Il vescovo Strickland sulla situazione della FSSPX:
"La salvezza delle anime deve rimanere la legge suprema"
L'attuale situazione che vede coinvolta la Fraternità San Pio X (FSSPX) ha rivelato ancora una volta, all'interno0 della Chiesa, una realtà seria e irrisolta, che non può essere ignorata, rinviata a tempo indeterminato o alla quale non si può rispondere con il silenzio.
Negli anni successivi al Concilio, l'arcivescovo Marcel Lefebvre ha agito nella convinzione che elementi essenziali della vita della Chiesa – la formazione sacerdotale tradizionale, la teologia sacramentale che l'aveva plasmata e la Messa che aveva nutrito innumerevoli santi – venissero abbandonati o attivamente soppressi. La Fraternità San Pio X è nata da quella crisi e, per decenni, ha preservato queste realtà quando pochi altri erano disposti o autorizzati a farlo.
Questa preservazione non era ideologica o nostalgica. Richiedeva che i vescovi ordinassero i sacerdoti, confermassero i fedeli e governassero affinché la vita sacramentale tradizionale della Chiesa non si estinguesse durante un periodo di profondo sconvolgimento.
Con la scomparsa di gran parte della generazione di vescovi che per primi si è assunta questa responsabilità, la Fraternità ha ripetutamente sollevato una preoccupazione concreta: senza nuovi vescovi, la continuità di quella formazione sacerdotale e di quella vita sacramentale non può essere mantenuta. Non si tratta di una richiesta di novità, di potere o di eccezione. Si tratta piuttosto di chiedersi se qualcosa preservato a caro prezzo per il bene della Chiesa possa ora essere lasciato scomparire per inazione.
Quando tali preoccupazioni vengono sollevate con calma, rispetto e ripetutamente – e quando vengono accolte non con chiarezza ma con il silenzio – il ritardo stesso diventa una decisione. L'inazione diventa un giudizio. E il silenzio inizia a funzionare come una risposta.
La Chiesa è gerarchica per disegno divino e l'autorità esiste per salvaguardare ciò che le è stato affidato. Tale autorità ha una grave responsabilità: proteggere il sacerdozio, preservare la continuità apostolica e parlare con chiarezza quando sono in gioco realtà essenziali.
L'unità nella Chiesa non si preserva attraverso l'ambiguità. La fedeltà non è una minaccia. La tradizione non è un nemico. Quando coloro che contraddicono apertamente l'insegnamento della Chiesa vengono tollerati, mentre coloro che cercano la continuità vengono trattati con sospetto, qualcosa si è invertito.
Questo momento richiede preghiera, onestà e coraggio, soprattutto da parte di coloro a cui è affidata l'autorità. La salvezza delle anime deve rimanere la legge suprema della Chiesa. Il silenzio non può essere l'ultima parola.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

6 commenti:
Bravo Strickland! Però potresti cominciare anche tu a consacrare qualche vescovo... Vescovi della Tradizione sarebbero necessari ovunque.
https://www.marcotosatti.com/2026/02/20/chiesa-cattolica-alla-deriva-siamo-agli-ultimi-tempi-riflessioni-di-catholicus/. : chiedo scusa per l'impressione che può suscitare questa mia autocitazione, ma tanta è la gioia del sentirmi in perfetta linea con Mons. strickland ( e con Mons. Viganò, ovviamente) che non ho saputo resistere dal confessare di aver ben evidenziato la frase di Mons.Strickland ("salus animarum suprema lex") in un mio articolo, inviato all' editore giorni addietro e pubblicato l'altro ieri. Nessun protagonismo, tengo a ribadire, ma solo umile spirito di servizio alla causa di Nostro Signore, che ci esorta così " quello che Io vi dico nel segreto, gridatelo dai tetti!". LJC Catholicus
La salvezza delle anime è l' unico concreto obiettivo cui devono tendere tutti coloro che hanno ricevuto l' Ordine sacro. Da qui non si scappa davvero. Via, via ecologia, clima, migrazioni, riti tribali, preoccupazioni elettorali e ogni simile mostruosità! Che si cerchi e si promuova la santità, con l' esempio dei santi (quelli veri) e di loro si asaltino le virtù e su questa base si avviino i processi per beatificarne di nuovi. Sì, sulla base delle virtù eroiche, non sulla base di narrazioni quanto meno dubbie. Altroché vescovi nudisti uccisi non si sa per quale motivo i cui atteggiamenti fanno rabbrividire... Bisogna proporre i santi veri. E, giustamente, bisogna che nella Chiesa non vi sia una impalcatura democratica, ma monarchica, con un papa cui necessariamente tocca l' ultima parola, una parola di verità perché Egli deve essere il custode e il difensore della verità e della fede. Così ricordo e rimpiango i vescovi e i papi di un tempo: custodi e apostoli della verità. Che la Madonna Santissima, Mediatrice di tutte le grazie, interceda per il ristabilimento della Santa Chiesa di Cristo.
E aggiungo: il silenzio o le mezze verità non appartengono ai buoni e santi pastori, appartengono alle malizie del nemico.
Nonna
Leggetevi la scuola laica che cede al ramadan, articolo di Marco Lepore su la NBQ di oggi e poi ne parliamo. Dal neopaganesimo alla sottomissione ventura all'Islam.
A contribuire all'idea che i "conservatori" e i "normalisti" siano gli utili idioti del modernismo è l'articolo di ieri di un pur apprezzabile teologo che contesta le annunciate ordinazioni del 1° luglio ma lo fa... difendendo certi teologi responsabili dello sfascio che viviamo, dei quali uno era stato elogiato come «uno tra i più brillanti ecclesiologi del Novecento» nientemeno che da mons. Gherardini. Quest'ultimo, evidentemente, parlava di brillantezza professorale, di prestigio accademico, non di brillantezza cattolica, utile per salvarsi l'anima.
In quell'articolo (che non citerò qui), così come nella vastissima parte dei maldipancia pubblicati da blog e siti "conservatori" sull'argomento ordinazioni 1° luglio, assieme a premesse corrette ci sono piccole ma significative forzature. Come ad esempio il confondere «l'ossequio religioso della volontà e dell'intelletto» con l'ingoiare acriticamente le ambiguità e contraddizioni in materia di fede e di morale. Come se fosse necessario sotterrare il talento della ragione. Come se tali contraddizioni fossero poche e ben isolate e già in fase di correzione, anziché un diluvio perdurante da oltre sessant'anni. Come se non ci fosse mai il rischio di anteporre l'autorità alla verità. Come se la gerarchia quelle contraddizioni le stesse combattendo anziché producendo. Come se l'apostolo Paolo avesse sbagliato a "resistere in faccia" a Pietro (cfr. Gal 2,11).
Quei maldipancia sono probabilmente dovuti più all'ironia che ai ragionamenti: "la FSSPX si può iscrivere al Partito Comunista Cinese, ottenendone automaticamente il diritto di ordinare vescovi a piacimento", "ma è l'Amoris Laetitia a insegnarci che le convinzioni personali valgono più della legge della Chiesa".
Nessuno dei pontefici conciliari ha finora corretto la rotta della barca di Pietro. Noialtri ci limitiamo a gridare «Signore, salvaci» (e anche a implorare Pietro e gli altri ufficiali di bordo di fare il loro sacro dovere) e ad aggrapparci a ciò che troviamo. Spiacerà molto ai "conservatori", ma se esistono i "tradizionalisti" è solo perché la gerarchia cattolica ha infaticabilmente creato (e tuttora crea) tutte le più adatte condizioni per farli esistere e moltiplicare.
Posta un commento