lunedì 23 novembre 2020

Suor Teresa Forcades e la “nuova religione” dell’Anticristo

Di Suor Forcades scrivevo qui. Mentre qui si sottolineava: "Vescovo José Tolentino Mendonça - Nel 2013 Mendonça ha elogiato la teologia di Suor Teresa Forcades, la quale sostiene che gli atti omosessuali sono morali, che l'aborto è un diritto e ha affermato che “Gesù di Nazareth non ha codificato o stabilito regole”. Nel 2018 Papa Francesco lo ha fatto arcivescovo e lo ha nominato capo degli Archivi Segreti Vaticani. Lo stesso anno lo ha anche scelto per predicare nel ritiro spirituale quaresimale del papa e degli alti dignitari curiali." 
Le suore di clausura, come l'autrice del testo che segue, hanno dimestichezza con “strategie” soprannaturali, che sfuggono notevolmente anche alle forze più organizzate e totalitarie. Ma il problema attuale è che, mentre le forze avverse incalzano, il tempo sembra veramente breve e bisogna raccogliere tutte le energie e le grazie per tenere il fronte.

Suor Teresa Forcades
e la “nuova religione” dell’Anticristo

Esiste una “teologia omosessualista”?

Suor Teresa Forcades è una monaca benedettina ormai famosa per la sua attività mediatica nel proporre una “nuova teologia” che in verità appare ben chiaro essere priva di qualsiasi fondamento teologico. La definizione dei mass media per identificare il ruolo di questa monaca è quello di “teologa femminista”, e già questo titolo ci fa intuire che c’è qualcosa che non ha proprio niente a che fare con la disciplina teologica. La stessa suora catalana si auto-definisce come “teologa femminista”, e sembra che tale titolo sia accettato dalla massa in quanto è stata pure Vicepresidente dell’Associazione europea delle ricercatrici in teologia. Famosa è la sua dichiarazione che la teologia “o è liberazione o non è teologia. O è femminista – nel senso di una identità per uomini e per donne a immagine di Dio non incasellata in nessun stereotipo – o non è teologia ”.
Ancor più, la presunta “teologa femminista”, attraverso specifici interventi sull’omosessualità, ha fatto come un salto ulteriore e potremmo dire che con questo salto ha acquistato ufficialmente il titolo “onorifico” di “teologa omosessualista”. Un titolo, pertanto, altrettanto assurdo, ma che nella sua paradossale incongruenza e vergogna è in perfetta sintonia con la cultura dominante e con quel nuovo umanesimo che vuole imporsi nel pensiero globale, senza lasciare spazio ad un Dio che ha voluto incarnarsi per rivelare la Sua Essenza d’amore e redimere il genere umano attraverso la sofferenza, la morte e la risurrezione. 
Sempre in termini di non-scientificità, tale teologia omosessualista ha già le sue diramazioni “pastorali” ormai diffusissime; tra esse possiamo scorgere la teoria gender o la transessualità sempre più incoraggiata culturalmente, o l’adozione di bambini a coppie gay. Come comune denominatore a queste politiche di pensiero costatiamo un rigetto alla “schiavitù della natura” in nome dell’autodeterminazione individuale, dove il sesso non è che un ruolo da scegliere, senza nessun aggancio con il matrimonio, la famiglia e la procreazione. 

La ricerca di legittimare in “matrimonio”, in “famiglia” e, purtroppo, in affidamento di prole a coppie omossessuali è una di queste espressioni “pastorali”, della nuova religione dell’uomo sostituito a Dio, dove la novella catechesi di queste scelte pastorali tende a mostrare il fallimento del matrimonio eterosessuale (tanto più se inteso come sacramento) e della famiglia, promuovendo il nuovo modello da imporre al senso comune. 
Ma la Forcades non contenta di tale traguardo, presenta la “sua” pseudo-teologia come “teologia queer”[1], dedicando a tale oggetto perfino dei libri, in una sovversività che nel momento storico attuale acquista anche un vero e proprio valore politico-sociale. Con le teorie queer l’autodeterminazione è massima e per comprendere qualcosa dei meccanismi che si scatenano in tale scenario ogni logicità si scontra con una sorta di meccanismo dove regna il caos totale, dove neanche Pirandello saprebbe costruire una degna commedia al fine di mostrare le più varie maschere di disturbo di personalità che si possono sprigionare da un singolo individuo. La teologia della liberazione, in questa sfaccettatura rivolta al permissivismo totale, raggiunge il suo culmine. 

Quasi in modo preveggente, ancora trentacinque anni fa, il cardinal Ratzinger denunciava come 
“ne segue per logica coerenza che tutto l’essere e tutto l’agire della persona umana sono ridotti a pura funzionalità, a puro ruolo… Non è un caso che tra le battaglie di “liberazione” di questi anni, ci sia stata anche quella per sfuggire alla “schiavitù della natura”, chiedendo il diritto di diventare maschio o femmina a piacere, per esempio per via chirurgica, ed esigendo che lo stato nella sua anagrafe prenda atto di questa autonoma volontà dell’individuo. E non è un caso che le leggi si siano prontamente adeguate a una simile richiesta. Anche se questo cosiddetto “cambiamento di sesso” non muta nulla nella costituzione genetica della persona interessata. E’ soltanto un artefatto esteriore, con il quale non si risolvono i problemi ma semplicemente si costruiscono delle realtà fittizie …”. [2]
In senso cattolico, quindi, non esiste una teologia femminista e tanto meno omosessualista: anzi, la scelta di definizione comporta una sottile intenzione di sostituire una “teologia” fittizia a quella reale e secolare, imponendo una menzogna per occultare la verità. 

La visione profetica del cardinal Ratzinger

Ormai da tempo il cardinal Joseph Ratzinger, in termini scientifici, denunciava quella teologia che voleva essere “creativa” diffidando dal suo compito primario, dove
il teologo è impegnato in modo autentico ad “approfondire, aiutare a capire e a annunciare il deposito comune della fede, non “creare”. Altrimenti, la fede si frantuma in una serie di scuole e di correnti spesso contrastanti, con grave danno dello sconcertato popolo di Dio. [3]
Noi oggi raccogliamo i frutti di tale frantumazione, dove la teologia non avendo niente a che fare con il soggettivismo e l’individualismo, per tale processo di deformazione ha perduto, invece, in autorevolezza e credibilità. Questo contesto “creativo” è solo l’input di scelta politica della Forcardes e arriva, appunto, fino a presentarsi come “teologa queer”. Le dichiarazioni della monaca benedettina riguardo della sua interpretazione della Bibbia è, fin dal Genesi, di sua creatività, livellando già all’inizio quella distanza tra male e bene che la Rivelazione ha sempre individuato, partendo dal peccato originale.
Non sorprende, allora, come la parola “liberazione” sia frequentissima sulle labbra della monaca benedettina, che pur laureata in teologia e medicina non sembra avere le idee molto chiare sulla scientificità della disciplina teologica. In un’espressione romantica, la Forcardes afferma infatti che la teologia “è una riflessione su Dio – aggiungendo “in modo creativo” queste parole: – credo che si allacci molto bene con la proposta del femminismo perché è esattamente quello che ci dice il Vangelo: “lascia il padre e la madre, lascia la famiglia e guarda a me che sono amore e libertà”. Ma per chi conosce almeno un pochino il Vangelo, è immediato collegare il passo citato malamente dalla Forcardes con Mc 10,6-9, dove Gesù ricorda che fin dall’“inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola –soggiungendo che – l’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto”. E qui siamo al contrario di quel “guarda a me che sono amore e libertà” da intendere come liberazione da ogni “struttura”, schema o regola – perfino dall’ordine naturale – per “far quel che vuoi”. 

Il nostro contesto ci porta oltre: il femminismo, infatti, ha sempre sostituito il concetto di “redenzione” con quello di “liberazione”, e da qui tutto diventa possibile. Nell’ottica del femminismo la rottura tra sessualità e procreazione è totale, uscendo, quindi da qualsiasi approccio antropologico e mettendosi in contrasto con l’ordine naturale stesso. Senza tanti giri di parole, la pseudo-teologia femminista ha come sua più acerrima nemica proprio la teologia razionale e la morale, perché la sua funzione ed intenzione primaria è quella di liberare l’uomo dalla persuasione che il sesso della persona sia qualcosa di originario nella persona, di determinante anche in senso biologico: per il femminismo “il sesso è visto solo come un semplice ruolo intercambiabile a piacere ”. 

L’omosessualismo diventa conseguenzialmente una sorta di posizione estrema di tale rottura. Per la Chiesa il linguaggio della natura è sempre stato in armonia perfetta con il linguaggio della morale, alla luce della Sacra Scrittura, dalle prime pagine del Genesi fino alle parole di Gesù nel Vangelo e in tutto in Nuovo Testamento. Ma sicuramente, sia il femminismo che tutte le ideologie sessantottine non hanno fatto riferimento alla Dei Verbum per “sparare” i loro dettami dottrinali. La paradossale impresa della Forcardes è quella di voler far credere che il Vangelo e la vera teologia non siano, in verità, quelli che il Magistero tradizionale e la Sacra Scrittura indicano da secoli e che essi siano come inficiati di schemi da cambiare, interpretazioni distorte e stereotipate. In altre parole, la sua interpretazione “cattolica” è semplicemente un’interpretazione ideologica. Nulla di nuovo sotto il sole, tanto più se si sfogliano i suoi scritti e le sue interpretazioni folli e personalistiche della Bibbia. 
Da qui, ci sembra di dover denunciare come qualcosa di intenzionale quello di identificare una monaca come “teologa femminista” – e ancor più “omosessualista” o “queer” – proponendo così una nuova teologia come fondamento di una vera e propria nuova religione che vuole sostituirsi al cattolicesimo: 
“Sono infatti convinto – diceva ancora Ratzinger – che ciò cui porta il femminismo nella sua forma radicale non è più il cristianesimo che conosciamo, è una religione diversa ”; e ancora, sottolinea come il femminismo radicale “annuncia una liberazione, cioè una salvezza, diversa se non opposta a quella cristiana ”. 
Queste ultime affermazioni, lette a distanza di trentacinque anni, prendono forma organizzata e ci permettono di individuare un vero tentativo di imporre “una nuova religione”, mondiale, liberativa, “diversa, se non opposta a quella cristiana”. 

Oggi, potremmo quindi “catalogare” queste deviazioni estreme come una nuova forma di religione, alla cui base c’è appunto l’autodeterminazione a discapito dell’ordine naturale e soprannaturale. Siamo di fronte, quindi, alla negazione stessa della teologia – ma anche di una sana antropologia – dove l’unico fondamento biblico veramente gradito e fondamentale è da rintracciare nelle parole “diventerete come Dio ”, in quella illusione e menzogna che vuole convincerci che in questa direzione saremo liberi dalla legge e dalla dipendenza del Creatore, padroni assoluti del proprio destino a tal punto da diventare noi stessi veri creatori e padroni d noi stessi, momento per momento: ciò che impone la teologia e la morale tradizionale è quindi qualcosa che va eliminato e sostituito con la vera “liberazione” da schemi ormai superati. 
Ecco che il titolo “teologa femminista” o “omosessualista” è una forma sottile per suggerire questa sostituzione con una nuova teologia, senza basi né metafisiche, né razionali, né logiche, né naturali: il solo fondamento è purtroppo menzognero, e noi sappiamo bene chi sia il più acuto menzognero che sta guidando la trama per affermare “la nuova religione”, la nuova politica, il nuovo pensiero mondiale: il principe della menzogna, il principe delle tenebre, il principe di questo mondo. 

La blasfemia trinitaria della Forcades

Una volta premessa l’inconsistenza oggettiva, se non antitetica, della cosidetta “teologia femminista”, arriviamo a ciò che veramente richiama la nostra attenzione. L’asserzione su cui vogliamo soffermarci è quella dichiarata dalla Forcades al giornale “Repubblica” e che riguarda la Santissima Trinità e il matrimonio omosessuale. Ecco il testo preciso:
“Credo che il matrimonio omosessuale debba essere riconosciuto come un sacramento perché ciò che costituisce il sacramento del matrimonio è ciò che questo particolare legame umano ha in comune con la vita della Trinità e la vita della Trinità non ha nulla a che fare con la complementarietà di genere o sessuale e niente a che fare con avere figli”. 
Vogliamo specificare subito che il nostro soffermarci su tale asserzione ha una motivazione principalmente di riparazione. Non meriterebbe neanche di essere analizzata, quasi avesse un suo sostrato di pensiero, ma va presa in considerazione per l’impatto politico e sociale che essa ha determinato, quasi a mo’ di slogan pubblicitario, ormai entrato “in molte teste” non più abituate a ragionare ed immerse in un’ignoranza che non trova fine. Inoltre, ci soffermeremo su tale asserto anche per dare una “voce” in un silenzio scandaloso di tanti teologi, filosofi cristiani, pastori ed educatori che dovrebbero di certo intervenire per un minimo di amore alla Verità, in un dovere morale di difesa e di chiarezza per coloro che ormai fanno difficoltà a distinguere il bene dal male, il vero dal falso. 

Sostanzialmente, alla presunta teologia omosessualista della Forcades serviva anzitutto un fondamento dottrinale a cui appellarsi. Ovviamente, non trovandolo nella Sacra Scrittura e neanche nel Magistero di duemila anni o nella Tradizione, la suora catalana improvvisa un collegamento “d’effetto”, privo di qualsiasi consistenza logica, ma che all’apparenza “colpisce”, laddove domina l’ignoranza della propria fede, quasi come un nuovo dogma dalla portata metafisica, dogma in grado di legittimare il matrimonio omosessuale. Il paradosso, purtroppo, tocca la blasfemia, quasi ci fosse un collegamento trascendente tra omosessuali e Dio che è Puro Spirito e l’Essere perfettissimo per eccellenza.
La pseudo-teologa si cimenta nel presentare il “legame umano” che dovrebbe accumunare l’unione tra omosessuali “con la vita della Trinità”. Il “legame” da lei esibito non si scontra solo in un contesto di fede ma anche di ragione: l’invocare questo presunto legame – se lo analizziamo esclusivamente per via razionale – dovrebbe richiamare il principio di causalità che tradizionalmente, nella dogmatica, lega il Creatore con le creature. Risalendo dagli effetti alle loro cause giungiamo con la nostra ragione a scoprire la Causa prima di tutte le cose, che è Dio.
Ma per la Forcades non è così poiché se applichiamo questo semplice e razionale principio alla sua dichiarazione ci scontriamo subito con la contraddizione più lampante. 
Non dimentichiamo che la visione relativista delle teorie femministe, alla base, nega il principio fondamentale della logica classica: il principio di non-contraddizione. Nel campo razionale non si può negare e affermare nello stesso tempo. Aristotele (che non era cattolico…) individuava l’evidenza del principio di non contraddizione a tal punto da poter spiegare armonicamente la costituzione dell’ordine naturale delle cose, a tal punto che chi avesse voluto negarlo, implicitamente lo avrebbe dovuto ammettere. L’asserto della Forcades senza rendersene conto cade in questa ovvietà. 
Per la teologa femminista non esiste un “Principio primo” o una filosofia dell’essere che determini un ordine, tanto più se si parla di esemplarità. Se leggiamo, iniziando dagli effetti per arrivare alla causa, allora Dio Uno-Trino non sarebbe neanche Creatore, Principio fontale di ogni cosa che esiste. Nel pensiero progressista contemporaneo questo ragionamento è superato e ormai archiviato. Il tentativo proposto dalla monaca benedettiana è solo una parvenza di causalità che ovviamente non può che contraddirsi da se stessa: il presunto legame che la suora catalana cerca di propinare è illogico e forzatamente convogliato in un contesto carnale e non certo spirituale. 

La manovra della Forcades consiste nel cercare di tirare in campo addirittura il mistero centrale e fondamentale della nostra fede: il mistero della Santissima Trinità, mistero che ovviamente le sfugge. Infatti, se razionalmente, possiamo arrivare a comprendere dalle cose che Dio esiste attraverso il principio causale – e quindi in modo naturale – non possiamo, invece, comprendere la vita intra-trinitaria senza il dono della fede. Come via conoscitiva, la fede illumina la nostra intelligenza e permette di intuire qualcosa di un mistero che solo nell’eternità scopriremo veramente, tanto abissale è la distanza di perfezione tra il Creatore e la creatura. Da qui, se in alcuni commenti si è letto l’appellativo di asserzione eretica a tale dichiarazione della Forcades, ci sembra di poter inquadrare il suo pensiero in qualcosa che supera di gran lunga l’eresia, essendo una pubblica dichiarazione di una nuova concezione di religione, intrisa di fideismo – poiché anche razionalmente il collegamento citato è privo di contenuto – ma che non ha nulla a che fare con la fede cattolica. La vita intra-trinitaria qui descritta, infatti, non corrisponde per niente a quella insegnata da Gesù nel Vangelo e dalla Chiesa in duemila anni. 

Si potrebbe obiettare che magari la Forcardes si riferiva ad un concetto trinitario più vago, che potrebbe avvicinarsi più alle credenze induiste, dove il “trimurti” induista accenna a tre aspetti del divino, ma ad un livello ben diverso da quello monoteista e trinitario . Che insomma, per la suora catalana, si parli di tre dei = (??:??..). Ma il suo ragionamento non fa pensare neanche questo. Infatti, anche questa credenza pagana non deve essere molto simpatica alla Forcades poiché “nascendo dagli uomini” – e senza il supporto della Rivelazione dall’alto - tende comunque a seguire un ordine naturale dove è scontato che l’uomo e la donna siano geneticamente complementari e chiamati alla procreazione, ordine che la suora catalana nega alle radici. Tutto porta, invece, ad una fede diversa, “creativa”, che non deve essere necessariamente razionale ma che alla fine si risolve in banale ideologia. 

La nuova concezione trinitaria della Forcades pretende di dare la vera e genuina lettura del mistero della vita intra-trinitaria tradizionalmente professata dal cristianesimo e lo fa negando il punto fondamentale della vita trinitaria: la relazione d’amore di generazione eterna da parte del Padre con l’Eterno Generato, il Figlio. Una relazione così feconda in se stessa da essere individuata in una Persona Divina: lo Spirito Santo, Amore eterno del Padre e del Figlio. Ovviamente la teoria femminista non è in grado di riconosce questo principio fondamentale, dove il principio della generazione del Padre e dell’eterna filiazione del Figlio sono la fonte di ogni fecondità, di ogni generazione naturale e soprannaturale per tutta la creazione e per tutti i tempi. Non è questa una dimenticanza relativa, da poter mettere tra parentesi. La Forcades non solo la mette tra parentesi, ma la nega del tutto.
L’Incarnazione del Verbo poggia infatti proprio su questo principio, visto che è il Figlio Eterno del Padre, la Seconda Persona divina ad assumere la nostra natura umana, per rivelarci e farci partecipi della fecondità di tale eterno amore. Il compito di “generare la vita” affidato ai genitori – uomo e donna – è pertanto un riflesso e una collaborazione a noi offerta dal Creatore alle sue creature, un compito altissimo. 

Le parole della monaca benedettina, pertanto, vanno lette in un contesto di apostasia della fede e dovrebbero essere riconosciute come tali da chi ha l’autorità di farlo. Nel 2009 c’è stato un timido richiamo da parte del cardinal Rodé nei confronti di suor Teresa, quando, in veste di Prefetto della Congregazione vaticana dei religiosi, intervenne chiedendo alla Forcades di esprimere pubblicamente la sua adesione alla dottrina della Chiesa. La suora rispose con un articolo sulla rivista Foc Nou dicendo che rispettava il Magistero, ma aveva diritto ad esprimere opinioni contrarie ad esso. Certamente, dal 2009 a oggi, la posizione della suora catalana non è certo migliorata e qui non si tratta di semplici opinioni divergenti al Magistero. 

Orbene, questo intervento che si appella al mistero centrale della fede cattolica esplicita una deviazione non solo eretica ma di ufficiale apostasia. Apostasia che va ben individuata: le affermazioni della Forcades dimostrano palesemente come la suora benedettina non creda nella Santissima Trinità, non solo in senso cattolico, ma neanche cristiano. Sarebbe quindi un grande atto di carità quello di avvisare tutti coloro che in qualche modo sono affascinati da questa figura mediatica che, come insegna uno dei più grandi Dottori della Chiesa: “senza la fede nella Trinità è impossibile che qualcuno si salvi ”, poiché “nessuno può salvarsi se in lui non abita la Trinità. Infatti, tutta la Trinità abita insieme all’uomo per mezzo della grazia; ma la Trinità abita solamente nell’uomo che crede ”. 

La recente profezia del Papa Emerito

La proposta ideologica della Forcades risponde perfettamente alla visione profetica di Ratzinger, a partire dal 1969 fino alla più recente intervista con Peter Seewald, in “Le ultime domande a Benedetto XVI”. Il 3 maggio 2020, sia La Stampa che Il Corriere della Sera hanno riportato la denuncia del Papa Emerito di ciò che si sta preparando, individuando la vera minaccia per la Chiesa “nella dittatura mondiale di ideologie apparentemente umanistiche, contraddicendo le quali si resta esclusi dal consenso sociale di fondo ”. Ratzinger, ben attento ai cambiamenti della storia degli ultimi cinquant’anni, denuncia proprio gli elementi che per la Forcades sono cavallo di battaglia della sua proposta teologica alternativa: il matrimonio sessuale e l’aborto (con la pillola del giorno dopo). 
Ma le espressioni del Papa Emerito sono ben precise e fanno pensare a come tale “nuova religione mondiale” che sta sempre più prendendo piede con il suo impero di ideologia relativista, sia proprio la religione dell’Anticristo. Queste le parole inequivocabili di Ratzinger apparse sui giornali italiani: 
“La società moderna è nel mezzo della formulazione di un credo anticristiano, e se uno si oppone, viene punito dalla società con la scomunica… La paura di questo potere spirituale dell’Anticristo è più che naturale, e ha bisogno dell’aiuto delle preghiere da parte di un’intera diocesi e della Chiesa universale per resistere”.
E ancora:
“Cento anni fa, tutti avrebbero considerato assurdo parlare di un matrimonio omosessuale mentre oggi si è scomunicati dalla società” se ci si oppone. Stessa cosa per “l’aborto e la creazione di esseri umani in laboratorio”. 
Ecco che dopo aver denunciato il matrimonio omosessuale come una tappa fondamentale del regno dell’Anticristo, il Papa Emerito soggiunge: 
“L’inganno religioso supremo è quello dell’Anticristo, uno pseudo-messianismo mediante il quale l’uomo si glorifica al posto di Dio e del suo Messia ”. 
A questa denuncia del Papa Emerito risponde la chiara iniziativa della Forcades nel tentare di mettere una parvenza di religioso, e perfino di trascendente, che giustifichi il matrimonio omosessuale alla società. Pertanto, non ci sembra azzardato far notare come l’intuizione della Forcades nel legame tra vita Trinitaria e matrimonio sessuale tragga la sua origine da un’illuminazione luciferina, dove la menzogna ottenebra la realtà, inganna e porta avanti una “nuova religione” dalla portata mondiale, sorretta da un potere che solo l’Anticristo può garantire. 

La contraddizione socio-politica della Forcades

Nell’ottica della politica femminista-omosessualista della Forcades l’appellarsi alla SS. Trinità per legittimare il matrimonio omosessuale, tanto più sacramentale, si scontra con una contraddizione di condotta che ci fa riflettere e che non va letta con superficialità. La teologia della liberazione, il femminismo e la trasgressione delle teorie queer sono infatti “un fiume in piena” che sfocia nel distruggere qualsiasi argine, struttura e sovrastruttura (usando il linguaggio marxista da cui nascono). Ma qui, la teologa femminista catalana sembra remare controcorrente, invocando una struttura, invocando un riconoscimento pubblico e perfino sacramentale per gli omosessuali. 
Come mai?
La motivazione è ben studiata e coincide con l’intuizione rilevata da Ratzinger ancora trentacinque anni fa: 

“ciò cui porta il femminismo nella sua forma radicale non è più il cristianesimo che conosciamo, è una religione diversa ”. 

In altre parole, la volontà di costruire “regole” e strutture per riconoscere “sacramentalmente” le unioni omossessuali, contraddicendo l’azione liberale del femminismo – ideologicamente contrario ad ogni stereotipo sociale e tradizionale – non può che spiegarsi con una volontà altrettanto ideologica di sostituire le strutture tradizionali con quelle ritenute nuove dal pensiero dominante. Ecco che la “pseudo-teologia” della Forcades trova un sostegno veramente grandioso da parte di forze mondiali, governative e mediatiche, un sostegno che non ha precedenti. Tutte queste forze fungono da “catechismo” per la nuova religione da imporre, quella “religione diversa” individuata come un pericolo dal cardinal Ratzinger e sempre più concretizzabile nella società. Un “nuovo catechismo” che ha una duplice faccia: da una parte insegna la nuova religione del relativismo e dall’altra si impegna in una promozione sempre meno occulta di venti di “cristianofobia ”, così da spazzare via qualsiasi parvenza di cultura cristiana dall’Europa. 

Pensiamo solo al lavoro mediatico che insinua in tutti i modi come la famiglia omosessuale sia quella “funzionante”, o come l’adozione ai gay sia in molti più casi facilitata rispetto alle coppie eterosessuali. Tutto questo non fa che “sostenere” la nuova religione proposta dalla “teologa queer” benedettina, in una “pastorale” politica che vuole sostituirsi a livello mondiale in nome della non discriminazione . In verità – e lo vediamo con l’imposizione del gender nelle scuole e con leggi governative a mo’ di regime in nome dell’omofobia – la vera discriminazione, per certi punti evidentemente violenta, si rivolge a chi non si mette in linea alle nuove direttive del sistema, a chi rifiuta di accettare un’ideologia che vuole imporsi come unica religione da seguire. Il dramma, ovviamente, sta nel contenuto morale e di coscienza che tali direttive impongono e la Bibbia è molto chiara.
Va ricordato, però, che un cattolico per reputarsi tale, deve saper dire di no a tutto questo, egli non può accettare la menzogna a discapito della verità: su questi punti dottrinali, infatti, il rischio è molto alto e arriva fino alla possibilità di rinnegare il proprio battesimo scivolando nell’apostasia più bassa. Sì, perché il nostro battesimo attinge il suo significato nel mistero trinitario, qui disconosciuto dalla novella “pseudo-teologia queer”. E’ bene ricordare alla monaca benedettina che professa tali deviazioni che Gesù non aveva forse detto che “nessuno viene al Padre se non per mezzo di me ”? Ebbene, “Egli, il Figlio, unendoci a Sé ci comunica quella figliolanza che noi diciamo adottiva, ma che in realtà è qualcosa di più, perché ci fa simili a Dio nostro Padre. Poiché noi siamo in Cristo, suoi membri, noi siamo “figli nel Figlio” ”. 

La Forcades è consapevole che la Chiesa crede e professa questa esemplarità tra Padre e Figlio, ma la sua sottigliezza politica arriva a invocare “un principio” che abbia solo una parvenza di trascendenza religiosa, così da far accettare moralmente alla massa ormai priva di fede e di oggettività logica, che la vita immanente e perfetta della Santissima Trinità abbia qualche collegamento con l’unione fisica tra omossessuali. Sarebbe ingenuo fermarsi alla sola follia e blasfemia di tale asserzione, poiché essa nasconde ed include una perversione non comune, purtroppo volontaria e bisognosa di essere rilevata per quello che è. 

Orbene, non crediamo che l’espressione di suor Teresa sia dovuta ad un’ignoranza di fondo: la sua affermazione è ben consapevole di essere in netta collisione con il Vangelo e con ciò che la Chiesa insegna da sempre sul mistero trinitario e la vita immanente di Dio Uno e Trino. Pertanto, quando viene affermato che “la vita della Trinità non ha nulla a che fare con la complementarietà di genere o sessuale e niente a che fare con avere figli”, pur sapendo di aver fatto “un minestrone” di eresie, rimane l’insinuazione che lo scambio d’amore eterno nella vita trinitaria di Dio sia una sorta di archetipo o “modello causale” al presunto amore omosessuale, certamente non fecondo e contrario – oggettivamente – all’ordine naturale stesso. Siamo ai vertici dell’offesa al mistero vitale – e non certo carnale – della vita trinitaria di Dio. La pseudo teologa omosessualista non si rende conto, però, che dicendo così ammette lei stessa, tra le righe, che l’omosessualità è oggettivamente contraria all’ordine naturale, dove la fecondità e la procreazione sono di importanza indispensabile nello scambio d’amore complementare tra uomo e donna, anche geneticamente parlando. 

L’errore di fondo

Sempre il cardinal Ratzinger ci suggerisce come la posizione della Forcades sia “volontariamente” contraria alla Rivelazione di Dio, poiché poggia su fondamenti ormai “stereotipati” dal femminismo più classico, dove, nella sua forma radicale, “ – talvolta anche quello che dice di richiamarsi al cristianesimo – non è disposto ad accettare proprio questo: il carattere esemplare, universale, immodificabile della relazione tra Cristo e il Padre ”. 

Da qui si spiega come mai la suora benedettina abbia dichiarato al giornale “Repubblica” che “la vita della Trinità non ha nulla a che fare con avere figli”, insinuando che non ci sia una relazione di filiazione (tra l’altro eterna) del Figlio nei confronti del Padre. La realtà è proprio diversa rispetto a ciò che vuole far credere la Forcades, poiché con l’Incarnazione è stato rilevato anche a noi come il Padre “generò colui che è simile a sé, cioè il Verbo coeterno a sé, e disse la sua similitudine, e di conseguenza espresse tutte le cose che poté esprimere ”. 

Ecco che l’azione esemplare per eccellenza nasce dalla processione del Figlio dal Padre per via di generazione. È da questa azione della vita immanente trinitaria che tutto prende specchio, forma, e significato e per ogni azione ad extra. Il generare del Padre e l’essere generato del Figlio – inteso eternamente – si veste di dinamismo già all’interno della vita intriatrinitaria, pur nell’ugualità e unità di sostanza. Ed è bene sottolineare come tale azione sia “personale” ancora in un contesto di vita di mutua immanenza, senza separazione e nella perfetta consustanzialità delle Tre Persone. Per comprendere meglio tale peculiarità, tra i tanti passi da poter citare, prendiamo dal Breviloquio del Dottore Serafico la distinzione che appropria
“al Padre la ragione principiante;
nel Figlio, la ragione esemplante;
nello Spirito Santo la ragione compiente ”.
Ma si badi bene che “queste tre persone sono eguali ed equamente nobili, poiché è di uguale nobiltà per lo Spirito Santo essere il punto terminante delle divine Persone, come lo è per il Padre originare, o per il Figlio rappresentare tutte le cose ”. 

Se non ci fosse tale relazione eterna di filiazione anche ogni nostra possibile relazione con Dio sarebbe assente! Pensiamo qui alla classica asserzione di sant’Atanasio nell’indicare le specifiche operazioni delle Persone Divine ad extra, allorquando dice: “Pater operatur omina per Filium in Spiritu Sancto ”. Operazioni che anche l’uomo è chiamato a sperimentare attraverso l’inabitazione trinitaria nell’anima. 
Pertanto, ogni generazione trova la sua sorgente dalla generazione eterna del Padre e la Seconda Persona della SS.Trinità ha assunto la nostra umanità proprio per renderci partecipi di tale generazione. Il Cristo è per eccellenza il“mediator Dei et hominum ”. 
Una realtà che ci riguarda da vicino e che ci invita ad essere sperimentata in questa vita, attraverso l’esemplarità stessa del Cristo. 
Solo in questa direzione “l’anima in grazia, unita con Cristo, in quanto è generata alla vita soprannaturale è come il frutto di un medesimo atto generativo del Padre ed è il termine ad extra dell’amore del Padre e del Figlio per lo Spirito Santo. Vanno fatte, è vero, delle necessarie distinzioni, poiché in altro modo ed in altro senso il Verbo è il Figlio del Padre, ed in altro modo lo sono i battezzati: a Lui spetta la generazione eterna, la comunicazione eterna ed assoluta della divina natura, sicché Egli è veramente Dio, come il Padre; i battezzati invece sono figli per partecipazione, divenuti tali nel tempo e per grazia, figli creati nel figlio increato. Vero figlio di Dio è il Verbo, per natura; veri figli di Dio i battezzati, ma per grazia, per partecipazione dell’eterna divina generazione del Verbo. L’atto generativo del Padre si estende fino ad essi e li fa una cosa sola con il Figlio Primogenito… Così Gesù Cristo è, per l’anima, l’inizio della partecipazione alla vita divina; è la via d’ingresso al seno della SS.ma Trinità ”. 

Questo mistero d’amore, così poco conosciuto dai battezzati e assente nelle teorie omosessualiste della Forcades, rappresenta invece la vita d’amore a cui siamo chiamati, vita che solo nella grazia ci è dato di comprendere e partecipare. San Bonaventura da Bagnoregio, in particolare, attraverso una confessione di fede e di amore totale, guardava verso la Seconda Persona della Santissima Trinità come a “tutta la sua metafisica” e questa dichiarazione dovrebbe essere per noi un punto di confronto per valutare quale sia “la nostra metafisica”, su cosa sia fondata, considerandola, inoltre per i suoi effetti, nel divenir “teologia pratica”, esperienza contemplativa e sapienziale. 

Potessimo anche noi affermare di cuore che il Verbo Incarnato, l’Uomo-Dio “è il medio metafisico che riconduce (a Dio) e questa è tutta la nostra metafisica: l’emanazione, l’esemplarità, la consumazione, cioè venire illuminati dai raggi spirituali ed essere ricondotti al sommo ”. Potessimo anche noi, non solo affermarlo ma farne esperienza, come il “vero metafisico serafico” che ce lo sta esponendo, in quella riconduzione amorosa nel mistero stesso da cui tutto parte, nel mistero dello scambio d’amore delle Tre Persone divine. 

Il carattere dell’“esemplarità” del Cristo trova la sua espressione più alta nell’Incarnazione Redentrice. E, a differenza di tutti noi, “tutta la pienezza dell’umanità” era nel Cristo, in una realizzazione perfetta. Eliminare tale carattere esemplare equivale a togliere la sostanza della nostra fede, annullando la sacramentalità del nostro Battessimo. Il sacramento battesimale, infatti, è quel legame di partecipazione al carattere esemplare del Verbo Incarnato, col farci membra del Corpo Mistico, di cui Lui ne è il Capo. 
Pertanto, “l’opera dell’Incarnazione prima che per la redenzione è per l’instaurazione del regno della grazia, per l’elevazione della natura umana all’ordine soprannaturale, per congiungere il creato a Dio e glorificare il suo amore ”: questa è l’altissima vocazione del battezzato, poiché proprio grazie all’esemplarità del Verbo Incarnato “la comunicazione infinita e l’autoglorificazione di Dio nella Trinità prosegue nell’Incarnazione e si attua non solo nell’Uomo-Dio, ma anche in tutto il suo Corpo mistico ”. 
La nostra santificazione, la perfezione dell’essere umano – uomo o donna che sia – passa attraverso l’esemplarità del Cristo, non c’è altra via: “è proprio del mediatore essere medio tra l’uomo e Dio, per ricondurre l’uomo alla conoscenza divina, alla conformità divina e alla filiazione divina ”. 

Dalla monaca benedettina Teresa Forcades
a santa Teresa Benedetta della Croce, monaca carmelitana


A questo punto, potremmo citare pagine e pagine di vera teologia dogmatica e cristocentrica, attraverso le illuminazioni di Dottori come san Bonaventura – esperto insuperabile dell’esemplarismo trinitario – o di un san Tommaso , in un richiamo a come tutto sia armonico, sia nell’ordine soprannaturale come in quello naturale . Ma guardando al nome e alla vocazione religiosa professata dalla Forcades, vogliamo citare una donna santa, teologa, monaca e patrona d’Europa che ha testimoniato col sangue la sua fede a causa della violenza disumana che le ideologie sono in grado di provocare . Santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, scelse lei stessa il nome “Benedetta” e avrebbe molto da insegnare alla monaca benedettina che si presenta come “teologa queer”. 
Santa Teresa Benedetta, come vera teologa, ha lasciato delle pagine meravigliose che illustrano il vero legame che unisce l’umanità con la Trinità, guardando al Cristo come al “Capo dell’umanità”, così come insegna san Paolo.
“Essere finito e Essere eterno, per una elevazione al senso dell’essere” è l’opera filosofica-teologica più importante da lei scritta sul mistero della SS. Trinità in rapporto all’anima , seguendo quel principio causale e logico che troviamo completamente assente nelle teorie della Forcades. 
Edith Stein non riuscì a completare questo suo studio poiché dovette fuggire in Olanda la notte del capodanno 1938. Anche dopo la sua morte, l’opera non poteva essere pubblicata a causa delle misure coercitive nazionalsocialiste che non permettevano la stampa di scritti di autori “non ariani”. In altre parole, Edith Stein è martire della vera discriminazione, quella discriminazione che è alla base di tutte le ideologie dei sistemi totalitari e che la storia ha largamente registrato come una forza violenta ed omicida . 

Con quest’opera la martire carmelitana ri-attualizza l’importanza fondamentale della filosofia perenne, non intendendola tanto come un sistema scolastico, ma come “la ricerca incessante dell’essere vero compiuta dallo spirito umano ”, anticipando così l’invito di san Giovanni Paolo II presente in Fides et Ratio , dove il santo pontefice ricorda ai ricercatori di filosofia e teologia come sia importante tale riferimento per un retto procedere nella ricerca scientifica e sapienziale. La cosidetta filosofia dell’essere infatti, funge da elemento “equilibratore” nel procedere e nel ricordare all’uomo la sua origine, la sua meta e la sua dipendenza con il Creatore. Abbiamo citato l’esempio di santa Teresa Benedetta per significare la differenza e il contrasto di cosa sia la vera teologia a confronto con false dottrine che vogliono sostituirsi ad essa ed eliminarla. Inoltre, tra le pagine più cristocentriche di “Essere finito e Essere eterno” troviamo degli insegnamenti che sembrano essere stati scritti per l’omonima suor Teresa, precisando perfino il motivo per cui il Cristo non abbia generato secondo la carne. Ovviamente, il motivo è il contrario di quello che potrebbe propinare suor Teresa Forcades. Scrive, infatti, santa Teresa Benedetta: 
“Il Cristo non genera secondo il corpo, perché egli è Creatore da tutti i tempi, il perfetto e ciò che rende perfetto nel tempo. Anche se egli è nato nel tempo e come un discendente di Adamo, come qualsiasi uomo, il suo essere uomo non è stato ricevuto come tutti gli altri figli di uomini: è venuto nel mondo perché e quando ha voluto, così come è morto quando e come ha voluto. E ogni essere umano prima e dopo la sua vita terrena è subordinato al suo essere ed è chiamato dal suo essere in quanto sua causa finale ”.
Il Cristo è anche “Capo degli Angeli”, che hanno per se stessi una natura superiore alla nostra. Eppure, pensiamo qui alla condiscendenza e bontà eterna di Dio nel pensare e realizzare l’Incarnazione proprio con gli uomini, di natura inferiore e molto spesso decisamente ingrati di tanta predilezione d’amore. Il tutto, grazie all’esemplarità della Seconda Persona della Trinità, che non cessa di essere Dio quando assume la nostra povera ma nobilissima natura umana: 

“L’umanità è la porta attraverso la quale in Verbo di Dio è entrato nella creazione, la natura umana l’ha accolto e solo con gli uomini, e non con gli angeli e con la natura inferiore, è legata all’insieme originario. In quanto Capo dell’umanità che unisce a sé il grado superiore e quello inferiore, Cristo è il Capo di tutta la creazione ”. 

Come non smarrire la fede

Dopo aver messo in luce alcuni degli errori di fondo della “nuova religione” che le teorie omosessualiste vogliono imporre come “vero cattolicesimo” (con tanto di riconoscimento sacramentale), ci sembra doveroso accennare al modo principale per non cadere in inganno allo spirito delle tenebre che sta accecando la massa. Tra le righe abbiamo tentato di far capire la necessità, per il cattolico di oggi, di conoscere la propria fede, la sua importanza, la sua bellezza, la razionalità che la sostiene, e il pensiero va soprattutto a coloro che hanno il dovere e la responsabilità di trasmettere la verità. 

Ma, d’altra parte, la cosa più necessaria per mantenere la “luce” in tanta confusione è sicuramente quella di stare sempre attenti e vigilanti a vivere in grazia di Dio, soprattutto nella purezza di mente, cuore e corpo. Lo spirito carnale aleggia, padroneggia e acceca la vista: dopo aver spento la fede, infatti, acceca anche la ragione. La catechesi che ci viene propinata in ogni istante, soprattutto dai mass media è un continuo bombardamento e solo se noi vivremo in grazia di Dio saremo impermeabili all’errore, al dubbio, al cedere alla seduzione più subdola. Di fondo, utilizzando il linguaggio paolino, l’uomo spirituale deve combattere in ogni istante contro lo spirito della carne. Coloro che pensano in modo carnale non potranno mai comprendere le realtà dello spirito, tanto meno la propria e altissima vocazione di vivere la vita intra-trinitaria nella propria anima, fino alla santificazione più alta. Viceversa, l’uomo spirituale che ama e cerca “le cose di lassù” sentirà istintivamente una sorta di avversione per ciò che potrebbe macchiargli corpo e anima, offuscandogli l’occhio; poiché “la lampada del corpo è l’occhio ”. 

Pensiamo qui all’insegnamento di un’altra grande donna della storia che senza fare grandi studi ha raggiunto una santità altissima, a tal punto da intervenire attivamente nella storia del suo tempo: santa Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, nel suo Dialogo, riporta una lamentela da parte di Dio che indica chiaramente degli effetti devastanti del peccato carnale negli uomini:
“S’avvoltolano nel fango del fango della loro carnalità – o anima infangata, dove hai perduta la tua dignità? Da sorella degli angeli sei divenuta simile ai bruti! – in uno stato tanto miserabile che non solo non è sopportabile da me, che sono somma purezza, ma i demoni stessi, dei quali essi si son fatti amici e servi, non possono tollerare di veder tanta immondizia. Non c’è peccato che sia altrettanto abominevole e che, come questo, privi l’uomo del lume dell’intelletto. Ciò seppero i filosofi, non per lume di grazia, che non possedevano, ma perché il lume della ragione naturale lo mostrava loro come il peccato che più offusca l’intelletto; perciò i filosofi si conservavano nella continenza per meglio dedicarsi ai loro studi. Non così invece si comporta il falso cristiano ignorante che abbia perduto la grazia per propria colpa ”.
E qui, la santa senese parla solo del peccato impuro in generale. Per quanto riguarda il vizio dell’omosessualità la questione è ancora più riprovevole e non a caso chi cade in questo circolo vizioso è colui che ha già alle spalle un intelletto ben offuscato dalla corruzione carnale. Inoltre, è stato brillantemente sottolineato – con un richiamo che ha dell’ontologico – che il demonio fa di tutto per portare gli uomini a tale pratica, ma siccome lui stesso, pur essendo decaduto non può rinnegare la sua natura angelica, quando vede che ha raggiunto lo scopo non riesce a sostare davanti a tanta nefandezza e stoltezza umana e si gira disgustato dall’altra, contento però di aver raggiunto il suo obiettivo. Ecco perché il Catechismo della Chiesa Cattolica non smette di ricordare come gli atti di omosessualità siano intrinsecamente disordinati , dichiarando che “le persone omosessuali sono chiamate alla castità ”, imitando, come tutti universalmente dobbiamo fare, la castità di Gesù e di Maria Santissima. 

Non si tratta, quindi, di fare discriminazione agli omosessuali. Gesù ha detto alla peccatrice: “Va’ e d’ora in poi non peccare più ” e lo dice ad ogni uomo, maschio e femmina che sia. La Seconda Persona della SS.ma Trinità si è incarnata scegliendo una Madre che non fosse solo vergine ma l’ha voluta immacolata, fatta solo per Dio: l’Immacolata Concezione. L’Uomo-Dio è vissuto vergine e casto. Ha scelto una Madre Immacolata e castissima. Noi siamo tutti invitati ad imitarLo, ad imitare la Vergine delle Vergini e chiederLe aiuto per mantenerci puri in questo mondo ottenebrato dallo spirito di impurità. Gesù e Maria sono quel paradigma da imitare e seguire per ogni cattolico che non vuole smarrire la fede e neanche la luce dell’intelletto. All’evidente tentativo mediatico di sostituire la vera religione cattolica con una falsa e pericolosissima ideologia omosessualista, la miglior risposta è quella di imitare ancora di più Gesù e Maria.
Ma si badi che l’omosessualista non è colui che pratica l’omosessualità, non necessariamente. L’omosessualista è colui che accetta e “teorizza” i diritti degli omosessuali facendosene promotore. La cultura in cui viviamo ha un trend proprio in questa direzione. La Forcades è Maestra di tale promozione.
Pertanto, dinanzi alle unioni omosessuali, allorquando nasce la tentazione di dire fra sé: “Ma si vogliono bene, infondo cosa fanno di male?”, allora, e proprio allora si accetta tale cultura, si infiltra “la nuova religione”. In termini cattolici, però, tale accettazione comporta l’accettazione di uno dei peccati più terribili ed abominevoli che la Bibbia denuncia sia nell’Antico come nel Nuovo Testamento . E il Testo Sacro è molto chiaro sull’omosessualità e non saranno le presunte “conquiste civili-ideologiche” a cambiarne il forte significato con le sue conseguenze. 

La vita della Santissima Trinità è purezza infinita ed eterna e la nostra vocazione di creature razionali è quella di partecipare a tale vita d’amore e di purezza. Il tempo che ci è dato sulla terra è finalizzato a questo traguardo e sta a noi decidere la direzione da prendere. 

Vogliamo concludere con una preghiera “incoraggiante” di santa Caterina da Siena, in riparazione e in onore al mistero centrale della nostra fede, al mistero che fonda tutti i misteri meravigliosi della nostra vita cristiana. Così leggiamo, a conclusione del Dialogo: 

“… Tu, Trinità eterna, sei creatore e io, che sono tua creatura, ho conosciuto, nella rigenerazione che hai fatto di me nel sangue del tuo Figlio, che tu sei innamorato della bellezza della tua creatura. Nel lume della fede acquisto la sapienza nella sapienza del Verbo tuo Figlio; nel lume della fede spero non lascia che io venga meno nel mio cammino. Questo lume mi insegna la via, e senza questo lume vagherei nelle tenebre; poiché ti chiesi, eterno Padre, che tu mi illuminassi nel lume della santissima fede. Veramente questo lume è un mare, perché nutre l’anima in te, mare di pace, Trinità eterna. L’acqua non è torbida, e perciò l’anima non spaura perché conosce la verità… La tua acqua è uno specchio, per mezzo del quale tu, eterna Trinità, vuoi che io conosca: poiché guardando in questo specchio, tenendolo con la mano dell’amore, essa rappresenta, in te, me che sono tua creatura, e te in me, per l’unione che hai fatto della natura divina con la nostra umanità. … Vestimi, ti prego di te, Verità eterna, affinché io corra questa vita mortale con vera obbedienza e con il lume della santissima fede, con il quale mi sembra che tu ancora inebrii l’anima mia. Sia grazie a Dio. Così sia ”.
_____________________________
1. Si veda l’intervista fatta alla Forcades pubblicata dalla rivista Alandar il 29 agosto 2008; Adista Notizie n. 69, del 01.10.2011; cfr. www.lacrocequotidiano.it.
2. Parole del cardinale IOSEPH RATZINGER in VITTORIO MESSORI-JOSEPH RATZINGER, Rapporto sulla fede, ed. Paoline, 1985, pp. 95-96.
3. VITTORIO MESSORI-JOSEPH RATZINGER, Rapporto sulla fede, ed. Paoline, 1985, p. 71.

27 commenti:

Anonimo ha detto...

OT ma è un andazzo civile conseguenza di quello ecclesiale

sulle TV stanno cercando 200 medici disposti a lavorare per il covid. il bello è che parlano di rimborso di vitto e alloggio, il che vuol dire che dovranno pagarsi tutto e poi chiedere il rimborso. la Protezione civile non è nemmeno capace di organizzare vitto e alloggio (pagandolo direttamente) a dei medici che dovrebbero spostarsi dalle loro residenze per un tempo indeterminato, pretendendo che loro anticipino le spese di mantenimento. (però ai clandestini gli pagano le navi da crociera) così, tanto per ribadire che "andrà tutto bene"

Anonimo ha detto...

Leggo e riporto da un sito cattolico :

“I campi di concentramento sono già stati costruiti nelle città sotterranee. Questo in base alla testimonianza dell’ing. minerario Philip Schneider, prima del suo assassinio. Città costruite dal nuovo ordine mondiale collegate tra loro da una fitta rete di tunnel suboceanici in cui viaggiano treni ad altissima velocità. Quando sarà il momento, sarà l’esercito stesso a tradurre i dissidenti in questi luoghi!”

“il “passaporto sanitario” è già una realtà. Per andare in Marocco, serve la certificazione di ricevuta vaccinazione (costo € 150.000 per vaccino cinese). Il vaccino cinese, in Marocco, ora è OBBLIGATORIO.
In Danimarca la gente si è ribellata all’obbligo vaccinale (di un vaccino in F̲A̲S̲E̲ ̲S̲P̲E̲R̲I̲M̲E̲N̲T̲A̲L̲E̲!!!), in Marocco se la gente si ribella la bastonano. Ora vediamo, tra la Danimarca e il Marocco, l’Italia dove si porrà come grado di democrazia. Io qualche ideina ce l’ho…”

Ma sono notizie attendibili? La seconda forse si, facile verificarla; quanto alla prima, se fosse confermata sarebbe veramente da incubo: l’Apocalisse in terra!solo un intervento divino ci potrebbe salvare. E niente sarebbe trapelato durante i lavori ? noi saremmo come i tedeschi durante la 2^ guerra mondiale, che dicevano di non sapere dell’esistenze delle camere a gas, dei forni crematori…

Anonimo ha detto...

@ Anonimo
23 novembre 2020 09:39

Dobbiamo comprendere con tutto il nostro essere che l'arma letale con la quale vogliono cancellare l'Italia e gli Italiani è la CONFUSIONE: mentale e pratica.

Non hanno nessuna intenzione di risolvere i problemi. Hanno intenzione di complicarli e lasciarli peggiorare per mezzo della CONFUSIONE.

Quando tutto salterà in aria a causa della CONFUSIONE MICIDIALE ci marchieranno come bestie e come tali ci tratteranno.

Anonimo ha detto...

"La missione dichiarata di Bergoglio è quella di aprire la strada alla religione unica mondiale... Bergoglio non è cristiano", Scalfari dixit : e che, ce ne accorgiamo solo adesso? Gnocchi e Palmaro se ne sono accorti subito ("Questo papa non ci piace") e per tale motivo sono stati cacciati da Radio Maria, quando Padre Livio era bergogliano fino al midollo (forse ultimamente si sta un po' ricredendo...). Ma il bello, anzi il brutto, è che i cattocomunisti bergogliani, lessati ben bene coma la famosa rana bollita, si ostinano a non vedere, a non capire, e se cerchi di far aprir loro gli occhi, ti si scagliano contro come belve assetate di sangue...; i peggiori, poi, sono i preti bergogliani, gente da incubo, tanto sono accaniti, tanto viscerale è il loro odio per i pochi veri cattolici rimasti in circolazione (il"piccolo resto"). Vedremo domenica prossima, con le modifiche al Gloria ed al Pater, come reagirà la gran massa dei "credenti e praticanti", ma credo che non se ne faranno un baffo, non se ne accorgeranno nemmeno, tanto grande è la loro cecità spirituale.
https://www.ilsussidiario.net/news/scalfari-per-il-papa-dio-non-e-cristiano-va-difeso-per-non-perdere-sua-battaglia/2095659/

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

E pensare che tanta degenerazione è iniziata a infiltrarsi anche nelle alte sfere della Gerarchia attraverso una pastorale che, con la scusa del REALISMO, ha cominciato a considerare i PRINCIPI come irrealizzabili e perciò come pura teoria.
Quando si parla di pastorale REALISTA c'è da diffidare, perché la parola "realismo" piace molto ai modernisti.
Il loro "realismo", infatti, non tiene conto proprio della realtà più profonda dell'uomo, ma si limita a considerare reale solo ciò che vede. E' perciò simile al realismo degli atei.
Non tiene conto del peccato originale e che la vera realtà dell'uomo è quella contenuta dai PRINCIPI morali e spirituali che Dio ha rivelato.
I PRINCIPI perciò non sono pura teoria, come dicono i modernisti, ma la realtà fondamentale dell'uomo.
Il realismo dei modernisti è UTOPICO e, come tutte le utopie, produce danni e aberrazioni incalcolabili.
Di fatto non fa nessuna distinzione tra peccato e peccatore ma riduce il peccatore al lvello del peccato adattando i principi alle false esigenze dell'uomo.
Non nego che l'uomo possa peccare oltre la sua volontà, perché certi condizionamenti possono essere umanamente invincibili senza una speciale grazia divina, ma la vera misericordia consiste nel far si che Dio possa elevare i peccatori, non nell'elevare il peccato a categoria umana.
Il tenere conto della fragilità dell'uomo è doveroso, ma non l'assecondare il peccato che degrada l'uomo.
La misericordia di Dio è più grande di quella dei modernisti che, in realtà, degradano l'umano.
Loro, che detestano il Sacro Cuore di Gesù come devozionismo e che, invece di salvare le anime, sembra facciano di tutto per renderle peggio di loro.

Anonimo ha detto...

A partire da domenica prossima in Italia durante le Messe del Novus Ordo diventeranno prassi ufficiale ulteriori manipolazioni della Santa Messa, in aggiunta alle traduzioni sbagliate che già ci sono, perfino nella formula della consacrazione ("versato per voi e per tutti" invece di "sarà versato per voi e per tutti").
Verrà manipolata la traduzione del Padre Nostro, con una modifica che non sta nè in cielo né in terra, così che non si pregherà più la preghiera che Gesù ci ha insegnato, ma un'invenzione degli uomini.
Verrà manipolata anche la parte finale del "Gloria".
Ringrazio Iddio di non vivere più in Italia...
Un consiglio vivissimo: non rendetevi complici di questo progetto che non viene da Dio, se appena potete, anche a costo di lunghi viaggi in automobile o con altri mezzi, andate alle Sante Messe tradizionali, anche della Fraternità San Pio X.
Lì nulla viene modificato. E' un sacrificio che vale la pena di fare.
Invito caldamente i sacerdoti a imparare a celebrare la Santa Messa tradizionale e di non rendersi complici di queste oscenità.
Se abbasserete il capo anche stavolta, non lamentatevi se la prossima volta punteranno direttamente all'Eucaristia.
La strada è stata già bene preparata.
Guido Villa su Fb

mic ha detto...

Questo mio articolo di qualche mese fa parla anche del nuovo messale e di altre 'variazioni' nefande. E, consultando i molti link di riferimento, si può ulteriormente approfondire ad ampio raggio cause ed effetti delle arbitrarie nuove traduzioni.

https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2020/09/esprimero-ulteriori-preoccupazioni.html

Anonimo ha detto...

Non si può più tollerare che queste facce di comunisti e OMS-dipendenti continuino a spiegare ai cristiani come debbano passare il Natale. É una guerra portata al cuore della Chiesa e della storia cristiana.
(Andrea Sandri)

gsimy ha detto...

le sue eresie sono incontabili

Anonimo ha detto...

Per 23 novembre 2020 11:54
Mi perdoni , il natale di chi ?Chi nasce per loro ?Quanto a noi e' da 2020 anni che sappiamo come passare il Natale di NSGC .Se non credono nel nostro stesso Natale sono da compiangere , pregheremo per loro .

Salute a voi in J. et M. ha detto...

Dai cristiani anonimi ai fratelli anonimi. Un trend al ribasso
https://www.youtube.com/watch?v=Q_f9mmbRWKk&feature=youtu.be

Catechesi di P. Serafino M. Lanzetta
23 Nov 2020 ore 16,45 in diretta streaming

«Se l'uomo - al dire di K. Rahner - è l'evento dell'autocomunicazione assoluta di Dio», allora Dio è in ogni uomo; non ci sarebbe senza l'uomo e l'uomo non potrebbe non essere in comunione con Dio. Per questo Dio è già in ogni uomo, che lo sappia o meno, che si ponga il problema o no. Importante è che sia sé stesso. Ciò può essere preso talmente sul serio, da superare anche la capacità trascendente dell'uomo di essere aperto a Dio, finendo in una mera apertura dell'uomo all'uomo. Il rischio però è che l'uomo si accontenti di essere fratello di tutti anche senza saperlo (o senza esserlo). E così arriviamo ai nostri giorni. C'è senza dubbio una continuità ma anche una discontinuità tra Rahner e l'oggi della fede. Scopriamolo insieme.

Anonimo ha detto...

Personalmente devo scoprire, sul serio, ancora il NT, per non dire del VT. Ne ho a sufficienza fino ai 150 anni e oltre. Grazie.

tralcio ha detto...

La geniale intuizione Sant’Agostino

Con i sensi posso soddisfare i bisogni fisici, estetici e psicologici: i gusti, la vista di ciò che piace, la musica o la voce che sprona o consola, il profumo, il tocco e il calore di forme e di materiali…
Con la ragione posso ideare i progetti e spiegare le situazioni che ancora soddisfano la psiche o ne cercano un sollievo, organizzando vie di accesso ai desideri o vie di fuga dai dispiaceri.
I sensi e la ragione sono gli strumenti con i quali la volontà cerca il suo bene: il pensiero umano si scopre curioso e capace di indagine, poi in grado di comprendere e poi anche di prevedere e di modificare ciò che prevede… la capacità di farlo può essere volontà di farlo, possibilità, potere di… e può essere ascritto a merito nel compierlo. Infatti non sempre compio il bene che vorrei, bensì il male che non vorrei…
Ho in me un desiderio (de siderum: cose di cielo) di soprannaturale, così umano, ma mi rivelo anche banalmente terreno, spesso disumano.
L’uomo è una realtà esplosiva, potenzialmente schizofrenica, in cui il soggetto unitario e in possesso della propria libertà si trova attraversato insieme dall’abilità di indagare il tempo e la memoria, di conoscere e di plasmare la materia, di produrre arte per il corpo e per la psiche, ma sconta il limite che lo schiaccia su concupiscenza e natura, corrompendo tanto i sensi quanto la ragione.
La razionalità che si spinge a pensare Dio, può infatti ridurLo nei propri schemi, rendendo soggettivo e una propria proiezione Colui che sta e ci crea. I sensi possono appagare fino a rendere cieco anche chi vede o sordo chi sente, perché non sanno che bramare di averne sempre di più, avidamente. Anche la religione può farsi abitudine o bisogno, pura psiche, spacciata per spiritualità: chi non sa distinguere in realtà confonde.
Smarrite e tronfie, le chiavi della conoscenza, i sensi e la ragione, finiscono con il nascondere Dio.
Ed ecco la necessità dell’intuizione -il terzo arnese della conoscenza- per far giustizia di queste derive corrotte. Giustizia è dare a ciascuno il suo e a Dio è poco dare del mio, se non renderGli gloria in comunione dell’offerta fatta in croce di Se Stesso!
La ragione che ha filosofato persino su Dio e i sensi che sperimentano la creazione che ci precede si rendono conto di essere doni e non padroni…
...

tralcio ha detto...

...
La grazia è donata da Dio e opera in modo imperscrutabile, al punto che l’uomo virtuoso nel suo operare (anche il bene) o il filosofo capace di pensare Dio rischiano di annullarla, per superbia della propria virtù, riducendola all’ego che ne dispone. Viceversa il peccatore, che ne è privo, la può ricevere umiliandosi per non peccare più.
La grazia è dirompente e domanda di uscire da noi stessi, per amare rettamente la realtà: Dio la dispensa per agire nell’uomo operando qualcosa di nuovo in ogni condizione oltre i meriti o i demeriti.
L’intuizione che libera è questa: “sono costretto e imprigionato non dalle catene delle volontà altrui, ma da quelle della mia”. La fede riconosce di non avere nulla di proprio, anche negli eventuali meriti che potrebbe vantare di aver praticato: allora offre tutto ciò che è e tutto ciò che ha, accogliendolo tutto ciò che di buono conosce e desidera come un dono e non come un prodotto dell’io. Allora posso dire: “il nemico deteneva il mio volere foggiandomi la catena con cui mi stringeva”.
Qui la fede in Cristo incontra la grazia ed Egli diventa la luce che fa Verità: ci vuole molta umiltà per entrare in questa volontà di servire, godere e amare Dio, frantumando la catena illusoria del libero arbitrio contrapposto alla grazia, o che pur assecondandola insuperbisce nel farsene l’artefice!
L’uomo da salvare è questo mistero instabile ed esplosivo, potenzialmente schizofrenico, perché vi si scontrano pretese antitetiche che sviliscono le vie della conoscenza (sensi e ragione) a tenebra e incatenano il cuore in nome della libertà perduta allontanandosi dal vero. Per liberarsi e vedere la luce, intuendo la grazia e comprendendo che è grazia anche la possibilità stessa di comprenderla, bisogna essere capaci di non volere più quel che voglio io, per fidarsi di quel che vuole Dio. Allora la luce della nostra ragione appare come un fiammifero acceso nel pieno di un assolato pomeriggio estivo: per chi ama la luce è un guadagno infinito, ma chiede di passare dal temere di privarmi di ciò che sento mio, a bearmi di privarmene per essere ricco di ciò che mi dona Dio!
La grazia allora agisce nella creatura lasciandola libera: è quando capisco che è la grazia a fare tutto!
L’uomo è una realtà esplosiva, potenzialmente schizofrenica. Non roviniamo tutto facendo peggio di ciò che Dio può realizzare in noi.
Non facciamo torto al santo vescovo banalizzando tutto in un ama e fa quel che vuoi da biglietto nei cioccolatini, quasi che quel che vuoi fosse ciò che ci pare, dicendolo amore.

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

Tralcio:

ha scritto delle cose straordinariamente belle e vere

Anonimo ha detto...

https://www.maurizioblondet.it/quando-lancet-esalto-la-clorochina-contro-i-coronavirus/
Finche' sara' possibile meglio morire nel proprio letto della morte e degli spasimi che l'Eterno vorra'.

Anonimo ha detto...

(quanti fedeli sbandati, scoraggiati, privi di un vero pastore di anime....sono privi di Sacramenti da mesi!) e ora leggo la sconsolata, dura e lucidissima
LETTERA APERTA : LA NUOVA CHIESA SENZA SACRAMENTI (credo firmata da Patrizia Stella) rivolta a S. Ecc.za Rev.ma Mons. Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona
con un APPELLO A TUTTI I VESCOVI
https://gloria.tv/post/EF8RZGu2cwXp6cf7gJ6vkSqGA

Marisa ha detto...

La Teresa Forcades trae le sue eresie da una fantasia malata e a una mente infettata dal suo mandante, di cui porta fin nel cognome uno dei simboli, la forca.

Anonimo ha detto...

Chi può intervenire per fermare le eresie di questa suora(non solo le sue) e non interviene si assume una grave responsabilità.Chi poteva intervenire per fermare i preti pedofili e si è limitato a spostarli da parrocchia in parrocchia è responsabile del male che questi hanno fatto a tanti innocenti.Non avere la forza di carattere per combattere il male a viso aperto non è un peccato perché non tutti ne sono capaci. Il peccato gravissimo ,per chi ne ha il potere , è non intervenire con misure radicali una volta saputo di certi atteggiamenti. Eresie e depravazioni hanno messo la Chiesa in gravissime difficoltà davanti all'opinione pubblica mondiale,eppure inizialmente non sarebbe stato difficile sanare certe situazioni. I superiori(?) sono stati simili a cani muti incapaci di abbaiare.

Anonimo ha detto...

Concordo completamente con il commento delle 09:03.

Anonimo ha detto...

Il 24 novembre ha inizio la novena in preparazione alla festa di san Francesco Saverio, sacerdote della Compagnia di Gesù. Apostolo delle Indie, Patrono delle missioni, potentissimo Taumaturgo.

In foto la tela di Giacomo Altomonte (XVIII sec.) esposta nella Sacrestia della chiesa di san Michele a Cagliari, raffigurante un famoso aneddoto della vita del Santo, quando un granchio gli riportò il crocifisso che egli aveva perso durante una burrasca nel mar delle Molucche.
https://www.facebook.com/sardiniasacra/photos/a.102560971527208/198757538574217/

Affinche' il mondo ritrovi la Croce smarrita ./.

Anonimo ha detto...

A S.Francesco Saverio (Compagnia di Gesu')
NOVENA DELLA GRAZIA. Da dirsi per nove giorni consecutivi, noi consigliamo sia detta sempre, fino all’esaudimento della istessa.

Amabilissimo ed amatissimo Santo, con voi riverentemente adoro la Divina Maestà; e perchè sommamente mi compiaccio degli specialissimi doni di grazia, che vi ha compartiti nel tempo di vostra vita, e di gloria dopo la vostra morte, le rendo affettuosissime grazie, e vi supplico con tutto il cuore ad impetrarmi con la vostra potentissima intercessione la grazia importantissima di vivere e morire santamente: vi supplico ad impetrarmi pure (qui chiederete quelle grazie spirituali e temporali che bramate); e se ciò che domando non è secondo la gloria di Dio e il bene maggiore dell’anima mia, voi impetratemi ciò che all’una e all’altra è più conforme. Così sia.
– Reciterete tre Pater, tre Ave e dieci Gloria Patri.
ORAZIONE composta e recitata dal Santo.

Eterno Iddio, creatore di tutte le cose, ricordatevi che voi solo creaste le anime degli infedeli e peccatori, e le faceste ad immagine e similitudine vostra. Mirate, o Signore, come si riempie di quelle l’inferno, e ricordatevi che il vostro Figliuolo Gesù Cristo sparse tutto il suo Sangue, e tanto patì per esse. Non permettete che il vostro Figliuolo e Signore nostro sia più lungamente sprezzato dagl’ infedeli e peccatori, ma anzi, placato dalle orazioni degli eletti e della Chiesa sposa del benedetto vostro Figliuolo, muovetevi a pietà, e dimenticando la loro idolatria, infedeltà e malizia, fate che conoscano anch’eglino Gesù Cristo, e di cuore l’amino, il quale è vita e resurrezione nostra; e per cui abbiamo libertà e ogni bene, e gliene sia lode per sempre. Amen.
Ora pro nobis, Sancte Francisce.
Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
OREMUS.

Deus, qui beatum Franciscum Xaverium, Indiarum Apostolum, ut nomen tuum coram gentibus regibus que portaret, vas electionis efficere voluisti concede ut quem propagatorem gloriae tuae mirificum veneramur in terris, intercessorem salutis nostrae benefìcum mereamur in coelis. Per Christum Dominum nostri.

Anonimo ha detto...

Mi viene da dire che questa non è una teologia, non è una vera suora!

Anonimo ha detto...

Le vere suore...ricordi lontani di abiti lunghi, di veli inamidati, ottantenni col viso di fanciulla, voci pacate che sapevano di tutti i mali e tutti li curavano con la preghiera, con l'adorazione, con la penitenza e malate offrivano a Dio la loro sofferenza per i poveri peccatori. E Dio smistava le loro offerte mentre nel mondo qualcuno/a si convertiva lavando nelle lacrime il nascere di un cuore nuovo. Le vere suore sono pochissime ormai, il male dilaga, il mare ha travolto la diga delle claustrali strappandole via con le sue onde.

Anonimo ha detto...


"Il male ha travolto la diga delle claustrali..."

Bella immagine. Fuor di metafora: è stato il Concilio, con la sua "accomodata renovatio" della vita monastica, del clero regolare, che doveva adattarsi al mondo, farsi una cultura profana, andare nel mondo etc etc.
Hanno scassato tutto, come nella liturgia. E chi ha guidato e comunque accettato queste
"riforme" se non i Papi regnanti, tutti responsabili, tutti colpevoli bisogna anzi dire.

Anonimo ha detto...


Siamo sotto i flagelli dell'ira divina

Adesso l'omosessualità, nelle sue varie forme, sta soffocando la Chiesa e la società occidenrale, unita al femminismo. Omosessualità e femminismo aggressivi sono le due facce
di una stessa medaglia. Non è una questione di numeri.
Sono sempre una minoranza, anche se in crescita a quanto sembra, femmniste e gay, però stanno imponendo la loro "agenda" all'intera società occidentale e alla Chiesa, grazie al tradimento dei vertici.
Le loro pretese non hanno fine, diventeremo come Sodoma e Gomorra, alla lettera.
Il castigo divino, anche visibile, è cominciato con il Covid-19? È sicuramente una forma di influenza però letale, come la "Spagnola" che cominciò verso la fine della Grande Guerra e fece circa 50 milioni di morti in tutto il mondo, durando alcuni anni.
Ai tempi di Marco Aurelio si diffuse nell'impero romano, che pure era ben organizzato, una forma di influenza, portata (pare) dai legionari che avevano combattuto contro i Persiani, la quale fece strage (fu una delle cause della decadenza dell'impero in Occidente) e sarebbe durata, secondo certi storici moderni, sino al tempo di Giustiniano, ad intervalli, ossia quasi quattro secoli.
Sembra che Madre Speranza, spagnola che fondò un ordine in Umbria, negli anni Cinquanta, abbia predetto prima di morire che una grave "influenza" avrebbe punito il mondo per i suoi peccati, Chiesa inclusa.
Contro le epidemie, la difesa tradizionale è sempre stata l'isolamento e la chiusura, oltre alle disinfestazioni. IN passato, quando le città avevano le mura, rinchiudevano le popolazioni dentro le città, sbarrando le porte. Ma poi dovevano riaprirle perché la gente stava morendo di fame.
Bisognerebbe oggi trovare l'equilibrio. Chiudere tutto lo si può fare per brevi periodi solamente. Non è facile ma bisogna trovare il modo di mantenere l'attività economica a livelli accettabili, altrimenti all'epidemia seguirà la "carestia", la fame.
Però proprio queste sono le punizioni divine tradizionali per i ripetuti peccati dei popoli: pestilenze, carestie, invasioni, guerre. Mancano solo le guerre, le altre sono già arrivate.
Finché continuerà l'attuale andazzo anticristiano dei vertici della Chiesa, l'ira di Dio non farà che aumentare.
È vero che S. Padre Pio disse un giorno ai suoi figli spirituali che per colpa della perdita della fede della Chiesa, Dio avrebbe castigato il mondo? Risulta da qualche fonte attendibile?
Z.

Anonimo ha detto...

Perfetto. Facce oscene da comunisti e da "deviati", come si diceva una volta. Questa uoma è indegna di essere definita suora.