venerdì 7 agosto 2020

Perché il Vaticano II non può semplicemente essere dimenticato, ma deve essere ricordato con senso del peccato e pentimento

Dopo il notevole articolo a sostegno delle tesi di Mons. Viganò [qui] Peter Kwasniewski ne pubblica un altro molto interessante su LifeSiteNews (3 agosto).
Nella traduzione, riportata di seguito, ho inserito alcune osservazioni e citazioni - compresi i link a documenti presenti nel blog in tema con gli argomenti espressi - che ritengo utili per approfondire l'importante e provvidenzialmente diffuso dibattito sul Vaticano II, da ricordare, secondo Kwasniewski, come un momento in cui la gerarchia della Chiesa, a vari livelli, si è arresa a una forma più sottile (e quindi più pericolosa) di mondanità.
Proprio perché il dibattito ormai si va esponenzialmente allargando e gli interventi si accavallano, diventa necessario mettere al loro posto tutti i tasselli che configurano il quadro ordinato delle varie posizioni e relative argomentazioni che si vanno affermando. Da tener presente che sui vari punti qui considerati, nel corso degli anni si sono già scritti non solo articoli, ma volumi. Lo sviluppo di queste stesse considerazioni richiederebbe un volume con molti riferimenti incrociati. Ma ora ci limitiamo all'articolo e relativi rimandi più immediati.

Considerazioni di massima
Kwasniewski coglie come un "segno dei tempi" il fatto che
oggi, sul Concilio Vaticano II, si siano accese e moltiplicate le discussioni, la maggior parte delle quali affrontano la valutazione delle possibili anomalie di quell'Assise,  con maggiore realismo rispetto ai decenni passati, quando era d'obbligo celebrare il Concilio come una vera nuova Pentecoste o per lo meno come un momento di rettifica dei problemi lasciati in eredità da quattro secoli di cattolicesimo tridentino. E sottolinea anche il fatto che dobbiamo ringraziare l'arcivescovo Viganò per aver riacceso una discussione, potremmo dire, "meglio tardi che mai".
La prima constatazione è che sfortunatamente molte delle risposte pubblicate in seguito all'intervento di Viganò [qui] sembrano motivate dal desiderio di "salvare la faccia ecclesiale".

Mons. Schneider e mons. Viganò terranno delle discussioni dottrinali con Roma?

Un'affermazione della FSSPX che si inserisce nel recente dibattito sul Vaticano II innescato dagli interventi dell'arcivescovo Carlo Maria Viganò e Mons. Athanasius Schneider [vedi]. Pare evidente che la risposta dipenda da "Roma"...

Nella sua opera "Christus vincit: Christ’s Triumph Over the Darkness of the Age", pubblicato in inglese da Angelico Press e presto pubblicato in francese da Éditions Contretemps, mons. Athanasius Schneider non esita a mettere in discussione il Concilio Vaticano II :
"Ho per molto tempo ritenuto che i testi del Concilio non costituivano un grosso problema. Da un lato, vedevo i testi del Concilio maltrattati dai liberali e, dall'altro, mi sembrava allora che le critiche di mons. Lefebvre fossero esagerate. Per me era impossibile pensare che un concilio o un papa potessero commettere un errore. Implicitamente, ho considerato ogni parola del Concilio e del Papa come infallibile, o almeno senza errori. […] Ora mi rendo conto di aver "spento" la mia ragione; anzi, un simile atteggiamento non è salutare e va contro la Tradizione della Chiesa, come la vediamo tra i Padri, i Dottori e i grandi teologi della Chiesa negli ultimi duemila anni" (P.116-117, ed. inglese)

giovedì 6 agosto 2020

Una coincidenza che ha fatto scalpore.

Ha fatto scalpore una notizia risalente a domenica 2 agosto. È morto improvvisamente ad Hagia Sophia, a causa di un infarto, Osman Aslan, il muezzin che aveva invitato alla preghiera i fedeli musulmani richiamandoli dai minareti dell'ex Basilica cristiana, appena convertita in  moschea [da qui si può risalire a tutti i precedenti], tra le cui mura è risuonata una preghiera musulmana dopo molti decenni. Fonte


Sull’immigrazione i vertici religiosi «non hanno senso di realtà». Parola di Peter Hahne

Le stesse considerazioni valgono per l'Italia che tuttavia registra una situazione esponenzialmente più grave. Infatti in Germania si parla di un ingente numero di persone cui è stato riconosciuto il diritto di asilo; quindi si tratta di veri profughi (in maggioranza siriani colti, in base ad una scelta della stessa Merkel) e non di clandestini come quelli che invadono e affollano l'Italia...
Indice articoli sull'immigrazionismo.

Peter Hahne, teologo evangelico, giornalista, conduttore televisivo e autore di best seller non ha usato mezzi termini nell’attaccare i vertici religiosi tedeschi che, sul tema dell’accoglienza degli immigrati, vedono il mondo con le lenti distorte dell’ideologia, senza tenere in debita considerazione quella che è la realtà dei fatti. «L’ingenuità è la sorella minore della stupidità», ha infatti affermato, secondo quanto riporta Die Tagespost. «Questo è il minimo che si possa dire dopo l’ora di consacrazione della Merkel da parte dei nostri pastori, che è stata davvero un’ora da favola».
Secondo Hahne, il cardinal Reinhard Marx per la Chiesa cattolica e Heinrich Bedford-Strohm, vescovo evangelico luterano, professore di teologia e dal 2014 Presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (EKD) non hanno concezione di quella che sia la realtà, tanto – appunto – da lasciarsi andare a «un canto di lode per la Cancelliere che sta infrangendo i confini. Tutto è andato così bene, quasi la metà dei rifugiati è salariata, ha pane ed è ben integrata».

Deliri del 'pensiero unico'. Anche la Lines si arrende e si adegua all'ideologia Gender.

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Anche la Lines si arrende e si adegua all'ideologia Gender. 
Il mainstream democratico che decide e vuole imporre che maschio e femmina siano "datati tabù e stereotipi" e che ci siano "uomini con le mestruazioni anche non sentendosi donne". Non a caso, con tutti i paurosi problemi che il nostro Paese deve affrontare, porta avanti il ddl Zan [quiqui - qui].
Che dire di un mondo in cui anziché vivere secondo la propria natura, si vuole costruire una società che aliena le persone dalla propria identità costitutiva e le trasforma in pazienti psichiatrici? Non possiamo eludere la deriva nefanda che si prepara.

Contro la famiglia, gender nelle scuole per legge.
Col Pdl Zan il rischio è concreto

Basta consultare l’articolo 6 del ddl, che richiama esplicitamente «una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere». In che cosa consisterà di preciso? E, soprattutto: riguarderà forse anche l’ambito scolastico?

mercoledì 5 agosto 2020

I possibili scenari dietro l’esplosione che ieri ha scosso Beirut

Il martoriato Libano torna a vivere i peggiori incubi della guerra civile e delle crisi sanguinose che hanno segnato i 30 anni passati dalla fine di quel conflitto. Un'esplosione di potenza inimmaginabile - secondo alcuni testimoni udita fino a Cipro, a distanza di 200 chilometri - ha portato la devastazione e seminato il panico in tutta Beirut e nei sobborghi. Almeno 73 morti e 3.700 i feriti, secondo un bilancio ancora provvisorio della deflagrazione, avvenuta nel tardo pomeriggio nel porto e sulle cui cause regna l'incertezza. Il numero delle vittime potrebbe comunque aumentare, a giudicare anche dalle immagini diffuse dai social media e dalle televisioni che mostrano persone rimaste intrappolate sotto le macerie di edifici crollati. La lettura dell'evento dipende dalla posizione delle diverse fonti.
Nostra Signora del Libano1, prega per loro. E per noi.

Due enormi esplosioni hanno scosso ieri pomeriggio Beirut. Ufficialmente, ad esplodere pare essere stata una fabbrica di fuochi d’artificio presso la zona portuale [fonti accreditate parlano di deposito di armi sequestrate -ndr]. La deflagrazione, avvertita in tutta la capitale libanese, ha ucciso circa 50 persone e ne ha ferite migliaia (dato aggiornato alla sera del 4 agosto 2020).
Ovviamente, al di là delle dichiarazioni ufficiali, molti ritengono che questa esplosione non sia affatto casuale. E i diversi scenari che si aprono sono tutti più o meno fondati.
Il primo scenario chiama in causa Israele. Scenario classico, che vedrebbe lo Stato ebraico dietro l’esplosione di questa fabbrica che, teoricamente, avrebbe potuto essere una fabbrica di esplosivi. Ci pare tuttavia l’ipotesi meno probabile, sia pure non potendo escluderla del tutto. L’intelligence israeliana, ma anche quella americana, cercano sempre di ridurre al minimo il numero di morti e feriti. E Israele avrebbe tutto l’interesse a rivendicare pubblicamente di poter colpire una fabbrica di armi di Hezbollah a Beirut. Neanche a dirlo, nelle prossime ore Israele sarà l’accusato principale di coloro a cui piace “vincere facile” piuttosto che approfondire. Ad ogni modo, molto probabilmente, questa ipotesi sarà esclusa da Hezbollah stesso [di fatto non sono mancate le accuse di Hezbollah a Israele e le corrispondenti smentite qui -ndr].

Una storia naturale delle società

Interessante. Ma basterebbe tornare al realismo cristiano che evidentemente scienziati e filosofi continuano a ignorare....

Una storia naturale delle società
M. W. Moffett è un entomologo specializzato in formiche e foreste tropicali. Ma il libro, a dispetto del titolo “Sciame” (Swarm), non parla molto di formiche e neanche di altri animali, parla per lo più di società umane, sebbene a volte faccia incursioni comparative sul modo di “far società” delle altre specie. Il succo della faccenda è in questo trilogo: “gli scimpanzé devono conoscere tutti. Le formiche non devono conoscere nessuno. Gli umani devono solo conoscere qualcuno.”.
Tra le specie che hanno scelto la via sociale dell’adattamento, che non sono la maggioranza, gli scimpanzé ed i bonobo accettano tutti i membri della società in quanto li riconoscono, le formiche propriamente non conoscono nessuno ma si fidano dell’aroma della chimica che condividono venendo tutte dalla stessa madre. Noi saremmo evolutivamente prossimi ai primati i quali però arrivavano a società limitate di dimensione visto che si debbono conoscere tutti e facciamo società anonime come le formiche, sebbene non ci si riconosca dall’odore e non si abbia gli stessi genitori. Questo perché costruiamo gruppi con specifici marcatori d’identità e quindi riconosciamo tutti quelli che mostrano la stessa nostra identità anche se in effetti non li conosciamo personalmente. Questo portato della nostra componente culturale che si somma a quella naturale, ci ha portato a colonizzare il mondo costruendo società massive, altamente articolate ed adattive.
Moffett è uno scienziato atipico. Nel libro macina una quantità rimarchevole di conoscenze di varie discipline, senza farsi troppi scrupoli dei confini disciplinari gelosamente custoditi dall’accademia. Può permetterselo, visto che evidentemente ne sa parecchio ed ha potuto contare su importanti riferimenti di confronto (dal biologo E.O.Wilson all'antropologo I. De Vore) oltre a ben quattro pagine fitte-fitte di nomi a corpo piccolo di studiosi di vari campi con cui ha avuto la fortuna di potersi confrontare. In effetti la sua qualifica generale sarebbe “naturalista”, come era Darwin, non uno specializzato monoculare, ma uno studioso di fatti naturali ed in quanto tali, anche umani.

martedì 4 agosto 2020

Prove di regime: i pieni poteri, la intolleranza dei tolleranti, la ferocia dei “buoni”, il silenzio-assenso di Mattarella

Ci sono gli aspetti eclatanti, costituzionali – anzi, anticostituzionali – di un regime in fieri: i pieni poteri, la reiterazione del terrore emergenziale, gli oppositori spediti a processo, la censura sulle risoluzioni del sinedrio virologico. E poi ci sono le spie, i segnali che passano e vanno ma non sono meno gravi, meno allarmanti: questi propedeutici a quelli. Frutto apparente di sventatezza, di avventurismo ma forse è il contrario, una tortura sottile, autorigenerante, una pressione psicologica continua e metodica. Ci sono i marines spediti a pattugliare la spiaggia a Ventimiglia come fosse la Normandia, soldati in assetto contro pericolosissimi bagnanti; c’è la polizia calata nei sotterranei della metropolitana a intimidire, a multare quelli che negl’inferi surriscaldati non sopportano la mascherina e se la calano; c’è la psicopolizia dei decreti legge “contro l’omofobia”, norme fobiche di per sé, contro ogni dissenso, mascherine per la mente, maschere su maschere; e c’è l’afflusso sbracato, plateale di clandestini più o meno infetti, tutti irridenti, alcuni in assetto turistico con tanto di cani e gatti, e il governo li difende, dice senza mezzi termini che ce ne vogliono ancora di più, sempre di più e chi non è d’accordo è intollerante e deve essere neutralizzato.

Se 'Il Giornale' difende papa Bergoglio gatta ci cova...

Autore: RVC (Romana Vulneratus Curia) Su Stilum Curiae.

Qualcosa si muove. Il “NON NE POSSIAMO PIÙ“ comincia a diffondersi e concretizzarsi.
Su Il Giornale.it di stamattina (2 agosto per chi legge ora -ndr) un articolo del vaticanista Fabio Marchese Ragona (giornalista tutt’altro che ostile a Bergoglio) titola: “La fronda americana contro Bergoglio – I conservatori USA tentano una spallata contro Bergoglio”.
Curioso, mi son detto, perché mai Il Giornale ospita detto articolo in modo difensivo del povero Bergoglio, accusando invece, senza fare il nome, il perfido suo antagonista Carlo Maria Viganò. Che ci sarà sotto?
Scrive Il Giornale.
“Gli ambienti più tradizionalisti a stelle e strisce, fomentati e foraggiati anche dalle multinazionali ostili al Papa «green», ci avevano già provato, erano riusciti addirittura ad accusare pubblicamente Francesco, il Papa che ha giurato tolleranza zero ai preti pedofili, di aver coperto un cardinale molestatore (l’americano McCarrick) chiedendo le dimissioni del Pontefice”.
Mi è venuto da ridere a pensare a come il bravo Marchese Ragona abbia potuto concepire tale considerazione. Ma dico, se c’è mai stato un papa appoggiato dalle Istituzioni Internazionali globali, dalle multinazionali green è Bergoglio. Se c’è un papa che, come dice Viganò, ha mentito a non finire sul caso McCarrick, è lui.
Ma cosa c’è di nuovo che preoccupa così tanto la Santa Sede da fare anticipare una interpretazione così favorevole a Bergoglio?