Il cardinale Zen denuncia la "sinodalità bergogliana"
come una "manipolazione ferrea" nel concistoro straordinario
Testo integrale dell'intervento del cardinale Joseph Zen nella riunione di due giorni dei cardinali convocata da Papa Leone XIV.
Da: College of Cardinals Report
ROMA, 9 gennaio 2026 — Nel suo intervento durante il Concistoro straordinario dei Cardinali tenutosi in Vaticano il 7 e 8 gennaio, il Cardinale Joseph Zen ha formulato una forte critica al Sinodo sulla sinodalità, denunciando il suo processo come una "manipolazione ferrea" e avvertendo che la sua costante invocazione dello Spirito Santo è "ridicola" e sfiora la "blasfemia".
Pronunciato a porte chiuse alla presenza di Papa Leone XIV e dei 170 cardinali riuniti, il vescovo emerito di Hong Kong, 93 anni, ha impiegato i tre minuti concessi per riferirsi alla nota che ha accompagnato il documento finale del Sinodo sulla sinodalità, un processo che si estende per tre anni, dal 2021 al 2024, sotto il pontificato di Papa Francesco.
Anche se Papa Leone XIV aveva inizialmente informato i cardinali che sarebbero stati affrontati quattro temi, al loro arrivo al concistoro i membri del Sacro Collegio sono stati informati che, a causa dei limiti di tempo, avrebbero dovuto selezionarne solo due. Hanno scelto "il sinodo e la sinodalità" e la missione della Chiesa alla luce dell'esortazione apostolica del 2013 di Papa Francesco sull'annuncio del Vangelo Evangelii Gaudium.
In sostanza, l'intervento sostiene che il processo sinodale non è stato semplicemente difettoso, ma strettamente diretto in un modo che ha privato i vescovi di una vera libertà deliberativa e della loro legittima autorità di successori degli apostoli. Il cardinale Zen ha anche denunciato con fermezza ciò che considera un uso strumentale del linguaggio spirituale, avvertendo che i continui appelli allo Spirito Santo vengono usati per sacralizzare risultati predeterminati, come se ci si possa aspettare che lo Spirito contraddica la Tradizione bimillenaria della Chiesa.
L'intervento estende poi il suo avvertimento all'intera Chiesa. Assegnando al Documento finale uno status paradossale — magistrale eppure “non strettamente normativo”; autoritario ma aperto a interpretazioni locali divergenti — il processo rischia di generare incoerenza dottrinale e frammentazione ecclesiale. Il cardinale avverte che questo approccio riproduce il cammino che ha portato alla divisione all'interno dell'anglicanismo e mina la credibilità cattolica nel dialogo ecumenico, in particolare con le Chiese ortodosse, per le quali la sinodalità ha sempre significato la reale autorità dei vescovi agendo insieme e camminando insieme con Gesù Cristo.
«Papa Bergoglio ha sfruttato la parola Sinodo, ma ha fatto sparire il Sinodo dei Vescovi, un'istituzione istituita da Paolo VI», conclude il cardinale.
Prima dell'apertura del Concistoro Straordinario, il cardinale Zen è stato ricevuto in udienza privata da Papa Leone XIV.
Di seguito è pubblicato il testo integrale dell'intervento del cardinale Joseph Zen presso il Concistoro Straordinario dei Cardinali, con la gentile autorizzazione di Sua Eminenza:
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Sulla nota che accompagna il Santo Padre Francesco
Il Papa afferma che, con il Documento finale, restituisce alla Chiesa ciò che si è sviluppato in questi anni (2021-2024) attraverso l'"ascolto" (del Popolo di Dio) e il "discernimento" (dell'Episcopato? ).
Domanda:
Il Papa ha potuto ascoltare tutto il popolo di Dio?
I laici presenti rappresentano il popolo di Dio?
I vescovi eletti dall'Episcopato hanno potuto svolgere un vero lavoro di discernimento, che deve sicuramente consistere in "dispute" e "giudizio"?
La manipolazione ferrea del processo è un insulto alla dignità dei vescovi, e il continuo riferimento allo Spirito Santo è ridicolo e quasi blasfemo (si aspettano sorprese dallo Spirito Santo? Quali sorprese? Che ripudia ciò che Lui stesso ha ispirato la tradizione bimillenaria della Chiesa? ).
Il Papa, "eludendo il Collegio Episcopale, ascolta direttamente il Popolo di Dio", e questo lo chiama "la cornice interpretativa giusta per comprendere il ministero gerarchico"?
Il Papa afferma che il Documento è magistero, che "impegna le Chiese a prendere decisioni coerenti con ciò che si afferma in esso". Ma dice anche che "non è strettamente normativo... La loro applicazione richiederà varie mediazioni"; che "le Chiese sono chiamate ad attuare, nei loro diversi contesti, le proposte autoritative contenute nel documento"; che "l'unità di insegnamento e pratica è certamente necessaria nella Chiesa, ma ciò non esclude vari modi di interpretare alcuni aspetti di questo insegnamento"; e che "ogni paese o regione può cercare soluzioni più adatte alla propria cultura e sensibili alle proprie tradizioni e esigenze".
Domanda:
Lo Spirito Santo garantisce che non emergeranno interpretazioni contraddittorie (soprattutto date le molte espressioni ambigue e tendenziose del documento)?
I risultati di questo "sperimentare e sperimentare" — ad esempio l'"attivazione creativa di nuove forme di ministerialità" — dovranno essere sottoposti al giudizio del Segretariato del Sinodo e della Curia Romana? Queste saranno più competenti dei vescovi a giudicare i vari contesti delle loro Chiese?
Se i vescovi si considerano più competenti, le interpretazioni e le scelte divergenti non conducono alla nostra Chiesa alla stessa divisione (frattura) che si trova nella Comunione Anglicana?
Prospettive sull'ecumenismo
Vista la drammatica rottura della comunione anglicana, ci uniremo all'arcivescovo di Canterbury (che conserva appena il 10% della comunità anglicana mondiale) o alla Global Anglican Future Conference (che trattiene circa l'80%)?
E con gli ortodossi? I suoi vescovi non accetteranno mai la sinodalità bergogliana; per loro la sinodalità è "l'importanza del sinodo dei vescovi". Papa Francesco ha sfruttato la parola Sinodo, ma ha fatto sparire il Sinodo dei Vescovi — istituzione istituita da Paolo VI. - Fonte

8 commenti:
BUFFONI CIARLATANI E MALDESTRI
Non sono posseduti, sono una razza strana di diavoli, rossi di squame e di pensieri, mi verrebbe da dire pagliacci ma i pagliacci sono artisti nel loro campo; no, sono buffoni ciarlatani e maldestri, con le corna e i piedi di porco, un'armata Brancaleone, ma non fa neanche ridere, di depravati puzzolenti, adoratori di sé stessi in effigi infernali, che hanno insozzato milioni di seguaci e preti senza più la tonaca, suore senza più la veste, che si è impossessata della Chiesa.
C. Gazzoli
" La manipolazione ferrea del processo è un insulto alla dignità dei vescovi, e il continuo riferimento allo Spirito Santo è ridicolo e quasi blasfemo… "
Il n'y va pas avec le dos de la cuillère, le cardinal Zen ! Mais c'est vrai qu'à force de mettre, depuis plus de soixante ans, le Saint-Esprit à toutes les sauces, on finit par en attraper une indigestion…
Chapeau, caro Gazzoli, chapeau! colpiti e affondati, come nella battaglia navale. LJC. Catholicus
Sta parlando del "processo sinodale", ma sono parole che si applicano perfettamente all'assise del Concilio Vaticano II:
«...non è stato semplicemente difettoso, ma strettamente diretto in un modo che ha privato i vescovi di una vera libertà deliberativa e della loro legittima autorità di successori degli apostoli. Il cardinale Zen ha anche denunciato con fermezza ciò che considera un uso strumentale del linguaggio spirituale, avvertendo che i continui appelli allo Spirito Santo vengono usati per sacralizzare risultati predeterminati, come se ci si possa aspettare che lo Spirito contraddica la Tradizione bimillenaria della Chiesa...» ...cioè lo Spirito contraddica ciò che lo Spirito stesso aveva ispirato per duemila anni.
Dove va la chiesa ? 5/169
Trovato su FB
I sacerdoti della diocesi di Charlotte parlano di dubias in Vaticano a seguito di controverse modifiche liturgiche
Un gruppo di più di 30 sacerdoti della diocesi cattolica di Charlotte (Carolina del Nord, USA) ha formalmente presentato una serie di dubia, ovvero questioni formali di chiarimento dottrinale e liturgico, al Dicastero per i testi legislativi del Vaticano, scatenando un'accesa polemica sulle recenti direttive. liturgie locali.
L'iniziativa, rara nella Chiesa Cattolica moderna, fa seguito a una lettera pastorale del 17 dicembre 2025 emessa dal vescovo di Charlotte, Mgr Michael Martin, che prevede, a partire dal 16 gennaio 2026, l'abolizione di alcune pratiche liturgiche tradizionali, come l'uso delle barriere d'altare (“rotaie dell'altare”) o la preghiera per il ricevimento della Santa Comunione. I sacerdoti interrogano tra l'altro l'autorità di un vescovo diocesano di imporre tali restrizioni in assenza di un divieto esplicito negli standard liturgici della Chiesa.
Firmato da 31 sacerdoti — circa un quarto del clero diocesano — i dubia* includono anche elementi di una norma interna recentemente divulgata che potrebbero andare oltre nel limitare l'uso del latino, di certi ornamenti liturgici, o anche il modo di celebrare la Messa.
Questo approccio arriva pochi giorni dopo uno straordinario concistoro dei cardinali con Papa Leone XIV, durante il quale la liturgia sarebbe all'ordine del giorno, e rientra nel contesto di dibattiti più ampi sulle forme liturgiche della Chiesa fin dalla pubblicazione del motu proprio Traditionis custodes nel 2021.
Dalla parte dei fedeli e dei sacerdoti firmatari, la presentazione di dubia viene presentata come ricerca di chiarimenti canonici e pastorali, nonché un appello a un più ampio discernimento sulle riforme liturgiche diocesane, secondo gli standard della Chiesa universale.
Papa Leone XIV sta faticosamente cercando di ridurre le polarizzazioni intra ecclesiali, perchè al centro di ogni discorso sia il Nostro Signore Gesù Cristo e mettendo in pratica il proposito di farsi meno visibile perchè a guidare e brillare sia davvero Lui.
Il Concistoro prometteva accese contese e invece è PARSO piuttosto spento. Non tutto quel che appare è realmente così. Tante cose sono successe senza che quel che soddisfa gli assetati di scontri venisse riferito dalle cronache.
Già l'affidare al Card. Radcliffe la meditazione iniziale è parsa quasi una antitesi dell'evitare polarizzazioni, visto che il summenzionato è certamente portatore di visioni molto polarizzate della Chiesa-Sposa (o di una Chiesa non più sposa di Cristo). Poi la scelta dei due temi, la sinodalità ed Evangelii Gaudium non pare propriamente una priorità quanto piuttosto un tema buono per girare al largo dagli scogli: come quando ti dicono che è meglio se in mensa si parla di calcio per non dover parlare di politica.
Alla fine sembrerebbe che le cose più vere siano state dette a tutti, ma senza la visibilità che soddisfa lo spettatore. Con appuntamento a venire già fissato, quindi in una straordinarietà del Concistoro che mantiene ancora sulle spine, sapendo reali i problemi interni che il Papa e la Chiesa devono inevitabilmente affrontare.
Il discorso di ieri di Leone XIV al Corpo Diplomatico è risultato molto forte. I cardinali progressisti non gioiscono affatto ed è un ottimo segnale. I tradizionalisti mormorano, perchè volevano maggior risalto per il tema liturgico, ma la Chiesa deve innanzitutto espellere le tendenze non cattoliche che la affliggono e il Concistoro ha sicuramente già mandato segnali a tutti in questo senso.
Poi ci sono le sorprese, vere, dello Spirito Santo. Quelle maturano quando meno ce lo aspettiamo, fuori dai nostri radar e dai nostri schemi. Leone XIV è un agostiniano e mira alla città di Dio. Agostino recuperò il neoplatonismo al cristianesimo non affrontandolo per massacrarne gli errori, ma recuperando tutto ciò che di implicitamente cristiano era contenuto in quel ragionamento intriso di paganesimo.
I dodici anni bergogliani e quello che ha subito Benedetto XVI non si possono far scomparire di colpo: ma nemmeno si possono denunciare senza provocare sconquassi. Leone XIV sta ereditando non solo le eresie bergogliane, ma soprattutto lo stato di impedimento che ha costretto Benedetto XVI a un gesto provvidenziale. Lo sanno tutti e il Papa per primo. Forse non lo sa chi si accontenterebbe di veder premiata la coltivazione più importante dell'orticello preferito. Ma la Chiesa è Una, una persona, la Sposa di Cristo. E Cristo è al centro, perchè tutti siano più umili, discreti, quasi scomparendo, per smettere di fargli ombra. Maria Corredentrice prega per noi.
Segnalo per importanza l'articolo su duc in altum: Un doppio standard per clero gay ed eterosessuale?
"Rimettere Cristo al Centro", è una frase diventata slogan: la ripetono tutti dal Papa al parroco, ai fedeli.
Non era anche un motto di Comunione e Liberazione? Ma che significa, esattamente?
Secondo me, è uno slogan generico, che poco significa. Quale Cristo? E rimetterlo al centro, come? Tornando ad osservare la dottrina della Chiesa? Quale dottrina allora? Se è quella della Chiesa "conciliare" al suo centro non c'è certamente Cristo ovvero l'insegnamento tradizionale della Chiesa. Anche Lutero invocava il ritorno a Cristo, ma contro "il papismo", secondo lui fonte di tutti i mali.
Si chieda una buona volta di chiarire cosa si intende con "rimettere Cristo al centro". Per molti, significa semplicemente non far polemiche per non compromettere l'unità della Chiesa, starsene quieti, "normalizzare".
In effetti la tendenza finora prevalente nel nuovo Papa sembra quella di "normalizzare" in modo da far convivere senza fratture pubbliche opinioni opposte nella Chiesa.
Continua poi l'errore di far iniziare la presente crisi dal pontificato bergogliano, che l'ha solo approfondita, coinvolgendo anche la morale. Ma gli errori e le eresie datano dal Concilio e si ritrovano anche nei Papi precedenti, basti pensare all'ecumenismo di Assisi.
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