sabato 28 maggio 2022

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie

Indice degli articoli sulla realtà distopica.
Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. La metafora di Ungaretti – il poeta sulle trincee del Carso che sperimentava la morte ogni momento – si attaglia alla nostra condizione di paura, indifferenza, confusione. Guerra, epidemia, cultura della cancellazione, una relazione con la fine e il male dalla quale è stata sradicata la speranza della trascendenza. Viviamo in un campo minato in cui prevale la freudiana todestrieb, la pulsione di morte e distruzione, espressa attraverso comportamenti come l’aggressività, la coazione a ripetere e l’autodistruzione. Per restare alle citazioni ungarettiane, sorprende che circoli una diffusa allegria di naufraghi che corrono verso l’abisso cantando.

Bisogna tentare di invertire la rotta, seguendo il poeta: “e subito riprende il viaggio/ come / dopo il naufragio/ un superstite/ lupo di mare.”
Non sappiamo se possediamo le virtù dei lupi di mare, ma ci sentiamo superstiti di un naufragio gigantesco. Abbiamo l’impressione che dall’orizzonte svanisca la vita. L’Occidente degli ultimi uomini di Zarathustra, che strizzano l’occhio e credono di avere inventato la felicità, corre verso la fine destituendo ogni principio su cui si è retta la sua civiltà per millenni. Sul trono dei nuovi diritti – assoluti, inderogabili, irrevocabili – l’aborto libero, l’eutanasia, i desideri, la fluidità dei sessi e delle preferenze, la negazione dell’ordine naturale. Natura nemica, derubricata ad ambiente o a biologia perché antecedente all’Homo Deus creatore di se stesso.

Dico la mia sulla “carriera alias” (che fino a ieri non sapevo neanche cosa fosse).

Sono tanti gli elementi che ci sfuggono nei cambiamenti epocali a raffica in una realtà complessa. Indice degli articoli sulla realtà distopica e correlati.

Ricevo sul telefonino la pagina di oggi di un quotidiano locale, tutta dedicata al “problema” della cosiddetta “carriera alias1 che, a quanto apprendo, qualche istituto scolastico della mia regione ha introdotto e altri stanno ipotizzando di introdurre. Con questa improbabile denominazione (vabbé, ormai i nomi alle cose vengono dati sempre più ad mentulam canis), ho inteso che si indichi la possibilità che uno studente o una studentessa a scuola siano registrati non con il nome (e il sesso) anagrafico, ma con un altro di loro scelta.

Nella pagina del giornale che ho letto, sono riportati i pareri di quattro brave presidi della nostra cittadina: una è apertamente favorevole, due cercano di dire il meno possibile, solo una avanza delle riserve. Tutte cercano di essere molto prudenti, e le capisco perché, non essendo ormai più tutelata nel nostro paese la libera manifestazione del pensiero (con tanti saluti all’art. 21 della defunta costituzione repubblicana), bisogna stare attenti a come si parla, soprattutto se si riveste un ruolo pubblico, e possibilmente non parlare affatto.

venerdì 27 maggio 2022

Comincia oggi la Novena in preparazione alla Pentecoste

Comincia oggi la Novena in preparazione alla Pentecoste imposta a tutta la Chiesa da S.S. Leone XIII. Qui i testi per celebrarla
“Avendo Noi, due anni or sono, col breve Provida matris raccomandato ai cattolici per la solennità di Pentecoste alcune particolari preghiere per implorare il compimento della cristiana unità, Ci piace sulla stessa cosa adesso aggiungere qualche cosa di più. Decretiamo dunque e comandiamo che in tutto il mondo cattolico quest’anno e sempre in avvenire si premetta alla Pentecoste la novena in tutte le chiese parrocchiali e anche in altri templi e oratori, a giudizio degli ordinari. Concediamo l’indulgenza di sette anni e sette quarantene per ogni giorno a quelli che assisteranno alla novena e pregheranno secondo la Nostra intenzione, l’indulgenza plenaria poi o in un giorno della novena, o nella festa di Pentecoste o anche fra l’ottava, purché confessati e comunicati preghino secondo la Nostra intenzione. Vogliamo parimenti che di tali benefìci godano anche quelli che, legittimamente impediti, non possono assistere alle dette pubbliche preghiere, anche in quei luoghi nei quali queste a giudizio dell’ordinario non possano farsi comodamente nel tempio, purché in privato facciano la novena e adempiano alle altre opere e condizioni prescritte. E Ci piace aggiungere dal tesoro della chiesa che possano lucrare di nuovo l’una e l’altra indulgenza tutti coloro che in pubblico o in privato rinnovano secondo la propria devozione alcune preghiere allo Spirito Santo ogni giorno durante l’ottava di Pentecoste sino alla festa della santissima Trinità inclusa, purché soddisfino alle altre condizioni sopra ingiunte. Tutte queste indulgenze sono applicabili anche alle anime sante del purgatorio” (Leone XIII, Divinum illud munus, 9 maggio 1897)

Veni Creator

L’idea inquietante di Davos: “ricalibrare” la libertà di pensiero

Se ne accorgono adesso... Dal sito di Nicola Porro. L’intervento choc al World Economic Forum di Davos: un inno alla censura. Indice degli articoli sulla realtà distopica e correlati.

Ha preso il via a Davos, cittadina Svizzera e sede del più grande incontro mondiale riguardante l’economia, dopo anni di stop a causa della pandemia, il World Economic Forum, l’evento più celebre che raduna i politici e gli imprenditori più influenti per discutere su temi economici e di società.

Se da una parte l’evento di Davos è riconosciuto per il suo immenso prestigio, non si può certo affermare che questa edizione sia iniziata con il miglior auspicio: il Commissario per le e-Safety australiano, Julie Inman Grant, si è fatta portavoce, infatti, di un vero inno alla censura e alla rivisitazione dei diritti umani.

1,2 milioni di bambini via da scuola negli Usa. «Genitori stanchi del woke»

Finalmente alcuni segnali si sane reazioni alla degenerazione imperante. Una contro-tendenza di buon auspicio che si spera possa diffondersi anche da noi. Indice articoli sulla realtà distopica e correlati.

1,2 milioni di bambini via da scuola negli Usa.
«Genitori stanchi del woke»

«La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola è indipendente dal controllo dello Stato». Probabilmente queste parole non piacerebbero, oggi, a tanti esponenti del pensiero liberal e progressista; ed è un peccato, perché si tratta di osservazioni non già di qualche intollerante in odore di fascismo, bensì di Antonio Gramsci, uno dei padri nobili del comunismo in Italia. Un autore che, quasi certamente, negli Stati Uniti leggono poco, anche se la sua riflessione circa l’importanza d’una «scuola indipendente dal controllo dello Stato», nei fatti, viene presa particolarmente sul serio. Prova ne sia un fenomeno di cui poco si parla, ma di proporzioni notevoli: i bambini che non vanno più a scuola o, meglio, che i genitori non mandano più alla scuola statale, preferendo altre opzioni formative. Di quanti alunni e studenti stiamo parlando? Di parecchi: oltre 1,2 milioni. 1.268.000 è, per l’esattezza, la stima elaborata dai alcuni ricercatori sul sito web ReturntoLearnTracker.net e recentemente ripresa anche dal New York Times. Ufficialmente, si tratta dei giovani che hanno lasciato le scuole pubbliche dall’inizio della pandemia nel 2020, con le iscrizioni in calo del 2,5% nell’autunno di quell’anno e mai più risollevatosi.

La virata woke di Macron passa per il ministero dell’Educazione

La Francia di Macron non da meno del Draghistan, una volta fallita la campagna di Zemmour [vedi]. Come tutti i tecnocrati al potere oggi, Macron ha chiesto di delegare all'OMS tutta la sovranità e il potere decisionale in materia sanitaria. La governance globale è in atto. E comincerà con la salute per poi continuare con la difesa, la giustizia, etc. Per il resto, cultura e identità nazionali a ramengo, come evidenzia ancora una volta l'articolo ripreso di seguito. Una deriva di non poco conto, una tendenza che, purtroppo, riguarda anche noi, costretti a subìre, umanamente impotenti, almeno finora. Indice articoli sulla realtà distopica e correlati.

Parigi. Venerdì scorso, il segretario generale dell’Eliseo, Alexis Kohler, si è presentato sulla scalinata del palazzo presidenziale per leggere la lista dei ministri scelti dal capo dello Stato francese, Emmanuel Macron, per il nuovo governo guidato da Élisabeth Borne. Un governo all’insegna della continuità, tra conferme, fedelissimi e pochissime novità rilevanti. Tranne una: la nomina dello storico di origini senegalesi e direttore del Musée de l’Histoire de l’immigration di Parigi Pap Ndiaye, adepto dell’ideologia woke, all’Éducation nationale, ossia al ministero dell’Istruzione francese.

«Un insulto alla memoria di Samuel Paty»
«Un ministro dell’Istruzione che odia la Francia, la République e la laicità. Che nei suoi scritti sostiene che in Francia ci sia un razzismo strutturale», ha commentato indignata la scrittrice e militante laica Fatiha Agag-Boudjahlat, non certo una pericolosa reazionaria, definendo la nomina di Ndiaye «un insulto alla memoria di Samuel Paty», il professore di storia e geografia decapitato per aver insegnato ai suoi alunni l’amore per la laïcité [qui - qui] . «È folle mettere un intellettuale che odia a tal punto la République al vertice di un ministero di vitale importanza come l’Istruzione, quello a cui è affidata la formazione del cittadino e la trasmissione dei valori repubblicani», ha aggiunto Agag-Boudjahlat.

Il chiodo fisso progressista. Un forte articolo dell'Arcivescovo Aguer

Nella nostra traduzione da Rorate Caeli un recente articolo dell'arcivescovo Aguer. Da osservare la tendenza dei cosiddetti conservatori del concilio di attribuire l'entità e la gravità della crisi attuale al cosiddetto spirito del concilio e non alle distorsioni disseminate nei suoi documenti. Interessante prendere atto del contenuto per la considerazione che merita nella sua articolazione, così com'è interessante confrontarlo con questo scritto di mons. Gherardini. Trovate altri rimandi a precedenti trattazioni dei vari temi evidenziati nel testo dai link disseminati in corrispondenza dei principali punti specifici.

Cos'è il progressismo? Mi riferisco al progressismo ecclesiastico, che, come il progressismo laico, guarda al futuro come se il mondo e la Chiesa fossero in movimento, sempre in evoluzione verso il meglio.

Potremmo considerare l'evoluzionismo come una sorta di eponimo del progressismo religioso. Ciò costituisce un sistema di idee e atteggiamenti “avanzati”, che si distacca orgogliosamente da ogni adesione alla Tradizione. Il cosiddetto modernismo del primo Novecento è stato descritto e condannato da San Pio X nell'Enciclica Pascendi dominici gregis e nel Decreto Lamentabili sane exitu. Riunì una filosofia kantiana (razionalista), che ripudiava il pensiero aristotelico-tomista; gli studi “positivi” della Sacra Scrittura di origine protestante-liberale; e il desiderio di equiparare la cultura cristiana a quella che regnava in un'Europa plasmata dalle rivoluzioni del XIX secolo, che aveva le sue radici nella Rivoluzione francese del 1789 e nel suo Illuminismo. I modernisti soffrivano di una sorta di disagio, come se fossero estranei o fossero stati esclusi da ciò che proponeva l'età moderna. Inoltre, nel modernismo regnava la confusione tra la dottrina, i suoi contenuti e le modalità di espressione. In questo senso, il progressismo postconciliare lo supera di gran lunga.

giovedì 26 maggio 2022

Un risultato inaspettato del Sinodo sulla sinodalità. Un divario generazionale che segna la tendenza al ritorno alla Tradizione

Le buone notizie sul sinodo mondiale in preparazione nelle diocesi, il sinodo sulla sinodalità, non sono certo numerose. Non è quindi privo di interesse notare questo risultato riportato nella diocesi di Vannes dal sito Riposte catholique, ripreso e commentato dalla FSSPX. Indice degli articoli precedenti sul sinodo e indice di quelli sul massacro della Liturgia, fulcro delle reazioni in controtendenza.

La diocesi di Vannes, nel dipartimento del Morbihan, in Bretagna, ha pubblicato il suo rapporto dopo la chiusura della fase diocesana del Sinodo dei Vescovi. Precisa che c'è un divario generazionale: i giovani vogliono una liturgia migliore e più chiarezza dottrinale; c'è poi una generazione andata persa: le persone tra i 40 ei 60 anni non hanno partecipato a questa fase.

Il rapporto rileva quindi "la forte esistenza di un divario generazionale nella nostra diocesi. Abbiamo individuato un ostacolo nelle risposte alle sintesi preparatorie: le aspettative delle diverse generazioni non sono le stesse".

Ascensione di nostro Signore - "Viri Galilaei"

«Viri Galilæi,
quid admirámini aspiciéntes in cælum?
Quemádmodum vidístis eum
ascendéntem in cælum,
ita véniet, alléluia.
(Act 1,11)
Omnes gentes, pláudite mánibus:
iubiláte Deo in voce exsultatiónis
.
(Ps. 46,2)»

Per i primi cristiani la Festa dell'Ascensione era la più importante (ancor più della Pasqua). Si tratta del momento culminante dell'Azione divino-umana del Signore, che precede e consente l'invio del Suo Spirito che vivifica la Sua Chiesa: la ricollocazione alla destra del Padre dell'umanità redenta, riscattata dalla Sua passione e morte in Croce e rigenerata dalla Risurrezione. Questa solennità ha reso per sempre sacro il giovedì di ogni settimana, giorno già così degno di rispetto per l'istituzione della santa Eucarestia. La Chiesa cattolica colloca la solennità dell'Ascensione quaranta giorni dopo la Pasqua, cioè il giovedì della sesta settimana del Tempo pasquale, ovvero quello successivo alla VI domenica di Pasqua. A seconda della data della Pasqua, la solennità dell'Ascensione può cadere tra il 30 aprile e il 3 giugno. Nel caso tale data non sia purtroppo riconosciuta in un Paese come festività (Italia, Spagna, Portogallo), la Chiesa ne posticipa la celebrazione alla domenica successiva, la settima del Tempo di Pasqua.

Ascensione di nostro Signore

L'ineffabile successione dei misteri dell'Uomo-Dio è sul punto di ricevere l'ultimo complemento. Ma l'allegrezza della terra è salita fino al cielo; le angeliche gerarchie si preparano a ricevere il capo già promesso, mentre i loro principi sono vigili alle porte, pronti ad aprirle, quando risuonerà il segnale del divino Trionfatore. Le sante anime, liberate dal limbo già da quaranta giorni, attendono il felice momento in cui la via del cielo, chiusa per il peccato, si aprirà improvvisamente, ed essi potranno percorrerla al seguito del loro Redentore. L'ora incalza, ed è tempo ormai che il divin Risorto venga a mostrarsi, ed a ricevere l'addio di coloro che l'attendono di minuto in minuto, e che deve lasciare ora in questa valle di lacrime.

Bergoglio, riferendosi agli immigrati statunitensi, dice: "Gli irlandesi hanno portato il whisky, gli italiani hanno portato la mafia"

Leggiamo nella nostra traduzione da Crux l'ennesima tiritera immigrazionista di Bergoglio. 
Il papa è tornato a parlare di migranti e della necessità di integrarli, ma lo fa con accenti non positivi per l’azione italiana e ingenerosi per le migliaia di emigranti italiani che hanno fattivamente contribuito al progresso degli USA col loro lavoro e con la loro ingegnosa creatività. 
Lo ha fatto nel suo discorso a braccio [qui], nell’udienza di ieri, rivolto ad una delegazione del Global Solidarity Fund, costituito da religiosi e imprenditori che a Davos, dove è in corso il World Economic Forum, si confrontano su leadership e inclusione sociale dei più vulnerabili, che in realtà sono diventati gli intoccabili. Hanno affermato di essere in linea con gli obiettivi dell'Agenda 20301 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e a farlo in modo coerente con la missione, i valori e gli insegnamenti sociali della Chiesa cattolica. Belle parole; ma la realtà è un'altra... considerazioni specifiche in nota e più avanti.