La bellezza (non) salverà il mondo?
L’ultima volta è stata poche ore fa: l’ho letta citata da Andrea Bocelli che aveva appena finito di cantare qualcosa durante la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
“La bellezza salverà il mondo,” ha detto Bocelli per manifestare ottimismo sul futuro del pianeta, citando esplicitamente il presunto autore della frase cioè Fëdor Dostoevskij.
È una citazione divenuta ormai spiegazzata e logora come una vecchia tovaglia che uno tira da una parte e uno dall’altra, davanti e dietro.
E ogni volta provo un po’ di sofferenza, perché a dir la verità, la presunta citazione non è un aforisma di Dostoevskij e nemmeno una frase che abbia pronunciato in un suo momento particolare, ma cinque parole inserite nel suo capolavoro L’idiota - 606 pagine nella edizione Einaudi del 1994 - più o meno a metà dell’opera.
Un romanzo difficile e meraviglioso che milioni in tutto il mondo hanno amato e amano per la sua sconvolgente umanità e per tante altre cose tra le quali quella ambiguità che risulta già dal titolo, che non descrive qui una persona poco intelligente. Il principe Myskin, protagonista del capolavoro, è anzi tutt’altro.
Il significato di quella parola è da ricercare da una lettera scritta nel 1867 da Dostoevskij a un amico, prima di mettersi al lavoro: «Da tempo mi tormentava un’idea, ma avevo paura di farne un romanzo, perché è un’idea troppo difficile e non ci sono preparato, anche se è estremamente seducente e la amo. Quest’idea è raffigurare un uomo assolutamente buono. Niente, secondo me, può essere più difficile di questo, al giorno d’oggi soprattutto.»
Il principe personifica dunque la bellezza della perfezione morale e la grandezza caratteriale. E l’aggettivo Idiota qui significa “ingenuo, semplice di spirito” inquadrato nella tradizione popolare orientale del “pazzo/stolto per Cristo”». Siamo dunque di fronte a uno di quegli umili, poveri e semplici di Spirito di cui parla il Vangelo ed è privo di qualsiasi connotazione negativa/dispregiativa nei confronti della rettitudine morale.
Il principe
Il principe Lev Nikolàevič Myškin è dunque un uomo di 26 anni, franco, compassionevole e buono, di salute cagionevole, il quale durante una pausa nelle cure di cui ha bisogno, si reca a San Pietroburgo per visitare un lontano parente e cercare di iniziare una vita normale.
Sarà difficile. Il principe, sensibile come una foglia al vento, intesse incontri e relazioni con ogni tipo di persona: quello più rilevante, con una donna bellissima che porta con sé un grande dolore, Nastasya Filippovna. Il destino di Myškin si giocherà tra lei e l’amore nobile e puro per una giovane donna di buona famiglia, che lo ricambia e il cui nome è Aglàja Ivanovna.
Ed ecco che nel numeroso gruppo di personaggi che si incontrano nel romanzo, a un certo punto compare Ippolit, un ragazzo storpio di 17 anni, a cui il medico ha dato meno di un mese di vita. Il principe ospita il malato nella sua casa, anche se gli altri non capiscono perché mai abbia deciso di accogliere un giovane non solo malato, ma anche nichilista, rabbioso e inopportuno.
Una sera il piccolo gruppo di conoscenti e amici arriva alla dacia che il principe ha affittato per festeggiare il suo compleanno. E mentre bevono champagne e discutono allegramente accade che il giovane Ippolit esprima il desiderio delirante di aprire il suo cuore a una confessione a cuore aperto. E’ durante questo lungo sfogo che a un certo punto Ippolit si rivolge al principe, tra lo stupore di tutti.
Ma cosa sta dicendo Ippolit? Cosa sta chiedendo al Principe? Sì perché quella famosa frase stracitata a sproposito non è affatto, nell’originale, una affermazione, ma una domanda: «La bellezza salverà il mondo»?
Da che cosa il mondo deve essere salvato?
“È vero, principe, che una volta avete detto che la ‘bellezza salverà il mondo?’ Signori” prese a gridare a tutti (Ippolit), “il principe afferma che la bellezza salverà il mondo! Ed io affermo che idee così frivole sono dovute al fatto che egli è innamorato. Signori, il principe è innamorato, non appena è arrivato, me ne sono subito convinto. Non arrossite principe, mi impietosite. Quale bellezza salverà il mondo? Me l’ha riferito Kolja… Siete un cristiano fervente? Kolja dice che voi stesso vi definite un cristiano.”
Davanti a questo incalzare di domande, Myškin fa scena muta.
Il principe lo osservava attentamente senza rispondergli.
E Ippolit continua la sua provocazione: «Non mi rispondete? Voi forse siete convinto che io vi voglia molto bene?» aggiunse all’improvviso con astio.
«No, non ne sono convinto. Lo so bene che non mi amate,» risponde sconsolatamente Myškin, scansando la domanda più importante.
Quella di Ippolit sembra dunque una domanda del tutto provocatoria, non seria, alla quale Ippolit non crede minimamente dal suo punto di vista totalmente nichilista. Irridente, anche. Myškin, personaggio indubbiamente cristico, di fronte a una domanda come questa, del tutto capziosa, resta dunque in silenzio, come Gesù Cristo quando Ponzio Pilato gli chiede “Cosa è la verità” ? Tu che ti proclami un profeta, un dio, il re dei Giudei.
Il significato di questa frase, nel racconto di Dostoevskij è dunque immensamente più complesso della retorica zuccherosa da “baci perugina” che gli si è appiccicata addosso nei tempi odierni.
Dostoevskj non afferma che “la bellezza salverà il mondo.”
Dostoevskij dice che se si entra un particolare stato di grazia (l’innamoramento è il vivere poetico), se si vive dandosi agli altri, perdonando gli altri, attraversando dolorosamente la propria ombra, superando le proprie distorsioni egotiche, si può forse intravedere la filigrana di un altro mondo, tessuta non sulla sopraffazione e il potere, ma sul vivere quietamente e in pace.
Bisogna, a proposito, ricordare che in molte lingue slave e anche in russo, la parola “mir” ha un duplice significato: “pace” e “mondo”.
La bellezza non può nulla di fronte alla furia (dis-)umana come ha insegnato finora la storia. Perché la vera bellezza è quasi sempre disarmata e non porta facili consolazioni, suscita anzi domande senza risposta. Ideologie e potere non considerano la bellezza un valore primario.
Nel confronto aperto tra la distruzione e la bellezza, ciascuno deve scegliere da che parte stare. Ma chi sceglie la bellezza sa che le azioni conseguenti di questa scelta porteranno più facilmente al riparo del deserto (vox clamantis) che al plauso delle volubili folle in cerca di intrattenimento.
Fabrizio Falconi, 10 febbraio - Fonte

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