domenica 6 febbraio 2022

In memoria di don Paolo Romeo

Ricevo e pubblico con partecipe commozione, affidando l'anima di don Paolo Romeo alla Misericordia del Signore.
In memoria di don Paolo Romeo
di una parrocchiana 

Euge, serve bone et fidélis, quia in pauca fuísti fidélis, supra multa te constítuam; intra in gaudium Domini tui (Mt 25,21). 
Ai primi vespri della festa della Presentazione di Nostro Signore al Tempio e della Purificazione di Maria Santissima, il Signore ha chiamato a Sé don Paolo Romeo, abate parroco dell’Abbazia di Santo Stefano a Genova. Aveva 51 anni e fra pochi mesi avrebbe celebrato il 25mo di sacerdozio.

Da anni curava la celebrazione della Santa Messa tridentina e intorno a lui e grazie a lui si era raccolto un gruppo di persone, giovani e famiglie cui aveva dischiuso i tesori della liturgia secolare della Chiesa cattolica, quello scrigno di ineguagliabile bellezza che diede alla Chiesa schiere di santi.

La macchina del fango si è subito messa in moto perché l’occasione per i maligni era irripetibile: prete no-vax muore di covid, hanno urlato ai quattro venti. In più celebrava la Messa in latino: un mix che scatena le fantasie più torbide e malsane di chi, evidentemente, la Chiesa la frequenta poco e la conosce ancor meno. Con disprezzo l’hanno chiamato no-vax, tradizionalista, lefevbriano, addirittura ostile al papa. L’hanno irriso perché si è posto il problema morale dei vaccini derivati da linee cellulari abortive. Ma questo problema c’è e non è irrilevante, tanto che se ne è occupata anche la Santa Sede tramite la Congregazione della Dottrina della Fede e la Pontificia Accademia della Vita.

Ma lasciamo il fango a coloro che amano rotolarvisi, quelli che trovano in esso il loro elemento naturale. Parliamo di chi era realmente don Paolo.

Ai funerali l’arcivescovo di Genova, mons Tasca, ha invece avuto parole di stima e di paterna gratitudine per il lavoro svolto da don Paolo per la Chiesa genovese. “Don Paolo ha fatto tanto bene, anche se non tutti lo sanno. Ma io ne sono testimone”, ha detto a conclusione dell’omelia. Poche settimane fa, infatti, mons. Tasca, aveva trascorso in abbazia l’intera giornata della festa patronale di Santo Stefano, assistendo alla S. Messa in rito romano antico e a quella celebrata dalla comunità uniate, da anni ospitata in parrocchia.

L’arcivescovo si è anche fatto latore del messaggio di cordoglio e vicinanza inviato dal Card. Bertone, arcivescovo di Genova dal 2003 al 2006, che conosceva bene don Paolo, all’epoca giovane prete (fu ordinato nel 1997 dal card. Dionigi Tettamanzi).

Don Paolo era ed è un sacerdote cattolico, genovese per la precisione, innamorato di Dio e a Lui ogni giorno sempre più grato per averlo scelto tra tanti per essere un alter Christus.

Don Paolo amava Nostro Signore, la Vergine Santissima e una sola cosa temeva: il giudizio di Dio. Per questo non poteva non cercare in ogni cosa la verità o, meglio la Verità, che sola ci farà liberi.

La salvezza delle anime a lui affidate, di quelle che incontrava ogni giorno nel suo ministero, era la sua priorità. Non esitava un attimo quando veniva chiamato per amministrare i Sacramenti agli infermi. Mai si è preoccupato di quale malattia soffrissero, fosse il Covid o un altro malanno. Ben sapeva, infatti che l’unica malattia veramente mortale è il peccato ed esso va lavato nel Sangue dell’Agnello. Il sacerdote ha il compito di guarire le anime per il potere che Cristo stesso gli ha conferito, di amministrare la multiforme grazia di Dio per la salvezza eterna di ogni uomo: questo don Paolo lo aveva ben chiaro e lo univa ad un naturale calore umano che lo portava ad essere amico oltre chè pastore.

Don Paolo conosceva il Vangelo di Nostro Signore e sapeva che la via è quella stretta, che, se hanno perseguitato il Maestro, perseguiteranno anche i discepoli. Come lo sa ogni cristiano.

Ora il Signore ha voluto con Sé il nostro caro don Paolo, che ci era d’esempio e di riferimento, che si spendeva con generosità ed allegria. Non sappiamo perché lo abbia voluto con Sé proprio ora e in questo modo. Non c’è che un modo per vivere e per morire: come dice san Paolo vivere è Cristo e morire un guadagno.

Abbiamo pregato tanto che Dio ci lasciasse ancora don Paolo, abbiamo pregato in tanti, in tante parti del mondo. Sono state offerte tante Sante Messe perché ci sembrava impossibile perderlo, andare avanti senza di lui. Ma il Signore ha disposto diversamente. Ha permesso anche che per un attimo fosse infangata la sua memoria.

In tutto questo rendiamo grazie a Dio per il dono di un sacerdote secondo il Suo Cuore, il nostro don Paolo. Il Signore dà e il Signore toglie. Certo si soffre e si piange: don Paolo ci mancherà e ci appelliamo al Pastore della Chiesa che è in Genova perché l’opera di don Paolo possa continuare e dare frutti ancor più rigogliosi.

Don Paolo partecipa ora alla liturgia celeste: i clamori e le bassezze di questo mondo sono lontani. Iúdica me, Deus, et discérne causam meam de gente non sancta: ab hómine iníquo et dolóso érue me. Quia tu es, Deus, fortitúdo mea

Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam: quest’augurio è ora realtà in cielo.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Commemoriamo il centenario dell'elezione di un Pontefice, Pio XI, che in epoca di tremendi totalitarismi, lottò per affermare che "se c’è un regime totalitario – totalitario di fatto e di diritto – è il regime della Chiesa, perché l’uomo appartiene totalmente alla Chiesa, deve appartenerle, dato che l’uomo è la creatura del buon Dio. E il rappresentante delle idee, dei pensieri e dei diritti di Dio, non è che la Chiesa, la quale ha veramente il diritto e il dovere di reclamare la totalità del suo potere sugli individui: ogni uomo, tutto intero, appartiene alla Chiesa, perché tutto appartiene a Dio.”

Anonimo ha detto...

Ricevo questo invito da un amico Padre Carmelitano. Credo che le critiche preventive siano inutili e dannose, ovviamente la notizia del Papa che va nella tana del lupo non ci ha rallegrato più di tanto. Speriamo che Papa Francesco lasci invece il segno e che questa rischiosa uscita porti dei frutti.
Ecco il testo.

Buona sera, prego e invito a pregare te, tutti noi cristiani, perché il nostro Papa Francesco, nell'intervista pubblica televisiva di questa sera sia docile a Dio, si lasci guidare e illuminare dallo Spirito Santo, sappia annunciare soprattutto Gesù Cristo, la Verità sul mistero di Dio, sulla vita umana, sulla Chiesa, sul mondo; l'intercessione di Maria lo renda libero da discorsi di parte in cui potrebbe essere trascinato..., possa essere capace di dare un giudizio sapiente e limpido sul potere o sui poteri dominanti, possa chiamare alla conversione a Cristo tutti, compresi i giornalisti, i politici ecc. possa difendere e aiutare la fede, la speranza, la carità dei semplici, degli umili, del popolo di Dio. Sono convinto che c'è bisogno di aiutare il Papa... preghiamo di cuore. Buona preghiera

copioincollo ha detto...

https://gloria.tv/post/4XRv8scpFr7RB9uFwgvgQWWzq
Alcide
Vorra' dire che il Buon DIO quando moriranno a questi francescani gli dirà: Avete il greenpass ?

Anonimo ha detto...

Molto ingenuo, questo Padre Carmelitano. Direi anche un po' candido. Se il pontefice va da Fazio è perché similia cum similibus congregantur. Per la par condicio si dovrebbe intervistare papa Ratzinger, ma non sia mai. In confronto al papa emerito Fazio apparirebbe l'ignorante che in fondo è.

ilfocohadaardere ha detto...

https://www.lecodelsud.it/papa-francesco-ospite-da-fazio-io-non-sono-tanto-santoda-piccolo-volevo-fare-il-macellaio

Come riportato dall'articolo (non ne ho trovati altri che lo facciano), p.bergoglio ha utilizzato il termine "MITO" riferendosi al racconto biblico della Creazione. A mio parere la portata pienamente eretica di questo "lapsus" è evidente.