venerdì 25 febbraio 2022

Il nuovo arcivescovo di Algeri segue Bergoglio ma contraddice Cristo e san Paolo

Ecco dove porta il modernismo ecumenista e antropocentrico delle attuali gerarchie conciliari apostate.

Mons. Jean-Paul Vesco è il nuovo arcivescovo di Algeri. Vescovo di Orano dal dicembre 2012, è stato insediato nella sua sede arcivescovile il 12 febbraio. In occasione di questa intronizzazione ha rilasciato un’intervista al quotidiano Dimanche.
Nato nel 1962, Jean-Paul Vesco è entrato nell’ordine domenicano all’età di 32 anni dopo essere stato un avvocato d’affari. Trascorse alcuni anni in Algeria, poi tornò in Francia, essendo stato eletto provinciale dei domenicani di Francia. Nel 2013 è stato nominato Vescovo di Orano da Benedetto XVI.

Papa Francesco lo ha nominato arcivescovo di Algeri nel dicembre 2021. Ha preso il suo posto il 12 febbraio. In questa occasione ha rilasciato un’intervista a Laurence d’Hondt per conto del giornale Dimanche (Belgio). Alcune delle sue risposte sono a dir poco sbalorditive.

Una strana nozione di evangelizzazione
Per spiegare quale sarà il suo ruolo a capo della diocesi di Algeri, il nuovo arcivescovo esordisce citando papa Francesco durante l’incontro con l’ayatollah Ali el-Sistani: “Molto spesso bisogna rischiare per fare il passo della fratellanza. Ci sono critiche, si dice che il Papa è incosciente, che si sta muovendo contro la dottrina cattolica.”

Poi il vescovo commenta: “Queste parole di papa Francesco esprimono esattamente ciò che vivo e sento: siamo prima di tutto fratelli umani. Ha osato correre il rischio di affermare una fratellanza umana, al di là delle affiliazioni religiose. Mostra così che l’evangelizzazione si fa in fraternità e non in conversione. È rivoluzionario! Afferma in un certo senso che il battesimo non è la condizione della salvezza.”

C’è un punto su cui possiamo essere pienamente d’accordo: “è rivoluzionario!”. Infatti, affermare che l’evangelizzazione non avviene nella conversione è esattamente contrario a ciò che Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, ci ha insegnato:

“E Gesù si avvicinò e disse loro così: Ogni potere mi è stato dato in cielo e in terra. Andate dunque, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 18-20).

O ancora: “Poi disse loro: Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato; chi non crede sarà condannato” (Mc 16, 15-16).

Quindi è abbastanza chiaro, ed è questa l’interpretazione di tutta la tradizione, che l’evangelizzazione si fa nella conversione e nel battesimo. Certamente questo battesimo può essere battesimo di sangue, nel martirio, o battesimo di desiderio, ma il battesimo è necessario.

Dobbiamo riuscire a sbarazzarci dell’idea che dobbiamo evangelizzare
Ma il nuovo arcivescovo va anche oltre. Afferma, in occasione di una domanda sull’Islam: “Al contrario, diffidiamo di noi stessi ogni volta che siamo tentati di avere una visione negativa dell’Islam. Dobbiamo riuscire a sbarazzarci dell’idea che dobbiamo evangelizzare, far accedere gli altri alla nostra verità e contemporaneamente accettare che forse c’è anche nell’Islam una parte della verità che ci sfugge.”

Sbarazzarsi dell’idea che dobbiamo evangelizzare… San Paolo aveva un’altra idea. Ecco cosa ci insegna: “Se annunzio il Vangelo, non è per me una gloria, è un obbligo che mi incombe, e guai a me se non annunzio il Vangelo!” (1 Cor 9, 16) Guai a me…

Ma in realtà non si tratta di san Paolo, si tratta dello stesso Spirito Santo, poiché questa prima epistola ai Corinzi fa parte del canone dei libri sacri ispirati da Dio. È Dio stesso che ci parla in questi libri. Inoltre, non si tratta della “nostra verità”, ma di Colui che ha detto “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 16,6).

Così, mentre Dio, per bocca dell’Apostolo, ci insegna che è un obbligo evangelizzare, in particolare per il clero, e specialmente per i vescovi, Mons. Vesco ci dice che “dobbiamo riuscire a sbarazzarci dell’idea che dobbiamo evangelizzare”. Allora a chi credere?

A un uomo che vede l’evangelizzazione solo in una fraternizzazione tutta umana, escludendo la conversione e perfino “in un certo senso” il battesimo ? O alla Verità incarnata, Gesù Cristo, Figlio di Dio e dello Spirito Santo, seconda persona della Santissima Trinità?

Il motto di Mons. Vesco è: “Voglio vivere e farvi desiderare di vivere”. Ma che genere di vita? Sfortunatamente, sembra che non si tratti della vita divina, ma di una povera vita umana. Quindi, nonostante le sue smentite, l’arcivescovo di Algeri non fa niente di più di quanto potrebbe fare una ONG. - Fonte

9 commenti:

Anonimo ha detto...

'Infiltrare': bisogna iniziare a leggere la storia recente, ecclesiale, nazionale, internazionale con questa lente di ingrandimento per comprendere la decadenza, la corruzione, la dissoluzione della religione, della cultura, della giustizia, della economia. Ogni ruolo affidato a persona non rispondente alle reali caratteristiche che il ruolo richiederebbe è atto di destabilizzazione dell'intera struttura portante e cartina di tornasole di quest'atto dinamitardo è la giustificazione buonista che ne viene adotta pubblicamente.

A.M. ha detto...

Mentre, S.Teresa d'Avila non vedeva l'ora di morire (muoio di non morire)tanto ardeva dal desiderio di vedere finalmente l'Amato.

MUOIO PERCHÉ NON MUOIO

Vivo ma in me non vivo
e fino a tal punto spero
che muoio perché non muoio.

Vivo ormai fuori di me
dopo esser morta d’amore,
perché vivo nel Signore,
che mi ha voluta per sé:
quando Gli ho dato il mio cuore
vi ha scritto queste parole:
Che muoio perché non muoio.

Questa divina prigione,
dell’amore con cui io vivo,
Dio ha reso mio prigioniero
e ha liberato il mio cuore;
e mi dà tanta passione
veder Dio mio prigioniero
che muoio perché non muoio.

Com’è lunga questa vita!
Com’è duro quest’esilio!
Il carcere e questi ceppi
in cui l’anima si trova!
Solo aspettarne l’uscita
mi causa un tale dolore,
che muoio perché non muoio.

Ah, che vita così amara
se non si gode il Signore!
Perché se è dolce l’amore,
non lo è la lunga speranza;
toglimi Dio questo peso,
più pesante dell’acciaio,
che muoio perché non muoio.

Vivo con la sicurezza
che un giorno dovrò morire,
perché il vivere, morendo,
mi assicura la speranza;
morte in cui vita s’ottiene,
non tardare, che ti aspetto,
che muoio perché non muoio.

Guarda che l’amore è forte;
vita, non mi molestare,
guarda che solo mi resta
perderti per guadagnarti.
Venga ormai la dolce morte,
venga il morir senza indugio
che muoio perché non muoio.

Quella vita di lassù
che è la sola vera vita,
fino a che questa non muore,
non si gode essendo viva:
morte, non essermi schiva;
che io viva morendo prima,
che muoio perché non muoio.

Vita, che altro posso dare
al mio Dio che vive in me,
se non il perdere te
per poterti guadagnare?
Voglio morendo raggiungerti,
ché bramo tanto il mio Amato,
che muoio perché non muoio.

Traduzione di Emilio Coco per Raffaelli Editore

Anonimo ha detto...

Dice esplicitamente quello che molti preti pensano e lo fanno in pratica.

In questa lirica si avverte come S.Teresa si sia lasciata marchiare dalla Fornace Ardente d'Amore .. ha detto...

MUERO PORQUE NO MUERO

Vivo sin vivir en mí
y de tal manera espero,
que muero porque no muero.

Vivo ya fuera de mí,
después que muero de amor,
porque vivo en el Señor,
que me quiso para sí:
cuando el corazón le di
puso en mí este letrero:
Que muero porque no muero.

Esta divina prisión,
del amor con que yo vivo,
ha hecho a Dios mi cautivo
y libre mi corazón;
y causa en mí tal pasión
ver a mi Dios prisionero,
que muero porque no muero.

¡Ay, qué larga es esta vida!
¡Qué duros estos destierros!
Esta cárcel y estos hierros
en que el alma está metida!
Sólo esperar la salida
me causa un dolor tan fiero,
que muero porque no muero.

¡Ay, qué vida tan amarga
do no se goza el Señor!
Porque si es dulce el amor,
no lo es la esperanza larga:
quíteme Dios esta carga,
más pesada que el acero,
que muero porque no muero.

Sólo con la confianza
vivo de que he de morir,
porque muriendo el vivir
me asegura mi esperanza;
muerte do el vivir se alcanza,
no te tardes, que te espero,
que muero porque no muero.

Mira que el amor es fuerte;
vida, no me seas molesta,
mira que sólo me resta
para ganarte o perderte.
Venga ya la dulce muerte,
el morir venga ligero
que muero porque no muero.

Aquella vida de arriba,
que es la vida verdadera,
hasta que esta vida muera,
no se goza estando viva:
muerte, no me seas esquiva;
viva muriendo primero,
que muero porque no muero.

Vida, ¿qué puedo yo darte
a mi Dios, que vive en mí,
si no es el perderte a ti
para merecer ganarte?
Quiero muriendo alcanzarte,
pues tanto a mi Amado quiero,
que muero porque no muero.

S.Teresa d'Avila

Anonimo ha detto...

Qual'e' il problema, forse che l'Amore non e' amato per primo?

Anonimo ha detto...

Qual'e' il compito della Chiesa?
Portare Cristo (S.Messa,Sacramenti)
Cosa fecero gli Apostoli?
Pensarono a riempire le pance?
O pensarono di riempire di anime il granaio di Dio?
Non demandarono forse ad altri di riempire le pance poiche' essi dovevano dedicarsi ad espandere il Regno di Dio?
Dovevano, su mandato esplicito del Signore!

Anonimo ha detto...

Dobbiamo assicurare una sicurezza materiale?
Non si confida piu' nella Divina provvidenza?
Non e' forse fondamento la vita dello spirito? O e' un accessorio.

Anonimo ha detto...


Questo vescovo non ha la fede, è evidente.
O meglio, ha la fede della Chiesa riformata nello spirito del Vaticano II, la fede di un'altra religione, un fac-simile ingannevole della religione cristiana.

Il superamento della conversione si ha già nel Vaticano II.
Il Concilio ha infatti imposto il concetto che la verità nella morale va ricercata nella ricerca comune con gli altri uomini, come se la Chiesa non possedesse già questa verità (p.e. sul matrimonio e sulla famiglia già nella Rivelazione e quindi del Deposito della Fede). La verità (di origine rivelata) viene dunque sostituita dalla ricerca della verità in comune con gli altri uomini (vedi Gaudium et spes, art. 16) e quindi con tutte le altre religioni (dialogo e collaborazione). Pertanto, ha introdotto un concetto evolutivo di verità divina nella Dei Verbum (art. 8).
INoltre, ha ordinato ai cattolici di "riconoscere,far progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano nei seguaci delle altre religioni", naturalmente "sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana" (Nostra Aetate, art. 2.5).
Cosa resta in questo quadro del concetto stesso di "conversione" dei non cattolici dalle tenebre dei loro errori? Niente, direi. Più chiaro di così, che si tratta di un'impostazione di tipo deistico e soggettivistico, contraria al Deposito della Fede e distruttiva dello stesso.
Da notare la contraddizione, che sembra persino una presa in giro: far progredire p.e. i mussulmani nei loro valori, naturalmente "sempre rendendo testimonianza alla fede e vita cristiana". Ma come è possibile? Se osservo fedelmente il mio matrimonio cattolico indissolubile, come faccio a far progredire il seguace di Maometto in quel valore che è il suo concetto del matrimonio (poligamico, che ammette divorzio e ripudio, concubinaggio, rapporti con le schiave, matrimonio temporaneo presso gli Sciiti)?
Però si continua a tacere su tutto questo, le critiche argomentate e approfondite effettuate a suo tempo (da Amerio, dai teologi della FSSPX, da mons. Gherardini e anche, scusate se mi cito, da me stesso, sono state sepolte nell'oblìo e nel disprezzo dei c.d. benpensanti).

Ma il Castigo divino continua a progredire: la devastazione della Gerarchia imbelle e traditrice della fede continua ed anzi aumenta al pari della persecuzione cui è sottoposta la nostra religione e su tutto il mondo sta esplodendo una crisi che sembra coagulare in se stessa tutte assieme le tradizionali PiAGHE : la pestilenza, la carestia, l'estinzione dei popoli ("la tua casa ti sarà lasciata deserta") e adesso la guerra.
Perché quello che sta succedendo in Ucraina potrebbe benissimo essere l'inizio di una guerra devastante per tutta l'Europa.
Piuttosto che andare all'ambasciata russa ad esprimere la sua "preoccupazione", l'attuale POntefice farebbe meglio ad emendarsi pubblicamente dai suoi errores in fidem, a ristabilire la retta dottrina, a sanare i costumi del clero attuale.
PP

Anonimo ha detto...

La forza che la Fede conferisce al credente oggi è quasi scomparsa, se non del tutto. Ormai parliamo lingue diverse e non si intende più neanche Dio. Troppo e troppo a lungo si è lasciato correre, stoltamente credendoci superiori ai piccoli e grandi peccati, tutto coprendo con un indifferentismo ebete smerciato come superiorità mondana che tutto tollera, aggiungendo peccato a peccato, arrivando perfino a modificare, svuotandola della Sua forza, la Parola stessa di Dio, Padre Figlio e Spirito Santo. La guerra sta strappando le ultime maschere che gli uomini nullità hanno per decenni indossato e il vuoto dilaga risucchiando la vuotezza ipocrita della ribellione demente del nulla che ha preteso e pretende di farsi dio.