Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 10 dicembre 2025

L’Intelligenza Artificiale messa alla prova del tomismo riapre la questione dell’essere, della verità e del fine ultimo

La sfida teoretica posta dall’intelligenza artificiale tocca il nucleo metafisico della modernità, là dove la persona è stata concepita come nodo di processi informazionali. L’intelligenza artificiale messa alla prova del tomismo riapre la questione dell’essere, della verità e del fine ultimo, che la semantica corrente tende a rimuovere. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.

L’Intelligenza Artificiale alla prova del tomismo

Che cosa accade all’uomo quando egli inizia a conferire il nome di “intelligenza” a un artefatto, ossia a qualcosa che per definizione non possiede in sé il principio del proprio agire, ma lo riceve interamente dall’esterno? La sfida teoretica posta dall’intelligenza artificiale non riguarda soltanto l’ambito della tecnica applicata o della regolazione giuridica di nuovi strumenti; tocca il nucleo metafisico della modernità, là dove la nozione stessa di intelletto è stata progressivamente ridotta a funzionalità calcolante, e la persona è stata concepita come nodo di processi informazionali.
Mettere l’intelligenza artificiale alla prova del tomismo significa allora sottoporre questa riduzione a un vaglio radicale, riaprendo la questione dell’essere, della verità e del fine ultimo, che la semantica corrente tende a rimuovere.

In Illo Tempore: II Domenica di Avvento

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui. Importante anche per i riferimenti al superamento dei problemi attuali.

In Illo Tempore: II Domenica di Avvento
P. John Zuhlsdorf – 6 dicembre 2025

La Chiesa ci propone, nella seconda domenica di Avvento, un passo del Vangelo secondo Matteo (11, 2-10) la cui struttura è composta da due movimenti che si rispecchiano come le estremità di un libro ben rilegato. Il primo riguarda l’identità di Cristo, ricercata dal Precursore incarcerato. Il secondo riguarda l’identità del Precursore, confermata da Cristo stesso.

Giovanni Battista, rinchiuso per aver denunciato senza timore l’unione illegittima di Erode, invia i suoi discepoli dal Signore con una domanda che risuona lungo tutta la storia della salvezza: “Sei Tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettarne un altro?” (v.2). Nel cupo carcere di Macheronte, Giovanni attende l’esito non soltanto della sua missione, ma della promessa antica della venuta di Dio. La risposta di Cristo può sembrare evasiva alle orecchie moderne; eppure, per coloro che avevano familiarità con le Scritture d’Israele, essa risuonò con chiarezza inequivocabile. Il Signore rispose con un catalogo di segni che il profeta Isaia aveva da tempo associato alla venuta di Dio in mezzo al suo popolo: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete — dice il Signore —: i ciechi recuperano la vista e gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati e i sordi odono, i morti risorgono e ai poveri è annunciata la buona novella. E beato è colui che non si scandalizza di Me”.

L'Antico Rito Ambrosiano torna a Sant'Ambrogio dopo cinquant'anni

Per chi volesse approfondire. Precedenti sul Rito Ambrosiano qui - qui - qui - qui - qui - qui - qui - qui - qui

L'Antico Rito Ambrosiano torna a Sant'Ambrogio dopo cinquant'anni

Il teologo e scrittore statunitense Peter Kwasniewski ha annunciato che domenica prossima, 14 dicembre, alle ore 20.30, verrà celebrata una Messa solenne secondo l' antico rito ambrosiano (libri liturgici del 1954) nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, precisamente accanto alla tomba di Sant'Ambrogio, uno dei grandi Padri della Chiesa latina...
Sono lieto di condividere una notizia davvero importante.
Per la prima volta dopo quasi cinquant’anni, domenica 14 dicembre alle ore 20:30, in occasione dell’Anno Giubilare, sarà celebrata una Messa Solenne secondo l’antico rito ambrosiano (libri liturgici del 1954) nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, proprio sulla tomba di Sant’Ambrogio.
Per chi può essere presente di persona, è una splendida occasione per inviare un forte segnale alla Chiesa locale e universale: è tempo di abbandonare le restrizioni alla celebrazione di questo rito nobile e antichissimo. Riempiamo questa grande e imponente basilica per dire, chiaro e forte: siamo qui, siamo molti, siamo pieni di energia, e chiediamo soltanto di poter adorare Dio secondo questa venerabile tradizione ambrosiana, riscoprendo un immenso patrimonio di fede e spiritualità che altrimenti rischia di andare perduto. (Peter Kwasniewski)
Sarà la prima volta in quasi cinquant'anni che il Rito Ambrosiano antico – antecedente alle riforme postconciliari – verrà celebrato pubblicamente nella chiesa più emblematica della tradizione ambrosiana, in quanto inserito nell'ambito delle celebrazioni dell'Anno Giubilare promosse dall'arcidiocesi.
Kwasniewski sottolinea che chi potrà partecipare avrà l’opportunità di inviare un “messaggio chiaro” alla Chiesa locale e universale: è tempo di abbandonare le restrizioni che gravano sulla celebrazione di questo antico, nobile rito, profondamente radicato nella storia liturgica della Chiesa di Milano, al pari di quello romano per tutta la Chiesa.

Un numero importante di partecipanti costituirebbe una valida testimonianza sull'esistenza dei fedeli che amano questa tradizione, che non sono pochi e desiderano adorare Dio secondo la ricchezza spirituale della liturgia ereditata da sant'Ambrogio, che costituisce anch'essa un patrimonio liturgico che lotta per sopravvivere, con caratteristiche proprie e peculiari e che negli ultimi decenni ha condiviso col Rito Romano limitazioni, riforme e riduzioni che ne hanno messo a repentaglio la continuità.
È per questo che la sua salvaguardia rientra nel dovere di custodire un tesoro liturgico che esprime una fede, una musica e una spiritualità con oltre un millennio di storia. E dunque la celebrazione del 14 dicembre mira proprio a ravvivare l’interesse, promuoverne lo studio e reclamare il suo giusto posto all’interno della diversità liturgica della Chiesa.

martedì 9 dicembre 2025

Il cardinale Sarah chiede ai Musulmani di convertirsi. E invece Leone...

Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo.
Il cardinale Sarah chiede ai Musulmani di convertirsi.
E invece Leone...


Una cosa ovvia che diciamo da anni e che è tra le funzioni della Chiesa. Ed è l'unica cosa che può salvare noi e il nostro Occidente agonizzante nella morsa del nichilismo ormai trasformato in inversione. In ogni caso risulta che, nonostante la scarsa evangelizzazione in questo momento, circa il 25% dei musulmani di seconda generazione negli Stati Uniti rifiutano l'Islam. Con circa il 5% di conversione al cristianesimo. Qui in Europa – e anche in Italia – mancano dati (che io sappia) e consapevolezza, a giudicare da quanto le nostre giunte di sinistra incoscientemente permettono.

Per contro, ci risiamo...

Durante l’incontro ecumenico e interreligioso tenuto nella piazza dei Martiri a Beirut, Leone XIV dichiara: 
“Cari amici, la vostra presenza qui oggi, in questo luogo straordinario dove minareti e campanili stanno fianco a fianco, eppure entrambi si slanciano verso il cielo, testimonia la fede duratura di questa terra e la persistente dedizione del suo popolo all’unico Dio. In questa amata terra possano suonare insieme ogni campana e ogni adhān: possa ogni richiamo alla preghiera fondersi in un unico inno, elevato non solo per glorificare il misericordioso Creatore del cielo e della terra, ma anche per implorare di vero cuore il dono divino della pace”.

La musica non è affatto cambiata:
Ma quale unico inno a quale unico Dio? [vedi e anche qui]

Imparare il latino liturgico, lezione 21

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis, approfittiamo del lavoro di uno dei tanti appassionati studiosi d'oltreoceano Per chi è completamente digiuno di latino e ha interesse a colmare questa lacuna, così diffusa nelle ultime generazioni — e purtroppo anche tra i sacerdoti —, può trovare i rudimenti indispensabili per comprendere il latino ecclesiastico e porre le basi di un maggiore approfondimento in genere favorito dalla frequentazione delle liturgia dei secoli. Un piccolo inconveniente è dato dalla taratura per lettori anglofoni; ma penso agevolmente colmabile dall'efficacia del metodo. Qui l'indice degli articoli dedicati alla Latina Lingua, per le lezioni precedenti.

Imparare il latino liturgico, lezione 21
cecidimus quasi folium
...

Cliccate qui per un elenco di tutte le lezioni precedenti.

Oggi diamo un'occhiata a un concetto grammaticale e poi analizziamo la seconda strofa del meraviglioso inno d'Avvento Rorate Caeli.

[Inserisco in calce il testo e la traduzione dell'intero inno in parte usato come antifona di Avvento e il link per l'ascolto. In sostituzione del file originale ad usum lettori anglofoni. -ndT]

Composizione dei verbi
(preposizione + verbo)

In inglese, a volte creiamo un nuovo verbo usando una preposizione o un avverbio come prefisso aggiunto a un verbo esistente. Notate negli esempi seguenti come i significati del verbo originale e del nuovo verbo siano correlati, ma piuttosto diversi.
  • with + stand = withstand
  • by + pass = bypass
  • under + cut = undercut
  • out + source = outsource
Questo tipo di composizione verbale è più comune in latino che in inglese, e di fatto è una caratteristica distintiva del latino ecclesiastico. La composizione è importante per chi studia perché può aiutarci a ottenere la massima comprensione possibile da qualsiasi vocabolario abbiamo imparato. Se siete consapevoli e attenti alla possibilità della composizione verbale, potreste rendervi conto che un verbo inizialmente sconosciuto è solo una combinazione di una preposizione e un verbo che già conoscete. Potete quindi combinare il significato della preposizione con il significato del verbo e, usando come sempre il contesto come ulteriore guida, tentare di determinarne il significato. Ecco alcune preposizioni che potreste incontrare nei verbi composti:
  • a/ab/abs (“da, lontano da”)
  • ad ("a, verso")
  • circum ("intorno")
  • cum ("con")
  • de ("via da, giù da")
  • e/ex ("fuori da")
  • per ("attraverso"
  • sub ("sotto")
Tre cose da tenere a mente:
  1. Queste preposizioni potrebbero apparire leggermente diverse se usate come prefisso. Cum, ad esempio, può apparire come col‑ e con‑, e ad può apparire come a‑ e ag‑.
  2. Una vocale in un verbo può cambiare quando diventa un verbo composto. Sacrare ("mettere da parte come sacro"), ad esempio, diventa consecrare ("consacrare") quando combinato con la preposizione cum, e scandere ("salire") diventa ascendere ("salire") quando combinato con ad e descendere ("scendere") quando combinato con de.
  3. Spesso, una preposizione prefissata non fa altro che rafforzare un verbo latino in qualche modo, con solo un piccolo, o addirittura trascurabile, cambiamento di significato. Esempi sono sacrareconsecrare (entrambi potrebbero essere tradotti "consacrare") e servareconservare (entrambi possono significare "preservare").
Rorate Caeli: Seconda strofa
Peccávimus, et facti sumus
tamquam immúndus nos,
et cecídimus quasi fólium univérsi: et iniquitátes nostræ
quasi ventus abstulérunt nos:
abscondísti faciem tuom a nobis,
et allisísti nos
in manu iniquitátis nostræ.
Peccávimus, et facti sumus (“abbiamo peccato e siamo diventati”)
Peccavimus è la prima persona plurale, al passato prossimo, del verbo peccare ("peccare"). Facti sumus è una costruzione al passato prossimo, al passivo, che letteralmente significa "siamo stati creati".

tamquam immúndus nos, (“noi come uno che è impuro”)
Tamquam crea un paragone, e immundus ("impuro, impuro, ripugnante") è un aggettivo che si comporta come un sostantivo singolare (sappiamo che è singolare, e nominativo, dalla desinenza -us). Il pronome nos ha un ruolo poetico ma non è grammaticalmente necessario; rimanda al "noi" in "abbiamo peccato e siamo diventati". Quindi, "noi" siamo stati resi o siamo diventati simili a qualcuno o qualcosa di impuro.

et cecídimus quasi fólium univérsi: (“e siamo caduti come una foglia, tutti noi”)
Cecidimus deriva da cadere ("cadere"), l'antenato dell'inglese "cadence". Quasi è sinonimo di tamquam; il poeta sta creando un altro paragone, questo particolarmente vivido e toccante. L'aggettivo universus significa "intero, intero, tutto (insieme)", e la desinenza -i ci dice che sta modificando un sostantivo o un pronome plurale. Quindi, universi sta intensificando il "noi" menzionato sopra.

et iniquitátes nostræ (“e le nostre iniquità”)
Iniquitates è il sostantivo iniquitas della terza declinazione al nominativo plurale.

quasi ventus abstulérunt nos: come se il vento ci avesse portato via”)
Qui abbiamo un verbo composto: abstulerunt deriva da auferre, che è au + ferre, o in inglese, "via da" + "portare" (qui au è la forma prefissa di a/ab/abs ). Nota che la forma infinita (e le forme al presente) di questo verbo usano la versione au di a/ab/abs l, e le forme al passato usano la versione  ab. L'immagine qui è bellissima e inquietante.

abscondísti fáciem tuam a nobis (“ci hai nascosto il tuo volto”)
Un altro verbo composto: abscondisti deriva da abscondere, che è abs + condere, ovvero "lontano da" + "nascondere"; questo è un buon esempio di verbo composto che non ha un cambiamento di significato pronunciato ma è comunque una parola più forte ed evocativa: l'aggiunta di abs intensifica il senso di perdita.

et allisísti nos ("e ci hai schiacciati")
Allisisti, seconda persona singolare del passato prossimo, deriva da allidere ("colpire contro, abbattere").

in manu iniquitátis nostræ. ("nelle mani della nostra iniquità")
Manu è la forma ablativa singolare di manus, un sostantivo della quarta declinazione.
Robert Keim 5 dicembre
___________
Testo dell'Inno e link per l'ascolto [qui]

Rorate Cœli desúper,
Et nubes plúant justum.

Ne irascáris Dómine, ne ultra memíneris iniquitátis:

Ecce cívitas Sancti facta est desérta:
Sion desérta facta est: Jerúsalem desoláta est:
Domus sanctificatiónis tuae et gloriae tuae,
Ubi laudavérunt Te patres nostri.

Rorate Cœli desúper,
Et nubes plúant justum.

Peccávimus et facti sumus quam immúndus nos,
Et cecídimus quasi fólium univérsi:
Et iniquitátes nostrae quasi ventus abstulérunt nos:
Abscondísti fáciem tuam a nobis,

Et allisísti nos in mánu iniquitátis nostrae.

Rorate Cœli desúper,
Et nubes plúant justum.

Víde, Dómine, afflictiónem pópuli tui,
Et mitte quem missúrus es:
Emítte Agnum dominatórem terrae,
De pétra desérti ad montem fíliae Sion:
Ut áuferat ipse jugum captivitátis nostrae.

Rorate Cœli desúper,
Et nubes plúant justum.

Consolámini, consolámini, pópule meus:
Cito véniet salus tua:
Quare moeróre consúmeris, quia innovávit te dolor?
Salvábo te, noli timére,
Ego énim sum Dóminus Deus túus
Sánctus Israël, Redémptor túus.

Rorate Cœli desúper,
Et nubes plúant justum.
Stillate rugiada, o cieli, dall'alto,
E le nubi piovano il Giusto.

Non adirarti, o Signore, non ricordarti più dell'iniquità:

Ecco che la città del Santo è divenuta deserta:
Sion è divenuta deserta: Gerusalemme è desolata:
La casa della tua santificazione e della tua gloria,
Dove i nostri padri Ti lodarono.

Stillate rugiada, o cieli, dall'alto,
E le nubi piovano il Giusto.

Peccammo, e siamo divenuti come gli immondi,
E siamo caduti tutti come foglie:
E le nostre iniquità ci hanno dispersi come il vento:
Hai nascosto a noi la tua faccia,
E ci hai schiacciati per mano delle nostre iniquità.

Stillate rugiada, o cieli, dall'alto,
E le nubi piovano il Giusto.

Guarda, o Signore, l'afflizione del tuo popolo,
E manda Colui che sei per mandare:
Manda l'Agnello dominatore della terra,
Dalla pietra del deserto al monte della figlia di Sion:
Affinché Egli tolga il giogo della nostra schiavitú.

Stillate rugiada, o cieli, dall'alto,
E le nubi piovano il Giusto.

Consolati, consolati, o popolo mio:
Presto verrà la tua salvezza:
Perché ti consumi nella mestizia, mentre il dolore ti ha rinnovato?
Ti salverò, non temere,
Perché io sono il Signore Dio tuo,
il Santo d'Israele, il tuo Redentore

Stillate rugiada, o cieli, dall'alto,
E le nubi piovano il giusto


[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

No Papa Leone, io non voglio fare la fine del Libano

Ci invita a fare come loro, ma i numeri e la storia sono una condanna a morte. Il nostro finale non è ancora scritto, ma se non cambiamo (ci restano meno di 10 anni) i titoli di coda sono già pronti. Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo.
No Papa Leone, io non voglio fare la fine del Libano

Sentiamo il rumore del muro quando crolla, non il rumore dell’edera mentre prende il sopravvento.

Ieri Papa Leone XIV sull’aereo che dal Libano lo riportava a Roma ha invitato i cattolici preoccupati per l’Occidente ad avere “meno paura” dell’Islam, sostenendo la “convivenza” e l’“amicizia” tra cristiani e musulmani.
Tutto bellissimo fin qui.
Poi, facendo riferimento alle testimonianze raccolte durante la sua visita in Libano, il Papa ci ha invitato a trarre ispirazione da questa esperienza “anche in Europa e in Nord America”.

Ecco, a me è proprio questo che preoccupa, che stiamo facendo la fine del Libano, che nel 1989 regolarizzò mezzo milione di arabi musulmani perdendo la sua identità religiosa e culturale cristiana e francese.

lunedì 8 dicembre 2025

Vi dico con l'urgenza di un Pastore: RESISTETE! (Mons. Strickland)

Qui l'indice dei precedenti.

Vi dico con l'urgenza di un Pastore: RESISTETE!
(Mons. Strickland)

Miei cari fratelli e sorelle,
Stasera, come una sentinella sulle mura, non guardo alle tempeste della politica o ai tremori delle nazioni ma all'orizzonte della Chiesa stessa. Qualcosa di decisivo sta prendendo forma. Qualcosa di eterno. E lo Spirito Santo ci esorta a vederlo chiaramente.

Il Santo Padre ha pubblicato una nuova lettera apostolica in occasione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea. E come vescovo della Chiesa cattolica, figlio della Chiesa e amante della Chiesa, ne parlo con riverenza, con fedeltà e con un profondo desiderio di verità. Perché la fedeltà richiede chiarezza. E la chiarezza inizia con una domanda, una domanda che potrebbe ben definire questa epoca della Chiesa: La Chiesa cattolica è di origine divina... o è semplicemente un'istituzione umana?

Un viaggio visivo (e medievale) attraverso il Libro dell'Apocalisse

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis. Una visione tradotta in parole diventa di nuovo visione in questo capolavoro dell'illuminazione medievale che ci presenta Robert Keim.

Un viaggio visivo (e medievale) attraverso il Libro dell'Apocalisse

La logica essenzialmente poetica della spiritualità cristiana tradizionale si imprime nelle nostre menti durante la prima domenica di Avvento, quando la Chiesa canta un Vangelo della fine dei tempi, nonostante abbia cantato sullo stesso tema solo una settimana prima. Mi viene in mente una studentessa che di recente ha raccontato un episodio sconcertante durante un corso di scrittura creativa. Dopo aver composto una poesia i cui artifici artistici includevano l'allitterazione, ha affidato la poesia alla "revisione tra pari" di una compagna di classe non proprio incline alla poesia. Il commento della compagna su una sezione allitterativa è stato: "Questo è un po' ripetitivo".

La Messa Rorate: un gioiello dell'Avvento dove la Chiesa attende il Messia nell'oscurità

In calce trovate il Testo dell'Inno Rorate e il link per l'ascolto.
La Messa Rorate: un gioiello dell'Avvento
dove la Chiesa attende il Messia nell'oscurità

La Messa Rorate è una delle più belle espressioni liturgiche dell'Avvento e, al tempo stesso, una catechesi viva sulla speranza cristiana. Celebrata prima dell'alba a lume di candela, prende il nome dall'introito "Rorate caeli desuper" (vedi in calce), che, riecheggiando il profeta Isaia, implora il cielo di riversare la rugiada dall'alto e di far scendere il Giusto. Questa liturgia non è semplicemente una pia tradizione, ma una rappresentazione tangibile dell'attesa del popolo di Dio, che attende nelle tenebre la venuta di Cristo, la vera Luce che vince le tenebre.

8 dicembre / Immacolata Concezione della Santissima Vergine

Qui trovate l'Ordinario e qui il proprio della Santa Messa di oggi nel Rito antiquior. Precedenti per chi vuole approfondire sull'Immacolata: qui - qui - qui - qui - qui - qui - qui.

8 dicembre / Immacolata Concezione della Santissima Vergine

Intróitus
Is. 61, 10 - Gáudens gaudébo in Dómino, et exsultábit ánima mea in Deo meo: quia índuit me vestiméntis salútis: et induménto iustítiae circúmdedit me, quasi sponsam ornátam monílibus suis.
Ps. 29, 2 - Exaltábo te, Dómine, quóniam suscepísti me: nec delectásti inimícos meos super me. Glória Patri…
Is. 61, 10 - Gáudens gaudébo in Dómino…
Introito
Isaia 61, 10 - Mi rallegrerò nel Signore, e l’ànima mia esulterà nel mio Dio: perché mi ha rivestita di una veste di salvezza e mi ha ornata del manto della giustizia, come sposa adorna dei suoi gioielli.
Sal. 29, 2 - Ti esalterò, o Signore, perché mi hai rialzato: e non hai permesso ai miei nemici di rallegrarsi del mio danno. Gloria al Padre…
Isaia 61, 10 - Mi rallegrerò nel Signore…

La festa dell’Immacolata Concezione della Santa Vergine è la più solenne di tutte quelle che la Chiesa celebra nel sacro tempo dell’Avvento; e se è necessario che la prima parte dell’anno presenti la commemorazione di qualcuno dei misteri di Maria, non ve n’è alcuno il cui oggetto possa offrire più commoventi armonie con le pie preoccupazioni della Chiesa in questa mistica stagione della attesa. Celebriamo dunque con gioia questa solennità, poiché la Concezione di Maria presagisce la prossima Nascita di Gesù.

L’intenzione della Chiesa, in questa festa, non è solo di celebrare l’anniversario dell’istante in cui ha inizio, nel seno della pia Anna, la vita della gloriosissima Vergine Maria; ma anche di onorare il sublime privilegio in virtù del quale Maria è stata preservata dal peccato originale che, per decreto supremo ed universale, tutti i figli di Adamo contraggono nell’istante stesso in cui sono concepiti nel seno delle loro madri. La fede della Chiesa cattolica che fu solennemente riconosciuta come rivelata da Dio stesso il giorno per sempre memorabile dell’8 dicembre 1854, questa fede proclamata dalla Sede apostolica per bocca di Pio IX, tra le acclamazioni di tutta la cristianità, ci insegna che nell’istante in cui Dio ha unito l’anima di Maria, che era stata appena creata, al corpo che essa doveva animare, quell’anima per sempre benedetta non solo non ha contratto la bruttura che invade in quel momento ogni anima umana, ma è stata riempita d’una grazia immensa che l’ha resa, fin da quell’istante, lo specchio della santità di Dio stesso, nella misura che è possibile per un essere creato.

domenica 7 dicembre 2025

Dominica Secunda Adventus e La pratica dell'Avvento

Ripropongo per i nuovi lettori, ma anche nel nostro consueto ripercorrere l'anno liturgico per la pedagogia della ripetizione, testi che appartengono alla vena aurea dei tesori che La Catholica ci ha tramandato e che noi disseppelliamo per rimeditarli e perché non siano consegnati all'oblìo e continuino a nutrire anche questa generazione e quelle che verranno. Di seguito trovate Dominica secunda adventus e La Pratica dell'Avvento. Richiamo: La Storia e La Mistica dell'Avvento, di dom Prosper Guéranger [qui]. Altri precedenti: Tempore Adventus [qui]; Nell'Avvento viviamo l'innocenza e l’eterna infanzia di Dio [qui] ; È di nuovo Avvento [qui].

Intróitus
Is. 30, 30 - Pópulus Sion, ecce Dóminus véniet ad salvándas géntes: et audítam fáciet Dóminus glóriam vocis suæ in lætítia cordis vestri. Ps. 79, 2 - Qui regis Israël, inténde:qui dedúcis, velut ovem, Ioseph. Glória Patri…Is. 30, 30 - Pópulus Sion, ecce Dóminus… Popolo di Sion, ecco il Signore verrà a salvare tutte le genti: il Signore farà udire la gloria della sua voce inondando di letizia i vostri cuori. Ascolta, tu che reggi Israele, tu che guidi Giuseppe come un gregge. Gloria al Padre… Popolo di Sion, ecco il Signore…

L'Ufficio di questa Domenica è tutto pieno dei sentimenti di speranza e di gaudio che dà all'anima fedele il lieto annunzio del prossimo arrivo di colui che è il Salvatore e lo Sposo. La Venuta interiore, quella che si opera nelle anime, è l'oggetto quasi esclusivo delle preghiere della Chiesa in questo giorno: apriamo dunque i nostri cuori, prepariamo le nostre lampade, aspettiamo nella letizia quel grido che si farà sentire nel mezzo della notte: Gloria a Dio! Pace agli uomini!

La Chiesa Romana fa in questo giorno Stazione alla Basilica di S. Croce in Gerusalemme. In questa venerabile Chiesa, Costantino depose una parte considerevole della vera Croce, e il titolo che vi fu affisso per ordine di Pilato, e che proclamava la regalità del Salvatore degli uomini. Vi si conservano ancora quelle preziose reliquie; e, arricchita di sì glorioso deposito, la Basilica di S. Croce in Gerusalemme è considerata dalla Liturgia Romana, come Gerusalemme stessa, come si può vedere dalle allusioni che presentano le diverse Messe delle Stazioni che vi si celebrano. Nel linguaggio delle sacre Scritture e della Chiesa, Gerusalemme è il tipo dell'anima fedele; questo è anche il pensiero fondamentale che ha presieduto alla composizione dell'Ufficio e della Messa di questa Domenica. Ci dispiace di non poter svolgere qui tutto il magnifico argomento, e ci affrettiamo ad aprire il Profeta Isaia,e a leggervi, con la Chiesa, il passo da cui essa attinge oggi il motivo delle proprie speranze nel regno dolce e pacifico del Messia.

sabato 6 dicembre 2025

La FSSPX di Charlotte progetta una nuova cappella per accogliere la crescita dopo la soppressione della messa tradizionale

Nella nostra traduzione da Lifesitenews, la SSPX a Charlotte si ESPANDE mentre la diocesi reprime la messa tradizionale. Precedenti a partire da qui.

La FSSPX di Charlotte progetta una nuova cappella per accogliere
la crescita dopo la soppressione della messa tradizionale


Una chiesa della FSSPX alla periferia di Charlotte, nella Carolina del Nord, sta progettando di costruire una nuova cappella a causa del crescente numero di partecipanti dopo gli ordini di Traditionis Custodes che sopprimono la messa in latino.

La chiesa di Sant'Antonio a Mount Holly, entro i confini geografici della diocesi di Charlotte, ha annunciato la scorsa settimana che la dirigenza della Fraternità San Pio X (FSSPX) ha dato il via libera a un'iniziativa per la ricerca di un terreno su cui costruire una nuova cappella.

Il vescovo Athanasius Schneider risponde alla nuova nota dottrinale del Vaticano sui titoli mariani di “Corredentrice” e “Mediatrice di tutte le Grazie”

Nella nostra traduzione da Substack.com, Diane Montagna riporta le osservazioni del vescovo Schneider sulla Mater populi fidelis : “I Santi, i Dottori e il Magistero ordinario della Chiesa non potevano sbagliarsi.”

Il vescovo Athanasius Schneider risponde alla nuova nota dottrinale del Vaticano sui titoli mariani di “Corredentrice” e “Mediatrice di tutte le Grazie”

Il vescovo Athanasius Schneider si esprime in merito alla nuova nota dottrinale del Vaticano sui titoli mariani, affermando che non è possibile che i santi, i dottori e i papi della Chiesa abbiano per secoli “sviato i fedeli attraverso un uso costantemente inappropriato” dei titoli “Corredentrice” e “Mediatrice di tutte le Grazie”.

La nota dottrinale, pubblicata il 4 novembre dal Dicastero per la Dottrina della Fede e intitolata Mater Populi Fidelis, afferma riguardo all’uso del titolo mariano “Corredentrice”:

venerdì 5 dicembre 2025

Il ruolo della donna nella Chiesa non è nato ieri, e non è qualcosa da inventare oggi

Precedente interessante qui. Nella realtà il giudizio è definitivo. Lo si evince dal risultato cui è pervenuta la seconda Commissione presieduta dal cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo emerito dell'Aquila: «Lo status quaestionis intorno alla ricerca storica e all'indagine teologica, considerati nelle loro mutue implicazioni, esclude la possibilità di procedere nella direzione dell'ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell'ordine. Alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero ecclesiastico, questa valutazione è forte, sebbene essa non permetta ad oggi di formulare un giudizio definitivo, come nel caso dell'ordinazione sacerdotale». Ma è quel "ad oggi", il 'baco' che inficia i documenti conciliari e post e giustifica i titoli diffusi della chiesa modernista. Per quanto potrebbe riferirsi ad un "diaconato" non sacramentale non inseribile tra gli ordini minori (peraltro aboliti da Paolo VI che li ha trasformati in ministeri qui).

Il ruolo della donna nella Chiesa non è nato ieri,
e non è qualcosa da inventare oggi


Quando ho letto la notizia sul diaconato femminile, sono andata a vedere i commenti. Tantissime donne scrivevano di essere profondamente deluse, affermando che Gesù trattava uomini e donne allo stesso modo e che la Chiesa avrebbe dovuto fare lo stesso. Ma la frase che mi ha trafitta più profondamente è stata quella di una donna che ha scritto: “La Chiesa sta difendendo la supremazia maschile. Se continua così, molte di noi se ne andranno.”

Quelle parole non erano solo una critica, ma un dolore.
E allora parlo come donna della Chiesa. Non da osservatrice esterna, ma da figlia che abita questa casa e la ama. Vengo da una cultura dove la donna viene spesso zittita, controllata, considerata meno. E proprio perché conosco da vicino quel tipo di oppressione, posso dire con sincerità che nella Chiesa non l’ho mai incontrata. La Chiesa è stato il primo luogo in cui non mi è mai stato chiesto di essere invisibile.

ESCLUSIVO Vescovo Strickland: su Papa Leone XIV, la Messa in latino e l'Arcivescovo Lefebvre

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald,  un'intervista di Mons. Strickland. Qui l'indice dei precedenti.

Vescovo Strickland: su Papa Leone XIV, la Messa antica e l'Arcivescovo Lefebvre
 
Il vescovo Joseph Strickland è un prelato molto noto e amato da molti cattolici conservatori. Ordinato per la diocesi di Dallas nel 1985 e nominato vescovo di Tyler, in Texas, da papa Benedetto XVI nel 2012, negli ultimi anni è diventato un acceso critico di alcune politiche vaticane che, a suo avviso, vanno contro "la verità del Vangelo". È stato rimosso dall'incarico di vescovo di Tyler nel 2023, dopo che un'indagine vaticana ha concluso che "la continuazione dell'incarico del vescovo Strickland non era fattibile".

La 'Storia' e la 'Mistica' dell'Avvento / Le Antifone maggiori

Ripropongo per i nuovi lettori, ma anche per il nostro approfondimento, testi che appartengono alla vena aurea dei tesori che La Catholica ci ha tramandato e che noi disseppelliamo per rimeditarli e perché non siano consegnati all'oblìo e continuino a nutrire anche questa generazione e quelle che verranno. Di seguito trovate anche, per completezza: La Mistica dell'Avvento, sempre da L'Anno Liturgico di dom Prosper Guéranger, e le Antifone maggiori dell'Avvento

Storia dell'Avvento

Il nome dell'Avvento
Si dà, nella Chiesa latina, il nome di Avvento [1] al tempo destinato dalla Chiesa a preparare i fedeli alla celebrazione della festa di Natale, anniversario della Nascita di Gesù Cristo. Il mistero di questo grande giorno meritava senza dubbio l'onore d'un preludio di preghiera e di penitenza: cosicché sarebbe impossibile stabilire in maniera certa la prima istituzione di questo tempo di preparazione, che ha ricevuto solo più tardi il nome di Avvento [2].

L'Avvento deve essere considerato sotto due diversi punti di vista: come un tempo di preparazione propriamente detta alla Nascita del Salvatore, mediante gli esercizi della penitenza, o come un corpo d'Uffici ecclesiastici organizzato con lo stesso fine. Fin dal secolo V troviamo l'uso di fare delle esortazioni al popolo per disporlo alla festa di Natale; ci sono rimasti a questo proposito due sermoni di san Massimo di Torino, senza parlare di parecchi altri attribuiti una volta a sant'Ambrogio e a sant'Agostino, e che sembrano essere invece di san Cesario d'Arles. Se tali documenti non ci indicano ancora la durata e gli esercizi di questo tempo sacro, vi riscontriamo almeno l'antichità dell'uso che distingue mediante particolari predicazioni il tempo dell'Avvento. Sant'Ivo di Chartres, san Bernardo, e parecchi altri dottori dell'XI e del XII secolo hanno lasciato speciali sermoni de adventu Domini, completamente distinti dalle Omelie domenicali sui Vangeli di questo tempo. Nei Capitolari di Carlo il Calvo dell'anno 864, i vescovi fanno presente a quel principe che egli non deve richiamarli dalle loro chiese durante la Quaresima né durante l'Avvento sotto il pretesto degli affari di Stato o di qualche spedizione militare, perché essi hanno in quel periodo dei doveri particolari da compiere, principalmente quello della predicazione.

giovedì 4 dicembre 2025

Il cardinale Fernández chiarisce: la parola “corredentrice” è off-limits nei documenti ufficiali del Vaticano, ma è consentita nella devozione privata

Nei commenti a “Mater Populi Fidelis”, il Prefetto della DDF spiega cosa intende la Nota dottrinale quando afferma che il titolo mariano è “sempre inappropriato”.
Il cardinale Fernández chiarisce: la parola “corredentrice” è off-limits nei documenti ufficiali del Vaticano, ma è consentita nella devozione privata

ROMA, 26 novembre 2025 — Tre settimane dopo che Mater Populi Fidelis ha scatenato il dibattito sulla sua affermazione secondo cui il titolo mariano Corredentrice è "sempre inappropriato" [vedi], il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha chiarito che l'espressione non costituisce un rifiuto radicale del titolo in sé. Il Cardinale ha affermato che la parola "sempre" si applica solo all'uso ufficiale della Chiesa da questo momento in poi, non a ogni contesto in cui il titolo potrebbe essere utilizzato.

Nei commenti rilasciati martedì dopo la conferenza stampa in Vaticano su Una Caro, la nuova Nota dottrinale della DDF sulla monogamia, il cardinale Victor Manuel Fernández ha affermato che l'affermazione contenuta nel MPF n. 22 – secondo cui "è sempre inappropriato" usare il titolo Corredentrice per definire la cooperazione di Maria – "non intende giudicare" le affermazioni passate di santi, dottori e papi, ma che "d'ora in poi" non sarà usata "né nella liturgia, cioè nei testi liturgici, né nei documenti ufficiali della Santa Sede".

Dicembre 2025/gennaio 2026 Sante Messe antiquior a Pavia

Cari Amici, care Amiche,
«l’Avvento è il tempo della presenza e dell’attesa dell’eterno. Proprio per questa ragione è, in modo particolare, il tempo della gioia, di una gioia interiorizzata, che nessuna sofferenza può cancellare. La gioia per il fatto che Dio si è fatto bambino. Questa gioia, invisibilmente presente in noi, ci incoraggia a camminare fiduciosi. Modello e sostegno di tale intimo gaudio è la Vergine Maria, per mezzo della quale ci è stato donato il Bambino Gesù. Ci ottenga Lei, fedele discepola del suo Figlio, la grazia di vivere questo tempo liturgico vigilanti e operosi nell’attesa» (Benedetto XVI, 29 novembre 2009).
Accompagnati da queste parole, vi presentiamo il percorso liturgico di questo mese di dicembre che si apre dinnanzi a noi.
Un cordiale saluto nel Signore,
don Fabio e don Marino

Ordinario della Santa Messa
  • Venerdì 5, 1° del mese, ore 18,15: Santa Messa
  • Domenica 7, II di Avvento, ore 10,00: Santa Messa
  • Lunedì 8, Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, ore 10,00: Santa Messa
  • Sabato 13, ore 7,00: Santa Messa "Rorate" (nella festa di Santa Lucia v. e m.) - benedizione degli occhi
  • Domenica 14, III di Avvento "Gaudete", ore 10,00: Santa Messa e benedizione delle statue di Gesù Bambino.
  • Sabato 20, ore 7,00: Santa Messa "Rorate"
  • Domenica 21, IV di Avvento, ore 10,00 Santa Messa
  • Mercoledì 24, Vigilia di Natale, ore 22,00: Santa Messa "nella notte"
  • Giovedì 25, Natale di Nostro Signore Gesù Cristo, ore 10,00: Santa Messa
  • Venerdì 26, Santo Stefano protomartire, ore 10,00: Santa Messa
  • Domenica 28, I dopo Natale, ore 10,00: Santa Messa
Gennaio
  • Giovedì 1, Ottava di Natale, ore 10,00: Santa Messa
  • Venerdì 2, 1° del mese: ore 18,15: Santa Messa
  • Domenica 4, II dopo Natale, ore 10,00: Santa Messa
  • Martedì 6, Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo, ore 10,00: Santa Messa

Alma Redemptoris Mater, Antifona mariana per Avvento e Natale

Alma Redemptoris Mater, Antifona mariana per Avvento e Natale

Raccomandabile pregare o cantare dai Vespri della Prima Domenica di Avvento fino alla Festa della Purificazione della Beata Vergine Maria (2 febbraio).
Le Antifone Mariane sono tutte belle (potete trovarle qui). Questa l'attendo ogni anno con gioia al termine della nostra Messa in Via Merulana in questo tempo di Avvento.

L' Alma Redemptoris Mater
La raffigurazione di Maria come virgo lactans è una rappresentazione artistica di Maria come Alma Redemptoris Mater che ha dato a Cristo (secondo le parole di Hopkins) "nascita, latte e tutto il resto". Vorrei condividere due bellissime traduzioni di questa antifona: (testi inglesi non accessibili ai nostri lettori; ma chi volesse li può consultare dal link posto nell'incipit). 

Alma Redemptoris Mater, quæ pèrvia cœli porta manes et stella maris, succùrre cadènti sùrgere qui curat, pòpulo: tu quæ genuìsti, natura mirante, tuum sanctum Genitorem, 
Virgo prìus ac postérius,
Gabrielis ab ore
sumens illud Ave, peccatòrum miserére.
O santa Madre del Redentore, che rimani accessibile porta del cielo e stella del mare, soccorri il popolo cadente, che vuole rialzarsi. Tu che hai generato, nello stupore della natura, il tuo santo Genitore, vergine prima e dopo, accogliendo quell'Ave dalla bocca di Gabriele, abbi pietà dei peccatori.



La parola alma è una parola molto ricca. Deriva dal proto-indoeuropeo per "crescere, nutrire", risultando avere come significati primari "nutritivo, gentile, propizio". Lewis e Short hanno:
nutriente, che fornisce nutrimento, che custodisce (epiteto poetico di Cerere, Venere e altre divinità protettrici della terra, della luce, del giorno, del vino, ecc... Quindi, geniale, ristorativa, rivitalizzante, gentile, propizia, indulgente, generosa, ecc. 
E forniscono esempi del suo utilizzo per descrivere tutto, da Venere e Madre Terra ai campi agricoli e ai seni femminili. Questo mi fa pensare alla tradizione artistica di raffigurare Maria come la virgo lactans o "vergine che allatta". L'Alma Redemptoris Mater, la madre nutrice e amorevole del Redentore, dà "nascita, latte e tutto il resto", come ha detto Hopkins.

Vescovo Strickland. Colei che sta ai piedi della Croce

Le osservazioni del Vescovo Strickland sulla Mater Populi Fidelis. Qui l'indice di tutti i suoi interventi.
Colei che sta ai piedi della Croce
Lettera pastorale sulla Beata Vergine Maria,
Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie


Cari fratelli e sorelle in Cristo,
Il 4 novembre 2025 la Santa Sede ha pubblicato una Nota Dottrinale a cura del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) intitolata Mater Populi Fidelis, firmata dal Prefetto, il Cardinale Víctor Manuel Fernández. Nel documento, il Cardinale Fernández dichiara che “non sarebbe opportuno utilizzare il titolo ‘Corredentrice’ per definire la cooperazione di Maria”. Il motivo dichiarato è che tale titolo “rischia di offuscare l’unica mediazione salvifica di Cristo e può quindi creare confusione e squilibrio nell’armonia delle verità della fede cristiana…” (paragrafo 22).

Poiché molti fedeli sono turbati da queste parole e poiché l’amore per la Beata Vergine è il cuore pulsante della fede cattolica autentica, mi sento in dovere, come successore degli Apostoli, di riaffermare l’insegnamento perenne della Chiesa riguardo all’unica e singolare cooperazione della Madonna nella Redenzione.

mercoledì 3 dicembre 2025

Il “Sillabo” del vescovo Schneider nel suo ultimo libro

Del Sillabo, il Vescovo Schneider aveva già parlato a conclusione del suo intervento: Il primato del culto di Dio come fondamento di ogni vera teologia pastorale. Conferenza tenuta a Roma il 17 dicembre 2010 [qui].  Al testo, per i vostri approfondimenti, ho aggiunto i link a tutti i numerosi articoli riguardanti le questioni chiamate in causa.

Il “Sillabo” del vescovo Schneider nel suo ultimo libro

Dopo la pubblicazione del libro “Credo” [qui], il vescovo Athanasius Schneider si occupa del versante opposto, ossia delle eresie, nel nuovo libro “Fuggite le eresie. Una guida cattolica agli errori antichi e moderni” (Fede & Cultura, Verona 2025).

Il libro propone una specie di dizionario delle eresie antiche e moderne. In una prima parte elenca e spiega gli errori dottrinali in senso cronologico, dall’era cristiana all’epoca attuale. In una seconda parte presenta eresie ed errori per ambiti tematici: su Dio e la Trinità, sulla creazione, sull’incarnazione, sulla Chiesa e così via. Una parte ulteriore del libro è costituta dalla devozione a “Maria distruttrice di tutte le eresie”. Poi ci sono delle appendici: il testo del Sillabo di Pio IX (1864), il decreto Lamentabili (1907) che si può chiamare il Sillabo di Pio X, il testo del Giuramento antimodernista e la “Dichiarazione sulle verità riguardanti alcuni degli errori più comuni nella vita della Chiesa dei nostri giorni” del 31 maggio 2019, firmata dallo stesso Schneider, dai cardinali Burke e Pujats, nonché dagli arcivescovi Peta e Lenga [qui]. Si può dire che questo documento sia un piccolo Sillabo per i nostri giorni.

Cibo, festa, compagnia e filiazione divina

Nella nostra traduzione da Substack.com
Cibo, festa, compagnia e filiazione divina

Non so cosa abbia novembre, ma mi fa sempre pensare di più al cibo. Potrebbe essere che il clima si stia notevolmente raffreddando (almeno nell'emisfero settentrionale) e che si abbia bisogno di più sostentamento, per non parlare delle bevande calde. Potrebbe essere il giorno di San Martino, che mi ricorda l'oca arrosto che la mia famiglia mangiava l'11 novembre in Austria durante gli anni che abbiamo trascorso lì. Potrebbe essere, naturalmente, l'aroma atteso del pranzo del Ringraziamento. Qualunque sia la causa, ho cercato di trarre vantaggio dai brontolii interiori chiedendomi cosa Dio intendesse insegnarci quando ci ha creati come esseri dotati di bocca e stomaco, che hanno bisogno di continuare ad assorbire sostanza dall'esterno per vivere, e che in questo modo sono sia dipendenti dal cosmo che superiori ad esso, perché possiamo trasformarne una piccola parte in noi stessi.

'In Illo Tempore': I Domenica di Avvento

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione settimanale di p. John Zuhlsdorf, sempre collegata alle vicende del presente. Essa, nell'ottava, ci aiuta ad approfondire i doni spirituali della Messa della Domenica precedente qui.

In Illo Tempore: I Domenica di Avvento

L’essenza di un luogo comune è la sua mancanza di originalità e la sua ripetizione continua; e tuttavia repetita iuvant, perché la ripetizione ci forma e ci riforma. La Santa Madre Chiesa, con sollecitudine materna, ci dona di nuovo la I Domenica di Avvento, e di nuovo diciamo che in questo giorno comincia un nuovo anno liturgico. Forse non è affatto un cliché, perché i fedeli hanno bisogno di ricordare che la Chiesa dispiega la storia della salvezza attraverso un ciclo che affonda nei secoli e nei millenni, presentando sempre di nuovo i misteri della vita del Salvatore. Repetitio est mater studiorum, dunque ci stringiamo attorno ai santi misteri e ricapitoliamo le verità che contengono. La liturgia è dottrina. Noi siamo i nostri riti. Per prendere in prestito un principio di san Tommaso d’Aquino: quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur. La trasformazione che la grazia e la dottrina operano in noi dipende dalla nostra ricettività. I misteri non cambiano, siamo noi a cambiare. Il bicchiere di carta deve diventare più simile a una piscina, se vuole ricevere ciò che viene versato con generosità divina.

martedì 2 dicembre 2025

Il presepe fantasma, monumento all’Europa che si vergogna di avere un volto

Per colpa degli ignavi, la sottomissione completa è prossima. In Belgistan e nell'ex Danimarca è quasi completata.
Il presepe fantasma, monumento all’Europa
che si vergogna di avere un volto


Che metafora perfetta: il vuoto è il nuovo pieno. E il mondo inclusivo lavora al Gesù profugo climatico siriano con tre mogli e trasformerà la capanna in una kaaba. Hanno vinto senza sparare un colpo

Che capolavoro!

Ecco il monumento più sincero che l’Europa abbia mai eretto a se stessa. Un monumento alla nostra viltà.

A Bruxelles è arrivato il presepe nella Grand Place e le tradizionali figure della Natività sono sostituite da manichini realizzati con stracci riciclati. I volti di Maria, Giuseppe, Gesù bambino e i Re Magi sono cancellati a favore di tessuto beige e marrone. Un mix inclusivo di “tutti i colori della pelle” è stato scelto “affinché tutti possano vedersi rappresentati”.

L'Avvento: Un Tempo di Attesa e Preparazione

Precedenti: Tempore Adventus e la seconda venuta: il bagaglio della Rivelazione presente nel Gregoriano qui

L'Avvento: Un Tempo di Attesa e Preparazione

L'Avvento, che deriva dal latino "adventus" (venuta), non è solo un conto alla rovescia per il Natale. È un periodo liturgico di profonda attesa, un'esperienza spirituale che ci prepara a cogliere il vero significato della venuta di Cristo. Non si tratta di un'attesa passiva, ma di un'attesa vigilante e attiva, ricca di speranza e desiderio.

Le due attese: storico-escatologica e mistica
I Padri della Chiesa e i teologi medievali hanno sottolineato come l'Avvento ci inviti a vivere una duplice attesa.
  • L'attesa storico-escatologica: Si riferisce alla preparazione per la venuta di Cristo in tre momenti.
    1. La venuta storica a Betlemme, di cui facciamo memoria.
    2. La venuta mistica o spirituale, che avviene ogni giorno nel cuore dei credenti attraverso la grazia e i sacramenti.
    3. La venuta escatologica alla fine dei tempi, quando Cristo tornerà in gloria per giudicare i vivi e i morti.
  • L'attesa mistica: L'Avvento è un invito a coltivare un'attesa interiore, un desiderio di accogliere Cristo nella nostra vita quotidiana. È il tempo per purificare il cuore, per convertirci e per fare spazio a Dio.

lunedì 1 dicembre 2025

Il mistero non si abbassa per noi: ci invita a salire. E Maria Corredentrice, Mediatrice, Ausiliatrice continua a indicare la strada.

Quel che si diffonde nella massa a causa di una Chiesa non più Mater et Magistra e quanto, ciò nonostante, l'autentico 'sensus fidei fidelium' custodisce e diffonde a chi ha orecchi per intendere.

Il mistero non si abbassa per noi: ci invita a salire. E Maria
Corredentrice, Mediatrice, Ausiliatrice continua a indicare la strada

Ieri, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, ho vissuto un momento che mi ha ferita più di quanto avrei immaginato. Una persona ha chiesto alla commessa se esistesse qualcosa sul titolo di Maria “Corredentrice”. La risposta è stata fredda, quasi difensiva: «No, la Chiesa non riconosce quel titolo». Non era tanto il contenuto a colpire, ma la leggerezza con cui un mistero custodito per secoli veniva liquidato in pochi secondi. In quel momento ho capito che il problema non è il titolo: è il cuore che non vede più.

Siamo arrivati a un punto in cui tutto ciò che non è immediato, semplice, già impacchettato, viene considerato superfluo o addirittura problematico. Se un titolo richiede fede, profondità, formazione o contemplazione, lo scartiamo. Non perché sia sbagliato, ma perché noi non siamo più pronti a portarne il peso. E questo accade paradossalmente dentro una Basilica che proclama Maria come Ausiliatrice, un titolo che da solo mostra la potenza della sua intercessione. Accettiamo questo titolo senza difficoltà, ma quando si parla di “Mediatrice” o “Corredentrice”, improvvisamente si accende la paura.

Deposti i segni, che n'è della 'potestas' che rappresentano 'coram populo' e 'coram mundo'?

Deposti i segni, che n'è della potestas
che rappresentano coram populo e coram mundo?


Colpisce vedere un patriarca ortodosso indossare un mitra in stile diadema papale, quando i Papi di Roma hanno rinunciato da tempo a questo simbolo di autorità. Idem per i paramenti adeguati alla carica e alla circostanza, a fronte della sguarnita semplicità di Leone XIV. 
Storia e ironia si combinano per inviare un messaggio potente al Sommo Pontefice e alla Chiesa postconciliare. Che danno immenso ha fatto Paolo VI con l'eliminazione della Tiara Pontificia [vedi Che n'è del Primato di Pietro? qui - qui], e col Nuovo Rito della Messa modernista e filoprotestante!

Stralcio di seguito alcuni dati significativi dall'articolo di cui al primo link:
La Tiara o Triregno, indossata dai Papi al momento dell'incoronazione fin quando non fu deposta da Paolo VI, reca tre corone a significare le tre potestà: coelestium, terrestrium, et infernorum. Veniva imposta dal proto-diacono, proferendo a voce alta e vibrata le famose parole: Accipe Tiaram tribus coronis ornatam, et scias Te esse Patrem Principum et Regum, Rectorem Orbis, in terra Vicarium Salvatoris N. J. C. cui est honor et gloria in saecula saeculorum (Ricevi la Tiara ornata di tre corone, e sappi che Tu sei Padre dei Principi e dei Re, Reggitore del mondo, Vicario in terra del Salvator Nostro Gesù Cristo, cui è onore e gloria nei secoli dei secoli). Detta alle origini semplicemente Regno, risulta consegnata da Costantino a Papa Silvestro, a significare la signoria della Chiesa alla fine delle persecuzioni cui erano stati fino allora sottoposti i cristiani. La seconda corona fu aggiunta da Bonifacio VIII e la terza da Benedetto XII.

Imparare il latino liturgico, lezione 20

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis, approfittiamo del lavoro di uno dei tanti appassionati studiosi d'oltreoceano Per chi è completamente digiuno di latino e ha interesse a colmare questa lacuna, così diffusa nelle ultime generazioni — e purtroppo anche tra i sacerdoti —, può trovare i rudimenti indispensabili per comprendere il latino ecclesiastico e porre le basi di un maggiore approfondimento in genere favorito dalla frequentazione delle liturgia dei secoli. Un piccolo inconveniente è dato dalla taratura per lettori anglofoni; ma penso agevolmente colmabile dall'efficacia del metodo. Qui l'indice degli articoli dedicati alla Latina Lingua, per le lezioni precedenti.

Imparare il latino liturgico, lezione 20
Rorate caeli...

Clicca qui per un elenco di tutte le lezioni precedenti.

La lezione di questa settimana sarà breve; immagino che molti lettori saranno impegnati a festeggiare il Ringraziamento negli Stati Uniti e potrebbero non avere il tempo o la voglia di dedicarsi a una buona dose di latino.

Tutto ciò che voglio fare oggi è dedicare un po' di tempo all'inno d'Avvento Rorate Caeli. Questo canto è uno dei più poetici e toccanti dell'intero anno liturgico, e ascoltarlo o cantarlo comprendendone le parole è così piacevole e stimolante che, di per sé, fornisce una motivazione piuttosto forte per studiare il latino liturgico. In questa lezione analizzeremo attentamente la prima strofa e vi fornirò anche un documento PDF che include una traduzione letterale riga per riga, parallela al testo latino, dell'intero inno.

domenica 30 novembre 2025

Mons. Viganò QUI LEGIT INTELLIGAT /Omelia nella Prima Domenica di Avvento

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Mons. Carlo Maria Viganò
Qui legit intelligat
Omelia nella Prima Domenica di Avvento

Terra vestra deserta; civitates vestræ succensæ igni:
regionem vestram coram vobis alieni devorant,
et desolabitur sicut in vastitate hostili.

Il vostro paese è desolato, le vostre città consumate dal fuoco,
i vostri campi li divorano gli stranieri, sotto i vostri occhi;
tutto è devastato, come per un sovvertimento di barbari.
Is 1, 7 
Intervenendo all’Assemblea Generale della CEI ad Assisi [1], il card. Matteo Zuppi ha detto che “la Cristianità è finita”, e che questo fatto dev’essere considerato positivamente, come un’occasione, un καιρός. Non vi sfuggirà l’uso del lessico globalista, secondo il quale ogni crisi indotta dal Sistema è anche un’opportunità: la cosiddetta pandemia Covid, la guerra in Ucraina, la transizione ecologica, l’islamizzazione delle nazioni occidentali. Zuppi – uno dei principali esponenti della chiesa sinodale – si guarda bene però dal riconoscere che la distruzione dell’edificio cattolico e la cancellazione della presenza cattolica nella società siano l’effetto logico e necessario dell’azione eversiva del Concilio Vaticano II e dei suoi sviluppi remoti e recenti, ostinatamente imposta dalla Gerarchia stessa. D’altra parte, nel momento in cui viene spodestato Cristo Re e Pontefice sostituendolo con la volontà della base – prima la collegialità, oggi la sinodalità – non poteva che accadere nella Chiesa Cattolica ciò che duecento anni prima era accaduto nella cosa pubblica.

La dichiarazione di Leone XIV e Bartolomeo: la fede di Nicea

Ho appena finito di leggere la Dichiarazione congiunta [ qui] firmata ad Istanbul tra Leone XIV e il Patriarca Bartolomeo, tra il successore di Pietro e il successore di Andrea, quel fratello che condusse Pietro al Signore.
La prima sorpresa – e sconcerto, direi – mi viene dallo scoprire che la "lingua originale" è l'inglese. 
Che fine ha fatto il latino? Ecco il temuto senso del primo paragrafo dell'Art.50 della recente riforma della Curia (che notavo qui). 
E, poi, l'inesorabile riferimento al dialogo e al cercare insieme l'unità con richiamo alla Nostra Aetate [vedi]: il reditus è semplicemente conciliaristicamente scomparso; il che significherebbe che la Catholica non è più la custode della verità. L'enfasi è sull'unità di Nicea, come se nulla fosse poi accaduto e definito a Calcedonia e Costantinopoli... Vi pare strano vederci una sorta di wokismo, di cancellazione della storia (ma soprattutto della Tradizione perenne) per piegare la realtà alla visuale del momento?
Lo dimostrano gli obiettivi prefissati.

Dominica prima Adventus

Ripercorriamo, come ogni Domenica, l'anno Liturgico per trarne, dalla ripetizione i tesori di grazia sempre nuovi. Qui trovate l'Ordinario delle Messe tradizionali e qui il proprio della Santa Messa di oggi. 
Richiamo alcuni precedenti: Tempore Adventus [qui]; L'Avvento è tempo di silenzio... Il Cielo presente sulla terra [qui]; Nell’Avvento viviamo l’innocenza e l’eterna infanzia di Dio [qui]; È di nuovo Avvento [qui].

Dominica prima Adventus
Intróitus
Ps. 24, 1-3 - Ad te levávi ánimam meam: Deus meus, in te confído, non erubéscam: neque irrídeant me inimíci mei: étenim univérsi, qui te exspéctant, non confundéntur. Ps. 24, 4 - Vias tuas, Dómine, demónstra mihi: et sémitas tuas édoce me. Glória Patri… Ps. 24, 1-3 - Ad te levávi ánimam meam:
Introito
Sal. 24, 1-3 - A Te ho innalzato l’ànima mia: Dio mio, in Te confido, che io non abbia ad arrossire, né abbiano a deridermi i miei nemici: poiché quelli che confidano in Te non saranno confusi. Sal. 24, 4 - Mostrami le tue vie, o Signore, e insegnami i tuoi sentieri. Gloria al Padre… Sal. 24, 1-3 - A Te ho innalzato l’ànima mia:…

Questa Domenica, la prima dell’Anno Ecclesiastico, è chiamata, nelle cronache e negli scritti del medioevo, la Domenica Ad te levavi, dalle prime parole dell’Introito, oppure anche la Domenica Aspiciens a longe, dalle prime parole d’uno dei Responsori del Mattutino.

EPISTOLA (Rm 13,11-14). – Fratelli, riflettiamo che è già l’ora di svegliarsi dal sonno; perché la nostra salvezza è più vicina ora di quanto credemmo. La notte è inoltrata e il giorno si avvicina: gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Viviamo onestamente, come di giorno; non nelle crapule e nelle ubriachezze; non nelle mollezze e nell’impudicizia; non nella discordia e nella gelosia; ma rivestiti del Signore Gesù Cristo.

Il Salvatore che aspettiamo è dunque la veste che coprirà la nostra nudità. Ammiriamo in questo la bontà del nostro Dio il quale, ricordandosi che l’uomo si era nascosto dopo il peccato, perché si sentiva nudo, vuole egli stesso servirgli di velo, e coprire tanta miseria con il manto della sua divinità. Siamo dunque preparati al giorno e all’ora in cui egli verrà, e guardiamoci dal lasciarci cogliere dal sonno dell’abitudine e della mollezza. La luce risplenderà presto; facciamo sì che i suoi primi raggi rischiarino la nostra giustizia, o almeno il nostro pentimento. Se il Salvatore viene a coprire i nostri peccati affinché non appaiano più, noi almeno distruggiamo nei nostri cuori ogni affetto a quegli stessi peccati; e non sia mai detto che abbiamo rifiutato la salvezza. Le ultime parole di quest’Epistola caddero sotto gli occhi di sant’Agostino quando egli, spinto da lungo tempo dalla grazia divina a consacrarsi a Dio, volle obbedire alla voce che gli diceva: Tolle, lege; prendi e leggi. Esse decisero la sua conversione; egli risolse d’un tratto di romperla con la vita dei sensi e di rivestirsi di Gesù Cristo. Imitiamo il suo esempio in questo giorno: sospiriamo ardentemente la cara e gloriosa divisa che presto sarà messa sulle nostre spalle dalla misericordia del nostro Padre celeste, e ripetiamo con la Chiesa le commoventi suppliche con le quali non dobbiamo temere di affaticare l’orecchio del nostro Dio.