I grandi media liberal fanno la loro parte ignorando il più possibile i conservatori e le loro battaglie.

Tuttavia, la vera ragione per cui i sinistrorsi vogliono porre fine alla guerra culturale è che essa inquadra il dibattito come una battaglia morale e la sinistra non può tollerare le definizioni di giusto e sbagliato. I liberal non possono accettare argomenti morali che mostrino in modo appropriato le loro passioni indisciplinate. I negazionisti della guerra culturale vogliono che quell'incubo divisivo scompaia.

Mai riconoscere la vittoria dei valori morali

Anche mentre i conservatori stanno ancora sparando, la sinistra vuole dichiarare il conflitto finito. Come parte della guerra alla “Guerra della Cultura”, la sinistra non riconoscerà mai le vittorie della destra culturale. I sinistrorsi ignoreranno, per esempio, il massiccio numero di cliniche abortive chiuse dagli anni '90 come se non fosse mai accaduto. Negheranno anche che la “Teoria critica della razza” venga insegnata nelle scuole anche quando si trova nei programmi scolastici e nei siti web. Ogni volta che la sinistra si confrontata con le sue disastrose politiche, insisterà sempre che la soluzione è più a sinistra, mai meno a sinistra.

L'ultima tattica liberale è quella di trasformare le questioni culturali o morali in questioni razziali. Chiunque difenda una giusta causa può essere immediatamente etichettato come razzista, sessista o altri epiteti odiosi. La “Teoria critica della razza” è ridotta a una questione "scolastica", non a un grande cambiamento di paradigma.

La guerra totale della sinistra alla “Guerra della Cultura” impiegherà qualsiasi tattica per negare il campo di battaglia morale e raggiungere il suo obiettivo di imporre filosofie marxiste innaturali alla nazione.

Le questioni culturali contano

Un importante lezione ancora più significativa delle elezioni del 2021 è che le questioni culturali contano. I conservatori dovrebbero convincersi che affrontare questioni culturali di grande attualità può portare alla vittoria. Se ben esposti, questi temi portano al successo perché affrontano problemi profondi presenti nell'anima di innumerevoli americani. E rappresentano ansie legittime per il futuro.

La “Guerra della Cultura” ha mantenuto questi problemi vivi in mezzo al pubblico americano. Elezione dopo elezione, i conservatori morali (con il loro potente blocco di voti pro-life) sono venuti in soccorso dei repubblicani moderati che promettono tutto ma non mantengono quasi nulla.

Il potere di questi temi si è imposto da sé nonostante la mancanza di sostegno da parte dell'establishment liberal. Vittorie inaspettate come quelle recenti pochi giorni fa mostrano quanto efficacemente contraddicano la prevalente narrazione della sinistra. I deliri irrazionali della sinistra di fronte a queste vittorie mostrano la sua disperazione e il suo esaurimento. Se la guerra culturale fosse inefficace, la sinistra non avrebbe gridato tanto e, invece, la sua paranoia sta a rivelare debolezza, non forza.

L'unica opzione è rimanere impegnati

L'ultima lezione da trarre è quella di dover rimanere impegnati nonostante tutte le battute d'arresto che appaiono. Infatti, alcuni conservatori vorrebbero anche loro dichiarare finita la guerra culturale. L'autore Rod Dreher sostiene che gli argini che trattengono la cattiva cultura sono rotti e i conservatori farebbero meglio a costruire arche in cui rifugiarsi per cavalcare le onde della tempesta in arrivo. La sua "Benedict Option" chiede una ritirata strategica dei conservatori per riorganizzarsi, cedendo così il campo di battaglia a un nemico che si trova in condizioni ancora peggiori ed esausto.

Eventi come queste elezioni recenti del 2021 mostrano che la battaglia è tutt'altro che finita. È una guerra delle volontà. L'unica opzione reale è quella di rimanere impegnati nella “Guerra della Cultura” che la sinistra odia e teme. La migliore strategia è attaccare i punti vulnerabili della sinistra come la “Teoria critica della razza” e le ore di storia impartite ai ragazzi da drag queen, cose tutte che cercano di trasformare l'America in una nazione senza Dio e senza bussola morale.

Soprattutto, i conservatori farebbero bene a confidare in Dio perché venga in loro aiuto. Dietro la facciata di mille diverse schermaglie ciò che si nasconde è una guerra totale contro Dio e il suo ordine. E coloro che difendono la Sua causa possono aspettarsi la Sua assistenza.
John Horvat
è uno studioso, ricercatore, educatore e conferenziere. Ha scritto il "Ritorno all'Ordine: da un'economia frenetica a una società cristiana organica - Dove siamo, come siamo arrivati e dove dobbiamo andare". Vive a Spring Grove, Pennsylvania, dove è vicepresidente della Società Americana per la Difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà-
Fonte: CNSNEWS, 9 novembre 2021. Traduzione a cura di T.F.P. - Italia

19 commenti:

A proposito del cosiddetto suicidio assistito ha detto...

"Constato innanzitutto un problema di parole: ciò che loro chiamano farmaco io lo chiamo veleno, ciò che chiamano fine vita io la chiamo morte. Domanda: perché l'avanguardia eutanasista, la compagnia della buona morte al tempo dell'ateismo di massa, non usa mai le parole giuste? Che cos'ha da nascondere? [...] Chiamando una cosa col suo vero nome è facile accorgersi della sua vera natura: parlare di esecuzione, sebbene di consenziente, sarebbe più onesto, renderebbe meglio l'idea".

Ancora sulla cronaca: il 'cambismento' gestito dal sistema ha detto...

Mentre si polarizza l'attenzione sul Green Pass e consequenziale guerra tra bande, la famosa transizione eco-digitale procede spedita.

A tutti i conformisti, ai catto-borghesi, ai benpensanti nostrani vorrei ricordare che oggi il capro espiatorio è il non vaccinato, domani potrebbe essere il cristiano, il vegano, il pizzaiolo che non usa ingredienti bio, il professore che rifiuta l'ideologia transumanista o l'operaio che non accetta di essere sostituito da un robot. Occorrerebbe, pertanto, una presa di coscienza comune per smontare questo meccanismo ben descritto da René Girard nel saggio "La violenza e il sacro".

A tal proposito riporto un breve estratto che cristallizza quanto finora affermato:

"Qualsiasi comunità... oppressa da qualche disastro al quale è incapace di porre rimedio si getta volentieri in una caccia al capro espiatorio. (...) Gli uomini vogliono convincersi che i loro mali dipendono da un unico Responsabile di cui sarà facile sbarazzarsi".

Nel nostro caso la comunità è fomentata da un potere senza volto, impegnato altresì nella ristrutturazione dell'economia globale giunta da tempo al punto di non ritorno...

Anonimo ha detto...

La malattia morale
Appare subito evidente che quasi tutti, uomini e donne, sono in preda a un panico che dalle nostre parti non si era più visto dagli inizi del Medioevo. In una sorta di cieco invasamento, li vediamo tuffarsi nel loro terrore, di cui esibiscono i sintomi senza timore alcuno. [...] Con raccapriccio ci accorgiamo che a nessuna bassezza costoro non darebbero il loro assenso se gli venisse richiesta. Eppure non mancano tra loro uomini sani e vigorosi, con una bella corporatura di atleti. Viene da chiedersi a che giovi tanto sport.
- Ernst Jünger, Il trattato del ribelle, cit., p. 47

Anonimo ha detto...

MALVAGITA'. Il ceto giornalistico di questo Paese, che gestisce l'informazione dei grandi media, non è soltanto servile e manipolatorio. E' profondamente malvagio. Il potere dei media, in tutto il mondo occidentale, è' gestito da uomini di tale profonda, luceferina malvagità, da lasciare sgomenti.
Basti pensare alla malcelata soddisfazione, all'entusiasmo, alla gioia maligna appena trattenuta con la quale gli stessi grandi giornali (il Corsera, la Repubblica, la Stampa) che criminalizzano i renitenti al siero magico della multinazionali del farmaco, che trattano come untori e potenziali assassini, stanno esprimendo per il primo caso di "suicidio assistito" cioè eutanasia, che avverrà in Italia. Un povero tetraplegico ha ottenuto dall' Asl delle Marche il permesso di essere sucididato, e i media esultano per la nuova libertà acquisita, per il nuovo limite infranto, per il nuovo tabù violato. Sono gli stessi media che contemporanemante negano ai cittadini la libertà di rifiutare un trattamento farmacologico voluto dal grande capitale globale. Le uniche libertà che questi servi diabolici conoscono sono infatti le trasgressioni di qualsiasi limite: libertà di abortire, di "sposare" persone dello stesso sesso, di ammazzarsi (anzi farsi ammazzare dal dottor morte a spese dello Stato), di varcare illegalmente i confini degli altri Paesi, di abbattere ogni "muro". Laddove c'è un limite, esso va violato. Questa è l'unica libertà che a questi inferi tirannelli interessa. La libertà come "trasgressione" nel senso profondo del termine, libertà anzi arbitrio di andare contro Dio, la natura umana e qualsiasi limite, vincolo, legge, nomos stabilito. Ebbene, è proprio questa la vera imperdonabile malvagità. Quella malvagità sulla quale tanto la tradizione classica che quella biblica, tanto Atene quanto Gerusalemme, concordano: non c'è peccato più grande della violazione dei limiti invalicabili. Violazione tipica del mondo sempre più infero, grondante di buonismo (la contraffazione grottesca della vera bontà) nel quale viviamo.
Tra gli esseri inferi su questa terra, il giornalista di successo sta ai primi posti.
Martino Mora

mic ha detto...

Mentre si polarizza l'attenzione sul Green Pass e consequenziale guerra tra bande, la famosa transizione eco-digitale procede spedita.

A tutti i conformisti, ai catto-borghesi, ai benpensanti nostrani vorrei ricordare che oggi il capro espiatorio è il non vaccinato, domani potrebbe essere il cristiano, il vegano, il pizzaiolo che non usa ingredienti bio, il professore che rifiuta l'ideologia transumanista o l'operaio che non accetta di essere sostituito da un robot. Occorrerebbe, pertanto, una presa di coscienza comune per smontare questo meccanismo ben descritto da René Girard nel saggio "La violenza e il sacro".

A tal proposito riporto un breve estratto che cristallizza quanto finora affermato:

"Qualsiasi comunità... oppressa da qualche disastro al quale è incapace di porre rimedio si getta volentieri in una caccia al capro espiatorio. (...) Gli uomini vogliono convincersi che i loro mali dipendono da un unico Responsabile di cui sarà facile sbarazzarsi".

Nel nostro caso la comunità è fomentata da un potere senza volto, impegnato altresì nella ristrutturazione dell'economia globale giunta da tempo al punto di non ritorno...
Cito Alessandrö Piini

Anonimo ha detto...

Adesso che arriva il super green pass, continuerete a dire che vinceremo noi?
Per favore, non prendiamoci in giro!

mic ha detto...

Secondo Hannah Arendt, ideologia e terrore hanno conseguenze gravissime sui cittadini: spingono all’isolamento e al conformismo.

Anonimo ha detto...

Questa fatica immane per mettere i ceppi al popolo lascia il tempo che trova,le tirannie, le dittature sono sempre crollate ad opera di qualche persona o alcune persone appartenenti al cerchio magico del tiranno, del dittatore. Quindi fatica sprecata, la manina o le manine artefici del crollo sono intorno al capo e ai suoi 'fedelissimi'. Tuttavia il popolo ha il compito di mantenere alta l'attenzione sulle follie tiranniche, dittatoriali, senza mai eccedere per non prestare il fianco alla reazione violenta del potere, che non aspetta altro che schiacciare con la forza chi non è riuscito a piegare con il ricatto, la menzogna, l'ipocrisia guidate dalla confusione.

Anonimo ha detto...

Massimo Mazzucco:
«Sono molto più vicini al collasso isterico di quanto possa sembrare: le autorità non nascondono più il loro terrore per qualsiasi espressione di protesta, anche la più pacifica. Basta vedere l'enormità sproporzionata delle misure repressive e dei toni usati dalle massime cariche dello Stato: sono ben consapevoli dell'abuso inaudito che stanno compiendo, per tentare di cancellare la libera espressione del popolo italiano, divenuta - per loro - semplicemente intollerabile. Un giorno, la storia metterà queste pagine nel capitolo dell'orrore. Se quello che avviene oggi in Italia me lo avessero raccontato anche solo due anni fa, avrei pensato a un'opera di fantascienza. Quello che li fa impazzire è l'aver capito che a scendere in piazza è la parte più avanzata del paese: quella che ha compreso come stanno le cose, e quindi è ormai irraggiungibile dalla disinformazione ufficiale».

Da Fb ha detto...

Chiara Ishikawa:
Ho vissuto la “pandemia” in Giappone, dove vivo da trent’anni, con lo sguardo puntato sull’Italia. Qui hanno fatto l’opposto di quanto è stato fatto lì: 1) Niente lockdown, 2) stati d’emergenza all’acqua di rose, più di facciata (secondo me strategia di politica estera) che di sostanza, 3) cure farmacologiche, 4) niente test PCR a tappeto, solo in rare occasioni e su richiesta medica, 5) controlli severi alle frontiere, 6) libertà vaccinale. Ovviamente nessuna tessera verde, nessuna discriminazione, nessuna forma d’odio trasversale fomentata come sta avvenendo da voi. All’inizio seguivo i media italiani, gli amici in Italia e pensavo che qui sarebbe stata un’ecatombe. Poi, poco prima della primavera del 2020, ho visto sul canale nazionale NHK un importante dibattito tra esponenti dell’OMS, Big Pharma, e medici, tra cui il Premio Nobel Tasuku Honjo, immunologo. Costui si è espresso in tv solo in quell’occasione (non è Bassetti o Burioni per intenderci) e in poche parole ha detto tutto. Quella sera ho ho avuto l’impressione che in Europa, in parte degli USA, e in in particolare in Italia stesse accadendo qualcosa di molto strano. Personalmente credo che al governo giapponese stia a cuore il proprio popolo. Il paese è sottoposto agli USA, come l’Italia, ma a differenza dell’Italia è uno stato sovrano, conservatore, con radici profonde e valori antichi condivisi da tutti"

Anonimo ha detto...

"... Il paese è sottoposto agli USA, come l’Italia, ma a differenza dell’Italia è uno stato sovrano, conservatore, con radici profonde e valori antichi condivisi da tutti"

Grazie, Chiara Ishikawa!

Anonimo ha detto...


Veramente, nel modo in cui si è voluta curare la pandemia, sin dall'inizio più che succube degli USA, il governo italiano, anche a livello regionale, sembrava succube della Cina, il che non è proprio la stessa cosa.
Si è precipitato a copiare i sistemi cinesi, senza riflettere.
C'era la sintonia tra i neomarxisti al potere in Italia in tante città oltre che al governo e i comunisti cinesi, sempre "compagni", no?

Circa il parallelo tra Italia e Giappone.
Il Giappone, nella disgrazia della disfatta, ha avuto la fortuna di non avere un partito comunista. Gli Americani non volevano grane, come non le volevano nella Germania Ovest, da loro dominata, nella quale un partito comunista non ha mai potuto esistere.
Noi invece no. Grazie alla Resistenza, foraggiata dagli Alleati, militarmente modesta ma efficacissima come strumento di odio e di guerra civile, ampliata artatamente a guerra di popolo alla fine della guerra, il pci è riuscito a procurarsi un ampio spazio che ha sempre conservato, allargandolo notevolmente.
Forza succube della Russia sovietica, che costituiva il modello. Forza antiitaliana, contrapposta allo schieramento anticomunista, forzatamente filoamericano. Si trattava di sopravvivenza. Ma la "sovranità" e quindi l'identità nazionale è stata negata qui da tutti, ultimi arrivati le leghe e i cattolici c.d. tradizionalisti, quelli che hanno fabbricato un'immagine da cartolina dell'Italia preunitaria.
Circa i "valori antichi" tuttora vigenti presso i giapponesi, bisognerebbe sapere a quali ci si riferisce. Si sente dire che anche in Giappone c'è un forte pacifismo e un rifiuto del passato militare della nazione, come reazione ad un imperialismo megalomane che ha portato il paese ad una disfatta apocalittica.


Anonimo ha detto...

TOTALITARISMO - IDEOLOGIA - DITTATURA

"La perdita di moralità personale viene compensata da un'intensa dedizione alla moralità sociale. La coscienza sociale sostituisce la coscienza individuale"

L'educazione moderna, dal darwinismo al freudismo, è legata alla negazione di questa realtà: che l'uomo ha dei peccati da confessare.

Ogni irresponsabilità implica il desiderio di essere posseduti: dalla musica afrodisiaca, dall'alcool o dalla droga, dai sonniferi o dal frastuono, insomma da tutto ciò che contribuisce all'evasione dalle responsabilità della coscienza.

Una volta che gli uomini ammettono di essere determinati dall'esterno da influenze estranee alla legge morale che è scritta nei loro cuori, diventano materia prima per una propaganda di ripetizione che li sommerge nel potere divinizzato dell'anonimo.

Come la responsabilità implica religione, così l'irresponsabilità implica anti-religione, poiché il nuovo collettivismo dà agli uomini spersonalizzati un oggetto di adorazione al posto di Dio. Il totalitarismo cresce in ragione diretta del declino della responsabilità nell'individuo.

Questa perdita di moralità personale viene compensata da un'intensa dedizione alla moralità sociale. La coscienza sociale sostituisce la coscienza individuale. Ecco perché i seguaci del nuovo misticismo demoniaco pensano che incolpando gli altri si scaricano del fardello della colpa: liquidando certe persone colpevoli di ingiustizia, si dispensano dalla colpa delle proprie ingiustizie personali. Ecco perché in qualsiasi forma di totalitarismo una grande passione per la riforma sociale si accoppia sempre con un completo disinteresse per l'urgenza della riforma individuale.

Togliendo la pagliuzza dagli occhi del loro vicino, i seguaci del totalitarismo non avvertono la necessità di preoccuparsi della trave nei propri occhi. La politica diventa allora la nuova teologia. L'accettazione di un'ideologia diventa la misura della "buona vita" piuttosto che l'amorosa comunione con la Vita, con la Verità, con l'Amore, cioè con Dio.

La negazione della moralità allarga necessariamente l'area del male, e ogni aumento del male impone un potere repressivo da parte del dittatore.

Più raffinata e sensibile è la coscienza, meno necessario è il potere coercitivo. Solo quelli che riconoscono la moralità personale sono liberi. L'antiquata e disprezzata insistenza sulla santità individuale come una condizione dell'apostolato sociale produsse un ordine sociale di gran lunga migliore di quello attuale che è basato sulle ideologie idealistiche e sui fattori anti-morali nelle ideologie.

(Fulton J. Sheen, da "Comunismo e Coscienza dell'Occidente" 1948)

È l'arbitrio dei tecnocrati, bellezza! ha detto...

Con un tampone negativo valido 48 ore si potrà salire di mattina su mezzi pubblici
affollati e recarsi al lavoro. La sera, tuttavia, con quello stesso referto non si potrà
andare al bar, al ristorante, al cinema, al teatro, allo stadio, a un parco divertimenti,
in piscina, in palestra, in discoteca. Attenzione però, la mattina successiva, ancora
con quello stesso referto negativo, si potrà nuovamente salire su mezzi pubblici
affollati e andare al lavoro, magari al fianco di colleghi muniti di "Super Green Pass"
che la sera prima sono stati al bar, al ristorante, al cinema, al teatro, allo stadio, a un
parco divertimenti, in piscina, in palestra, in discoteca.
Cosa se ne trae? Che i contatti stretti e al chiuso tra possessori di "Super Green Pass"
e non continueranno ad avvenire costantemente. Ma che i gestori di bar, ristoranti,
cinema, teatri, stadi, parchi divertimenti, piscine, palestre e discoteche perderanno
circa il 15% dei potenziali clienti.

mic ha detto...

"i gestori di bar, ristoranti,
cinema, teatri, stadi, parchi divertimenti, piscine, palestre e discoteche perderanno
circa il 15% dei potenziali clienti"

Questo è uno dei danni materiali. Ma la coartazione delle libertà e la bieca discriminazione?

Istituto liberale ha detto...

Kyle Rittenhouse è stato assolto da tutte le accuse.

Eppure, i giornali italiani lo accusano di essere un suprematista bianco e di aver sparato ad attivisti neri, afroamericani.

La realtà è ben diversa.

Kyle Rittenhouse è andato a Kenosha per difendere i negozi e le proprietà dei cittadini, sapendo che le forze dell'ordine non possono fare abbastanza.

Viene accusato di aver provocato gli altri poiché armato: un'accusa senza logica, siccome nel Wisconsin è legale l'open carry. E anche fosse vero, niente giustifica le aggressioni nei suoi confronti.

Ci sarebbe ancora molto da dire, ma rimandiamo al nostro nuovo video in cui cerchiamo di sintetizzare quanto accaduto a Kenosha un anno fa e nel processo degli ultimi giorni:

https://www.youtube.com/watch?v=50xs7m9vZig

Anonimo ha detto...

Letto su vari siti USA cattolici e non, che Biden cancellerà la legge sull'obiezione di coscienza dei medici in ospedali e cliniche cattoliche sulla pratica dell'aborto e sulle operazioni di cambio di gender voluta da Trump, intanto Musk ha donato svariati mln. di $ al Parent plan per la pianificazione delle nascite voluta da Obama, il grande Nobel per la pace, insomma tanti soldi per la fabbrica di aborti, forse servono più vaccini?

Anonimo ha detto...

"L'America è in piena decadenza culturale" Il biografo di Churchill: "Abbattere la statua di Thomas Jefferson, che scrisse che gli uomini sono tutti uguali e dotati dal Creatore di diritti inalienabili, è il sintomo di un suicidio in corso". Dopo Colombo e i Padri Fondatori, ora attaccano anche il Giorno del Ringraziamento. Non rimarrà nulla…

Anonimo ha detto...

"... Non rimarrà nulla…"

Questo è lo scopo, non lasciare traccia del passato. Il mondo comincia con lorsignori e procede con i loro cloni. E' bene cancellare il passato, gli uominirobot non devono sapere quanto e come si è lottato per la verità. Argomento considerato turpe dalla Menzogna al potere.