martedì 1 febbraio 2022

Inghilterra: nuove restrizioni dopo “Traditionis custodes”

Qui l'indice degli articoli su Traditionis custodes e Responsa ad dubia.
Inghilterra e Galles sono stati i primi Paesi a richiedere, nel 1971, la possibilità di celebrare secondo la forma liturgica tradizionale dopo le prime modifiche al rito tridentino – nel 1965 e nel 1967 – ad opera del famoso Agatha Christie indult. Oggi la convivenza – almeno per il sacramento della cresima – è finita.
L'arcivescovo di Westminster e presidente della Conferenza episcopale inglese, il cardinale Vincent Nichols, ha affermato che d'ora in poi non sarà più consentito celebrare il sacramento della Cresima secondo il rito tradizionale nell'arcidiocesi da lui retta.

La Latin Mass Society aveva scritto una lettera al prelato il 14 dicembre per fargli domande al riguardo. L'Arcivescovo ha risposto il 20 gennaio: "Mi scuso per questo ritardo, ma ho voluto approfondire le implicazioni delle “Responsa ad dubia” pubblicate dalla Congregazione per il Culto Divino."

"Una delle domande poste alla Congregazione riguardava la celebrazione dei sacramenti secondo le forme precedenti al Concilio Vaticano II", prosegue l'arcivescovo. "La risposta data dalla Congregazione è stata negativa."

Infatti, è ormai vietato qualsiasi uso del pontificale preconciliare. Ciò significa che la cresima deve essere celebrata secondo la forma approvata per tutta la Chiesa latina il 15 agosto 1971". In pratica, ciò significa la scomparsa della liturgia tradizionale, fatta eccezione per la celebrazione della messa.

Il porporato, tuttavia, ha lasciato una porta aperta a futuri cambiamenti: "continueremo naturalmente a riflettere sulle disposizioni stabilite dalla Santa Sede in materia e sull'importanza del rinnovamento liturgico a cui siamo chiamati, nonché sulle necessità pastorali dei fedeli".

Per quasi 20 anni, la Latin Mass Society ha tenuto celebrazioni annuali per la cresima nel rito tradizionale nella chiesa di San Giacomo nel centro di Londra, tenute da un vescovo ausiliare inviato dall'arcidiocesi di Westminster.

Il presidente della società, Joseph Shaw, ha affermato che "la cessazione di queste celebrazioni significa la perdita di molto di ciò che i vescovi di Inghilterra e Galles hanno tentato e realizzato per stabilire una serena convivenza tra nuove e antiche forme liturgiche".

Nel motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI del 2007 è stato riconosciuto a tutti i sacerdoti il diritto di celebrare la messa tradizionale, senza dover chiedere il permesso al proprio vescovo. Con questo provvedimento il papa aveva cercato di facilitare l'esistenza e l'applicazione delle due forme liturgiche al fine di conseguire un "mutuo arricchimento".

Il 16 luglio 2021 è entrato in vigore il documento Traditionis custodes di papa Francesco, in cui si afferma che è "competenza esclusiva" del vescovo diocesano autorizzare messe tradizionali nella sua diocesi e stabilisce molte altre restrizioni per la liturgia tradizionale, con lo scopo di eliminarla gradualmente.

Il 15 gennaio si è tenuto a Parigi il congresso Courrier de Rome, che si è concentrato proprio su questo tema: "Dopo Traditionis custodes, come mantenere la Tradizione?". La domanda è pressante, soprattutto per i genitori che hanno figli in età per essere cresimati e per gli ordinandi che si aspettano di ricevere il sacerdozio secondo il rito tradizionale.
(Fonti: InfoCatolica/CNA – FSSPX.Actualités) Immagine: Flickr / Catholic Church England and Wales (CC BY-NC-ND 2.0)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Di questo prelato, se non ricordo male, abbiamo parlato per la vicenda del piccolo Alfie.

Sì, purtroppo si e' gia' distinto. ha detto...

https://www.repubblica.it/esteri/2018/05/02/news/cardinale_nichols_il_caso_alfie_evans_usato_per_vantaggi_politici_-195316185/
Pieta' per lui.

Anonimo ha detto...

Mi auguro che ci siano vescovi cattolici coraggiosi, che noncuranti di possibili sanzioni canoniche, possano ordinare gli ordinandi secondo il Pontificale romano usus antiquor. Specialmente da parte di quei vescovi e cardinali che non sono titolari di diocesi o a capo di dicasteri ...