Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 2 febbraio 2026

2 febbraio/ Avviso Sant'Anna al Laterano

Ricordo che oggi, Lunedì 2 febbraio, Festa della Purificazione di Maria (Candelora):
- ore 16.00 Benedizione delle candele, Processione, S. Messa solenne.
Vedi qui approfondimenti storici e sulla Liturgia.

Nel tempo dopo l'Epifania la Festa della Candelora ci fa gustare ancora il clima del Natale. Nell'usus antiquior la Festa è chiamata "Nella Purificazione di Maria", nell'usus recentior della "Nella Presentazione di Gesù al tempio". Nella legge di Mosè ogni primogenito maschio del popolo ebraico era considerato offerto al Signore, ed era previsto che i genitori lo riscattassero con l'offerta di un sacrificio. Inoltre, secondo la stessa legge di Mosè la madre di ogni nato, indipendentemente dal fatto che il pargolo fosse il primogenito, si recava al tempio per la purificazione 40 giorni dopo la sua nascita. Ai tempi di Gesù era previsto che, 40 giorni dopo la nascita, avvenissero simultaneamente la purificazione della madre e l'offerta del primogenito, e così avvenne per Maria e Giuseppe. Da qui la festa del 2 febbraio, che cade 40 giorni dopo il Natale. Anticamente la Festa era celebrata il 14 febbraio, 40 giorni dopo l'Epifania, come ricorda un'antica pellegrina in Terra Santa: «Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima» (Peregrinatio Aetheriae 24,4). La simbologia è molto chiara.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

La liturgia di questo giorno, che ricorda insieme la presentazione di Gesù al tempio e la purificazione della Vergine, s’incentra nel concetto della luce.
Che cosa ha detto il vecchio Simeone profetando al nato Bambino: “Sei luce da rivelarsi alle genti” (Lc 2, 32)? Che cosa abbiamo fatto a principio? Una processione con i ceri accesi. Le due significazioni della luce si uniscono, perché la cerimonia che ha preceduto la Santa Messa dipende da quello che è stato letto nella stessa: è la proclamazione di Cristo luce delle genti.
Domandiamoci: in che modo è luce? Cristo è luce, perché ha rivelato la verità di Dio, e niente è luminoso all’intelligenza come la Parola di Dio.
Ma non basta: Gesù è luce per l’irradiazione interna, quella Grazia attuale con la quale muove l’intelligenza e la volontà. Noi forse non ci facciamo caso, ma tutte le spinte buone che sono nell’intelligenza e nella volontà nostra vengono da Dio e sono Grazia di Dio. In modo discreto, tranquillo, pacifico il Signore accende luci all’interno dell’anima, e beati quelli che sanno accorgersene e approfittarsene!
Ma non basta: Gesù è luce in un altro modo, perché, come la luce materiale di “color vari suscita - ovunque si riposa” (A. Manzoni, La Pentecoste), permette di vedere tutte le cose di questo mondo sotto una luce diversa da quella che il mondo crea. È per non vedere che noi ci lamentiamo, è per non guardare che noi gemiamo delle cose di questo mondo. Ma se avessimo, se abbiamo più fede, noi vediamo tutto quello che può sembrare anche doloroso e triste nel mondo assunto da questa eterna Provvidenza, che tutto fa per il bene degli uomini, per portarli alla salvezza, alla luce, alla pace eterna. È un modo di vedere il mondo diverso, quando la luce di Gesù si spande sopra le cose di questo mondo. È l’interpretazione diversa che si dà agli atti dei nostri fratelli, è l’interpretazione più gaudiosa che si dà a tanti avvenimenti che forse noi condanneremmo e anche possono avere motivo di essere condannati; ma nel piano divino tutto serve al bene, perché è così scritto in Cielo, che tutto il male debba servire al bene, e nulla sfugge da questo piano di eterna Provvidenza. È luce.
Quando il dolore ci tocca, quando la disillusione ci smonta, se questa luce la vediamo, la cerchiamo, la domandiamo e la abbiamo, il dolore si trasforma, le pene scompaiono, il mondo è diverso e tutto è diverso, purché la luce di Gesù scenda sulle vicende sue. Forse bisogna abituarsi a chiederla questa luce. E allora ci conviene chiederla, perché si vive meglio e si cammina meglio verso l’eternità.

(card. G. Siri, omelia per la festa della Presentazione del Signore, 1987)

Anonimo ha detto...

In questo giorno il Papa, in manto rosso e mitria in lama d'oro, benediceva le candele e le distribuiva. Alla processione, seguiva la messa cantata da un Cardinale Prete, a cui il Pontefice assisteva pontificalmente rivestito del manto bianco. Dopo l’offerta del Sacrificio, il Papa intonava il Te Deum, secondo la prescrizione di Clemente XI il quale nell’orrendo terremoto accaduto in Roma il 2 febbraio 1703 attribuì al patrocinio della b. Vergine la preservazione della città dalla rovina.

2 febbraio - La Purificazione della Beata Vergine Maria, la Candelora ha detto...

Questa festa, con la quale si conclude il tempo dell'Epifania, ci si presenta come il ponte tra il mistero di Natale e quello di Pasqua: Maria ha ancora il Bambino tra le sue braccia, ma lo porta al tempio per offrirlo. Quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, Maria si è diretta a Gerusalemme per offrire il sacrificio prescritto dalla legge mosaica. È una festa del Signore e allo stesso tempo una festa di Maria, la festa mariana più antica di tutta la liturgia, e quella che completa il contenuto simbolico di questo periodo natalizio.

Con la gioia della vigilia di Natale, "la luce risplendeva nelle tenebre"; con lo splendore dell'Epifania, "la luce avvolse Gerusalemme", cioè la Chiesa; con la liturgia di oggi, in quella processione, che ricorda il viaggio di Maria a Gerusalemme, la luce arde già nelle nostre mani e, come cantiamo nell'Introito: "Abbiamo preso tra le nostre braccia la misericordia di Dio" – fatta carne – perché il cero che riceviamo dalle mani del sacerdote è un simbolo di Cristo, "luce per illuminare le genti", come diciamo nella liturgia di questo giorno raccogliendo le parole del vecchio Simeone.

"La cera – insegna Sant'Anselmo – significa la carne verginale del divino Infante; lo stoppino, la sua anima; la fiamma, la sua divinità. ” Per questo gli orientali chiamano questa festa l'Incontro (Hypapante). È l'incontro della Chiesa, di ciascuna delle nostre anime, con Cristo, lo sposo, che è sceso nella nostra terra per cercarci. Ascoltiamo dunque con ansia la voce della liturgia che ci dice: "Ecco, il Dominatore e il Signore vengono al loro santo tempio; Sion, vieni incontro al tuo Dio, piena di gioia e d'amore.” Andiamo a ricevere la candela simbolica e conserviamola devotamente nelle nostre case, affinché sia la nostra difesa nelle tentazioni e nelle tempeste interne ed esterne e, come facevano i nostri antichi, prendiamola nelle nostre mani come una confessione della Divinità di Cristo e del nostro amore verso Lui, quando arriverà il momento del nostro incontro definitivo.