Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 21 febbraio 2026

Sabato dopo le Ceneri

Sabato dopo le Ceneri

La Stazione dovrebbe essere alla Chiesa di S. Trifone Martire. Ma siccome questa Chiesa del IX secolo, nel 1736 fu demolita, l'attuale Stazione ha luogo in S. Agostino, del XV secolo, che si trova presso il luogo una volta occupato dalla Chiesa di S. Trifone.
EPISTOLA (Is 58,9-14). - Queste cose dice il Signore Dio: Se tu ti toglierai d'addosso la catena, se cesserai d'alzare il dito, e i discorsi sconvenienti, se aprirai il tuo cuore all'affamato, se consolerai l'anima afflitta, la tua luce brillerà nelle tenebre, e le tue tenebre diverranno un meriggio, e il Signore ti darà un eterno riposo e inonderà la tua anima di splendori. E darà vigore alle tue ossa, e tu sarai come un giardino irrigato e come una fontana a cui non mancheranno le acque. Da te saranno popolate di case i luoghi da secoli deserti, alzerai su fondamenti di generazioni e generazioni. E sarai sarai chiamato ricostruttore delle mura, restauratore della sicurezza delle strade. Se non ti allontanerai dal sabato, e non farai come ti pare nel mio santo giorno: se chiamerai il sabato (tua) delizia e glorioso il consacrato al Signore, l'onorerai senza fare i tuoi interessi, e non farai trovare la tua soddisfazione nelle ciarle, allora troverai le tue delizie nel Signore, ed io ti eleverò sopra le altezze della terra e ti nutrirò con l'eredità di Giacobbe tuo padre: così dice il Signore.

Come abbiamo incontrato il colosso del Lago Maggiore

Nella nostra traduzione da Italia perennis. L'autore parte dalla considerazione che per molti creativi, l'Italia non è stata solo un luogo da visitare, ma una vera e propria fonte di ispirazione. Continua la serie che presenta i frutti dei loro viaggi e delle loro creazioni indimenticabili. Trovo bello e degno di rilievo questo amore per l'Italia, così offuscato qui da noi e il nuovo testo che segue. Precedenti qui - qui - qui - qui.

Come abbiamo incontrato il colosso del Lago Maggiore
Pellegrini nella terra di San Borromeo 
Robert Lazu Kmita, 11 febbraio

Immagine: JM Leitzmann, Isola Bella, Lago Maggiore

Dopo le giornate di sole trascorse a Venezia, ci siamo diretti verso il Lago Maggiore, immersi in un tempo grigio e nuvoloso che preannunciava possibili piogge, di quelle che invitano alla malinconia e alla riflessione. Non avrei mai sospettato, nemmeno per un attimo, che avremmo avuto la possibilità di incontrare un vero colosso.

Quando si sente una frase del genere, apparentemente ispirata a Bernardo di Chartres (XII secolo d.C.), chiunque penserebbe che si tratti di una metafora. Una visita alla cripta del celebre Duomo di Milano, dove riposano le spoglie mortali di San Carlo Borromeo, sembrerebbe dire tutto. Abbiamo trascorso un tempo straordinario a contemplare le meraviglie della Cattedrale. Il sonno eterno del santo ci ha spinto, in riverente silenzio, a uscire e a proseguire il nostro viaggio.

Il vescovo Strickland sulla situazione della FSSPX: "La salvezza delle anime deve rimanere la legge suprema"

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews. Ancora il vescovo Strickland sulla FSSPX. Quando coloro che contraddicono apertamente l'insegnamento della Chiesa vengono tollerati, mentre coloro che cercano la continuità vengono trattati come sospetti, qualcosa si è invertito. Qui l'indice dei suoi interventi.
Il vescovo Strickland sulla situazione della FSSPX:
"La salvezza delle anime deve rimanere la legge suprema"


L'attuale situazione che vede coinvolta la Fraternità San Pio X (FSSPX) ha rivelato ancora una volta, all'interno0 della Chiesa, una realtà seria e irrisolta, che non può essere ignorata, rinviata a tempo indeterminato o alla quale non si può rispondere con il silenzio.

Negli anni successivi al Concilio, l'arcivescovo Marcel Lefebvre ha agito nella convinzione che elementi essenziali della vita della Chiesa – la formazione sacerdotale tradizionale, la teologia sacramentale che l'aveva plasmata e la Messa che aveva nutrito innumerevoli santi – venissero abbandonati o attivamente soppressi. La Fraternità San Pio X è nata da quella crisi e, per decenni, ha preservato queste realtà quando pochi altri erano disposti o autorizzati a farlo.

venerdì 20 febbraio 2026

Mons, Viganò. Maledicta terra in opere tuo /Omelia nel Mercoledì delle Sacre Ceneri “in capite jejunii”

Qui l'indice degli interventu precedenti e correlati.
Maledicta terra in opere tuo
Omelia nel Mercoledì delle Sacre Ceneri
in capite jejunii

Maledicta terra in opere tuo:
in laboribus comedes ex ea cunctis diebus vitæ tuæ.
Spinas et tribulos germinabit tibi, et comedes herbam terræ.
In sudore vultus tui vesceris pane,
donec revertaris in terram de qua sumptus es:
quia pulvis es et in pulverem reverteris.

Maledetta sia la terra per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.
Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre.
Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!
Gen 3, 17-19
L’INIZIO del sacro tempo della Quaresima, che la Santa Chiesa inaugura con l’austerità delle cerimonie e dei paramenti in questo Mercoledì delle Ceneri, era anticamente segnato non solo dalla pratica del digiuno e della penitenza per tutti i fedeli, ma anche dal solenne rito dell’espulsione dei pubblici penitenti fino al Giovedì Santo. I peccatori colpevoli di delitti particolarmente gravi venivano convocati in Cattedrale al cospetto del Vescovo, rivestiti del cilicio e a piedi scalzi, prima dell’inizio della Messa Pontificale. Il Penitenziere, dinanzi a tutto il popolo, elencava le colpe di ciascun penitente e gli imponeva le Ceneri dicendo: Memento homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris: age pænitentiam, ut habeas vitam æternam. Un Canonico li aspergeva con l’acqua benedetta e il Vescovo benediceva le vesti penitenziali – il cilicio, appunto – e tutto il Clero recitava i sette Salmi penitenziali e le Litanie. Alla fine, dopo quattro orazioni, il Vescovo teneva un’omelia, ostendens qualiter Adam propter peccatum ejectus est de paradiso, et multa maledicta in eum congesta sunt; et qualiter ejus exemplo ipsi de Ecclesia ad tempus eijciendi sunt; mostrando in che modo Adamo, a causa del peccato, fu cacciato dal paradiso e su di lui furono riversate molte maledizioni; e in che modo, sul suo esempio, anch’essi [i penitenti] devono essere espulsi temporaneamente dalla Chiesa. A questo punto, il Vescovo prendeva per mano uno dei penitenti, formando una catena di tutti coloro che venivano espulsi dalla chiesa. E mostrando la propria commozione cum lacrymis diceva: Ecce eijcimini vos hodie a liminibus sanctæ matris Ecclesiæ propter peccata vestra, et scelera vestra, sicut Adam primus homo ejectus est de paradiso propter transgressionem suam. Ecco, oggi siete espulsi dai confini di santa madre Chiesa a causa dei vostri peccati e delle vostre scelleratezze, così come Adamo, il primo uomo, fu cacciato dal paradiso a causa della sua trasgressione. Il coro nel frattempo cantava un’antifona che rievocava le parole del libro della Genesi (Gn 3, 16-19). Ai penitenti rimasti in ginocchio e in lacrime davanti al portale della Cattedrale, il Vescovo diceva di non disperare della misericordia del Signore, dedicandosi al digiuno, pregando, compiendo pellegrinaggi, donando l’elemosina e facendo buone opere. Li invitava infine a ripresentarsi non prima della mattina del Giovedì Santo. Le porte della chiesa venivano quindi chiuse, prima che iniziasse la Messa.

Mons. Viganò/Dichiarazione a seguito del Comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede a proposito dell’incontro del Prefetto con il Superiore Generale della Fraternità San Pio X

Qui l'indice degli interventu precedenti e correlati.
Mons. Viganò /Dichiarazione 
a seguito del Comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede a proposito dell’incontro del Prefetto con il Superiore Generale della Fraternità San Pio X

Il comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede sull’incontro con la Fraternità San Pio X è un velenoso tranello intriso di ipocrisia modernista. Dietro un falso spirito di dialogo, esso mira esclusivamente a impedire le Consacrazioni episcopali.

1 – Si parla di “requisiti minimi per la piena comunione con la Chiesa cattolica”, come se vi fosse una sorta di minimo comun denominatore nella Fede integrale e immutabile. Non c’è nulla da discutere: la Fraternità è già in comunione con la Chiesa Cattolica di sempre. È piuttosto il Dicastero per la Dottrina della Fede, con il suo Prefetto Tucho Fernández, a dover essere messa in discussione e giudicata per aver calpestato quei requisiti, abbracciando errori conciliari e sinodali, sovversioni morali e idolatria.

Il Vaticano rifiuta l'invito a unirsi al Consiglio per la Pace di Trump

Leggo su Lifesitenews e traduco con qualche chiosa. Il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin ha affermato che la gestione delle crisi globali spetta "principalmente" alle Nazioni Unite; il che, secondo il cardinale, rappresenta una "questione critica" per il Consiglio per la pace di Trump. Qui l'indice dei precedenti sulla realtà distopica. 

Il Vaticano rifiuta l'invito a unirsi
al Consiglio per la Pace di Trump


La Santa Sede ha declinato l'invito del presidente Donald Trump a entrare a far parte del Board of Peace, il cui obiettivo dichiarato è la governance delle aree globali colpite da conflitti.

Lo ha dichiarato il 17 febbraio, ai giornalisti: la Santa Sede “non parteciperà al Consiglio per la Pace a causa della sua natura particolare, che chiaramente non è quella di altri Stati”.

giovedì 19 febbraio 2026

Comunicato della Casa Generalizia: risposta della Fraternità a Roma

Oremus. Precedenti qui - qui - qui - qui (continuità apostolica) - qui (una diagnosi metafisica).
Comunicato sulla risposta del Consiglio generale della Fraternità San Pio X alla proposta del Dicastero per la Dottrina della Fede.

In occasione dell’incontro del 12 febbraio scorso tra don Davide Pagliarani, Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e Sua Eminenza il cardinal Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, organizzato a seguito dell’annuncio di future consacrazioni episcopali per la Fraternità, quest’ultimo aveva proposto «un percorso di dialogo specificamente teologico, con una metodologia ben precisa, […] per evidenziare i minimi necessari per la piena comunione con la Chiesa Cattolica», subordinando tale dialogo alla sospensione delle consacrazioni episcopali annunciate.
Su richiesta del Prefetto del Dicastero, il Superiore generale ha presentato questa proposta ai membri del suo Consiglio e ha preso il tempo necessario per valutarla.

La forma prima dell'approvazione e la crisi che rivela. Una diagnosi metafisica delle consacrazioni della FSSPX

Nella nostra traduzione da OnePeterFive. Una riflessione che ci offre diverse puntualizzazioni essenziali; non nuove, ma giova riproporle.

La forma prima dell'approvazione e la crisi che rivela

Una diagnosi metafisica delle consacrazioni della FSSPX

Lo scorso 1° luglio, OnePeterFive ha pubblicato un articolo qui sulla prossima consacrazione dei vescovi da parte della Fraternità della Fraternità San Pio X (FSSPX). Dato che la FSSPX è di per sé un argomento controverso – e che la consacrazione dei vescovi senza l'approvazione papale è ampiamente considerata l'atto più controverso della sua storia – la posta in gioco dell'attuale discussione è insolitamente alta.
Tuttavia, la questione centrale viene raramente affrontata: quasi tutti i gruppi che oggi rivendicano la continuità con la Tradizione cattolica sono scaturiti dalla FSSPX o esistono proprio perché l'arcivescovo Marcel Lefebvre e la Fraternità da lui fondata hanno aderito al Canone di Vincenzo da Lerino – quod semper, quod ubique, quod ab omnibus – ciò che l'arcivescovo chiamava il Magistero di sempre, e hanno perseverato in quella fedeltà nonostante la continua opposizione.

Il caso Epstein: mondialismo e satanismo

Riprendiamo dall'Osservatorio Cardinale Van Thuân. Precedente qui.
Il caso Epstein: mondialismo e satanismo

Da quanto emerge in questi giorni, dopo la pubblicazione dei cosiddetti Epstein files, diffusi il 30 gennaio scorso dal Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, sembrerebbe delinearsi un quadro molto inquietante. In realtà, all’appello mancano molti dei video che a detta del Procuratore generale Todd Blanche rappresentano la prova schiacciante delle depravazioni operate da personaggi chiave del potere americano. Pur restando ancora da chiarire le dinamiche che legano determinate élite globali, viene in luce un universo oscuro fatto di depravazioni e satanismo, un disegno più profondo e “occulto”.

Gli incontri di estrema perversità fa pensare a veri e propri riti iniziatici volti a vincolare profondamente i partecipanti, secondo modalità che ricordano da vicino quelle di alcuni circoli esoterici.

Già Leone XIII, con l’Enciclica Humanum Genus, con la quale condannava la massoneria, metteva in guardia dal pericolo delle società segrete: “Da sì celere e tremenda propagazione ne sono seguiti a danno della Chiesa, della potestà civile, della pubblica salute, quei rovinosi effetti, che i Nostri Antecessori gran tempo innanzi avevano preveduti. Imperocché siamo ormai giunti a tale estremo da dover tremare pei le future sorti non già della Chiesa, edificata su fondamento non possibile ad abbattersi da forza umana, ma di quegli Stati, dove la setta di cui parliamo o le altre affini a quella e sue ministre e satelliti, possono tanto. Per queste ragioni, appena eletti a governare la Chiesa, vedemmo e sentimmo vivamente nell’animo la necessità di opporCi, quanto fosse possibile, con la Nostra autorità a male si grande”.

Leone XIII metteva in evidenza dinamiche interne ai rapporti massonici che risultano di sorprendente attualità, poiché riaffiorano anche nei resoconti odierni: “Or bene questo continuo infingersi, e voler rimanere nascosto: questo legar tenacemente gli uomini, come vili mancipii, all’altrui volontà per uno scopo da essi mal conosciuto: e abusarne come di ciechi strumenti ad ogni impresa, per malvagia che sia: armarne la destra micidiale, procacciando al delitto la impunità, sono eccessi che ripugnano altamente alla natura. La ragione adunque evidentemente condanna le sètte Massoniche e le convince nemiche della giustizia e della naturale onestà”.

Dietro il mondo di Epstein c’èrano certamente i ricatti, le coperture, gli scandali, volti a legare uomini di potere “all’altrui volontà”. Ma emerge anche una certa continuità con gli ideali e con le ritualità proprie della massoneria.

Tutto ciò costituisce più di un semplice indizio a sostegno della tesi secondo cui esisterebbero ancora oggi potenti e ramificate forze di orientamento massonico e mondialista, le quali — svincolate da ogni freno morale e da qualsiasi principio religioso — porterebbero avanti un progetto di destrutturazione della vecchia civiltà di matrice cristiana e della sovranità degli Stati, il tutto giustificato in nome di un presunto progresso tecnocratico e di un libertarismo senza limiti. Queste forze, in un certo senso, rappresentano “l’avanguardia” del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale.

Sul punto, il Cardinale Joseph Ratzinger nella prefazione del 1997 al libro Nuovo Disordine Mondiale di Mons. Michel Schooyans, rifletteva come “Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale; trovano espressione sempre più evidente nell’ONU e nelle sue Conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo”.

Risulta difficile smentire che Joffrey Epstein fosse in qualche modo implicato in certi giri. Non stupisce, quindi, che nei suoi registri compaiano nomi di dinastie influenti come ad esempio i Rothschild, i Clinton e i Bush, figure che in più occasioni hanno evocato pubblicamente la nascita di un “Nuovo Ordine Mondiale”.

Dalle carte esce fuori anche l’immagine di Epstein come uomo chiave del Mossad e sostenitore del sionismo; lui stesso non esitava a chiamare goyim — un termine ebraico usato in modo dispregiativo con il significato di “bestiame” — tutti coloro che non facevano parte del circolo ashkenazita.

In sostanza, siamo di fronte alla stessa cerchia che da decenni promuove l’avvento di un nuovo ordine contrapposto a quello tradizionale: un progetto di natura rivoluzionaria che mira, come detto, a destrutturare l’antropologia umana e cristiana, anche attraverso la lenta ma costante diffusione di “tendenze sregolate”.

Al riguardo, il Professore Corrêa de Oliveira parlava di agenti che guidano il processo rivoluzionario, inteso come “lo sviluppo, per tappe, di alcune tendenze sregolate dell’uomo occidentale e cristiano, e degli errori nati da esse” (Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Controrivoluzione, Ed. Sugarco).

Infine, dai documenti pubblicati emerge chiaramente quale fosse il tipo di potere ricercato da certi ambienti: non un potere qualunque, ma quello che si richiama al “padrone del mondo”, o, se si preferisce, al “padre della menzogna”.

Questo aspetto sfugge evidentemente alla maggior parte dei cronisti, che spesso non dispongono nemmeno degli strumenti concettuali necessari per comprendere la natura di questo potere.

Al contrario, chi negli ultimi anni ha alzato la voce contro il relativismo e la deriva morale dell’Occidente, schierandosi in difesa dei principi non negoziabili, non si meraviglia affatto di cosa siano capaci di fare i promotori dell’agenda mondialista.

È pertanto nostro dovere denunciare questo male, ricordando che solo “la Verità rende liberi” (Gv 8,32) e che “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona” (Mt 6,24).

Perché, come ci ricorda un ammonimento profetico di Fulton J. Sheen, “Il più grande disastro che può accadere all’uomo o a una nazione non è fare il male; è negare che il male esista chiamandolo con il nome di progresso“.
Vittorio Leo - Fonte

Vescovo Strickland / “Essere sé stessi”, la grande menzogna

Da Pillarsoffeith l'ennesima riflessione di mons. Strickland sul dogma laicista dell’autodeterminazione. Qui l'indice dei suoi numerosi e significativi interventi.

Vescovo Strickland / “Essere sé stessi”, la grande menzogna

C'è una frase che pone fine alle discussioni. Non alle conversazioni, alle discussioni. Non chiede il permesso. Non invita al dialogo. Non aspetta che tu ti senta pronto. Semplicemente afferma un fatto:
"Non sei te stesso."
Non spiritualmente. Non moralmente. Non fisicamente. Non privatamente.
E tutto nella nostra epoca si ribella a questa sentenza.

Viviamo in un mondo in cui l’autodeterminazione è considerata sacra. Ci viene insegnato, costantemente, che realizzazione significa decidere da soli chi siamo, cosa facciamo e fino a che punto chiunque – Dio incluso – può spingersi. Una visione che non è rimasta fuori dalla porta della chiesa, ma vi è entrata ormai pienamente. E così oggi la menzogna più pericolosa non viene gridata dalle strade. Viene sussurrata nel cuore del credente.

Mons. Gherardini spiega cos'è la FSSPX

Mons. Gherardini spiega cos'è la FSSPX

[...] La Fraternità [san Pio X] continua l'opera formativa dei suoi candidati al sacerdozio richiedendone effettivamente l'adesione a tutta la dottrina e alla prassi liturgica in vigore prima del Vaticano II. Una tale adesione, se per un verso comporta una costante ed esclusiva dipendenza della Fraternità san Pio X dalla secolare Tradizione della Chiesa, per un altro è un no deciso ed irrevocabile alle innovazioni introdotte dal Vaticano II, o in nome di esso, e giustificate dal loro inquadramento nella tradizione cosiddetta vivente. Pertanto, quando papa Giovanni Paolo II contrappone alla tradizione vivente "la nozione incompleta e contraddittoria di tradizione" della Fraternità san Pio X, non condanna come anticonciliare soltanto la Fraternità, ma anche la Tradizione cui essa s'ispira. Il che è già grave. Non meno dello "scisma" lamentato e condannato. Ma più grave ancora è la voragine scavata all'interno della Chiesa dalla pretesa d'imporre a tutti un Concilio che non fu e non volle esser magisteriale e che di fatto, in forma non magisteriale, pose le premesse d'alcuni sganciamenti dal magistero tradizionale - la cosa solleva non poca meraviglia, perché in più d'un contesto il Vaticano II dichiara di collegarsi con la Tradizione di sempre nell'atto stesso di proclamar innovazioni inconciliabili con tale Tradizione. Per quanto mi riguarda, son certo che se si fosse evitata una tale radicalizzazione e si fosse promossa non la superficiale ed irriflessiva celebrazione del Vaticano II, ma un'approfondita analisi storica, esegetica, teologica, liturgica, canonica dei suoi documenti, non ci sarebbero state le divisioni che ci sono state e forse una pattuglia così compatta com'è la Fraternità san Pio X avrebbe potuto esser un coefficiente di crescita ecclesiale nella verità e nella comunione. Invece!

mercoledì 18 febbraio 2026

Ceneri della memoria, ceneri del divenire

Nella nostra traduzione da Vigiliae. Il mercoledì delle ceneri inquadrato in un orizzonte più ampio ma nella visione cristiana.
Ceneri della memoria, ceneri del divenire
Sermone per il Mercoledì delle Ceneri, 18 febbraio 2026
O figlia del mio popolo, mettiti il ​​sacco e rotolati nella cenere. Geremia 6:26
Carissimi in Cristo,
L'anno scorso vi ho invitato a guardare le ceneri di questo giorno attraverso gli occhi di altre tradizioni religiose, per vedere come il Buddismo, l'Induismo e altri percorsi concepiscono l'impermanenza, la purificazione e l'abbandono del sé. Alcuni di voi mi hanno detto che questo vi ha aiutato a ricevere le ceneri non come un triste promemoria, ma come una porta verso la trasformazione.

Quest'anno voglio portarci in un posto diverso: non verso oriente, ma indietro nel tempo. Tornando al mondo di Omero ed Euripide, al rituale romano e alla filosofia antica. Perché anche il mondo classico aveva un linguaggio fatto di ceneri, ed è un linguaggio che parla sorprendentemente bene all'immaginario cristiano.

In Illo Tempore: Domenica di Quinquagesima

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui. Importante anche come meditazione in preparazione della Quaresima.

In Illo Tempore: Domenica di Quinquagesima

Il contesto è importante. Siamo nel tempo di “Gesima”, il Pre-Quaresima, un tempo di preparazione al tempo di preparazione alla Pasqua. La Santa Chiesa, con il sobrio realismo materno di chi conosce la natura umana, ci ricorda che le scadenze si avvicinano. Dopo questa “Domenica nella Cinquantesima”, la Quinquagesima, tra tre giorni arriva il Mercoledì delle Ceneri e l’inizio della “Quarantesima”, la stagione della Quaresima o Quadragesima. La Quaresima non può sorprendere il cristiano attento. Nel Pre-Quaresima si può avvertire la Santa Chiesa che stringe i lacci, controlla le cinghie, ci porge la borraccia e indica la mappa con un dito che non trema. La vetta è Gerusalemme, e oltre Gerusalemme, la Pasqua.

Il primo sangue di Cristo

Nella nostra traduzione da Vigiliae. Pubblicato tra la celebrazione dell'Incarnazione e l'avvicinarsi della Quaresima, questo articolo invita a una lettura riflessiva attenta ai primi tratti del racconto evangelico. Precedenti qui - qui.

Il primo sangue di Cristo
Circoncisione, Alleanza ed Economia della Salvezza
Rev. Leon, 16 febbraio

La riflessione cristiana sulla redenzione si è comprensibilmente concentrata sul sangue di Cristo versato nella Passione. La Croce è al centro dell'economia della salvezza, e giustamente. Eppure il Vangelo di Luca registra silenziosamente che il corpo del Verbo incarnato è segnato dallo spargimento di sangue ben prima del Golgota, l'ottavo giorno dopo la sua nascita, quando il bambino viene circonciso e gli viene dato il nome Gesù (Lc 2,21). Questo momento, ricordato liturgicamente ma raramente soffermato teologicamente, invita a un'attenzione più approfondita. Vorrei suggerire che ciò che è in gioco qui non è un dettaglio marginale dell'infanzia di Cristo, ma il gesto iniziale di una redenzione pienamente incarnata – il momento in cui Egli incipit pati pro nobis, l'inizio della sofferenza per noi.

Parlare della circoncisione di Cristo come del primo spargimento del suo sangue non significa abbandonarsi a una pia curiosità. Significa piuttosto riconoscere che l'Incarnazione si dispiega fin dall'inizio come una realtà concreta e vulnerabile. Il Verbo non assume un'umanità neutra o astratta; entra in un corpo già plasmato dalla legge, dal rito e dalla possibilità della sofferenza. Mi sembra che il segno dell'alleanza istituito nella Genesi (Gen 17,10-14) acquisisca qui una profondità inaspettata: non è più portato da un popolo in attesa del suo compimento, ma da colui in cui il compimento avrà luogo.

La circoncisione, nella tradizione d'Israele, non è meramente simbolica. È un segno impresso nel corpo, un segno che lega l'appartenenza alla vulnerabilità. Quando Cristo si sottomette a questo rito, fa più che adempiere a un requisito legale. Permette alla Legge di toccarlo dove è più concreto: nella sua carne. L'affermazione di Paolo che Cristo è "nato sotto la Legge" (Gal 4,4) acquista così una profondità somatica. La Legge non è semplicemente qualcosa che Cristo osserva; è qualcosa che egli porta. Scorre sangue. Qui percepiamo la kenosi all'opera: l'autosvuotamento del Figlio, che assume non solo l'umanità, ma anche le sue vulnerabilità e i suoi limiti.

Qui, credo, il realismo dell'Incarnazione emerge con chiarezza. La salvezza non inizia con un annuncio o un miracolo, ma con una ferita. Il corpo di Cristo non è protetto dal dolore in virtù della sua origine divina. Al contrario, è proprio perché questo corpo appartiene al Figlio che diventa il luogo in cui convergono obbedienza, vulnerabilità e alleanza.

I primi scrittori cristiani erano sensibili a questa logica. Molti di loro interpretano la circoncisione come il momento in cui Cristo inizia a soffrire per noi. Origene legge la sottomissione di Cristo alla circoncisione come un atto di umiltà con cui il Verbo assume pienamente il peso della carne sotto la Legge (Homiliae in Lucam XIV). Ambrogio va oltre, osservando che Cristo "non rifiutò la ferita con cui avrebbe guarito la nostra" (Expositio Evangelii secundum Lucam II.56). Agostino, da parte sua, insiste sul fatto che la circoncisione conferma la vera assunzione di carne mortale, capace di dolore e spargimento di sangue (Contra Faustum XIX.11). La frase può sembrare cruda, ma esprime un'intuizione che trovo convincente: la Passione non giunge improvvisamente alla fine della vita di Gesù come una catastrofe isolata. Essa scaturisce organicamente da una vita vissuta in obbedienza nelle condizioni della carne umana.

Ciò che colpisce della circoncisione è che lo spargimento di sangue qui non è imposto dall'esterno. Non c'è persecutore, non c'è ingiustizia, non c'è rifiuto. La ferita viene dall'interno dell'alleanza, attraverso la fedeltà piuttosto che l'opposizione. Direi che questa distinzione è teologicamente decisiva. La redenzione non è iniziata dalla sola violenza, ma dall'obbedienza liberamente abbracciata – un'obbedienza che accetta il prezzo di essere pienamente incarnata.

La tradizione avrebbe poi descritto la circoncisione come primitia passionis, primizia della Passione (Bernardo di Chiaravalle, Sermones in Circumcisione Domini, I). Questo linguaggio, a mio avviso, non condensa tutti i momenti di sofferenza in uno solo, ma insiste sulla continuità. La carne che sanguina l'ottavo giorno è la stessa carne che verrà trafitta sulla Croce. L'offerta fatta alla fine è preparata, pazientemente e silenziosamente, fin dall'inizio.

Tommaso d'Aquino contribuisce a chiarire la posta in gioco. Egli insiste sul fatto che la circoncisione di Cristo non era necessaria per Cristo stesso, ma per noi ( Summa Theologiae III, q. 37, a. 1). Sottomettendosi alla Legge, Cristo non ne conferma l'autorità ultima; la adempie portandola completamente. Mi sembra che, nella spiegazione di Tommaso, la Legge raggiunga il suo limite non quando viene ignorata, ma quando viene incarnata in Colui che la porterà a compimento (ibid., a. 4).

La stretta associazione evangelica tra la circoncisione e l'imposizione del Nome approfondisce questa prospettiva. Il bambino riceve il nome "Gesù" – "il Signore salva" – proprio nel momento in cui il suo sangue viene versato per la prima volta (Lc 2,21). Suggerirei che la salvezza venga qui nominata a prezzo di una ferita. L'identità di Cristo come Salvatore è quindi inseparabile dalla sua vulnerabilità corporea. Fin dall'inizio, la salvezza non viene annunciata separatamente dalla sofferenza, ma rivelata al suo interno.

Questa convergenza di nome, sangue e obbedienza resiste a qualsiasi tentazione di sentimentalizzare l'infanzia di Cristo. La vulnerabilità del bambino non è un dettaglio decorativo; è già la forma che l'amore divino ha scelto di assumere. L'Incarnazione non è semplicemente un preludio alla redenzione; è già redentrice nel suo stesso modo di realizzarsi.

Recuperare il significato teologico della circoncisione di Cristo, quindi, significa recuperare una visione più integrata della salvezza. Mi sembra che la redenzione non si compia in astratto, né si limiti a un singolo momento drammatico. Si realizza attraverso una vita interamente dedicata all'obbedienza nella carne – una vita in cui persino le prime gocce di sangue non sono prive di significato, ma parlano già il linguaggio della Croce.

Il primo sangue di Cristo non salva separatamente dall'ultimo. Ma non è nemmeno, direi, un fatto accidentale. Rivela, fin dall'inizio, la forma che assumerà la salvezza: un amore che penetra nella ferita e non si tira indietro.

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

martedì 17 febbraio 2026

Quaresima 2026 a Sant'Anna al Laterano

Mercoledì 18 febbraio, feria IV Cinerum, ore 16,00 nella Chiesa di Sant’Anna al Laterano S. Messa preceduta dalla benedizione e imposizione delle sacre ceneri.
* * *
Carissimi,
Dopo i tre tocchi di campanello di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima, Mercoledì 18 febbraio, feria IV Cinerum comincerà la Quaresima, tempo sacro che risale alla più remota antichità della Chiesa, forse alla stessa età apostolica. Imitando Gesù nei suoi quaranta giorni nel deserto dopo il Battesimo nel Giordano e prima del suo ministero pubblico, considereremo questo tempo strettamente penitenziale meditando sulla condizione umana segnata dal peccato e dalla caducità che è causa della nostra morte spirituale oltre che fisica. Dal peccato ci redimerà la Passione e Morte del Salvatore, espressione dell’infinito amore col quale Cristo offrì il prezioso suo Sangue per noi. Ci prepareremo dunque a partecipare vivamente alla Passione di Gesù, a morire misticamente con lui, per risorgere con lui nel mattino radioso della Santa Pasqua. La penitenza alla quale ci sottoporremo ci sarà d’aiuto, con la Grazia di Dio, a risollevarci, e riscattarci dal nostro stato di caduta.

La Quaresima come occasione per ammorbidire un cuore duro

Un precedente qui.
La Quaresima come occasione per ammorbidire un cuore duro

Ci avviciniamo all'inizio della Quaresima ed è l'occasione per riflettere su come la osserveremo per purificarci dai peccati e prepararci alla celebrazione della Resurrezione del Signore. Avremmo dovuto pensare a quali preghiere e penitenze intraprendere prima che il Mercoledì delle Ceneri giungesse improvvisamente (ed è ormai domani) e la Quaresima ha inizio. Questo, infatti, era lo scopo dell'antico periodo preparatorio della Settuagesima, Sessagesima, Quinquagesima, che abbiamo osservato in base al rito romano tradizionale. Per essere concreti su ciò che intendiamo fare dovremmo includere qualcosa di positivo, non semplicemente "rinunciare" a questo o a quello, anche se, in verità, sarebbe una penitenza liberatoria rinunciare non solo al dolce o al liquore, ma a qualcosa che (per molti) è più duro: televisione, film, internet, Instagram o X, ecc. Ma ora ci concentriamo su una pratica quaresimale positiva che potrebbe rivelarsi così fruttuosa da decidere di continuarla anche in seguito: la lectio divina.

C'è qualcosa di profondamente sbagliato quando la Chiesa si sente a disagio nel parlare della propria Madre.

Nella nostra traduzione da Pillars od Faith. "Non si protegge Cristo mettendo da parte Sua Madre. Non si salva la Chiesa indebolendo le sue ancore. E non si sopravvive alla tempesta andando alla deriva". Precedente specifico qui. Qui l'indice dei numerosi interventi del vescovo Strickland.

C'è qualcosa di profondamente sbagliato quando la Chiesa
si sente a disagio nel parlare della propria Madre.


Una Chiesa senza la Madre non crolla dall'oggi al domani. Non la dichiara scomparsa. Non la rifiuta formalmente. Semplicemente diventa cauta. Misurata. Timorosa della chiarezza. Vergognosa della certezza. E in breve tempo, comincia a suonare... sconosciuta.

Una Chiesa senza la sua Madre diventa una Chiesa che parla incessantemente di accompagnamento, ma raramente di obbedienza. Una Chiesa che valorizza il dialogo più della verità. Una Chiesa che preferisce la sicurezza alla santità. Una Chiesa che ha imparato a sopravvivere alle tempeste andando alla deriva piuttosto che ancorandosi. Ed è qui che ci troviamo ora.

Il 'Per ipsum'

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Minuzie, patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Per ipsum. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del latino liturgico.

Il 'Per ipsum'

Dopo il Per quem haec omnia [qui], il sacerdote conclude il Canone con:
Per ipsum, et cum ipso, et in ipso, est tibi Deo Patri omnipotenti, in unitáte Spíritus Sancti, omnis honor et gloria… per omnia saecula sæculórum. ℟. Amen.
Che traduco come:
Per mezzo di Lui stesso, con Lui stesso e in Lui stesso, ogni onore e gloria appartiene a Te, Dio Padre Onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. ℟. Amen.
La formulazione del Per ipsum è ispirata a Romani 11, 36:
Quis enim cognovit sensum Domini? aut quis consiliarius ejus fuit?
aut quis prior dedit illi, et retribuetur ei?
Quoniam ex ipso, et per ipsum, et in ipso sunt omnia: ipsi gloria in saecula. Amen
. (Rom. 11, 34-36)
Che il Douay-Rheims traduce come:

lunedì 16 febbraio 2026

Mai tante messe tradizionali come oggi nel mondo

Non è la prima volta che constatiamo come la resistenza di chi la ama e lo scalpore suscitato dalle assurde restrizioni sembra aver fatto meglio conoscere e amare la messa dei secoli. Di seguito un quadro aggiornato della situazione. Precedente qui.

Mai tante messe tradizionali come oggi nel mondo

Dall’introduzione del novus ordo, non ci sono mai state così tante messe tradizionali come ora.

Lo dicono i dati pubblicati da latinmass.com. Attualmente infatti sono 2100 i luoghi in cui il rito vetus ordo viene celebrato regolarmente in tutto il mondo. Prima di “Traditionis custodes” (2021) erano circa 1800.

I principali dispensatori di messe tradizionali sono:
  •  il clero diocesano: 777 sedi
  • la Fraternità sacerdotale San Pio X (più di 700 sedi)
  • la Fraternità sacerdotale di San Pietro (224 sedi)
  • l’Istituto di Cristo Re: 91 sedi.
Il maggior numero di sedi di messe tradizionali si trova in Europa e in Nord America. Seguono l’America Latina e l’Australia. Attualmente, l’Africa conta diciannove luoghi, di cui quindici serviti dalla FSSPX.

In Asia la presenza è minore: la FSSPX gestisce due sedi di messa in Giappone e in Corea del Sud. Taiwan ha due messe domenicali sotto la responsabilità della diocesi.

Nell’Europa dell’Est la Russia e la Bielorussia hanno due sedi di messa diocesane ciascuna. La FSSPX è presente anche a Mosca, accanto alle celebrazioni diocesane.
Fonte: latinmass.com

Il vescovo ordina sacerdote utilizzando il rito pre-Vaticano II, nonostante la Traditionis custodes

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald un caso che fa emergere la confusione, ma anche le sacche di resistenza a restrizioni arbitrarie nella chiesa del nostro tempo.

Il vescovo ordina sacerdote utilizzando il rito pre-Vaticano II,
nonostante la Traditionis custodes


Un vescovo francese ha ordinato un sacerdote utilizzando il Pontificale Romanum precedente al Concilio Vaticano II, in una cerimonia che ha riacceso le tensioni irrisolte relative all'attuazione delle restrizioni imposte da Papa Francesco alla liturgia tradizionale.

Sabato 17 gennaio, Mons. Alain Castet, 75 anni, vescovo emerito di Luçon, ha ordinato sacerdote Fratel Thomas-Marie Warmuz a Chémeré-le-Roi, nella Francia occidentale. L'ordinazione ha avuto luogo all'interno della Fraternità di San Vincenzo Ferrer, una confraternita clericale di ispirazione domenicana nota per il suo uso esclusivo dei riti liturgici tradizionali. Durante la stessa cerimonia, Fratel André-Marie Mwanza è stato ordinato suddiacono.

De Maria numquam satis (3)

Riportiamo la terza ed ultima parte di un articolo su Maria Corredentrice, paradigma di vita cristiana. Parte 1; Parte 2. Qui l'indice degli articoli su Maria Corredentrice

De Maria numquam satis
La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione
p. Serafino Lanzetta, 11 Febbraio 2026

La corredenzione vissuta manifesta la vera religione
Questo mistero, la cooperazione in atto, la corredenzione vissuta, è anche una manifestazione della fede cattolica quale vera religione. Questo punto lo aveva già espresso molto bene Padre Benson. Egli fu straordinariamente brillante nel dimostrare che la Chiesa Cattolica è la sola vera Chiesa. E lo poteva fare con particolare autorità, perché veniva dall’Anglicanesimo. Conosceva dall’interno il mondo protestante. Padre Benson ci dice che “solo nella Chiesa Cattolica” il principio della sofferenza vicaria viene “manifestato, accolto e vissuto”. Si tratta di qualcosa di unico che manifesta l’unicità del Cattolicesimo.

La fede biblica veterotestamentaria è intrisa di questo principio della sofferenza vicaria nel suo preparare la via al Messia che, contrariamente alle attese esuberanti di chi si gloriava in un nome di predilezione o nel tempio quale maestà cultuale insuperabile, prenderà su di sé il peccato del popolo, distruggendo il tempio, il suo corpo (cf. Gv 2,19). In modo esemplare, rifulge nell’Antica Alleanza la figura del Servo sofferente di YHWH (Is 53, 3-10), di Colui che “è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui; per le sue lividure noi siamo stati guariti”. Questo Servo è chiaramente Gesù, l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (cf. Gv 1,29). Tuttavia, al di fuori del contesto biblico, vetero e neo-testamentario fedelmente delineato, il concetto di espiazione vicaria si offusca e si smarrisce. Se è già arduo preservarlo nella sua verità biblica – molti sono i tentativi storico-critici di disfarsene relegandone i presupposti alla religione pagana e mitologica – al fuori di questo contesto il tema diventa ostico. Infatti, se ad esempio interroghiamo l’Islam – una doverosa indagine per ragioni monoteistiche – ci si avvede quanto mai dell’importanza dell’espiazione e sofferenza vicarie con i suoi risvolti sociali, proprio in ragione del suo rifiuto radicale.

domenica 15 febbraio 2026

Verità e Confessione

Verità e Confessione
Sermone per domenica 15 febbraio 2026

1 Giovanni 1:8–10
Se diciamo di non aver peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto, così da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi.
Carissimi, nei corridoi oscuri del cuore umano, dove sussurri di perfezione echeggiano falsamente, l'apostolo Giovanni ci mette di fronte a una verità lancinante. "Se dicessimo di non aver peccato", dichiara, invocando il greco ἁμαρτία (hamartia), quell'antico termine che evoca la freccia di un arciere che manca il bersaglio – non solo una colpa passeggera, ma una profonda deviazione dal bersaglio divino della giustizia. Qui Giovanni usa il singolare: ἁμαρτία (hamartia), il peccato come condizione universale che avvolge l'umanità. Non sta ancora parlando di atti specifici, ma della realtà sottostante che ci separa da Dio. In questo vediamo l'inganno che intrappola l'anima: πλανῶμεν (planōmen), ci smarriamo, conducendoci all'illusione. Perché affermare di essere senza peccato significa esiliare l'ἀλήθεια ( alētheia ), la verità stessa, dal nostro santuario interiore. Come uno specchio appannato dal respiro, la nostra percezione di noi stessi si offusca; non vediamo le macchie sulle nostre vesti, ma illusioni di un bianco immacolato. Giovanni ci ricorda che il peccato non è un fantasma, ma una realtà insita nella struttura decaduta dell'umanità. Qui sta il pericolo: la negazione genera oscurità e, in quel vuoto, la comunione con la Luce – il nostro Dio – svanisce nel nulla.

De Maria numquam satis (2)

Riportiamo la seconda parte di un articolo su Maria Corredentrice, paradigma di vita cristiana. La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione. Parte 1; Parte 3. Qui l'indice degli articoli su Maria Corredentrice

De Maria numquam satis
La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione
p. Serafino Lanzetta, 4 febbraio 2026

«Io piango perché tu non piangi»

Questo è un programma di vita davvero importante. A questo proposito, è degno di nota un grande autore inglese, Padre Robert Hugh Benson (1871-1914), convertito alla fede cattolica dall’anglicanesimo. È conosciuto soprattutto per il suo bellissimo romanzo “Il padrone del mondo”. Dopo la conversione continuò a scrivere, producendo numerose opere per difendere apologeticamente la fede cattolica. Una di queste è The Mystical Body and its Head (Il Corpo mistico e il suo Capo, Sheed and Ward, New York 1911), tratta dalla sua opera più ampia Christ in the Church (Cristo nella Chiesa). Nella sezione dedicata al Getsemani – il libro è una profonda meditazione sulle tappe della Passione di Cristo – Padre Benson riflette sull’unicità del Corpo Mistico di Cristo e parla in modo illuminante della corredenzione anche senza citarla in maniera diretta. Il nucleo di questo mistero è tutto lì. Benson dice che nella Chiesa Cattolica esiste un principio che viene non solo accolto, ma anche pienamente messo in pratica: il principio del dolore vicario, della sofferenza vicaria (il concetto analizzato prima: il fatto che Gesù abbia fatto qualcosa al posto nostro, che cioè si sia offerto per noi al fine di redimerci). Questo principio del dolore vicario, cioè l’amore con cui ci aiutiamo a vicenda a raggiungere la santificazione, dice Padre Benson, è pienamente riconosciuto e vissuto nella Chiesa Cattolica ed è al contempo ciò che manifesta l’unicità della Chiesa. Viene citato l’esempio del Santo Curato d’Ars, il quale, un giorno, mentre confessava per ore, come sempre, ricevette un penitente che gli elencò dei peccati gravissimi, ma senza il minimo segno di contrizione. Il santo Curato ne fu stupito ed esclamò: «Come? Non piangi? Non versi una lacrima per i tuoi peccati?». E continuando ad ascoltare quella confessione poco contrita, soggiunse: «Io piango perché tu non piangi». Questa è squisita carità. Questa è corredenzione in azione; la corredenzione di un sacerdote, il Santo Curato d’Ars, che era disposto a fare qualcosa al posto di quel penitente, a “soffrire al suo posto”, pur di guadagnarlo a Cristo. Padre Benson commenta e dice che questo è un esempio lampante della bellezza e dell’unicità della Chiesa Cattolica. Questa sofferenza vicaria è corredentiva ed è un principio di vita cristiana. Leggiamo quanto scrive Benson: «Questo principio, dunque, attraversa tutta la Chiesa Cattolica, dalla testa ai piedi. In essa non solo il sacrificio esteriore della Croce viene offerto incessantemente nell’augustissimo mistero dell’altare – (ciò che Cristo ha fatto una volta lo fa sempre) –; e in un modo diverso nelle sofferenze esterne delle sue membra; ma anche i dolori interiori del Getsemani vengono similmente perpetuati. Ogni vero sacerdote, nel confessionale, conosce qualcosa di quel senso del peccato che porta su di sé al posto del penitente. “Io piango, singhiozzava il Curato d’Ars, perché tu non piangi”. Ogni cattolico ben istruito sa offrire il proprio dolore per la salvezza di un’altra anima, perché soltanto nella Chiesa Cattolica si manifesta questa stirpe sacerdotale di cui parla il primo Papa (cf. 1Pt 2,9). Solo nella Chiesa Cattolica, infatti, quell’immenso principio del dolore vicario viene accolto, riconosciuto e vissuto: quel principio sul quale è tenuta insieme l’intera catena della vita, persino nell’ordine fisico… “Qui nella mia Chiesa, e solo qui, rivivo in pienezza, con volontà e intelligenza, quella mia agonia registrata nei Vangeli. Qui, nella cella del contemplativo, nel confessionale di un degno sacerdote, nella stanza da letto di un sofferente altruista, in ogni agonia interiore coraggiosamente sopportata, rimango ancora una volta nel giardino, immerso nel sangue, strappato da me, non dai flagelli ma dal dolore”».

Dominica in Quinquagesima

Ripropongo contenuti come questo che uno strumento come il blog inghiotte inesorabilmente, per ritrovarne ogni anno le ricchezze della nostra Chiesa e farne tesoro per una sempre maggore interiorizzazione. Vedi: L'inizio del ciclo pasquale con la Dominica in septuagesima [qui] Dominica in sexagesima [qui]
Qui trovate l'Ordinario e qui il Proprio della Santa Messa di oggi.

Domenica di Quinquagesima

La vocazione di Abramo

L’argomento che presenta oggi la Chiesa da meditare è la vocazione di Abramo.

Scomparse le acque del diluvio, la terra cominciò di nuovo a riempirsi di uomini; ma insieme comparve la corruzione, e l’idolatria venne a colmare la misura dei disordini. Ora prevedendo il Signore nella sua divina sapienza, la defezione dei popoli, volle costituire una nazione che gli sarebbe stata particolarmente devota, e nella quale si sarebbero conservate le sacre verità destinate a diffondersi fra i Gentili. Questo nuovo popolo doveva cominciare da un solo uomo, padre e tipo dei credenti, Abramo. Pieno di fede e di obbedienza verso il Signore, egli era chiamato ad essere il padre dei figli di Dio, il capo di quella generazione spirituale, alla quale appartennero ed apparterranno fino alla fine dei tempi tutti gli eletti, sia dell’Antico Testamento che della Chiesa Cristiana.

sabato 14 febbraio 2026

De Maria numquam satis (1)

Riportiamo la prima parte di un articolo su Maria Corredentrice, paradigma di vita cristiana. La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione. Parte 2; Parte 3. Qui l'indice degli articoli su Maria Corredentrice.

De Maria numquam satis
p. Serafino Lanzetta, 28 Gennaio 2026

La Corredenzione di Maria può essere compresa bene alla luce di due feste liturgiche. Il 15 settembre è una grande festa mariana dedicata a Nostra Signora Addolorata ai piedi della Croce. Nel rito antico questa festa è preparata da quella dei Sette Dolori di Maria che si celebra il Venerdì della Settimana di Passione prima della Settimana Santa. Il 14 settembre celebriamo invece l’Esaltazione della Santa Croce. Sono feste importantissime che si annodano l’una all’altra: una cristologica e una mariana. Questo ci fa capire che è sempre doveroso approfondire il mistero della Corredentrice alla luce della Redenzione: Gesù e Maria sono una cosa sola, sempre uniti. Si tratta di vedere insieme la Croce e la Corredentrice. In questa riflessione, che svilupperò in tre parti, ho pensato che fosse opportuno cercare di vedere in un modo più pratico (pastorale) l’importanza della corredenzione per la nostra vita cristiana, delineandone il suo aggancio, anch’esso pratico, alla salvezza operata da Cristo.

La Croce Misteriosa del Segreto di Fatima

Nella nostra traduzione da Substack.com.
La Croce Misteriosa del Segreto di Fatima
Quando la poesia e la letteratura ci insegnano il linguaggio dei simboli sacri

Nell'immagine: Hovhannes Aivazovsky (1817 - 1900), La nona onda

Un dettaglio significativo
Da quando l'ultima parte del segreto di Fatima è stata pubblicata nel 2000, uno dei dettagli più interessanti della visione non ha mai smesso di affascinarmi. Al centro del vasto quadro, i cui riferimenti alla storia del XX secolo si intrecciano con profondi significati simbolici, si erge la Croce. Posizionata su una montagna che domina l'intero panorama, è il punto focale del gruppo che attraversa la città in rovina. Ciò che ha catturato la mia attenzione fin dalla prima lettura è il modo in cui la croce è stata descritta:
C'era una grande croce di tronchi grezzi come di sughero con la corteccia. (1)

venerdì 13 febbraio 2026

Lo strano e meraviglioso mondo dei bestiari medievali

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis
Lo strano e meraviglioso mondo dei bestiari medievali
La zoologia è cambiata molto dal Medioevo...

Ho già scritto in precedenza della dicotomia tra realtà e finzione come di qualcosa di non pienamente operativo nella cultura medievale. Nonostante la loro vicinanza fisica e psicologica ai ritmi della terra e alle realtà primordiali della vita, i cristiani premoderni erano, rispetto alle persone di oggi, più inclini a rimodellare "i fatti" in base alla fede religiosa e al pensiero poetico. Un esempio particolarmente intrigante di questa tendenza si trova nei testi medievali noti come bestiari. Queste opere, oltre a essere una deliziosa manifestazione dello spirito medievale, ci ricordano che la letteratura immaginativa non si limita a romanzi, poesie e simili. L'esperienza letteraria tocca tutti gli aspetti della vita umana e i bestiari ci riportano a un'epoca in cui persino la scienza era strettamente legata al potere trasformativo della creazione letteraria.

Antonino Zichichi (1929 – 2026) Fisico, educatore e difensore della bellezza razionale della creazione

Nella nostra traduzione da Vigiliae il ricordo di uno scienziato, Cattolico praticante, che non ha mai nascosto la propria fede. Al contrario, ne ha fatto parte integrante del suo pensiero pubblico, sostenendo che non esiste alcuna scoperta scientifica capace di negare l’esistenza di Dio.

Antonino Zichichi (1929 – 2026)
Fisico, educatore e difensore della bellezza razionale della creazione

Antonino Zichichi, una delle voci scientifiche italiane più note e figura di spicco della fisica internazionale, è morto il 9 febbraio 2026 a Losanna. Aveva novantasei anni. Nato a Trapani nel 1929, Zichichi ha dedicato la sua lunga vita all'esplorazione del mondo subnucleare e alla convinzione – scientifica quanto filosofica – che l'universo sia caratterizzato da una razionalità intrinseca.

Dopo i primi studi a Palermo, si è distinto grazie al suo lavoro in fisica subnucleare, contribuendo a importanti esperimenti al CERN e insegnando per decenni all'Università di Bologna. La sua fondazione del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana a Erice nel 1963 ha creato un luogo di incontro unico per scienziati di tutto il mondo e rimane una delle sue eredità istituzionali più durature. Zichichi credeva che la ricerca scientifica prosperasse quando fosse condivisa, dibattuta e inserita in un orizzonte culturale più ampio.

Iam hora est: sull'annuncio delle consacrazioni episcopali da parte della FSSPX

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald. Alcuni precedenti su Alcuin Reid qui (con molti link di riferimento) - qui.

Iam hora est
sull'annuncio delle consacrazioni episcopali da parte della FSSPX
Dom Alcuin Reid

Si esita ad aggiungere altro allo tsunami di commenti che ha seguito l'annuncio, non inaspettato, che la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) procederà alla consacrazione di nuovi vescovi il 1° luglio. Troppo di ciò che è stato detto ha riproposto vecchi pregiudizi con leggerezza e ha contribuito a consolidare ulteriormente le divisioni. "Eccoci di nuovo", abbiamo sentito dire fin troppo spesso. Si possono immaginare sospiri simili nei corridoi e negli uffici dei dicasteri competenti della Santa Sede: "Vabbè, altre scomuniche", ecc.

giovedì 12 febbraio 2026

Mons. Carlo Maria Viganò a sostegno della FSSPX

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Mons. Carlo Maria Viganò a sostegno della FSSPX

Non posso che prendere atto con dolore e indignazione del Comunicato diffuso oggi dal Dicastero per la Dottrina della Fede, a firma del Card. Víctor Manuel Fernández, al termine del suo incontro con Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Dopo decenni di umiliazioni, di dialoghi inconcludenti, di concessioni parziali revocate con “Traditionis Custodes”, di silenzi assordanti sulle deviazioni dottrinali e liturgiche diffuse in tutta la Chiesa ed ancor più gravi errori dottrinali e morali promossi dal più alto Soglio, Roma pretende ora di porre come condizione preliminare al dialogo la sospensione delle Consacrazioni episcopali annunciate dalla FSSPX per il 1° luglio — Consacrazioni che non sono atto di ribellione, ma atto supremo di fedeltà alla Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, privata da quasi sessant’anni di Vescovi che predichino la Dottrina integra e amministrino i Sacramenti senza compromessi con l’errore.

Ultima ora: Risultati dei colloqui FSSPX-Vaticano

Il primo incontro tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X è stato dichiarato “cordiale e sincero”, ma il dialogo potrà proseguire solo se la Fraternità sospenderà le previste consacrazioni episcopali, ha dichiarato oggi il Vaticano.

Ultima ora: Risultati dei colloqui FSSPX-Vaticano.

Questa mattina si è svolto l'incontro di alto profilo tra il Cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), e il Superiore Generale della FSSPX, Padre Davide Pagliarani. È stata la prima volta che i due si sono incontrati dopo l'annuncio, il 2 febbraio, da parte di Pagliarani, che la Fraternità avrebbe celebrato le consacrazioni episcopali il 1° luglio di quest'anno.
I dettagli dell'incontro sono stati resi noti tramite una nota firmata dal cardinale Fernández, evidentemente desideroso di riprendere in mano la narrazione dopo che la Società aveva sbalordito la Chiesa e i media con il suo annuncio.
Secondo il Comunicato di una pagina – leggibile qui – i due ecclesiastici hanno discusso di un'ampia gamma di questioni.
In primo luogo, hanno chiarito "alcuni punti presentati dalla FSSPX in varie lettere, inviate in particolare negli anni 2017-2019", tra cui la problematica affermazione del documento di Abu Dhabi secondo cui Dio vuole la diversità delle religioni (qui). Questo è stato identificato come un problema chiave dalla FSSPX nelle sue recenti dichiarazioni pubbliche.
La condizione per la prosecuzione dei colloqui, per i quali saranno fissate tappe e procedure, è la revoca della decisione annunciata. P. Pagliarani riferirà e farà conoscere le determinazioni...

Intervista a monsignor Viganò / “I cattolici si riapproprino del proprio destino, sottraendosi alla dittatura dell’élite e allo strapotere di un’autorità usurpata”

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Intervista a monsignor Viganò / “I cattolici si riapproprino del proprio destino, sottraendosi alla dittatura dell’élite e allo strapotere di un’autorità usurpata”
di Stephen Kokx

Eccellenza, abbiamo letto la sua analisi “a caldo” sui risultati del Concistoro straordinario (qui), e credo si possa dire che – ancora una volta – ha colto nel segno: «Questo Concistoro sancisce la continuità tra Bergoglio e Prevost su tutti i punti controversi dell’agenda sinodale e sull’irrevocabilità del Concilio». Quale crede possa essere lo scenario che si apre dinanzi a noi, come cattolici, dopo le recenti dichiarazioni di Leone sullo “sviluppo dinamico” della Dottrina e della Morale?

Quando sentiamo parlare di “sviluppo dinamico” non possiamo non pensare alla condanna della dottrina eterodossa della cosiddetta “evoluzione del dogma”, secondo la quale la Chiesa avrebbe col passare del tempo e grazie al progresso scientifico delle discipline teologiche una migliore e diversa comprensione della Rivelazione. Si tratta di una vera e propria frode pseudoscientifica, basata sull’evoluzionismo e sullo storicismo filosofico, propagandata dai modernisti sin dai tempi di Alfred Loisy, mediante la quale far credere al popolo cristiano che le loro adulterazioni della Fede e della Morale devano essere considerate come un altro modo di esprimere un medesimo concetto, che per duemila anni il Magistero non aveva saputo esplicitare correttamente. La Chiesa cattolica avrebbe quindi insegnato dottrine che nel corso dei secoli sono state accettate passivamente da un popolo sottomesso e ignorante, e che solo con il Vaticano II e la sua riforma liturgica sarebbero state accantonate. Ovviamente le dottrine che il Concilio ha oscurato o riformulato sono quelle che condannano le sue stesse deviazioni, non ultima la “sinodalità”. I modernisti considerano i dogmi come espressioni provvisorie dell’esperienza religiosa che evolvono e si adattano alle circostanze. La “morale situazionale” di “Amoris lætitia” [qui] e di “Fiducia supplicans” [qui] è un’applicazione pratica di questa impostazione eretica evoluzionistica dagli effetti devastanti, così come è in continuo divenire la liturgia conciliare. È evidente che tutto questo risponde ad un’impostazione teologica antropocentrica e ad una filosofia immanentista.

La bellezza (non) salverà il mondo?

Origine di una frase molto equivocata
La bellezza (non) salverà il mondo?

L’ultima volta è stata poche ore fa: l’ho letta citata da Andrea Bocelli che aveva appena finito di cantare qualcosa durante la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

“La bellezza salverà il mondo,” ha detto Bocelli per manifestare ottimismo sul futuro del pianeta, citando esplicitamente il presunto autore della frase cioè Fëdor Dostoevskij.

È una citazione divenuta ormai spiegazzata e logora come una vecchia tovaglia che uno tira da una parte e uno dall’altra, davanti e dietro.

E ogni volta provo un po’ di sofferenza, perché a dir la verità, la presunta citazione non è un aforisma di Dostoevskij e nemmeno una frase che abbia pronunciato in un suo momento particolare, ma cinque parole inserite nel suo capolavoro L’idiota - 606 pagine nella edizione Einaudi del 1994 - più o meno a metà dell’opera.