Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 31 gennaio 2026

Febbraio 2026/ Calendario Sante Messe usus antiquior a Pavia

Carissimi,
il mese di febbraio è caratterizzato principalmente dall'inizio della Quaresima, tempo santo di conversione e di penitenza; la Chiesa ci introduce gradualmente al clima quaresimale nelle tre domeniche precedenti con una progressiva austerità nei testi e negli aspetti esteriori della liturgia. Così potremo vivere pienamente la gioia della Risurrezione nella Pasqua del Signore.
Ecco il programma delle celebrazioni:
  • Domenica 1 febbraio, Settuagesima: Santa Messa ore 10,00
  • Lunedì 2 febbraio, Purificazione della Beata Vergine Maria: Santa Messa ore 17,45.
  • Venerdì 6 febbraio, primo del mese: Santa Messa ore 18,15.
  • Domenica 8 febbraio, Sessagesima: Santa Messa ore 10,00. Al termine: benedizione della gola in onore di san Biagio.
  • Mercoledì 11 febbraio, Apparizione della Beata Vergine Maria: Santo Rosario ore 17,45, Santa Messa ore 18,15
  • Domenica 15 febbraio, Quinquagesima: Santa Messa ore 10,00
  • Mercoledì 18 febbraio, inizio della Quaresima: Santa Messa con il rito dell'imposizione delle ceneri ore 17,45
  • Domenica 22 febbraio, Prima di Quaresima: ore 10,00 Santa Messa
Avvertiamo sin d'ora che nel mese di marzo, in prossimità dell'anniversario della sua morte, verrà celebrata la Santa Messa da requiem in suffragio del nostro caro Carlo Barilati: le date ipotizzate (in attesa di conferma) potrebbero essere il sabato 14 oppure il sabato 21, alle ore 18,00. Daremo indicazioni più precise nella mail di fine febbraio.
A tutti un cordiale saluto nel Signore,
don Fabio e don Marino

Domani inizia la Settuagesima

Domani inizia la Settuagesima [qui]. È il periodo di transizione dalle gioie del Natale e dell'Epifania alle austerità della Quaresima e della Settimana Santa. Per questo motivo verranno utilizzati paramenti viola e la dossologia maggiore come il Gloria in Excelsis e gli Alleluia verranno omessi durante le Messe. Inoltre da questa domenica si canta il tratto, tipico dei tempi penitenziali. Si tratta di un periodo breve, composto da sole 3 domeniche (seguono Sessagesima e Quinquagesima) che portano al Mercoledì delle Ceneri. Questa parte della nostra Liturgia Tradizionale non ha equivalenti nel Novus Ordo. Quindi, come cattolici tradizionali praticanti, entriamo seriamente nel suo spirito.
Oggi, sabato precedente, avveniva un antico rituale speciale, specialmente nell’Europa continentale, noto come "Funerale dell’Alleluia" [vedi qui].
D’ora in poi, a partire dalla seguente Compieta, non sarà più udito quel canto celeste fino a quando esploderà sulla terra il grido della Risurrezione.

Il cardinale Fernández e il suo san Bonaventura di fantasia

Una interessante riflessione di Silvio Brachetta sull'ultimo intervento del card. Víctor Manuel Fernández su San Bonaventura. "Nell’«Itinerarium», Bonaventura dice che l’uomo è stato creato proprio per ascendere a Dio e alla verità. Si comincia con le facoltà naturali dell’anima (intelletto e ragione), si passa per la speculazione e si finisce con l’estasi mistica, citata da Fernández. Il prefetto ha volutamente ignorato il resto dell’«Itinerarium», dove non c’è traccia di scetticismo, ma – viceversa – c’è il cammino per giungere non solo alla scienza, ma anche alla sapienza sul creato e su Dio".

Il cardinale Fernández e il suo san Bonaventura di fantasia
di Silvio Brachetta

È del 27 gennaio 2026 l’ultimo pronunciamento [qui] del prefetto del Dicastero per la dottrina della fede. Víctor Manuel Fernández, dopo le molte critiche a ciò che va scrivendo negli ultimi mesi, cerca di dimostrare la solita tesi secondo cui la verità è irraggiungibile e, quindi, noi uomini «siamo incapaci di interpretare tutti i significati e le sfumature di una realtà, di una persona, di un momento storico, di una verità».

«Nihil novi sub sole»: il suo è solo l’ultimo tra le miriadi di pronunciamenti d’Oltretevere che appoggiano il relativismo teologico e lo scetticismo. Per dimostrare le sue ipotesi, Fernández mette in campo qualche autore notevole: san Tommaso d’Aquino, san Giovanni della Croce e san Bonaventura da Bagnoregio. Sui primi due casca male, ma con san Bonaventura da Bagnoregio casca peggio. E solo di Bonaventura intendo ora dire qualcosa.

I) I Santi del Lago Maggiore: il Cardinale Arcivescovo Carlo Borromeo

Nella nostra traduzione da Italia perennis. L'autore parte dalla considerazione che per molti creativi, l'Italia non è stata solo un luogo da visitare, ma una vera e propria fonte di ispirazione. Continua la serie che presenta i frutti dei loro viaggi e delle loro creazioni indimenticabili.

I) I Santi del Lago Maggiore:
il Cardinale Arcivescovo Carlo Borromeo

L'amore ai tempi della grande peste milanese
Robert Lazu Kmita, 28 gennaio

Carlo Saraceni (1579–1620), L'Esaltazione del Sacro Chiodo con San Carlo Borromeo

Dottore in diritto civile ed ecclesiastico, aristocratico di nascita da parte di padre – il conte Gilberto d'Arona – e anche da parte di madre, Margherita (sorella di Papa Pio IV), discendente dal ramo milanese della celebre famiglia Medici, Carlo Borromeo (1538-1584) può davvero essere considerato, a tutti gli effetti, un alter Christus . Seguendo l'esempio di Nostro Signore Gesù Cristo, diede la vita per il gregge a lui affidato. Leggere la monumentale biografia scritta da Giovanni Pietro Giussano (1553-1623) ci svela i dettagli di una vita perfettamente cristiana. Ma ciò che più ci colpisce – così come ha colpito i lettori di tutti i secoli – è l'eroismo da lui dimostrato durante la grande epidemia di peste, nota come "peste di San Carlo", che colpì la città di Milano tra il 1576 e il 1578.

venerdì 30 gennaio 2026

Studente discriminato per la sua fede cattolica: il caso in un liceo romano

Studente preso di mira dal professore di filosofia per la sua fede cattolica: il caso al liceo romano Giulio Cesare. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.
Studente discriminato per la sua fede cattolica:
il caso in un liceo romano

La scuola pubblica italiana è laica per Costituzione. Ma la laicità non equivale a ostilità verso il credo religioso, né può trasformarsi in un criterio di penalizzazione per chi professa una fede. Al liceo classico Giulio Cesare di Roma, uno degli istituti storici "de sinistra" della Capitale, essere cattolici pare invece un handicap.

È quanto denuncia il padre di un ragazzo al penultimo anno di liceo in una lettera indirizzata alla dirigenza scolastica, ripresa l’altro giorno dal senatore di Forza Italia Claudio Fazzone in una interrogazione urgente al ministro dell’Istruzione e del Merito. Lo studente, in particolare, subirebbe da tempo comportamenti discriminatori, culminati in un brusco e immotivato peggioramento delle valutazioni in storia e filosofia in un clima di costante delegittimazione davanti alla classe. La vicenda, quanto mai sgradevole, si inserisce in un contesto già segnato da forti tensioni interne all’istituto. Il Giulio Cesare è balzato più volte agli onori delle cronache negli ultimi mesi: dalle occupazioni studentesche al ritrovamento nei bagni di liste con nomi di presunti responsabili di violenze sessuali. Episodi che non possono destare interrogativi sul clima educativo e sul rispetto delle regole di convivenza civile all'interno di un liceo frequentato da figli di professionisti, magistrati, alti dirigenti pubblici.

Di poesia e realtà

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge una edificante riflessione sulla conoscenza poetica e le sue risonanze sulla ragione e sull'anima, attraverso in sensi e le emozioni suscitate da un incontro vivo con la realtà.

Di poesia e realtà
"niente su questa terra è più bello..."
Robert Keim, 27 gennaio

Nel post inaugurale della newsletter Poetic Knowledge, ho spiegato, con l'aiuto di James Taylor, che "la conoscenza poetica... non è, in senso stretto, una conoscenza di poesie". Piuttosto, è una conoscenza che deriva da un incontro unificante e significativo con la Realtà come qualcosa di "bello, tremendo (awefull), spontaneo, misterioso", qualcosa che ci affascina, ci ispira e ci trasforma "quando la mente, attraverso i sensi e le emozioni, vede con gioia, o persino con sgomento, il significato di ciò che è realmente lì". Quindi, la conoscenza poetica non riguarda, in senso stretto, le poesie, ma questa newsletter, che ha lo stesso nome, parla di poesie (e della letteratura più in generale). Questa situazione alquanto paradossale merita, a mio avviso, ulteriori commenti, e in questo saggio discuterò perché la letteratura poetica sia essenziale per la conoscenza poetica, e quindi per il successo dell'educazione umana e il pieno sviluppo della vita umana.
Il dottor Taylor ha insistito sul fatto che la conoscenza poetica è distinta dalla "poesia", dove la poesia è intesa come "la cosa creata definita verseggiare". Tuttavia, quasi nella stessa ispirazione, nota "come Omero induca in Ulisse i dettagli ordinari e sensoriali di un banchetto per rivelarne il significato poetico e trascendente". Qui si riferisce a un passaggio dell'Odissea, uno dei poemi più famosi e venerati al mondo, in cui Ulisse dichiara che raggiungiamo
Pari a quella d’un Dio suona la voce:
Nè spettacol più grato havvi, che quando
Tutta una gente si dissolve in gioia,
Quando alla mensa, che il cantor rallegra,
Molti siedono in ordine, e le lanci
Colme di cibo son, di vino l’urne,
Donde coppier nell’auree tazze il versi,
E ai convitati assisi il porga in giro.
[Riprendo la traduzione, che ci è familiare, del Pindemonte -ndT]

giovedì 29 gennaio 2026

Leone XIV, il Vaticano II e la lotta tra verità e 'processi' nella Chiesa di oggi

Stralcio da Substack.com. Un indubbio dilemma, con sempre meno speranze, rispetto ai processi innescati dal concilio, che nel pontificato di Bergoglio sembravano aver raggiunto il culmine, con l'aggravante gesuitica ...

Leone XIV, il Vaticano II e la lotta
tra verità e processi nella Chiesa di oggi

Ciò che ha turbato gli osservatori del primo pontificato di Papa Leone XIV non è semplicemente la presenza di segnali contrastanti, ma il modo in cui questi segnali sembrano andare contemporaneamente in direzioni ecclesiologiche opposte.
Da un lato, ci sono momenti di inequivocabile chiarezza, persino severità, che si leggono come un silenzioso ma inequivocabile rimprovero agli impulsi del governo di Papa Francesco. Dall'altro, c'è una persistenza di nomine, enfasi e gesti simbolici che sembrano legare saldamente il nuovo pontificato alle stesse correnti che hanno generato confusione e declino per decenni. La questione non è più se Papa Leone rappresenti la continuità o la rottura, ma se stia tentando di tenere insieme due visioni della Chiesa che sono, in verità, sempre più inconciliabili...

Scrittori e viaggiatori sul Lago Maggiore: Byron, Newman e Dickens

Nella nostra traduzione da Italia Perennis, su Substack.com. Per molti creativi, l'Italia non è stata solo un luogo da visitare, ma una vera e propria fonte di ispirazione. Interessante qui la presentazione dei frutti dei loro viaggi e delle loro creazioni indimenticabili.

Scrittori e viaggiatori sul Lago Maggiore:
Byron, Newman e Dickens


Lord Byron, il navigatore perduto
Come per gli scrittori francesi e tedeschi, l'Italia ha sempre esercitato un'attrazione potente, inevitabile e quasi irresistibile anche sugli autori inglesi. Era come se il loro destino letterario non potesse compiersi senza visitare il mondo di Dante e ricevere la sua impercettibile benedizione. Ed essi hanno compiuto con entusiasmo questo rituale. I ricordi conservati nelle loro lettere e nei loro diari – anche quando brevi e scritti in fretta – sono le tracce visibili lasciate nelle loro anime da un incontro che non può essere dimenticato.

Durante il suo ultimo viaggio fuori dall'Inghilterra, da cui non sarebbe mai più tornato vivo, Lord Byron trovò il tempo di scrivere alla sorellastra, Augusta Leigh. Le inviò una lettera da Milano, datata 13 ottobre 1816, in cui descriveva il suo viaggio in barca lungo il Lago Maggiore:

In illo tempore: III Domenica dopo l’Epifania

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui. Importante anche per i riferimenti al superamento dei problemi attuali.

In illo tempore: III Domenica dopo l’Epifania

Quest’anno abbiamo un periodo piuttosto breve di Epifania, quella fascia verdeggiante dell’anno liturgico in cui la Santa Chiesa indugia sulle manifestazioni della divinità del Signore prima che cali il velo violaceo della Settuagesima. Il calendario stesso fa catechesi. In certi anni il Tempo dell’Epifania è fugace, quasi brusco, abbreviato da una Pasqua precoce; in altri si dispiega più ampiamente, conducendoci attraverso la Terza, la Quarta e la Quinta Domenica dopo l’Epifania. La Chiesa marca queste settimane con la ripetizione. In queste domeniche l’Introito rimane invariato: si tratta di una deliberata insistenza liturgica che invita l’ascoltatore attento a cogliere un tema unificante. Nel Rito Romano, la ripetizione raramente è accidentale. Essa imprime il significato nella memoria. Qui il tema è la manifestazione, l’“epifania”, rivelata attraverso opere di potenza, misericordia e autorità che solo Dio può compiere.

Perché la messa non è l'ultima cena?

Il Calvario ci dice che Dio ha sacrificato il suo unico Figlio perché possiamo essere strappati dal mondo di peccato e, trasformati in Lui dalla grazia che discende dalla Croce, piacere a Dio, e quindi essere salvati. La Santa Cena senza il Calvario, ci dice che Dio viene in mezzo a noi; che quindi siamo importanti, che la nostra vita e la vita del mondo è essenziale, che la natura è tutto, visto che Dio è venuto a servirla con la sua presenza; ecco il Naturalismo servito, anche se con un contorno devozionale. È davvero la vittoria del Sacramento svuotato di vita, iniziata da Lutero e dai suoi compagni. Di seguito una riflessione che ci riporta nella verità cattolica. Qui l'indice della Liturgia ai tempi di Leone XIV che sembra considerare l'unica espressione della lex orandi il NO.

Perché la messa non è l'ultima cena?

La distinzione tra il pasto storico della Pasqua e il Sacrificio perpetuo della Messa è fondamentale per comprendere il passaggio dall'Antico Patto al Nuovo. Mentre l'Ultima Cena si svolgeva all'interno dell'ambientazione temporale di una Pasqua, la liturgia della Messa Tradizionale latina non è una tentativo di "rifare" quel pasto o di mantenere vivo il rituale domestico ebraico in forma cristiana. Invece, la Pasqua servì come "ora" cronologica che segnalava la fine del vecchio ordine, permettendo a Cristo di trasformare il concetto di sacrificio stesso.

La Messa è fondamentalmente la presentazione del Sacrificio della Croce, evento distinto dal Seder. Mentre il Seder era una ripetitiva, annuale commemorazione di un esodo passato, la Messa è la rappresentazione, la realizzazione del presente, di un singolo, irripetibile evento cosmico: l'immolazione dell'Agnello di Dio sul Calvario.

mercoledì 28 gennaio 2026

Febbraio 2026. Avvisi da Sant'Anna al Laterano

Carissimi,
Sed interea fugit irreparabile tempus” (Virgilio, Georgiche, III, 284). Il tempo che passa, gli anni che scorrono segnano inesorabilmente per tutti l’allontanamento dal punto d’inizio e l’avvicinamento al traguardo, alla meta. Si è appena concluso il tempo che aveva per centro il Natale e già suona il rintocco della campana di Settuagesima [qui - qui]. Con Settuagesima inizia il tempo che ha per centro la Pasqua. Ancora tre domeniche e comincerà il Sacro Tempo di Quaresima. Il rintocco ci appella a rendere pronti la nostra mente e il nostro cuore a intraprendere, ancora una volta, il cammino di rinnovamento e conversione che la Santa Madre Chiesa ci proporrà.
Nella Lettera Pastorale del I febbraio 1574 San Carlo Borromeo descriveva così il significato mistico di Settuagesima: “Affinché i fedeli intendano la causa della venuta di Gesù Cristo sulla terra e della sua morte e passione, la Santa Chiesa celebra la Settuagesima: nella quale ci rappresenta la caduta nel peccato del nostro padre Adamo e di tutta la sua discendenza…e la triste condizione del genere umano dopo la sua caduta nel peccato… 

Trovare il “vero amore” nell’amicizia

Saggi precedenti di questa serie: L’amicizia, “il più grande dei beni esteriori” qui ; Cicerone sulla virtù e il sacrificio dell'amicizia qui
Trovare il “vero amore” nell’amicizia
Romani, compatrioti e amici, ascoltatemi per la mia causa…
Robert Keim, 25 gennaio

Tutte le immagini di questo post raffigurano Davide e Gionata, che hanno fornito l'esempio più memorabile di amicizia nella letteratura dell'Antico Testamento. Il Venerabile Beda, teologo e storico dell'alto medioevo, vedeva la loro relazione come un'allegoria dell'amore tra Cristo e la Chiesa.

È forse un peccato che la nostra cultura abbia creato una sorta di dicotomia tra amicizia e amore. Certo, un'amicizia platonica intima differisce da una relazione amorosa o da un'unione coniugale, ma la scelta del termine mi preoccupa, perché il significato etimologico di "amico", che deriva dal verbo germanico preistorico frijojan , è "amare". L'inglese non ha altra parola oltre a "amore" che catturi l'essenza e l'intensità dell'amicizia autentica, ma oggigiorno usare una parola del genere con gli amici suscita incomprensioni, o peggio. E si potrebbe anche citare quel metodo – popolare tra le ragazze del mio liceo, se non ricordo male – di rifiutare con tatto l'"amore" offerto da un pretendente: "restiamo solo amici". Che ironia che il significato etimologico di questa frase sia "restiamo solo amanti".

Sull'inutilità della riforma liturgica (e perché i seminari non sono la risposta)

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald dom Alcuin Reid valuta il documento informativo del cardinale Arthur Roche e sostiene che la riforma liturgica post-conciliare non ha vacillato per mancanza di seminari, ma per la mancanza di una vera formazione liturgica. Precedenti di e su Alcuin Reid a partire da qui. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.

Sull'inutilità della riforma liturgica
(e perché i seminari non sono la risposta)


Il documento informativo del Prefetto del Dicastero del Culto Divino, redatto per il Concistoro dei Cardinali e pubblicato la scorsa settimana, ha suscitato numerose critiche, e giustamente. È quantomeno ridicolo. Eppure non è affatto uno scherzo. Anzi, dato il suo status, necessita di una seria analisi critica.

Tuttavia, Sua Eminenza aveva assolutamente ragione quando scrisse che «l'applicazione della Riforma ha sofferto e continua a soffrire di una mancanza di formazione» (n. 8). Infatti, quando giustamente insisteva sul fatto che «nella riforma e promozione della Sacra Liturgia si deve anzitutto ricercare la piena e effettiva partecipazione [ actuosa participatio (vedi) ] di tutto il popolo, poiché essa è la prima e indispensabile fonte da cui i fedeli devono attingere il genuino spirito cristiano», la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II proseguiva affermando che «sarebbe vano sperare di realizzare [ actuosa participatio ] se i pastori stessi, per primi, non fossero profondamente permeati dello spirito e della forza della Liturgia e non si assumessero l'impegno di istruirli. È pertanto assolutamente necessario che si presti attenzione, in primo luogo, alla formazione liturgica del clero» ( Sacrosanctum Concilium , 14; corsivo aggiunto).

martedì 27 gennaio 2026

Il destino dell’Europa è oltre l’Occidente

Qui l'indice sulla realtà distopica.
Il destino dell’Europa è oltre l’Occidente
Marcello Veneziani, 22 Gennaio 2026

Poi d’improvviso, come d’incanto, spariscono le rivolte e le repressioni a Caracas e a Teheran. E resta solo la scia di discussioni e di litigi nostrani, coi maestri cantori dell’Occidente libero, moderno e democratico che ti chiedono: ma tu andresti a vivere in Venezuela, in Iran, in Russia, dicono? No, che non ci vivrei, perché dovrei andarci? E non vivrei nemmeno in Cina, in Corea, in Nigeria, in Groenlandia. Non sono il mio mondo, la mia vita, la mia storia, la mia gente. Perché mai dovrei lasciare il mio paese, la mia civiltà? Il problema è opposto: noi che viviamo qui (e che non vivremmo mai lì) non possiamo decidere cosa è meglio per chi abita lì. Noi che nemmeno siamo in grado di capire cosa è successo e come mai ora sembra tutto rientrato. Tocca a loro deciderlo, noi possiamo solo augurarci e anche impegnarci con i mezzi ragionevoli della diplomazia e della pressione internazionale che decidano il più possibile in modo libero e incruento. Ma non possiamo sostituirci a loro, decidere al posto loro e perfino intervenire con le armi per imporre quel che a noi sembra la soluzione migliore (che magari è quella più utile ai nostri affari o più vicina solo al nostro punto di vista). Anche perché quei popoli non sono come ce li raccontano media e intelligence, contrari per intero ai loro regimi, ma sono divisi, tra favorevoli e contrari, tra sostenitori e nemici giurati del regime; tanti preferiscono il male minore o il male già conosciuto al male sconosciuto. Non credo che la maggioranza degli iraniani preferirebbe lo scià al posto dell’ayatollah; se devono cercare un ricambio lo faranno in Iran, non con pacchi Amazon catapultati dagli Usa o comunque da fuori…

Papa Leone nomina il nuovo arcivescovo di Città del Capo che ha preso in considerazione l'aggiunta di un rito pagano alla liturgia

Avevamo tante speranze, ma sulla Liturgia Leone XIV non promette niente di buono. Differenza solo di facciata, in termini di stile, col bergoglianesimo. Ha appena nominato nuovo arcivescovo di Città del Capo il vescovo Sipuka, interessato ad aggiungere un rito pagano alla liturgia. Più che scandaloso, direi blasfemo! Un curriculum da paura... Inoltre sue precedenti dichiarazioni evidenziano l'interesse nell'integrare l'ubungoma, una pratica guaritrice-indovina zulu, nella fede e nel culto cattolici. In tema di inculturazione purtroppo ci sono precedenti qui - qui - qui - qui. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone. 

Papa Leone nomina il nuovo arcivescovo di Città del Capo che ha preso in considerazione l'aggiunta di un rito pagano alla liturgia

Leggo su LifeSiteNews che, lo scorso 9 gennaio, Leone XIV ha nominato il vescovo Sithembele Anton Sipuka arcivescovo di Città del Capo, in Sudafrica, dopo che il prelato in precedenza ha guidato un importante organismo ecumenico progressista e si è battuto per l'inculturazione liturgica di un rito pagano locale. Già vescovo di Mthatha, Sipuka è stato presidente della Conferenza episcopale cattolica dell'Africa meridionale dal 2019 al 2025 e presidente del Consiglio delle Chiese sudafricano dal 2024.
Il 3 luglio 2025, Leone XIV lo aveva nominato membro del Dicastero vaticano per il dialogo interreligioso.

Nell'ottobre 2024, Sipuka è stato eletto presidente del Consiglio sudafricano delle Chiese (SACC), un organismo ecumenico che riunisce un'ampia gamma di confessioni cristiane in Sudafrica, vanta una lunga storia pubblica che risale al periodo anti-apartheid e risulta storicamente associato all'attivismo di sinistra mentre la sua presidenza era stata precedentemente ricoperta da non cattolici.

San Massimo il Confessore e l'interpretazione mistica della Santa Liturgia: un trattato epocale

Nella nostra traduzione da Kmitalibrary. L'errore dello storicismo e il significato reale e simbolico dei gesti liturgici. Qui l'indice degli articoli dedicati al Rito romano antiquior, alle restrizioni sotto il pontificato di Bergoglio e alle numerose reazioni. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone XIV. 

San Massimo il Confessore e l'interpretazione mistica
della Santa Liturgia: un trattato epocale


Le radici nascoste della rivoluzione liturgica
In uno dei suoi consistenti articoli dedicati alla posizione del sacerdote durante la lettura dell'Epistola e del Vangelo nel contesto liturgico, il dott. Peter Kwasniewski ha descritto l'interpretazione errata proposta da un seguace della riforma liturgica postconciliare:
Nella sua presentazione, egli sostiene che il motivo per cui il sacerdote continua a leggere rivolto verso l'altare è che il rito romano codificato nel 1570 (che potremmo semplicemente chiamare "rito tridentino") derivava dal rito della curia privata del papa, dove non c'era assemblea, quindi non c'era motivo di girarsi e leggere per qualcuno. (1)

lunedì 26 gennaio 2026

La Francia dice no alla “morte di Stato”. E in Italia che facciamo?

Condivido, tal quale lo segnala un lettore, il comunicato di Pro Vita & Famiglia. Nel Paese che ha fatto delle cure palliative una scelta di civiltà, si apre ora il dibattito sul suicidio assistito come diritto. Mentre a Roma il ddl langue a Palazzo Madama: lavori fermi dopo l'altoltà del Papa (e della premier). Leggo che i vescovi francesi rompono il silenzio e parlano di coscienze, relazioni e solitudini, ricordando che dietro la richiesta di morire spesso c’è solo una disperata domanda di essere accompagnati. Spero abbiano ricordato anche che la vita è sacra. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica. 

La Francia dice no alla “morte di Stato”.
E in Italia che facciamo?


Il Senato francese ha inflitto un colpo durissimo alla legge sul fine vita voluta dal presidente Emmanuel Macron, che puntava a legalizzare il suicidio assistito e, in alcuni casi, l’eutanasia.

Dopo l’approvazione in prima lettura all’Assemblea Nazionale nel maggio 2025, il testo è arrivato al Senato – a maggioranza di centrodestra – che ha bocciato l’articolo chiave sul “diritto all’aiuto a morire”, svuotando l’intero impianto della norma e rendendola di fatto inapplicabile.
Non solo. Il Senato ha scelto di rafforzare le cure palliative, l’unica vera risposta umana, sanitaria e civile alla sofferenza dei malati.

L'Iran sta abbandonando l'Islam mentre in migliaia diventano cristiani

Una interessante notizia ripresa da X e di seguito completata con ulteriori informazioni su conversioni al cristianesimo, che attualmente appare la speranza per milioni di persone. Il conflitto scatenatosi in questi giorni ha intensificato il fenomeno di ribellione al regime islamista.

L'Iran sta abbandonando l'Islam
mentre in migliaia diventano cristiani


"L'Iran sta abbandonando l'Islam ed è tra le nazioni meno religiose al mondo! 
Recenti sondaggi mostrano che:
--Il 90% degli iraniani non frequenta le moschee.
--L'88% disapprova il regime della Repubblica Islamica.
--Il 63% non si identifica più con alcuna forma di Islam (né sciita né sunnita).

E questi dati risalgono a cinque anni fa: tutto indica che da allora la popolazione iraniana è diventata ancora più laica. Immaginate come sia ora, con tutto quello che è successo negli ultimi cinque anni!

La ieraticità originaria del latino liturgico

Aggiungo notazioni sul linguaggio liturgico del Rito romano fin dagli inizi, già illustrato qui, che contraddicono molte falsità ideologiche odierne. Qui l'indice degli articoli sul Latino, lingua sacra e unificante per la Catholica nonché ponte tra popoli e culture.

La ieraticità originaria del latino liturgico

L'affermazione che il rito romano sia nato nel "vernacolare" è uno dei miti più persistenti e incontestabili dello studio liturgico moderno. Serve da pietra angolare per quasi ogni argomento a favore di una riforma linguistica radicale, eppure crolla sotto un serio esame della storia linguistica e della struttura rituale.

Affermare che il latino del Canone Romano fosse semplicemente il "discorso di strada" del III o IV secolo non è un semplice errore storico; è una invenzione totale: una narrazione arbitraria che ignora la natura stessa della lingua sacra. Tutte le prove disponibili suggeriscono che la liturgia romana fu formulata con un linguaggio ieratico e sacrale sin dalla sua nascita, in contrasto intenzionale con quello comune del mercato romano. Quando gli studiosi ribadiscono in modo superficiale che "il latino era un tempo il vernacolo", tradiscono una profonda ignoranza della stratificazione linguistica del mondo antico. Anche all'apice dell'Impero, c'era un vasto abisso tra Sermo Vulgaris (il discorso comune) e il latino stilizzato, ritmico ed elevato usato nella legge, nella poesia e nelle cerimonie di stato. E infine anche nel culto.

domenica 25 gennaio 2026

Un nuovo cattolicesimo

Ci ho pensato anch'io, vedendo le immagini iperdiffuse dalla TV. Lo riprendo da Vigiliae.
Un nuovo cattolicesimo
Rev. Leon, 24 gennaio

Ci sono momenti nella vita della Chiesa che mettono silenziosamente in luce la distanza tra ciò che è scritto e ciò che è vissuto. Il funerale di Valentino, il celebre stilista italiano morto all'età di novantatré anni, celebrato in una basilica romana, è stato uno di questi. Non è accaduto nulla di sensazionale. Nessun dramma liturgico, nessun tumulto teologico. Solo una scena semplice e umana: due uomini che lo avevano amato – uno il suo compagno, l'altro un ex compagno – si sono alzati durante la liturgia per parlare di lui dall'ambone. Erano composti, sinceri, addolorati. L'assemblea ha ascoltato. E questo è tutto.

Dominica tertia post Epiphaniam (Adoráte Deum)

Ripubblico per i nuovi lettori, ma anche per tutti noi, per ripercorrere ogni volta l'anno liturgico con fedeltà e sempre ulteriore approfondimento. Qui trovate l'Ordinario e qui il proprio della Santa Messa di oggi.

Dominica tertia post Epiphaniam

Ps. 96, 7-8  - Adoráte Deum, omnes Ángeli eius: audívit, et laetáta est Sion: et exsultavérunt fíliae Iudae.
Ps. 96, 1 - Dóminus regnávit, exsúltet terra: laeténtur ínsulae multae. Glória Patri…
Ps. 96, 7-8 - Adoráte Deum, omnes Ángeli eius…
Sal. 96, 7-8 - Adorate Dio, voi tutti Angeli suoi: Sion ha udito e se ne è rallegrata: ed hanno esultato le figlie di Giuda. Sal. 96, 1 - Il Signore regna, esulti la terra: si rallegrino le molte genti. Gloria al Padre…
Sal. 96, 7-8 - Adorate Dio, voi tutti Angeli suoi…

L'instabilità della festa di Pasqua provoca quasi tutti gli anni un cambiamento nell'ordine secondo il quale si presentano nel Messale le domeniche che seguono. 
La Settuagesima risale spesso fino a gennaio, e talvolta avviene perfino che la Quinquagesima precede la festa della Purificazione. Di conseguenza, l'Ufficio delle ultime quattro Domeniche dopo l'Epifania può essere rinviato ad altra epoca del ciclo liturgico.

sabato 24 gennaio 2026

Ascoltare senza dare indicazioni: cosa è stato veramente l'incontro del Papa con la FSSP

Nella nostra traduzione da  Substack.com. Una lettura attenta del resoconto della Fraternità rivela un normale procedura pubblica, non un cambiamento nella politica liturgica, e mette in luce il divario tra fatti documentati e interpretazione fiduciosa. La FSSP è nota per la sua dichiarata fedeltà al concilio (è nata per questo) sulle cui critiche è assolutamente abbottonata. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone XIV.

Ascoltare senza dare indicazioni:
cosa è stato veramente l'incontro del Papa con la FSSP

Mark Lambert, 22 gennaio

La recente udienza tra Papa Leone XIV e i vertici della Fraternità Sacerdotale di San Pietro sembra essere stata ampiamente interpretata come un momento significativo nel rapporto in evoluzione tra il nuovo pontificato e il mondo tradizionalista. I commentatori favorevoli alla liturgia tradizionale sembrano aver ampiamente inquadrato l'incontro come prova di interesse personale, persino di amicizia, mentre altri hanno suggerito che segni un provvisorio disgelo dopo anni di inasprimento delle restrizioni previste dalla Traditionis Custodes. Una lettura più attenta delle prove disponibili, tuttavia, suggerisce una realtà più modesta e procedurale, che tuttavia è rivelatrice proprio per la sua moderazione.

Gergo postconciliare (un po' vintage ma sempre attuale)

Dal "lessico" conciliare. Riflessioni qui

Parola

Sempre maiuscolo: da «liturgia della Parola» a «Parola di Dio», o più semplicemente «la Parola». Si tratta della grande scoperta del Concilio: dopo secoli di diffidenza verso la Bibbia, la Chiesa ha «ripreso la Parola», ovvero ha riscoperto «il primato della Parola». Sarà per questo che ogni diocesi che si rispetti organizza una o più «scuole della Parola».
Locuzioni
«Porsi in ascolto della parola»
«La Parola che salva» o «la Parola di salvezza»
«Spezzare il pane della Parola»
«A partire dalla Parola»
«Rigenerati dalla Parola»
Citazioni
«Molfetta riparte dalla Parola» (titolo del quotidiano cattolico)
«Predicare la Parola significa dire Gesù Cristo» (un cartinale italiano)
«La radice che sostiene e sviluppa il rapporto della Chiesa con il mondo è la Parola di Dio, annunciata, ascoltata ed accolta; celebrata e vissuta in pienezza nella Eucarestia; portata ad efficacia di vita, testimoniata ed incarnata nella concretezza e nella complessità della storia» (dal discorso di un ex presidente di Azione cattolica)

Umanità e tragedia. La visione cristiana del male, della fragilità e dell'unica speranza di redenzione

Nella nostra traduzione da Vigiliae. Negli ultimi mesi – come in molti altri prima – il dibattito pubblico è stato scosso da ripetuti atti di violenza e crudeltà. Queste tragedie ci pongono di fronte a interrogativi scomodi sulla natura umana, sulla responsabilità morale e sui limiti della nostra presunta "umanità". Il saggio che segue invita il lettore a guardare oltre la superficie di questi eventi e a recuperare una comprensione teologica del peccato, della grazia e della redenzione. È un invito al realismo e alla speranza.

Umanità e tragedia
La visione cristiana del male, della fragilità e dell'unica speranza di redenzione
Rev. Leon, 22 gennaio

Un mondo ferito dalla tragedia
Di fronte all'ennesima tragedia – un altro omicidio, un altro atto di crudeltà, un'altra vita estinta per mano umana – siamo impressionati. Ci chiediamo come sia possibile un simile male. Facciamo appello a un vago "senso di umanità", sperando che possa frenare la violenza o ripristinare la dignità. Eppure la teologia cristiana offre una lente diversa: che vede la natura umana non come intrinsecamente buona, ma come ferita, fragile e incline al peccato.

La ferita del peccato originale
Fin dai primi secoli, i pensatori cristiani hanno riconosciuto che l'umanità non è semplicemente imperfetta, ma radicalmente guastata. La dottrina del peccato originale afferma che la condizione umana è segnata da una profonda frattura: la perdita della rettitudine originaria e un ripiegamento su se stessi. Agostino d'Ippona insegna che la volontà decaduta non può volgersi al bene con le proprie forze; paragona questa condizione a una persona che cerca di camminare con le gambe rotte, incapace di rialzarsi senza la grazia guaritrice (1). Giovanni Crisostomo mette in guardia dalle passioni che dominano l'anima e distorcono il giudizio (2). Tommaso d'Aquino afferma che, mentre la ragione può discernere certi beni, non può scegliere il bene ultimo senza la grazia (3).

venerdì 23 gennaio 2026

In Illo Tempore: II Domenica dopo l’Epifania

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui. Importante anche per i riferimenti al superamento dei problemi attuali.

In Illo Tempore: II Domenica dopo l’Epifania

Siamo entrati con decisione nel Tempo di Epifania, quel breve ma densissimo tratto dell’anno liturgico che ci conduce dalla grande Festa stessa verso la soglia della Settuagesima. Anche se il calendario avanza, permane una forte attrazione magnetica verso l’Epifania, come se la Chiesa, dopo aver contemplato una volta la manifestazione della gloria di Cristo, non riuscisse a distogliere facilmente lo sguardo. La Seconda Domenica dopo l’Epifania si colloca all’interno di questo campo di attrazione. Non è una domenica isolata, ma una domenica che continua a risuonare della luce rivelata per la prima volta il 6 gennaio, data che — è bene ricordarlo — l’Epifania ha sempre mantenuto, indipendentemente da successivi adattamenti o trasferimenti.

Marcel Lefebvre: un profeta inquietante?

Nella nostra traduzione da Vigiliae
Marcel Lefebvre: un profeta inquietante?
Una lettura cristiana di fedeltà, modernità e continuità
Rev. Leon, 20 gennaio

L’arcivescovo Lefebvre all’altare: un gesto di continuità e fedeltà.
Marcel Lefebvre (1905-1991) è spesso ricordato come una figura divisiva all'interno del cattolicesimo romano del XX secolo. Tuttavia, ridurlo a un simbolo di controversia oscura il significato più profondo della sua testimonianza. Vescovo missionario in Africa, Superiore Generale dei Padri dello Spirito Santo, Padre conciliare al Vaticano II e in seguito fondatore della Fraternità San Pio X, Lefebvre visse al crocevia di immensi cambiamenti ecclesiali. La sua vita solleva interrogativi che risuonano in tutte le tradizioni cristiane: che aspetto ha la fedeltà in un'epoca di incertezza dottrinale? Come dovrebbe rispondere la Chiesa alla modernità? E una voce liquidata come divisiva può essere invece intesa come un richiamo profetico alla Chiesa, che la richiama alle sue radici?

giovedì 22 gennaio 2026

Se la forma è anche sostanza...

Papa Leone XIV tornerà a celebrare la Messa in Coena Domini col rito della lavanda dei piedi, la sera di Giovedì Santo, nella Cattedrale di Roma, ovvero la basilica di San Giovanni in Laterano. La celebrazione si terrà alle 17:30 del 2 aprile, mentre la mattina dello stesso giorno celebrerà, nella basilica di San Pietro, la messa del Crisma.
Lo si apprende dagli appuntamenti pubblicati sul sito della Prefettura della Casa Pontificia. Si torna così alla tradizione interrotta da Papa Francesco che fin dal primo anno di pontificato aveva scelto, per questa celebrazione, luoghi come le carceri o i centri di accoglienza per migranti.

I pretacci, i carismatici, i neocatecumenali, e quel Ratzinger che pur rendendosi conto...

Contraddizioni che vengono da lontano [qui - quiqui].
[Ratzinger, allora Prefetto della Dottrina per la Fede] definì «drammaticamente urgente un rinnovamento della coscienza liturgica, una riconciliazione liturgica», che riannodasse «la comunione nella Fede, l'unità universale della Chiesa e della sua storia», ed aiutasse a penetrar più profondamente nel «mistero di Cristo vivente». A fronte di tali premesse, non fa meraviglia né il suo parlare di «comparse quasi teatrali», né il suo accorato lamento perché l'essenziale della preghiera liturgica era stato «degradato in un generico agire [...] misconosciuto il vero teodramma della liturgia [...] ridotto a parodia».

Paolo Pasqualucci. Disputa con il prof. Roberto de Mattei sul “mito asburgico”

Gli approfondimenti del prof. Pasqualucci sul mito asburgico non sono nuovi per noi. Vedi precedenti qui - qui. Abbiamo ora l'opportunità di cogliere altri aspetti interessanti dalla disputa col prof. De Mattei ripresa di seguito, al solito molto equilibrata e ben documentata. In sintesi, secondo Pasqualucci, un conto è la giusta rivalutazione storica (contro i pregiudizi anticattolici e gli odi politici di un tempo) dei non pochi meriti della plurisecolare monarchia danubiana; altro conto lasciarsi andare a sopravvalutazioni ed esaltazioni che tendono a sfociare nel mito, con il risultato di proporre modelli del tutto irripetibili ed illusori per la rinascita di uno Stato autenticamente cristiano in Italia.

Disputa con il prof. Roberto de Mattei sul “mito asburgico” -- 1

Sul blog del prof. Roberto de Mattei, “Corrispondenza romana”, il 15 dicembre 2025, è apparso un articolo del giornalista e saggista Antonio Socci, intitolato “Cosa Sarajevo ci insegna sull’Ucraina”, ripreso dal sito ‘Libero quotidiano’. Prendendo spunto da una frase di Trump “detta alla Ue, all’Ucraina e alla Russia – Basta con questi giochetti: vi ritroverete nella terza guerra mondiale. Non vogliamo che succeda”, Socci fa un parallelo con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale provocato dall’uccisione a Sarajevo, in Bosnia, il 28 giugno 1914, dell’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austriaco, e della moglie, entrambi in visita ufficiale, esecutori terroristi serbi irredentisti legati ad elementi estremisti dei servizi segreti di Belgrado. Il conflitto russo-ucraino da intendersi, quindi, come possibile detonatore di un conflitto europeo su larga scala e addirittura mondiale? La situazione odierna è alquanto diversa rispetto al 1914 ma il pericolo c’è, naturalmente; ne siamo tutti consapevoli e speriamo tutti che si possa arrivare finalmente ad una pace dignitosa e duratura.

mercoledì 21 gennaio 2026

Israele, patriarchi delle Chiese in Terra Santa contro il "sionismo" degli evangelici che minaccia le sicurezze (e le proprietà) cristiane

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Israele, patriarchi delle Chiese in Terra Santa contro il "sionismo" degli evangelici che minaccia le sicurezze (e le proprietà) cristiane

I Patriarchi della Terra Santa – armeni, ortodossi, cattolici, copti – alcuni giorni fa hanno denunciato in blocco la crescita del cosiddetto «sionismo cristiano», una corrente che fa riferimento all'attivismo degli evangelici statunitensi e che rischia di andare a detrimento della presenza dei cristiani stessi in Israele e Palestina.
Le Chiese della Terra Santa sostengono che vi sono «individui» che stanno lavorando per «fuorviare il pubblico, seminare confusione e danneggiare l'unità dei cristiani e dei fedeli». La dichiarazione denuncia anche che questi non ben precisati attivisti cristiani hanno trovato sostegno da parte di figure politiche in Israele proprio per creare danni allo status della «presenza cristiana in Terra Santa e nel più ampio Medio Oriente».
Nella dichiarazione non si fanno nomi, tuttavia questa denuncia inusuale e fortissima sembra fare riferimento a quelle correnti evangeliche che si basano sulla teologia della prosperità. In ogni caso la presa di posizione giunge dopo un recente rapporto del Consiglio dei Patriarchi di Gerusalemme che hanno riscontrato continue minacce al loro patrimonio cristiano – in particolare nella città di Gerusalemme e nella Cisgiordania.
A questo si aggiunge poi una complicata questione irrisolta (da parte di Israele) sulla tassazione delle proprietà che aggrava la situazione della comunità e delle chiese.
Fonte Il Messaggero

Il vescovo Athanasius Schneider: il rapporto sulla liturgia del cardinale Roche è “manipolatorio” e distorce la storia

Nella nostra traduzione da Substack.com Diane Montagna intervista mons. Schneider sulla più recente difesa della Traditionis Custodes da parte del cardinale Arthur Roche. Importanti le alternative indicate per l'incontro di giugno. Evidente dimostrazione che ci sono soluzioni anche in un orizzonte di conservatorismo. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia al tempo di Leone.

Il vescovo Athanasius Schneider: il rapporto sulla liturgia del cardinale Roche è “manipolatorio” e distorce la storia

ROMA, 20 gennaio 2026 — Il vescovo Athanasius Schneider ha espresso una forte critica a un recente rapporto sulla liturgia preparato dal cardinale Arthur Roche, affermando che si basa su un “ragionamento manipolatorio” e “distorce le prove storiche”.

Il testo di due pagine del Cardinale – presentato come una "attenta riflessione teologica, storica e pastorale" – è stato distribuito ai membri del Sacro Collegio durante il concistoro convocato da Papa Leone XIV il 7 e 8 gennaio. Sebbene non fosse stato formalmente presentato o discusso durante la riunione per motivi di tempo, il rapporto ha ricevuto forti resistenze da parte del clero e dei fedeli in seguito alla diffusione del suo contenuto sui media.

Il futuro ha radici antiche

Una riflessione che ci aiuta alla meditazione e alla preghiera profonda. La cella del cuore: dove l’uomo diventa dimora di Dio. Guillaume de Saint-Thierry, Cassiodoro e la grande tradizione cristiana della “terra santa” interiore.

Il futuro ha radici antiche

Secondo la grande tradizione spirituale cristiana, nel cuore dell’uomo esiste un luogo che trascende lo spazio e il tempo. I Padri della Chiesa, gli asceti e i mistici lo hanno definito in vari modi: centro, cuore, profondità, grotta interiore. È la sorgente da cui nasce la preghiera, dove l’anima ascolta la voce di Dio e dove si compie la trasformazione spirituale dell'uomo.
Tra le immagini più alte e luminose di questo mistero interiore spicca quella di Guillaume de Saint-Thierry (1075-1148), monaco e teologo cristiano. Scrive Guillaume nella sua celebre Lettera d’oro:
“la cella è una terra santa, un luogo santo, dove il padrone e il servo hanno frequenti colloqui, come un uomo con il suo amico; dove sovente l’anima fedele è unita al verbo di Dio, la sposa è unita allo sposo, le cose terrene si uniscono alle celesti, e il divino all’umano. Come il tempio è il «Santo» di Dio, la cella lo è del servo di Dio.

martedì 20 gennaio 2026

Mons. Viganò / Sinodalità e vigile attesa. Il Concilio Vaticano II “sicuro ed efficace”

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. Qui l'indice degli articoli sulle reazioni al documento Roche e alla Liturgia al tempo di Leone. 

Monsignor Viganò / Sinodalità e vigile attesa.
Il Concilio Vaticano II “sicuro ed efficace”


Risulta difficile credere che la cancellazione della quæstio liturgica dalle discussioni del primo Concistoro straordinario indetto da Leone e le due paginette dattiloscritte del cardinale Roche non abbiano alcuna correlazione. Anzi viene da chiedersi se non sia stato proprio Leone a far trapelare per il tramite di Roche la linea che egli intende seguire. Da questo possiamo supporre che limitare il giudizio al prefetto del Culto divino sia riduttivo, oltre che sviante; e che Prevost consideri il Concistoro come una sorta di estensione del Sinodo dei vescovi, cui imporre per via sinodale decisioni già assunte in altre sedi, facendole apparire come frutto di un dialogo aperto e franco. La linea dettata è dunque chiarissima: indietro non si torna, anche se ciò significa proseguire verso l’abisso.

La dissoluzione dell'identità cattolica e gli intellettuali donchisciotteschi che difendono la liturgia dei secoli

Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.
La dissoluzione dell'identità cattolica e gli intellettuali
donchisciotteschi che difendono la liturgia dei secoli

La tomba sigillata e la speranza della risurrezione: una parabola contemporanea

Andrea Mantegna (1431–1506), La Resurrezione 

L'evangelista Matteo racconta che, dopo la morte del Salvatore Cristo, coloro che avevano orchestrato la sua esecuzione avevano una preoccupazione principale: ottenere la custodia della tomba dove Giuseppe d'Arimatea aveva deposto il corpo di Gesù. Davanti a Pilato, spiegarono di temere che le "eresie" dell'ucciso si diffondessero ulteriormente, nel caso in cui i suoi discepoli ne avessero trafugato il corpo ( Matteo 27:63-64). Pilato concesse loro i soldati richiesti. La tomba fu sigillata e posta sotto la sorveglianza romana.

Cicerone sulla virtù e il sacrificio dell'amicizia

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis su Substack.com. “Poiché la felicità è il nostro obiettivo migliore e più alto, se vogliamo raggiungerla dobbiamo prestare attenzione alla virtù, senza la quale non possiamo ottenere né l'amicizia né alcun'altra cosa desiderabile.” Precedente qui.
Cicerone sulla virtù e il sacrificio dell'amicizia

L'amicizia, dice Cicerone nel De Amicitia, "non è altro che un accordo in tutte le cose, umane e divine, congiunto da reciproca benevolenza e affetto". Cicerone ritiene che "ad eccezione della saggezza, nulla di meglio è stato dato all'uomo dagli dei immortali". Avete mai visto un elogio così elevato dell'amicizia negli scritti moderni, o sentito nelle conversazioni moderne? Io no. Invece è "l'amore", nel suo senso romantico e romantico, il dono supremo degli dei e persino "il dio della mia idolatria" (per prendere in prestito una frase di Giulietta). Non ho nulla contro l'amore, nelle sue forme ed espressioni correttamente ordinate. Ma sarò onesto con voi: ho imparato a conoscere l'amore romantico moderno soprattutto da quella palude arida chiamata Hollywood; è stato il matrimonio a insegnarmi l'amicizia.

lunedì 19 gennaio 2026

Amare l’Italia; ma quale?

Purtroppo e realisticamente, con dolorosa nostalgia, condivido; modificando tuttavia il titolo. Senza sapere se, nel tempo, le radici potranno dare nuovi frutti di civiltà e di bellezza, oltre a quella naturale, ineguagliabile.

Amare l’Italia; ma quale?
Roberto Pecchioli, 13 Gennaio 2026

Ha destato interesse un intervento di Marcello Veneziani sull’amor patrio. L’intellettuale pugliese, coetaneo dell’autore di queste note, confessa la sua delusione, il disincanto verso l’oggetto dell’amore di tutta una vita: la patria italiana.

Qualcosa dell’amarezza che traspare è legata all’età che avanza, alle illusioni perdute, alle incomprensioni vissute. Ingrata patria, ma non solo questo. L’Italia non ci ha tradito, ma deluso. Per il tradimento occorre che ci sia stato amore reciproco. Non è così.

Noi abbiamo amato un’entità, un sentimento, un luogo, una storia della quale a moltissimi italiani, alle istituzioni ufficiali, alle culture dominanti non importa nulla. Un amore ingenuo a senso unico. Non vale la pena amare ancora ciò che chiamiamo Italia. Peggio: è del tutto inutile.

I vescovi e lo smantellamento della Messa tradizionale

Scrive un lettore e volentieri pubblico. Un punto di vista tra i tanti, Incoraggiante, Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

I vescovi e lo smantellamento della Messa tradizionale

Come hanno potuto i vescovi del mondo restare a guardare lo smantellamento della Messa Tradizionale?
E perché ancora oggi stanno zitti?
La risposta facile è che o sono ignoranti o vigliacchi. Ma ecco la risposta completa:

Il passaggio dal Vaticano II al Nuovo Rito non fu una perdita improvvisa di fede da parte di 2.000 uomini; fu un magistrale "assedio psicologico" che utilizzò un secolo di infiltrazione modernista per paralizzare la gerarchia.

La disconnessione non è iniziata nel 1962. Per decenni precedenti, i modernisti avevano gettato le fondamenta nei seminari. All'epoca del Concilio, una porzione massiccia dei Vescovi era stata formata da insegnanti che vedevano la Liturgia non come un deposito apostolico, ma come uno "strumento pastorale" che poteva essere ritoccato per garantire l'efficienza.

Serietà liturgica o umorismo inglese?

Nella nostra traduzione da Infovaticana. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Serietà liturgica o umorismo inglese?

La fede della Chiesa non nasce da decreti, né è sostenuta da piani o strategie pastorali, né è imposta dal consenso amministrativo. E questa fede – la lex credendi – si esprime nella lex orandi. Infatti, la legge della preghiera non è un insieme mutevole di regole, ma l'espressione organica, storica e spirituale della fede vissuta dalla Chiesa nel corso dei secoli. Pertanto, qualsiasi affermazione sulla liturgia che si presenti come definitiva, onnicomprensiva o esclusiva deve essere esaminata con particolare attenzione. Non basta invocare l'autorità, né tantomeno l'intenzione pastorale; è necessario rispettare la natura stessa di ciò che si sta discutendo. La liturgia appartiene al cuore credente della Chiesa piuttosto che al suo apparato normativo. Vale la pena ricordarlo in questi tempi, in cui ci viene detto che voci autorevoli – in linea di principio – tentano di identificare l'unità liturgica con l'universalizzazione esclusiva di una specifica forma rituale, sorta molto recentemente nella storia della Chiesa e presentata – con sorprendente audacia – come se fosse la misura ultima della Tradizione.

domenica 18 gennaio 2026

Mons. Viganò commenta la sentenza sulla dottoressa processata per aver esentato i pazienti dal vaccino COVID

Mons. Viganò commenta la sentenza sulla dottoressa
processata per aver esentato i pazienti dal vaccino


L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X una sentenza della giustizia italiana nel caso della dottoressa Patrizia Tiberi, processata per aver esentato dai vaccini.

Durante la pandemia l'Arcivescovo aveva parlato della «religione del vaccino» sponsorizzata anche dalla Santa Sede, stigmatizzando Bergoglio come «promotore delle case farmaceutiche» (vedi).
«Esprimo la più viva soddisfazione per il felice esito del processo che ha visto coinvolta la dottoressa Patrizia Tiberi, alla quale il tribunale di Terni ha riconosciuto piena innocenza nell’aver esentato i propri pazienti dal siero genico sperimentale spacciato come vaccino durante la farsa psicopandemica» ha scritto su X Sua Eccellenza.
«Il tempo farà giustizia dei crimini commessi dalle autorità delle nazioni occidentali in nome dell’agenda globalista. Alla dottoressa Tiberi va la mia più profonda stima per il coraggio con cui, abbandonata da tutti – colleghi e autorità – ha combattuto strenuamente contro la dittatura sanitaria in difesa dei suoi pazienti, onorando il Giuramento di Ippocrate e la sua coscienza di Medico.
«La sua testimonianza di fervente Cattolica sia di conforto a quanti nella sanità non hanno ancora avuto giustizia, di incoraggiamento ai medici che non si sono venduti a BigPharma e di monito per quelli che per pavidità o complicità si sono adeguati agli odiosi diktat dei governi asserviti all’élite globalista».

Il rito che si rifiuta di morire

Nella nostra traduzione da Substack.com l'ennesima reazione al Documento in Concistoro del card. Roche. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Il rito che si rifiuta di morire
Una risposta teologica alle note del cardinale Roche sulla Traditionis custodes
Rev. Leon, 17 gennaio

Nel corso del recente concistoro – una riunione formale del Collegio cardinalizio convocata dal Papa – il cardinale Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha diffuso una breve nota scritta – non un documento magisteriale, non un intervento formale, bensì un promemoria interno – che offre un'interpretazione restrittiva della Traditionis custodes. La nota si presenta esplicitamente come applicazione e rafforzamento del motu proprio, adottandone la lettura più restrittiva ed estendendola oltre l'ambito giuridico proprio del testo.

Il suo effetto pratico – e, si può ragionevolmente concludere, il suo scopo – è quello di confinare il Messale del 1962 ai margini della vita ecclesiale, di renderlo invisibile e, in ultima analisi, di consentirne la scomparsa. Eppure, questa strategia, perseguita in varie forme dalla fine degli anni '60, non ha mai avuto successo. La Messa antiquior è sopravvissuta ripetutamente ai tentativi di relegarla in soffitta. Sopravvive perché non è un'opzione politica, ma un'espressione viva della Tradizione della Chiesa – una Tradizione che non può essere eliminata per legge.