sabato 11 giugno 2022

Può un papa imporre alla Chiesa una rivoluzione liturgica?

L'autore dell'articolo ripreso di seguito è Padre João Batista de Almeida Prado Ferraz Costa, parroco della Capela Santa Maria das Vitórias di Anápolis, in Brasile, dove celebra la Santa Messa tradizionale. L'articolo è stato pubblicato sul sito della Cappella. Qui l'indice degli articoli su Traditionis custodes e Responsa.

Può un papa imporre alla Chiesa 
una rivoluzione liturgica?

Un degno sacerdote, noto in Brasile per la sua competenza nel campo della bioetica e per la sua lotta in difesa del diritto alla vita, ha purtroppo deciso di schierarsi a sostegno della Traditionis custodes, unendosi così alla mobilitazione del clero progressista che cerca di fermare il ripristino del rito romano tradizionale, favorito dal motu proprio Summorum pontificum di Benedetto XVI.

L’argomento fondamentale sviluppato dal predetto sacerdote consiste nell’affermazione che quasi tutti i Papi, nel corso dei secoli, hanno riformato la liturgia, per cui è sciocco volersi aggrappare al Messale di san Pio V, la cosiddetta Messa di sempre.

C'è da dire che noi, cattolici della Tradizione, quando usiamo la denominazione “Messa di San Pio V”, non intendiamo dire che il santo Papa che ottenne la vittoria di Lepanto grazie all’arma del Rosario abbia creato un nuovo Messale, come fece Paolo VI nel 1969, né volle impedire ai suoi successori di arricchire o modificare la liturgia secondo le esigenze e le convenienze dei tempi.
Dicendo “Messa di San Pio V” o Messa Tridentina, si intende che San Pio V ha codificato un Messale secondo le più venerate istituzioni liturgiche.

In effetti, ci sono sempre stati cambiamenti accidentali nella liturgia, c’è sempre stato un arricchimento armonico della liturgica, uno sviluppo organico.
È noto che i Papi hanno sempre cercato di difendere la verità della fede e di combattere le eresie attraverso la liturgia, introducendo nel Messale preghiere in tal senso. Ad esempio, le raccolte delle Messe dei santi del periodo della Controriforma (le Messe di San Pio V, San Pedro Canísio, San Roberto Bellarmino e altri) sono preghiere che affermano senza clamore che la Santa Chiesa Cattolica è l’unica vera Chiesa e che implorano la conversione degli eretici. Ora, nel Messale di Paolo VI tutte queste preghiere sono state riformate o distorte, per affermare l’unico dogma intoccabile della nuova religione: l’ecumenismo. Allo stesso modo, la festa di Cristo Re non solo è stata trasferita all’ultima Domenica dell’anno liturgico, ma sono state amputate e modificate le sue preghiere e gli inni del breviario, per adattarli allo spirito liberale contrario al dogma del Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. Inaccettabili sono le riforme della Settimana Santa, le cui preghiere non chiedono più la conversione degli Ebrei.
Va anche ricordato che tutte le antiche preghiere che chiedevano la grazia di disprezzare il mondo (terrena despicere) sono state abolite in nome dell’umanesimo e dell’utopia di un “mondo migliore”, di una democrazia che nega il Regno Sociale di Cristo.
Non sorprende quindi che la mentalità mondana abbia invaso le famiglie e i conventi cattolici.

Insomma, ci sono sempre stati cambiamenti buoni e armoniosi nella liturgia, cambiamenti che hanno sempre rispettato la venerabile Tradizione; questo fino a Papa Pio XII. Da Paolo VI in poi, la liturgia cominciò ad essere usata per diffondere errori, per compiacere gli eretici che erano invitati a pronunciarsi sulla riforma liturgica. Paolo VI dichiarò all’amico Jean Guitton di voler eliminare dalla liturgia tutti gli elementi che non piacevano ai “fratelli separati”. Ciò che non accadde fino a Pio XII è una rivoluzione nella liturgia per promuovere gli errori e le eresie condannate dal Magistero tradizionale dei Papi. Monsignor Gamber, illustre studioso di liturgia, membro della Pontificia Accademia di Teologia, disse che la riforma liturgica di Paolo VI fu più radicale di quella di Lutero. Quanto all’argomento secondo cui il Messale di Paolo VI avrebbe molto favorito tra i cattolici la lettura della Sacra Scrittura, con la creazione di un ampio lezionario separato dal Messale, è necessario affermare con lo studioso cardinale Alfonso Maria Stickler che la nuova Messa propone ai fedeli la lettura di brani biblici così difficili che nemmeno i sacerdoti celebranti sanno spiegarli nelle loro omelie, oltre ad essere spesso inappropriati per la ricorrenza liturgica del giorno.

Inoltre, va detto che i frutti della riforma liturgica sono molto amari: sacrilegi che si moltiplicano ovunque, perdita del senso del sacro, volgarità, abiti immodesti anche nel presbiterio, cattiva abitudine di distribuire la Santa Eucaristia nella mano, ecc. Come qualcuno ha detto, è necessario riconoscere che esiste un rapporto di causa ed effetto tra la desacralizzazione della nuova liturgia e la legalizzazione dell’aborto: perso il senso del sacro, si è perduta l’inviolabilità della vita innocente nel grembo materno.

Dunque, affermo con la coscienza pulita davanti a Dio che non sono obbligato ad aderire alla nuova liturgia. Nessun cattolico è obbligato ad accettare l’ecumenismo condannato da Pio XI nella Mortalium animos e che è diffusamente presente nella liturgia aggiornata; nessun cattolico è obbligato ad accettare la libertà di culto condannata per millenni dalla Tradizione e dal Magistero, sfigurando la solennità di Cristo Re; nessun cattolico è obbligato ad accettare la Messa versus populum condannata da Pio XII nell’enciclica Mediator Dei; nessun cattolico è obbligato a dire che non è scandalo per un papa baciare il Corano, promuovere il culto della pachamama, o mettere una statua di Lutero in Vaticano. Il famoso teologo Francisco Suarez SJ ha detto che un papa che sovverte la liturgia sarebbe scismatico.

Rivoluzione liturgica giammai!
Padre João Batista de Almeida Prado Ferraz Costa
Anápolis, 26 maggio 2022.
Solennità dell’Ascensione del Signore
26º anniversario della mia ordinazione sacerdotale col rito tradizionale con l’imposizione delle mani di Sua Eminenza il Cardinale Alfonso Maria Stickler, nel palazzo del Sant’Uffizio.

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Nessun papa ha il potere di cambiare la liturgia a suo piacimento ma Paolo VI lo ha fatto ugualmente e, a causa della falsa obbedienza, quasi tutti lo hanno seguito.
Naturalmente il Vetus Ordo è stato proibito illegittimamente e invalidamente e nessun cattolico deve sentirsi vincolato ad assistere alla messa di Montini-Bugnini.
Io mi regolo così: da anni non mi recò più alla "nuova messa" e, quando non posso assistere ad una messa Vetus Ordo, santifico la festa in un altro modo.

Adsum! ha detto...

Anch'io mi regolo così, dal 1983. Quanto tempo è passato! Avevo ventun'anni!

Anonimo ha detto...

Il fatto è interessante nel protrarsi della svolta epocale della Chiesa in senso protestante dittatoriale, e la testimonianza dei due utenti lo è ancor più... perciò chiedo a loro : sono sicuri di non essere in peccato mortale se in tante domeniche non soddisfano il precetto ?

Anonimo ha detto...

Anonimo delle 16:50,
Sono l'autore del commento delle 12:41.
Non mi ritengo in peccato (tanto meno mortale) a non soddisfare il precetto festivo ricorrendo alle messe novus ordo per il semplice fatto che nessuno aveva l'autorità di proibire la Messa Vetus Ordo e di imporci una nuova "messa ecumenica".
La Bolla Quo primum tempore è molto chiara ed è irriformabile e quindi vincolante anche per i pontefici.
Quindi non ritengo il novus ordo vincolante per la santificazione delle feste.
Non mi spingo fino al punto di affermare che assistere alla messa montiniana sia un peccato, neppure per coloro che hanno piena avvertenza di ciò che è successo, ma io ho iniziato a sentirmi in colpa ad andarci.
L'ultima messa montiniana a cui ho assistito è stata quella del Natale del 2019.

Anonimo ha detto...


La satisfaction du précepte présuppose l'existence préalable de la vraie liturgie. Là où la vraie liturgie n'existe pas (ou plus), le précepte cesse de valoir.

Anonimo ha detto...


Non andare alla Messa di Montini non può essere peccato. Dipende dalla motivazione.
Mons. Lefebvre ha esortato a non andare alla Messa del Novus Ordo perché era una Messa ambigua, che rischiava di far perdere la fede. Basti pensare al mutamento del canone rappresentato dal famoso "tutti" al posto di "molti" (Nell'Institutio era scritto "molti" ma i messalini in volgare riportavano "tutti"; uno ce l'ho ancora, e GP II diceva sempre "tutti" - e in tanti continuano a dire "tutti" nonostante la messa a punto di Benedetto XVI, anni fa) Ambgua, aggiungo, anche a causa dei sermoni, tutti o quasi orientati al sociale, ripetitivi sino alla nausea. Diceva di onorare in altro modo il precetto domenicale. Per esempio con la recita di un Rosario e pie letture, a cominciare dalla lettura del Vangelo del giorno, seguita da meditazione.
Diceva anche che era bene cercare di andare, secondo le proprie possibilità, a qualche Messa Ordo Vetus, anche una sola volta al mese.
Essendo piuttosto anziano, non ho l'obbligo della Messa domenicale. È una valutazione che devo fare io, se mi sento la forza di andare alla Messa. Pur sentendomi spesso la forza, alla Messa fabbricata da Montini e Bugnini non ci vado. Resto a casa, onorando il precetto festivo nel modo sopra descritto.
Faccio peccato? Non credo proprio. Il peccato l'hanno fatto quelli che hanno fabbricato la Nuova Messa. Montini non aveva il potere di far sparire una Messa il cui canone, per costante tradizione dei Romani Pontefici, risaliva ai tempi apostolici.
Montini ha abusato del suo potere.
T.

Anonimo ha detto...

"Perciò il solo Sommo Pontefice ha il diritto di riconoscere e stabilire qualsiasi prassi di culto, di introdurre e approvare nuovi riti e di mutare quelli che giudica doversi mutare; i Vescovi, poi, hanno il diritto e il dovere di vigilare diligentemente perché le prescrizioni dei sacri canoni relative al culto divino siano puntualmente osservate. Non è possibile lasciare all'arbitrio dei privati, siano pure essi membri del Clero, le cose sante e venerande che riguardano la vita religiosa della comunità cristiana, l'esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo e il culto divino, l'onore che si deve alla SS. Trinità, al Verbo Incarnato, alla sua augusta Madre c agli altri Santi, e la salvezza degli uomini; per lo stesso motivo a nessuno è permesso di regolare in questo campo azioni esterne che hanno un intimo nesso con la disciplina ecclesiastica, con l'ordine, l’unità e la concordia del Corpo Mistico, e non di rado con la stessa integrità della fede cattolica."

Come interpreta T. questo brano della Mediator Dei?

Anonimo ha detto...

Anonimo delle 00:11.
La Mediator Dei, pur non contenendo eresie, dimentica di specificare che il Papa è vincolato dalla Tradizione.
In ogni caso la Quo primum tempore, essendo antecedente a Pio XII, era vincolante anche per lui.
La Mediator Dei non aveva quindi il potere di dichiarare che potesse essere POTENZIALMENTE proibita la Messa di San Pio V e neppure avrebbe potuto autorizzare
l'invenzione di una messa filo-protestante.
Io credo che Pio XII si riferisse a cambiamenti minori, tipo quelli apportati da lui, da San Pio X, ecc.
Comunque,qualunque cosa intendesse, il limite invalicabile (anche per lui) è il contenuto della Quo primum tempore:

VII

Anzi, in virtú dell'Autorità Apostolica, Noi concediamo, a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l'Indulto perpetuo di poter seguire, in modo generale, in qualunque Chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui dunque avranno la piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente: cosí che Prelati, Amministratori, Canonici, Cappellani e tutti gli altri Sacerdoti secolari, qualunque sia il loro grado, o i Regolari, a qualunque Ordine appartengano, non siano tenuti a celebrare la Messa in maniera differente da quella che Noi abbiamo prescritta, né, d'altra parte, possano venir costretti e spinti da alcuno a cambiare questo Messale.

VIII

Similmente decretiamo e dichiariamo che le presenti Lettere in nessun tempo potranno venir revocate o diminuite, ma sempre stabili e valide dovranno perseverare nel loro vigore. E ciò, non ostanti: precedenti costituzioni e decreti Apostolici; costituzioni e decreti, tanto generali che particolari, pubblicati in Concilii sia Provinciali che Sinodali; qualunque statuto e consuetudine in contrario, nonché l'uso delle predette Chiese, fosse pur sostenuto da prescrizione lunghissima e immemorabile, ma non superiore ai duecento anni.

IX

Inoltre, vogliamo e, con la medesima Autorità, decretiamo che, avvenuta la promulgazione della presente Costituzione, e seguita l'edizione di questo Messale, tutti siano tenuti a conformarvisi nella celebrazione della Messa cantata e letta: i Sacerdoti della Curia Romana, dopo un mese; quelli che sono di qua dei monti, dopo tre mesi; quelli che sono di là dei monti, dopo sei mesi o appena sarà loro proposto in vendita.

Anonimo ha detto...

Dobbiamo capire che all'autorità si è sempre dato credito, era ed è stato fino ad oggi impensabile che l'autorità ingannasse su tutti i fronti e l'autorità stessa sapeva benissimo quale sarebbe stata la sua sorte se avesse tradito al cento per cento il suo compito verso il popolo. Parimenti è impensabile che possa esistere una società senza un minimo di fiducia reciproca.

Oggi noi ci troviamo davanti al tradimento dell'autorità della chiesa e dello stato e molte persone hanno preferito e preferiscono dirsi: " Sì, questo fatto è molto strano ma, forse sono io che non capisco il vero fine ed i mezzi per raggiungerlo."

E' la prima volta che viene orchestrato un colpo di stato e di chiesa di questa portata con la collaborazione dello stesso stato, della stessa chiesa e di quasi tutti i media.

E ritorno a quella frase, forse dal sen fuggita, di Draghi: "L'euro (o la ue non ricordo) non può fallire perché abbiamo dato tutto!" Per diverso tempo pensai che il tutto fosse da intendere: 'tutto il nostro impegno'; poi ho ipotizzato che fosse 'tutto il nostro capitale, tutti i nostri averi'. Quando bene o male ho capito che i soldi, che noi italiani riceviamo in prestito con interesse dalla ue, sono gli stessi che noi abbiamo precedentemente consegnati alla ue, allora ogni dubbio è svanito circa l'affermazione di Draghi: "abbiamo dato tutto".

Quindi tutti coloro che si sono LEGATI ai grandissimi finanzieri sono entrati in questa illusione: X consegna il suo capitale al finanziere Y per il progetto Z. X si ritiene implicitamente anche un socio di Y pur sapendo che, se non farà anche lui i 'famosi compiti' per la riuscita del progetto Z, non solo non sarà pagato, ma il suo capitale verrà eroso, se non azzerato perché passerà ai finanzieri suoi padroni e niente affatto soci. Quindi quello di Draghi è un lavoro lucroso sotto ricatto e senza niente in mano. Il che richiama alla mente: 'non avrai nulla e sarai felice' altro slogan pronto per la cessione della nostra casa.(A cui il popolo risponderà come lorsignori meritano)

Quindi tutta questa manfrina euro, ue, bce...Draghi, governo italiano, poveri italiani e poveri tutti si regge su un: 'tu dai a me che io ti gestisco tutto a modo mio, con le mie regole, e tu, zitto e mosca, ché io ti do il bonus per il tuo tozzo di pane quotidiano...se mi fai la riverenza'

Similmente la chiesa ha espropriato e sta finendo di espropriare se stessa ed i fedeli cattolici della comune religione per vendersi ai finanzieri che gestiranno la sua spiritualità a modo loro, con le loro regole. Anche lei non 'avrà più religione e sarà felice'.

Anonimo ha detto...


Come rispondo al passo della Mediator Dei?

Il passo è mal interpretato perché estratto dal suo contesto. Prendiamo l'intera Mediator Dei. Pio XII, nel capitolo IV, illustra "il progresso e sviluppo della Liturgia", ricordando che ci sono delle parti caduche, che si possono sempre modificare, accanto ad altre immodificabili. Ribadisce il criterio generale ossia che spetta non ai privati (laici o preti che siano) introdurre eventuali mutamenti ma solo alla Autorità Ecclesiastica, in pratica al Sommo Pontefice e cita come esempio l'azione dei predecessori, alla fine del cap IV. "Moltiplicandosi usi e consuetudini di questo genere [abusi introdotti soprattutto da privati] durante il secolo XVI e mettendo le iniziative private in pericolo l'integrità della fede e dalla pietà con grande vantaggio degli eretici e a propaganda del loro errore, il Nostro Predecessore di i.m. Sisto V, per difendere i legittimi riti della Chiesa e impedire le infiltrazioni spurie, istituì nel 1588 la Congregazione dei Riti, organo cui tuttora compete di ordinare e prescrivere con vigile cura tutto ciò che riguarda la sacra Liturgia".

Il capitolo V della MD, intitolato: "Tale progresso non può essere lasciato all'arbitrio dei privati", si inizia con il passo citato da # 00.11 (v. sopra): "Perciò il solo Sommo Pontefice ha il diritto etc".

Il senso mi sembra chiaro: Pio XII, di contro alle smanie di riforma del rito che circolavano da tempo, deviando dalla retta via, ribadisce che solo il Papa "ha il diritto" di introdurre mutamenti o modifiche, nuovi riti, se questo è il caso, come è successo in passato. Ma sempre su aspetti secondari, le modifiche (nel tit. IV la MD ne ricorda alcune).
Pio XII ribadiva un principio generale del diritto e della teologia della Chiesa, la competenza esclusiva della Prima Sedes in materia liturgica, di contro alla pretesa perversa di modificare i Sacri Riti dal basso e in senso "ecumenico" o "democratico". Non affermava affatto che il Papa può modificare come vuole l'antico Rito e sostituirlo con uno del tutto nuovo, avulso dalla Tradizione. Il potere che riconosceva al Papa era il medesimo esercitato nei secoli precedenti dai suoi predecessori, che si erano sempre limitati a mutamenti secondari o ad abolire riti non sufficientemente antichi, presentanti aspetti dottrinalmente dubbi.

Credo che la lettura dell'opuscolo di mons. K. Gamber potrebbe chiarire le idee sulla effettiva competenza del papa in materia. Già richiamandosi ai suoi predecessori, Pio XII mostrava di muoversi nel solco della Tradizione della Chiesa. Non c'erano lacune nella sua esposizione.
T.

Anonimo ha detto...


AGGIUNTA alla Risposta di cui sopra (T # 11:21) - 1

L'opuscolo di mons. Klaus Gamber (1919-1989), insigne liturgista, si trovava come edizione speciale di UNA VOCE : "Mons. Klaus Gamber, La riforma della Liturgia Romana. Cenni storici - Problematica", Supplemento al n. 53-54 del Notiziario di UNA VOCE - giugno/dicembre 1980, di pp. 74.
L'ho acquistato parecchi anni fa in un priorato della FSSPX, quello di Albano. Forse ne hanno ancora qualche copia. UNA VOCE si trova su internet, non so se vi abbiano messo anche i "supplementi".

Due brevi scritti di mons. Gamber sono stati utilizzati da F. Agnoli, nel volumetto: Francesco Agnoli - Klaus Gamber, La Liturgia tradizionale. Le ragioni del motu proprio sulla Messa in latino, Fede & Cultura, Verona, 2007, pp. 64. Il saggio fu pubblicato in occasione del motu proprio Summorum Pontificum, di Benedetto XVI. Nell'Appendice sono riprodotti due eccellenti scritti di mons. Gamber, sulla posizione dell'altare e sulla celebrazione versus populum, più un terzo sulla questione del "per tutti" che deve invece essere "per molti", come nell'antico Canone.
Il lavoro riproduce anche la Lettera della Congregazione per il Culto Divino sulla traduzione di "pro multis" nella Consacrazione del Calice, del 17 ott 2006, con la quale Benedetto XVI "invitava" (non ordinava) a ristabilire il corretto "pro multis", esortazione rimasta, sembra, in gran parte lettera morta.
La trattazione di mons. Gamber sul potere o meno del Papa di modificare la Liturgia non era ripresa nel saggio di F. Agnoli. Ne faccio cenno qui di seguito, contando sull'approvazione di Mic, sperando che ciò possa contribuire a chiarire questo spinoso punto.
T.

Anonimo ha detto...


"Il Papa ha il diritto di cambiare il Rito?" - 2

Solo in misura limitata, questa la risposta.

"Occorre chiarire innanzitutto cosa si intende per Rito : come l'insieme delle forme obbligatorie del Culto che, risalenti in ultima analisi a NSGC, si sono sviluppate nei dettagli a partire da una Tradizione comune e sono state più tardi sancite dall'Autorità ecclesiastica. [..]
Ne consegue che
1. se un rito nasce da una tradizione comune esso non può essere rifatto ex novo nella sua globalità. Persino ai loro inizi le forme del Culto cristiano non avevano nulla di fondamentalmente nuovo. Come la Chiesa primitiva si distaccò solo gradualmente dalla Sinagoga, così anche le forme liturgiche della giovane comunità cristiana si distinsero gradualmente dal rito ebraico [...]
2. Se nel corso del tempo un rito si evolve, è possibile e lecito un suo sempre ulteriore sviluppo, a patto però che esso rispetti la qualità intemporale di ogni rito e si effettui organicamente [...]
3. La Chiesa Universale ammette l'esistenza di più Riti autonomi. In Occidente, a parte il Romano, abbiamo il Mozarabico e l'Ambrosiano (il Rito Gallicano è da secoli estinto); in Oriente, fra altri, il Rito Bizantino, l'Armeno, il Copto, il Siro-maronita. Poiché ciascuno di questi Riti ha avuto uno sviluppo indipendente, esso presenta caratteristiche sue proprie. Singole parti di uno di essi non possono pertanto essere mutuate da un altro Rito. Non si può, ad esempio, usare nella Liturgia Romana una Anafora (=Prece Eucaristica) orientale o parte di essa (cosa che invece accade oggidì nel nuovo rito della Messa [!!]); oppure, al contrario, usare il Canone Romano in una delle Liturgie Orientali [...]
4. Ogni rito costituisce una unità cresciuta organicamente. Modificazioni di alcune sue parti sostanziali significano pertanto la distruzione dell'intero rito. È quanto avvenne all'epoca della Riforma, quando Lutero eliminò il Canone e collegò il racconto della Istituzione direttamente alla Comunione [...]
5. Il ritorno a forme più primitive non comporta necessariamente un cambiamento del rito, ed è perciò, entro certi limiti, ammissibile. Così non si ebbe frattura alcuna quando san Pio X reintrodusse il canto gregoriano restaurato nelle sue forme originarie, o quando restituì la loro primitiva importanza alle Messe delle Domeniche "per annum" nei confronti delle feste minori dei Santi [...]

E veniamo ora al nostro quesito: ha il Papa il diritto di mutare un Rito che risale alla Tradizione Apostolica e che si è formato nel corso dei secoli? La nostra indagine ha fin qui mostrato come in passato l'Autorità ecclesiastica non abbia mai influito in misura cospicua sullo sviluppo delle forme liturgiche. Essa ha solamente sancito il Rito formatosi nel solco della consuetudine e, oltretutto, lo ha fatto relativamente tardi, in particolare dopo la comparsa dei libri liturgici a stampa; in Occidente, solo dopo il Concilio di Trento [...] (Gamber, op. cit., pp. 22-26, estratti) (segue)
T.

Anonimo ha detto...


"Il Papa ha il diritto di cambiare il Rito?" - 3 (ultima parte)

Dopo aver ricordato che la riforma liturgica ordinata dal Concilio non contemplava affatto l'abolizione del rito antico e la sua sostituzione con uno nuovo di zecca, mons. Gamber afferma:
"Ci si domanda: un così radicale rifaciamento è ancora nel quadro della Tradizione della Chiesa? Alla luce di quanto abbiamo esposto, è da escludere che ci si possa richiamare alle disposizioni conciliari. Che alcune parti dell'antico Messale siano passate nel nuovo non basta, come abbiamo visto all'inizio, perché si possa parlare di continuità del Rito Romano, benché si tenti ripetutamente di dimostrarla, tale continuità.
Un diritto esclusivo del Papa di introdurre un nuovo Rito anche senza una disposizione conciliare nascerebbe, così si ragiona, dalla sua "piena e suprema autorità" (plena et suprema potestas) di cui parla il Vaticano I, in quelle materie "quae ad disciplinam et regimen Ecclesiae per totum orbem diffusae pertinent" (Denz. 1831). Ma nel termine "disciplina" non è assolutamente compreso quel Rito della Messa che tutti i Papi hanno sempre detto e ribadito risalire alla Tradizione Apostolica [in nota: Lettere di Innocenzo I m. nel 417, Vigilio, m. nel 555]. Tale coerenza del Magistero pontificio è sufficiente da sola a escludere che quel Rito rientri nel concetto di "disciplina e governo della Chiesa". A ciò si aggiunga che nessun documento, neppure il CIC dice espressamente che il Papa, in quanto supremo Pastore della Chiesa, ha il diritto di abolire il Rito tradizionale. Nemmeno si parla in alcun luogo di un suo diritto di modificare singole consuetudini liturgiche. Alla "plena et suprema potestas" del Papa sono chiaramente posti dei limiti. Nelle questioni dogmatiche, egli deve attenersi alla Tradizione della Chiesa [...] Più di un autore esprime l'opinione che non rientri nei poteri del Papa l'abolizione del Rito tradizionale.
Tra questi: Cajetano e Suárez. Per S. un papa diventerebbe scismatico "se non volesse mantenersi, come suo dovere, in unione e collegamento con l'intero corpo della Chiesa, al punto di tentare di scomunicare l'intera Chiesa o di mutare i Riti confermati dalla Tradizione Apostolica" [...] Fino a Paolo VI nessun papa aveva intrapreso un così totale cambiamento delle forme liturgiche; anzi, nemmeno talune, minime innovazioni nel Rito erano mai state accettate senza difficoltà".
Conclusione mia: l'analisi di mons. Gamber conferma l'abuso di potere da parte di Montini. E abuso è stato quello di Bergoglio, nel dichiarare che la Nuova Messa è l'unica valida, cancellando l'Antico Rito, implicitamente abrogandolo. Il Papa non ha il potere di far questo. L'ukase di Bergoglio deve ritenersi invalido per difetto di giurisdizione.
T.