venerdì 5 novembre 2021

Papa Francesco e la messa sulle tombe dei Goumiers islamici, autori delle "marocchinate"

L'abominio della diminutio fino alla demitizzazione dell'immagine del papato (le cui conseguenze sono ben evidenziate qui da mons Viganò) non sarebbe mai avvenuto se la stessa Chiesa di Cristo, a causa del suo clero modernista, non avesse già deviato da tempo, ai suoi massimi livelli, dai suoi compiti spirituali. Ne abbiamo più volte riconosciuto le radici nella lunga subdola deviazione, intrapresa dal Concilio Vaticano II. In questo caso è anche inconcepibile l'ignoranza o l'incuria dei fatti storici che diventa un'offesa per gli italiani, per i cattolici ma anche per il Signore. Anche nella nostra storia ci sono pagine terribili. Ebbene, quella sfregiata da Bergoglio è proprio una di queste.... Di seguito riprendo l'articolo di Cionci integrato  con la segnalazione di un lettore.

Papa Francesco e la messa sulle tombe
dei Goumiers islamici, autori delle "marocchinate"

La mattina del 2 novembre alle 11.00, Francesco ha celebrato una “Messa per i defunti” presso il Cimitero di Guerra francese di Roma, a Monte Mario.

Sarà l'occasione per pregare in suffragio di tutti i morti, in particolare per le vittime della guerra e della violenza” aveva annunciato all’Angelus domenica e durante il rito ha detto: "Questa BRAVA GENTE è morta in guerra, chiamata a difendere la patria, valori e ideali. E tante altre volte a difendere situazioni politiche tristi. Sono le vittime, le vittime della guerra che mangia i figli della patria".
Così, a due giorni dal Centenario del Milite Ignoto italiano, la messa per le "vittime" della violenza della guerra è stata celebrata da Bergoglio sulle tombe degli autori – franco-coloniali e islamici - di quelle atroci violenze che passano con il nome di “MAROCCHINATE” di cui fecero le spese gli italiani.
In quel cimitero, infatti, riposano 1888 soldati francesi, ma, come cita la pro loco di Roma QUI, “la maggior parte dei caduti, tuttavia, non è di origine francese. Molte delle vittime sono i “Goumiers”, soldati di nazionalità marocchina, chiamati a combattere nelle truppe francesi per circa 50 anni. LO CAPIAMO ANCHE DALLA MEZZALUNA ISLAMICA INCISA SULLA LAPIDE. Tutti i soldati sono stati seppelliti allo stesso modo, con una croce in marmo sovrastante e la scritta “mort pour la France“.

[Per chi non sa di che si tratta, ricordiamo la non proprio lodevole arringa che il loro comandante Alphonse Juin, Generale nonché in seguito Maresciallo di Francia, rivolse loro sferrandoli all’attacco: 
“Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto è promesso e mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete”. 
Assassini, torture, stupri di massa, saccheggi, violenze, devastazioni e via discorrendo: di ciò fu autrice questa “brava gente”. Bene: questa gente è morta, è giusto pregare anche per loro (“amate anche i vostri nemici…”). Inoltre sicuramente ci sarà stata anche qualche brava persona tra loro, su migliaia di persone è statisticamente probabile.]

E ora vediamo chi era questa “brava gente”, questi famigerati goumiers, autori di oltre 60.000 stupri ai danni di donne, uomini, bambini italiani, assassinii, rapine perpetrate per tutta Italia, dalla Sicilia alla Toscana dal ’43 al ’45. Perfino un prete, don Alberto Terrilli, fu violentato a sangue e morì per le lesioni.

Nel 1942, il generale Charles De Gaulle, fuggito dalla Francia occupata dai tedeschi e capo del governo francese in esilio “Francia libera”, attinse al personale militare delle colonie francesi per creare il CEF: Corp Expeditionnaire Français, costituito per il 60% da marocchini, algerini e senegalesi e per il restante da francesi europei, per un totale di 111.380 uomini. Vi erano però dei reparti esclusivamente marocchini di goumiers (dall’arabo qaum) i cui soldati provenivano dalle montagne del Riff ed erano raggruppati in reparti detti “tabor” in cui sussistevano vincoli tribali o di parentela diretta. Erano in tutto 7.833, indossavano il caratteristico burnus arabo, vestivano una tunica di lana verde a bande verticali multicolori (djellaba) e sandali di corda. Portavano alla cintura anche il tipico pugnale ricurvo (koumia) con il quale, secondo una loro antica usanza, tagliavano le orecchie ai nemici uccisi per farne collane e ornamenti (in particolar modo i tedeschi ne fecero le spese). Il loro comandante era l’ambizioso generale Alphonse Juin, nato in Algeria, il quale, da collaborazionista dei nazisti, era passato alle dipendenze di De Gaulle.

Gli stupri delle truppe marocchine cominciarono già nel luglio ’43, con lo sbarco alleato in Sicilia e si interruppero per breve tempo solo quando gli Alleati, risalendo l’Italia senza troppe difficoltà, si impantanarono a Cassino, sulla Linea Gustav, dove i tedeschi opponevano una tenacissima resistenza. Fu il generale Juin, a proporre l’aggiramento del caposaldo nemico dal monte Petrella, a est di Cassino, che era stato lasciato parzialmente sguarnito dai tedeschi. In quelle zone, solo le sue truppe marocchine di montagna avrebbero potuto farcela.

Nel frattempo, con un lancio aereo di volantini, i tedeschi avevano avvertito la popolazione civile ciociara della pericolosità delle truppe nordafricane, incitandola a fuggire, come testimoniato dal partigiano e storico locale prof. Bruno D’Epiro. Molti bambini furono evacuati dalla Guardia Nazionale Repubblicana fascista e inviati nelle colonie di Rimini, ma la maggior parte della popolazione civile, si rifugiò con tende e carriaggi sull’altipiano di POLLECA, un pianoro di medie dimensioni proprio sotto il monte Petrella.

Quando gli Alleati lanciarono l’operazione “Diadem” (l’ultimo assalto collettivo degli Alleati) i goumiers marocchini si inerpicarono per le ripide pendici del monte Petrella, ed ebbero facilmente la meglio sulle difese germaniche. Mentre due tra gli ultimi soldati tedeschi rimasti a Esperia si suicidavano gettandosi abbracciati nel burrone sotto il castello, per non finire decapitati come altri loro commilitoni catturati, il 16-17 maggio i marocchini riuscivano a sfondare la Linea Gustav e si riversavano proprio sull’altipiano di Polleca, "festeggiando" il loro successo ai danni delle migliaia di rifugiati italiani che, provenienti non solo da Esperia, ma anche dai comuni limitrofi, aspettavano sul pianoro il passaggio della guerra.

Per dare un’idea di ciò che avvenne, riportiamo i verbali di quanto si verificò nei vari paesi della Ciociaria occupati dai franco-coloniali del Cef. Ad Ausonia decine di donne furono violentate e uccise, e lo stesso capitò agli uomini che tentavano di difenderle. Dai verbali dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra risulta che anche “due bambini di sei e nove anni subirono violenza”. A S. Andrea, i marocchini stuprarono 30 donne e due uomini; a Vallemaio due sorelle dovettero soddisfare un plotone di 200 goumiers; 300 di questi invece, abusarono di una sessantenne. Dai documenti dell’Associazione Nazionale vittime delle "marocchinate", risulta che a Prossedi (LT) ci fu il bambino più piccolo ucciso dalle truppe coloniali: aveva soli 3 anni e la bambina più piccola violentata aveva 4 anni da Albanova (oggi comune soppresso). Castro dei Volsci in Provincia di Frosinone fu il comune più colpito con 940 stupri mentre Pico ne subì 809; una ragazza venne crocifissa con la sorella. Dopo la violenza di gruppo, verrà ammazzata, Ad Amaseno, 706 i casi di stupro, a Cassino una donna, dopo essere stata stuprata, fu bruciata viva. A Vallecorsa il Parroco Enrico Iannone fu ucciso perché tentò di salvare delle donne. Numerose donne nei comuni di Carpineto Romano (Roma) Vallecorsa, Patrica, Pastena, Lenola furono stuprate da 40, 100 fino a 200 soldati. A Esperia furono 700 le donne violate su una popolazione di 2.500 abitanti, con 400 denunce presentate. Anche il parroco, don Alberto Terrilli, nel tentativo di difendere due ragazze, venne legato a un albero e stuprato per una notte intera. Morirà due anni dopo per le lacerazioni interne riportate. A Pico, una ragazza venne crocifissa con la sorella. Dopo la violenza di gruppo, verrà ammazzata. A Polleca (Esperia) si toccò l’apice della bestialità. Luciano Garibaldi scrive che dai reparti marocchini del gen. Guillaume furono stuprate bambine e anziane; gli uomini che reagirono furono sodomizzati, uccisi a raffiche di mitra, evirati o impalati vivi. Una testimonianza, da un verbale dell’epoca, descrive la loro modalità tipica: “I soldati marocchini che avevano bussato alla porta e che non venne aperta, abbattuta la porta stessa, colpivano la Rocca con il calcio del moschetto alla testa facendola cadere a terra priva di sensi, quindi veniva trasportata di peso a circa 30 metri dalla casa e violentata mentre il padre, da altri militari, veniva trascinato, malmenato e legato a un albero. Gli astanti terrorizzati non potettero arrecare nessun aiuto alla ragazza e al genitore in quanto un soldato rimase di guardia con il moschetto puntato sugli stessi”. Riportiamo solo alcune di queste atrocità per fornire un’idea di massima.

I comuni coinvolti nel Lazio furono, tra gli altri, anche Pontecorvo, Fondi, Terracina, Sabaudia Campodimele, Roccagorga, Minturno, Spigno Saturnia, Castelforte, Sezze, Cori, Itri, Norma, Priverno, Prossedi Castro dei Volsci, Boville Ernica, Castel Nuovo Parano, Ceccano, Ceprano, Coreno Ausonio, Falvaterra, Morolo, Paliano, Pastena, Piedimonte S. Germano, Pofi Pontecorvo, S. Giovanni Incarico, Sant’Ambrogio sul Garigliano, Terella, Vallerotonda, Vallemaio, Villa Santo Stefano, Frosinone, Giuliano di Roma, Albano Laziale, Allumiere, Anguillara Sabazia, Cesano, Colleferro, Frascati, Gavignano, Gorga, Grottaferrata Ladispoli, Lanuvio Lariano. Montecelio, Roma, Segni, Tolfa Velletri, Zagarolo. Cosi come tanti paesi della provincia di Viterbo e della Regione Campania, Toscana e Puglie. Migliaia furono le donne ingravidate e contagiate da sifilide, blenorragia e altre malattie veneree, e spesso contagiarono i loro legittimi mariti. Così come migliaia furono quelle ingravidate: il solo orfanotrofio di Veroli, accoglieva, dopo la guerra, circa 400 bambini nati da quelle unioni forzose.

Da documenti dell’Archivio Centrale dello Stato, risulta che anche i francesi bianchi parteciparono alle violenze: a Pico furono, infatti, violentate 51 donne (di cui nove minorenni) da 181 franco-africani e da 45 francesi bianchi. Dato questo episodio e considerando che francesi europei costituivano il 40% di tutto il Cef, risulta limitativo addossare la responsabilità delle violenze ai soli goumiers marocchini.

In tutto questo, de Gaulle era lì. Riferisce l’ufficiale Robichon: “Nel corso del pomeriggio del 16 maggio 1944 (mentre i goumiers violentavano i rifugiati) il Gen. de Gaulle si recò improvvisamente con il Gen. Juin, il Gen. Brosset, il Gen. de Lattre e il Ministro della Difesa sig. Diethelm, nella retrovia francese a 3,5 km da Esperia, per avere una visione completa di tutta l’operazione in atto. Dal “balcone di Esperia” de Gaulle può capire e distinguere nettamente la battaglia: era arrivato da Ausonia con una colonna di vetture fino alle rovine di una fattoria all’altezza della sezione dell’83°”. Il prof. D’Epiro, storico locale sopranominato, identifica la fattoria con il Casino di caccia del barone Roselli, che, come individuato dalle fotografie di Massimo Lucioli, domina esattamente l’altipiano di Polleca. Queste testimonianze dimostrano come de Gaulle si trovasse sull’altipiano di Polleca proprio il giorno in cui iniziavano a compiersi le atrocità marocchine.

Il saggista e ricercatore storico Massimo Lucioli, autore del primo saggio sulle marocchinate (La Ciociara e le altre) spiega: “Dato il coinvolgimento di sottufficiali e ufficiali bianchi, alcuni dei quali italofoni in quanto corsi, non presenti nei reparti di truppa goumier, si può affermare che i violentatori si annidavano in tutte e quattro le divisioni del Cef. Forse anche per questo, gli ufficiali francesi non risposero ad alcuna sollecitazione da parte delle vittime e assistettero impassibili all’operato dei loro uomini. Come riportano le testimonianze, quando i civili si presentavano a denunciare le violenze, gli ufficiali si stringevano nelle spalle e li liquidavano con un sorrisetto”. Questo atteggiamento perdurò fino all’arrivo in Toscana del Cef. Qui ricominciarono le violenze a Siena, ad Abbadia S. Salvatore, Radicofani, Murlo, Strove, Poggibonsi, Elsa, S. Quirico d’Orcia, Colle Val d’Elsa. Perfino membri della Resistenza dovettero subire gli abusi. Come testimonia il partigiano rosso Enzo Nizza: ”Ad Abbadia contammo ben sessanta vittime di truci violenze, avvenute sotto gli occhi dei loro familiari. Una delle vittime fu la compagna Lidia, la nostra staffetta. Anche il compagno Paolo, avvicinato con una scusa, fu poi violentato da sette marocchini. I comandi francesi, alle nostre proteste, risposero che era tradizione delle loro truppe coloniali ricevere un simile premio dopo una difficile battaglia”.

Forse per questo, nel film La Ciociara di De Sica, a un certo punto Sofia Loren con la figlia, appena stuprate, incontrano alcuni alleati, di cui un francese su una jeep, che ignorano il loro lacerante grido di dolore e passano oltre.

Anche gli americani sapevano, infatti, di questi orribili episodi: solo in un paio di casi tentarono debolmente di frenare i goumiers. Scrive Eric Morris in “La guerra inutile” che, ancora vicino a Pico, gli uomini di un battaglione del 351° fanteria americana provarono a fermare gli stupri, ma il loro comandante di compagnia intervenne e dichiarò che “erano lì per combattere i tedeschi, non i goumiers”.
Brava gente.
(Andrea Cionci - Fonte)

17 commenti:

Anonimo ha detto...


Abominable. Un chapitre à ajouter au livre, paru récemment, de Philippe Ploncard d'Assac, "Charles de Gaulle, de la légende à la réalité".

Et préciser qu'Alphonse Juin était un des camarades de De Gaulle à Saint-Cyr.

Ah ! C'est beau, l'armée française !

Anonimo ha detto...

i cardinali e i vescovi si rendono conto delle assurdità di questi gesti! ? Almeno abbiano la bontà di spiegare le ragioni che possono giustificare scelte del genere. Voi, ad esempio, avete un famigliare morto ammazzato e il parroco invece di recarsi dalla famiglia della vittima, va a visitare la famiglia dell'assassino a bere il caffè; ci potrebbe anche stare se quella visita fosse finalizzata al ravvedimento e alla conversione...altrimenti sarebbe del tutto fuori luogo e addirittura offensiva nei confronti delle vittime. Qualcuno della segreteria di Stato vaticano attraverso l'osservatore romano o avvenire, non potrebbe spiegare alla gente scandalizzata, il motivo di quella scelta o deve sempre restare tutto nel segreto generando mormorazioni e critiche a non finire!?
Castellaz Giovanni

Anonimo ha detto...

Queste truppe in Ciociaria hanno massacrato centinaia di donne ma anche uomini seviziando stuprando ripetutamente. Hanno avuto il permesso di saccheggiare, stuprare come premio di partecipazione. Tante donne rimaste incinta o si sono suicidate, o hanno cercato di abortire, se non sono riuscite, dopo il parto hanno abbandonato questi bambini. Venivano emarginate per la vergogna come se la colpa fosse stata loro. Per decenni non è stato fatto niente per dare giustizia a queste vittime della guerra. Se volete approfondire cercate: le marocchinate nella Ciociaria.

Anonimo ha detto...

Vorrei aggiungere a quanto scritto da Cionci, che le marocchinate non si verificarono solo al centro sud, Lazio principalmente, risalendo la penisola arrivarono anche in ER che era spaccata in due dalla Linea Gotica e che anche da quelle parti si verificarono stupri di donne, ragazze e quanto capitava, siccome la notizia delle angherie si era sparsa velocemente molti si nascosero, soprattutto nascosero donne e bambine, allora si racconta che ci fossero episodi di zooerastia, e comunque dopo il passaggio del fronte si verificarono molti aborti clandestini, naturalmente nel silenzio più assoluto perché all'epoca era proibito, quindi se il sedicente vescovo di Roma protempore facesse meno cavolate per apparire sempre e comunque al centro della scena NOM insieme con i compagni di merende, ci farebbe una cortesia, tanto abbiamo capito di che pasta è fatto.

Anonimo ha detto...

L’obbedienza del cattolico si è tramutata in un’infinita docilità a tutti i venti del mondo”: così Nicolas Gomez Davila chiosava in uno dei suoi molteplici aforismi sulla fragilità spirituale, intellettuale e culturale del cattolico contemporaneo che si lascia plasmare dal mondo che lo circonda snaturando se stesso, i propri principi, il proprio credo e, in definitiva, la propria stessa ragione.

Anonimo ha detto...

Ripercorrendo la nostra storia di terra di conquista da parte di chi ha voluto, ha voluto da nord a sud, da est ad ovest immagino che situazioni di questo tipo non si siano verificate solo tra il 1943-45, il 'mamma li turchi' riecheggia nel canto popolare e chissà quanti canti e motti in ogni lembo d'Italia sono rimasti come denuncia delle violenze che vi si sono svolte. Un popolo stupido, si dice e forse è vero. Certamente un popolo violentato in tutti i sensi, prima brutali, poi via via più corretti, se possibile. Ho sempre creduto che una violenza reiterata istupidisce chi la subisce. E' dunque in parte vero che siamo un popolo stupido. Il gioco crudele di violentare questo popolo in tutti i versi l'ha giocato lo straniero e l'ha giocato l'italiano che aveva vergogna ed ha vergogna di essere italiano. Ci son sensazioni che rimangono impresse,una di queste era il modo in cui sentivo fare il nome di alcuni di quei paesi sopra citati, vi era una gravezza, un'oscurità nei toni che non capivo.Poi ho capito. Povero popolo mio, stupido! Violentato e sempre derubato dei suoi averi,ora come allora, come sempre. Non ho vergogna di te, né dei bambini della violenza, ho vergogna degli italiani rinnegati, ben vestiti che ti violentano parlando inglese, con guanti di velluto e ti calpestano con scarpe di pelle umana abortita.

Anonimo ha detto...

Non conosce la teologia !!! Ci si salva o danna da vivi e non da morti !!! E poi che c'entrano le messe da defunti per non credenti!!!

Bergoglio segue l'andazzo ha detto...

“Consentire la preghiera del muezzin in Germania è un atto di sottomissione”. Anche i giornali dell'establishment tedesco suonano l'allarme. "L'Islam è in ascesa. È come la riconversione di Santa Sofia in moschea". E l'ex banchiere centrale Thilo Sarrazin, che ha sconvolto con due best seller: "Il muezzin è il futuro. Tra cent'anni qui ci saranno solo migranti". Intanto davanti alle stazioni tedesche gli islamisti festeggiano la nascita di Maometto... "La parola 'tolleranza' è come una vecchia gomma masticata finché non ha più sapore"

Anonimo ha detto...

Uno che ha riabilitato giuda iscariota traditore per 30 denari di Gesù Cristo mi pare normale che non sa più distinguere chi merita un ricordo funebre con la SS MESSA. Per lui tutto fa brodo DIO à solo misericordia senza giustizia tanto l'inferno per lui non esiste e il diavolo vince PER ORA
Vincenzo Gambino

Viator ha detto...

"Credo di poter sopportare e accettare ogni cosa di questa vita e di questo tempo. E quando la burrasca sarà troppo forte e non saprò più come uscirne, mi rimarranno sempre due mani giunte e un ginocchio piegato".

Etty Hillesum

Anonimo ha detto...


Il libro sul Corpo di Spedizione Francese in Italia

Sulle sistematiche atrocità perpetrate dalle truppe coloniali francesi in Italia, esiste da qualche tempo un ampio e ben documentato studio:
Fabrizio Carloni, "Il corpo di spedizione francese in Italia. 1943-1944", Mursia, Milano,2009, prima edizione. Non so se Mursia l'abbia ristampato. Nel mercato on line il libro si dovrebbe ancora trovare.
Dal libro risulta che i coloniali maghrebini erano in gran numero mussulmani berberi. Non erano coscritti ma volontari. Seguivano i loro capi tribù, che avevano accettata l'offerta di De Gaulle, di combattere nell'esercito francese. Firmavano un contratto di ingaggio che prevedeva espressamente il diritto di preda, quale premio dopo il combattimento. Sull'entità e modalità della "preda" non si davano evidentemente particolari, non ce n'era bisogno.
Queste truppe furono molto utili agli Alleati sul fronte italiano, così montagnoso. Erano quasi tutti delle zone montane dell'Atlante.
Si arrampicavano su per gli Appennini con l'agilità delle capre e sapevano combattere anche di notte. INsomma, ottimi soldati per la guerra in montagna ma sempre legati ai loro barbari costumi tribali.
La guerra è crudele, lo sappiamo. Quello che non si sopporta è l'ipocrisia, la menzogna sistematica.
Quello che dovrebbe sparire è il mito fasullo della Liberazione. Siamo stati invasi da Nord e da Sud da due potenti eserciti che combattevano tra di loro con gli italiani schierati con l'uno o con l'altro, come al tempo infausto delle Guerre d'Italia. L'Italia fu liberata dai "nazifascisti" ma occupata dagli Alleati vittoriosi, che l'avevano arata implacabilmente dalla Sicilia a Bolzano. La Commissione alleata che di fatto governava l'Italia occupata, AMGOT: Allied Military Government Occupied Territory e non "liberated territory".

I Francesi volevano vendicarsi della c.d. "pugnalata alla schiena" del 1940, quando Mussolini dichiarò guerra a loro già sconfitti (grave errore) senza però fargliela. Come disse un generale francese facente parte della Commissione d'Armistizio che trattò con noi: "Non ci sarebbe alcun armistizio da fare dal momento che l'Italia ci ha dichiarato guerra senza farcela." Fu una dichiarazione politica, preavvisata agli interessati, convinto il Duce che Hitler avesse ormai vinto e si trattasse solo di trovarsi alle trattative di pace, per "mediare" e guadagnare qualcosa. Difatti, alla dichiarazione non seguì nessuna attività militare per due giorni [sic]. Siccome la Francia stava per capitolare, bisognava pur fare qualcosa: M. ordinò allora di attaccare sulle Alpi, in fretta e in furia. Fu un disastro, contro le munitissime posizioni francesi sulle Alpi. Prendemmo Mentone (e che ce ne facevamo?) al di là della frontiera, il contrattacco francese fu impedito dalla capitolazione di quel paese ai tedeschi. La campagna durò quattro giorni.
IN ogni caso, l'occupazione italiana della Francia fu civile mentre quella francese dell'Italia fu barbarica. Tanto per chiarire.
H.


Viator ha detto...

Bergoglio ha nominato nuovo segretario del Governatorato una suora appartenente ad un istituto nato dalla separazione di alcune comunità dalla congregazione delle suore francescane dell'adorazione perpetua di La Crosse: nel 1970 alcune case furono costituite in provincia provvisoria e il 2 dicembre 1973 ottennero di essere staccate definitivamente dall'istituto-madre e di costituirsi in congregazione autonoma.Le suore si dedicano a varie opere a carattere sociale e culturale. "L'adorazione perpetua era troppo per loro "

Seguimi! Un momento,con calma e per piacere (diceva una barzelletta) ha detto...

@ 6 novembre 2021 08:24
Infine ognuno cerca il suo "angolino"di cristianesimo.

Anonimo ha detto...

Ormai è chiaro il loro progetto e la sua natura diabolica, le forze in campo e la tentazione dello sconforto e della rassegnazione eppure non credo che certo disfattismo quasi compiaciuto sia opportuno e tantomeno utile, gettare sassolini nell'ingranaggio è tutto quello che possiamo fare ed è possibile che non sia inutile per fermare o rallentare il mostro. Non abbattiamoci perché i servitori delle tenebre non avranno la meglio, è scritto!

Anonimo ha detto...

Ieri sera ho guardato su youtube 'La Ciociara' dal libro di Moravia che porta lo stesso titolo. Non lo avevo mai visto, non mi è piaciuto e non avendo mai letto il libro non posso dire se la colpa è del regista, De Sica, o dell'autore del romanzo, Moravia. L'interprete, Sofia Loren, appartiene a quelle attrici che, come disse Flaiano, portano sullo schermo se stesse e non la loro arte drammatica. Tornando ai fatti di cui il post, non è possibile che J.M.B non sia stato informato sugli episodi del 1943-1944, l'ignoranza dei quali potrebbe essere una scusante della sua scelta politica verso uno dei suoi pupilli, Macron. Se J.M.B. sapeva e sapendo ha agito, senza una parola di pietà per le vittime di quei reparti dell'esercito francese, le cose son due o manca di sensibilità o non è capace di esprimere a parole un umano compianto. Spesso l'incapacità di esprimere i propri sentimenti con le parole, genera violenza. Ed in questo caso alla violenza dei Goumiers islamici defunti si è aggiunta violenza di J.M.B.

Anonimo ha detto...


"Non è possibile che JMB non sia stato informato sugli episodi del 43-44".

In realtà è possibile. La pubblicistica francese tende ad ignorarli, relegandoli a pochi casi eccezionali, esagerati dagli italiani, notoriamente vittimisti e lascivi, specie le donne, che magari provocavano i nordafricani [sic]. Proprio così.
Riporto dal documentatissimo libro di Carloni. Egli cita in nota un saggio di uno storico francese, del 2002, J.-C. Notin, La Campagne d'Italie (1943-1945). Les victoires oubliées de la France, Paris, 2002, p. 501. "Notin nel suo libro tende a dimostrarre l'assoluta marginalità degli episodi di violenza commessi dai componenti del CEF (Corpo di Spediz. Fr.) a danno della popolazione civile italiana, aaddebitando alla propaganda del VAticano e dei tedeschi la nascita di una sorta di leggenda sulla questione. Lo storico nel suo argomentare diventa inoltre oltraggioso nei confronti delle donne italiane, cui addebita una tendenza patologica al piacere sessuale [sic] e gravi provocazioni verso le truppe coloniale francesi [sic]" (CArloni, op. cit., pp. 208-209).
Il Vaticano fece di tutto per difendere le popolazioni (e il clero, le suore). Intervennero a volte anche i comandi italiani, che però non avevano autorità. In verità, i francesi ogni tanto fucilavano qualche marocchino stupratore. Tra gli ufficiali francesi c'era chi cercava di difendere la popolazione ma la maggioranza era indifferente, l'odio per l'Italia era fortissimo, il desiderio di vendicarsi dell'occupazione italiana molto forte, soprattutto (credo) per motivi di orgoglio. Tuttavia, perché infierire su popolazioni contadine o cittadine, donne, fanciulli, fanciulle, vecchi, che certo non erano responsabili delle sgangherate decisioni di Mussolini, nel 1940?
È la domanda di sempre sui crimini di guerra.

Carloni è storico militare molto preparato, molto analitico nelle sue ricostruzioni. Documenta anche le atrocità commesse dai francesi all'Elba, da marocchini, corsi e senegalesi. Oltre alle violenze carnali bestiali c'erano le rapine e i furti: la soldataglia rubava tutto e di tutto, dopo le violenze, spogliavano le case, le chiese, distruggevano il possibile, ammazzavano e mangiavano gli animali. All'Elba, occupata da francesi e americani dopo pochi giorni di intensi combattimenti contro tedeschi e alcuni reparti della R.S.I., lo scandalo fu però notevole. Gli americani si arrabbiarono con i francesi, i quali dovettero darsi una mossa: "parecchi militari senegalesi furono fucilati e dieci ufficiali responsabili di reparti coinvolti nelle violenze a carico degli isolani furono rimossi."(op. cit., pp. 131-136; p. 136. Il dato viene da fonte francese, citata in nota). I Francesi erogarono anche una somma di 150.000 lire per lo Stato italiano, da distribuirsi alle vittime delle violenze, come risarcimento (Carloni, passim).
H.

Anonimo ha detto...


Ricordare non per odiare ma per sapere la verità e render giustizia a chi è morto o a subito ingiustizia.

Dovrebbe essere uno dei fini della conoscenza della storia - la quale storia, in generale, dovrebbe essere "maestra di vita", nel senso di non indurci agli stessi errori del passato. E invece, uomini e donne non commettono forse sempre gli stessi errori? Lo notiamo soprattutto in relazioni agli statisti, ai politici. La natura umana non cambia.

La conoscenza della storia, nostra e dei popoli, è senz'altro cosa affascinante. Ma nello stesso tempo triste e dolorosa. Si vede ripetersi sempre lo stesso schema: giovinezza di popoli, ascesa, vittorie a danno di altri, potenza e gloria, creazione di una civiltà, e poi immancabile la decadenza, la sterilità, e anche a volte il collasso, il tracollo, la scomparsa o quasi.
I Greci attribuivano al tutto un significato imposto da un destino implacabile. NOi vi cerchiamo invece il disegno della Provvidenza, una dimostrazione della filosofia della storia (anzi, della teologia della storia) come si delinea già nei Profeti dell' Antico Testamento.
Dio sembra reggere le nazioni sempre secondo gli stessi schemi, servendosi dell'ascesa di alcune per punire le altre dei loro peccati, punendo poi anche la nazione di cui si è servito inizialmente ("Guai, all'Assiro, verga della mia ira [contro i tradimenti di Israele]!").
IN questo ferreo schema ognuno deve evidentmente fare la sua parte, secondo i voleri del vero Dio, che deve saper interpretare e vivere quotidianamente. A noi, in quest'epoca è toccata una parte ingrata, quella di vivere nella decadenza spaventosa di un'intera civiltà, religione cattolica compresa. E siamo oberati dalle menzogne, imposte dal regime dominante.
Una menzogna della quale ci si dovrebbe liberare un bel giorno è quella della LIBERAZIONE dell'Italia da parte delle democrazie, venuta generosamente a salvarci dal "nazifascismo". I vincitori imposero la democrazia parlamentare, che ripristinava certe libertà individuali formalmente soppresse dal fascismo e faceva sparire l'ottusa legislazione razziale. Ma quella Alleata fu un'occupazione persino peggiore di quella tedesca al Nord, per certi aspetti. Non ci furono fucilazioni o eccidi al Sud ma solo perché non cera un movimento partigiano al Sud, che agisse con il terrorismo e gli attentati.
Nel quadro di una conoscenza storica adeguata, su un tema specifico, i libri di Carloni fanno testo, per la meticolosità dell'indagine e il giudizio indipendente. Ha scritto anche un libro, che credo l'unico, sulle nostre vicende in Corsica: F. CArloni, "L'occupazione italiana della Corsica. NOv. 42-Ott. 43", Mursia, 2016, pp. 338, anch'esso molto documentato. L'occupazione (che fu pacifica) fu in pratica ordinata da Hitler, dopo lo sbarco americano nell'Africa del Nord.
L'Asse doveva mettere la Corsica "in sicurezza".
Eventi lontani? Meno di quanto si creda. Nessun evento storico è "lontano", esso ritorna di continuo, nel permanere immutabile dell'umana natura, nuovo solo nella forma, non nella sostanza.
H.