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martedì 10 febbraio 2026

Epstein e il Vaticano: i vertici dello Ior e l’abdicazione di Benedetto XVI

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato nuovi documenti sull'ex finanziere Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali. Le nuove pagine sono tre milioni, inclusi 2mila video che coinvolgono migliaia di persone illustri che rivestono ruoli di responsabilità di diversi paesi: documenti raccolti in decenni di indagini federali su Jeffrey Epstein, finanziere morto in carcere nel 2019, e sulla rete di abusi sessuali su minori a lui collegata. Una serie di orrori inimmaginabili che pone problemi politici, ma anche etici.

Epstein e il Vaticano: i vertici dello Ior
e l’abdicazione di Benedetto XVI


Il 21 febbraio 2013, pochi giorni dopo l’abdicazione di Ratzinger, Jeffrey Epstein scrive a Larry Summers (ex Segretario al tesoro americano) questa email [EFTA01904032]:
“Il cambiamento più importante in Vaticano potrebbe non essere il ritiro improvviso di papa Benedetto XVI, ma il cambio di leadership all’“Istituto per le Opere di Religione”, la banca vaticana. A causa dello status del Vaticano come Stato sovrano, esso è esente dalle norme sulla trasparenza non solo dell’Italia, ma anche dell’Unione Europea. Questo status consente ai suoi clienti d’élite di eludere qualsiasi controllo sui loro trasferimenti di denaro.
Nel maggio precedente, il presidente della banca vaticana, Ettore Gotti Tedeschi, è stato licenziato dopo che le autorità italiane avevano aperto un’indagine su un vasto schema di corruzione in cui sarebbe stato coinvolto. In seguito, durante una perquisizione nella sua abitazione sono stati trovati 47 dossier, tra cui materiale compromettente su alcuni suoi “nemici interni” in Vaticano. Essi contenevano istruzioni su come dovevano essere utilizzati nel caso gli fosse successo qualcosa.
Le intercettazioni delle telefonate di Tedeschi hanno inoltre rivelato che temeva di essere assassinato, perché conosceva i segreti del Vaticano. Verso la fine del 2012 stava collaborando con l’indagine italiana in corso. È a questo punto che il potentissimo Collegio dei Cardinali, in uno degli ultimi atti del pontificato di Benedetto, ha nominato l’avvocato tedesco Ernst von Freyberg presidente della banca.
Poi è arrivata la straordinaria rinuncia di Papa Benedetto”.
È incerto se a esprimere questi giudizi sia stato proprio l’ex finanziere, considerando che lo stile delle sue altre comunicazione è all’insegna dei refusi e di un utilizzo fantasioso della punteggiatura ai limiti della disgrafia. In generale pare che Epstein non fosse in grado di mettere assieme due frasi di senso compiuto, dunque è più probabile che questo contributo sia stato scritto scritto da qualcun altro, oppure che egli lo abbia tratto direttamente da uno dei report che gli inviavano varie fonti (JP Morgan, diplomatici norvegesi, amici affaristi ecc…).

Non si comprende, ad ogni modo, se Epstein comunichi a Summers queste indiscrezioni sui vertici dello Ior come semplice curiosità, come avvertimento su possibili problemi per certi elite clients nel campo degli investimenti internazionali, oppure ancora per offrire una lettura dell’abdicazione di Benedetto XVI come “complotto” clericale allo scopo di salvaguardare l’opacità del sistema finanziario vaticano.

Come probabilmente molti ricorderanno, poco prima della rinuncia di Ratzinger, per esseri precisi proprio il 1° gennaio 2013, in tutto il Vaticano venne sospeso l’uso di carte di credito e bancomat italiani e stranieri in base a una direttiva della Banca d’Italia che vietava l’erogazione dei servizi da parte di Deutsche Bank (il gestore dei servizi di pagamenti elettronici nella città-Stato) perché non autorizzato in base alle regole nazionali sull’antiriciclaggio.

Per una stupefacente coincidenza, la crisi si sbloccò il 12 febbraio 2013 (un giorno DOPO il gran rifiuto di Benedetto XVI) grazie a un accordo con un’altra società (la svizzera Aduno SA) che fornì il servizio nel rispetto delle regole vigenti. Questo ci costringe a risalire all’origine di quella crisi, che pare risiedere nella -presunta- esclusione dello Ior dallo SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication), una rete con sede a Bruxelles che permette alle banche di scambiarsi transazioni finanziarie rispettando gli standard internazionali. Che detta così sembra niente, ma sostanzialmente è tale organizzazione che decide se in una tale nazione si possa, per esempio, effettuare un bonifico o ricevere valuta estera (oppure, per restare in tema, accettare pagamenti con carta di credito).

Dall'11 settembre 2001, tramite un accordo emerso anni dopo, con l’alibi della sicurezza, Washington ha assunto una sorta di “privilegio di sorveglianza” del sistema, garantendosi la possibilità di monitorare costantemente ogni transazione finanziaria tramite la National Security Agency. L’influenza americana, lungi dal ridursi al semplice “controllo”, pare estendersi anche a livello politico, dal momento che dallo SWIFT sono esclusi sia Iran che Russia: non è un caso, del resto, che le “disconnessioni” dal sistema avvengano proprio in concomitanza di mutamenti che vanno oltre l’ambito finanziario (per esempio, Teheran viene esclusa nel 2012 ma riammessa nel 2016 in seguito all’accordo sul nucleare, poi nuovamente cacciata nel 2018 per decisione di Trump).

È difficile non pensare che, avvalendosi di tali meccanismi, la Casa Bianca abbia potuto esercitare una qualche pressione anche sulla Santa Sede, nonostante allo stato attuale non esista ancora la “pistola fumante” riguardo chi abbia effettivamente vietato per un mese e mezzo di utilizzare il bancomat in Vaticano e poi sbloccato la situazione un attimo dopo le “dimissioni” di Ratzinger. Di certo è singolare che Epstein ne parli in questi termini proprio con Summers… - Fonte

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