Nella nostra traduzione da Vigiliae il ricordo di uno scienziato, Cattolico praticante, che non ha mai nascosto la propria fede. Al contrario, ne ha fatto parte integrante del suo pensiero pubblico, sostenendo che non esiste alcuna scoperta scientifica capace di negare l’esistenza di Dio.
Antonino Zichichi (1929 – 2026)
Fisico, educatore e difensore della bellezza razionale della creazione
Antonino Zichichi, una delle voci scientifiche italiane più note e figura di spicco della fisica internazionale, è morto il 9 febbraio 2026 a Losanna. Aveva novantasei anni. Nato a Trapani nel 1929, Zichichi ha dedicato la sua lunga vita all'esplorazione del mondo subnucleare e alla convinzione – scientifica quanto filosofica – che l'universo sia caratterizzato da una razionalità intrinseca.
Dopo i primi studi a Palermo, si è distinto grazie al suo lavoro in fisica subnucleare, contribuendo a importanti esperimenti al CERN e insegnando per decenni all'Università di Bologna. La sua fondazione del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana a Erice nel 1963 ha creato un luogo di incontro unico per scienziati di tutto il mondo e rimane una delle sue eredità istituzionali più durature. Zichichi credeva che la ricerca scientifica prosperasse quando fosse condivisa, dibattuta e inserita in un orizzonte culturale più ampio.
Oltre il laboratorio, divenne una figura pubblica nota in Italia, nota per la sua capacità di comunicare idee complesse con chiarezza e per la sua insistenza sul fatto che la ricerca scientifica e la fede cristiana non debbano essere necessariamente antagoniste. In Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo scrisse : "Non esiste scoperta scientifica che possa essere utilizzata per mettere in dubbio o negare l'esistenza di Dio". Per lui, questo non era uno slogan teologico, ma un'intuizione scientifica: la possibilità stessa della fisica presuppone un universo non caotico. Sottolineava spesso che la matematica non è un'invenzione umana, ma la grammatica in cui è scritta la creazione.
Ne Il vero e il falso, Zichichi traccia una netta distinzione tra le autentiche conquiste della scienza e le false certezze promosse da quella che lui chiamava divulgazione pseudoscientifica. Per lui, la scienza autentica era potente proprio perché riconosceva i propri limiti, mentre l'ideologia travestita da scienza rischiava di trarre in inganno sia la cultura che la società.
Zichichi invocava spesso Galileo Galilei come figura fondante del metodo scientifico moderno. Ammirava Galileo non solo per il suo genio sperimentale, ma anche per la sua convinzione che l'universo fosse scritto in un linguaggio matematico accessibile alla ragione umana. Per Zichichi, Galileo incarnava l'unità della ricerca scientifica e una visione del mondo aperta alla trascendenza. Sosteneva spesso che il cosiddetto "caso Galileo" fosse stato troppo spesso travisato e che l'eredità di Galileo dovesse essere intesa come una celebrazione della razionalità piuttosto che come un simbolo del conflitto tra scienza e fede. In questo senso, Zichichi si considerava parte integrante della stessa tradizione intellettuale: una tradizione che cerca di leggere il libro della natura con rigore e meraviglia.
Era noto anche per posizioni divergenti dal consenso scientifico dominante, in particolare riguardo all'evoluzionismo e ad alcune interpretazioni della climatologia. Le sue riserve non erano di origine teologica, ma derivavano dalla sua interpretazione dei dati e dalla sua insistenza sul rigore metodologico. Per quanto riguarda l'evoluzione biologica, non negava la realtà del cambiamento evolutivo. Il suo scetticismo era invece rivolto all'evoluzionismo, ovvero all'affermazione che i meccanismi neodarwiniani, agendo da soli, possano spiegare appieno l'emergere della complessità biologica. Sosteneva spesso che il divario esplicativo tra microvariazione e macrocomplessità rimanesse significativo.
Riguardo al cambiamento climatico, Zichichi distingueva attentamente tra la fisica del sistema climatico e quelle che considerava estrapolazioni ideologiche. Metteva in dubbio l'affidabilità di alcuni modelli predittivi, sostenendo che le dinamiche non lineari del sistema rendevano le proiezioni a lungo termine intrinsecamente incerte. La sua posizione non era una negazione dei cambiamenti climatici, ma un invito alla cautela nell'interpretarli e nell'attribuirli a singole cause dominanti.
Ne L'infinito, Zichichi esplora il concetto di infinito attraverso molteplici prospettive: matematica, religiosa, artistica ed esistenziale. Basandosi su Aristotele e Archimede – che notoriamente calcolarono quanti granelli di sabbia potessero riempire il mondo allora conosciuto – sostiene che la capacità umana di riflettere sull'infinito rivela sia il potere che i limiti della ragione. Per lui, questo senso di infinito era inseparabile dalla meraviglia, che permeava la sua prospettiva scientifica, filosofica e spirituale.
Antonino Zichichi lascia dietro di sé un corpus di opere scientifiche, una generazione di studenti e una voce che si distingue nel dialogo tra scienza e fede. La sua vita è stata segnata dalla convinzione che l'universo non sia un caso, ma un dono, intelligibile e interpellante. In un'epoca spesso tentata dalla polarizzazione, il suo esempio suggerisce un modo più generoso di ricercare la verità, in cui curiosità e rispetto procedono fianco a fianco.
Rev. Leon, 10 febbraio 2026
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

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