lunedì 16 novembre 2020

Se è vero, non è paranoia. 'Reti di lealtà' intorno al 'caso McCarrick', connesse a legami tra potere sesso e denaro all’interno della gerarchia cattolica

Mentre continua l’analisi del corposo “Rapporto McCarrick” pubblicato martedì 10 novembre e mons. Viganò ribatte punto su punto alle accuse nei suoi confronti e alle “dimenticanze” del Rapporto [qui], propongo, nella nostra traduzione da The American Conservative, un articolo che ricostruisce con dovizia di dettagli diversi risvolti sommersi della scandalosa vicenda.

Se è vero, non è paranoia
ROD DREHER, 13 agosto 2019

Oggi Douthat ha scritto un ottimo pezzo in cui spiega che ci sono tempi in cui i ‘complottisti’ sono in realtà molto più vicini alla verità rispetto a quanti li criticano. Eccone un frammento: 
E ciò non vale soltanto per Epstein e per la sua combriccola. Come ho scritto in precedenza, all’inizio della mia carriera di giornalista mi si sono presentate a volte persone che spacciavano una storia riguardante una rete di predatori presente all’interno della gerarchia cattolica — non solo sacerdoti pedofili, ma una carboneria che sapeva proteggere molto bene i suoi membri e che si trovava al di sopra di loro — che sembrava il tipico caso di congettura paranoica, una sopravvalutazione selvaggia della magnitudine dello scandalo. Me ne sbarazzavo subito considerandole persone complottiste, e a dire il vero molti vizi del complottismo li avevano davvero — soprattutto, il desiderio di credere che la responsabilità dello scandalo che descrivevano potesse essere appioppata ai loro nemici del campo teologico avverso, progressisti o tradizionalisti che fossero. 

Ma su molti punti importanti e su molti nomi importanti, avevano semplicemente ragione.
E ce l’avevano sul serio. La mia esperienza personale nell’ambito di quel mondo e di quell’affaire mi ha reso molto meno propenso a bermi le storie ufficiali. Permettetemi di introdurvi nel contesto di cui stiamo parlando. Alcuni elementi saranno familiari a molti lettori, ma si ripetono alla luce dell’affaire Epstein. 

All’inizio del 2002, poco prima che il processo del Padre Geoghan a Boston facesse esplodere in tutta la nazione la bomba dello scandalo degli abusi sessuali in ambito cattolico, ricevetti da un sacerdote una soffiata secondo la quale il Cardinal Ted McCarrick, del distretto di Washington, si sarebbe reso colpevole dell’abuso sessuale di vari seminaristi. Il sacerdote mi disse che un gruppo di eminenti laici cattolici che ne erano al corrente si erano recati a Roma a loro spese per cercare di impedire che McCarrick fosse nominato arcivescovo di Washington, nomina che lo avrebbe elevato allo stato di cardinale. Si riunirono con un responsabile del Vaticano, il cui nome rimane segreto, per raccontargli tutto quel che sapevano su McCarrick, ma non cambiò nulla: McCarrick ottenne il suo porporato. 

Il sacerdote mi fece i nomi di due uomini che avevano fatto quel viaggio, entrambi professionisti molto noti nel loro ambiente. Chiamai il primo, il quale mi confermò di aver effettuato quel viaggio ma non ne volle parlare. Il secondo mi disse: “Se fosse vero, non Gliene parlerei per la stessa ragione per cui i figli di Noè coprirono la nudità del loro padre quando era ubriaco”. Traduzione: sì, è vero, ma non ne parlo per proteggere la Chiesa. 

Non sapevo quale potesse essere il passo successivo da farsi. Ma poi il mio capo redattore mi convocò nel suo ufficio. Voleva sapere su che cosa stavo lavorando (non ne avevo parlato con nessuno, perché non avevo fatto alcun progresso nelle mie indagini). Mi disse che aveva ricevuto una telefonata da un conservatore famosissimo (che non nominerò qui), il quale si era professato amico del Cardinal McCarrick e aveva detto che il cardinale era al corrente del fatto che Rod Dreher stava per pubblicare un reportage autentico, ma non di natura criminale, che sarebbe stato molto imbarazzante per il cardinale. Questa persona aveva chiesto al mio capo redattore di mettere a tacere la notizia. 

Rimasi allibito. Come l’aveva scoperto McCarrick? Dissi al mio capo redattore su che cosa stavo lavorando, e lui mi chiese semplicemente di mantenerlo informato. Quando tornai alla mia scrivania, chiamai il sacerdote che mi aveva dato la dritta. “McCarrick sa tutto”, gli dissi. Gli chiesi com’era possibile: non avevo detto niente a nessuno, ed ero abbastanza sicuro del fatto che nessuna delle due fonti potenziali che avevo chiamato potessero aver fatto la spia, dato che non era nel loro interesse. Dunque, come lo sapeva? 

Il sacerdote rimase sconvolto. “L’unica persona a cui l’ho raccontato”, mi disse, “è stata il mio direttore spirituale, il Padre Benedict Groeschel”. 

Groeschel, che è morto pochi anni fa, era un sacerdote famoso che parlava in televisione, ben noto per la sua posizione teologicamente conservatrice. Quel che molti non sapevano di lui è che era anche il direttore di un centro per la cura psichiatrica di sacerdoti con problemi di salute mentale — un luogo che i più cinici consideravano una fabbrica di riciclaggio di prelati maniaci sessuali. Tanto se ciò è vero come se non lo è, sta di fatto che Groeschel era professionalmente implicato in una vasta storia di abusi sessuali in ambito clericale. Inoltre, Groeschel aveva la mentalità dell’uomo d’affari. Pur essendo teologicamente conservatore, si sarà quasi sicuramente ritenuto in obbligo di avvisare un cardinale progressista del fatto che si profilava una minaccia per la sua reputazione — anche se le accuse erano fondate. Sono convinto che sia stato Groeschel a dare la soffiata a McCarrick. 

Me ne convinsi sempre di più quando mi resi conto che Groeschel mentiva spudoratamente negando di aver mai affossato le legittime indagini di un giornalista laico sulla sua istituzione terapeutica. Ciò mi fece dedurre che il popolare conservatore cattolico e divo televisivo Benedict Groeschel era disposto a infangare la reputazione di un giornalista pur di proteggere la sua e quella della Chiesa. Peraltro, Groeschel fu allontanato dall’EWTN [1] nel 2012 dopo aver rilasciato un’intervista in cui affermava che in alcuni di questi casi di abuso sessuale era la vittima minorenne che “seduceva” il sacerdote. 

Quest’affermazione fa di Groeschel un uomo malvagio? No. Credo che egli abbia fatto molte buone azioni nella sua vita. Il punto su cui voglio richiamare l’attenzione è che il fatto che così tante persone volessero credere che Groeschel non fosse nient’altro che un uomo buono gli ha permesso di farla franca adottando comportamenti per i quali avrebbe dovuto essere ammonito. Lo stesso dicasi a proposito dei progressisti cattolici e dei loro leader preferiti, come l’Arcivescovo Rembert Weakland. 

Comunque, il tizio che ha telefonato al mio caporedattore intercedendo per McCarrick è un conservatore famosissimo, un omosessuale non dichiarato, ed è cattolico. Quel che la sua azione e la probabile soffiata di Groeschel mi hanno dimostrato è che le reti di lealtà possono agire in modo contrario a quel che ci si aspetta. Ciò è stato molto importante per accrescere la mia esperienza. Non avrei mai pensato che un eminente conservatore si sarebbe interposto in favore di un cardinale progressista che egli stesso riteneva essere un abusatore sessuale di seminaristi — eppure lo ha fatto. Ignoro se l’ha fatto perché McCarrick era amico suo o perché è intervenuta la ‘mafia lavanda’, o entrambe le cose. Semplicemente, non mi sarei mai aspettato che un eminente sacerdote conservatore avrebbe avvisato un cardinale progressista del fatto che un giornalista stava mettendo il naso nella sua vita sessuale — ma sono sicuro che Groeschel l’abbia fatto, probabilmente perché l’oggetto più alto della sua lealtà era l’istituzione, non la verità o la rettezza. Fu una buona lezione da apprendere su come funziona il mondo, sia come giornalista che come uomo. Ne ricevetti varie mano a mano che andavo scrivendo sullo scandalo. Un giorno parlai con un giornalista cattolico progressista delle vicissitudini che accompagnano la copertura di uno scandalo, ed entrambi eravamo d’accordo sul fatto che le convinzioni ideologiche tanto della destra come della sinistra cattolica impedissero alla gente di identificare i malfattori che condividevano la loro ideologia. Ma oltre a ciò, molti cattolici non sono semplicemente in grado di afferrare l’idea che la Chiesa istituzionale è realmente piagata da reti di pervertiti. Ho intervistato un seminarista che mi ha detto che persino i suoi genitori lo considerarono un bugiardo quando raccontò loro la decadenza omosessuale del seminario da cui era uscito. Per loro era più comodo credere che il loro figlio fosse un fantasioso bugiardo che il seminario fosse un bordello gay. 

Già nei primi anni 2000, i Legionari di Cristo, un ordine religioso cattolico ultraconservatore, spese una gran quantità di soldi e di sforzi nel tentativo di schiacciare un gruppo di uomini che accusavano il fondatore dell’ordine, il Padre Marcial Maciel, di averli abusati sessualmente. Come molti altri giornalisti, anch’io ho ricevuto le pressioni della Legione che mi invitava a schierarmi dalla parte del povero e perseguitato Padre Maciel. Sembrava una completa follia che il fondatore di quell’ordine cattolico ultraortodosso tanto amato da Papa Giovanni II potesse aver commesso crimini così atroci. 

Ma indovinate un po’? Era tutto vero. Ha persino fatto da padre a bambini che ha poi abusato. Era anche un tossicomane. Nel 2006 Benedetto XVI lo obbligò ad abbandonare la guida dell’ordine. Maciel morì nel 2008, rifiutando sul letto di morte di confessarsi o di pentirsi. Leggete questo pezzo lungo e dettagliato redatto dal giornalista Jason Berry, che documenta come questo pervertito ha fatto fortuna e ha manipolato la gente. 

Non c’è bisogno che io documenti qui tutto quel che abbiamo scoperto negli anni seguenti sulla rete di corruzione all’interno della Chiesa. Credo che una delle lezioni più grandi che ho ricevuto sia la consapevolezza del fatto che in ogni istituzione gli uomini corrotti cercheranno di trarre profitto della loro posizione, specialmente se possono operare dietro il velo della presunzione di innocenza. Può succedere anche nell’esercito. Non si tratta assolutamente di un fenomeno presente solo nella Chiesa. 

Ad alcuni individui dalla personalità complottista piace credere che i media sapevano tutto sull’affaire McCarrick ma si siano negati a raccontare la verità. È vero, le storie di abusi di seminaristi da parte di McCarrick erano note ad alcuni giornalisti, ma nessuno poteva provarle. È giusto che siamo sottoposti a leggi contro la diffamazione e all’etica professionale giornalistica. Non è cosa da poco dichiarare che un uomo — specialmente un cardinale — sta abusando sessualmente la gente. Accuse così forti — accuse che possono distruggere la vita di un uomo — richiedono prove molto chiare. Le voci di corridoio e l’assenza di documenti non sono sufficienti. Poteva anche darsi che McCarrick fosse l’obiettivo di una cospirazione di bugiardi il cui intento era farlo fuori. Non solo sarebbe stato moralmente scorretto accusare pubblicamente McCarrick sulla base del mero sentito dire, ma ogni individuo o pubblicazione che lo avesse fatto avrebbe potuto essere denunciato per diffamazione, e avrebbe potuto chiaramente uscirne fuori a pezzi. L’unico modo in cui si poteva svelare la verità su McCarrick era di ricorrere ai documenti dei tribunali e scorrere le interviste con le vittime e con altre persone che si trovavano in una posizione che permettesse loro di sapere cosa aveva fatto. Avevo un desiderio immenso di raccontare la verità su McCarrick, ma non potevo farlo senza informazioni più solide. 

Ma che dire degli eventi successivi?

Nel 2012, un decennio dopo che le indagini su McCarrick avevano raggiunto un punto morto, un giornalista freelance che lavorava per conto del The New York Times Magazine mi rintracciò in Louisiana. Stava scrivendo un pezzo sulle molestie sessuali ai seminaristi da parte di McCarrick, e qualcuno gli consigliò di mettersi in contatto con me. Ci facemmo una lunga camminata, e risultò che sapeva tutto quello che sapevo io. E molto di più. Era riuscito a disseppellire un accordo legale tra McCarrick e una delle vittime che era stato occultato — un documento come nessun altro giornalista aveva mai scoperto fino ad allora. Inoltre, aveva registrato un’intervista con un seminarista che fu una vittima di McCarrick. E aveva molte altre informazioni. Era incredibile. Finalmente Zio Ted poteva essere accusato. 

Chiesi al giornalista quando pensava che il suo articolo sarebbe stato pubblicato. Mi rispose che secondo lui mancavano poche settimane: doveva solo unire dei capi sciolti. 

Passarono due mesi e non uscì fuori nessun articolo. Lo chiamai di nuovo e gli chiesi cosa succedeva. Mi disse che non ne aveva la benché minima idea. Il caporedattore che gli aveva assegnato il pezzo aveva cambiato lavoro, e quello che lo aveva sostituito stava mettendo ogni sorta di ostacoli assurdi sul suo cammino. Gli chiesi se il suo nuovo caporedattore era omosessuale. 

Sì, mi rispose il reporter, e mi chiese che c’entrava.

Forse nulla, replicai, ma poi gli raccontai elementi in cui mi ero imbattuto continuamente mano a mano che andavo avanti col reportage dello scandalo. I giornalisti progressisti — tanto quelli eterosessuali come quelli omosessuali — erano molto, molto restii di trarre conclusioni sui sacerdoti omosessuali e sugli abusi. Non volevano dare supporto a quelli che consideravano pregiudizi della destra contro i gay — soprattutto, non volevano fornire altre prove alla tesi sostenuta da alcuni conservatori secondo la quale gli uomini gay sarebbero pederasti per natura. Parte di quel desiderio di proteggere i gay comprendeva una radicata resistenza contro ogni ipotesi che affermasse l’esistenza di una rete di influenti sacerdoti omosessuali, ivi compresi dei vescovi, che proteggevano reciprocamente i segreti delle loro vite sessuali — ivi comprese le relazioni sessuali con adulti. Le prove erano chiare, ma molti responsabili dei mezzi di comunicazione non volevano nemmeno toccarle, perché si trattava di un tema politicamente sconveniente. 

Suggerii al giornalista freelance l’ipotesi che il suo caporedattore omosessuale stesse cercando di interporsi per proteggere McCarrick, perché in questo caso le vittime di McCarrick erano maggiori d’età e forse egli aveva paura dell’eventualità che gli omofobi avrebbero potuto pascersi con la notizia che il Cardinale Arcivescovo di Washington in pensione era un predatore omosessuale. 

Non posso provare che fosse così, ma qualunque sia la ragione, la storia non venne mai pubblicata. Sei anni dopo, nel 2018, un’altra squadra di reporter del New York Times rivelò sul loro giornale alcune delle stesse informazioni schiaccianti sul Cardinal McCarrick che il freelancer del Times Magazine aveva scoperto nel 2012. E fu quello che provocò la caduta di McCarrick. 

Il Times aveva a disposizione la storia sei anni prima, ma non la pubblicò. Perché no? Alcuni ritengono che i mezzi di comunicazione non si lascerebbero mai scappare una storia che possa mettere in cattiva luce la Chiesa cattolica. E invece sono convinto che è proprio questo che il Times abbia fatto nel 2012, anche se aveva prove conclusive della colpevolezza di McCarrick. In realtà, non ho la benché minima idea del perché il Times abbia soppresso la storia che il suo freelancer aveva in mano, ma vi esorto a non aspettarvi mai che l’orientamento ideologico di un mezzo di comunicazione possa far prevedere cosa sia disposto e cosa non sia disposto a raccontare. Le reti di lealtà sono una realtà molto complessa. 

Nel 1994 ero un giovane reporter che viveva a Washington, vivevo in una stanza in una casa sulla Capitol Hill che condividevo con altre cinque persone, compresi dei membri dello staff democratico del Capitolio. Quando la rivoluzione di Newt Gingrich portò i repubblicani al potere alla Camera, presi amichevolmente in giro i miei compagni di appartamento menzionando loro i danni che il Portavoce Gingrich avrebbe fatto alla loro fazione. Uno di loro rispose: “Questo non ci preoccupa. Noi” — ossia i democratici alla Camera — “sappiamo che tradisce sua moglie. Lui sa che noi sappiamo. Non si spingerà troppo in là”. 

In effetti, oggi sappiamo che all’epoca Gingrich aveva una relazione (evidentemente non tanto) segreta con la donna che oggi è la sua terza moglie. I democratici non stavano cercando di proteggere Gingrich. Avevano messo in frigorifero quell’informazione nel caso in cui dovessero realmente farne uso in futuro. Avevano materiale compromettente su di lui. Non l’hanno mai utilizzato perché non ne hanno mai sentito il bisogno? O forse la squadra di Gingrich aveva altre informazioni ancor più compromettenti sui potenti democratici? Quello a cui voglio arrivare è che l’aspettativa che il pubblico ha del modo in cui dei rivali ideologici si sarebbero comportati avendo quell’informazione in mano non corrisponde con quello in cui si sono effettivamente comportati. 

Nel caso della Chiesa cattolica, ho scoperto che il principio più utile (anche se non è infallibile) è quello di presumere che i vescovi e le altre persone che lavorano per l’istituzione proteggeranno quest’ultima a tutti i costi. La scorsa estate questo blog ha pubblicato notizie sull’occultamento degli abusi nella diocesi di Lincoln, in Nebraska. È stato come dare un calcio a un formicaio. Molti cattolici conservatori non volevano crederci, perché Lincoln godeva della reputazione di bastione di moralità e di conservatorismo teologico. Eppure, anche lì si sono verificati casi di abusi sessuali da parte di chierici — e con tanta maggior facilità proprio perché nessuno voleva credere che i serpenti potessero penetrare in quel giardino dell’Eden che era la diocesi di Lincoln. Queste persone non solo volevano credere le cose più belle della loro diocesi, ma ne avevano anche bisogno per non perdere la fede nell’ordine morale del mondo. 

Un paio di anni fa ebbi una conversazione con un amico cattolico ortodosso che mi provocò dolore e rabbia. Egli mi raccontò un’esperienza che ebbero (utilizzo un soggetto neutro) con un’istituzione ecclesiastica che gode della fama di essere conservatrice. Questo amico mi disse che la loro esperienza fu “traumatica”, anche se in questo caso non vennero commessi né abusi sessuali né altri atti criminali. Si trattava piuttosto di un caso che insegnava come la corruzione morale e teologica potesse nascondersi anche dietro una facciata di ortodossia. Il mio amico si trova di fronte a un dilemma: non sa se raccontare o no i fatti, anche se farlo gli costerà la carriera. Quel che angoscia tanto il mio amico è pensare a tutti i cattolici innocenti che si fidano di quell’istituzione e che potrebbero star cadendo in una trappola che costerà loro la fede. 

Ricordate l’Arcivescovo Viganò e le sue straordinarie denunce di una cospirazione nientedimeno che ai vertici della Chiesa cattolica? Egli ha fatto nomi — e si trovava in una posizione che gli consentiva di sapere. Ricordate che Papa Francesco ha rifiutato di prendere in considerazione le accuse di Viganò. E ricordate anche che ancora non sappiamo come McCarrick l’abbia spuntata e perché Francesco l’abbia tirato fuori dall’esilio non tanto rigido a cui Benedetto l’aveva relegato. All’inizio di quest’anno sono venuto in possesso di informazioni che mi inducono a credere che il cardinale australiano George Pell sia stato dato in pasto alle accuse di abusi sessuali per distogliere l’attenzione dalle sue indagini sulle attività della Banca vaticana — e che potrebbe essere coinvolta nella vicenda anche la mafia. È vero? Chi lo sa. Ma tutto è possibile. Sul serio: tutto è possibile. 

Il mondo degli scandali in ambito cattolico è quello che conosco meglio di ogni altro. Ma non ho alcun dubbio sul fatto che in esso operano gli stessi principi che si manifestano in altre istituzioni e comunità. Oggi sono molto meno incline a fidarmi di istituzioni di qualsiasi tipo rispetto a quanto lo fossi nel 2002, quando ho cominciato a prestare seria attenzione allo scandalo che si stava verificando nel mondo cattolico. 

Nel suo articolo, Douthat aggiunge:
Nel caso delle reti di predatori e di ricattatori, dunque, la distinzione che opero tra le teorie del complotto e le realtà soggiacenti si affievolisce un poco. No, non c’è bisogno che cominciate a dar retta a QAnon [2] o al nostro sciagurato presidente quando ritwitta i commenti furiosi sul #ClintonBodyCount. [3] Ma proprio come la rete di prelati alleati del Cardinal Theodore McCarrick e i loro complici non è stata smascherata, e come la caduta di Bryan Singer probabilmente non ci avvicina nemmeno un po’ alla verità sul profondo marciume del racket di sfruttamento e abuso minorile di Hollywood, non abbiamo nemmeno scoperto fino in fondo cosa si nasconda davvero dietro il caso Epstein. 

Pertanto, insistere troppo sulla paranoia delle voci che circolano online sostenendo che vada ben al di là della realtà significa tradire la missione più alta del giornalismo, che è quella di dipanare scandali che fino ad oggi sembravano troppo poco plausibili per essere creduti.
In questi giorni è impossibile tracciare una chiara linea di distinzione tra il realismo e il cinismo, tra un atteggiamento critico valido e la pura paranoia. La storia vera e completa che si cela dietro l’ascesa di McCarrick — se mai la scopriremo — potrà molto probabilmente mostrarci i legami tra il potere, il sesso e il denaro all’interno della gerarchia cattolica, con risultati imprevedibili. Analogamente, se mai scopriremo la storia vera e ragionevolmente completa di chi era realmente Jeffrey Epstein e di come ha fatto ciò che ha fatto, molto probabilmente verremo a conoscenza dei legami tra il potere, il sesso e il denaro all’interno delle élite internazionali, con risultati imprevedibili. 

Il mondo non è soggetto all’ordine che noi desidereremmo. Non è nemmeno disordinato come vorremmo che fosse. Stamane pensavo a una cosa che un fedele laico cattolico mi disse nella primavera del 2002 a proposito dello scandalo degli abusi. Era un amico intimo del Cardinal Bernard Law ed era attivo nell’arcidiocesi di Boston. Questa persona — un gentiluomo, molto intelligente e moralmente retto — aveva una conoscenza diretta della vasta corruzione omosessuale all’interno dei seminari a quei tempi. Mi disse che aveva informato in proposito il suo amico cardinale… e che il cardinale non aveva fatto nulla. Gli chiesi come potesse conciliare il suo affetto e il suo rispetto per il cardinale con il fatto che Law abbia permesso che questo tipo di corruzione fiorisse senza ostacoli. 

Egli si sedette di fronte a me, senza sapermi dare una risposta. La dissonanza cognitiva lo paralizzò. Non era in grado di accettare il fatto che il mondo fosse strutturato in modo tale che il suo caro amico cardinale potesse essere colpevole di una negligenza così enorme. Io ero piuttosto ingenuo, ero la tipica persona che credeva che gli uomini buoni (come il mio interlocutore) volessero quasi sempre sapere la verità e combattere per la giustizia. Il concetto che non sono stato in grado di afferrare fino a questa straordinaria conversazione era che la mente si proteggerà sempre dal dover affrontare qualcosa che è per essa intollerabile. A quel mio interlocutore non si stava chiedendo di credere a una teoria del complotto: gli si stava semplicemente chiedendo di calcolare quanto fa due più due — gli si stava presentando fatti che non poteva mettere in discussione. Ma non riusciva a farlo. Non era letteralmente in grado di radunare la sufficiente forza di volontà per affrontare la verità atroce sul suo amico cardinale e la verità sull’arcidiocesi cattolica di Boston. 

Ciò che mi spaventa tanto oggi, pensandoci, è quanto ciascuno di noi sia potenzialmente esposto alla stessa paralisi. 

Un’ultima cosa: leggete il discorso di di C. S. Lewis sull’ “Anello Interiore” — ossia, la sua identificazione del desiderio di essere all’interno del circolo di coloro che sanno, di coloro che sono al potere, come fautori dominanti delle azioni umane. È possibile che quell’uomo, l’amico del Cardinal Law, non fosse in grado di vedere la verità che aveva sotto il naso non solo perché essa l’avrebbe costretto a riconoscere qualcosa di terribile a proposito del suo amico cardinale, ma anche perché il farlo l’avrebbe buttato fuori dall’Anello Interiore? Lewis disse al suo pubblico: 
E la profezia che vi faccio è la seguente. A nove su dieci tra di voi la scelta che potrebbe portarvi sulla cattiva strada, quando arriverà, non si presenterà in toni drammatici. Quasi sicuramente non si presenterà nessun uomo malvagio, nessuna persona che vi minacci o cerchi di corrompervi. L’allusione arriverà mentre state bevendo un bicchiere o una tazza di caffè, mascherata da banalità in mezzo a un paio di battute, dalle labbra di un uomo, o di una donna, che avete cominciato a conoscere meglio recentemente e che desiderate conoscere ancora meglio — proprio nel momento in cui siete più preoccupati di non sembrare rudi o ingenui o perbenisti. Sarà l’allusione a qualcosa che il pubblico ignorante e romantico non capirà mai: qualcosa contro cui persino i più anticonformisti all’interno della vostra professione si rivolterebbero: ma qualcosa, affermerà il vostro nuovo amico o la vostra nuova amica, che “noi” — e alla parola “noi” cercherete di non arrossire tradendo il piacere che vi provoca — che “noi facciamo sempre”. 

E voi non sarete risucchiati — se ci cascherete — dal desiderio di guadagno o di comodità, ma semplicemente perché in quel momento, quando il bicchiere sarà così vicino alle vostre labbra, non potrete sopportare l’idea di essere gettati di nuovo nel freddo mondo esterno. Sarebbe terribile vedere il volto di quell’uomo o di quella donna — un volto geniale, confidenziale, deliziosamente sofisticato — diventare improvvisamente freddo e sprezzante, sapere che siete stati sottoposti a una prova d’ingresso all’Anello Interiore e siete stati respinti. E poi, se siete stati risucchiati, la prossima settimana si tratterà di andare un po più in là delle regole, e quella successiva ancora un po’ di più, ma tutto nello spirito più allegro e amichevole. Potrà sfociare in un disastro, in uno scandalo e in una condanna penale; potrà sfociare nel guadagno di milioni, nell’accesso all’élite e nell’essere invitati dalla vostra vecchia scuola a ricevere un premio. Ma sarete comunque dei mascalzoni. 
Può succedere a ciascuno di noi. A voi, a me, a ciascuno di noi. È per questo che le persone potenti si cercano l’un l’altra: comprendono di far parte dell’Anello Interiore. Guai a coloro che si trovano al suo interno e che hanno più paura di esserne gettati fuori che della verità o di Dio Onnipotente. 

Concludendo, Hannah Arendt ha affermato che uno dei fattori principali che ha causato il sorgere del totalitarismo nel XX secolo è il fatto che la gente aveva smesso di credere nelle gerarchie e nelle istituzioni, scoprendo che erano corrotte. Una volta successo questo, la gente ha smesso di credere nella verità, preferendo piuttosto credere in storie che confermavano quanto preferiva credere fosse vero. Oggi non succede forse la stessa cosa? A seconda di come andrà a finire, l’affaire Epstein potrebbe avere per la politica americana conseguenze molto più gravi di quanto possiamo immaginare oggi. 

[Traduzione per Chiesa e post-Concilio di Antonio Marcantonio]
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[1] Eternal Word Television Network [Rete Televisiva della Parola Eterna], emittente televisiva americana la cui programmazione tratta temi cattolici. [N.d.T.] 
[2] QAnon è una rete di persone (etichettata dai mainstream media come di estrema destra) che opera su Internet e che sostiene la teoria del complotto secondo la quale una trama segreta organizzata dal Deep State (poteri occulti) agirebbe contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i suoi sostenitori, i quali hanno invece l’obiettivo di scardinare il Nuovo Ordine Mondiale, considerato colluso con reti di pedofilia a livello globale, oscure cabale occulte, e in generale avente per obiettivo il dominio mondiale. [N.d.T.] 
[3] Clinton body count (letteralmente “il conteggio dei morti dei Clinton”) è un’espressione ispirata da una teoria del complotto, in parte avanzata dal caporedattore del sito web Newsmax, Christopher Ruddy, secondo la quale l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e sua moglie Hillary avrebbero ucciso cinquanta o più dei loro collaboratori. [N.d.T.]

13 commenti:

E.P. ha detto...

Ve lo ricordate quel lontano 2013 in cui i kattolikoni con la kappa si davano da fare a strillare che "Bergoglio sa quel che fa"? Ve le ricordate le epurazioni di Gnocchi e Palmaro da parte di Livio Stalin Fanzaga? Ve lo ricordate il licenziamento di Quinto attraverso un SMS del direttore della SIR Domenico Delle Foglie?

Come descritto nell'articolo di Dreher, quei kattolikoni autoridottisi a tifosi non riescono ad accettare l'idea che i loro "campioni" in campo avessero qualche macchia vergognosa, qualche connivenza "impossibile", qualche complicità col Nemico. Credevano - e il guaio è che molto probabilmente lo credono tuttora - che l'ossequio dovuto ai successori di Pietro e degli altri Apostoli dovesse consistere in una tifoseria, e che il lamentare problemi seri (come ad esempio l'omosessualismo imperante nei sseminari) fosse divisivo o addirittura moralista. E avevano persino il barbaro coraggio di chiamare "sano realismo cristiano" il loro atteggiamento di compromessi col Nemico.

Anonimo ha detto...

"... Le reti di lealtà sono una realtà molto complessa..."

Bisogna dire che le reti di complicità sono state più forti delle reti di lealtà. Tra i tanti spiriti J. Ratzinger individuò lo 'spirito di gruppo' al quale bisognava resistere in nome della verità. Sapeva quello che diceva.

Anonimo ha detto...

"Papa Francesco è un eretico, il mio Pontefice è Ratzinger": Vaticano, piovono accuse contro Bergoglio

Una volta i preti "dissidenti" avevano spesso posizioni progressiste o non ortodosse. Sotto Francesco si verifica l'opposto: la ribellione di vescovi, preti e monaci fedeli al magistero cattolico e sovente accomunati dal non riconoscerlo come papa.
Molti citano le sconcertanti rivelazioni del primate belga Godfried Danneels (morto nel 2019), che nella sua autobiografia citava la "Mafia di San Gallo": un gruppo di cardinali ultraprogressisti (di cui egli faceva parte), che brigavano per porre sul trono di Pietro un modernista, e il loro campione era proprio Bergoglio. La biografia, mai tradotta in italiano, non è stata smentita dal Vaticano.
Stessa cosa sosteneva un libro del biografo di Francesco, Austen Ivereigh, che parlava di "Team Bergoglio".
Dettaglio: ci sarebbe la "Universi dominici gregis", una costituzione apostolica di Wojtyla che scomunica gli autori di manovre pre-conclave: cardinali scomunicati, conclave invalido. In aggiunta, le uscite di Bergoglio sono da molti considerate eretiche e siccome il papa trae la propria autorità solo in quanto custode della fede, l'arcivescovo polacco Jan P. Lenga ha abbandonato senza rimorsi l'«usurpatore eretico» Francesco dopo aver concluso che stava diffondendo «menzogne e peccati».
Mons. René H. Gracida, vescovo emerito del Texas, dubita della rinuncia di Ratzinger, fin dal primo giorno.
Il vescovo emerito di Ferrara, Mons. Luigi Negri ha dichiarato: «Benedetto XVI ha subito pressioni enormi per dimettersi».
Più recentemente, l'arcivescovo Carlo Maria Viganò, dall'esilio, ha definito Bergoglio agente di un potere anticristico, messo sul trono di Pietro dalla "deep church" per supportare il Nuovo Ordine Mondiale.
Viganò concorda con il noto teologo Mons. Antonio Livi, recentemente scomparso, per il quale Bergoglio era stato eletto con un piano ben orchestrato partito addirittura dal Concilio Vaticano II: «Per più di cinquant' anni, teologi eretici e malvagi, hanno cercato di conquistare il potere, e adesso ci sono riusciti».
VATICANISTI E STUDIOSI
Fra i preti, don Alessandro Minutella che, forte di due dottorati in teologia, ribadisce, argomentando quotidinamente sul canale Facebook "Radio Domina Nostra" (45.000 followers), come Bergoglio sia un usurpatore, apostata ed eretico. È stato scomunicato due volte, (un record): sia per eresia - eppure segue in modo pedissequo il Catechismo - che per scisma, in quanto si dichiara fedele a Benedetto. È il più perseguitato a livello legale e mediatico: prima mobbizzato e diffamato, oggi ostracizzato. Eppure, sempre più religiosi, vaticanisti e studiosi si avvicinano alle sue conclusioni. Con don Minutella, don Enrico Roncaglia che ricorda: «Bergoglio stesso ha dichiarato di non essere il Vicario di Cristo. Che altro serve?», e don Enrico Bernasconi per il quale: «La massoneria ha preso il controllo della Chiesa e la maggior parte dei cattolici non se accorge, oppure è indifferente». Don Ruben Martinez Cordero cita l'intervento di Obama-Clinton per paralizzare le finanze vaticane fino alle dimissioni di Ratzinger: «Bisogna essere ciechi o molto ingenui per pensare che Bergoglio sia il papa». Don Paulo Dornelles, dottore in Diritto canonico , è caustico: «Bergoglio non è un cattivo papa: è un antipapa, un campione cosciente dell'eresia e dell'apostasia. Lo hanno eletto illegalmente per distruggere quel che restava di cattolico nella Chiesa, e lui lo sta facendo, grazie alla viltà di vescovi e sacerdoti e con la connivenza beota di milioni di fedeli».

Anonimo ha detto...

...segue
UNIONI CIVILI E DOTTRINA
Tra i frati, il francescano Alexis Bugnolo, balzato alle cronache per aver evidenziato errori e incongruenze nella Declaratio di dimissioni di Benedetto.
Gli eremiti scozzesi, padre Stephen De Kredek, suor Colette Roberts e fra Damon Kelly, sono stati scomunicati per simili posizioni.
L'ultimo è don Fabio Ragusa, sospeso duramente pochi giorni fa per aver contestato i "pareri personali" di Bergoglio pro unioni civili, in antitesi con la dottrina cattolica, come ribadito dalla stessa Santa Sede.
Se gli "outing" non vengono ignorati dalle gerarchie e dai media mainstream, vengono fatti passare come uscite di pazzi o di "tradizionalisti".
I teologi che avevano incarichi di prestigio hanno chiuso con la carriera; chi è stato sospeso è disperato; gli scomunicati hanno perso tutto: parrocchie, stipendio, reputazione. Tanto costa mettersi contro il "nuovo corso", ma quasi tutti ripetono: «Non siamo noi che siamo usciti dalla Chiesa, è la Chiesa che è uscita da se stessa».

https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/25246139/papa-francesco-dissidenti-eretico-vaticano.html

bernardino guerrini ha detto...

Cara Mic.. - OT - ho letto l'articolo di oggi di Antonio Socci su una frase del primo discorso di Benedetto XVI, leggilo e fanne un articolo sul blog.. mi sembra molto importante.. Benedetto è un uomo di grande cultura, credo particolare, e alcune sue frasi sono talmente profonde che vale la pena riprenderle e farci articoli che ci aprono gli occhi, ed i perchè siamo arrivati a questo punto... è stato sempre molto difficile capire le sue parole, perchè andavano aldila dei nostri pensieri - erano frasi molto più profonde da comprendere...forse anche Lui ha commesso degli errori, se cosi possiamo chiamarli... e forse non poteva mai andare aldila senza rischiare troppo -- conosceva troppo bene il suo ambiente e gli ambienti attiggui.... ""le drammatiche parole di Benedetto XVI - la minaccia viene dalla dittatura universale di ideologie apparentemente umanistiche...."""Cara Mic. rileggere questo oggi è molto importante... spero di poter commentare presto su questo articolo....

mic ha detto...

Coincidenze. Esce tradotto in italiano, proprio ora, dopo l'uscita "papale", un vecchio libro di un "biologo politico-ideologico" belga, che non ha fatto la storia della biologia e ormai, credo, fosse finito nel dimenticatoio o forse nel cestino. Il libro avrebbe la pretesa di dimostrare che gay si nasce, non dipende dalla volontà personale, è cosa naturale e comporterebbe pure vantaggi biologici, per cui è tutto previsto dalla natura e dalla evoluzione.
https://www.ilsole24ore.com/art/eterosessuali-o-omosessuali-si-nasce-ADu2eV1

Noi invece abbiamo citato
Gerard M.J. van den Aardweg, «LA SCIENZA DICE NO L’inganno del “matrimonio” gay», Solfanelli 2016, pag. 168 Euro 12

http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2016/05/in-vista-dellimminente-discussione.html

E.P. ha detto...

Promemoria:

- ottobre 2013, il cattolicesimo ridotto a tifoseria papista

- giugno 2015, clericostalinismo: la SIR come Radio Livio

Anonimo ha detto...

Padre Livio ha iniziato da tempo questa sua nuova politica di distanziamento dal PC, ha letto il libro proibito di Tritto in radio e da un po'porta avanti la sua piccola battaglia, rischia grosso, ma ormai la storia di Medjiugorije non tira più, l'autore del lunghissimo articolo ci va coi piedi di piombo, nomina solo un cardinale, Law, tra l'altro anche lui con qualche sospetto, ma richiamato a Roma e punto, ammettere che solo dei vescovi sapessero mi pare naif e commovente, ma anche i sanpietrini sanno della ben numerosa corte cardinalesca che non sarà più medievale, ma gaya sì, eccome........quando troveranno il coraggio di parlare apertis verbis TUTTI quelli che sanno ed hanno prove, allora si comincerà a ragionare, per il momento si scrive sull'acqua, Epstein finì suicidato in carcere, c'è di mezzo la sacra corona british e alloooooraaaa, neanche Biden si azzarderà a chiamare Andrea di York a testimoniare, poi ci sarebbero 3/4 di Hollywood e Clinton Bill quindi una bolla di sapone.

Anonimo ha detto...

Guai all'uomo che confida nell'uomo, ci avverte la Sacra Scrittura. Comprendo i traumi delle persone e pure quanto sia difficile liberarsi dagli schemi mentali indotti ma "la verità vi rende liberi". Faticoso perchè rischia di coinvolgere pure l'Innocente, il solo Grande Innocente "...ma allora è tutto falso?... a cosa posso ancora credere?... ex opere operato, mi basta illudermi". Il sentirsi annichiliti è rischioso, può far buttare via tutto in un reseat inconcludente e dannoso, un autogoal. Forse è meglio chiudere gli occhi ed illudersi? Si tratta di un confronto urgente e necessario con le radici della fede, se credo in Dio, o non credo, se ho capito che devo fidarmi di quell'Unico Dio autorivelatosi che comanda la storia, se ho capito che credo alla creazione o all'evoluzione e che il compromesso non è possibile neppur in quello, se se, se ho messo prima in discussione la mia fede ed analizzato la Causa Prima o no. Solo in quel caso mi libererò dal trauma che provoca lo scoperchiamento del vado di Pandora, che poi neppure è novità, nulla di nuovo sotto il sole dice Qoelet, è la storia del peccato originale, del 6° Genesi, di Cam, di Egitto e Babilonia, del Sinedrio, del Vaticano, del dragone cinese, del serpente che si camuffa ed usurpa.... Aprire gli occhi significa uscire dagli schemi mentali indotti e necessita di una fede forte e nervi saldi. Accettare la nudità del padre o riconoscere che non è Padre? Questa è antichiesa in agonia, preghiamo e Dio interverrà coi Suoi inviati.

Anonimo ha detto...


Eppure Nostro Signore non ha detto che tutto quello che viene nascosto verrà un giorno gridato sui tetti?
Quel giorno terribile sta arrivando per molti...

Da La Verità ha detto...

Il vaticanista USA Edward Pentin: «Ci viene detto che l'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità non è cambiato, ma Francesco usa i media per far sembrare che invece ci siano novità».

Copia incolla di un commento e di un esempio ha detto...

Nonostante tutto i francesi dimostrano con la loro testimonianza che la fede in Cristo è tutt'ora viva e poi, è vero che l'abito non fa il monaco, ma vedere il Sacerdote che confessa i fedeli con l'abito talare e non con abiti civili come, putroppo, ormai di moda nel loro mondo, e' una bella e forte testimonianza e di coerenza al loro ministero che, di sicuro, si riflette anche sui fedeli.Egidio Frusca
https://www.facebook.com/photo?fbid=3542859419086184&set=a.212198275485665

Anonimo ha detto...

Prof.DE MATTEI ”omoeresia nella Chiesa” radioromalibera
https://gloria.tv/post/QQeQJeSfp3wJ6odHhfMfGcxXC