martedì 2 gennaio 2018

Pubblica Professione di fede dei tre vescovi del Kazakhstan sul matrimonio sacramentale

Non è ancora una «correzione formale», ma è una ferma ed esaustiva Professione di fede di tre vescovi del Kazakhstan
Di fronte al propagarsi dell'eresia, per effetto della promulgazione dell'Esortazione Apostolica Amoris laetitia e alla non-risposta ai dubia dei 4 Cardinali, tre Vescovi cattolici si dichiarano costretti in coscienza a ribadire, di fronte alla dilagante confusione, l’immutabile verità e l’altrettanto immutabile disciplina sacramentale sulla indissolubilità del matrimonio secondo l'insegnamento dell’inalterato Magistero della Chiesa.
Ricordiamo il precedente Appello alla preghiera dei tre vescovi [qui] e la coraggiosa affermazione di mons. Athanasius Schneider, il primo [qui] a rompere il muro dell'omertà o dell'indifferenza e a dare pubblicamente il suo appoggio ai 4 Cardinali [qui].

Dopo la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” (2016) vari vescovi hanno emanato a livello locale, regionale e nazionale norme applicative riguardanti la disciplina sacramentale di quei fedeli, detti “divorziati risposati”, i quali, vivendo ancora il loro coniuge al quale sono uniti con un valido vincolo matrimoniale sacramentale, hanno tuttavia iniziato una stabile convivenza more uxorio con una persona che non è il loro coniuge legittimo.

Le norme menzionate prevedono tra l’altro che in casi individuali le persone, dette “divorziati risposati”, possano ricevere il sacramento della Penitenza e la Santa Comunione, pur continuando a vivere abitualmente e intenzionalmente more uxorio con una persona che non è il loro coniuge legittimo. Tali norme pastorali hanno ricevuto l’approvazione da parte di diverse autorità gerarchiche. Alcune di queste norme hanno ricevuto l’approvazione persino da parte della suprema autorità della Chiesa.

La diffusione di tali norme pastorali, ecclesiasticamente approvate, ha causato una notevole e sempre più crescente confusione tra i fedeli e il clero, una confusione che tocca le centrali manifestazioni della vita della Chiesa, quali sono il matrimonio sacramentale con la famiglia, la chiesa domestica e il sacramento della Santissima Eucaristia.

Secondo la dottrina della Chiesa solamente il vincolo matrimoniale sacramentale costituisce una chiesa domestica (cf. Concilio Vaticano Secondo, Lumen gentium, 11). L’ammissione dei fedeli cosiddetti “divorziati risposati” alla Santa Comunione, che è la massima espressione dell’unità di Cristo-Sposo con la Sua Chiesa, significa nella pratica un modo d’approvazione o di legittimazione del divorzio, e in questo senso una specie di introduzione del divorzio nella vita della Chiesa.

Le menzionate norme pastorali si rivelano di fatto e col tempo come un mezzo di diffusione della “piaga del divorzio”, un’espressione usata dal Concilio Vaticano Secondo (cf. Gaudium et spes, 47). Si tratta di una diffusione della “piaga del divorzio” persino nella vita della Chiesa, quando la Chiesa, invece, dovrebbe essere, a causa della sua fedeltà incondizionata alla dottrina di Cristo, un baluardo e un inconfondibile segno di contraddizione contro la piaga ogni giorno più dilagante del divorzio nella società civile.   

In modo inequivoco e senza ammettere nessuna eccezione Nostro Signore e Redentore Gesù Cristo ha solennemente riconfermato la volontà di Dio riguardo al divieto assoluto del divorzio. Un’approvazione o legittimazione della violazione della sacralità del vincolo matrimoniale, seppure indirettamente tramite la menzionata nuova disciplina sacramentale, contraddice in modo grave l’espressa volontà di Dio e il Suo comandamento. Tale pratica rappresenta perciò un’alterazione sostanziale della bimillenaria disciplina sacramentale della Chiesa. Inoltre, una disciplina sostanzialmente alterata comporterà col tempo anche un’alterazione nella corrispondente dottrina.

Il costante Magistero della Chiesa, cominciando dagli insegnamenti degli Apostoli e di tutti i Sommi Pontefici, ha conservato e fedelmente trasmesso sia nella dottrina (nella teoria) sia nella disciplina sacramentale (nella pratica) in modo inequivoco, senza alcuna ombra di dubbio e sempre nello stesso senso e nello stesso significato (eodem sensu eademque sententia) il cristallino insegnamento di Cristo riguardo all’indissolubilità del matrimonio.

A causa della sua natura Divinamente stabilita, la disciplina dei sacramenti non deve mai contraddire la parola rivelata di Dio e la fede della Chiesa nell’indissolubilità assoluta del matrimonio rato e consumato. “I sacramenti non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati sacramenti della fede” (Concilio Vaticano Secondo, Sacrosanctum Concilium, 59). “Neppure l’autorità suprema nella Chiesa può cambiare la liturgia a sua discrezione, ma unicamente nell’obbedienza della fede e nel religioso rispetto del mistero della liturgia” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1125). La fede cattolica per sua natura esclude una formale contraddizione tra la fede professata da un lato e la vita e la pratica dei sacramenti dall’altro. In questo senso si può intendere anche la seguente affermazione del Magistero: “La dissociazione tra la fede che si professa e la vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo” (Concilio Vaticano Secondo, Gaudium et spes, 43) e “la pedagogia concreta della Chiesa deve sempre essere connessa e non mai separata dalla sua dottrina” (Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 33).

In vista dell’importanza vitale che costituiscono la dottrina e la disciplina del matrimonio e dell’Eucaristia, la Chiesa è obbligata a parlare con la stessa voce. Le norme pastorali riguardo all’indissolubilità del matrimonio non devono, quindi, contraddirsi tra una diocesi e un’altra, tra un paese e un altro. Dal tempo degli Apostoli la Chiesa ha osservato questo principio come lo attesta Sant’Ireneo di Lione: “La Chiesa, sebbene diffusa in tutto il mondo fino alle estremità della terra, avendo ricevuto dagli Apostoli e dai loro discepoli la fede, conserva questa predicazione e questa fede con cura e, come se abitasse un’unica casa, vi crede in uno stesso identico modo, come se avesse una sola anima ed un cuore solo, e predica le verità della fede, le insegna e le trasmette con voce unanime, come se avesse una sola bocca” (Adversus haereses, I, 10, 2). San Tommaso d’Aquino ci trasmette lo stesso perenne principio della vita della Chiesa: “C’è una sola e medesima fede degli antichi e dei moderni, altrimenti non ci sarebbe l’unica medesima Chiesa” (Questiones Disputatae de Veritate, q. 14, a. 12c).

Resta attuale e valida la seguente ammonizione di Papa Giovanni Paolo II: “La confusione, creata nella coscienza di numerosi fedeli dalle divergenze di opinioni e di insegnamenti nella teologia, nella predicazione, nella catechesi, nella direzione spirituale, circa questioni gravi e delicate della morale cristiana, finisce per far diminuire, fin quasi a cancellarlo, il vero senso del peccato” (Esortazione Apostolica Reconciliatio et paenitenia, 18).

Alla dottrina e disciplina sacramentale riguardanti l’indissolubilità del matrimonio rato e consumato è pienamente applicabile il senso delle seguenti affermazioni del Magistero della Chiesa:
  • “La Chiesa di Cristo, fedele custode e garante dei dogmi a lei affidati, non ha mai apportato modifiche ad essi, non vi ha tolto o aggiunto alcunché, ma trattando con ogni cura, in modo accorto e sapiente, le dottrine del passato per scoprire quelle che si sono formate nei primi tempi e che la fede dei Padri ha seminato, si preoccupa di limare e di affinare quegli antichi dogmi della Divina Rivelazione, perché ne ricevano chiarezza, evidenza e precisione, ma conservino la loro pienezza, la loro integrità e la loro specificità e si sviluppino soltanto nella loro propria natura, cioè nell’ambito del dogma, mantenendo inalterati il concetto e il significato” (Pio IX, Bolla dogmatica Ineffabilis Deus).
  • “Quanto alla sostanza stessa della verità, la Chiesa ha, dinanzi a Dio e agli uomini, il sacro dovere di annunziarla, d’insegnarla senza alcuna attenuazione, come Cristo l’ha rivelata, e non vi è alcuna condizione di tempi che possa far scemare il rigore di quest’obbligo. Esso lega in coscienza ogni sacerdote a cui è affidata la cura di ammaestrare, di ammonire e di guidare i fedeli” (Pio XII, Discorso ai parroci e ai quaresimalisti, 23 marzo 1949).
  • “La Chiesa non storicizza, non relativizza alle metamorfosi della cultura profana la natura della Chiesa sempre eguale e fedele a se stessa, quale Cristo la volle e la autentica tradizione la perfezionò” (Paolo VI, Omelia dal 28 ottobre 1965).
  • “Non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo è eminente forma di carità verso le anime” (Paolo VI, Enciclica Humanae Vitae, 29).
  • “Le eventuali difficoltà coniugali siano risolte senza mai falsificare e compromettere la verità” (Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 33).
  • “Di tale norma [della legge morale Divina] la Chiesa non è affatto né l’autrice né l’arbitra. In obbedienza alla verità, che è Cristo, la cui immagine si riflette nella natura e nella dignità della persona umana, la Chiesa interpreta la norma morale e la propone a tutti gli uomini di buona volontà, senza nasconderne le esigenze di radicalità e di perfezione” (Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 33).
  • “È il principio della verità e della coerenza, per cui la Chiesa non accetta di chiamare bene il male e male il bene. Basandosi su questi due principi complementari, la Chiesa non può che invitare i suoi figli, i quali si trovano in quelle situazioni dolorose, ad avvicinarsi alla misericordia divina per altre vie, non però per quella dei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, finché non abbiano raggiunto le richieste disposizioni dell’anima” (Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Reconciliatio et paenitentia, 34).
  • “La fermezza della Chiesa nel difendere le norme morali universali e immutabili, non ha nulla di mortificante. È solo al servizio della vera libertà dell’uomo: dal momento che non c’è libertà al di fuori o contro la verità” (Giovanni Paolo II, Enciclica Veritatis splendor, 96).
  • “Di fronte alle norme morali che proibiscono il male intrinseco non ci sono privilegi né eccezioni per nessuno. Essere il padrone del mondo o l’ultimo «miserabile» sulla faccia della terra non fa alcuna differenza: davanti alle esigenze morali siamo tutti assolutamente uguali” (Giovanni Paolo II, Enciclica Veritatis splendor, 96).
  • “Il dovere di ribadire questa non possibilità di ammettere all’Eucaristia [i divorziati risposati] è condizione di vera pastoralità, di autentica preoccupazione per il bene di questi fedeli e di tutta la Chiesa, poiché indica le condizioni necessarie per la pienezza di quella conversione, cui tutti sono sempre invitati dal Signore” (Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Dichiarazione circa l’ammissibilità alla Santa Comunione dei divorziati risposati, dal 24 giugno 2000, n. 5).
Come vescovi cattolici, i quali - secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano Secondo - devono difendere l’unità della fede e la disciplina comune della Chiesa, e procurare che sorga per tutti gli uomini la luce della piena verità (cf. Lumen gentium, 23), siamo costretti in coscienza a professare, di fronte all’attuale dilagante confusione, l’immutabile verità e l’altrettanto immutabile disciplina sacramentale riguardo all’indissolubilità del matrimonio secondo l’insegnamento bimillenario ed inalterato del Magistero della Chiesa. In questo spirito reiteriamo:
  • I rapporti sessuali tra persone che non sono legate tra loro con il vincolo di un matrimonio valido - ciò che si verifica nel caso dei cosiddetti “divorziati risposati” - sono sempre contrari alla volontà di Dio e costituiscono una grave offesa a Dio.
  • Nessuna circostanza o finalità, neanche una possibile imputabilità o colpevolezza diminuita, possono rendere tali relazioni sessuali una realtà morale positiva e gradevole a Dio. Lo stesso vale per gli altri precetti negativi dei Dieci Comandamenti di Dio. Poiché “esistono atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto” (Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Reconciliatio et paenitentia, 17).
  • La Chiesa non possiede il carisma infallibile di giudicare lo stato di grazia interiore di un fedele (cf. Concilio di Trento, sess. 24, cap. 1). La non-ammissione alla Santa Comunione dei cosiddetti “divorziati risposati” non significa quindi un giudizio sul loro stato di grazia dinanzi a Dio, ma un giudizio sul carattere visibile, pubblico e oggettivo della loro situazione. A causa della natura visibile dei sacramenti e della stessa Chiesa, la ricezione dei sacramenti dipende necessariamente dalla corrispondente situazione visibile e oggettiva dei fedeli. 
  • Non è moralmente lecito intrattenere rapporti sessuali con una persona che non è il proprio coniuge legittimo per evitare un altro supposto peccato. Poiché la Parola di Dio ci insegna, che non è lecito “fare il male affinché venga il bene” (Rom. 3, 8).
  • L’ammissione di tali persone alla Santa Comunione può essere permessa solamente quando loro, con l’aiuto della grazia di Dio ed un paziente ed individuale accompagnamento pastorale, fanno un sincero proposito di cessare d’ora in poi l’abitudine di tali rapporti sessuali e di evitare lo scandalo. In ciò si è espresso sempre nella Chiesa il vero discernimento e l’autentico accompagnamento pastorale.
  • Le persone che hanno abituali rapporti sessuali non coniugali, violano con tale stile di vita il loro indissolubile vincolo nuziale sacramentale nei confronti del loro coniuge legittimo. Per questa ragione essi non sono capaci di partecipare “nello Spirito e nella Verità” (cf. Giov. 4, 23) alla cena nuziale eucaristica di Cristo, tenendo conto anche delle parole del rito della Santa Comunione: “Beati gli invitati alla cena nuziale dell’Agnello!” (Ap. 19, 9).
  • L’adempimento della volontà di Dio, rivelata nei Suoi Dieci Comandamenti e nel Suo esplicito e assoluto divieto del divorzio, costituisce il vero bene spirituale delle persone qui in terra e le condurrà alla vera gioia dell’amore nella salvezza della vita eterna.
Essendo i vescovi nel loro ufficio pastorale “cultores catholicae et apostolicae fidei” (cf. Missale Romanum, Canon Romanus), siamo coscienti di questa grave responsabilità e del nostro dovere dinanzi ai fedeli che aspettano da noi una professione pubblica e inequivocabile della verità e della disciplina immutabile della Chiesa riguardo all’indissolubilità del matrimonio. Per questa ragione non ci è permesso tacere.

Affermiamo perciò nello spirito di San Giovanni Battista, di San Giovanni Fisher, di San Tommaso More, della Beata Laura Vicuña e di numerosi conosciuti e sconosciuti confessori e martiri dell’indissolubilità del matrimonio:

Non è lecito (non licet) giustificare, approvare o legittimare né direttamente, né indirettamente il divorzio e una relazione sessuale stabile non coniugale tramite la disciplina sacramentale dell’ammissione dei cosiddetti “divorziati risposati” alla Santa Comunione, trattandosi in questo caso di una disciplina aliena rispetto a tutta la Tradizione della fede cattolica e apostolica.

Facendo questa pubblica professione dinanzi alla nostra coscienza e dinanzi a Dio che ci giudicherà, siamo sinceramente convinti di aver prestato con ciò un servizio di carità nella verità alla Chiesa dei nostri giorni e al Sommo Pontefice, Successore di San Pietro e Vicario di Cristo sulla terra.

31 dicembre 2017, Festa della Sacra Famiglia, nell’anno del centenario delle apparizioni della Madonna a Fatima.

+ Tomash Peta, Arcivescovo Metropolita dell’Arcidiocesi di Maria Santissima in Astana
+ Jan Pawel Lenga, Arcivescovo-Vescovo emerito di Karaganda
+ Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Maria Santissima in Astana

26 commenti:

Anonimo ha detto...

Fanno bene questi vescovi a ribadire il magistero della Chiesa di sempre, anche se dal vaticano l'orientamento è di carattere democratico: lasciare ad ogni diocesi a fare ciò che ritiene. Ad es. sono questi gli orientamenti del portavoce card. Kasper su ordinazione di sacerdoti di uomini sposati per il 2018. Con l'accettazione del luteranesimo vorranno estenderla pure alle donne, senza far eccezione alle lesbiche, come avviene tra i luterani - nuova dottrina della ma la misericordia -

Anonimo ha detto...

Grazie di cuore a questi eccellentissimi vescovi, che guidano la povera barca di Pietro attraverso la tempesta.
Abbiamo sempre più bisogno di pastori che indichino ai fedeli la Verità.
Preghiamo per loro.

Anonimo ha detto...

grazie, Eccellenze, per questo atto di chiarezza e fedeltà. Così dovrebbe essere la correzione formale, con l'aggiunta di un esplicito, fraterno richiamo al vescovo di Roma. Se solo i due cardinali fossero altrettanto coraggiosi...

Anonimo ha detto...

Fuori tema ma in tema:

https://youtu.be/kjP8g5W0Gao

A voi il giudizio....

mic ha detto...

Oggi è il Santo Nome di Gesù

Propter quod et Deus illum exaltavit et donavit illi nomen, quod est super omne nomen, ut in nomine Iesu omne genu flectatur caelestium et terrestrium et infernorum, et omnis lingua confiteatur “ Dominus Iesus Christus! ”, in gloriam Dei Patris.

Anonimo ha detto...

Questo documento conferma come il Kazakistan rappresenti oggi un esemplare centro di resistenza cattolica agli errori che serpeggiano ai vertici della Chiesa.

fabriziogiudici ha detto...

lasciare ad ogni diocesi a fare ciò che ritiene

Era. Perché dopo la pubblicazione della lettera argentina sugli AAS il Papa dice qual'è "l'unica interpretazione possibile". Quindi, il gesto dei tre vescovi è ancora più coraggioso dei precedenti (e spero che serva da stimolo per altri: per chi non si è ancora espresso, e per chi si è espresso bene, come i polacchi, a tenere il punto senza lasciarsi intimidire).

Alex da roma ha detto...

Cara Mic, intanto so che lei non me lo pubblicherà questo mio commento. Ma se lo dovesse fare la ringrazio in anticipo!
Ringraziamo certamente questi vescovi. Ma devo andare in Kazakistan per sentirmi a casa o sentire un vescovo cattolico che denuncia con coraggio e non si rifugia nel "manierismo"??? Io sono in Italia e voglio e perdendo qui dei santi vescovi che abbiano il coraggio non solo gli errori, ma anche i nomi e cognomi dei prelati impostori. Tutti questi prelati (penso a Burke, Scinder) non potrebbero denunciare pubblicamente Bergoglio, Galantino, Kasper, Paglia, ecc. come eretici ed apostati e anatemizzarli ufficialmente come insegna lApostolo delle Genti? Solo così la gente si sveglierebbe dal letargo! di cosa hanno paura? ma alla salvezza di tutte le anime (non solo di quelle di chi li frequenta) non ci pensano? ritengono più importante l'obbedienza falsa a lupi travestiti da agnelli/pastori? Al cardinale, Burke che officierà la Santa Messa il 6 nella Chiesa della SS Trinità dei Pellegrini alle ore 11, dovremmo andare dopo la Santa Messa, un gruppo di fedeli, a chiedergli cosa ancora aspetta a mantenere la parola data pubblicamente ormai ben più di un anno fa. Sia lodato Gesù Cristo

Cooperatore veritatis ha detto...

…e parlando di parresia: ma che gli è preso a Mueller con la sua dichiarazione che Buttiglione (un buttiglione qualsiasi) ha dissipato (leggi: risposto esaustivamente) ai dubia?

ecco un altro che non ha capito…fa un articolo sul timone, poi si presenta in TV a difendere l’indifendibile, poi riprende la sua originale posizione e ora questo scempio.
Complimenti Mueller! poi non piangere però quando ti ritrovi le chiese vuote. O meglio: piangi perchè Dio te ne chiederà conto!

Ma i membri della chiesa, sono ancora capaci di piangere per lo stato agonico della loro chiesa?
Mi ricordo che il Curato d’Ars, un giorno, in confessione, iniziò a piangere e il penitente gli chiese come mai piangeva. San Giovanni gli disse: “piango perchè non piangi tu dei tuoi peccati”.

Ma tant’è…non ci sono più santi, ahimè!

mic ha detto...

Burke che officierà la Santa Messa il 6 nella Chiesa della SS Trinità dei Pellegrini alle ore 11, dovremmo andare dopo la Santa Messa, un gruppo di fedeli, a chiedergli cosa ancora aspetta a mantenere la parola data pubblicamente ormai ben più di un anno fa. Sia lodato Gesù Cristo

Ne convengo. Ma anziché dirgli "cosa aspetta..." mi esprimerei diversamente. L'approccio non è ininfluente... Sempre sia lodato!

Anonimo ha detto...

Adesso Buttiglione ne saprebbe più di eminenti cardinali studiosi? Poveri noi

Alex da Roma ha detto...

@ Mic
Burke che officierà la Santa Messa il 6 nella Chiesa della SS Trinità dei Pellegrini alle ore 11, dovremmo andare dopo la Santa Messa, un gruppo di fedeli, a chiedergli cosa ancora aspetta a mantenere la parola data pubblicamente ormai ben più di un anno fa. Sia lodato Gesù Cristo

Ne convengo. Ma anziché dirgli "cosa aspetta..." mi esprimerei diversamente. L'approccio non è ininfluente... Sempre sia lodato!

CONVENGO con lei. Ha ragione! Il mio era uno sfogo....frequento da tempo la SSTrinità dei pellegrini. Inizialmente avevo pensato di disertare il 6, come forma di protesta mia personale. Ma penso che sia ingiusto. Andrò e pregherò per questo valido carindale di Santa Romana Chiesa, Sua Eminenza Card. Burke. Lo raccomanderò nella Santa Messa. Offrirò il Santo Sacrificio per lui. E lo immergerò nella Infinita Misericordia di Dio, nell'Acqua e nel Sangue che scaturirono dal Suo Costato. Lascio al Signore fare il resto. Ci si vede lì? Sarebbe carino darsi appuntamento con tutti gli amici del blog. Anche per riprendere contatto e salutarsi. È poi, chi ha autorità e autorevolezza, non certo io, può portare i saluti, e l'affetto e la vicinanza del blog al Cardinale.

mic ha detto...

Sarebbe carino darsi appuntamento con tutti gli amici del blog. Anche per riprendere contatto e salutarsi. È poi, chi ha autorità e autorevolezza, non certo io, può portare i saluti, e l'affetto e la vicinanza del blog al Cardinale.

Sarebbe bello darsi appuntamento. E' da tempo che non vado a Santa Trinità dei Pellegrini e farei di tutto per esserci.
Ricordo che dopo la Messa è normale andare in Sacrestia a salutare e incontrare l'officiante. E ovviamente vale per tutti!

mic ha detto...

Ringrazio il lettore che ha inserito la predica di padre Konrad zu Loewenstein per il Nome di Gesù.
Ho tolto il lungo testo, ma l'ho ripreso per la pubblicazione.

Alex da Roma ha detto...

@ Mic
Allora ci si vede alla SS Trinità il 6?

Confermo che solitamente c'è un rinfresco, e che dopo la Santa Messa è possibile in sacrestia, per chi lo desidera salutare e ricevere la benedizione di Sua Eminenza.

Sacerdos quidam ha detto...

Comunque un'accusa abbastanza esplicita nei confronti di Papa Bergoglio c'è, nel passo in cui i tre coraggiosi Vescovi, criticando le varie sacrileghe normative diocesane che autorizzano la Comunione agli adulteri impenitenti, denunciano apertamente:
"Alcune di queste norme hanno ricevuto l’approvazione persino da parte della suprema autorità della Chiesa".
Un sincero grazie ai tre Vescovi! E preghiamo che altri li seguano.

Sacerdos quidam ha detto...

Da 'Corrispondenza Romana', ultim'ora:
"Due vescovi italiani hanno aderito alla professione di verità sul matrimonio sacramentale di tre vescovi del Kazakistan, resa pubblica il 2 gennaio 2018. [...]
I due nuovi vescovi che hanno sottoscritto il documento sono mons. Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio e mons. Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America."

https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/comunicato-stampa-due-vescovi-italiani-aderiscono-alla-professione-verita-sul-matrimonio-sacramentale/

Cate ha detto...

Anche due italiani
https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/comunicato-stampa-due-vescovi-italiani-aderiscono-alla-professione-verita-sul-matrimonio-sacramentale/

mic ha detto...

Grazie. L'abbiamo pubblicato anche noi.

Anonimo ha detto...

"Un sincero grazie ai tre Vescovi! E preghiamo che altri li seguano."

Siamo grati ai nostri due vescovi ma speriamo che a seguirli non siano solo "emeriti"...

Anonimo ha detto...

http://www.pch24.pl/biskupi-z-kazachstanu--komunia-dla-rozwodnikow-obca-wierze-katolickiej,57240,i.html

Anonimo ha detto...

Ancora troppo pochi, e andiamo, sono tutti vecchi ormai, non pensano al giudizio divino? A quanto pare no........che tristezza! no comment.

Maurizio ha detto...

Chiedo scusa, ma della Messa officiata dal Card. Burke il prossimo 6 gennaio 2018 alle ore 11.00 nella Chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini, alla quale assisterei ben volentieri, non trovo traccia in rete, neppure sul sito della Chiesa stessa!
Qualcuno è in grado di confermare l'effettiva celebrazione di questa Messa?
Grazie!

Anonimo ha detto...

Per Maurizio :

Ore 11:00
Santa Messa Pontificale
celebrata da Sua Ecc.za Rev.ma il Sig.
Cardinale Raymond Leo Burke
EPIFANIA DEL SIGNORE

http://roma.fssp.it/

Anonimo ha detto...

Chi sono io e chi sei Tu, o mio Gesù
Gesù nasce per essere riconosciuto e accolto. Questo è il tempo per preparare la solennità dell'Epifania. Per riconoscere chi è Gesù è importante partire dal riconoscere chi siamo noi. Così potremo rimanere in Gesù, come Lui è rimasto nella nostra umanità.

1Gv 2,22-28 Gv 1,19-28

Don Pierpaolo Maria Cilla, martedì 2 gennaio 2018, tempo di Natale Anno B
https://amara.org/it/videos/2e8q7R3z1fsC/info/chi-sono-io-e-chi-sei-tu-o-mio-gesu/

irina ha detto...

Quello che colpisce in questo periodo è la morte violenta di famiglie, di padri, madri e figli spesso piccoli; molti sono incidenti, altri purtroppo omicidi. E' il caso di cominciare ad interrogarsi su quanto accade intorno a noi, senza girare la testa dall'altra parte, tanto non mi interessa. No, interessa, interessa cari miei. Se non ci sarà un riconoscimento, sincero, degli errori nei quali ci siamo lasciati trascinare, un pentimento lavato dalle lacrime ai piedi di NSGC, un anelito forte a cambiare completamente queste vite vuote, che abbiamo preteso liberate, per riempirle di un quotidiano cristiano, cioè dove NSGC sia l'unico modello da seguire, se questo cambiamento non sarà intrapreso da ognuno, prepariamoci a sprofondare sempre più nell'inferno nel quale stiamo precipitando.