Non finiremo mai di ribadire le differenze teologiche ed ecclesiologiche tra la Messa dei secoli e quella riformata di Paolo VI. Qui l'indice di alcuni precedenti.
Decostruzioni moderniste del Rito da confutare
Tavola versus Altare = Banchetto versus Sacrificio
La decostruzione modernista della Messa Tradizionale rappresenta molto più di un mero cambiamento di preferenza estetica o di un desiderio di accessibilità linguistica; significa una rottura ontologica fondamentale con l'antica virtù della Religione stessa. Per comprendere questa transizione, bisogna riconoscere che il concetto tradizionale di religione è radicato nel dovere oggettivo della creatura di offrire un sacrificio di giustizia al Creatore.
Nel Rito Tradizionale, la Messa è intesa come atto propiziatorio: una vera e propria offerta oggettiva della Divina vittima al Padre per placare la Sua giustizia e rendergli il culto dovuto. Tuttavia, il progetto modernista, profondamente influenzato dalla svolta filosofica verso il soggetto (l'antropocentrismo così ben illustrato da mons. Gherardini qui), ha sistematicamente degradato questo Sacrificio ad un mero rituale metaforico. Dando priorità all'esperienza comunitaria rispetto alla realtà cultuale, il quadro modernista respinge chiaramente la necessità di compiacere il Padre attraverso una vittima espiatrice, sostituendo l'orientamento verticale della Croce con un focus orizzontale sull'assemblea riunita.
Questo cambiamento è più visibile nella trasformazione della Messa da sacrificio ripresentato a pasto narrativo (la realtà sostituita dslla narrazione). Nell'atteggiamento tradizionale della religione, il sacerdote funge da mediatore che, in persona Christi, affronta l'altare del sacrificio per offrire un dono che trascende il regno temporale. Il modernismo, tuttavia, vede questa densità rituale come un ostacolo al "significato", cercando di strappare via gli elementi "mistici" che enfatizzano la Messa come un evento trascendente di propiziazione.
Quando l'altare viene sostituito da una tavola e il linguaggio sacrificale viene ammorbidito per favorire temi di amicizia e memoria, la Messa cessa di essere un atto di religione in senso classico. Diventa, invece, un esercizio didattico dove il sacrificio viene trattato come un bel simbolo o un riferimento storico piuttosto che una realtà presente, oggettiva. Questa retrocessione suggerisce che l'uomo moderno non crede più di avere nulla da offrire a Dio, ma che Dio realmente richiede, riflettendo un sottile ma profondo rifiuto dell'ordine soprannaturale a favore di un immanentismo umanistico.
Infine, la decostruzione della liturgia è un tentativo di conciliare la fede con un mondo che trova il concetto di "compiacere un Padre" attraverso il sangue e il sacrificio primitivo o psicologicamente gravoso. Inquadrando la Messa come un sacrificio metaforico di "lode" o "ringraziamento", il modernismo rimuove l'elemento di timore e tremore indispensabile alla virtù della religione. Il risultato è una liturgia che non riguarda più la soddisfazione oggettiva della giustizia divina, ma la soddisfazione soggettiva dell'assemblea.
Così facendo, il progetto modernista non "aggiorna" semplicemente la Messa, ma svuota la sua struttura essenziale, lasciando dietro di sé un guscio di rituale che serve la comunità piuttosto che la divinità. Senza l'antico atteggiamento religioso, la Messa non è più "il rinnovamento incruento" del Calvario, ma un raduno autoreferenziale che ha perso il suo ponte verso il trascendente.
La Messa non riprende il Seder Pasquale ma il Sacrificio nel Tempio
Anche se l'Eucaristia è stata istituita nel corso di una Cena Pasquale nel corso della quale il Signore ha benedetto la "quarta coppa" (1), l'affermazione che le prime liturgie cristiane fossero semplicemente una continuazione del pasto di Pasqua è una finzione storica modernista che non riesce a spiegare la natura della stabilità rituale. Se vogliamo credere che la Messa fosse originariamente nella forma liturgica del pasto pasquale, allora dobbiamo chiederci perché l'antica Messa Tradizionale latina e le Sacre Liturgie di rito orientale non assomigliano strutturalmente a un Seder domestico che gli ebrei celebrano ancora oggi.
La Pasqua non era una cena informale; era un rituale con una forma rigida e una sorta di liturgia religiosa. Se questa fosse stata la struttura delle prime liturgie ecclesiastiche pregate al tempo dei martiri, questo rituale si sarebbe mantenuto stabile nel tempo, proprio come il moderno pasto Seder ha mantenuto per secoli il suo carattere essenziale.
Invece, quando guardiamo alle liturgie dell'antica Chiesa, non troviamo l'ordine domestico dell'Haggadah [testo narrativo ebraico che racconta la storia dell'Esodo dall'Egitto, letto durante il Seder di Pesach, la Pasqua ebraica] o la declinazione di un pasto di famiglia. Troviamo una liturgia sacrificale che rispecchia i rituali del Tempio Ebraico. C'è una differenza fondamentale tra un pasto e un sacrificio, e mentre i modernisti sostengono un'evoluzione liturgica radicale (la visuale Roche nel suo recente documento qui), tale concetto è estraneo alla mente cattolica.
Non crediamo nell'evoluzione liturgica, che implica un cambiamento di natura; crediamo nello sviluppo organico. La Liturgia crebbe e fioriva dalla sua forma originale, ma non cambiò specie. Un seme cresce in un albero, ma rimane la stessa pianta. Se la Messa fosse iniziata come una Pasqua domestica, la sua "fioritura" avrebbe portato ad un Seder più complesso, non a un sacrificio gerarchico offerto da un sacerdote su un altare con incenso e canti.
Inoltre, l'atto di consumare l'Eucaristia è del tutto coerente con il rito sacrificale del Tempio ebraico, dove il sacerdote avrebbe consumato porzioni del sacrificio all'interno del tempio come necessario compimento del rito sacrificale. Questo consumo rituale non trasforma l'evento in un pasto comune, piuttosto identifica i partecipanti con l'offerta stessa. L'immagine del "Banchetto Celeste" così spesso citata dai modernisti è, in verità, poesia spirituale che immagina la presenza mistica degli Angeli e dei Santi alla Messa; non è mai stata destinata ad essere un contorno liturgico per una cena.
Questo sacrificio non è solo una vaga offerta di lode o di ringraziamento, ma è sempre stato inteso come la realtà prefigurata dall'Agnello Pasquale. È un sacrificio propiziatorio, volto all'espiazione dei peccati e alla soddisfazione della giustizia divina, così come il sangue dell'agnello un tempo proteggeva gli Israeliti dall'Angelo della Morte.
Suggerire che la Messa si è "evoluta" da una compagnia a tavola in un sacrificio del Tempio significa affermare che la Chiesa ha fondamentalmente frainteso il proprio atto di culto primario nel giro di poche generazioni. Se la struttura della Messa cambiasse l'intero significato teologico e l'identità strutturale, non sarebbe sviluppo, ma una mutazione.
Il fatto che i riti più antichi della Chiesa, sia Oriente che Occidente, condividano un carattere sacrificale dimostra che la "specie" della Messa è stata istituita da Cristo non come un mero pasto, ma come compimento del Tempio. La stabilità rituale del Seder funge da testimone contro la pretesa modernista; se gli apostoli avessero voluto tramandare un Seder, i martiri sarebbero morti pregandolo. Invece, sono morti per un sacrificio, e la liturgia che hanno lasciato è la stessa specie di culto presente nei Riti tradizionali oggi.
___________________________1. la formula Consacratoria: Simili modo, postquam coenatum est, accipens et hunc praeclarum Calicem in sanctas ac venerabiles manus suas:... Anche il Vangelo di Luca dice espressamente che il vino viene consacrato dopo il pasto. Dunque possiamo individuare nella coppa che Gesù consacra quella che ogni ebreo benediceva, e benedice tuttora, con particolare solennità, a chiusura del pasto rituale e che significava il vino dei tempi messianici.
(Targum del Poema delle quattro notti, un antico testo rabbinico che si trova nella traduzione aramaica del Pentateuco “Targum – Codex Neofiti I”. Sono le notti che identificano i momenti salienti della Storia della Salvezza: la notte della Creazione; La notte dell'Alleanza; la notte della Liberazione (l'uscita dall'Egitto: quella del Seder Pasquale ebraico); la notte della Resurrezione

1 commento:
In una recente intervista a John-Henry Westen, don Charles Murr ha commentato che "Papa Leone è come Papa Francesco ma con un sarto migliore.” Si tratta di una critica puntuale rivolta alla continuità di Papa Leone XIV con il pontificato Francesco.
Leggi tutto qui: https://epistles.online/2026/02/02/fr-charles-murr-on-pope-leo-xiv-like-pope-francis-but-with-a-better-tailor/
Quello che Fr. Murr significa è che Leone XIV mantiene la stessa direzione teologica, la stessa mentalità liberale e lo stesso disprezzo per la Tradizione che ha caratterizzato Papa Francesco, ma le presenta con un aspetto esterno più lucido.
In altre parole, nulla di sostanza è cambiato, solo l'imballaggio. I paramenti, le formalità e le esibizioni occasionali di abiti papali tradizionali sotto Leone XIV non riflettono una governance autenticamente tradizionale; invece, funzionano come ottica, uno strato superficiale che contrasta nettamente con la direzione effettiva del suo pontificato.
La veste tradizionale di Papa Leone è semplicemente una facciata decorativa che copre la stessa ambiguità e orientamento progressista ereditato da Francesco. Così, la linea "migliore sartoria" è un modo per dire che Leone XIV è essenzialmente Francesco in abiti più belli, senza alcun miglioramento reale nella dottrina, nella chiarezza o nell'impegno per la Tradizione.
Libri e scritti di don Charles Murr
Fr. Murr comunica le sue intuizioni attraverso i suoi scritti, in particolare i suoi romanzi e le sue opere in stile memoriale. Uno dei suoi libri più conosciuti è "Murder in the 33° Grae" @ https://amzn.to/3ZP3IRe , che racconta l'indagine del cardinale Edouard Gagnon sulla massoneria e la corruzione trincerata in Vaticano.
È anche l'autore de La Madrina @ https://amzn.to/3ZGJZ6m , un racconto avvincente del suo rapporto con Madre Pascalina Lehnert, la potente e energicamente fedele segretaria di Papa Pio XII, già suo mentore e guida spirituale.
Il suo ultimo lavoro pubblicato, And It Was Night @ https://amzn.to/4q7Wumd , offre uno sguardo riflessivo e profondamente personale sull'oscurità, la confusione spirituale e il decadimento interno di cui ha assistito all'interno della Chiesa, incorniciato attraverso una potente narrazione e un'esperienza diretta.
Padre Murr ha anche annunciato l'intenzione di pubblicare un altro libro incentrato sul suo periodo a New York, descrivendo in dettaglio le sfide, gli scandali e gli episodi trasformanti che ha incontrato in alcune delle parrocchie più problematiche della città.
Per saperne di più su https://epistles.online/2026/02/02/fr-charles-murr-on-pope-leo-xiv-like-pope-francis-but-with-a-better-tailor/
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