lunedì 20 giugno 2022

Cos’è la fede? L’intervista inedita di Servais a Benedetto XVI

Ho trovato una intervista del 2016 del teologo gesuita Jacques Servais a Joseph Ratzinger su «cosa è la fede e come si arriva a credere». L'ho ripresa e la condivido, ma non l'ho ancora approfondita. Lo faremo attraverso i commenti Qui l'indice delle non poche altre occasioni, diligentemente annotate, in cui Ratzinger ha interrotto il silenzio dopo la sua abdicazione.

Cos'è la fede? - Benedetto XVI:


Santità, la questione posta quest’anno nel quadro delle giornate di studio (8-10 ottobre 2015) promosse dalla Rettoria del Gesù a Roma è quella della giustificazione per la fede. L’ultimo volume della Sua Opera omnia (GS IV) mette in evidenza la Sua affermazione risoluta: «La fede cristiana non è un’idea, ma una vita». Commentando la celebre affermazione paolina (Rm 3,28), Lei ha parlato, a questo proposito, di una duplice trascendenza: «La fede è un dono ai credenti comunicato attraverso la Comunità, la quale da parte sua è frutto del dono di Dio» («Glaube ist Gabe durch die Gemeinschaft, die sich selbst gegeben wird», GS TV; 512). Potrebbe spiegare che cosa ha inteso con quell’affermazione, tenendo conto naturalmente del fatto che l’obiettivo di queste giornate è chiarire la teologia pastorale e vivificare l’esperienza spirituale dei fedeli?

«Si tratta della questione: cosa sia la fede e come si arrivi a credere. Per un verso la fede è un contatto profondamente personale con Dio, che mi tocca nel mio tessuto più intimo e mi mette di fronte al Dio vivente in assoluta immediatezza in modo cioè che io possa parlargli, amarlo ed entrare in comunione con lui. Ma al tempo stesso questa realtà massimamente personale ha inseparabilmente a che fare con la comunità: fa parte dell’essenza della fede il fatto di introdurmi nel noi dei figli di Dio, nella comunità peregrinante dei fratelli e delle sorelle. La fede deriva dall’ascolto (fides ex auditu), ci insegna san Paolo. L’ascolto a sua volta implica sempre un partner. La fede non è un prodotto della riflessione e neppure un cercare di penetrare nelle profondità del mio essere. Entrambe le cose possono essere presenti, ma esse restano insufficienti senza l’ascolto mediante il quale Dio dal di fuori, a partire da una storia da Lui stesso creata, mi interpella. Perché io possa credere ho bisogno di testimoni che hanno incontrato Dio e me lo rendono accessibile. La Chiesa non si è fatta da sé, essa è stata creata da Dio e viene continuamente formata da Lui. Ciò trova la sua espressione nei sacramenti, innanzitutto in quello del battesimo: io entro nella Chiesa non già con un atto burocratico, ma mediante il sacramento. E ciò equivale a dire che io vengo accolto in una comunità che non si è originata da sé e che si proietta al di là di se stessa.
La pastorale che intende formare l’esperienza spirituale dei fedeli deve procedere da questi dati fondamentali. È necessario che essa abbandoni l’idea di una Chiesa che produce se stessa e far risaltare che la Chiesa diventa comunità nella comunione del corpo di Cristo. Essa deve introdurre all’incontro con Gesù Cristo e portare alla Sua presenza nel sacramento».

Quando Lei era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, commentando la Dichiarazione congiunta della Chiesa cattolica e della Federazione luterana mondiale sulla dottrina della giustificazione del 31 ottobre 1999, ha messo in evidenza una differenza di mentalità in rapporto a Lutero e alla questione della salvezza e della beatitudine così come egli la poneva. L’esperienza religiosa di Lutero era dominata dal terrore davanti alla collera di Dio, sentimento piuttosto estraneo all’uomo moderno, marcato piuttosto dall’assenza di Dio (basti rileggere il suo articolo scritto per la rivista Communio nel 2000). La dottrina di Paolo della giustificazione per la fede, in questo nuovo contesto, può raggiungere l’esperienza “religiosa” o almeno l’esperienza “elementare” dei nostri contemporanei?

«Innanzitutto tengo a sottolineare ancora una volta quello che scrivevo su Communio 2000 in merito alla problematica della giustificazione. Per l’uomo di oggi, rispetto al tempo di Lutero e alla prospettiva classica della fede cristiana, le cose si sono in un certo senso capovolte, ovvero non è più l’uomo che crede di aver bisogno della giustificazione al cospetto di Dio, bensì egli è del parere che sia Dio che debba giustificarsi a motivo di tutte le cose orrende presenti nel mondo e di fronte alla miseria dell’essere umano, tutte cose che in ultima analisi dipenderebbero da lui. A questo proposito trovo indicativo il fatto che un teologo cattolico assuma in modo addirittura diretto e formale tale capovolgimento: Cristo non avrebbe patito per i peccati degli uomini, ma anzi avrebbe per così dire cancellato le colpe di Dio. Anche per ora la maggior parte dei cristiani non condivide un così drastico capovolgimento della nostra fede, si può dire che tutto ciò fa emergere una tendenza di fondo del nostro tempo. Quando Johann Baptist Metz sostiene che la teologia di oggi deve essere «sensibile alla teodicea» (theodizeeempfindlich), ciò mette in risalto lo stesso problema in modo positivo. Anche a prescindere da una tanto radicale contestazione della visione ecclesiale del rapporto tra Dio e l’uomo, l’uomo di oggi ha in modo del tutto generale la sensazione che Dio non possa lasciar andare in perdizione la maggior parte dell’umanità. In questo senso la preoccupazione per la salvezza tipica di un tempo è per lo più scomparsa.

Tuttavia, a mio parere, continua ad esistere, in altro modo, la percezione che noi abbiamo bisogno della grazia e del perdono. Per me è un “segno dei tempi” il fatto che l’idea della misericordia di Dio diventi sempre più centrale e dominante – a partire da suor Faustina, le cui visioni in vario modo riflettono in profondità l’immagine di Dio propria dell’uomo di oggi e il suo desiderio della bontà divina. Papa Giovanni Paolo II era profondamente impregnato da tale impulso, anche se ciò non sempre emergeva in modo esplicito. Ma non è di certo un caso che il suo ultimo libro, che ha visto la luce proprio immediatamente prima della sua morte, parli della misericordia di Dio. A partire dalle esperienze nelle quali fin dai primi anni di vita egli ebbe a constatare tutta la crudeltà degli uomini, egli afferma che la misericordia è l’unica vera e ultima reazione efficace contro la potenza del male. Solo là dove c’è misericordia finisce la crudeltà, finiscono il male e la violenza. Papa Francesco si trova del tutto in accordo con questa linea. La sua pratica pastorale si esprime proprio nel fatto che egli ci parla continuamente della misericordia di Dio. È la misericordia quello che ci muove verso Dio, mentre la giustizia ci spaventa al suo cospetto. A mio parere ciò mette in risalto che sotto la patina della sicurezza di sé e della propria giustizia l’uomo di oggi nasconde una profonda conoscenza delle sue ferite e della sua indegnità di fronte a Dio. Egli è in attesa della misericordia. Non è di certo un caso che la parabola del buon samaritano sia particolarmente attraente per i contemporanei. E non solo perché in essa è fortemente sottolineata la componente sociale dell’esistenza cristiana, né solo perché in essa il samaritano, l’uomo non religioso, nei confronti dei rappresentanti della religione appare, per così dire, come colui che agisce in modo veramente conforme a Dio, mentre i rappresentanti ufficiali della religione si sono resi, per così dire, immuni nei confronti di Dio. È chiaro che ciò piace all’uomo moderno. Ma mi sembra altrettanto importante tuttavia che gli uomini nel loro intimo aspettino che il samaritano venga in loro aiuto, che egli si curvi su di essi, versi olio sulle loro ferite, si prenda cura di loro e li porti al riparo. In ultima analisi essi sanno di aver bisogno della misericordia di Dio e della sua delicatezza. Nella durezza del mondo tecnicizzato nel quale i sentimenti non contano più niente, aumenta però l’attesa di un amore salvifico che venga donato gratuitamente. Mi pare che nel tema della misericordia divina si esprima in un modo nuovo quello che significa la giustificazione per fede. A partire dalla misericordia di Dio, che tutti cercano, è possibile anche oggi interpretare daccapo il nucleo fondamentale della dottrina della giustificazione e farlo apparire ancora in tutta la sua rilevanza».

Negli Esercizi Spirituali, Ignazio di Loyola non utilizza le immagini veterotestamentarie di vendetta, al contrario di Paolo (come si evince nella seconda lettera ai Tessalonicesi); ciò non di meno egli invita a contemplare come gli uomini, fino alla Incarnazione, «discendevano all’inferno» e a considerare l’esempio dagli «innumerevoli altri che vi sono finiti per molti meno peccati di quelli che ho commesso io». È in questo spirito che san Francesco Saverio ha vissuto la propria attività pastorale, convinto di dover tentare di salvare dal terribile destino della perdizione eterna quanti più «infedeli» possibile. Si può dire che su questo punto, negli ultimi decenni, c’è stato una sorta di «sviluppo del dogma» di cui il Catechismo deve assolutamente tenere conto?

«Non c’è dubbio che in questo punto siamo di fronte a una profonda evoluzione del dogma. Mentre i Padri e i teologi del medioevo potevano ancora essere del parere che nella sostanza tutto il genere umano era diventato cattolico e che il paganesimo esistesse ormai soltanto ai margini, la scoperta del nuovo mondo all’inizio dell’era moderna ha cambiato in maniera radicale le prospettive. Nella seconda metà del secolo scorso si è completamente affermata la consapevolezza che Dio non può lasciare andare in perdizione tutti i non battezzati e che anche una felicità puramente naturale per essi non rappresenta una reale risposta alla questione dell’esistenza umana. Se è vero che i grandi missionari del XVI secolo erano ancora convinti che chi non è battezzato è per sempre perduto, e ciò spiega il loro impegno missionario, nella Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II tale convinzione è stata definitivamente abbandonata. Da ciò derivò una doppia profonda crisi. Per un verso ciò sembra togliere ogni motivazione a un futuro impegno missionario. Perché mai si dovrebbe cercare di convincere delle persone ad accettare la fede cristiana quando possono salvarsi anche senza di essa? Ma pure per i cristiani emerse una questione: diventò incerta e problematica l’obbligatorietà della fede e della sua forma di vita. Se c’è chi si può salvare anche in altre maniere non è più evidente, alla fin fine, perché il cristiano stesso sia legato alle esigenze dalla fede cristiana e alla sua morale. Ma se fede e salvezza non sono più interdipendenti, anche la fede diventa immotivata. Negli ultimi tempi sono stati formulati diversi tentativi allo scopo di conciliare la necessità universale della fede cristiana con la possibilità di salvarsi senza di essa. Ne ricordo qui due: innanzitutto la ben nota tesi dei cristiani anonimi di Karl Rahner. In essa si sostiene che l’atto-base essenziale dell’esistenza cristiana, che risulta decisivo in ordine alla salvezza, nella struttura trascendentale della nostra coscienza consiste nell’apertura al tutt’altro, verso l’unità con Dio. La fede cristiana avrebbe fatto emergere alla coscienza ciò che è strutturale nell’uomo in quanto tale. Perciò quando l’uomo si accetta nel suo essere essenziale, egli adempie l’essenziale dell’essere cristiano pur senza conoscerlo in modo concettuale. Il cristiano coincide dunque con l’umano e in questo senso è cristiano ogni uomo che accetta se stesso anche se egli non lo sa. È vero che questa teoria è affascinante, ma riduce il cristianesimo stesso a una pura conscia presentazione di ciò che l’essere umano è in sé e quindi trascura il dramma del cambiamento e del rinnovamento che è centrale nel cristianesimo. Ancor meno accettabile è la soluzione proposta dalle teorie pluralistiche della religione, per le quali tutte le religioni, ognuna a suo modo, sarebbero vie di salvezza e in questo senso nei loro effetti devono essere considerate equivalenti. La critica della religione del tipo di quella esercitata dall’Antico Testamento, dal Nuovo Testamento e dalla Chiesa primitiva è essenzialmente più realistica, più concreta e più vera nella sua disamina delle varie religioni. Una ricezione così semplicistica non è proporzionata alla grandezza della questione. 

Ricordiamo da ultimo soprattutto Henri de Lubac e con lui alcuni altri teologi che hanno fatto forza sul concetto di sostituzione vicaria. Per essi la proesistenza di Cristo sarebbe espressione della figura fondamentale dell’esistenza cristiana e della Chiesa in quanto tale. È vero che così il problema non è del tutto risolto, ma a me pare che questa sia in realtà l’intuizione essenziale che così tocca l’esistenza del singolo cristiano. Cristo, in quanto unico, era ed è per tutti i cristiani, che nella grandiosa immagine di Paolo costituiscono il suo corpo in questo mondo, partecipano di tale essere-per. Cristiani, per così dire, non si è per se stessi, bensì, con Cristo, per gli altri. Ciò non significa una specie di biglietto speciale per entrare nella beatitudine eterna, bensì la vocazione a costruire l’insieme, il tutto. Quello di cui la persona umana ha bisogno in ordine alla salvezza è l’intima apertura nei confronti di Dio, l’intima aspettativa e adesione a Lui, e ciò viceversa significa che noi assieme al Signore che abbiamo incontrato andiamo verso gli altri e cerchiamo di render loro visibile l’avvento di Dio in Cristo. È chiaro che dobbiamo riflettere sull’intera questione».
Jacques Servais
(Da un'intervista del teologo gesuita Jacques Servais a Sua Santità Benedetto XVI, 16 marzo 2016)
Fonte: pagina Facebook Papa Benedetto 16 / SER Gänswein

24 commenti:

Anonimo ha detto...

Ratzinger sembrerebbe essere un sostenitore dell'evoluzione del dogma.
Alle sua ideologia io preferisco la fede cattolica, anche perché lui è il primo a dire che ci si può salvare in una religione diversa dalla sua.
È verissimo che ci si può salvare in una fede diversa dalla sua, anzi: ci si può salvare SOLTANTO in una fede diversa dalla sua: la fede cattolica.
Ciò che dice in questa intervista è d'altronde coerente con la sua eretica dottrina delle salvezze parallele e con il fatto che non si sia fatto alcuno scrupolo a promuovere personaggi palesemente modernisti.

Quelle lacrime,valgono molto piu' di un intero discorso, mein Herr ha detto...

Gänswein piange davanti alle telecamere (video)
L'arcivescovo Georg Gänswein ha tenuto un discorso a un matinée della fondazione Joseph Ratzinger/Papa Benedetto XVI al palazzo Nymphenburg di Monaco (Germania) il 18 giugno, in occasione del 95° compleanno di Benedetto.

Prima di lui, c'è stato un discorso del Nunzio Apostolico in Germania, Nikola Eterovic. Assenza importante: il cardinale Marx di Monaco.

Il discorso di Gänswein è andato secondo i piani, finché non è giunto alle dimissioni di Benedetto e al seguito, di cui ha parlato così:

"Non avrei mai creduto che l'ultimo tratto di strada dal Monastero Mater Ecclesiae fino alla porta del paradiso di San Pietro…" non è riuscito a completare la frase perché si è messo all'improvviso a singhiozzare e ha dovuto interrompere il discorso per 22 secondi.

Poi ha ripreso: "…fino alla porta del paradiso di San Pietro fosse così lungo", poi ha singhiozzato per altri 20 secondi. "Queste sono le parole che Benedetto XVI mi ha affidato, col suo fine umorismo," ha aggiunto, per poi doversi fermare altri 22 secondi.

Poi sono seguiti altri 15 secondi di interruzione, finché Gänswein non ha potuto finire il discorso.
https://gloria.tv/post/QnQGL3niPiQV6v2KpdyDd2Mc1#125

Anonimo ha detto...

Il grande inganno modernista che affligge molti cattolici è: mi emoziona, mi piace e mi fa stare bene, dunque è vero.... che si tratti di Medjugorje, che si tratti della Messa Tridentina, degli show dei carismatici o dei neocat sono tutti legati allo stesso filo conduttore... il mio ego e il mio benessere al centro di tutto. Ma questo non è cattolicesimo, ma eresia modernista

Mi riferisco al minuto 18:49 . ha detto...

raffaellablogpapa1
Il 13 febbraio 2013, nella Basilica di San Pietro, si tenne la Celebrazione della Santa Messa con l'imposizione delle Ceneri. Fu quella l'ultima Messa pubblica di Papa Benedetto XVI prima della rinuncia al Pontificato (28 febbraio 2013).
https://www.youtube.com/watch?v=OU9G7VWoQOo

"Desidero ringraziarVi per le Vostre lacrime, perche' accompagnavano le mie lacrime per il Vicario di Cristo " .
Questo riuscii a dirVi, vis-à-vis, quando, con mia grande sorpresa, Vi incontrai per la prima volta al Santuario del Divino Amore, in occasione della Santa Messa e del Santo Rosario in latino e un po' in italiano (per catturare i passanti), insieme a Mons.Vallauri.

mic ha detto...

Lo "star bene" e il preferire la Messa tridentina esula dal sentimentalismo. C'è chi afferma l'eccezione di alcuni esteti, ma - ammessa e non concessa - non la credo affatto diffusa. Chi è legato alla Messa antica 'gusta' in senso spirituale la soprannaturalità.
Quanto al resto è la conseguenza di quella che Romano Amerio chiama "la dislocazione della divina Monotriade", cioè il precedere della volontà (Spirito Santo) dalla conoscenza (il Padre), ignorando la "processione" trinitaria...

Anonimo ha detto...

È una "religione dello shock": ho sempre bisogno di qualcosa che mi colpisca e per me sia nuovo per avere fede.
Richiama molto certe assemblee protestanti con il pastore che, ogni volta, sembra operare nuovi miracoli per tenere desta l'attenzione dei fedeli.

Anonimo ha detto...

QUALSIASI RELIGIONE VA BENE?
I “luoghi comuni” che ipotizzano l’interscambiabilità e la relatività delle religioni, non toccano e non chiamano in causa il cristianesimo, dal momento che -primariamente e per sé- esso non è una religione, né una ideologia, né una morale, né una liturgia (pur se ci offre anche tutte queste cose): primariamente e per sé è un “fatto”: il fatto della morte, della risurrezione, della totale e perenne vitalità in atto di Gesù di Nazaret. In quanto “fatto” il cristianesimo è imparagonabile con quelli che si presentano soltanto come “dottrine” o come “culti”.
Essendo assolutamente eterogeneo il cristianesimo non tollera di essere collocato “tra” le varie forme espressive dello spirito; esattamente come il Figlio di Dio nato da Maria, crocifisso e glorificato, non è assimilabile a nessun fondatore di religione e a nessun defunto personaggio della storia. Classificarlo e collocarlo sarebbe fraintenderlo.
(Card. Giacomo Biffi, Memorie e digressioni di un italiano cardinale, p. 532)

Anonimo ha detto...


Ratzinger seminatore di dubbi

Ratzinger sembra sempre parlare in terza persona, come uno studioso che dall'esterno discetti sulla percezione contemporanea delle verità di fede. Ma che cosa lui pensi, lui che è stato cardinale e Papa addirittura, non lo fa capire. E forse non c'è niente da capire.
Lui stesso non lo sa, vittima di quel sostanziale rifiuto del Giudizio Finale, dell'Inferno, della divisione in eterno del genere umano in Eletti e Reprobi, dell'unicità della Chiesa per la salvezza (salvo il caso di battesimo di desiderio), insomma del rifiuto delle verità di fede scomode e sconvolgenti che in particolare l'uomo moderno rifiuta e che i teologi della "nuova teologia" hanno messo in discussione.

Nel discorso di Ratzinger si mostra sempre il "nuovo teologo", l'ammiratore di Rahner e di de Lubac.
Ratzinger crea dubbi, teologicamente è un corruttore.

È incredibile che egli sembri giustificare la pretesa di coloro che affermano, di fronte ai disastri e drammi immani del nostro tempo, doversi Dio giustificare davanti a noi per questi disastri e drammi,
come se Dio fosse da ritenersi colpevole del male nel mondo.
Non è questa certamente una risposta cattolica al misterium iniquitatis, è una risposta che mette in ombra la responsabilità dell'umano libero arbitrio e nello stesso tempo dà un'immagine errata di Dio.

Non è vero che solo in tempi recenti si è cominciato a credere che i non cattolici possano salvarsi anch'essi. Risulta già dalla Lettera ai Romani, nella quale san Paolo afferma che i Gentili, ignoranti del cristianesimo, sarebbero stati giudicati dalla loro coscienza, in base alla legge posta da Dio nei loro cuori, dalla legge naturale (Rm 2, 14-16). E Pio XII non condannò forse il "rigorismo" di un sacerdote americano di origine irlandese? Naturalmente, questa credenza non costituiva un ostacolo all'opera di conversione, restando tale salvezza al di fuori della Chiesa sempre individuale ed erratica e spesso sconosciuta perché in antitesi all'ambiente di appartenenza di colui che così si salvava.
T.

Anonimo ha detto...

Anche Pio lX parlò con chiarezza della salvezza degli acattolici. Piuttosto, sempre più spesso mi viene da pensare che siamo noi cattolici che dovremo rispondere, individualmente si capisce, di ogni evangelizzazione mancata,di ogni annuncio abortito, per accidia,o timidezza, e allora mi vengono i brividi.....

Anonimo ha detto...

GANSWEIN PIANGE DAVANTI ALLE TELECAMERE
L'arcivescovo Georg Gänswein ha tenuto un discorso a un "matinée" della fondazione "Joseph Ratzinger/Papa Benedetto XVI" al palazzo Nymphenburg di Monaco (Germania) il 18 giugno, in occasione del 95° compleanno di Benedetto. Prima di lui, c'è stato un discorso del Nunzio Apostolico in Germania, Nikola Eterovic.
Il discorso di Gänswein è andato secondo i piani, finché non è giunto alle dimissioni di Benedetto e al seguito, di cui ha parlato così:
"Non avrei mai creduto che l'ultimo tratto di strada dal Monastero Mater Ecclesiae fino alla porta del paradiso di San Pietro…" non è riuscito a completare la frase perché si è messo all'improvviso a singhiozzare e ha dovuto interrompere il discorso per 22 secondi.
Poi ha ripreso: "…fino alla porta del paradiso di San Pietro fosse così lungo", poi ha singhiozzato per altri 20 secondi.
"Queste sono le parole che Benedetto XVI mi ha affidato, col suo fine umorismo," ha aggiunto, per poi doversi fermare altri 22 secondi.
Poi sono seguiti altri 15 secondi di interruzione, finché Gänswein non ha potuto finire il discorso.

Anonimo ha detto...


È ormai un'epidemia, tutti questi uomini in cariche pubbliche che si mettono platealmente a piangere, come femminucce. Una cosa indecorosa.
Le femmine invece con la mascella serrata, lo sguardo metallico, l'atteggiamento spavaldo, mascolino del maschio che fu - virago implacabili, dal cuore di pietra...
È un mondo sempre più a rovescio.
Facciamo le donne prete, così non vedremo più ecclesiastici che piangono.
O.

Gederson Falcometa ha detto...

"La fede deriva dall’ascolto (fides ex auditu), ci insegna san Paolo. L’ascolto a sua volta implica sempre un partner".

Il libro Imitazione di Cristo ci insegna "Non cercar di sapere chi ha detto una cosa, ma bada a ciò che è stato detto". Questo ci indica che l'ascolto implica più che un "partner", ma implica anche una verita (non una semplice storia creata da Dio, ma una rivelazione da parte di Lui). Gesù ci ha lasciato degli apostoli che sono autorità in materia di fede e di morale, non degli semplice "partner". Curioso che qui a livelo individuale il problema ratzingeriano della "...del soggetto-Chiesa sganciato dall'oggetto-Rivelazione" tanto volte trattato qui nel blog. Questo tentativo di definire che cosa sia la fede e come se arriva a credere c'e qualcosa di Martin Bubber.

Ratzinger mai ha ascoltato ciò che insegna Nostro Signore: chi credere e sarà battezato sarà salvo, chi non crede sarà condanatto? Il punto a spiegare della salvezza dei non cattolici è il mandato apostóolico, non l'impegno dei missionari del secolo XVI. Quando se abbandona la necessita di credere ed essere battezato, ciò che se abbandona è la convinzione dei missionari del secolo XVI, ma anche la fede nel mandato apostóolico. Questo non è un'evoluzione del dogma, ma si un'apostasia. Esempio concreto di ciò che abbiamo parlato sopra. Il grosso problema è lasciare la rivelazione pubblica per credere in false rivelazione private, come la divina misericordia di Suor Faustina...

Cosa è la fede per uno chi la presenta al mondo scientifico e politico, come una semplice ipotesi? Questa diffesa ha finito
con tantisimi cardinali, vescovi, padri, religiosi, laici... credendo in Dio come un'ipotesi.

E che e' : E. Vigano' numero 2 la vendetta? ha detto...

Un comunicato dell'arcidiocesi di Bologna nega che la messa a Budrio dell'11 settembre fosse per benedire una coppia gay, ma le testimonianze dicono il contrario. E la Bussola rivela anche il contenuto della partecipazione via whatsapp inviata da uno degli "sposi". Il documento della diocesi mistifica inoltre un documento di Ratzinger del 1986 per poter dimostrare di essere in sintonia: ma quel documento diceva esattamente il contrario, è in realtà una condanna netta della pastorale del cardinale Zuppi.
https://lanuovabq.it/it/benedizione-coppia-gay-le-bugie-del-cardinale-zuppi

E la mistificazione dei famosi libretti di Vigano', e la mistificazione del documento del 1986..avanti tutta!

Angheran70 ha detto...

Passano gli anni , ma non passa l'invidia di pochi personaggi, sempre gli stessi, sempre i primi a commentare , sempre senza un nick , per dare l'impressione di essere una moltitudine..Chissà cosa scriveranno alla sua dipartita (sempre che...)

Angheran70 ha detto...

E le mistificazioni contro Ratzinger? Rilegate in elegante formato...(perchè poi ce invitano ar dibbattito o ce fanno er titoletto su Libero o il Giornale)

Anonimo ha detto...


"Invidia" di chi, di Ratzinger?
Cerchiamo di essere seri, per favore.
Solo un pazzo potrebbe "invidiare" tutti
questi papi conciliari e post-conciliari,
distruttori in vario modo della Chiesa.

Gederson Falcometa ha detto...

“Nella seconda metà del secolo scorso si è completamente affermata la consapevolezza che Dio non può lasciare andare in perdizione tutti i non battezzati e che anche una felicità puramente naturale per essi non rappresenta una reale risposta alla questione dell’esistenza umana. Se è vero che i grandi missionari del XVI secolo erano ancora convinti che chi non è battezzato è per sempre perduto, e ciò spiega il loro impegno missionario, nella Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II tale convinzione è stata definitivamente abbandonata. Da ciò derivò una doppia profonda crisi”. 

Ratzinger, ci spiega in questo branno come l’eccezione è diventata regola e come la regola se è diventata eccezione. Questa convinzione sembra essere basata più sul sentimento che sulla rivelazione. Come ha spiegato T. “...i Gentili, ignoranti del cristianesimo, sarebbero stati giudicati dalla loro coscienza, in base alla legge posta da Dio nei loro cuori, dalla legge naturale (Rm 2, 14-16)”. Però, viviamo in un tempo dove nella propria Chiesa se rifiuta la legge naturale e la società civile da tempi non riconoscono le leggi di Dio (Pio XII, parlavano del sul abbandono nella Summi Pontificatus). Quindi, come sarano salvi i non cattolici, se in occidente da tempi hanno abbandonato la legge naturale?

Dopo affermare che è Dio che deve se giustificare davanti all’uomo, non l’uomo perante Dio, non se può più parlare in salvezza dell’uomo, ma nell’assurdità che dovrebbe essere l’uomo a salvare Dio. È come se l’uomo avesse diventato il Dio di se stesso, e il perdono e la salvezza che ricerca non se trova più in Dio ma in se stesso. Lui afferma ancora che “...per ora la maggior parte dei cristiani non condivide un così drastico capovolgimento della nostra fede...”. Per Ratzinger, la fede può venire ad essere tutto l’opposto della verità rivelata e rimanere ancora “nostra fede”. Dio non può contraddirsi, chi se contradicce è l’uomo. Inoltre rimane un “per ora”, ma potrà arrivare il giorno che i cristiani hanno di condividere questo drastico capovolgimento, ma saranno ancora cristiani? Questo capovolgimento me sembra visibile in Jorge Mario Bergoglio.

Raccomando la lettura:

QUALCUNO NELLA QHIESA SI È ACCORTO CHE NELL’ENCICLICA SPE SALVI, CON UNA BELLA E MOLTO ERETICALE APOCATASTASI GENERALE, PAPA RATZINGER HA CANCELLATO L’INFERNO?
https://enricomariaradaelli.it/emr/aureadomus/convivium/convivium_la_teodicea_in_spe_salvi.html

Miserere nobis! ha detto...

Signore, pietà. Signore, pietà
Cristo, pietà Cristo, pietà
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici. Cristo, esaudiscici
Padre celeste, Dio abbi pietà di noi
Figlio redentore dei mondo, Dio abbi pietà di noi
Spirito Santo, Dio abbi pietà di noi
Santa Trinità, unico Dio abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, Figlio dell'Eterno Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, maestà infinita abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, tempio santo di Dio abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, tabernacolo dell'Altissimo abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fornace ardente di amore abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, colmo di bontà e di amore abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, abisso di ogni virtù abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, degnissimo di ogni lode abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, in cui si trovano tutti i tesori di sapienza e di scienza abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, in cui abita tutta la pienezza della divinità abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, in cui il Padre si compiacque abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, desiderio della patria eterna abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, paziente,.e misericordioso, abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, generoso verso tutti quelli che ti invocano abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, ricolmato di oltraggi abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, propiziazione per nostri peccati. abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, annientato dalle nostre colpe abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, vita e risurrezione nostra abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, vittima per i peccatori abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, salvezza di chi spera in te abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, speranza di chi muore. abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, gioia di tutti i santi abbi pietà di noi
Agnello dì Dio che togli i peccati dei mondo perdonaci, Signore
Agnello di Dio che togli i peccati dei mondo esaudiscici, Signore
Agnello di Dio che togli i peccati dei mondo abbi pietà di noi
Cuor di Gesù che bruci di amore per noi: infiamma il cuore nostro d'amore per te
PREGHIAMO
O Padre, che nel Cuore dei tuo direttissimo Figlio ci dai la gioia di celebrare le grandi opere dei tuo Amore per noi, fa' che da questa fonte inesauribile attingiamo l'abbondanza dei tuoi doni. Per Cristo Nostro Signore. Amen

Anonimo ha detto...

«Per noi la certezza maggiore di una vita spirituale è più la desolazione interiore, il sentimento dell’assenza di Dio, questo tormento di cercarlo e di non trovarlo quasi Egli non fosse, piuttosto che il sentimento della dolcezza e della pace. Questi sentimenti possono esserci, ma non vi danno sicurezza; hanno sempre in sé un carattere di ambiguità, e di fatto è esperienza psicologica. Come fai tu a sapere se è veramente Dio? […] Bisogna veramente che la vostra vita spirituale implichi un tormento per il desiderio di essere con tutto l’essere vostro nel cielo, in una visione di Dio, in un possesso di Dio definitivo. Fintanto che non c’è il tormento non c’è Dio, perché allora vuol dire che vi adattate al vostro vivere presente» (don Divo Barsotti)

Anonimo ha detto...

Angheran,
Lei è solito criticare/insultare senza argomentare.
Ci dica piuttosto qualcosa sull'eretica dottrina delle salvezze parallele.
Chi la sostiene non è eretico?
E l'evoluzione del dogma non è stata condannata?

Anonimo ha detto...

Intervista del 2016 “trovata”!? Prendo atto di questo accanimento.

mic ha detto...

Ebbene sì, trovata. Io l'ho vista ora; ma non mi pare che nel 2016 sia stata diffusa.

Anonimo ha detto...

Perché "accanimento"?
I ratzingeriani, non avendo argomenti, fanno attacchi ad personam.
Attribuiscono invidia (e di che cosa poi?) rabbia, accanimento, rancore, ecc.
Ciò che è un semplice criticare sul piano teologico e, soprattutto, una oggettiva difesa delle fede cattolica viene visto come un gesto cattivo.
Furono cattivi anche i critici di Ario e di Lutero?
Perché non la si finisce di voler giudicare il foro interno altrui e non ci si concentra sugli argomenti (se se ne hanno)?
Un'eresia resta un'eresia, chiunque l'abbia detta e Ratzinger non fa eccezione: se diffonde dottrine contrarie alla fede tali dottrine si possono, anzi si DEVONO criticare e condannare, piaccia o non piaccia ai suoi avvocati d'ufficio.

Anonimo ha detto...

«La liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese "simpatiche", di trovate "accattivanti", ma di ripetizioni solenni. Non deve esprimere l’attualità e il suo effimero ma il mistero del Sacro. Molti hanno pensato e detto che la liturgia debba essere "fatta" da tutta la comunità, per essere davvero sua. È una visione che ha condotto a misurarne il "successo" in termini di efficacia spettacolare, di intrattenimento. In questo modo è andato però disperso il proprium liturgico che non deriva da ciò che noi facciamo, ma dal fatto che qui accade Qualcosa che noi tutti insieme non possiamo proprio fare.»

Joseph card. Ratzinger