mercoledì 15 aprile 2020

Bill Gates e Aristotele

In questi giorni si parla molto di Bill Gates, l'uomo che vendendo computer e programmi informatici (Microsoft) è diventato talmente ricco e potente da essere di fatto il padrone, o quasi, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Di cui finanzia tra l'altro i programmi abortivi di massa. Non è nemmeno un finanziere, come gli amici Buffet e Soros. Ha fatto i soldi con le nuove tecnologie.
Che c'entra tutto questo con Aristotele? C'entra moltissimo. Aristotele, che a differenza del maestro Platone era un grande difensore della proprietà privata, sosteneva che la "crematistica", cioè l'arte di fare quattrini senza limiti, quattrini svincolati dalla proprietà della terra, fosse un enorme pericolo, sia per il singolo per la comunità.
Ebbene, quella che Aristotele chiamava "crematistica"1, cioè economia deviata e contronatura, corrisponde esattamente a quella che i moderni chiamano "capitalismo". Quell'enorme meccanismo, quella gabbia d'acciaio del profitto (Max Weber), che basandosi sull'assenza di limiti titanica e smisurata, permette ad alcuni di diventare enormemente ricchi e quindi enormemente potenti, senza avere nessuna delle caratteristiche necessarie per esercitare con saggezza questo potere. Ben difficilmente chi ha passato gran parte della sua vita ad arricchirsi senza sosta possiede quelle risorse spirituali che gli permetterebbero di gestire con saggezza l'enorme potere acquisito.
Inoltre, come insegnava quell'altro gigante del pensiero di nome Sant'Agostino, il ricco è quasi sempre superbo, e naturalmente il ricchissimo è superbissimo, megalomane, in balia del suo delirio di onnipotenza (come le scelte "filantropiche" dei Gates, Soros, Buffet, Bloomberg, Bezos e compagnia ampiamente dimostrano).
Quindi il problema reale della plutocrazia che ci domina - e che non riguarda solo l'ambito della finanza, che pure è il più pernicioso - è inseparabile dalla critica del capitalismo o della crematistica. Che naturalmente non vuol dire "comunismo".
In primo luogo perché il comunismo (che ormai appartiene al passato) è ateo ed è economicista quanto il capitalismo.
In secondo luogo perché la piccola imprenditoria, se non è completamente svincolata dall'etica, è qualcosa di apprezzabile ed è un baluardo della nostra società alla trasformazione in un grande termitaio.
E quindi va difesa, non tartassata. Vogliamo riconoscere o no che un sistema economico che scristianizza le masse e permette ai plutocrati di divenire padroni del mondo è un sistema profondamente malato? (Martino Mora)
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1. Lo studio della ricchezza dal punto di vista scientifico.

13 commenti:

Anonimo ha detto...

allora quale sistema economico è conforme allo spirito cristiano? Non la plutocrazia, o meglio il capitalismo, neppure il comunismo (con buona pace di san Thomas More) e cosa resta la piccola impresa? Cosa si intende per piccola impresa? Quali dimensioni di risorse economiche e di numero di collaboratori deve possedere? e chi ci assicura che il piccolo capitalismo, la piccola plutocrazia siano di per sè informati allo spirito cristiano?

Anonimo ha detto...

Aggiungo al commento precedente,come farebbero le piccole imprese ,crescendo, a non diventare grandi imprese? poniamo limiti di crescita,oppure nel momento che si sviluppano le statalizziamo?
Mi sembra francamente alquanto contorto e pure utopico.

Ireneo ha detto...

Non ricordo l'opera credo fosse l'Etica Nicomachea, tuttavia queste sono le parole di Aristotele: "il mercato genera eccesso, produce dismisura", lapidarie, magnifiche. Il che non significa farne a meno, abolirlo, ma dotare ogni Comunità di strumenti per correggerne il cattivo funzionamento. In Italia il periodo d'oro 1950-1970 vide proprio questa preponderanza del bene pubblico sull'iniziativa privata, è scritto a caratteri cubitali nella nostra Costituzione, art.42. Poi negli anni Ottanta e seguenti hanno preso il sopravvento i Farisei e gli Scribi del turbocapitalismo, quelli che "sapevano quello che facevano" e siamo all'oggi. Distrutti.

Urgentissimo! ha detto...

Forse non tutti sanno che "il capitalismo retribuisce il capitale". Cioè, idealmente, ti arricchisci solo perché eri già ricco, senza "lavorare". (Anche san Tommaso d'Aquino aveva definito immorale il guadagno proveniente non dal lavoro ma dalla speculazione).

L'esempio classico è quello del comprare titoli (azionari, ecc.) e rivenderli ad un prezzo più alto. Le azioni di una nota azienda automobilistica valevano 255 dollari a ottobre, 887 dollari a inizio febbraio, 361 il 18 marzo, e poco più di 700 adesso. Questo non significa che l'azienda stesse vendendo 255 auto a ottobre e 700 adesso. Nel corso di sei mesi la produzione non è cambiata. Il numero medio di clienti non è cambiato. Le strategie aziendali non sono cambiate. Nessuno scandalo ha coinvolto l'azienda, né il mercato automobilistico ha avuto eventi grossi che l'avrebbero favorita. È cambiato solo il valore azionario in borsa, a seconda delle ventate di speculazione piccole e grandi, determinate da gente che intendeva solo guadagnare o limitare le perdite, indipendentemente dalle sorti dell'azienda. Coloro che hanno guadagnato comprando "basso" e vendendo "alto", non hanno dato alcun beneficio concreto all'azienda. Coloro che ci hanno rimesso, sono giustamente qualificati come "polli che sono stati spennati".

Per i "pesci piccoli" (che non sono in grado di influenzare il "mercato", né di estrarre informazioni in anteprima), il mondo della finanza non è diverso da un casinò, e la speculazione è la stessa cosa che il gioco d'azzardo. Per i "pesci grossi" è lo stesso, ma con la possibilità di barare. È cronaca delle scorse settimane che un gran numero di politici, all'inizio della crisi virus, ha "liquidato" il proprio pacchetto azionario perché aveva saputo in anteprima che a causa della crisi sarebbero crollati i titoli di borsa. "Cà nisciuno è fesso", si saranno detti.

In certa vulgata (variamente definita "conservatrice", "neocon", "teocon"...) si contrapponevano semplicisticamente il capitalismo (frainteso come "libertà individuale") e il comunismo (frainteso come "statalismo cattivo e malvagio"). Al di là del fatto che il socialcomunismo andrebbe piuttosto visto come un "supercapitalismo di stato", l'iniziativa individuale non coincide affatto col "capitalismo". E ci sono notoriamente diversi campi in cui l'iniziativa privata non può essere più efficace di quella statale - caso notevole, i "monopoli naturali" e i servizi essenziali.

In quella stessa vulgata - tanto cara a certi preti "in talare ma con poco latino" - passava anche il messaggio che il capitalismo e la speculazione finanziaria avessero in sé qualcosa di buono (tirando un po' per i capelli quel versetto del Vangelo che nomina i banchieri).

Anonimo ha detto...

Ne ha viste davvero di tutti i colori sotto il nazismo, poi sotto il comunismo, colpito dagli spari di un sedicente lupo grigio turco, alle prese con i precoci disastri -innanzitutto morali- del consumismo, del neoliberismo e della finanziarizzazione selvaggia (Sollicitudo rei socialis), testimone del progressivo allontanarsi della Chiesa dalla Verità (Veritatis splendor) e della crisi della vita e della famiglia. Due frasi: "Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite...". "il male divora se stesso". Ora il mondo sta nelle grinfie di un potere oscuro che ha in animo di ricrearlo a sua immagine: disumano, post-umano, nella post-verità. Crede di poterlo fare con i soldi.

fabrizio giudici ha detto...

Condivisibile in generale, ci sono però due problemi:

1. Il più semplice è una questione di termini: capitalismo può voler dire quello che è scritto nell'articolo (e nei commenti), ma viene usato da certi anche per descrivere il sistema economico del tardo Medioevo e del Rinascimento, che era chiaramente molto diverso dal nostro. Qui basta mettersi d'accordo.

2. Il problema sostanziale è che per quanto io sia totalmente d'accordo sul fatto che è meglio favorire la piccola imprenditoria e non i grandi gruppi, ci sono attività che per ragioni di scala non possono essere gestite dalla piccola imprenditoria. Basta pensare alla produzione di auto (salvo marchi di lusso, di nicchia), di treni, di aerei; le stesse compagnie aeree; le compagnie che producono oggetti ad alta tecnologia; le aziende farmaceutiche. Esse necessitano di investimenti ingenti che sono totalmente fuori dalle possibilità anche di un consorzio di medi imprenditori. Qualcuno penserà di risolvere il problema ammettendo solo aziende statali (il che può aver senso p.es. per le compagnie aeree in quanto strategiche), ma a parte il fatto che non può valer per tutte, questo sposta il problema: perché una mega azienda statale alla fine innesca dinamiche molto simili.

Tornando al signor Gates, "ha fatto i soldi con le nuove tecnologie" è un'affermazione vera, ma da intendere correttamente. È un personaggio totalmente diverso p.es. da uno Steve Jobs: quest'ultimo, proveniente da famiglia umile, era certamente un genio della tecnologia (fuori di testa per molte cose, ma è un altro discorso). Gates invece è un "predestinato": figlio di un dirigente di Planned Parenthood e "filantropo". La favola del ragazzino che tirò fuori di genio il sistema operativo per il nuovo PC di IBM è per l'appunto una favola, perché il frutto del "genio" era una porcheria e c'erano aziende all'epoca affermate (come Digital Research) che avevano prodotti migliori. La cosa fu chiaramente pilotata perché la nota lobby doveva assolutamente mettere piede nell'informatica di massa.

Il che, dunque, riconduce il problema al mondo della finanza anche in questo caso.

Aloisius ha detto...

A mio avviso il problema non è piccola o grande impresa.
C'è differenza tra le due e c'è bisogno di entrambe, come osservato da Giudici, ma il problema non è quello.

Il problema è la politica, più precisamente la selezione e la formazione della classe dirigente politica, a sua volta delegata ai partiti politici.
È a loro che, in un sistema democratico, spetta la gestione dell'interesse pubblico.
A loro spetta il compito di ammaestrare e limitare quella 'bestia'del grande capitalismo dell'alta finanza anticristiani.

E' vero ed evidente che la ricchezza è prodotta dal capitalismo, piccolo e grande, la storia lo dimostra.
Il nostro benessere diffuso deriva dal capitalismo.
Il comunismo ha fallito in tutti i sensi e anche Marx, se non sbaglio, presupponeva un sistema economico capitalista prima del socialismo.

Ma la decisione delle regole e la gestione dell'interesse pubblico, che trascende quello dei grandi capitalisti e dei banchieri, dipende dallo Stato.
Quindi il problema degli effetti negativi di un capitalismo sfrenato, spietato e anticristiano, è prima di tutto politico.

Solo una classe politica preparata e ben formata, soprattutto a livello di coscienza e moralità, è in grado di prendere decisioni per il bene pubblico, bilanciando pesi e contrappesi, mettendo al secondo piano il proprio interesse personale e la brama di potere e denaro.
Con una magistratura veramente indipendente e imparziale.

E qui cade tutto.
Il grande capitale tende a sconfinare, corrompe, altera, trama, manipola, uccide in vari modi, anche fisicamente.
I politici chiamati governare non sono quasi mai all'altezza di tenere testa.
Al contrario, per debolezza o cattiveria, si fanno comprare ben volentieri; anch'essi tramano, tradiscono, voltano la gabbana, si accordano col potere economico, pensano all'interesse proprio e non a quello pubblico e usano questo dolo per accrescere quello personale e di partito.

L'unico baluardo sarebbe una classe politica animata da Fede cristiana con la maiuscola e comunque partiti politici che pretendano una rigida fedeltà a ideali più grandi e che formino seriamente i propri politici da presentare e proporre alla guida della nazione.
Cultura di base, competenza specifica ed esperienza amministrativa, questa dovrebbe essere la condizione necessaria pretesa da ciascun candidato alle elezioni politiche e al governo da proporre agli elettori.

Ma questa è fantapolitica.
Basta vedere l'attuale classe politica italiana e l'attuale Chiesa cattolica.
Non aggiungo altro.

fabrizio giudici ha detto...

Condivido il commento di Aloisius e rilancio. Dalle mie ultime "esplorazioni" ho approfondito un'area di pensiero che mi era poco nota e che è costituita - per così dire - dalla componente rossa del "rossobrunismo cattolico" contemporaneo. Si tratta di persone cattoliche e di sinistra - una forma di cattocomunisti - del tutto diverse dal cattocomunismo come lo intendiamo normalmente, almeno per quanto mi è noto. Infatti non sono modernisti, sono conservatori sul piano morale (famiglia, LGBT, femminismo, eccetera: e colgono benissimo i legami profondi tra questi movimenti e tutto il resto dell'armamentario della dissoluzione), ma politicamente ed economicamente fanno riferimento a Marx e al socialismo. Essi individuano il fulcro del problema proprio nel capitalismo, inteso come apparato di produzione privato. Di fatto sono statalisti a tutto tondo. Ora è chiaro che rispetto a quello che vediamo oggi c'è bisogno di un riequilibrio: è stato privatizzato quasi tutto, bisogna lo stato rientri in settori come la sanità, le imprese strategiche, eccetera. Ma vanno oltre, essendo molto ostili per esempio alla sanità privata in toto e all'istruzione privata.

È l'analisi che è sbagliata e l'anello mancante è Del Noce con il suo Partito Radicale di Massa: non comprendono che certamente il nemico è il fronte dei filantropi miliardari e delle note lobby, ma essi possono impunemente spadroneggiare perché lo Stato è degenerato e si è alleato con loro. Il vero nemico, nei fatti, è i mostro ibrido che si è creato tra il fronte delle multinazionali/finanza speculativa e il potere politico. In altre parole, le massonerie che hanno preso il controllo di entrambi e si sono saldate (più il ramo che è andato al potere nella Chiesa). Tra le varie conseguenze di questo errore di valutazione ovviamente non c'è solo il proporre un modello, quello socialista o socialdemocratico, che ha già mostrato i propri fallimenti, ma anche la sottovalutazione del pericolo di paesi esteri come la Cina - dove le massonerie credo c'entrino poco, ma la saldatura tra potere economico/finanziario e dittatura politica sta raggiungendo la "perfezione".

fabrizio giudici ha detto...

Correzione comprendono che certamente il nemico è il fronte dei filantropi miliardari e delle note lobby, ma non comprendono che essi possono impunemente spadroneggiare...

Anonimo ha detto...

@fabrizio giudici
“possono impunemente spadroneggiare perché lo Stato è degenerato”
Fabrizio, gli Stati attuali, tutti figli delle rivoluzioni (tutte ben colorate), prima ancora di degenerare, avevano in sé un vizio di origine: la separazione dei poteri, bella a parole, ma falsa nella sostanza, visto che sia i parlamentari che i governanti vanno al potere in grazia dell’appoggio mediatico-finanziario dei banchieri (cfr. https://www.breizh-info.com/2020/01/14/134419/entretien-avec-valerie-bugault-geopolitique-du-desordre-mondial/). E non mancano mai di dimostrare il loro asservimento
OS

Anonimo ha detto...

@ Aloisius, Fabrizio

Per favore, guardate e parliamone:

https://www.change.org/p/al-governo-piano-di-salvezza-nazionale

Piano di Salvezza Nazionale - Nuovi Paradigmi

Comitato promotore Piano di Salvezza Nazionale ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a al parlamento e a 3 altri/altre

https://www.youtube.com/watch?v=iqzc0W1uIDg

Roma
ECCO IL PIANO DI SALVEZZA NAZIONALE - Guido Grossi #Byoblu24

fabrizio giudici ha detto...

tutti figli delle rivoluzioni

Qui si va ancora più in là. Sostanzialmente concordo. Non so se il destino fosse segnato inequivocabilmente dal battesimo o se si poteva fare qualcosa per "redimere" gli stati moderni, ma ora mi pare che i margini si siano definitivamente chiusi. Ma ci vorrà del tempo per farla capire.

Anonimo ha detto...

Sapete quale è la soluzione giusta? Molto semplice!
Capitalismo e socialismo (che poi sono in concreto "Scilla & Cariddi", due facce della stessa medaglia; "LADRI DI PISA", "Due Compari", teste dello stesso dragone anticristico o, per sdrammatizzare "c... e camicia") non sarebbero mai nati, se si fosse mantenuto l'uso di presentare al direttore spirituale il rendiconto dei propri bilanci economici.