sabato 21 agosto 2021

Ite ad Ioseph - Don Elia. Solenne novena a San Giuseppe (dal 23 al 31 agosto 2021)

Sancti per fidem vicerunt regna (cf. Eb 11, 33). 
In situazioni di emergenza è facile lasciarsi prendere dalla ricerca frenetica di soluzioni immediate. Anche in un buon cristiano, istintivamente, si mette in moto il mulinello dei pensieri e scatta l’ansia dell’incerto futuro. Non nego di certo che la prospettiva di esser sospeso dal lavoro, soprattutto per chi ha famiglia, sia particolarmente preoccupante, come pure quella, per uno studente, di non poter più aver accesso ai corsi. Vorrei tuttavia richiamare il fatto che, per chi ha una fede viva, il primo e più spontaneo riflesso, di fronte a una difficoltà inaspettata e apparentemente insormontabile, è quello di rivolgersi al Cielo. Il credente sa che ogni evento della storia umana, piccolo o grande, è disposto o permesso da Dio per il suo maggior bene; alla luce di questa consapevolezza, la priorità assoluta è chiedere luce dall’alto sul modo giusto di affrontare il problema contando sul Suo aiuto.
Chi scrive, in passato, ha sperimentato la temporanea perdita dell’incarico e del relativo sostentamento, ma anche la mirabile sollecitudine della Provvidenza, che grazie alla generosità di tanti fratelli gli ha assicurato il necessario in tutto: «Il Signore è il mio pastore; nulla mi mancherà» (Sal 22, 1). Nella prova siamo spinti a perfezionare la fede e la speranza esercitandole in modo concreto; di conseguenza anche la carità si rafforza, sia perché il cuore si purifica dagli attaccamenti, sia perché un abbandono più pieno richiede un amore più intenso. Già il solo accrescimento delle virtù teologali è una grazia notevole, ma le avversità ben sopportate ci rendono pure più generosi col prossimo; nel rapporto con noi stessi, poi, esse ci fortificano interiormente e ci liberano da inutili fardelli, come le vane preoccupazioni e le esigenze superflue che insensibilmente ci soffocano il cuore.

Il nostro Maestro desidera altresì prepararci all’eventualità della persecuzione, che per i cristiani non è certo un fatto eccezionale. Vari decenni di accomodamento con il nemico – è vero – ci hanno illuso di poter scendere a patti su tutto. La cosiddetta apertura al mondo ha assuefatto gran parte dei cattolici a una tranquilla acquiescenza alle massime della cultura dominante e sottomissione alle regole dettate dal regime anticristico, che continua ad esser da loro idolatrato anche dopo aver deposto la sua maschera ammiccante e mostrato il suo volto mostruoso. I moderni credenti, con molti gerarchi alla loro testa, si fanno merito e vanto di trasgredire gravemente la legge divina per obbedire a uomini corrotti e depravati; se provate a far loro notare l’incoerenza, diventano violenti. La peculiarità della nuova persecuzione, perciò, è che proviene non solo dall’esterno della Chiesa, ma anche dall’interno; i suoi agenti si arruolano perfino fra quanti, fino a ieri, ci erano amici o sodali.

«Sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine, costui sarà salvato» (Mc 13, 13). «Sarete traditi anche dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici […]. Con la vostra pazienza acquisterete le vostre anime» (Lc 21, 16.19). Il cristiano non è sospinto da un rassegnato fatalismo né da uno spirito di eroismo vittimistico, ma da un indomito amore per Gesù, fuoco che gli brucia il cuore e ne irradia la gioia di soffrire per Lui. Chi non si sente pronto Gli chieda di accenderlo e farlo divampare, senza far calcoli sulle proprie forze, bensì esprimendo una fiducia incondizionata nella Sua potenza. Il Martirologio ricorda parecchi casi di fedeli inizialmente pavidi di fronte al pericolo, che poi si trasformarono repentinamente in intrepidi testimoni della fede. Il nostro Diletto ci accorderà immancabilmente tutte le grazie di cui avremo bisogno a seconda delle circostanze, sia sul piano materiale che su quello spirituale; non è certo a corto di mezzi.

Non è proibito, naturalmente, implorarlo perché intervenga in nostro soccorso, proprio perché il vero credente, lungi dall’essere un fatalista o un vittimista, sa che la sua preghiera è una forza attiva che, prevista nel piano divino fin dall’eternità, può modificare la storia. Tuttavia, perché le nostre suppliche siano efficaci, fino a risultare irresistibili sul cuore di Dio, è indispensabile che sgorghino da un cuore completamente puro, esente, in particolare, da quella rabbia e quell’angoscia che sono due facce della stessa medaglia, la ribellione orgogliosa di chi vorrebbe dirigere persino i decreti della Provvidenza. La bocca che presume di poter essere ascoltata dagli orecchi di Dio, inoltre, deve astenersi da tutto ciò che li offende: critiche, offese, volgarità, maldicenze… È molto allettante, nelle odierne circostanze, lasciarsi andare a sfoghi scomposti nelle reti sociali, approvandosi gli uni gli altri in una frustrante ricerca di facili consensi; il fatto è che ciò inaridisce terribilmente l’anima, la allontana da Dio e la priva di innumerevoli grazie, peggiorandone ancor più la situazione.

Non è certo senza motivo che proprio in questa stagione storica così inquietante il Signore stia sempre più svelando il formidabile ruolo svolto, nella società e nella Chiesa, da Colui che Gli fece da padre sulla terra. Come capo della Santa Famiglia, san Giuseppe continua ad esercitare l’autorità ricevuta dal Cielo a beneficio dell’immensa famiglia di Dio. Prima ancora di invocare la Sua intercessione a nostro favore, però, dobbiamo prendere la ferma risoluzione di imitarne le qualità interiori, le virtù eminenti, i comportamenti pratici. La Sua funzione di protettore e patrono si esplica anzitutto nella paziente opera di educatore che svolge nei confronti delle membra del Corpo Mistico, così come vi assolse verso l’umanità del Capo. Per essere certo che un pensiero, una parola o un’azione siano graditi a Gesù e a Maria, domandati se sarebbero ammessi da Lui, se fosse tuo padre; il Suo sguardo dolce e severo ti darà un’infallibile risposta.

Mantenendo la calma e confidando nella Sua intercessione, puoi anche tentare, se davvero è utile e necessario, qualche procedura umana mirante ad assicurare il rispetto dei tuoi diritti: una diffida da parte di un avvocato, di solito, basta a mettere in riga i prevaricatori; se non è sufficiente, ci si può collegare in un ricorso collettivo oppure appellare alle istanze superiori di giudizio, a livello nazionale o europeo. Anche ai cristiani più ferventi è lecito avvalersi delle risorse offerte dal sistema giuridico, purché lo facciano mettendo al primo posto la fiducia nella Provvidenza e si aspettino il buon esito dal volere di Dio, completamente abbandonati al Suo beneplacito. Col cuore sgombro dall’aggressività e dal risentimento, essi si adoperano a superare le avversità contando sugli effetti della grazia, che si innesta sul loro agire e lo eleva al piano soprannaturale, ma può pure risolvere il problema in modalità impensabili, con interventi del tutto inaspettati.

Molto spesso, prima di arrivare a situazioni conflittuali, puoi sciogliere un nodo interpellando la coscienza di chi hai di fronte e facendo leva sulla sua umanità in modo tranquillo e pacato. Ciò che quasi sempre complica enormemente una controversia è l’atteggiamento polemico e irruente con cui ci si illude di intimidire la controparte e se ne stimola invece il bellicoso orgoglio. La fermezza è senz’altro vincente, ma in virtù non tanto della veemenza, quanto della serena determinazione dovuta alla certezza del proprio buon diritto. Il dominio di sé non è certo indice di remissività, bensì di forza interiore; l’impetuosità, viceversa, tradisce spesso l’insicurezza di chi si sente inadeguato di fronte alle sfide della vita. Impariamo allora da san Giuseppe a praticare queste virtù, così preziose nelle attuali circostanze, e mettiamoci umilmente alla Sua scuola.

Sia per essere da Lui educati in questo senso, sia per impetrare il Suo intervento a nostro favore, è quanto mai urgente pregarlo con insistenza. A tal fine trovo molto opportuna un’iniziativa alla quale raccomando di aderire. Si tratta di una solenne novena da recitare immediatamente prima dell’avvio dell’anno sociale, dal 23 al 31 agosto. Per renderla ancora più efficace, sarebbe importante consacrarsi al santo Patriarca prima di cominciarla. Sollecitato dal maggior numero di devoti, Egli non mancherà certamente di rispondere né sul piano materiale né su quello spirituale, purché ci sforziamo di far assomigliare il nostro al Suo cuore castissimo, mite e paziente. In questo modo anche le parole che, attraverso di Lui e Maria, rivolgeremo al Figlio divino saliranno al Suo trono dritte come frecce per l’innocenza e la purezza degli animi da cui sgorgheranno.

Solenne novena a San Giuseppe
(dal 23 al 31 agosto 2021)

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie a don Elia

A lode e gloria di Dio,per la gioia di Don Elìa,per la gioia di tutti noi! ha detto...

Segni del futuro: primo ministro accende una croce su Budapest (video)
Una bella croce splendente formata da droni ha illuminato il cielo di Budapest sul danubio il 20 agosto, per la festa di Santo Stefano, il primo Re d'Ungheria (+1038).

Il cardinale di Budapest Péter Erdo ha celebrato la Santa Messa per celebrare la festa, davanti alla sua cattedrale. La cerimonia è stata seguita da una bella processione con le reliquie di Stefano (immagini).

La festa di Santo Stefano è anche considerata la Giornata della Fondazione dell'Ungheria e la Giornata della Costituzione. I fuochi artificiali a Budapest sono una tradizione vecchia di quasi 200 anni, interrotta solo in tempo di rivoluzione o di guerra.

Il preambolo della Costituzione Ungherese recita: "Siamo fieri che il nostro re Santo Stefano abbia costituito lo stato ungherese su basi solide, facendo rientrare il nostro paese nell'Europa Cristiana mille anni fa."

Orbán è odiato dall'oligarchia mediatica perché difende la religione, la cultura e gli interessi dei magiari semplici, contro le oligarchie.
https://gloria.tv/post/oiv7uRRAiM6P2irspD3RX6f1k

A lode e gloria di Dio (Replica) ha detto...

Lætare, Mater | Hispania tua est | Asturias | España 2021
https://www.youtube.com/watch?v=Ke2O4UbqCQ0&list=UUwKn1c5lAVFQbQhjxzSONcg

Voi siete/siate la luce del mondo

Anonimo ha detto...

L'ultima di Cionci
https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/28377333/papa-ratzinger-mistero-errore-traduzione-dimissioni-parola-latina-cambia-tutto.html

Il falso ecumenismo ha detto...

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2021-08/papa-francesco-sinodo-chiese-valdesi-metodiste-unita-messaggio.html

A lode e gloria di Dio una molto fruttuosa solennita'. ha detto...

S. Cuore Immacolato della B.M.V.
22 agosto - Sacro Cuore Immacolato della Beata Maria Vergine

tralcio ha detto...

A San Giuseppe durante la novena chiederemo di poter rimanere accanto a Maria Regina e a Cristo Re con l'umiltà di chi seppe essere il capo-famiglia di due persone così!
Re e Regina tra ori e servitori? No: da redentore piagato in croce e da corredentrice.
Perciò, vangelo odierno, il linguaggio con cui la verità si comunica, può essere duro da ascoltare, anche per chi si dice discepolo di Gesù, ma poi ne resta scandalizzato.
San Giuseppe non seguì le sue illusioni o i suoi gusti, abbandonandosi alla volontà di Dio.
Perciò questo santo è prezioso per chi vuol restare presso Gesù e Maria senza scandalo.
Serve il suo cuore puro per non lasciarsi ottenebrare da visioni troppo mondane del reale.
San Giuseppe anche come uomo silenzioso, che restò lì trent'anni e sembra non dire nulla.
Con Gesù e con la Vergine Maria, in comunione spirituale e di vita con loro, in silenzio.
Non ha mercanteggiato ragioni, nemmeno con Gesù dodicenne. E' uscito di scena quando Dio l'ha voluto, ma certamente non si sarebbe mai sentito dire: "volete andarvene anche voi?".
Gli fu risparmiata la prova richiesta a Maria, di corredimere, stando presso la croce.
Ma non gli fu evitato di vedersi delineare una prospettiva già nella logica della croce.
C'è un'analogia tra la porta stretta, la corredenzione, la croce e la comunione.
C'è infatti una sovrapposizione tra il sacrificio crocifisso di Cristo e l'Eucaristia.
Quindi la comunione con Gesù (e Maria), nel segno della croce, è un vivere eucaristico.
La Santa Messa è il cuore di questa presenza, di questa confidenza e di questa sapienza.
San Giuseppe è stato in silenzio, ma non ha smesso di restare tutto intero lì, davanti.
Chiediamogli questa innamorata devozione e la fedele obbedienza al compito ricevuto da Dio.
Essere minacciati (da Erode o da un virus, dai comandi di Roma o dal mormorare della gente) non sono mai un motivo sufficiente per abbassare di livello lo stare con Gesù e con Maria.
Questa parola è dura, dice il vangelo oggi: serve la decisione di San Giuseppe per star lì.
Come ci è rimasto lui: umilmente, in silenzio, adorando, inginocchiati e fedeli.
Senza vantar diritti o credendosi più di ciò che Dio ha affidato al santo: Gesù e Maria.
Ci aiuti San Giuseppe a stare con il Re e la Regina da sposo e padre per grazia di Dio.
Non per come ragiona il mondo, preoccupati di convincere il mondo, sapienti con il mondo.
No: secondo le parole che gli angeli comunicano ai cuori umili come quello di San Giuseppe.
Così che anche la parola dura, anticamera della via della croce, non ci faccia de-viare.

Catholicus originario ha detto...

Ave Maria, sine labe originali concepta. Lodato sempre sia / il Cuore Immacolato di Maria, Madre di NSGC e, per grazia Sua, anche Madre nostra.

Ave Maria! ha detto...

Quando sto in casa ,alle ore 12:00 amo pregare il S.Rosario in diretta, offerto dalle suore della Radio Buon Consiglio. Oggi al quarto Mistero Gaudioso una signora intervenuta per recitare una decina di Ave Maria ha invitato a pregare la Novena a S.Giuseppe proposta da Don Elìa.

Anonimo ha detto...

Il nome Giuseppe deriva dal verbo ebraico che significa accrescere o aumentare. Nel nome è presente un’intenzione di Dio: far aumentare, perché ad aggiungere è Dio stesso! Sicuramente è tutto un programma, già evidenziatosi nella figura del figlio di Giacobbe divenuto plenipotenziario del Faraone.
La Chiesa cattolica ha avuto abbastanza di recente il papa più devoto a San Giuseppe: fu Leone XIII, che lo nominò patrono della Chiesa e costellò il suo pontificato di omaggi e invocazioni al padre putativo di Gesù.
Giuseppe è innanzitutto capo e custode della Sacra Famiglia. Ma è anche colui che aggancia legalmente e giuridicamente la genealogia del Verbo alla tribù di Davide. San Giuseppe nasce a Betlemme e il ritorno a Betlemme, per ordine dei Romani, concretizza la profezia di Michea. Se per la natura in Gesù non scorre l’eredità di un sangue “legale”, in lui c’è quello della stirpe regale preconizzata dalle Scritture per il Messia.
Se San Giuseppe non contribuì biologicamente a generare Nostro Signore, certamente non mancarono il ministero del ruolo paterno e il grande affetto di un padre: San Giuseppe è perciò ricordato come padre per come onorò l’essere degno del ruolo ricevuto, accresciuto in lui da Dio.
Giovanni Paolo II riconobbe San Giuseppe come sostenitore della vita nascente, per la custodia garantita a Gesù minacciato da Erode. Ma da padre San Giuseppe insegna a Gesù la dignità del lavoro. Anche per questo San Giuseppe (Josè) Escrivà de Balaguer, santo della santificazione del lavoro, gli fu grande devoto.
Una mistica ricorda che, trentenne, San Giuseppe fu convocato a Gerusalemme per prendere moglie. Il vangelo spiega che cosa accadrà. Fu un angelo in sogno a dire all’uomo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1,20). Giuseppe fece come l’angelo gli aveva ordinato. Secondo un’altra mistica San Giuseppe aveva circa diciotto anni quando nacque Maria. E’ quindi appropriato non considerare affatto vecchio San Giuseppe, che morì attorno ai sessanta-sessantatre anni di età, prima che Gesù iniziasse la vita pubblica.

Signore, Tu mi hai redento nelle Tue mani affido il mio spirito. ha detto...

Carissimo Padre, quel che dico e'una battuta per un sorriso amaro:
Speriamo di trovare una grotta,(magari una ex fungaia ad esempio a Roma ce ne sono molte)in cui in caso di emergenza potersi riunire per ricevere i Sacramenti della Confessione e della Eucarestia e della Estrema unzione per tempo(generalmente l'11 Febbraio).

Da approfondire. ha detto...

Roma : La Farmacia di Piazza Sempione ha i Test salivari , il costo e' di nove euro,ma hanno detto che per il momento non hanno valore legale perche'la regione Lazio non si e' espressa in tal senso.In pratica quindi e' da usare in casa per se' stessi.
Questo e' il risultato ( dico io) di un territorio tutto sommato piccolo come l'Italia frammentato quanto piu' e' possibile con il risultato che cio' che e' possibile in una regione e' precluso in un'altra. In tal senso ricordo la vergogna(in tutti i sensi) dei trapianti d'organo:nel Lazio il trapianto del cuore era rimborsato,nella piccola povera Basilicata invece no!