lunedì 13 giugno 2022

Di chi possiamo fidarci? - don Elia

Quello di scoprire trappole spirituali e individuare per tempo vicoli ciechi è un mestiere ben poco gratificante, giacché, oltre a procurare molti nemici, spinge gli altri a prenderti per matto. Esso può tuttavia rivelarsi una missione, soprattutto se risulta aiutato in modo evidente da un dono dall’alto ma ripugna a colui che lo esercita, il quale preferirebbe di gran lunga occuparsi di temi più ameni. In un’epoca di tanta confusione, però, lo zelo per la salvezza delle anime non permette di compiacere alle proprie inclinazioni, esigendo che esse siano posposte al bene di chi è in pericolo. La scelta di non nominare espressamente persone o istituzioni non deriva da un calcolo egoistico, bensì da due avvertenze dettate dalla carità: una è quella di non mettere in pericolo coloro cui si desidera giovare, così che possano rimediare da sé alle decisioni imprudenti, prima che si abbattano su di loro gravi sanzioni; l’altra è quella di non dare adito a polemiche scatenate da interpretazioni scorrette, quasi che si volesse attaccare qualcuno, quando invece si intende unicamente indicare gli errori in modo che chi vi si riconosce possa emendarsene.

Se tale intento nascesse dalla presunzione o dalla volontà propria, sarebbe ovviamente qualcosa di riprovevole e nocivo; se, al contrario, uno vi si sente obbligato dalla coscienza suo malgrado, non credendosi idoneo al compito, si può ragionevolmente supporre che, all’origine, vi sia il volere di un Altro. Se alla radice ci fosse invece una tentazione sotto apparenza di bene, essa alimenterebbe l’orgoglio e spingerebbe a puntare il dito sugli altri a loro danno, piuttosto che a loro vantaggio; tale difetto si accompagnerebbe però difficilmente alla consapevolezza di esser stato tratto in salvo per pura misericordia da una palude spirituale e disintossicato dai suoi miasmi mortali in modo pressoché miracoloso, oltre che preservato dalle innumerevoli insidie che il demonio ha continuato a tendere anche sul nuovo cammino. No, qui non c’è alcun movente o interesse nascosto, come nel caso di certe organizzazioni che, in ambito ecclesiastico o politico, dipendono da enti occulti che se ne servono per neutralizzare il dissenso deviandolo su un binario morto. Qui l’attività è assolutamente gratuita, senza finanziamenti o provvigioni di sorta, il che le permette di rimanere del tutto libera.

Per accalappiare le persone, molto spesso, il tentatore e i suoi strumenti umani fanno leva sulla vanità e sulla sete di potere, potentissime molle della volontà egocentrica, che si lascia facilmente sedurre da proposte che ne promettano l’appagamento immediato. Un’altra è la ricerca del godimento per se stesso, magari sul piano intellettuale o su quello estetico. Un cattolico conservatore può essere allettato da esperienze che ne soddisfino il gusto per l’ordine, la bellezza e la correttezza formale, anche senza un sincero amore per Dio e per il prossimo. Egli selezionerà l’ambiente che più corrisponde alle sue esigenze individuali, piuttosto che cercare di offrire il proprio contributo là dove ce ne sia più bisogno, anche a costo di dover sacrificare qualcosa e sopportare degli inconvenienti. Ben diverso è il caso di chi, esasperato da anni e anni di sforzi infruttuosi, fugge da un ambiente ecclesiale divenuto invivibile, soprattutto in seguito all’imposizione di assurde precauzioni sanitarie che han soppiantato le norme volte ad assicurare il rispetto delle cose sacre [vedi]. In tal caso non si sta cercando di compiacere un ego ipertrofico, ma di trovare una via di sopravvivenza; la sofferenza dell’oppresso non ha nulla a che fare con l’arroganza di chi vorrebbe conformare a sé la realtà esterna.

Tale orientamento accentratore si riconosce anche per il fatto che al buon Dio è riservato uno spazio ben delimitato, quello delle pratiche di pietà, concluse le quali la vita scorre in modo indipendente nella ricerca del tornaconto personale. Una spiritualità genuina, però, non funziona a compartimenti stagni, ma tende ad abbracciare l’intera esistenza in un unico atto d’amore, costantemente offerto in spirito di sacrificio e abnegazione. La più efficace verifica della sincerità del cuore è la concreta carità verso il prossimo, accolto con benevolenza, sopportato con pazienza, corretto con sapienza. A volte, invece, si ha l’impressione che il fine supremo ricercato sia il benessere individuale, mentre Dio e il prossimo sono presi in considerazione soltanto nella misura in cui possono favorirlo. L’ideale della società odierna è star bene con sé stessi, utilizzando il resto in funzione di ciò; certi cattolici, parimenti, ambiscono la solitudine non per ascoltare la voce del Signore, onde imparare ad amare Lui e gli altri per amore Suo, ma per la tranquillità e il godimento propri.

Queste osservazioni mirano a mettere in guardia da quelle istituzioni che, dietro un’apparenza brillante e un preteso rigore dottrinale, capaci di attirare le persone sensibili a quegli aspetti, operano in realtà per fini non dichiarati, ma facilmente arguibili a partire dalle notevoli risorse finanziarie, nonché dalla capillare infiltrazione in ambiti di interesse vitale, come quello politico, quello economico e quello giudiziario. È evidente che sarebbe molto utile identificarle per nome, ma ciò esporrebbe chi scrive a prevedibili noie legali; basti sapere che sono nate, per lo più, in Paesi di lingua ispanica. Il rischio non è semplicemente quello di farsi sfruttare per lo sviluppo di quelle organizzazioni qual fine a sé stante, ma soprattutto quello di concorrere inconsapevolmente al mantenimento del sistema di potere che di esse si serve per sorvegliare ogni tendenza e orientamento. Nel campo civile come in quello ecclesiastico, ogni aggregazione, da un capo all’altro dell’arco costituzionale, può esser controllata per via finanziaria, mentre quelle più estremiste, che ne restano apparentemente fuori, sono con buona probabilità creature dirette dei servizi segreti.

Fatto salvo il diritto dei cattolici di associarsi e operare insieme per favorire la crescita dello spirito cristiano, occorre tener presente che ciò non è indispensabile al conseguimento della salvezza eterna e della santità degli individui, delle famiglie e delle comunità. I mezzi di istruzione, santificazione e governo che il Signore ci fornisce nella Chiesa sono più che sufficienti; tutto il resto (associazioni, movimenti, prelature…) è solo un ausilio per giovarsene meglio, purché sia uno strumento valido e sano, cioè concorra al bene dell’intero Corpo Mistico, anziché perseguire il proprio esclusivo successo. In sostanza, al fedele come al chierico basta pregare assiduamente, ricorrere regolarmente ai Sacramenti e osservare la dottrina definita dal Magistero perenne in materia di fede e di morale. Questa non è affatto una fuga nell’individualismo, dato che chiunque curi bene l’anima e la condotta sviluppa inevitabilmente un profondo senso ecclesiale, vedendosi inserito in un’immensa famiglia che non conosce confini né di tempo né di spazio, in compagnia degli Angeli, dei Santi e di tutti i battezzati, soprattutto di quelli che soffrono per la loro fedeltà a Gesù Cristo.

Certo, non ignoriamo che il rapporto con i Pastori, quasi ovunque, sia diventato impraticabile. Nella loro ossessione per l’ascolto e l’accoglienza, essi prodigano spazio e attenzione ai pervertiti (così da spalancare chiese e parrocchie agli influssi demoniaci), ma sono completamente refrattari a qualunque appello a guardare la realtà in faccia, per quello che è, piuttosto che per quello che vorrebbero in base a idee sorpassate di mezzo secolo fa. L’anacronismo dei loro discorsi stride specialmente nei confronti dei giovani, che non sopportano più quel parlare fumoso e contorto, volutamente ostile a ogni certezza dottrinale e imperativo morale; il desolante deserto di vocazioni sacerdotali e religiose ne è testimonianza più che eloquente. Piuttosto che rimettersi salutarmente in discussione, tuttavia, preferiscono perseguitare gli istituti di orientamento tradizionale, i quali, rigurgitando di candidati, costituiscono una smentita vivente della loro ideologia decrepita, che prevale però sull’evidenza del reale. Una formazione di stampo hegeliano-marxista, d’altronde, non può portare frutti diversi; essa rinchiude le persone in una prigione mentale da cui non si esce se non per miracolo.

La ragione del fascino esercitato dalla Tradizione sulla gioventù non si trova certo nella paccottiglia socio-psicologistica delle analisi sulla generazione fragile che cerca sicurezze. Tolti gli inevitabili casi di squilibrio, sfruttati per gettare discredito su tutti gli altri, si tratta di solito di persone di sana impostazione etica e cognitiva, spesso sorprendentemente sveglie e preparate circa le attuali derive ecclesiali. Le loro sofferenze interiori sono per lo più dovute al fatto di esser cresciute in una società devastata dagli effetti del Sessantotto oppure, all’opposto, in famiglie che, per preservarsene, hanno ecceduto nel rigore dell’educazione. Il vivo auspicio, dettato dalla carità, è che non incappino nelle organizzazioni alle quali qui si allude o, peggio, in formazioni tendenzialmente scismatiche, orientate alla costituzione di una gerarchia parallela. Può addirittura accadere che l’ordinazione clandestina di un soggetto inidoneo da parte di un noto arcivescovo a riposo scateni una terribile bufera su un’intera diocesi, sul suo vescovo innocente e sul suo fiorente seminario, con grave pregiudizio per numerose e buone vocazioni che vi avevano trovato rifugio [vedi].

Visti certi atti scriteriati, vien da domandarsi se il loro autore non stia operando deliberatamente o si lasci inconsapevolmente usare per provocare uno scisma. Anche l’insistenza di un giornalista – sulla base di non si sa quale autorità o competenza – nel dichiarare papa Benedetto ancora in carica suona sempre più come un incitamento a un passo di rottura. Quanti attualmente comandano nella Chiesa sarebbero ben felici, in realtà, di togliersi di torno gli oppositori sanzionandoli come ribelli, cosa che tornerebbe a loro esclusivo vantaggio. Il fatto è che i cattolici fedeli sono a casa loro e hanno pieno diritto di restarci; sono quelli di orientamento protestante e marxista che, a voler essere coerenti, dovrebbero andarsene (ma non ci pensano affatto, poiché sognano anzi di trasformare la Chiesa in base alle loro ideologie). Dato che non abbiamo facoltà di distribuire patenti di eresia né di cacciare nessuno, ci limitiamo a pregare perché si convertano oppure perché Dio ce ne liberi, con l’umiltà di chi sa bene che, senza la grazia, finirebbe inevitabilmente fuori strada.

Di chi fidarsi, allora? Come distinguere i saggi operai del Vangelo da coloro che, magari per uno zelo malinteso, di fatto seminano zizzania, accrescendo divisione e confusione? Un sicuro criterio di discernimento è la verifica di determinate virtù: l’umiltà del contegno e del sentire, l’obbedienza in ciò che è legittimo, la retta intenzione nel parlare e nell’agire, la trasparenza dei progetti e delle opere. Contrassegno di perfezione è una povertà effettiva, lieta e abbandonata alla Provvidenza, praticata senza ostentazione, ma per puro amore di Dio. È su quest’ultimo che si gioca tutto: chi ama sinceramente il Signore evita con ogni cura di compiere atti che mettano in pericolo l’unità della Chiesa visibile, ma si adopera costantemente per crescere nell’unione con Lui a beneficio dell’intero Corpo Mistico, mantenendosi saldamente al suo interno come suo membro vivo, dato che altrimenti sarebbe impossibile rimanere nell’amore di Cristo. Lo studio dei mali del tempo presente e le analisi delle minacce nascoste non devono distoglierci da questo fondamentale impegno, così vitale per l’anima e necessario alla sua perseveranza nel bene.

30 commenti:

Anonimo ha detto...

Di chi possiamo fidarci? Certamente non dei modernisti e dei conservatori.
Buona Festa di S. Antonio di Padova!
Che il Santo ci ottenga da Gesù Bambino copiosissime celesti grazie!

Anonimo ha detto...

CONOSCIAMO IL SANTO DEL GIORNO: S. ANTONIO DA PADOVA

Oggi 13 giugno 2022 si festeggia a Pàdova sant'Antonio Portoghése, Sacerdote dell'Ordine dei Minori, Confessore e Dottore della Chiesa, illustre per la vita, pei miracoli e per la predicazione, il quale, non essendo ancora trascorso un anno dalla sua morte, dal Papa Gregorio nono fu ascritto nel numero dei Santi.

Sant'Antonio nacque a Lisbona nel 1195 da genitori favoriti da Dio di ricchezze spirituali e di un certo benessere. Dopo la prima educazione ricevuta nella casa paterna da uno zio canonico, continuò la sua istruzione nella scuola vescovile annessa alla Curia. Con l'età cresceva pure nell'umiltà, unita al disprezzo per le glorie mondane; virtù che, unitamente alla fama di taumaturgo, lo distingueranno sempre. Sentendosi portato alla solitudine, il Santo pensò presto di ritirarsi in un convento e scelse i Canonici Regolari di S. Agostino. Quivi si diede con tale fervore alla mortificazione della carne, alla ritiratezza e ad un silenzio operoso, da divenire uno specchio per i suoi confratelli.
Ma le sue brame non erano ancora pienamente appagate: il Santo desiderava di ricevere il martirio, se cosi fosse piaciuto al Signore; e a questo scopo, abbandonato il convento di S. Croce, si ritirò tra i Frati Minori ai quali erano permesse le Missioni. Ma chi può scrutare i disegni altissimi dell'Onnipotente? Antonio, appena giunto in terra di Missione, è assalito da una malattia tale che lo costringe alla più assoluta inazione, e lo inchioda inesorabilmente in un letto, tanto che è costretto al ritorno. Si imbarca allora per ritornare in Portogallo, ma la nave, sbattuta da violenta tempesta, dopo una fortunosa navigazione, viene a sfasciarsi contro il litorale della Sicilia.
Soccorso da alcuni pescatori, viene trasportato a braccia al più vicino convento. Antonio adora la volontà di Dio, ed appena è in grado di camminare si reca ad Assisi. Quivi ebbe la grazia di vedere il suo caro padre S. Francesco, e di assistere al capitolo delle stuoie. Ma in questa circostanza il nostro Santo non parlò, nè fu notato. Dopo l'umiliazione però la Provvidenza, in modo inaspettato, gli apriva la via della predicazione. Fu una rivelazione: in poco tempo divenne celebre e dovette passare a Montpellier, a Tolosa, a Bologna, a Rimini e a Padova. Nella quaresima che tenne in quest'ultima città, i frutti della grazia divina furono copiosissimi: riconciliò nemici, ridusse i dissoluti a vita migliore, persuase gli usurai alla restituzione. La sua parola era come un dardo che trapassava i cuori e li infiammava d'amore alla virtù.
Il Signore confermava la santità del Santo con numerosissimi miracoli. Conoscendo per rivelazione che suo padre era accusato ingiustamente della morte di un nobile, pregò Dio e si trovò miracolosamente a Lisbona accanto al padre. Quivi richiamò a vita l'ucciso che indicò l’omicida: suo padre fu salvo.
Sentendosi vicino al termine della vita ottenne il permesso di ritirarsi nel romitorio di Camposampiero; qui passò i suoi ultimi giorni nella contemplazione e nell'esercizio sempre più puro dell'amor di Dio. Morì ad Arcella, presso Padova, il 13 giugno del 1231 a 36 anni di età. Dopo la sua morte i fanciulli di Padova e dei dintorni andavano gridando: «È morto il Santo, è morto il Santo . Ed era veramente morto un santo ed un grande santo, che lasciò tracce indelebili di ogni virtù.

Amen! ha detto...

S.Antonio,intercedi presso Dio per quei seminaristi che dovrebbero ricevere l'Ordinazione Sacerdotale e che sono stati messi in stand bay. S.Antonio implora per essi e per il loro Vescovo Mons.Rey. Amen!

mic ha detto...

Si quæris miracula
mors, error, calamitas,
dæmon, lepra fugiunt,
ægri surgunt sani.

Cedunt mare, vincula,
membra, resque perditas
petunt, et accipiunt
juvenes, et cani.

Pereunt pericula,
cessat et necessitas;
narrent hi, qui sentiunt,
dicant Paduani.

Cedunt mare, vincula,
membra, resque perditas
petunt, et accipiunt
juvenes, et cani.

Glória Patri et Filio et Spíritui Sancto.
Sicut erat in princípio,
et nunc et semper
et in sæcula sæcolorum.

Cedunt mare, vincula,
membra, resque perditas
petunt, et accipiunt
juvenes, et cani.

Anonimo ha detto...

Qui, in terra, l’occhio dell’anima è l’amore, il solo valido a superare ogni velo. Dove l’intelletto s’arresta, procede l’amore che con il suo calore porta all’unione con Dio.

Sant'Antonio di Padova

Carissimo Mons.Vescovo preghi S.Antonio perche' interceda per la fine delle 48 guerre che insanguano il mondo.Amen! ha detto...

Messaggero di sant'Antonio
https://www.youtube.com/watch?v=CZnnNZE9BZc
Segui la festa in diretta su 13giugno.org

Anonimo ha detto...


Di chi possiamo fidarci, oggi?

Non ha forse detto Santo Padre Pio che sarebbero venuti tempi (di apostasia) nei quali non avremmo dovuto ascoltare più nessuno
e affidarci solo alla Fede dei Padri?
Cioè: Devozioni, Sacramenti, S. Rosario quotidiano, vivere ovviamente osservando il più possibile i 10 Comandamenti...
Don Elia però, nel condannare "i conservatori" (del tipo diciamo "teo-con", sembra - dice e non dice) fa di ogni erba un fascio, ci mette evidentemente dentro anche la FSSPX, il che non è giusto.

mic ha detto...

Non mi risulta che don Elia critichi la FSSPX in linea di principio, anche se talvolta non ha mancato di evidenziare alcuni aspetti per lui problematici.
Credo che tutto sia criticabile se lo si fa con spirito di carità.

Breve di Sant'Antonio ha detto...

“Ecce Crucem Dómini, fúgite, partes advérsæ. Vicit Leo de tribu Iuda, Radix David. Allelúia! Allelúia!” (“Ecco la Croce del Signore, fuggite, potenze nemiche. Ha vinto il Leone della tribù di Giuda, stirpe di Davide. Alleluia! Alleluia!”).

Anonimo ha detto...

OT per la festa del Corpus Domini non ci sarà Messa alla presenza di JMB e quindi neppure la processione, l'annuncio ufficiale parla di dolori al ginocchio persistenti, altre fonti (ufficiose) di malattia allo stato terminale.

Anonimo ha detto...

Ti sbagli, Mic, inei suoi articoli, che leggo tutte le settimane, i riferimenti a Mons. Lefebvre e alla FSSPX sono evidenti e sempre più frequenti.
Antonio

mic ha detto...

Beh, se così è, non sono aggiornata... ultimamente mi capita di leggere a sprazzi su molti fronti.

Anonimo ha detto...

«Siamo soliti invocare il buon sant’Antonio da Padova quando perdiamo le chiavi della macchina. Ma lo preghiamo quando abbiamo perso la fede?» (Mons. Michel Aupetit)

Anonimo ha detto...

Io credo che spaccare il capello in quattro tra tradizionalisti, contro de Mattei, contro Ratzinger, contro la Fsspx, contro Viganò, eccetera, significhi spararsi sui piedi. Siamo già pochi...

Anonimo ha detto...

confermo l'anonimo 15:33, e con gran dispiacere, dato che seguo da tempo con stima Don Elia... ma in un post recente ("Teniamoci pronti") ha fatto un'allusione con severa critica, abbastanza palese, che mi ha fatto cadere le braccia.
Di solito lui raccomanda (prudentemente) di tenersi ala larga dai settarismi, chiese parallele che captano i fedeli bisognosi di certezze,... però ora mi ha tolto in modo drastico e inatteso un riferimento ideale che avevo da anni nella FSSPX, come unica possibilità (anche rara) di assistere alla Messa antica.... e allora che facciamo ?
Ecco il suo monito mirato (generale e particolare) a vari gruppi:

- " ...gravissima responsabilità di trascinare bravi giovani in una situazione irregolare che, con ogni probabilità, non potrà esser mai più sanata. Nessun vescovo accoglierà un sacerdote ordinato senza incardinazione, ...." (qui forse allude ad eventuali vocazioni tra i fedeli di sacerdoti scomunicati, tipo Don Minutella, e va bene...)
- poi parla di un vescovo (e chi potrebbe essere, con verbo finale al passato remoto?):

Che un vescovo, nell’ordinare altri vescovi senza mandato pontificio e incorrendo perciò ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata al Romano Pontefice, affermi nell’omelia, nel tentativo di giustificare il suo atto, di esser rimasto l’unico a incarnare la Tradizione (con scarsa considerazione, peraltro, per il vescovo coconsacrante), equivale praticamente a pretendere che la Chiesa Cattolica non sussista più se non in lui e nella sua opera… cosa, evidentemente, non sostenibile da chiunque abbia un minimo di fede e di buon senso.
Un accecamento [?!] del genere non si spiega se non mediante l’ostinato convincimento di dover risolvere a modo proprio un problema, indubbiamente gravissimo, che supera le forze umane, piuttosto che affidarlo umilmente alla Provvidenza con la certezza che non mancherà di intervenire in risposta alle suppliche e penitenze di tanti.
Quella decisione ebbe fra l’altro per conseguenza – e non delle meno dannose – quella di imprimere un marchio infamante pure su quanti conservavano la Messa tradizionale in modo legittimo, sospettati tutti indistintamente, a partire da quel momento, di scisma, di eresia e delle peggiori nefandezze

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quando in famiglia, incerti e turbati dal caos imperante, leggiamo che Mons.Lefebvre sarebbe stato "accecato" ( per superbia forse ??) e che avrebbe causato un marchio d'infamia su altri gruppi tradizionali... davvero non sappiamo più di chi fidarci....

mic ha detto...

Mi spiace per questo commento su mons. Lefebvre. Perplessità sulla scomnica e per il resto vale la pena documentarsi qui
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2015/04/la-fsspx-non-e-mai-stata-fuori-della.html?m=1

Oltretutto la scomunica ai 4 vescovi stata revocata nel 2009 da Benedetto XVI.

Bah! ha detto...

Me l'aspettavo,ed il dissenso e' puntualmente arrivato, nel giorno di S.Antonio inizia Antonio ...
Accade ogni volta,anzi tutte le volte, che pubblica qualcosa di don Elìa.
Don Elìa, divide?
Come la Parola di Dio , "più tagliente di ogni spada a doppio taglio"?
Perche' non chiedete direttamente a lui.

Anonimo ha detto...

"La fede è un'obbedienza di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siamo stati consegnati"
(J. Ratzinger)

Anonimo ha detto...


Mons. Lefebvre non ha mai detto di essere lui (la FSSPX) l'unica e vera Tradizione della Chiesa.

Inoltre ha sempre detto che non si considerava il capo dei Tradizionalisti. Non voleva esser definito così. Diceva: sono solo un vescovo rimasto fedele alla Tradizione: continuo a fare quello che facevo prima, sotto Pio XII, e mi ritrovo messo al bando.
Com'è? Sono cambiati gli altri, non io.
Giustamente, non pretendeva che la FSSPX fosse l'unica istituzione ecclesiastica rimasta fedele alla Tradizione. O che fosse la Chiesa.
Lui, doveva far professione di modestia, peraltro sincera, per chi l'ha conosciuto o letto i suoi sermoni.
Ma Don Elia o chi ne condivide le idee saprebbe indicare un istituto ecclesiastico, un'istituzione rimasta fedele alla vera Tradizione della Chiesa, dopo il Concilio, oltre alla FSSPX?
Ci sono gli istituti Ecclesia Dei, fedeli al rito antico. Ma riconoscono la validità delle riforme liturgiche del Concilio.
Contraddizione evidente (non si possono servire due padroni) con sospetto di ipocrisia. Se le riconoscono perché vogliono celebrare solo nel rito antico, passione per i "merletti"?
Non fanno un errore simile a quello di san Pietro con il culto ebraico, rimproveratogli da san Paolo ad Antiochia?
Invece di rompere con il Concilio e le sue inaccettabili riforme liturgiche, gli Ecclesia Dei ancor oggi attaccano mons. Lefebvre per quello che ha fatto (e senza la sua disobbedienza, felix culpa, non ci sarebbero nemmeno gli Ecclesia Dei, esisterebbe solo l'orrore del NO).

Su LSNews, mons. Schneider ha di recente ribadito che in futuro mons. Lefebvre verrà rivalutato, i suoi grandi meriti per la salvezza della Chiesa cattolica autentica verranno riconosciuti.
Alla faccia dei don Elia di turno.
Z.

Anonimo ha detto...


La fede "obbedienza di cuore". E l'intelletto? NOn c'è anche e forse soprattutto l'adesione del nostro intelletto ai misteri della fede?

Della serie : chi tocca XYZ, muore. Come chi tocca i fili.. ha detto...

Alla faccia è un’«esclamazione di scherno.

Anonimo ha detto...

Il cuore per i padri ed i patriarchi è l'intuizione intellettuale...

Daouda

Anonimo ha detto...

"Perché non chiedete a lui?"
Chi ti dice che non l'abbiamo fatto?
Proprio per questo sappiamo a chi si riferisce.
Poi, con tutti il rispetto per don Elia ma, ultimamente, è proprio il variegato mondo "tradizionalista" ad essere da lui bastonato.

Anonimo ha detto...

@ Anonimo 13 giugno h.18.13

Parole sagge e ben auguranti.

Anonimo ha detto...

"Dietro ogni sacerdote c'è un demone che combatte per la sua caduta. Se dunque abbiamo una lingua per criticarlo, dobbiamo averne due per pregare per lui."
(S. Teresa d'Avila)

Vieni! Seguimi! ha detto...

Qui sont les trois futurs prêtres pour le diocèse de Versailles ?
Ils seront ordonnés prêtres par Mgr Luc Crepy le dimanche 26 juin 2022 à la cathédrale de Versailles. Mathieu, Géraud et Wilfrid évoquent leur parcours depuis le discernement de leur vocation jusqu'au sacerdoce. Ils nous livrent ce qui leur tient à cœur dans leur mission à venir.
https://gloria.tv/post/sxYbfvZXZ42P2Bgmky6PBZnKo#465

Sembra facile, entrare per la porta stretta.. ha detto...

La virtù della fortezza e la forza della virtù non si acquistano mai in tempo di pace, quando non siamo esercitati con la tentazione contraria. Alcuni sono molto mansueti mentre non hanno nessuna contraddizione; ma venite alla prova e vedrete subito come cambiano, dimostrando che la loro mansuetudine non era vera e forte virtù: v’è molta differenza fra la cessazione di un vizio e l’acquisto della virtù con­traria. Molti sembrano virtuosi, ma, purtroppo, non hanno virtù perchè non l’hanno acquistata faticando; accade spesso che le nostre passioni dormono, o stanno sopite e se in quel tempo non facciamo buona provvista di for­tezza per combatterle, quando si desteranno, saremo vinti.

S. Francesco di Sales. Trattenimenti spirituali.

Anonimo ha detto...
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Benedetta ha detto...

Credo che Don Elia abbia ragione richiamando all'obbedienza dell'autorità legittima della Chiesa, nelle cose lecite, altrimenti svanisce la Chiesa visibile e la sua giurisdizione. Questo discorso è giusto applicarlo sia al mondo del facile apparizionismo che a quel mondo tradizionalista che derubrica l'autorità della Chiesa, quando afferma qualcosa non gradita ma comunque lecita. Anche il cardinal Burke si è espresso nella stessa direzione.

Enzo basile ha detto...

Monsignore non ha bisogno di essere rivalutato, shaneider ha bisogno di abiurare il conciliabolo