domenica 14 gennaio 2018

Léon Bertoletti su Ratzinger e l'ultimo scritto di E.M. Radaelli

Ricevo dall'Autore e volentieri pubblico.

No, no, no, no e no. Non è un Adversus Iosephum, un Contra Benedictum o - come sostengono incurabili qualunquisti - un libello che, dalla nebulosa “tradizionalista”, cita in giudizio per eresia il Sommo Emerito benemerito. No, non è un parlarsi addosso, a vuoto. Non è un dissertare colto sui massimi sistemi. Gli ottanta paragrafi e le trecentosettanta pagine di Al cuore di Ratzinger, al cuore del mondo, fatica puntigliosa di Enrico Maria Radaelli, edizioni pro manuscripto Aurea Domus, sono piuttosto un saggio sine ira et studio solidamente scientifico, un trattato splendidamente catechetico-teologico-dottrinale, il tracciato lineare di una rotta, l’indicazione spirituale di un obiettivo concreto, un documento pesato, soppesato, meditato. 
Non un lavoro divulgativo o di sintesi, un’opera sistematica. Servirà agli storici e ai commentatori ecclesiastici quando finalmente vorranno aprire gli occhi sulla realtà sgangherata, sulla verità invertita. Con i suoi riferimenti precisi, con i rimandi luminosi all’Aquinate e al Tridentino, con le osservazioni limpide, rende tutto chiaro, dona consapevolezza, apre portali di sapienza. 

Che combina il professor Radaelli? Che fa di tanto grave, clamoroso, fastidioso, urticante? Come mai turba i sonni e i sogni beati delle animette parfumé, dei topastri di sacrestia, dei cronistacci? Leva dallo scaffale un vecchio libro del sedicesimo nella dinastia benedettiana e lo tasta, gli prende la pressione, gli misura il battito, gli fa l’elettrocardiogramma, lo sottopone a Tac. Verifica, insomma, lo stato di salute e di malattia del muscolo, i pregi (ci sono) e i difetti (ci sono). Non compie la visita con lo sguardo clinico delle proprie convinzioni, delle idee personali, delle fisime, ma con il manuale medico della Tradizione, con il prontuario farmaceutico del Magistero. 

Il volume patologico di Ratzinger è Introduzione al Cristianesimo. La disamina di Radaelli lo colloca a pieno titolo, con piena coscienza, nel flusso cosmico che dal conciliabolo del Secondo Vaticano, dal Martini porpora, dal Teilhard de Chardin, dall’Idealismo, dallo Storicismo scorre fino al Bergoglismo. Un’onda energetica degenerativa, distruttiva ovviamente. Capace di condizionare il pensare, il predicare e il divenire, il teologume e il clericalume; di provocare l’urlo del Tragico esistenziale che gridiamo con Radaelli: «Ma se la Chiesa non crede più in se stessa (nelle sue Scritture, nei suoi Dogmi), perché dovrebbe crederci il mondo?». Capace di generare fede piena di dubbi ma non dubbi pieni di fede. Capace di sparate bombastiche, scritte e confermate dal Papa teologo, come quella che il Paradiso sia «nella memoria di Dio» o che «la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano». 

Il limite dell’indagine cardiaca è forse di attribuire eccessiva rilevanza a un lavoro dal titolo enfatico e pretenzioso, che ha venduto parecchie copie e ottenuto diverse edizioni e ristampe, probabilmente allineato a un sentire comune, diffuso e condiviso piuttosto che originale nelle premesse e chissà quanto veramente in grado di dettare una linea, di condizionare un indirizzo. Il virus, anche senza fonte precisa, s’era già infiltrato nell’organismo. Inoculato, si diffondeva. Infettava. Ha creato malati, ha mietuto vittime. Ma se, per questa esatta ragione, il Ratzingerismo tuttora palpita attualissimo, il Radaellismo lo sopravanza in numero di colpi. Rendendo Al cuore… un testo da conoscere (non per finta, alla maniera di qualche critico o recensore precipitoso) e da considerare.
Léon Bertoletti

73 commenti:

Anonimo ha detto...

MILANO-ADISTA. Attaccare il pontificato di Joseph Ratzinger da “destra”: è l’operazione portata avanti da quanti attaccano papa Francesco ma, nella sostanza, tutti i papi postconciliari. Ed è l’operazione che emerge dal libro Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo di Enrico Maria Radaelli, allievo del teologo svizzero Romano Amerio, autore di Iota Unum. Studio delle variazioni della Chiesa Cattolica nel secolo XX, libro del 1985 che accusava alcuni testi del Concilio Vaticano II di essere teologicamente “modernisti”. La prefazione del libro (autopubblicato nell’ambito del proprio sito personale Aurea Domus) - che mette insieme nell’attacco Ratzinger, Francesco e il card. Carlo Maria Martini - è affidata a Antonio Livi, già docente della Pontificia Università Lateranense e tra i firmatari della “correzione filiale” rivolta da un drappello di cattolici ultraconservatori a papa Francesco. «L’egemonia (prima di fatto e poi di diritto) della teologia progressista nelle strutture di magistero e di governo della Chiesa cattolica – scrive Livi - si deve anche e forse soprattutto agli insegnamenti di Joseph Ratzinger professore, che mai sono stati negati e nemmeno superati da Joseph Ratzinger vescovo, cardinale e papa». Redaelli, dunque, nel suo libro, cerca di smontare gli insegnamenti di Ratzinger - considerati «profondamente erronei, pericolosi per la fede come solo una sintesi delle dottrine moderniste può essere», «a partire dal suo metodo storicistico», e convincere il papa emerito a «ripudiare pubblicamente, al più presto e in toto» le tesi contenute nella sua Introduzione al cristianesimo. In Ratzinger, sostiene, i dogmi della fede sarebbero re-interpretati con gli schemi concettuali propri del soggettivismo moderno (dal trascendentale di Kant all’idealismo dialettico di Hegel)». La «deriva ereticale» di tale «teologia neomodernista», sostiene Livi, avrebbe impregnato di sé seminari, atenei, commissioni dottrinali delle Conferenze episcopali, curia romana e, a cascata, avrebbe “contaminato” temi e linguaggi del magistero, dai documenti del Vaticano II in poi.

Anonimo ha detto...


J'applaudis des deux mains l'excellent commentaire de Léon Bertoletti et me félicite que le puissant ouvrage de Radaelli soit enfin lu et médité.

Sircliges ha detto...

Ma non scherziamo.

In estremissima sintesi. Tutto il nucleo del pensiero ratzingeriano è l’armonia tra fede e ragione, è l’esaltazione dell’ascendenza greca del cristianesimo che non è solo un’appendice dell’ascendenza ebraica. Cristo è Logos, è Razionalità. L’atto di fede è un atto della ragione, non è un “sentimento”; Dio può essere raggiunto e dimostrato con la sola razionalità; ogni contenuto della fede cattolica può essere creduto per fede perché non contraddice la ragione.
Questo concetto è espresso in decine e decine di testi (es. la lezione di Ratisbona), ma qui mi limito a citare questo passaggio breve ma esemplare:

«La matematica come tale è una creazione della nostra intelligenza: la corrispondenza tra le sue strutture e le strutture reali dell'universo - che è il presupposto di tutti i moderni sviluppi scientifici e tecnologici, già espressamente formulato da Galileo Galilei con la celebre affermazione che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico - suscita la nostra ammirazione e pone una grande domanda. Implica infatti che l'universo stesso sia strutturato in maniera intelligente, in modo che esista una corrispondenza profonda tra la nostra ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura. Diventa allora inevitabile chiedersi se non debba esservi un'unica intelligenza originaria, che sia la comune fonte dell'una e dell'altra. Così proprio la riflessione sullo sviluppo delle scienze ci riporta verso il Logos creatore.»

Benedetto XVI (discorso del 19/10/2006)
http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20061019_convegno-verona.html

Ora, qui qualcuno potrebbe pensare che il Papa stia “dubitando”, esprimendo un sua incertezza effettiva, perché il tenore letterale delle sue parole è “chiediamoci se non…”?
Ma questo costrutto verbale è il tipico procedimento di Ratzinger, del professor Ratzinger: quando vuole far capire qualcosa di importante al suo interlocutore, non si limita ad affermarlo “id est”, ma in un certo senso prende l’allievo per mano per portarlo passo passo dall’ignoranza alla scienza,: parte in modo pacato ed interrogativo per svolgere l’argomento fino alla conclusione sicura e coerente. E infatti il ragionamento, partendo da questo “chiediamoci se”… “ci riporta verso il Logos creatore”.

Questo modus operandi è molto simile a quello di San Tommaso, il quale per dimostrare una tesi espone dapprima la tesi contraria al fine di meglio confutarla; e così per esempio all’articolo 3 della I Parte della Summa teologica, San Tommaso scrive “Pare che Dio non esista”, ed espone una serie di argomenti atei, e poi li smonta uno ad uno, e infine spiega le cinque vie e dimostra che Dio esiste. Incidentalmente questo modus operandi ha la controindicazione che c’è anche chi, citazioni alla mano, attribuisce a San Tommaso tesi che egli confuta! A volte ho l’impressione che anche Ratzinger patisca lo stesso fenomeno. Certe critiche, onestamente, mi sembrano fatte da gente che si è fermata al primo paragrafo, senza darsi la pena di leggere il testo per intero, come se uno volesse giudicare la teologia di San Tommaso da questo suo singolo brano (S. Th. I - 3):

«Pare che Dio non esista. Infatti. Se di due contrari uno è infinito, l'altro resta completamente distrutto. Ora, nel nome Dio si intende affermato un bene infinito. Se dunque Dio esistesse non dovrebbe esserci il male. Viceversa nel mondo c'è il male. Quindi Dio non esiste.»

E se qualcuno, sulla base di questa citazione, sostenesse che San Tommaso è ateo? Non sarebbe forse una conclusione assurda? Eppure, se si legge bene Ratzinger, è altrettanto assurdo sostenere che il suo pensiero rifiuti la conoscibilità razionale di Dio.

fabriziogiudici ha detto...

@Sircliges

Continuo a non capire perché, di fronte ad una lista di affermazioni esplicite che vengono contestate a Ratzinger, si risponda con altre affermazioni che non sono state contestate. Come detto nel pezzo di Bertoletti, non si sta attaccando tutta l'opera di Ratzinger teologo. Ora, non vorrei dirlo, ma devo dirlo per onestà: mi pare lo stesso atteggiamento dei sostenitori di Francesco che, di fronte a contestazioni molto precise su questa o quella cosa, rispondono citando quei (rari, ma esistenti) passaggi ortodossi del Papa regnante. Non è il modo corretto di argomentare; per nessuno, non solo per i sostenitori di Francesco.

Luisa ha detto...

Fabrizio,non so se Radaelli rimprovera al giovane teologo Joseph Ratzinger quel che sembra affermare, ma Sircliges ha perfettamente ragione quando descrive come Joseph Ratzinger-Benedetto XVI "srotola" il suo pensiero, avevo fatto la stessa osservazione in un post precedente, è facilissimo, e denota poca onestà intellettuale, uscire una frase e far dire a Benedetto XVI quel che non ha detto, non tenere conto di quel che completa e approfondisce, un modo di fare nel quale si sono illustrati i progressisti e i modernisti che per certo non considerano Joseph Ratzinger-Benedetto XVI uno di loro, basti pensare che i suoi libri erano sconsigliati nei seminari...
Sono dolente per Bertoletti il libro di Radaelli non "turba i sonni e i sogni beati della mia animetta parfumé", quanto ai "topastri di sacrestia e ai cronistacci" meglio sorvolare.
Non conoscendo Bertoletti sono andata Google e ho trovato questo:

"Papa Benedetto XVI sta lavorando dolcemente, lentamente, spesso in silenzio, discretamente, dietro le quinte, per lo più invisibili. Ma sta lavorando sodo. Mi piace il grande lavoro di riconciliazione che sta facendo all'interno della Chiesa cattolica romana: riconciliazione tra tradizionalisti e liberali, fedeli conservatori e orientati alla riforma, latinisti liturgici e poliglotti di massa, amanti e progressisti di vecchia data, anime altisonanti e credenti pedonali , pensatori e operatori - cristiani e cattolici. È un'opera nascosta di diplomazia, interazioni, influenze, concessioni, accordi, riconoscimenti. Un "duro lavoro" ben fatto fino ad ora."

E sul blog di Raffaella un articolo scritto dopo la rinuncia di Benedetto XVI, non più leggibile visto che il blog di Bertoletti è su invito:

"L`avventura di un povero papa"

articolo che doveva essere molto ossequioso viste le reazioni commosse delle lettrici di quel blog.
Ma come si dice da noi: "il n`y a que les imbéciles qui ne changent pas d`avis" :)

Anonimo ha detto...


Il y a les fanatiques de Bergoglio, et il y a les fanatiques de Ratzinger : deux formes de papolâtrie aussi maladives l'une que l'autre.
Quoi d'étonnant, après tout, quand on voit l'ancien secrétaire de l'avant-dernier pontife se faire l'apologète du bipapisme, c'est-à-dire d'un monstre à deux têtes… Ou quand la théologie dégénère en tératologie…
Comme disait mon professeur de logique, quand j'étais au lycée : « L'un dans l'autre, et toutes choses égales par ailleurs… »

Anonimo ha detto...

Effetto Francesco, Magister
« ... Molti cattolici passano dall'entusiasmo alla delusione. I più deboli nella fede corrono il rischio di allontanarsi dalla Chiesa stessa: questo è il vero "effetto Francisco". E coloro che desiderano rimanere fedeli soffrono la costante tensione tra la loro adesione a Cristo e l'indignazione prodotta dalla mania delle "sorprese" di cui soffre papa Francesco.
Fa male dire che Francesco sta ottenendo ciò che merita: chi lo ha conosciuto da vicino in Argentina sa che era molto più temuto che non amato. L'ostracizzare è in lui un'arte, un modo di vivere e uno strumento di dominio ... » .

Anonimo ha detto...

Un difensore di Amoris Laetitia e di chi l'ha firmata, sul blog di Marco Tosatti:

"In sostanza oggi tutti tradiscono tutti (se si considerano le parole del Cristo che si può tradire anche col pensiero) ed è per tale ragione che un matrimonio su due fallisce e in città come Milano quasi tutti convivano. Chi convive ed è cattolico si illude di essere libero di passare da una relazione a un altra, ma chi convive e ha figli è già unito in matrimonio perchè sono diventati una sola carne nei figli.
L’errore dei cattolici tradizionalisti è di dare importanza alla forma del rito e non alla sostanza dell’unione sacramentale".

Della serie: ha scritto il fedele di un'altra religione...

Anonimo ha detto...

Alla fine Bergoglio dice una cosa mezza vera e mezza falsa. Mezza vera perché non è necessario andare davanti ad un prete, un rabbino, un pastore o un sindaco per essere sposati davanti a Dio. Poi dice una bugia quando dice che per lui le convivenze con fedeltà sono matrimonio per via della fedelta.

E se non ci fosse la fedelta in quelle convivenze? È evidente che per Bergoglio le convivenze senza fedeltà da come ne ha parlato non le considera matrimoni perché lui pone l'enfasi sulla fedeltà. Invece a mio parere anche quelle sono matrimoni perche la fedeltà non c'entra proprio niente. Anche secondo il cattolicesimo la fedeltà non centra proprio niente sulla validità del matrimonio. I matrimoni in chiesa per il cattolicesimo sono matrimoni anche quando viene meno la fedeltà perchè il legame sarebbe indissolubile. Quindi la fedeltà non c'entra proprio niente sulla validità o meno del matrimonio. Bergoglio invece pone l'accento sulla fedeltà e secondo lui solo quelli dove c'è fedeltà c'è matrimonio. Così facendo ritiene nulli i matrimoni dove non c'è fedeltà e, poiché la fedeltà o l'infedeltà in realtà non influisce sulla validità del rapporto, lui va a sciogliere ciò che Dio ha legato, IN POCHE PAROLE DIVORZIO CRISTIANO.

Anonimo ha detto...

Si tratta di una recensione sgangherata, come sgangherato fu il commento post rinuncia di Papa Benedetto. Spiacente, ma la prosa di Bertoletti mi risulta ostica. A differenza di Luisa non ricordo, dei pochissimi commenti che l'articolo ricevette, un particolare entusiasmo.

irina ha detto...

e' questione di Fede, di educazione cattolica o no, di cultura ambientale. Mancando la Fede, mancando l'educazione cattolica, la cultura ambientale pagana ha la meglio. I preti, a mio avviso, dovrebbero occuparsi, primo, di verificare la loro stessa fede,secondo, portarla ad essere FEDE certa, terzo insegnarla con l'entusiasmo di chi è sulla strada giusta e mette in guardia il fratello della valanga che lo incombe. Se i preti non credono, se si fanno un baffo delle virtù, altro baffo dei Sacramenti, di che stiamo parlando e a chi? I fedeli/infedeli sono bestioline ruspanti nell'immondezzaio globale, il più delle volte ripetono quello che hanno visto nei filmsss, ascoltato nelle canzonette, convinti di essere originali e che sotto le lenzuola è la felicità, l'ammmore. Di strada ne abbiamo tanta da percorrere, l'unico scopo che abbiamo su questa terra è di diventare santi, altro non ne abbiamo.

Ubi humilitas ha detto...

Capisco che si possa essere "avvelenati" -lo sono io per primo- perchè Benedetto "rinunciando" ci ha lasciato in mano a Bergoglio però... il troppo stroppia!
Io non voglio entrare assolutamente nel "merito" del libro e di quanto sviscera.
Mi limito, e credo che basti, a contestare il "metodo". E il metodo è tagliuzzare da un "vecchio" (si cari miei, Vecchio!) libro di Ratzinger delle affermazioni che sono state ampiamente confutate poi in seguito dal modus vivendi-operandi- theologandi del Ratzinger successivo sia come Prefetto della Fede che come Papa Benedetto XVI.
Detto questo penso basti.

Gioco d'anticipo su una eventuale replica del tipo: "ma si parla di solo alcune affermazioni".
Ma signori cari, la "sanità" come la "santità" di una persona si valuta nel globale, nell'insieme, e alla fine.
Perchè se ragionate cosi, allora San Paolo (quel San Paolo che il papa attuale e circo intorno tanto dimenticano ...) non sarebbe santo, per aver lapidato e perseguitato cristiani. E altri santi qualchè erroruccio, non lo avranno commesso? IL successivo cancella il precedente.
Ratzinger ha avuto la virtù eroica di rinnegare anche se stesso, vedasi il pezzo espunto nell'ultima ristampa della sua opera.

Cari amici, non esageriamo. Benedetto aveva proposto un ottimo metodo "L'ermeneutica della continuità".
Poi a furia di voler troppo da alcuni, nulla si è stretto... (e quello che oggi si è ottenuto da Francesco, io ci avrei sputato sopra, poichè lo stesso domani può essere ottenuto ipoteticamente anche da un altra "ala estrema" (che ne so, preti fancazzisti pro_tuttisti, modernisti puri 101% insomma) vivente Francesco, che non propone un "metodo", ma si pone lui misura di tutto,come gli dice la capa, e cosi potrebbe fare un suo successore. Cioè per capirci, potrebbe "trattare" e concedere, come a fatto con la FSSPX, anche con il peggior modernismo.
Cosa gli si potrebbe contestare poi? Il metodo? Lui non ha proposto un metodo! Il merito? LUi si ritiene il "merito", la misura di ogni cosa!
Questo autogol dell'attacco a Ratzinger ha fatto si che tutto sia stato ributtato in caciara, anche l'ottimo Ratzinger.
E nel frattempo il "metodo" che proponeva Benedetto XVI cioè l'ermeneutica della continuità, con un papa che ci costruiva sopra un magistero alla corretta "interpretazione" del C.V. II è svanito insieme alla rinuncia di Benedetto.
Ah se si fossero accettate le condizioni poste da Ratzinger! Ora saremmo a ridere e non a piangere ...
Alcuni sarebbero a discutere i documenti del concilio, con un papa che ci costruisce un Magistero sopra, mentre invece stanno raccogliendo le "elemosine" , mancette, che il "misericordioso" pontefice ha concesso loro ... e che domani potrebbe concedere ai fancazzisti di ogni risma ...
(e chi afferma il contrario non fa che dare ragione ai denigratori ...)

mic ha detto...

E nel frattempo il "metodo" che proponeva Benedetto XVI cioè l'ermeneutica della continuità, con un papa che ci costruiva sopra un magistero alla corretta "interpretazione" del C.V. II è svanito insieme alla rinuncia di Benedetto.
Ah se si fossero accettate le condizioni poste da Ratzinger! Ora saremmo a ridere e non a piangere ...


Vede, il problema sta in cosa consista la tanto, per dirla mons. Gherardini, "sbandierata ma mai dimostrata" continuità...
Avuto poi riguardo che parlare, come fa Ratzinger nel famoso Discorso del 22 dicembre 2005, di "continuità nella riforma" può suonare come ossimoro, se non in termini strettamente logici almeno in termini pratici: « È proprio in questo insieme di continuità e discontinuità a livelli diversi che consiste la natura della vera riforma » (Discorso di Benedetto XVI, 22 dicembre 2005). E il problema sono proprio i livelli, perché in alcuni casi non si riesce più a distinguere quali sono i principi e quali le contingenze. È questo che viene solo adombrato ma mai dichiarato e/o dimostrato - come invece si dovrebbe - perché il contesto è ormai di consolidata fluidità, che ha sostituito le definizioni certe e fondanti. È un vero e proprio cambio di paradigma: sostanzialmente, con « il rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino », il soggetto-Chiesa (mutevole e evolventesi = storicismo) ha sostituito l'oggetto-Rivelazione (immutabile e non soggetta ad evoluzione).
A proposito della 'praticità' dell'apparente ossimoro, giova l'esempio concreto: il Papa sostiene che i primi martiri, insieme alla fede in Cristo, hanno affermato la "libertà religiosa" e che lo possiamo dire oggi che esiste questa consapevolezza, mentre allora non esisteva. Lo spostamento sull'asse logico costruisce un'ambiguità sostanziale giocando sul fatto che i martiri sono stati sì esempi di libertà religiosa, ma non i loro campioni: quello che essi volevano affermare era una specifica espressione religiosa: la fede in Cristo Signore, non la globalità di tutte le fedi, che invece alla fine sono quelle che vengono difese dalla "libertà di religione" come la Chiesa intende oggi.

Anonimo ha detto...


"L'herméneutique de la continuité" consistait à faire croire que les "nouveautés" du concile étaient dans la continuité de la Tradition, qu'il n'y avait pas de rupture entre ces "nouveautés" (sur les fausses religions, sur le judaïsme, sur le protestantisme, etc., etc.) et ce qu'avait toujours enseigné l'Église. Bref, un tour de passe-passe. Ou, si l'on préfère, un abus de langage. Et de braves gens l'ont cru, se sont laissé tromper… Le résultat est sous nos yeux.

Un mot sur le livre admirable de Radaelli. Avant de le critiquer, il faudrait peut-être l'avoir lu, non ?

Anonimo ha detto...


"La continuité dans la discontinuité", si chère à Ratzinger, c'est de l'hégélianisme pur, comme le démontre très bien Radaelli dans son livre. Encore faudrait-il le lire, ce livre, et ne pas réagir à la critique de Ratzinger, si justement fondée, qui y est faite, de manière, disons, pavlovienne… Le catholicisme n'est ni l'hégélianisme ni le pavlovisme.

irina ha detto...

Quando diciamo di credere in Dio , Uno e Trino, non è che diciamo qualcosa di totalmente altro da noi, che il conoscerla per bene sia ininfluente nella nostra stessa vita, proprio nella vita spicciola di tutti i giorni.
Premetto che in questi argomenti sono una balbuziente,cioè ho bisogno di aiuto ma, scriverò solo quello di cui sono certa:
Anche il diavolo è razionale, allora?
La continuità, perchè è così importante? E' importante in sè?
Rispondere a queste semplici domande è bene per iniziare a toccar con mano che certi errori e certi metodi non appartengono solo a x ma, anche a y e anche a z,nei fatti appartengono ad uno stuolo di persone che, certe di prendere una scorciatoia si sono perse in terre lontane, lontane dalla Verità e dalla realtà.

fabriziogiudici ha detto...

@ubi humilitas

Io non voglio entrare assolutamente nel "merito" del libro e di quanto sviscera.
Mi limito, e credo che basti, a contestare il "metodo". E il metodo è tagliuzzare da un "vecchio" (si cari miei, Vecchio!)


Due osservazioni:

1. Se non si va nel merito dei contenuti del libro, è difficile contestare il metodo. Ovvero, quello che si contesta è l'apparente metodo che traspare dai risvolti di copertina e dalle recensioni, che non è detto sia il metodo vero. Ora, non per dire, ma questo ce lo siamo già detti qualche settimana fa, sulla prima ondata di commenti.

2. Non è il "vecchio" Ratzinger, perché - e non per dire di nuovo, ma pure questo ce lo siamo già detti - lo stesso Ratzinger ha curato ristampe, fino all'anno scorso, e ha rivendicato la correttezza dell'impianto.

Abbiamo anche tirato fuori un caso concreto, ovvero la critica alla dottrina del sacrificio di Sant'Anselmo (non ho voglia di tornarci ora, anche perché non credo ci sia niente di nuovo da dire; ma è l'esempio che non ricade nelle sue osservazioni).

Ma signori cari, la "sanità" come la "santità" di una persona si valuta nel globale, nell'insieme, e alla fine.

E qui siamo di nuovo sul personalismo: ma chi sta parlando di giudicare la persona? Si stanno giudicando gli scritti. E una teologia si valuta certamente nell'insieme, se non che un singolo errore in un impianto per il resto sano è grave (parola di Sant'Agostino). Mentre nella persona, se uno volesse giudicarla, un singolo errore non è certamente dirimente (santi perfetti non sono mai esistiti). Perché insistere su questa confusione di piani? Il personalismo, applicato a chicchessia, non ha dimostrato già abbastanza di essere un danno?

Questo autogol dell'attacco a Ratzinger ha fatto si che tutto sia stato ributtato in caciara, anche l'ottimo Ratzinger.

Onestamente è proprio il non distinguere tra la critica al pensiero e quella alla persona, e non discutere nel merito delle cose, che butta tutto in caciara.

"metodo" che proponeva Benedetto XVI cioè l'ermeneutica della continuità [...] è svanito insieme alla rinuncia di Benedetto.

Appunto: qui si è detto ormai tante volte, l'ermeneutica della continuità è fallita, ed è proprio fallita insieme alla rinuncia di Benedetto. Perché Francesco non è solo la conseguenza di un complotto (che pure ci sarà stato), ma anche di altro; e l'incapacità di reagire della maggior parte della Chiesa, al netto dei don Abbondio, è proprio il frutto di quell'ermeneutica della continuità, che evidentemente è stata citata a vanvera da molti e basta, e non ha molta concretezza, perché sennò sarebbero tutti in piazza a contestare la "rivoluzione" di Francesco.

@irina
Anche il diavolo è razionale, allora?
Direi proprio di sì... forse tu non pensavi ch'io löico fossi", scriveva Dante...

Anonimo ha detto...

l'ermeneutica della continuità, un tentativo maldestro di un doctor subtilis di tenerci incatenati definitivamente al Concilio Vaticano II: “non abbiate paura, siamo sempre noi…” il messaggio nemmeno troppo celato. Per fortuna Bergoglio ci a liberato da un sì funesto inganno.
Quanto al fatto che il contesto sia ormai di consolidata fluidità, credo sia giunto il tempo di non badare più ai seguaci della neo-religione, lasciandoli arrivare fino in fondo (qualcuno si ravvederà, è sperabile) e di preoccuparsi piuttosto di consolidare le isole cattoliche autentiche, di qualsiasi tendenza siano: da FSSPX e ai rami staccati, ai resistenti di mons. Williamson, ai sedevacantisti, ai vari e dispersi sacerdoti e religiosi ancora fedeli incardinati nella chiesa ufficiale. Davanti alla peste modernista, ai diffusori del capovolgimento della Buona Novella, non si può più dire io sono di Paolo, io sono di Apollo, Io sono di Pietro. Siamo tutti di Cristo; mentre non lo sono affatto coloro che Lo rinnegano, che non credono alla sua consustanzialità con il Padre e con lo Spirito e che non onorano la sua Ss.ma Madre.
OS

Ubi humilitas ha detto...

Signora Mic lei, in linea di principio, ha-potrebbe avere ragione.
Potrei averla anche io però affermando che quello della "ermeneutica della contuinità" e dei concetti che lei successivamente cita sono di Ratzinger alla Missa Pro Eligendo Romano Pontifice e non il Benedetto XVI successivo del 2007 del Summorum Pontificum, nè quello ancora successivo della Revoca della Scomunica, nè quello ancora che tramite Mons. Pozzo chiedeva di accettare il Concilio (I cui documenti sono stati sottoscritti da Mons Lefebvre); ne discende che quel concetto che lei cita avrebbe anche potuto essere "oggetto di discussione", cosi come i testi del Concilio.
Però mi creda, glielo dico con tutta la sincerità del cuore: a me non interessa nè rievocare tutta la vicenda della FSSPX (che ho tirato in ballo io, a termini di paragone ma non facente parte dell'argomento), nè interessa la polemica, nè avere o dare ragione il linea di principio.
A me -come son certo anche a lei- interessa la Chiesa, la Fede, punto.
Dalla Chiesa esce un continuo "bollettino di guerra", con gara a chi spara l'eresia più grossa ( ci tengo a sottolineare "Eresia"); le stupidaggini ormai non fanno più testo rispetto alle eresie sparate ad ogni piè sospinto e spacciate come "opera dello Spirito" (alcohl-demoniaco).
Però sono realista, magari pure purtroppo, ma sono realista. Il mio sogno è un futuro pontefice che appena affacciato alla loggia esclami: "Amoris Laetitia è una cagata pazzesca". Vero, esteticamente bello anche nella forma: ma resta un sogno impossibile (tranne che non mi eleggano papa). Nella Chiesa, purtroppo e per fortuna, si procede per gradi. Già è tanto -vedasi cardinali attuali e l'andazzo- se un futuro pontefice rispondendo ai Dubia cercherà di porre argine a quel documento assurdo, figurarsi quell'en tranchant del "sogno" di prima.
MI perdoni, ma col senno di poi, riguardo al ragionamento dell'attacco a Ratzinger, resto dell'idea che oltre allo scarso fondamento della cosa, non ne è valsa proprio la pena. Sul campo, abbiamo perduto due pezzi ottimi, Livi e Radaelli; in futuro ogni loro affermazione verrà smontata da questo stigma.
Resto dell'idea, magari molto umana, che alle forze che si oppongono allo status quo attuale serva la regia di un ottimo generale, altrimenti non faremo altro che perdere ottimi ufficiali e soldati sul campo!
Cordiali saluti a lei e a tutti.
Poscritto: Ottimi generali ci sono, eppure ... a volte gli si imputa lentezza nella "correzione" ...
Tempo, tempismo, opportunismo sono doti umane, la Prudenza è virtù "Cardinale" che si radica nelle virtù teologali...
Prudenza: preparare gli animi e gli uomini, misurare le forze, ben disporsi "ragionati" alla "battaglia"; a testa bassa si mostrerà pur eroismo, ma si cade subito vittima sul campo.

Anonimo ha detto...

# "L’ottimo metodo "L'ermeneutica della continuità"

1) non era un criterio interpretativo, ma un assioma, ossia un’affermazione indimostrata ed indimostrabile perché, come tanti hanno invece dimostrato, c’è contraddizione in vari punti tra CVII e depositum fidei integralmente trasmesso fino a quel momento.

2) non era un criterio interpretativo, ma un sofisma, una presa per i fondelli: perché la continuità di cui parlava non era, come mic, e non solo lei, si sgola a ripetere da tempo, nell’oggetto, nel contenuto, nelle verità di fede, ma nel famoso “soggetto-Chiesa” che oggi propone come verità di fede gli errori di ieri e questa incoerenza sarebbe superabile e spiegabile con la “crescita” del “soggetto-Chiesa” nella storia. Sostanzialmente nel passato la Chiesa sarebbe stata immatura e non capiva bene quanto ora, quindi raccontava fesserie spacciate per verità. Era così immatura che mandava i missionari in giro a farsi massacrare per convertire i popoli, invece che pregare insieme a loro e alle loro divinità …..


3)anche ammessa come possibile una interpretazione diciamo “abrogans” cioè che legga il testo interpretato nel senso opposto rispetto al dato chiarissimo testuale e sistematico, cioè rispetto a quello che effettivamente dice, come pure Ratzinger-papa era stato invitato a fare (anzi supplicato) - del tipo: “caro papa dichiara solennemente che il passo del CVII in cui sembra venga proclamata la libertà religiosa in realtà va letto nel senso che non riconosce la libertà religiosa, perché l’errore non può essere oggetto di un diritto, ma tuttalpiù di tolleranza” - R ha omesso di applicare con autorità quel criterio, impedendo così letture “di rottura” con la Tradizione e ha omesso anche di operare questo tipo di interpretazione anche con atti informali. Ha sempre taciuto. E non poteva essere diversamente, dati i punti 1 e 2.

Anna

Ubi humilitas ha detto...

Sig. fabriziogiudici allora mi risponda nel merito: Mons. Lefebvre ha fitmato i Documenti del Concilio, e non ha mai "ritrattato" facendo una petizione affinche fosse ritirata la sua firma.
Allora l'ultimo Lefebvre non conta: è un vescovo che ha sottoscritto, cioè ha firmato gli errori nei documenti conciliari.
Cosa mi dice, erroneo? Eretico?
Guardi a me della cosa non interessa nulla, ma le faccio questo esempio per farvi capire quanto ad andare a testa bassa vi ( e ci!) state incartando.
Ed infatti se ben ha seguito la vicenda, un giornalista della parte avversa subito ha fatto questa equazione: "concilio erroneo, errore Mons. Lefebvre che l'ha firmato"

La scaltrezza è virtù predicata nel Vangelo. Siate scaltri come a scacchi, e prima di fare la mossa contate le mosse successive dell'avversario, pensi alla patta a scacchi ...
Lascio a voi le repliche. Per me l'argomento è "esaurito".
Cordiali saluti.

Anonimo ha detto...

# “quel concetto che lei cita avrebbe anche potuto essere "oggetto di discussione"
Non doveva essere oggetto di discussione, doveva essere “rimediato”, in quel punto e negli altri, dal papa, prima ancora di qualunque “rientro”, come gli era stato richiesto da mons. Gherardini, se non ricordo male, autonomamente, per il bene della Chiesa, dato che lui stesso riconosceva che ne venivano fatte letture secondo “l’ermeneutica della rottura”, e non come condizione di un “accordo” con la FSSPX.

Chi si straccia le vesti per le critiche argomentate di Radaelli, le confuti, entrando nel merito, invece che procedere da assioma in assioma.

Ma dove è questo mea culpa ? dov’è questo cambiamento ? Il Summorum ? Il Summorum era una condizione per il rientro della FSSPX, non era un ripensamento, era una mossa diciamo così politico-diplomatica. Tanto erano quattro vecchietti nostalgici, diceva R stesso, salvo ad essere poi smentito clamorosamente dai fatti successivi.

I paladini della Tradizione dovevano essere inseriti nei granaggi “canonici” di quel potere che ha stritolato i Francescani dell’Immacolata. Diciamo così: la resistenza cattolica doveva essere guidata e contenuta dai modernisti che avevano preso il potere. La storia insegna che il dissenso non va contrastato apertamente, quando la persecuzione è feconda come il sangue dei martiri, ma va amorevolmente abbracciato e condotto.

Si poteva anche far finta di cedere con un “poi ne parliamo ….” dei punti problematici del CVII. Da quel poi ne parliamo sono passati molti anni e sappiamo tutti che quei punti sono stati ampiamente applicati, sia da GPII (con R prefetto del CDF), sia da BVI. E adesso F porta a termine l’opera.

Chi contrasta F appoggiandosi a R si comporta come chi volesse difendersi dalla volpe, chiedendo aiuto al gatto.

Questo sfacelo ha la sua causa nel CVII, che ha radicato, ramificato, messo foglie e fiorito con tutti i pontificati precedenti a F. Ora F coglie i frutti maturi. Coerentemente e con una certa impazienza. A lui il merito di rendere visibile quest’opera rivoluzionaria veramente diabolica.

Anna

fabriziogiudici ha detto...

Preciso che non appartengo alla FSSPX, casomai qualcuno avesse equivocato (non che ci sia da vergognarsi se si appartiene a quella fraternità: è tanto per mettere le cose in chiaro).

Considero mons. Lefebvre un prelato profetico (non l'unico, ma erano veramente pochi), perché ha saputo indicare subito, tra gli sghignazzi dei propugnatori del "sol dell'avvenir", quali erano le linee di faglia su cui si sarebbero scateanti i terremoti. Dopodiché non era perfetto e credo che abbia fatto i suoi sbagli (ancora più gravi furono però quelli di chi, nel fronte "conservatore", non si aggregò a lui nel formare un blocco di resistenza più consistente, e forse questo avrebbe potuto evitare separazioni e scomuniche). Quali errori, non mi interessa: il personalismo non lo applico certo neanche a Lefevbre. Sulla questione della firma o non firma del CVII (ma qui lascio rispondere gli amici della FSSPX) mi pare abbia firmato i documenti non problematici: io non ho certo intenzione di contestare tutto il Concilio.

Dopodiché non ha molto senso paragonare gli atti di un prelato (morto) con gli scritti di un teologo di grande spessore e meritata fama: gli eventuali errori del primo verranno facilmente riconosciuti, o semplicemente non riproposti, mentre gli eventuali errori nella teologia del secondo potrebbero rimanere a lungo ed essere fonte di altri problemi.

Per sua informazione, nutro molto affetto e riconoscenza per Benedetto XVI. Come vede non mi incarto, né vado a testa bassa. Mi pare semmai che lo stia facendo lei: che senso ha richiamare la freddezza del giocatore di scacchi, invitarmi a risponderle nel merito (l'ho fatto) e poi concludere che tanto per lei l'argomento è concluso, manifestando evidente disinteresse per la mia risposta?

Veda di non prenderla sul personale neanche lei: ho letto il suo blog e siamo evidentemente d'accordo su tutte le questioni fondamentali. Sarebbe un peccato dividersi solo per essere di Apollo o di Cefa.

Luisa ha detto...

Ma se Joseph Ratzinger-Benedetto XVI fosse un modernista, uno dei responsabili della rovina della Chiesa, perchè è stato la bestia nera dei progressisti, dei modernisti che lo hanno combattuto quando era Prefetto della CdF e che hanno continuato a farlo con accanimento e anche violenza verbale quando è diventato Benedetto XVI?

Quel che è interessante, e piuttosto spassoso, osservare è che i suoi acerrimi nemici di ieri, quei progressisti che lo hanno ostacolato in ogni modo e senza sosta, oggi, seguito al libro di Radaelli , lo difendono per screditare i cattolici tradizionali, in particolare i firmatari della Correctio filialis, per loro un beneficio secondario e prevedibile di quel libro.

PS:@Fabrizio.
Ti considero troppo intelligente per credere che sei serio :) quando scrivi:
"E qui siamo di nuovo sul personalismo: ma chi sta parlando di giudicare la persona? Si stanno giudicando gli scritti"

Per favore, hai seguito la discussione precedente sul libro e chiunque lo abbia fatto avrà potuto osservare che era la persona di Benedetto XVI attraverso i suoi scritti ad essere oggetto di giudizi durissimi, e mi fermo qui.

Anonimo ha detto...


Anna : "Il Summorum era una condizione per il rientro della FSSPX, non era un ripensamento, era una mossa diciamo così politico-diplomatica."

"Una mossa diciamo così politico-diplomatica". C'est exactement ça. Une partie des fidèles de Mgr Lefebvre s'y est laissé prendre, comme les bénédictins du Barroux, par exemple (pas tous, heureusement).
Il a fallu une résistance héroïque de certains prêtres de la FSSPX pour déjouer la manœuvre et convaincre Mgr Fellay du piège que lui était tendu.
Par ailleurs, il n'y a jamais eu de "ripensamento" de la part de Ratzinger. S'il y en avait eu un, il aurait autorisé la messe de toujours sans aucune condition ou qualification ("messe extraordinaire"). Surtout, il l'aurait lui-même célébrée, ce qu'il s'est bien gardé de faire…
"On ne peut pas retourner en arrière", "retourner en arrière, c'est nier les acquis (sic) de Vatican II"… Eh oui ! C'est exactement cela. "Lex orandi, lex credendi". A une nouvelle religion, à de nouveaux dogmes (œcuménisme, écologie, immigration, etc.), il fallait une nouvelle liturgie… On l'a !

irina ha detto...

La teologia di JR è l'esempio eclatante e nel contempo meno appariscente. Tutto qui.
I famosi bachi di cui spesso parla Maria, sono anche qui.Individuarli ed essere poi in grado di riconoscerli, ovunque siano, è un bene per lui, qualora non se ne fosse avveduto, ed è un bene anche per noi che, parimenti, purifichiamo e rafforziamo la nostra Fede.

Siccome questi errori sono comuni ad una intera epoca è importantissimo lavorarci sopra, anche se sembra materiale già macinato,infatti le conseguenze sono nel nostro quotidiano ora. E sostengo che riconoscere una persona nella sua realtà è l'inizio di un volerle bene serio, senza illusioni, nè ripulse pseudo angeliche. Tutto questo era atmosfera culturale dei suoi anni formativi, in particolare in Germania, non è per me scandalo pensare che vecchi non si siano ancora visti i tutti i frutti di quella che è stata la propria e sola primavera. Ora che sono vecchia io stessa lo vedo intorno a me ogni giorno nei miei coetanei.

Anonimo ha detto...


Une des raisons — à mon avis la principale — de l'opposition féroce de l'establishment moderniste à Ratzinger était, précisément, sa volonté de régler "l'affaire Lefebvre" par une petite concession diplomatique : la liberté (contrôlée) de célébrer selon l'ancien rite, en échange de l'acceptation (indispensable) de Vatican II. Mais même cela, l'opposition féroce n'en voulait pas. Il fallait purement et simplement couper les ponts avec les lefebvristes, considérés comme une peste funeste, comme un risque mortel pour la révolution en cours (la liquidation immédiate des Franciscains de l'Immaculée par son successeur l'a ensuite amplement démontré).
Je crois que c'est cela — autant que je sache — qui a amené Ratzinger, face à l'opposition forcenée qui lui était faite, à démissionner.
Ratzinger n'était pas moins moderniste que ses adversaires, contrairement à ce que pense Luisa (et comme le démontre très bien Radaelli dans son dernier livre), il était seulement plus souple et plus intelligent… Mais les autres se sont montrés plus coriaces et, comme l'a justement écrit Philippe Ploncard d'Assac, "ils l'ont eu".

Luisa ha detto...

" Une des raisons — à mon avis la principale — de l'opposition féroce de l'establishment moderniste à Ratzinger était, précisément, sa volonté de régler "l'affaire Lefebvre" par une petite concession diplomatique : la liberté (contrôlée) de célébrer selon l'ancien rite, en échange de l'acceptation (indispensable) de Vatican II."


L`opposizione tenace, virulenta e costante dei progressisti a Benedetto XVI è ben anteriore, era già presente e attiva quando egli era Prefetto della CdF , quando è diventato Papa non ha fatto che ampliarsi, si è manifestata ad esempio contro la cosidetta "riforma della riforma" e la sua volontà di ridare bellezza e sacralità alla Liturgia, contro la sua difesa della vita, dai suoi inizi fino alla sua fine naturale, e della famiglia, durante l`Anno del sacerdozio contro la sua decisione di dare come modello ed esempio il Santo Curato d`Ars, ecc. ecc.
Effettivamente tutte decisioni tipiche di un modernista sfegatato:):)
I modernisti e progressisti hanno combattuto in ogni modo Benedetto XVI, un`opposizione feroce che ha probabilmente contribuito a usare le sue forze fisiche e morali.

Anonimo ha detto...


Perché discutere con quelli che rifiutano di documentarsi - Confusine ritornante sulla famosa "firma" di mons. Lefebvre apposta ai documenti del Concilio.

- ma perché continuare a discutere del libro di Radaelli con chi per principio dichiara di non volerlo leggere?
- la firma di mons. Lefebvre ai documenti del Concilio fu in adempimento di una sorta di atto notarile imposto da Paolo VI a tutti i partecipanti al Concilio. Non era il voto di approvazione al documento stesso che si firmava (licet - non licet). Mons. Lefebvre votò contro due documenti finali "Gaudium et spes" e "Dignitatis humanae", pur firmandoli.

La firma dei vescovi non era il voto dei vescovi. La firma era richiesta dal Papa quale convalida alla promulgazione del testo conciliare, una volta approvato. Promulgandolo, il testo diventava un atto ufficiale del magistero della Chiesa. Avvenendo nel Concilio Ecumenico, il Papa lo promulgava con tutti i vescovi, che vi apponevano pertanto la loro firma, anche quelli che avevano votato contro quel medesimo testo che firmavano.
Bisogna perciò tener presente la distinzione tra approvazione dell'atto e promulgazione dello stesso. La famosa "firma" riguardava solo quest'ultima.
Si tende invece a far sempre confusione tra le due cose, anzi a dimenticarsi della promulgazione.
La differenza si coglie bene nella biografia di mons. Lefebvre scritta da mons. Bernard Tissier de Mallerais, Marcel Lefebvre. Une vie, Clovis, 2002, pp. 332-334 (cap. 12).
PP

Anonimo ha detto...

Mons. Lefebvre certamente ha fatto degli errori.Riporto dall’intervista rilasciata a Fideliter nel 1991, un mea culpa di mons L

“Fideliter: Cosa può dire a quei fedeli che sperano sempre nella possibilità di un accomodamento con Roma?
Mons. Lefebvre: I nostri veri fedeli, quelli che hanno capito il problema e che ci hanno giustamente aiutato a portare avanti la linea retta e ferma della Tradizione e della fede, temono i passi che io ho fatto a Roma. Essi mi hanno detto che era pericoloso e che perdevo tempo. Sì, certo, io ho sperato fino all’ultimo minuto che a Roma si vivesse un minimo di lealtà. Non mi si può rimproverare di non aver fatto il massimo. Così, oggi, a quelli che mi dicono: bisogna intendersi con Roma, credo di poter dire che

io mi sono spinto più oltre di quanto avrei dovuto fare.”


Quanto al tormentone della firma non c’è stato nessun errore, né ripensamento: ha sempre combattuto i modernisti dentro il CVII e dopo, con una fermezza e nettezza che aumentarono via via col tempo in relazione alla chiarezza sempre maggiore con cui si rappresentava la gravità enorme della crisi nella Chiesa ed all’aggravarsi rapidissimo di quella stessa crisi che la rendeva sempre più dolorosamente palese e gravida di danni per le anime.

Riporto dalla stessa fonte la risposta di mon L sul tormentone firme:

“Fideliter: Il Padre de Blignières, Don de Nantes e Dom Gérard l’accusano praticamente di menzogna, in quanto Lei ha assicurato di non aver firmato due documenti del Concilio, Dignitatis humanae sulla libertà religiosa e Gaudium et Spes. La rivista Sedes Sapientiae ha riprodotto un documento degli archivi del Vaticano su cui figura il suo nome scritto di suo pugno. Che cos’è esattamente e qual è questo documento?
Mons. Lefebvre: Quest’idea dell’interpretazione delle firme che indicherebbero un’approvazione dei documenti conciliari è parto del cervello male intenzionato di Padre de Blignières.
L’approvazione o il rifiuto dei documenti erano evidentemente compiuti per ogni documento particolare. Il voto era segreto, per mezzo di schede individuali e apposto con una penna speciale che permetteva il calcolo elettronico dei voti. Le schede venivano raccolte dai segretarii dalla mano di ogni votante.
I grandi fogli che passavano di mano in mano tra i Padri del Concilio e dove ognuno apponeva la sua firma, non avevano alcun valore di voto pro o contro, ma indicavano solo la nostra presenza in quella seduta di voto per quattro documenti.
Bisogna davvero prendere per delle banderuole i Padri che hanno votato contro i testi, facendo credere che avrebbero approvato ciò che avevano respinto mezz’ora prima.
Ecco cosa ci si può aspettare dall’immaginazione di coloro che sono essi stessi delle banderuole e che adorano ciò che prima avevano bruciato, come il Padre de Blignières, Dom Gérard e la banderuola per eccellenza che è Don de Nantes."

Anna

Anonimo ha detto...

E qui, stessa fonte, la spiegazione di mos. L della famosa “tradizione vivente” ed il suo giudizio in ordine ad essa.

“Fideliter: Lei dice spesso che più che una questione di liturgia, oggi è una questione di fede che ci oppone alla Roma attuale.

Mons. Lefebvre: Certo la questione della liturgia e dei sacramenti è molto importante, ma non è la più importante. La più importante è la questione della fede. Per noi è risolta. Noi abbiamo la fede di sempre, quella del Concilio di Trento, del catechismo di San Pio X, di tutti i Concilii e di tutti i Papi di prima del Vaticano II.
Per anni, a Roma, si sono sforzati di dimostrare che tutto quello che c’era nel Concilio era perfettamente conforme alla Tradizione. Oggi si rivelano. Il cardinale Ratzinger non s’era mai espresso con tanta chiarezza. Non c’è Tradizione. Non c’è più deposito da trasmettere. La Tradizione nella Chiesa è ciò che dice oggi il Papa. Dovete sottomettervi a ciò che il Papa e i vescovi dicono oggi. Ecco cos’è per loro la Tradizione, la famosa tradizione vivente, solo motivo della nostra condanna.
Oggi non cercano più di provare che ciò che dicono è conforme a ciò che ha scritto Pio IX, a ciò che ha promulgato il Concilio di Trento. Tutto questo è finito, superato, come dice il cardinale Ratzinger. È chiaro, e avrebbero potuto dirlo prima. Non ci saremmo presi la pena di parlare, di discutere. Adesso c’è la tirannide dell’autorità, perché non ci sono più regole. Non ci si può più riferire al passato.
In un certo senso, oggi le cose diventano più chiare; e ci danno sempre più ragione. Noi abbiamo a che fare con della gente che ha una filosofia diversa dalla nostra, un altro modo di vedere, influenzato da tutti i filosofi moderni e soggettivisti. Per loro non c’è una verità fissa, non ci sono dogmi. Tutto è evoluzione. Si tratta di una concezione del tutto massonica. È veramente la distruzione della fede. Fortunatamente, noi continuiamo ad appoggiarci alla Tradizione.”

Anna

Anonimo ha detto...

Perché i modernisti estremisti attaccavano R ?

Lo spiegava sacerdos recentemente: se non ricordo male, perché erano in disaccordo sui modi della rivoluzione: graduali e gentili (diciamo impercettibili) per i moderati e rapidi e chiari per gli estremisti. Perché avevano fretta, insomma.

Francamente non so dire chi avesse ragione dei due. Quella dei moderati sembrava più intelligente ex ante. Però la forza dirompente della Verità della Tradizione e della Messa di sempre ha scardinato i piani di riassorbimento, perché ha determinato un forte movimento opposto rispetto a quello programmato: pochi sono stati quelli che dalla Tradizione hanno finito per tacere sul CVII o fare le lodi dell’AL, molti, molti di più quelli che sono passati dal Novus Horror al VO e tanti di questi sono andati oltre il rito e sono approdati alla Tradizione anche come fede creduta e vissuta.

La riforma della riforma si colloca in questa gentile gradualità, che avrebbe accompagnato dolcemente le rane bollite dentro l’ibrido liturgico.


Anna

fabriziogiudici ha detto...

Ma se Joseph Ratzinger-Benedetto XVI fosse un modernista, uno dei responsabili della rovina della Chiesa, perchè è stato la bestia nera dei progressisti, dei modernisti che lo hanno combattuto quando era Prefetto della CdF e che hanno continuato a farlo con accanimento e anche violenza verbale quando è diventato Benedetto XVI?

Come ho detto l'altro giorno: per esempio perché è una persona pia e non ha lasciato portare alle estreme conseguenze certi ragionamenti; per cui ha sempre combattuto il relativismo e certe derive eretiche "finali" all'interno della Chiesa, come l'omoeresia, la protestantizazzione, eccetera. Se non fosse stato eletto al conclave del 2005, questi avrebbero iniziato la rivoluzione tredici anni fa. Però, anche se non fosse successo niente nel 2013 (oggi vivremmo certamente meglio nel presente), non sarebbe mai stato immortale: cosa sarebbe successo dopo la sua morte? Come si sarebbe evoluta la sua teologia? Non ci sarebbe stato il rischio di vedere una deriva, solo più lenta? Semmai la grossa domanda che mi pongo è perchè questi qui hanno così tanta fretta. Sicuramente lo odiano per il Summorum Pontificorum, che con loro non ci sarebbe mai stato.

Per favore, hai seguito la discussione precedente sul libro e chiunque lo abbia fatto avrà potuto osservare che era la persona di Benedetto XVI attraverso i suoi scritti ad essere oggetto di giudizi durissimi, e mi fermo qui.


Grazie per la stima, che non merito :-) Intendiamoci su cosa stiamo dicendo: so che ci sono persone che giudicano anche Ratzinger persona. È loro diritto, non metto becco nei gusti personali. Il punto però non è questo: non penso che le discussioni qui, inclusi tutti i dettagli, faranno parte del dibattito teologico. Non so se qualcuno possa dire che Radaelli e Livi provino antipatia per Ratzinger (il primo non lo conosco se non per i libri, che comunque non ho letto; del secondo leggo frequenti interviste e sarei piuttosto scettico). Ma anche qualora fosse così... le questioni personali esisteranno, ma sono contingenti e devono rimanere tali. Per quanto uno possa avere in antipatia la controparte, questo non gli farà di per sé scrivere confutazioni teologiche più valide. Queste, se sono valide, lo sono di per sé. Insomma, sostenere - pur con fondamento - che tra i critici di Ratzinger ci siano persone a cui sta antipatico non può essere portato come prova che _tutta_ la critica è fondata su questa antipatia.

irina ha detto...

@ fabriziogiudici 15:06
grazie. Era mia intenzione riportare il discorso sulla Santa Trinità. Anna dai primissimi commenti aveva puntato il dito sulla 'dislocazione della divina Monotriade' concetto di Romano Amerio, ma il suo richiamo mi è parso cadere nel vuoto. Stavo quindi riprendendolo alla larga, partendo da un paio di concetti che sono usciti fuori dai commenti di oggi. Non ero sicura però di riuscire a fare il discorso a ritroso, per questo ho chiesto aiuto. Oro sono stanca, appena si ripresenterà l'occasione riproverò; due sono i fatti importanti, Fabrizio, primo, mostrare che piccolissimi ed inavvertiti cambiamenti, errori in cima, sulla vetta, si trasformano, possono trasformarsi, in rovinose valanghe quando quello che noi consideriamo un sassolino viene solo spostato, apparentemente, di poco dalle nostre parole; secondo, mostrare che la valanga che si forma ci coinvolge in tutto il nostro essere, non è solo la divina Monotriade ad essere dislocata, noi siamo torti, dislocati nelle nostre facoltà. Questo lo credo con tutta me stessa. Ora basta, grazie, Fabrizio, per avermi offerto il pretesto di chiarire meglio. Spero.

Luisa ha detto...



"Lo spiegava sacerdos recentemente: se non ricordo male, perché erano in disaccordo sui modi della rivoluzione: graduali e gentili (diciamo impercettibili) per i moderati e rapidi e chiari per gli estremisti. Perché avevano fretta, insomma."

Ma santo cielo ci vuole un enoooorme anticipo di antipatia :) per osare pretendere che "R", colui che ha dato alla Chiesa il Summorum Pontificum e tutto quel che ho detto più sopra fosse un rivoluzionario moderato in disaccordo solo sui modi della rivoluzione con chi lo ha detestato, combattuto e vilipeso!
I suoi oppositori progressisti, in particolare Hans Küng, consideravano Joseph Ratzinger-Benedetto XVI un retrogrado, un conservatore, la lettura dei suoi libri era fortemente sconsigliata nei seminari, insomma ci sono le parole, le interpretazioni, le analisi, i libri e ci sono i fatti, c`è la realtà che non può essere ridotta, amputata, rimpicciolita per farla entrare in una scatoletta e farla apparire come la sola e intera realtà.

PS per Fabrizio: la stima te la meriti tutta, leggo sempre con grande interesse i tuoi commenti anche se o quando non sono d`accordo:)

Sacerdos quidam ha detto...

Riguardo all'equivoco (ma quando finirà?) della firma di Mons. Lefebvre circa i documenti del Vaticano II, copio e incollo da un articolo di don Luigi Moncalero sul sito web della FSSPX in Italia:

"Il prof. Paolo Pasqualucci ... ha ben riassunto la questione:
«Mons. Lefebvre votò contro la Dichiarazione sulla libertà religiosa [Dignitatis humanae] e la costituzione pastorale Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. È provato che votò contro questi due documenti del Concilio».
Quanto alla promulgazione, invece, precisa che
«la firma apposta su richiesta del Papa a tutti i testi approvati dal Concilio, attestava, nell’intenzione del Papa, la promulgazione dei documenti stessi nello spirito della nuova collegialità professata dal Concilio stesso».
Si deduce che essa era una sorta di convalida notarile, fatta da tutti i vescovi riuniti. Si aggiunga che questa firma poteva essere fatta per delega a nome di un vescovo assente, cosa impossibile per la votazione pro o contro un documento." 
Il resto dell'articolo è qui:
http://www.sanpiox.it/attualita/1614-una-risposta-a-socci

Per una trattazione più ampia, si veda l'articolo del prof. Pasqualucci su questo stesso Blog (Chiesa e postconcilio) pubblicato circa due anni fa, dal titolo: "Ancora sulla pertinace quanto infondata accusa a mons. Lefebvre di aver “approvato”, firmandoli, tutti i documenti del Concilio",
a questo link:
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/07/paolo-pasqualucci-ancora-sulla.html

Sacerdos quidam ha detto...

"Ma santo cielo ci vuole un enoooorme anticipo di antipatia :) per osare pretendere che "R", colui che ha dato alla Chiesa il Summorum Pontificum e tutto quel che ho detto più sopra fosse un rivoluzionario moderato in disaccordo solo sui modi della rivoluzione con chi lo ha detestato, combattuto e vilipeso! "

Ma non è che lo 'pretendo' io, lo ammise proprio l'allora Cardinale Ratzinger in persona, nel famoso libro-intervista con Vittorio Messori "Rapporto sulla Fede" (1984).
Riporto nuovamente ciò che ho scritto qualche giorno fa su questo Blog sull'argomento, riadattandolo un po', ed il brano in questione del suddetto libro:

Una parte del gruppo di teologi della nouvelle théologie che aveva guidato ed inquinato il Vaticano II, tra i quali Ratzinger, per portare avanti le riforme conciliari neomoderniste nel postconcilio aveva fondato in Olanda la rivista teologica 'Concilium'.
Ratzinger era della partita, e faceva parte della Redazione d'accordo con gli altri (Rahner, Schillebeeckx, Kueng, ecc.).

Ratzinger dovette però constatare le improvvise "fughe solitarie in avanti" (espressione di Ratzinger stesso nel testo che segue) dei colleghi di Concilium, mentre lui avrebbe voluto invece "restare fedele al Vaticano II, questo oggi della Chiesa, senza nostalgie per uno ieri irrimediabilmente passato e senza impazienze per un domani che non è nostro" (sempre parole sue nel testo che segue).

'Adelante con juicio', insomma: solo una questione di moderare le fughe in avanti, adottando con un po' di pazienza un ritmo più tranquillo per la riuscita della rivoluzione conciliare, restando aderenti ai testi del Vaticano II, comunque già sufficientemente rivoluzionari per la bisogna.
Non essendo riuscito a convincere i colleghi estremisti di Concilium, fondò appunto insieme a de Lubac e a von Balthasar 'Communio', la rivista dell'ala appunto 'moderata' della nouvelle théologie, dove proseguire la rivoluzione del 1965, sì, ma senza 'impazienze' controproducenti.

Ma ecco il brano del libro-intervista di Messori, nel 1984, all'allora Cardinale Ratzinger:

"... nel 1964 il professor Ratzinger è tra i fondatori di quella rivista internazionale Concilium in cui si riunisce la cosiddetta "ala progressista" della teologia. Un gruppo imponente, con il cervello direttivo in un'apposita "Fondazione Concilium" a Nimega, in Olanda, e che può disporre di un mezzo migliaio di collaboratori internazionali, i quali ogni anno producono oltre duemila pagine tradotte in tutte le lingue. Vent'anni fa Joseph Ratzinger era là, tra i fondatori e i direttori di un giornale-istituzione che doveva divenire l'interlocutore assai critico proprio della Congregazione per la dottrina della fede."
[segue]

Sacerdos quidam ha detto...

[continua]
"Cosa ha significato questa collaborazione per colui che sarebbe poi diventato Prefetto dell'ex-Sant'Ufficio? Un infortunio? Un peccato di gioventù? E che è successo nel frattempo? Una svolta nel suo pensiero? Un "pentimento"?

Glielo chiederò un po' scherzoso, ma la risposta sarà pronta e seria: 

"Non sono cambiato io, sono cambiati loro. Sin dalle prime riunioni, feci presente ai miei colleghi due esigenze.
Primo: il nostro gruppo non doveva essere settario, arrogante, come se noi fossimo la nuova, vera Chiesa, un magistero alternativo con in tasca la verità sul cristianesimo. 
Secondo: bisognava confrontarsi con la realtà del Vaticano II, con la lettera e con lo spirito autentici del Concilio autentico, non con un immaginario Vaticano III; senza, dunque, fughe solitarie in avanti. 
Queste esigenze, in seguito, sono state tenute sempre meno presenti sino a una svolta - situabile attorno al 1973 - quando qualcuno cominciò a dire che i testi del Vaticano II non potevano più essere il punto di riferimento della teologia cattolica. Si diceva infatti che il Concilio apparteneva ancora al "momento tradizionale, clericale" della Chiesa e che bisognava dunque superarlo: un semplice punto di partenza, insomma. 
Ma, in quegli anni, io mi ero già da tempo dimesso, sia dal gruppo di direzione che da quello dei collaboratori. 
Ho sempre cercato di restare fedele al Vaticano II, questo oggi della Chiesa, senza nostalgie per uno ieri irrimediabilmente passato e senza impazienze per un domani che non è nostro".

("Rapporto sulla Fede", 1984, a cura di Vittorio Messori, pp. 4 e 5 dell'edizione in pdf al seguente link:
https://socidoc.com/download/50954026-rapporto-sulla-fede-vittorio-messori-a-colloquio-con-joseph-ratzinger_5a0298bbd64ab2e82e1d3dcf_pdf)

Ratzinger stesso dice dunque che si trattò proprio di una questione
di 'velocità' nello sviluppare le novità ereticali conciliari: lui voleva un passo calmo, gli altri cominciarono a correre verso il Vaticano III. Ma l'impianto neomodernista era sempre comune a tutti, Ratzinger compreso.
Se Ratzinger non fosse stato un 'rivoluzionario' non si sarebbe certo messo in compagnia di gente come quella di Concilium, li avrebbe evitati fin dall'inizio. Poi lui è rimasto 'moderato', gli altri son diventati estremisti. Ma sempre di 'rivoluzionari' stiamo parlando...

Gederson Falcometa ha detto...

”Attualità della Pascendi: l’idra modernista sempre vivente” Mons. Tissier de Mallerais
http://progettobarruel.hostfree.pw/novita/10/simposiopascendi.html

Cerca Joseph Ratzinger:

4. Il metodo modernista in Ratzinger- Benedetto XVI: ermeneutica e storicismo;
4.1. L’occultamento di Ratzinger della realtà fisica del mistero, il senso letterale essendo ignorato.
4.2. Il recente “Gesù di Nazareth” di Ratzinger afferma la nozione d’evoluzione nell’interpretazione delle Sacre Scritture;
4.3. L’esegesi diventa un’arte ermeneutica che riduce i fatti favolosi a fenomeni psicologici;
4.4. Ratzinger attinge da Dilthey, il padre dell’ermeneutica e dello storicismo;
4.5. Il discorso del 22 dicembre 2005 di Ratzinger: illustrazione dello storicismo e dell’ermeneutica...

Gederson Falcometa ha detto...

Perché i modernisti estremisti attaccavano R ?

Rispondo con una domanda molta oggetiva:

Che cosa Ratzinger ha fatto contro il modernismo nel suo tempo di padre, vescovo, cardinale e Papa? Quale sono i suoi testi contro il modernismo che hanno fatto gli modernisti attacarlo? È stato questo il suo combatte?

S. Pio X ha combattuto il modernismo per la sua vita inteira. Lui ha lasciato la Pascendi e ha fatto tutto che era in suo potere per combattere la peggiore eresia della storia della Chiesa. Questa eresia aparre nel Concilio e diventa egemonica nel post-Concilio. In quanto questa eresia stava al seno della Chiesa che cosa ha fatto Joseph Ratzinger? Quale sono stati i suoi provvedimenti prima come Preffeto della CDF e dopo come Papa contra il modernismo? Se dice che Ratzinger ha combattuto la “dittatura del relativismo”, certo, ha combattutto ma vi è almeno un’enciclica contra di lei? Me domando ancora: quale è peggiore, questa dittatura o il modernismo?

La risposta alla domanda è stata data per Sacerdos Quidam. È accaduto al Concilio lo stesso che è accaduto nella Rivoluzione Francesa. Dopo gli estremi se è cominciato ha parlare di moderazione. Nel secolo XIX il Padre Luigi Taparelli D’Azeglio ha scritto un testo dal titolo “Liberta ed ordine”dove parla della falsa moderazione rivoluzionaria. Il testo può essere letto nell’indirizzo:

http://progettobarruel.hostfree.pw/novita/15/Taparelli_liberta_ordine_I.html

Se deve considerare ancora che il modernismo non possiede un’unità assoluta (è molto soggetivo per avere una unità così oggetiva).Quando ha cominciato aveva due tipi di modernismi: il modernismo mistico, moderato e il modernismo di freddo razionalista, estremato. Dopo il Concilio il progressismo se divide in due: uno moderato e conservatore, e altro estremato e progressista.La massima espressione di questa lotta se può trovare nelle riviste Renovatio di Genova (questa era la vera espressione del conservadorismo), fondata dal cardinale Siri, Concilium, fondata da Kung, Congar... e Communio, fondata da Ratzinger, Von Balthasar... (simultaneamente se può considerare in ordine la tese, antitesi e sintese). Prima di fondare la Communio, Ratzinger ha partecipato della Concilium come se può leggere nel testo:

Gederson Falcometa ha detto...

“Tra i collaboratori di quell’esordio figurava anche il teologo Joseph Ratzinger e futuro papa Benedetto XVI, autore del saggio «Le implicazioni pastorali della dottrina della collegialità dei vescovi». Eppure, nel corso della sua lunga vita, Concilium è sempre stata percepita all’interno del complesso arcipelago della teologica cattolica come «di rottura» rispetto alla più tradizionale pubblicazione Communio, nata nel 1972; per certuni addirittura un contraltare rispetto al periodico di stampo conservatore Renovatio, voluto dal cardinale Giuseppe Siri, mentre per altri era il fedele erede degli insegnamenti del Vaticano II (come enunciava del resto l’editoriale programmatico del 1965 «Una nuova rivista di teologia”. L'anniversario. «Concilium», 50 anni agli avamposti - https://www.avvenire.it/agora/pagine/concilium-50-anni-agli-avamposti

Anche nella scelta della fondazione della rivista Communio se è fatta non per contraltare la Concilium ma la Renovatio del cardinale Siri. Quindi, se è diventata la terza via tra Renovatio e Concilium. Qui compie ancora dire che è stato per primo il Cardinale Siri ha fare la denuncia della dittatura del relativismo, come se può leggere:

“DITTATURA DEL RELATIVISMO”: STORIA DI UNA FRASE CLAMOROSA
http://www.segnideitempi.org/%E2%80%9Cdittatura-del-relativismo%E2%80%9D-storia-di-una-frase-clamorosa/cultura-e-societa/%E2%80%9Cdittatura-del-relativismo%E2%80%9D-storia-di-una-frase-clamorosa/

E una seconda cosa: il concetto di ermeneutica della continuità se è svilupato delle posizioni della rivista Renovatio del cardinale Siri.Quella del cardinale Siri era l’ermeneutica della continuità, non l’ermeneutica della riforma nella continuità, era diversa. Ratzinger cerca la dittatura del relativismo, o l’ermeneutica della continuità, mai ha parlato del cardinale Siri.

Per finire attraverso il Concilio la Chiesa ha entrato nel gioco destra x sinistra.

irina ha detto...

La razionalità l'hanno anche i disonesti, come hanno la coscienza. Per quello che riguarda la coscienza abbiamo sottolineato più volte che deve essere ben formata per essere affidabile. La razionalità parimenti deve essere esercitata a fin di bene, sia conoscitivo che operativo. Il titolo della famosa enciclica filosofica pone prima il termine di Fede, poi di ragione, Fides et ratio. La Fede quasi cittadella, nella quale la ragione fa da genio costruttore ed operatore ecologico. Quindi questa facoltà umana, come molte altre, può essere usata per il bene o per il male e in tutte le possibilità che sono nel mezzo, con questa particolarità che il male si maschera sempre al fine di essere accettato, questa maschera è l'ipocrisia. Ipocrisia che nasconde con intenzione, con dolo quindi ed ipocrisia che nasconde per debolezza, per mancanza di comprensione, per errore. Quindi razionalità non è, per noi uomini, uno strumento neutro, eccellente a prescindere. Nella Trinità è Persona, uguale e distinta dell'Unico Dio. Quindi, Perfettisima. Ma, a noi uomini, non basta sventolare la ragione per sentirci a posto.

Un'altra considerazione sulla continuità: anch'essa non è valore in sè, se la usiamo nell'errore, nel vizio, porta ad una nostra perdita di intelligenza, di capacità di comprendere il bene, anche solo di riconoscerlo, se la usiamo nel bene rafforza tutte le nostre virtù, anche la capacità di intendere il bene, di individuarlo e di perseguire il meglio. In questa parola continuità sono in realtà racchiuse due parole di significato opposto: ostinazione e costanza: l'ostinazione è cieca continuità nell'errore; costanza è vigile continuità in ciò che abbiamo riconosciuto giusto, bene, vero.

Per finire una personale congettura,tutte queste strade possono portare l'essere umano a percepire il mondo sottile, aiutato da chi è in questo mondo; anche in questo mondo si aprono due strade quella del Bene, angelica, e quella del male, demoniaca. L'ipocrisia abituale alla luce del sole, di qua, non consente di riconoscere di là il male per quello che è, e spesso lo si scambia per bene. Questa, suppongo, sia oggi la condizione della chiesa.

Luisa ha detto...

Per evitare di rispondere ad una domanda il metodo che consiste nel rispondere ad una domanda con un` altra domanda non è sempre vincente, non lo è per Gederson che non risponde alla mia domanda semplice e chiara:
se Joseph Ratzinger-Benedetto XVI fosse un modernista perchè i suoi più acerrimi nemici sono stati i progressiti, i modernisti che lo hanno combattuto con ferocia e come Prefetto della CdF e come Papa?
E aggiungo se Joseph Ratzinger fosse stato quel modernista che ha pervertito le menti e le coscienze di generazioni di seminaristi come avrebbe potuto farlo visto che la lettura e lo sudio dei suoi libri erano fortemente sconsigliati nei seminari da chi modernista lo era veramente?

Luisa ha detto...

"Ho sempre cercato di restare fedele al Vaticano II, questo oggi della Chiesa, senza nostalgie per uno ieri irrimediabilmente passato e senza impazienze per un domani che non è nostro".

Sacerdos ne deduce che :

Ratzinger stesso dice dunque che si trattò proprio di una questione
di 'velocità' nello sviluppare le novità ereticali conciliari: lui voleva un passo calmo, gli altri cominciarono a correre verso il Vaticano III.


No, non ha affatto detto questo, dedurlo è scorretto, quel che afferma è di voler restare fedele al Vaticano II, certo se poi il punto di partenza di ogni analisi è che il Vaticano II è tutto eretico, che tutti i suoi documenti lo sono, che tutte le novità introdotte lo sono, allora per logica conseguenza chi non condivide quel tipo di pensiero è necessariamente un eretico, un modernista ecc. ecc...posizione che nemmeno il Superiore della FSSPX condivide!
Affibbiare poi l`etichetta di "rivoluzionario", anche moderato, a Benedetto XVI è assurdo, è così contrario alla sua personalità, a quel che ha detto e fatto che non vale la pena di insistere.

Anonimo ha detto...


Dans tout mouvement révolutionnaire, il y a deux tendances : ceux qui veulent aller vite, coûte que coûte, les radicaux, et ceux qui veulent consolider tranquillement les acquis, les modérés. Les montagnards et les girondins, les mencheviks et les bolcheviks, les socialistes et les libéraux, etc., etc. Entre les uns et les autres, c'est une question de rythme, d'intensité, avec, toujours, le risque d'une réaction plus ou moins contrôlable. Plínio Correia de Oliveira, dans son célèbre "Revolução e contra-revolução" a très bien expliqué cela. Ratzinger appartient, de toute évidence, à la seconde catégorie, celle des révolutionnaires modérés. Modérés, et néanmoins révolutionnaires. Le théologien luthérien conservateur Oscar Cullmann (1902-1999) ne s'y était d'ailleurs pas trompé, quand il disait, au moment du concile, à propos de Ratzinger : « Celui-là est plus révolutionnaire que nous tous ! »

Peter Moscatelli ha detto...

Chapeau!!
"Franciscus in Benedicto latet, Benedictus in Francisco patet"

Anonimo ha detto...

Gederson:"Il recente 'Gesù di Nazaret' di Ratzinger afferma l'evoluzione nell'interpretazione delle Sacre Scritture".

Non vedo nulla di eretico, o di modernistico, in questa accusa rivolta a Joseph Ratzinger, poiché questa "evoluzione", che significa semplicemente "comprensione più piena", è esattamente un concetto cattolico, codificato peraltro in quel Catechismo della Chiesa Cattolica, che probabilmente l'interlocutore brasiliano rigettera': "anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cattolica coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli" (CCC 66).

Questo non è un concetto storicistico, ma pienamente in linea con la tradizione cattolica, poiché Cristo stesso aveva anticipato ai suoi discepoli questa difficoltà a comprendere quella "verità tutta intera" che sarebbe stata guadagnata solamente quando sarebbe venuto lo Spirito della verità (Gv 16,13ss).

Mi pare davvero di leggere in queste posizioni eccessivamente cristallizzate una difficoltà a ricevere questa "verità tutta intera", che immagino farà fatica a imporsi anche tra i cattolici cosiddetti "tradizionalisti". Proprio per questo, prego il Signore affinché questo tempo di confusione venga abbreviato e questa "verità tutta intera" venga conosciuta. Vorrei aggiungere altro riguardo a ciò, ma correrei il rischio di essere attaccato per "modernismo".

Anonimo ha detto...

Insomma come nella Rivoluzione francese c' erano i Moderati (Girondini) e gli estremisti , Robespierre, Saint Just.
I primi non volevano tagliere la testa al Re, o almeno non cosi' in fretta. I secondi instaurarono il Terrore.

C' e' da chiedere si : i Girondini per quanto moderati sono complici morali dei Robespierre?

Sacerdos quidam ha detto...

Indubbiamente il Vaticano II non è tutto eretico, ma Ratzinger intendeva parlare delle famigerate 'novità' conciliari (falso ecumenismo, liberalismo, collegialità) ed a quelle voleva restar fedele.
Del resto, anche in seguito, le ha sempre appoggiate e diffuse, non le ha mai rinnegate.

P.S.: come verrebbe giudicato dai lettori di questo Blog il povero Sacerdos quidam se, per caso, egli entrasse un giorno a far parte del Comitato di redazione della nuovissima Rivista teologica bolognese 'Confusio', insieme a Melloni, Bianchi e Mancuso?
Penso che con ragione lo giudicherebbero almeno un po' colluso con quei signori. Cioè un po' neomodernista e rivoluzionario, seppur 'moderato'. O no?

No! ha detto...

Mi verrebbe da pensare che e' un' " infiltrato " , una spia di NSGC , che lavora sotto mentite spoglie per cercare di recuperare all'ovile santo le pecorelle che invece di brucare la lattuga se la sono fumata..

Gederson Falcometa ha detto...

Luisa,

Al rispondere con un’altra domanda ho voluto mostrare che la sua domanda non è stata bene formolata. Se capisce della tua domanda che per Ratzinger avere degli nemici modernisti e progressisti, la ragione di questa inimicizia e persecuzioni sarebbe Ratzinger essere contro il modernismo e il progressismo. Però, non se trovono dei testi, documenti e libri scritti da lui contro uno e altro. Quindi, la ragione di questa inimicizia non può essere nè il modernismo e nè il modernismo. Le ragioni sono puramente pastorali se trovano più nell’esercizio dell’autorità di Prefetto della CDF e poi Papa, come moderatore della rivouzione, che propriamente nella teologia.

Tre esempi pratiche:

1 - La teologia della liberazione.

Ratinger, in particolare, per due volte gli ha chiamato di “eresia singolare” e “falsificazione della fede”, ma come Prefetto della CDF non gli ha condannato, gli ha correto. Una eresia e una falsificazione della fede se correge o se condanna?

2 - L’approvazione dell’Anafora di Addai e Mari.

Come se può leggere nell’articolo “Il cardinal Ratzinger, custode di quale fede?” :
“Il 17 gennaio 2001 la congregazione per la Dottrina della fede, di cui il cardinal Ratzinger è prefetto, è giunta, dopo un " intenso lavoro di chiarificazione teologica" ad una "decisione fondamentale": la messa nella liturgia assira di Addai e Mari può essere considerata come valida. Però questa liturgia, tale quale è celebrata dai nestoriani, non contiene le parole della consacrazione”.” http://progettobarruel.hostfree.pw/novita/10/Ratzinger_quale_fede.html#10

Una messa senza le parole della consacrazione valida?

Oggi se dice che la Messa ecumenica voluta da Bergoglio userà questa Annafora...

3 - Il documento del V Celam di Aparecida

Il documento del V Celam di Aparecida non è stato aprovatto da Benedetto XVI ma lui ha liberato la sua pubblicazione senza firmare il documento. Qualcuna somiglianza con il Motu Proprio Magnum Principium di Bergoglio sarà appenza una coincidenza?

Gederson Falcometa ha detto...


Gederson:"Il recente 'Ges첫 di Nazaret' di Ratzinger afferma l'evoluzione nell'interpretazione delle Sacre Scritture".


Anonimo 16 gennaio 2018 13:51,

Ieri quando ho scritto questo commento era al Smartphone. Questo non è semplicemente una accusa è uno sottotitolo da uno testo e deve essere letto dentro del suo contesto. Quindi, per capire che cosa dice D. Tissier deve leggere l’intero testo e principalmente:

“3. In 3 articoli di Fede Ratzinger nega la realtà del mistero
3.1. “discese agli inferi”: il simbolo dell’abbandono moderno per l’assenza di Dio
3.2. “è risuscitato dai morti”: la rianimazione del Corpo di Gesù sostituita dalla sopravvivenza mediante l’amore
3.3. “è salito al cielo”: l’Ascensione nel Cosmo ricondotta ad un luogo psicologico”
Questo testo di D. Tissier è la trascrizione di una conferenza sul modernismo. Se può dire che se trata di una recensione del libro del proprio conferencista dal titolo “La fede in pericolo per la ragione - Ermeneutica di Benedetto XVI” (http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV143_Tissier_La_fede_in_pericolo_0.html ) .
“Questo non è un concetto storicistico, ma pienamente in linea con la tradizione cattolica, poiché Cristo stesso aveva anticipato ai suoi discepoli questa difficoltà a comprendere quella "verità tutta intera" che sarebbe stata guadagnata solamente quando sarebbe venuto lo Spirito della verità (Gv 16,13ss)”.
Anonimo, prima ti ricordo che lo Spirito Santo è venuto in Pentecoste, questo fa più di 2000 anni. Il concetto in sè è generale, perchè la evoluzione del dogma che non è storicistica ammete evoluzione nella compreensione del dogma non del dogma stesso. Ratzinger, só per fare un esempio, non crede nel sacrifizio espiatorio di Gesù sulla croce. Quindi, come non sarebbe storicistica il concetto di evoluzione di Ratzinger se la Chiesa ha creduto per milenni nel sacrifizio espiatorio di Gesù e adesso lui non lo crede? Lo Spirito Santo può guidare la Chiesa a credere in uno dogma e dopo mostrare alla stessa Chiesa che quello non era uno dogma di fede?
Ricordo che la regola della Chiesa Cattolica è “eodem sensu eademque sententia/progredisce la penetrazione del dogma da parte dei fedeli e di tutta la Chiesa, ma solo nel suo genere, cioè nello stesso senso e nello stesso contenuto” S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium. Ratzinger però dice sul questo:
““Il rifiuto della proposta di prendere il testo di Lerino, conosciuto e consacrato in un certo qual modo da due concili, mostra di nuovo il superamento di Trento e del Vaticano I, la continua rilettura dei loro testi… [il Concilio Vaticano II] ha un’altra idea del modo in cui si realizza l’identità storica e la continuità. Il “semper” statico di Vincenzo da Lerino non gli sembra più appropriato per esprimere questo problema” Joseph Ratzinger, LThK, Bd 13, p.521.

Raccomando a te la lettura del testo:
DELLA EVOLUZIONE DEL DOGMA, La Civiltà Cattolica, anno 57°, vol. III (fasc. 1350, 4 settembre 1906), pagg. 641-657, Roma 1906.
http://progettobarruel.hostfree.pw/novita/13/Civ_Cattolica_Progresso_evolutivo_Chiesa_III.html

Gederson Falcometa ha detto...

"Nei documenti del Vaticano II possiamo trovare una suggestiva sintesi del rapporto tra cristianesimo e illuminismo; è vero che i testi non ne parlano direttamente, ma se esaminati più approfonditamente alla luce dell'attuale contesto culturale, offrono molte indicazioni preziose a questo riguardo. Il Concilio, nell'esposizione della dottrina, ha scelto di adottare una linea non polemica; ha preferito presentarsi come espressione più di quell'inculturazione che ha accompagnato il cristianesimo fin dai tempi degli apostoli. Seguendo le loro indicazioni, i cristiani possono incontrare il mondo contemporaneo e stabilire con loro un dialogo costruttivo" Memoria ed identità, Giovanni Paolo II

Luisa ha detto...

Beh vedo che è più semplice arrampicarsi sugli specchi piuttosto che ammettere che Joseph Ratzinger e come Prefetto della CdF e come Papa è stato ferocemente combattuto da coloro che, se si dovesse seguire chi fa di lui un modernista da sempre e per sempre, avrebbero dovuto essere i suoi compagni di lotta !
Lo hanno combattuto per quel che diceva e faceva, per le sue decisioni e i suoi scritti, hanno ostacolato in tutti i modi il suo Magistero che non penso poggiasse su una teologia evanescente, fasulla, menzognera e incoerente con quelle che secondo certuni sarebbero le sue vere idee...
E molto più facile dire: ma non ha detto quello, ma non ha fatto quello, ma non ha condannato expressis verbis quello, piuttosto che sottolineare e ammettere tutto quel che ha detto e fatto per la difesa , la trasmissione e il ricupero della retta fede, basti pensare alle sue catechesi.
È più facile tentare, ma invano, di rinchiuderlo nei limiti ristretti di una certa visione, e fare di quella visione la verità assoluta.
E intanto i seminari detti tradizionali fioriscono anche grazie alle vocazioni nate con Benedetto XVI, tanti giovani scoprono la Messa Antica e di sempre grazie al Summorum Pontificum di Benedetto XVI, non male per un modernista eretico!
Ma fate vobis non ho nessuna intenzione di farvi cambiare idea, ed io non cambierò la mia, amici come prima:)

mic ha detto...

Non vedo nulla di eretico, o di modernistico, in questa accusa rivolta a Joseph Ratzinger, poiché questa "evoluzione", che significa semplicemente "comprensione più piena", è esattamente un concetto cattolico, codificato peraltro in quel Catechismo della Chiesa Cattolica, che probabilmente l'interlocutore brasiliano rigettera': "anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cattolica coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli" (CCC 66).

Anonimo 13:51
L’insufflatio dello Spirito ha per oggetto “quaecumque dixero vobis”: tutte le cose, con acquisizioni sempre più approfondite, che ci sono state trasmesse attraverso la Rivelazione conclusasi con l'ultimo apostolo (Gv 16,13).
Cerchiamo di non confondere la "comprensione più piena" che risulta da una formulazione più completa (nove= in modo nuovo) con una formulazione di nova= cose nuove, innovazioni) come di fatto avvenuto (e dimostrato) attraverso alcuni cambi di paradigma e di linguaggio introdotti dal concilio.
È delle innovazioni, quando le si incontrano disseminate negli scritti di Ratzinger, che si sta parlando...

mic ha detto...

È più facile tentare, ma invano, di rinchiuderlo nei limiti ristretti di una certa visione, e fare di quella visione la verità assoluta.

Quando chi lo difende ad oltranza mosso da un sentimento comprensibile e anche condivisibile, ma senza tener conto razionalmente di quanto viene osservato sine ira et studio e non per antipatia o pregiudizio, non lo rinchiude forse "nei limiti ristretti di una certa visione, e fa di quella visione la verità assoluta"?

Lo dimostra il fatto che non si entra mai nel merito delle singole confutazioni e si sposta il discorso alle generiche qualità che oggettivamente chiunque gli riconosce, ma che non mancano di nascondere alcuni 'bachi' apparentemente insignificanti, ma dalle conseguenze ampiamente e ripetutamente illustrate.

irina ha detto...

"verità tutta intera"
Sarà lo Spirito della Verità, questo spirito è tanto che lo si aspetta. Ogni secolo ha un gruppo di persone che si dice certo di parlare in sua vece. Come parlerà questo Spirito? e a chi parlerà? Mah, non saprei dire. So dire invece di un'opera di Andrea del Castagno (1421-1457)intitolata 'Assunzione di Maria in cielo' e con lui tanti altri artisti celebrarono questa che fu fede tradizionale anche prima del V secolo, ma solo nel 1950 fu Dogma della Chiesa Cattolica.
Da Wikipedia:
Il dogma cattolico è stato proclamato da papa Pio XII il 1º novembre 1950, anno santo, attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus (incipit latino, traducibile: "Dio generosissimo"). Si tratta dell'unico dogma proclamato da un Papa nel XX secolo[7]. Questo è il passaggio finale del documento, con la solenne definizione dogmatica:

« Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo.
Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica. »
(Munificentissimus Deus)

Ecco credo che lo Spirito di Verità parli in questo modo, attraverso la Fede dei semplici, in uno spazio temporale che dia modo a generazioni e generazioni di accogliere la Verità con gioia grande, perchè conosciuta e riconosciuta tale nel cuore di ognuno, da secoli e secoli.

mic ha detto...

IL intervento di Irina ci ricorda che il problema del post concilio è l'abbandono del linguaggio dogmatico, chiaro e definitorio, che impedisce di introdurre nova.

Luisa ha detto...


Ho detto fate vobis, ma insomma pretendere che Joseph Ratzinger-Benedetto XVI è un modernista da sempre e per sempre, un eretico, non è forse richiudere lui e la sua opera nei ristretti limiti di chi fa di ""taluni bachi" l`essenza, il nucleo, il cuore di quell`opera che, lo ripeto, si svolge nell`arco di più di 50 anni?
Se almeno coloro che sottolineano e amplificano quei "bachi" come se fossero rappresentativi dell`essenza du un lunghissimo cammino di studio, di servizio per la Chiesa, avessero l`umiltà di riconoscere che, pur sottolineando quei punti ai loro occhi critici, non intendono ridurre a quella loro analisi tutta l`opera scritta e la vita di Benedetto XVI , se ne riconoscessero i meriti effettivi di cui loro stessi ne traggono un beneficio, penso in particolare al Summorum Pontificum, sarebbero ai miei occhi più credibili.
E poi, mic, se come ti dici ,i o difendo ad oltranza Benedetto XVI altri non lo attaccano forse ad oltranza?
A me sembra talmente evidente ma apperentemnente non lo è per tutti!

Anonimo ha detto...


Ancora sulla "comprensione più piena" del dogma - il giusto concetto di tradizione

Ad integrazione della risposta chiarificatrice di Mic su "nove" e "nova", bisogna ricordare che nella cost. conc. Dei Verbum sulla divina rivelazione, si insinua un concetto di possesso della verità rivelata, che non si può accettare dal punto di vista cattolico.
Dice infatti l'art. 8 DV, parlando del "progresso" della "tradizione di origine apostolica": "Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio" (DV, 8.2).
Ora, cosa si deduce da questa frase? Che la Chiesa "tende incessantemente alla pienezza della verità divina": se vi tende senza posa, ciò vuol dire che ancora non ce l ha, questa pienezza. Ma un concetto del genere contraddice l'idea stessa della verità rivelata come "Deposito della Fede"(s. Paolo) che Papi e vescovi deveno custodire e difendere. Naturalmente approfondendo certi concetti, se necessario. Ma la Rivelazione, si è sempre detto, si è conclusa con la morte dell'ultimo apostolo. Ciò significa che le verità rivelate in essa proclamate sono immutabili. Esempio: l'indissolubilità del matrimonio, rivendicata e stabilita da Nostro Signore. Qui non c'`e alcuna "pienezza" da attuare ossia da escogitare formule per modificare questa verità di fede, in modo da "adattarsi" ai tempi, che sempre respingono l'idea della indissolubilità.
Al concetto tradizionale e costante del "possesso", sicuro possesso, della verità rivelata, il Concilio (e la cosa è gravissima) sostituisce quello del "tendere" al possesso finale della verità rivelata. IN tal modo, si apre la porta al presente, falso ecumenismo: se non c'è più questo sicuro possesso, allora il "tendere" potrà avvenire in ascolto (come si dice oggi) delle verità cui tendono gli Altri, dagli eretici e scismatici ai seguaci delle altri reliigoni. E siamo alla Babele attuale, della quale il Concilio ha preparato i presupposti teorici.
Sulla base dell'art. 8 DV tutti i Papi postconciliarei hanno parlato e parlano di "tradizione vivente", ma in modo diverso dall'uso tradizionale di questo concetto: per loro, è "vivente" la tradizione che "tende" al vero, in "dialogo" con tutta l'umanità non convertita, non quella che mantiene il possesso originario rendendolo "vivente" mediante gli opportuni approfondimenti, sempre all'interno del dogma.
(Esempio di questi approfondimenti: nel XII o XIII sec. l'adozione ufficiale del concetto di "transustanziazione", utilizzando categorie aristoteliche, con il quale non si esprimeva nulla di nuovo ma si riteneva di aver trovato un concetto che esprimesse ancor meglio la realtà di ciò che avviene nell'Ostia Consacrata, durante la Messa, e che si era sempre creduto avvenire in quel modo, anche ignorando l'esistenza di Aristotele).
PP

mic ha detto...

E poi, mic, se come ti dici ,i o difendo ad oltranza Benedetto XVI altri non lo attaccano forse ad oltranza?

Cara Luisa, le 'critiche' fondate su argomenti teologici non sono 'attacchi', sono appunto 'critiche', 'confutazioni'... E sono ad oltranza solo nella misura in cui incontrano 'bachi' e dimostrano che tali sono in virtù delle conseguenze che innescano. Altrimenti non avrebbero ragione di essere formulate...

Luisa ha detto...

Vorrei solo aggiungere a proposito del refrain "non entrano nel merito"... io non sono una teologa scientifica specialista e quant`altro ancora, non sono in grado e non desidero entrare nella cerchia ristretta di quei specialisti, sono solo una semplice fedele cattolica che sa per esperienza, per aver letto i suoi libri, per avere beneficiato del suo Magistero e della sua presenza, per averlo seguito durante il suo Pontificato, che certe accuse definitive sono infamanti e assurde e cozzano contro tutto quel che Papa Benedetto ha detto e ha dato alla Chiesa, forse per questo dovrei essere esclusa dalla discussione, non dovrei e non potrei """prendere le difese"""( altri meglio di me saprebbero farlo e lo hanno fatto ) di Benedetto XVI? E se lo faccio mi si dice che lo difendo ad oltranza?
Pretendere, partendo da "bachi", di arrivare a giudizi=sentenze=condanne definitive e di andare al cuore dell`opera di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI mi sembra, come minimo, far prova di poca umiltà.
Ma è solo l`opinione di una semplice fedele che non entra mai nel merito...:)

Sacerdos quidam ha detto...

Premesso nuovamente che non è questione solo di Ratzinger 'nuovo teologo' (nessun attacco personale nei suoi confronti) bensì di tutta la nouvelle théologie e dei tanti suoi esponenti anche molto più influenti di lui, un altro tassello per contribuire a comporre il mosaico completo è la testimonianza di Oscar Cullmann su Ratzinger medesimo.

Oscar Cullmann, noto teologo protestante luterano che conobbe bene Ratzinger durante il Vaticano II (Cullmann era uno degli 'osservatori' non cattolici invitati a quel Concilio) e conservò con lui una continua amicizia anche in seguito,fino alla sua morte, rispondendo a dei giornalisti che gli chiedevano:
" Come spiega questo dialogo con un personaggio [ - Ratzinger - ] che molti cattolici considerano come un reazionario ed un nemico del dialogo ecumenico?", rispose loro:
""Non capisco. Questa è un'opinione errata. Io ho incontrato Ratzinger 30 anni fa, al Concilio Vaticano II. Lui era il migliore dei cosiddetti teologi esperti o 'periti', con una reputazione di progressista radicale".

(Dall'intervista a Cullmann nella rivista '30 Giorni' del marzo 1993, citazione riportata dal sito 'Tradition in action': http://www.traditioninaction.org/RevolutionPhotos/A100rcCullmann_Ratzinger.htm)
Articolo breve da leggere per intero.

Anonimo 13.51 ha detto...

Non posso entrare nel merito delle singole precisazioni, perché mi manca il tempo, il supporto tecnico e soprattutto la pazienza (Gederson non ha tutti i torti: leggo di fretta, specialmente alcuni commenti). Questa difatti dovrebbe, autonomamente dalla mia volontà che attualmente difetta, lievitare e strabordare, fino a cercare di insinuare in voi almeno il dubbio che le vostre argomentazioni, seppure a volte giustificate, siano in qualche occasione poco centrate. Perdonatemi, ma mi manca questa voglia e pertanto, avendo - credo - raggiunto quello che mi prefiggevo da un po' di tempo anche adoperando questo luogo mediatico (almeno lo spero), debbo per forza amministrare le mie residue forze per meglio finalizzarle ad altri obiettivi, più personali o a me più prossimi.

Risposta, mi rendo conto, un po' ermetica, forse impubblicabile. Ma non credo possa essere un semplice commento a farvi cambiare idea. Quanto alla differenza tra "nove" e "nova", nulla da eccepire. Il fatto è che quel "nuovo modo" di presentare la materia, soprattutto cristologica, potrebbe "scioccare" più di qualcuno. C'è da confidare pertanto in quella Pentecoste degli ultimi tempi, di cui parla la Scrittura, affinché questo "modo nuovo", questa "verità tutta intera" che non è una chimera, ma che voglio identificare in quel "cantico nuovo" di cui è scritto ad esempio nell'ultimo libro del Canone biblico, venga compreso quando verrà il momento. Nessuno sa quando. Ma chissà ...

Anonimo ha detto...


Risposta "ermetica" che sembra, bisogna dire, non molto chiara.

Vi appare quel senso del "nuovo" come ulteriore illuminazione indeterminata di un vero che non sarebbe stato ancora rivelato nel Deposito della Fede, senso che è, a mio avviso, uno dei frutti più tipici e più deleteri del Vaticano II.
E proprio a causa dell'introduzione di un concetto errato di verità cattolica come verità che la Chiesa ancora non possederebbe nella sua pienezza (dopo quasi venti secoli!), visto che, ci si dice, essa vi tenderebbe continuamente, ancor oggi. E questa realizzanda "pienezza" dovrebbe ovviamente verificarsi "in dialogo e ascolto" con l'Altro, con tutte le altre religioni, con tutta l'umanità; la quale, da soggetto vittima del peccato originale e da convertire in base alla Parola custodita dalla Chiesa, è assurta ora a compagna di strada (e persino pedagogo) nella ricerca della verità, una verità che evidentemente va oltre il Deposito della Fede e si prospetta come verità di una nuova religione, quella del genere umano "in ricerca" di un Dio che non può essere più quello della autentica Rivelazione.
Ricerca inevitabilmente indeterminata e nebulosa, che si nega nel momento stesso in cui si pone, perché la "pienezza" cui aspira dovrebbe risultare dal ricercare stesso: è quindi condannata a girare su se stessa, come il gatto che cerca di mordersi la coda.
PP

iina ha detto...

Non conosco i dettagli ma sono certa che questo 'nuovo' a cui si allude continuamente è un metodo, una tecnica per entrare nel mondo sottile; metodo che usano gli orientali, i massoni, anche molta psicologia, in qualche modo, non so come, ne fa parte la sessualità e le fasi lunari; la padronanza di questa tecnica consente la lettura del pensiero a distanza ed altre 'specialità', sono quasi certa che si serve dei demoni e i demoni li servono.

E noi? restiamo indietro? No, noi abbiamo come esempio Padre Pio e tutti i doni che ha avuto, senza tecnica alcuna. Doni che santi e sante hanno sempre avuto, anche se non sempre se ne sono registrati i ricordi dettagliati, e forse non tutti in maniera così abbondante.E' questo il confronto, suppongo, a cui siamo chiamati.Quindi chissene delle tecniche e dell'aiuto dei demoni: RINUNCIO. Prendiamo a modello la vita di Padre Pio, una vita semplice, senza high-tech, happy hour, divertimenti fatui e tutte le carabbattole di cui ci siamo riempiti la vita, il cuore fisso in NSGC, nella Sua Madre Santissima e non lasciamoci trarre in inganno e sedurre dai maghi e magoni. Mi sembra quasi chiaro ormai che hanno l'aiuto dei demoni perchè non hanno regola nella purezza e forse quella correttezza apparente che osservano è solo copertura per non perdere la faccia, cioè perchè non si mostri in viso la deboscia.

Ipotesi in suprema sintesi: noi da sempre siamo chiamati alla sequela di NSGC, alla sua imitazione, per diventare come Lui, con le gioie ed i dolori che questo comporta ma, veniamo anche elevati ad altezze impensabili dalla Sua Grazia.
Satanasso, dà gratis tutto quello che può ed in più dimostra che la goduria, il tradimento, tutti i vizi possibili e chissà che altro ancora, non sono assolutamente di inciampo per le varie illuminazioni richieste.
Il bivio è questo: goduria ed illuminazione o virtù ed essere santi, cioè come angeli di NSGC? Ognuno scelga.

Gederson Falcometa ha detto...

"Vi appare quel senso del "nuovo" come ulteriore illuminazione indeterminata di un vero che non sarebbe stato ancora rivelato nel Deposito della Fede, senso che è, a mio avviso, uno dei frutti più tipici e più deleteri del Vaticano II".

Caro PP,

Il commento dello spirituoso Anonimo e la tua frase me hanno ricordato che una volta abbiamo parlato del professore e Padre Johannes Dormann. Me ricordo che il professore mostra che GPII capiva il Concilio come una nuova rivelazione. Qui siamo una volta in più davanti lo stesso problema. Quando delle conversazione tra FSSPX e Roma, Mons. Bernard Fellay, ha arrivato alla conclusione che la FSSPX e Roma non avevano lo stesso concetto di tradizione. Però, può essere che il problema non sia il concetto di tradizione ma si di rivelazione. In questo punto dobbiamo parlare una volta in più di Ratzinger, perchè nella sua tese di dottorato ha praticamente introdotto il concetto di rivelazione del protestante Oscar Cullmann all'interno della Chiesa. Questo se può dedurre nella "Prefazione al secondo volume dei miei scritti (Opera Omnia curata dal card. Müller)", come se può leggere:

"Per quanto riguarda il contenuto, ho dovuto affrontare la seconda importante questione di cui si occupa la teologia fondamentale, ovvero il tema della Rivelazione. A quel tempo, in particolare a motivo della celebre opera di Oscar Cullmann “Christus und die Zeit [Cristo e il tempo]” (Zürich, 1946), il tema della storia della salvezza, specialmente il suo rapporto con la metafisica, era diventato il punto focale dell’interesse teologico. Se la Rivelazione nella teologia neoscolastica era stata intesa essenzialmente come trasmissione divina di misteri, che restano inaccessibili all’intelletto umano, oggi la Rivelazione viene considerata una manifestazione di sé da parte di Dio in un’azione storica e la storia della salvezza viene vista come elemento centrale della Rivelazione. Mio compito era quello di cercare di scoprire come Bonaventura avesse inteso la Rivelazione e se per lui esistesse qualcosa di simile a un’idea di “storia della salvezza”.

È stato un compito difficile. La teologia medievale non possiede alcun trattato “de Revelatione”, sulla Rivelazione, come invece accade nella teologia moderna. Inoltre, dimostrai subito che la teologia medievale non conosce neanche un termine per esprimere da un punto di vista contenutistico il nostro moderno concetto di Rivelazione. La parola “revelatio”, che è comune alla neoscolastica e alla teologia medievale, non significa, come si è andato evidenziando, la stessa cosa nella teologia medievale e in quella moderna"".

A proposito di questo passaggio del testo molto può essere detto e discusso (ad esempio, è difficile credere che la Chiesa non aveva un concetto di rivelazione prima della tese di Ratzinger), ma per ora è sufficiente mostrare che la confusione inizia nel concetto di rivelazione. In altri parole ciò che dice lo spirituoso Anonimo nel suo commento è che la rivelazione è "una manifestazione di sé da parte di Dio in un’azione storica e la storia della salvezza viene vista come il suo elemento centrale". In questo se può seriamente dubbitare che la rivelazione pubblica è stata finita con la morte dell'ultimo apostolo. Il nostro concetto di rivelazione è quello che la Chiesa capiva prima di Ratzinger e del Concilio.

Un caso saluto dal Brasile


Gederson Falcometa ha detto...

"Beh vedo che è più semplice arrampicarsi sugli specchi piuttosto che ammettere che Joseph Ratzinger e come Prefetto della CdF e come Papa è stato ferocemente combattuto da coloro che, se si dovesse seguire chi fa di lui un modernista da sempre e per sempre, avrebbero dovuto essere i suoi compagni di lotta !"

Luiza,

Dove sta la produzione intelletuale di Ratzinger contro il modernismo?

irina ha detto...

Due esempi: San Paolo, aveva ricevuto un'educazione religiosa seria fin da bambino, cioè 5-7 anni.
San Tommaso, anche educazione religiosa seria.
I Testi Sacri, la liturgia erano i campi che si lavoravano quotidianamente fin da piccoli, guidati da un maestro.
Diverse vicissitudini della vita di ognuno li portarono poi ad udire la Parola ed a visioni grandiose non traducibili in linguaggio umano.
Questo per sottolineare che anche loro ascoltarono e videro il nuovo ma, questo 'nuovo' fu loro concesso di vedere, di ascoltare per Grazia ed in virtù del fatto che la loro libertà, aveva sottomesso amorevolmente la volontà ad una disciplina esistenziale seria, rigorosa, quella che la Fede richiede. Quindi attenti a perseguire il 'nuovo' senza sincero Amore di Dio, senza serietà, rigore, onestà, perchè la strada che si imbocca è quella sbagliata, anche se più facile e larga. E guardando solo i fatti attorno a noi: guardando la facilità con la quale molti sono potuti arrivare a posti di rilievo, cosa notiamo? Le clientele, la corruzione propagatasi corrompendo sempre più larghi strati di persone, via la complicità tacita di chi si instaura tra corrotti, hanno fatto abbassare il livello di all'erta verso il limite, che superato, ha fatto perdere la percezione di sè, del proprio onore, della propria cultura e della moneta e della sovranità come manifestazioni della identità di popolo. Parimenti ora in ambito spirituale siamo quasi completamente schiavi del vizio, della ignoranza, dello spaesamento, di forze che non siamo più in grado di dominare, dei demoni. Guardandoci intorno, possiamo vedere quali sono stati i meccanismi che ci hanno portato a ciò nel mondo materiale, tali e quali sono, a parer mio, quelli che ci stanno conducendo alla perdizione dell'anima nostra, della nostra parte spirituale.

Anonimo ha detto...


# Gederson Falcometa

Grazie per i contributi testuali, perfettamente centrati. Al di là delle polemiche personali, dovrebbero far riflettere i sostenitori dell'ortodossia di Ratzinger, ad ogni costo.
Riassumendo:
1. Appare in Ratzinger una concezione della salvezza come "storia della salvezza", di origine protestante. Ciò conduce ad una visione "storicistica" delle verità di fede e della liturgia, aperte ad un "progresso" in armonia con i tempi mutati. Naturalmente, non di tutte le verità di fede. Il "progresso" può anche apparire nella forma di un loro oscuramento mediante un'interpretazione di tipo simbolico, come nel caso dei Novissimi, per ciò che riguarda soprattutto l'Inferno. E nel caso della liturgia, a proporre forme di integrazione o "reciproco arricchimento" tra Messe OV e NO, nei fatti un miscuglio inaccettabile.
2. Risentendo delle critiche del pensiero moderno al concetto di persona, Ratzinger tende a considerare il concetto della S.ma Trinità non più dal punto di vista del concetto di persona ma da quello del concetto di relazione (la cosa, come ho riportato altrove, è stata notata da Kasper); relazione tra le persone. Tale concetto di "relazione" (di origine in ultimo personalistica ed esistenziale) sembra funzionale all'idea di un rapporto tra le "persone" concepito come "dialogo". Ma in tal modo, invece di capir ancor meglio quello che possiamo capire del mistero trinitario, si confondono ulteriormente le acque, perché si viene di fatto ad elidere il concetto della "persona", che sembra dissolversi nella suddetta "relazione". Se noi rendiamo incerto il concetto della persona, l'impianto concettuale del dogma trinitario cade.
Questi sono temi importanti su cui dovremmo tutti riflettere, lasciando perdere le simpatie o antipatie personali, perché toccano nel vivo il dogma della fede e quindi incidono sulle nostre possibilità di salvezza. Non è materia solo per eruditi o teologici o filosofi.
PP

Anonimo ha detto...


Postilla sul concetto della persona ("sostanza individuale di natura razionale").

Come si difende il concetto della persona dall'assalto del pensiero moderno e contemporaneo?
Ricordo che tale concetto è stato elaborato da Severino Boezio, fatto uccidere dal re Teodorico perché erroneamente sospettato di tradimento: "sostanza individuale di natura razionale"(Boezio, Contro Eutyche e Nestorio, tr. it. Luca Obertello in Boezio, La consolazione della filosofia. Gli opuscoli teologici, Rusconi, 1979, p. 326). Tale dirimente definizione (vedi nota nella stessa pagina) fu fatta propria da san Tommaso, ebbe un'immensa fortuna. Ora, per limitarci al nostro assunto, si vede che essa si basi sul concetto della sostanza, di origine aristotelica.
L'uomo è "sostanza di natura razionale", in quanto appartiene alla sua humanitas, come dicevano nel M. Evo, possedere la ragione, non concessa agli animali alle piante alle pietre. Questa è la natura dell'uomo, al di là dei suoi aspetti esteriori, delle sue qualità; il quid che ne costituisce la natura o essenza in senso proprio, la sua sostanza, ciò per cui l'uomo è ciò che è.
Ma la scienza contemporanea, la fisica è giunta a negare il concetto della sostanza. La realtà appare costituita di particelle: prima di molecole, poi di atomi, infine di particelle, di quanti; e questo segna il passaggio dalla materia, quale costituente ultimo del reale, all'energia quale costituente ultimo. Un sostrato quantico, che da noi viene percepito secondo il principio di indeterminazione per quanto riguarda la sua collocazione nello spazio e nel tempo (velocità, posizione). Ma come fanno tutti i quanti in moto perpetuo (neo-atomismo, ha detto qualcuno) a coagularsi in una forma precisa, nell'individuo appunto formato, definito, strutturato? Il rapportro tra crescita e forma è ben razionale, proporzionato, predeterminato nel seme fecondato. E una "forma" che, nel caso dell'uomo, fa apparire anche la ragione, il pensiero, lo spirito (lasciamo stare l'anima, per il momento)?
La natura, secondo la scienza moderna, non agisce secondo un fine e quindi la forma degli enti è imputabile al caso. Ma se adottiamo l'idea del caso, non rendiamo incomprensibile l'agire della natura? Il caso non può che produrre il caos, l'informale anzi l'informe. Del resto, non vi è già un meraviglioso ordine nel mondo quantico?
Della sostanza, poi, la scienza sembra avere una nozione jsolo materiale, come se dovesse ritenersi sempre una realtà che si deve trovare con il bisturi o i raggi X. Ma così non è.
La sostanza è ciò per cui un ente è ciò che è, materiale o spirituale/razionale che sia. E questo "esser ciò che si è per natura" non risulta (evidentemente) dal movimento dei quanta che costituiscono il sostrato della realtà ma dall'intenzione, dal disegno di una Mente che ordina questo sostrato in un certo modo, secondo le leggi conosciute della natura.
Invece di cercare formule nuove e astruse per aggirare il concetto della sostanza utilizzato nel dogma trinitario ed eucaristico, non sarebbe meglio contrattaccare il pensiero moderno sul suo terreno, cominciando col mettere in rilievo l'incomprensibilità del mondo cui ci conduce la presente impostazione scientifica?
Questi sembrano temi da eruditi, me ne rendo conto. Si tratta invece di una questione filosofica essenziale, con gravi ricadute teologiche, della quale ho voluto solo indicare la traccia, nella speranza che qualcuno ritenga utile approfondirla, nel modo opportuno. PP

Anonimo ha detto...

"nella speranza che qualcuno ritenga utile approfondirla, nel modo opportuno"

Io lo spero.

Grazie, PP, per questo e per tutto il resto.

Anna

irina ha detto...

Siccome questo concetto di energia oggi lo si trova in tutte le salse, basterebbe pensare alla malattia in cui l'energia sballa sia in negativo sia nel positivo, portando spesso alla morte. Tant'è che oggi ha cominciato a far capolino il termine olistico che poggia su una visione non più e non solo energetica, cioè ci si occupa di qualcosa di più ampio della massa e della energia che si stanno curando. Siamo ancora in ambito di una visione 'pagana' che non prevede la malattia come sofferenza vicaria o determinata da fatti non materiali comunque. Ma, qualcosa si sta muovendo, perchè si sta comprendendo, dopo la sbronza materialistica, che non può ridursi tutto e solo a ciò che cade sotto i nostri sensi vuoi pur potenziati dall'uso di strumenti meccanici. Presto il concetto di 'sostanza individuale di natura razionale' sarà ripescato naturalmente espresso in termini inglesi, greci forse. Giusto per confermare che un progresso c'è stato!