Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 12 maggio 2026

Martedì delle Rogazioni

C’è stata un’epoca in cui il cristianesimo non era soltanto una religione ma il vero e proprio modus vivendi che regolava la vita del mondo. Tutto si conformava ad esso ogni più piccola azione, ogni modo di fare quotidiano. Se oggi non possiamo viverle in tutte le parrocchie, per le mutazioni che sembrano averle ridimensionate, noi recuperiamo e meditiamo quelle ricchezze che la Tradizione non ha abbandonato e che aiutano a purificare e irrobustire la nostra fede per meglio assimilarla nel vivere quotidiano. Qui precedente con dettagli sulle Rogazioni: processioni propiziatorie sulla buona riuscita delle seminagioni, arricchite di preghiere e atti di penitenza. Hanno la finalità di attirare la benedizione divina sull'acqua, sul lavoro dell'uomo e sui frutti della terra. Si distinguono in "maggiori" nella giornata del 25 aprile e "minori" nei tre giorni che precedono la festa dell'Ascensione nel rito romano (otto giorni nel rito ambrosiano).

A peste, fame, et bello, libera nos Domine!
A flagello terrae motus, libera nos Domine!
Te rogamus. Audi nos Domine
7 Maggio 2024: Martedì delle Rogazioni
  
Ci soffermiamo sulle Rogazioni, in preparazione dell'Ascensione al Cielo del Signore, che si celebra questo giovedì 9 (a Sant'Anna in via Merulana alle ore 16 non mancherà la Santa Messa). 
Per i primi cristiani la Festa dell'Ascensione era la più importante (ancor più della Pasqua). Si tratta del momento culminante dell'Azione divino-umana del Signore, che precede e consente l'invio del Suo Spirito che vivifica la Sua Chiesa: la ricollocazione alla destra del Padre dell'umanità redenta, riscattata dalla Sua passione e morte in Croce e rigenerata dalla Risurrezione.
In questa temperie la Chiesa tutta dovrebbe far risuonare le suppliche di liberazione, nelle quali si chiede al Signore che storni da noi ogni disgrazia umana, diabolica e naturale. 
In altre occasioni abbiamo iniziato le suppliche dal Lunedì delle Rogazioni [qui]. Oggi ci soffermiamo su quelle del martedì iniziando dagli insegnamenti di dom Guéranger. 
Visto che non possiamo più prendere parte alle Processioni delle Rogazioni, possiamo, almeno, recitare le Litanie dei santi in unione con la Chiesa: "si avrà parte nei benefici di una istituzione così santa, e si contribuirà ad ottenere le grazie che la cristianità, in questi tre giorni, sollecita da tutti i luoghi; avremo anche compiuto atto di vero cattolico".  In calce trovate le litanie dei santi  ponte sicuro di congiunzione e intercessione tra terra e cielo  precedute dalle Rogazioni estratte per chi vuole soffermarcisi particolarmente.

Italiane convertite all'Islam, lo Stato non protegge le sue figlie

Un sogno romantico che si trasforma in incubo. Una delle facce delle conseguenze dell'invasione che siamo costretti a subire, purtroppo in un momento di crisi profonda della nostra civiltà ma anche della nostra fede. In tempi normali avremmo dovuto esser noi a convertire loro... Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo.

Italiane convertite all'Islam, lo Stato non protegge le sue figlie.

Sono centomila italiani che si sono convertiti all'Islam negli ultimi anni. Il 55 per cento sono donne.
Cinquantamila italiane hanno abbracciato una fede che strutturalmente subordina la donna all'uomo. Che prescrive l'obbedienza al marito come dovere religioso e che non ha conosciuto alcuna riforma sulla condizione femminile dal Medioevo a oggi.
Non a Kabul. Non a Teheran. In Italia, nel paese che si commuove per Mahsa Amini e sfila per le donne afghane.
La domanda è: chi sono queste donne?
Sono donne fragili, che hanno sposato un uomo sbagliato per le ragioni sbagliate e ora sono intrappolate.
La letteratura scientifica lo conferma con una franchezza che il dibattito pubblico non si permette. I profili delle convertite presentano tratti ricorrenti e documentati: fragilità psicologica strutturale, dovuta a figura paterna assente o priva di autorità, matrimoni precedenti falliti, assenza di occupazione lavorativa.

L'ISPI ha radiografato il fenomeno con precisione chirurgica: la maggioranza delle convertite italiane abbraccia l'Islam in seguito all'innamoramento e al matrimonio con un uomo musulmano. Non una ricerca spirituale. Una dipendenza affettiva che trova nella religione il proprio alibi. Nessuna donna psicologicamente sana rinuncia al proprio nome, si copre dalla testa ai piedi e accetta che sia un uomo a decidere se possa uscire di casa o lavorare. Le convertite non incontrano l'Islam colto delle università del Cairo.

Incontrano l'Islam conservatore dell'immigrato di prima generazione che, lontano dalla propria terra, si aggrappa alle tradizioni più rigide come àncora identitaria. Il musulmano integrato e istruito non chiederebbe mai a una donna italiana di convertirsi.

Ma queste donne non cercano un uomo integrato: se lo volessero, ne avrebbero milioni di italiani a disposizione. Cercano esattamente l'opposto. E lo trovano.
Perché sono così? Perché dietro la conversione c'è quasi sempre la stessa storia: padri che non c'erano, madri che non proteggevano, infanzie in cui nessuno insegnava a queste bambine che valevano qualcosa.
Donne cresciute senza un pavimento sotto i piedi, che da adulte cercano qualcuno - chiunque - che le tenga in piedi. Non una scelta religiosa. Un sintomo.

Una convertita lo ha detto con un candore che vale più di cento studi: "Il Corano è come il Codice della strada. Non ci sono curve e non si può tornare indietro. Mi dice cosa devo dire, come mi devo comportare, a casa mia, coi bambini".
Non è il linguaggio di una donna che ha trovato Dio. È il linguaggio di una donna che ha trovato un padrone che la solleva dal peso insostenibile di decidere da sola.
In una società che ha demolito ogni certezza senza sostituirla con nulla, l'Islam riempie il vuoto: regole che non si discutono, un'identità che non si negozia, un posto nel mondo che qualcun altro ha già deciso per te.
Le studiose che hanno intervistato le convertite - Virginie Riva in Francia, Silvia Layla Olivetti in Italia - raccontano tutte la stessa cosa: queste donne sono state conquistate dai racconti ascoltati sullo stile assertivo dell'Islam, sulla dichiarata devozione verso la donna, sul calore della famiglia allargata musulmana.

Un miraggio. Perché queste donne non vengono da famiglie normali. Vengono da famiglie già rotte, fredde, svuotate. Il salto dal gelo affettivo in cui sono cresciute al tepore avvolgente di una festa di famiglia nordafricana le ha travolte.
Il prezzo è la conformità totale. Ma quando sei sola, la conformità sembra un abbraccio. C'è poi un terzo profilo, il più insidioso. Viktor Frankl - una delle figure più rispettate della psichiatria del Novecento - lo chiamava “Nevrosi Noogena”.
È la nevrosi che nasce dalla mancanza di senso. In una società che ha svuotato le chiese e riempito i centri commerciali, che ha sostituito il sacro con il consumo, alcune donne sviluppano una fame di assoluto che il cattolicesimo post conciliare - ammorbidito, dialogante, aperto al dubbio - non sa più saziare.
L'Islam sì. L'Islam non dialoga: afferma. Non propone: ordina. Non ammette domande. Per chi ha il vuoto dentro, quella certezza granitica è una droga. Non cercano un marito. Cercano un Dio che dica loro chi sono.
Ma il Dio, nella maggior parte dei casi, ha un volto preciso: quello del maschio musulmano. Ed è il dato che nessuno affronta con onestà.

La studiosa Farian Sabahi lo ha documentato senza giri di parole: molte donne si convertono per attirare giovani immigrati dal Marocco o dalla Tunisia, che preferiscono spose musulmane. Spesso uomini più giovani di loro.
In una società dove il maschio occidentale è stato progressivamente decostruito e deriso, il maschio musulmano appare come l'ultimo maschio all'antica: uno che sa cosa vuole, che decide, che non chiede il permesso di esistere.
Che poi la sicurezza sia controllo e la protezione sia sottomissione, lo si scopre dopo. Spesso troppo tardi.
Come finiscono queste storie?

L'ISTAT e l'Associazione matrimonialisti italiani rispondono con un numero che dovrebbe togliere il sonno: il 70-80 per cento di questi matrimoni fallisce. Il 73 per cento si rompe entro tre anni. Per confronto, i matrimoni tra italiani si attestano al 48. Trenta punti di differenza.
Sono normalmente le donne italiane a scegliere un uomo musulmano, solitamente maghrebino, il cui livello socio-culturale è inferiore. La donna crede di scegliere alla pari. Non lo è.
La trappola si chiude in tre atti. Nel primo, la donna perde la rete familiare e amicale - che la considera una squilibrata - e si ritrova dipendente dall'unica rete rimasta, quella del marito.
Nel secondo arrivano i figli, e con i figli le questioni non negoziabili: circoncisione, educazione religiosa, ricongiungimento familiare con la parentela di lui, ruolo della donna ridotto alla dimensione domestica. Nella famiglia mista islamo-cristiana chi cede è sempre lei.
Nel terzo, quando la donna vuole uscire, scopre che la porta è chiusa dall'interno. I paesi musulmani non hanno ratificato la Convenzione dell'Aja del 1980. I figli sottratti dal padre e portati in Nord Africa o in Medio Oriente, dove vige la patria potestà esclusiva, non torneranno.

La madre italiana si ritrova sola, senza figli, senza alcuno strumento giuridico per recuperarli. L'Associazione matrimonialisti italiani la definisce la ferita più grave di queste separazioni. Un eufemismo per descrivere una mutilazione.

Per aprire un conto corrente in Italia servono un documento d'identità, il codice fiscale, la prova di residenza e la firma su ventiquattro pagine di informativa sui rischi. Lo Stato ha normato con puntigliosità.

Invece per un matrimonio con un musulmano - per il quale le statistiche indicano una percentuale di fallimenti disastrosi, che oscilla tra il 70 e l’80% - non esiste neanche un foglietto illustrativo. Non un corso prematrimoniale obbligatorio per coppie miste interreligiose. Non un'informativa sui rischi della sottrazione dei minori. Non un protocollo di screening per intercettare le vulnerabilità patologiche che precedono la conversione.

La Chiesa si affida allo "sguardo benevolo" dell'Amoris Laetitia. Lo Stato non fa neppure quello. Queste donne camminano sottomesse per le strade italiane. A Centocelle, a Cinisello Balsamo, nel centro storico di Bologna. Col velo, i figli per mano, il marito tre passi avanti. Nessuno le vede. Nessuno le conta. Nessuno chiede loro se stanno bene.

In Veneto i centri antiviolenza della Regione segnalano una quota crescente di donne compagne di uomini di cultura islamica. Ma quelle sono le donne che chiedono aiuto. Le convertite non lo chiedono, perché hanno già perso ogni rete. Sono il sommerso che nessuno quantifica perché nessuno lo cerca. L'Italia piange le spose bambine di Kabul e sfila con le bandiere viola per le donne iraniane. Poi ignora le sue figlie di Torre del Greco, di Inzago, di Treviglio, di Torpignattara.

Quelle che un giorno si chiamavano Maria Giulia e il giorno dopo si chiamano Fatima. Con una differenza che brucia: le donne di Kabul non hanno mai avuto scelta. Queste credevano di averla. E nessuno ha avuto il coraggio di dir loro che si sbagliavano.
Roberto Riccardi

La crescita della FSSP esplode in tutta l'America, con le giovani famiglie che abbracciano la tradizione

Nella nostra traduzione da The Remnant Mentre molte diocesi affrontano il calo della presenza e l'invecchiamento di congregazioni, la FSSP continua ad espandersi in tutti gli Stati Uniti e oltre. Giovani famiglie, parrocchie in espansione, banchi straripanti e vocazioni crescenti stanno alimentando una drammatica rinascita del cattolicesimo tradizionale nonostante anni di restrizioni vaticane sulla messa latina. Precedenti qui - qui. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone

La crescita della FSSP esplode in tutta l'America
mentre le giovani famiglie abbracciano la tradizione

La Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP) continua ad aumentare il numero dei suoi membri e ad espandere sia i propri apostolati sia il servizio nelle diocesi come quella di Arlington, in Virginia, nonostante le restrizioni imposte dal precedente pontificato e dal Cardinale Roche, che hanno eliminato le Messe e i sacramenti tradizionali in latino a livello diocesano.

Dal 1988, la FSSP è cresciuta fino a contare 579 membri, tra cui 387 sacerdoti e 192 seminaristi e diaconi. La FSSP serve i cattolici in 151 diocesi e 251 sedi in tutto il mondo, comprese 48 parrocchie personali.

lunedì 11 maggio 2026

Lunedì delle Rogazioni

C’è stata un’epoca in cui il cristianesimo non era soltanto una religione ma il vero e proprio modus vivendi che regolava la vita del mondo. Tutto si conformava ad esso ogni più piccola azione, ogni modo di fare quotidiano. Se oggi non possiamo viverle in tutte le parrocchie, per le mutazioni che sembrano averle ridimensionate, noi recuperiamo e meditiamo quelle ricchezze che la Tradizione non ha abbandonato e che aiutano a purificare e irrobustire la nostra fede per meglio assimilarla nel vivere quotidiano. In fondo trovate le Rogazioni estratte dalle Litanie dei Santi e, per completezza,  le Litanie.

A peste, fame, et bello, libera nos Domine!
A flagello terrae motus, libera nos Domine!
Te rogamus. Audi nos Domine
Le Rogazioni e il Tempo Pasquale.
Oggi comincia una serie di tre giorni consacrati alla penitenza. Questa coincidenza inaspettata sembra, a prima vista, una specie di anomalia nel Tempo pasquale; tuttavia, quando vi si riflette, si giunge a riconoscere che l'istituzione ha un nesso intimo con i giorni in cui siamo. È vero che il Salvatore, prima della Passione, diceva che non si può far digiunare gli amici dello sposo mentre lo sposo è con loro (Lc 5,34); ma queste ultime ore che precedono la sua dipartita per il cielo, non hanno forse qualcosa di melanconico? e, ieri stesso, non ci sentivamo portati naturalmente a pensare alla tristezza, rassegnata e contenuta, che opprime il cuore della divina Madre e quello dei discepoli, alla vigilia di perdere colui la cui presenza era per essi la pregustazione delle gioie celesti?

Il gruppo di studio 9 è già obsoleto?

Sul tema abbiamo pubblicato una riflessione qui e l'intervento di Mons. Strickland qui. Di seguito, nella nostra traduzione da Substack.com uno stralcio del pensiero di Mark Lambert: "Il rapporto del Sinodo sull'omosessualità reca tutti i segni distintivi dell'era tardo-francescana. I primi segnali di Papa Leone suggeriscono un tipo di discernimento ben diverso". Staremo a vedere...

Il gruppo di studio 9 è già obsoleto?

Ci sono momenti nella vita della Chiesa in cui i documenti ci rivelano molto più di quanto i loro autori intendano. La relazione finale del Gruppo di Studio 9 sulle "questioni dottrinali, pastorali ed etiche controverse" è uno di questi testi. A una prima lettura, appare provvisoria, procedurale e inconcludente. A una lettura attenta, rivela un intero metodo teologico, un istinto ecclesiale e forse persino l'atmosfera morente di un particolare pontificato. Ciò a cui potremmo assistere non è il futuro della Chiesa sotto Papa Leone XIV, ma l'ultimo grande respiro della macchina sinodale di Francesco prima che un nuovo clima si impossessi di Roma.

Stresa: la perla del Lago Maggiore e il desiderio di contemplazione

Nella nostra traduzione da Italia perennis. L'autore parte dalla considerazione che per molti creativi, l'Italia non è stata solo un luogo da visitare, ma una vera e propria fonte di ispirazione. Continua la serie che presenta i frutti dei loro viaggi e delle loro creazioni indimenticabili. Trovo bello e degno di rilievo questo amore per l'Italia, così offuscato qui da noi. Precedenti qui - qui - qui - qui - qui - qui.

Stresa: la perla del Lago Maggiore e il desiderio di contemplazione 
Una risposta significativa alla domanda "Perché l'Italia?"

Attraversata e immancabilmente ammirata da un flusso infinito di visitatori, la piccola città delle Isole Borromee incanta grazie alla pittoresca combinazione del suo clima mite e della vegetazione lussureggiante – così tipica delle isole mediterranee – e delle pendici delle Alpi, le cui cime innevate si possono ammirare fino ad aprile e, dove l'altitudine è maggiore, persino fino a maggio. Nata e cresciuta in una città sul Danubio, sono sempre stata attratta dalla contemplazione degli infiniti flussi d'acqua. Guardando uno specchio d'acqua che scorre, come il Danubio, l'Hudson o l'Adige, si sente inevitabilmente il bisogno di meditare sul flusso delle nostre vite fugaci: un fiume in cui non ci si bagna mai due volte nello stesso modo.

Prudenza e consacrazioni

Nella nostra traduzione da Crisis Magazine. La questione se la Fraternità Sacerdotale San Pio X debba o meno consacrare nuovi vescovi è una questione di prudenza, poiché sono in gioco interessi contrastanti.

Prudenza e consacrazioni

Il termine "prudente" viene usato spesso e in modo improprio. Recentemente, un amico mi ha posto una domanda sulla prudenza a proposito delle prossime consacrazioni della Fraternità San Pio X, e non era la prima volta che mi veniva fatta. Naturalmente, molte persone simpatizzano con la Fraternità San Pio X, in misura diversa. Tuttavia, la consacrazione di vescovi senza l'approvazione papale è qualcosa che turba molte coscienze, per ovvie ragioni.

Comprendo che persone di buona volontà abbiano opinioni diverse su questo argomento, e ciò è del tutto comprensibile, dato il periodo profondamente confuso in cui viviamo. Quando le questioni sono realmente oggetto di dibattito, uomini di buona volontà possono giungere a conclusioni diverse basandosi sugli stessi fatti, a seconda di come li valutano e li interpretano. In questo articolo, sosterrò che le prossime consacrazioni sono, di fatto, prudenti. Affronterò anche l'eredità delle consacrazioni dell'arcivescovo Lefebvre alla luce degli eventi recenti. Ma prima, dobbiamo stabilire cosa sia effettivamente la prudenza e cosa non lo sia.

domenica 10 maggio 2026

Essere madre… Il senso di una festa

Essere madre… credo di averne compreso davvero il significato soltanto quando lo sono diventata io stessa. Prima di allora, sì, noi donne portiamo già dentro qualcosa di materno, quasi come un seme silenzioso custodito nel cuore… ma la maternità si comprende davvero quando la si vive ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo della propria vita. Quando il proprio cuore inizia a battere anche fuori dal proprio corpo.

Essere madre non è facile. Anzi, credo sia una delle vocazioni più grandi, più profonde e più sacre che esistano. È la vocazione dalla quale nascono tutte le altre. Prima di esserci un sacerdote, una religiosa, un medico, un insegnante, un santo… c’è stata una madre che ha custodito una vita, che ha sofferto per quella vita, che ha pregato per quella vita. Nel silenzio di una maternità si formano le anime che un giorno cammineranno nel mondo. Eppure, quanto spesso questa vocazione viene dimenticata, sminuita o data per scontata.

Vescovo Strickland: il rapporto del Sinodo sull'omosessualità è un "attacco diretto" all'insegnamento cattolico.

Nella nostra traduzione da Pillars of Faith. Quando le verità morali fondamentali riguardanti il matrimonio, la sessualità, il peccato, il pentimento e la salvezza vengono trattate come questioni aperte, la crisi non è più teorica; è presente e attiva. Del Rapporto di cui si tratta abbiamo parlato qui. Qui l'indice dei precedenti interventi del vescovo.

Vescovo Strickland: il rapporto del Sinodo sull'omosessualità
è un "attacco diretto" all'insegnamento cattolico.

Il recente rapporto pubblicato dal Gruppo di Studio 9 del Sinodo sulla Sinodalità è profondamente allarmante e si pone in diretta contraddizione con il costante insegnamento della Chiesa Cattolica in materia di sessualità umana, peccato, matrimonio e legge morale.

La Chiesa non può cambiare ciò che Dio stesso ha rivelato.

La Sacra Scrittura parla chiaramente riguardo al peccato di sodomia e agli atti omosessuali. San Paolo scrive in Romani 1 che tali atti sono «contro natura», e il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna chiaramente che gli atti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale» (CCC 2357). Questo insegnamento non deriva da pregiudizi, politica o consuetudine culturale, ma dalla Divina Rivelazione, dalla Sacra Tradizione e dal magistero perenne della Chiesa.

Quinta Domenica dopo Pasqua ("Vocem iucunditátis")

Ripercorrendo l'anno liturgico con queste meditazioni domenicali cogliamo l'occasione chi per approfondire chi per apprendere i tesori della nostra Fede. Qui trovate l'Ordinario, qui il proprio della Santa Messa

Quinta Domenica dopo Pasqua


"Sputò per terra,
fece del fango con la saliva,
spalmò il fango sugli occhi del cieco"
(Giovanni 9,6)

La quinta domenica dopo Pasqua nella Chiesa Greca è chiamata domenica del cieco nato, perché vi si legge il racconto del Vangelo in cui è riportata la guarigione di quel cieco. La chiamano pure domenica dell'Episozomene, che è uno dei nomi con cui i Greci designano il mistero dell'Ascensione, la cui solennità, da loro come da noi, interrompe il corso di questa settimana liturgica.

Intróitus
Is. 48, 20 - Vocem iucunditátis annuntiáte, et audiátur, allelúia: annuntiáte usque ad extrémum terrae: liberávit Dóminus pópulum suum, allelúia, allelúia. Ps. 65, 1-2 - Iubiláte Deo, omnis terra, psalmum dícite nómini eius: date glóriam laudi eius. Glória Patri… Is. 48, 20 - Vocem iucunditátis annuntiáte…

Orátio
Deus, a quo bona cuncta procédunt, largíre supplícibus tuis: ut cogitémus, te inspiránte, quæ recta sunt; et, te gubernánte, éadem faciámus.
Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum
. R. Amen.
Introito
Isaia 48, 20 - Annunciate la gioiosa notizia, che sia ascoltata, allelúia: annunciatela fino all’estremo della terra: il Signore ha liberato il suo pòpolo, allelúia, allelúia. Sal. 65, 1-2 - Acclama a Dio, o terra tutta, canta un inno al suo nome: dà a Lui lode di gloria. Gloria al Padre… Isaia 48, 20 - Annunciate la gioiosa notizia…

Colletta
O Dio, da cui procede ogni bene, concedi a noi súpplici di pensare, per tua ispirazione, le cose che son giuste; e, sotto la tua direzione, di compierle.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
R. Amen.