giovedì 12 novembre 2020

La Corte Suprema americana ultimo baluardo contro il deep state

La storia del giudice Thomas fa tremare Biden e il suo mondo. Il Washington Post, di proprietà del presidente di Amazon, Jeff Bezos, ha chiesto al giudice della Corte Suprema, Clarence Thomas, di ricusarsi dal supremo organo giudiziario del Paese. Si tratta di una richiesta all’apparenza bizzarra, ma che risponde a determinate e piuttosto disperate ragioni politiche. Nella carriera del giudice afroamericano, infatti, c’è un momento di grande difficoltà, che ora sta tornando a galla, dove protagonista era proprio Joe Biden.
Nel 1991, Joe Biden diffamò in mondovisione il giudice Thomas, accusandolo di molestie senza uno straccio di prova. Nel 1991, il presidente George H. W. Bush aveva nominato alla Corte Suprema Clarence Thomas, un giudice di circoscrizione federale.

Una collaboratrice di Thomas, Anita Hill, disse all’FBI che anni prima si era sentita molestata da Thomas con conversazioni a contenuto pruriginoso e ripetuti inviti ad uscire con lui. Questi dettagli, misteriosamente, diciamo così, finirono ai media, con l’effetto di mettere in dubbio un’elezione alla Corte Suprema che pareva non avere ostacoli di sorta.

Le accuse sconce diventarono, ovviamente, il tema principale delle audizioni della commissione di senatori che dovevano approvare la nomina. Commissione a capo della quale c’era lui, il senatore Joseph R. Biden. Le illazioni di Biden e soci contro il giudice nero finirono così in diretta televisiva nazionale.

Il giudice Thomas negò le insinuazioni, difese il suo onore e quello di tutti i neri conservatori, cioè di quei neri che non soddisfano l’ordine imposto dalla sinistra americana, dove il nero deve essere un povero e automaticamente votante per i Democratici, e terminò con un discorso deciso e toccante.

In pratica, nel 1991, Joe Biden diffamò in mondovisione il giudice Thomas, accusandolo di molestie senza uno straccio di prova, tutto per non fare approdare alla Corte Suprema un conservatore o forse, è la tesi implicita della difesa di Thomas, per non elevare un afroamericano non-democratico, quindi fuori dallo stereotipo, oggi vivissimo, della minoranza oppressa.

Potete capire perché i Democratici vogliono chiudere la partita subito e neanche lontanamente passare dalle parti della Corte Suprema Proprio lui, quel Joe Biden eletto presidente dai network TV, che dovrebbe quindi giurare sulla Bibbia postagli dal giudice Thomas, il più anziano dei membri della Corte Suprema, dove i giudici di estrazione conservatrice sono 6 contro 3, e dove l’anziano del gruppo è proprio Thomas. 

L’obiettivo è quello di creare una situazione di stallo. Qualcuno, e il Washington Post in primis lo sta facendo capire, inizia a sentire la terra franare sotto i piedi, perché sanno che la Suprema Corte potrebbe ribaltare tutto, motivo per il quale oggi il mainstream d’oltreoceano cerca di mistificare la situazione e offuscare la figura di Trump, financo inventandosi il fantomatico rischio di un divorzio con Melania.

Thomas, cresciuto cattolico e studente di scuole cattoliche, alla Corte Suprema è con Neil Gorsuch (una nomina di Trump) un proponente della legge naturale: la dottrina contro la quale il progressismo si scaglia da secoli. Noi un po’ di terrore, fra i Democratici e l’impero dei network asserviti, iniziamo a fiutarlo. (Roberto Dal Bosco - Cristiano Lugli)

6 commenti:

Fiat Voluntas Tua ! ha detto...

Le elezioni in America: quale futuro per la famiglia in Occidente
https://www.youtube.com/watch?v=vD3g-AtxKPs&t=38s
Radio Buon Consiglio
In questa Tavola Rotonda sono intervenuti il Prof. Sergio d'Ippolito, docente della Facoltà Pontificia della Santa Croce e Giovanni Formicola comunità opzione Benedetto

Anonimo ha detto...

Preghiamo. Senza altro aggiungere. Preghiamo.

Anonimo ha detto...

Se le catene del conformismo ipocrita e assassino saltano negli USA, salteranno in ogni dove!

Pianificato per 12 nov 2020 ore 21:00 ha detto...

Confederazione Triarii
https://www.youtube.com/watch?v=iC46cppY_DU
IL MONDO A UNA SVOLTA EPOCALE? NE PARLANO IN STUDIO I PROF. MATTEO D'AMICO E MASSIMO VIGLIONE, MODERA ANTONIO BIANCO

Anonimo ha detto...

MEGLIO DEALEY PLAZA

Sapete bene come mi tenga lontano da scenari complottardi e come giudichi chi li disegna o li insegue: bambini. E bambini poco intelligenti.

Ma la faccenda delle elezioni presidenziali USA non evoca complotti ma un’azione coordinata e PREANNUNCIATA. Con movente, autori e mezzi.

Solo ora – SOLO ora – comincia a emergere la somma di vergognose manipolazioni che – a tre quarti dello spoglio – hanno improvvisamente ribaltato – dopo una pausa informatica – il flusso dei voti negli swing States.
E non bastano le rassicurazioni del Washington post, di Facebook, di Google, della stampa mainstream di mezzo mondo che imbratta siti e pagine con falsi gossip sulla signora Trump perché altro non può e non sa dire. Non mi bastano perché son parte della cospirazione.

Il presidente Donald Trump fa dunque benissimo a non riconoscere la vittoria del senatore Biden. Fa benissimo a combattere perché ogni voto sia controllato. Come avrebbe fatto Biden a parti invertite. Ma con l’appoggio della gauche planetaria. Quella che ha pubblicamente ammesso che uno come Trump può cacciarsi anche con i brogli.

Timori di guerra civile? Chiacchiere. In ogni caso “Fai quel che devi, succeda quel che può.”
Non si deve e non si può arrendersi dinanzi alla prepotenza, alla distorsione della volontà popolare. E’ in gioco l’essenza stessa della democrazia. Oh quanto più coerenti furono gli assassini di JFK in Dealay Plaza. Una pallottola in testa e amen. Qui siamo dinanzi a un livello ulteriore e intollerabile livello di violenza contro il popolo sovrano.
Biagio Buonomo

mic ha detto...

Su @atlanticomag analisi di Federico Punzi su un conflitto e un dualismo sociale che esistevano già prima di Trump e che non ci lasceranno

http://www.atlanticoquotidiano.it/quotidiano/lamerica-di-trump-e-intatta-e-mobilitata-il-conflitto-tra-tecnocrazia-globalista-progressista-e-democrazia-nazionale/