lunedì 29 agosto 2016

Danilo Quinto. Oltre le macerie

Dio, ora, che si fa?, dice il vescovo Giovanni d’Ercole durante la cerimonia funebre di 35 delle 291 vittime del terremoto che ha devastato l’Italia Centrale.

È una giusta domanda per coloro che credono e forse la risposta è quella più difficile: accettare la volontà di Dio. Lo diciamo ogni giorno, recitando il Padre Nostro: Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Riconosciamo, così, che tutto, nel cielo come nella terra, dipende dalla volontà di Dio, come lo stesso Figlio di Dio ha detto nella preghiera del Getsemani.

Spesso noi pensiamo che Dio ci salva dalla sofferenza e dalla morte. Non è così. Dio ci salva nella sofferenza e ci salva nella morte. Noi ci salviamo solo se accettiamo la sofferenza – che è la condivisione della Croce di Nostro Signore – e se consideriamo la morte per quello che è. Se ami la vita e temi la morte, questo stesso timore della morte è come un inverno quotidiano, diceva Sant’Agostino.

Abbiamo eliminato Dio nella nostra società e così abbiamo pensato di eliminare anche il dolore e la morte. Consideriamo dolore e morte cose che non ci appartengono, che non dobbiamo e che ci rifiutiamo di vivere, perché non accettiamo la nostra realtà di peccatori, di uomini e donne fragili, marchiati dal peccato originale dei nostri progenitori, che devono lottare – su questa terra – per non rimanere avvinghiati alle grinfie, fatte di lusinghe e seduzioni, del principe di questo mondo.

A chi ha subito il dolore e a chi ha vissuto la morte, sono state dette – in questi giorni – tante parole. Troppe. Una sola cosa non è stata detta: l’invito al silenzio. Una ragione c’è. Perché il silenzio parla all’anima. Attraverso il silenzio, si ascolta Dio e si può dare una risposta alla domanda del vescovo. Perché la risposta spetta a noi, non a Dio. Egli ha già detto tutto.

Come diceva Sant’Agostino, per tentare di dare una risposta occorre credere, occorre destare la fede. Il resto – aggiungeva - è un turbarsi inutilmente. Si domandava: perché ci turbiamo inutilmente? Faceva l’esempio degli apostoli che erano sulla barca vicino a Gesù, che dormiva: soffiavano furiosi i venti, s'innalzavano i marosi e la nave andava a picco. Perché, chiedeva? Perché Gesù dormiva. Così è anche di te. Quando in questo mondo infuriano le tempeste delle tentazioni, il tuo cuore si turba, quasi fosse la tua barca. Perché questo, se non perché dorme la tua fede?

Il problema della nostra vita è solo uno e se lo risolviamo nulla ci può turbare. Il problema è la fede. È quanta fede abbiamo. Diceva ancora Sant’Agostino: 
Desta dunque Cristo dentro il tuo cuore, sia vigile la tua fede, sia tranquilla la tua coscienza, e la tua nave sarà liberata. Convinciti che chi ti ha fatto le promesse è verace. Non te l'ha mostrato, perché non è ancora tempo di mostrartelo; ma ti ha già mostrato parecchie cose. Ti ha promesso il suo Cristo e te l'ha dato; ti ha promesso la sua resurrezione e te l'ha data; ti ha promesso il suo Vangelo e te l'ha dato; ti ha promesso la sua Chiesa, assicurandoti che si sarebbe diffusa per tutta la terra, e te l'ha data; ti ha predetto che nel mondo ti avrebbero circondato molte tribolazioni e calamità, e te ne ha dato la dimostrazione. Quante sono le cose che rimangono? Ecco, è adempiuto ciò che era stato promesso, è adempiuto ciò che era stato predetto. E sei in dubbio che non venga quel che rimane? Dovresti temere se non vedessi [realizzato] ciò che era stato predetto. Ci sono le guerre, c'è la fame, ci sono le tribolazioni. Un regno è sopra un altro regno, ci sono terremoti, innumerevoli calamità, abbondanza di scandali, il raffreddamento della carità, la diffusione dell'iniquità. Leggi tutte queste cose: sono state predette. Leggi, constata come tutte le cose che vedi erano state predette. Enumerando le cose già avvenute, credi che avrai da vedere anche quel che non è ancora successo. Quanto poi a te, vedendo come Dio ti fa toccare con mano le cose che ha predette, come fai a non credere che egli ti darà anche quello che ti ha promesso? Lì devi cominciare a credere, dove è cominciato il tuo turbamento.
Non c’è forse in queste parole la risposta alla domanda iniziale ed anche la spiegazione delle inquietudini che ci assalgono nella nostra vita, al nostro essere ancorati a questo mondo, al nostro non vedere al di là di esso? Al fatto che in un istante, questo mondo - che tanto difendiamo, per il quale ci adoperiamo, per il quale chiediamo protezione - può non esserci più? Che cos’è la nostra vita su questa terra se non un soffio? Ad un certo punto, ci fermiamo, la vediamo scorrere – se Dio ci concede il tempo di scorrerla – e ci accorgiamo che non esiste più.

E allora: Se siamo alla fine del mondo - concludeva Sant’Agostino - dobbiamo esulare dal mondo, non amare il mondo. Ecco, il mondo è sconvolto, e lo si ama! Che faresti se il mondo fosse tranquillo? Come ti attaccheresti al mondo, se fosse bello, quando ti attacchi ad esso, pur così brutto? Come coglieresti i suoi fiori, se non ritrai la mano dal coglierne le spine? Non vuoi lasciare il mondo, ma il mondo lascia te, anche se vuoi seguirlo. Ebbene, o carissimi, mondiamo il nostro cuore e non perdiamo la sopportazione; appropriamoci della sapienza e teniamoci saldi nella continenza. La fatica passa, viene il riposo. Passano le false delizie; viene il bene che l'anima fedele ha [costantemente] desiderato, il bene verso il quale sospira con ardore ogni pellegrino in questo mondo. Viene la patria beata, la patria celeste, la patria popolata dagli angeli, la patria dove nessun cittadino muore, dove non può entrare alcun nemico, la patria dove per l'eternità Dio ti sarà amico e dove non temerai alcun avversario. Questo è il nostro mondo.
Danilo Quinto - http://daniloquinto.tumblr.com/

21 commenti:

irina ha detto...

Sì,la nostra patria è di là ma il passaporto è rilasciato sul di qua. Ogni giorno una pagina, un timbro e in fine la nostra foto completa, proprio un attimo prima di passare la frontiera.

marius ha detto...

@ Irina
Magnifica immagine

Anonimo ha detto...

Apprezzo molto gli scritti di DQ, i convertiti hanno più coraggio. Mi ricorda l'articolo una frase detta da un don che ivi trovavasi nella tragedia a Haiti "come Dio ha potuto permettere ciò?" Mi aveva fatto male una tal frase ma ripensandoci ho concluso che era una bestemmia contro lo Spirito Santo. A parole mi lodano (sia fatta la Tua Volontà) ma il loro cuore è lontano da Me-

rito ambrosiano ha detto...

Queste parole di San Paolo, tratte dal quarto e quinto capitolo della seconda lettera ai Corinzi, costituivano la seconda lettura della santa messa ambrosiana della domenica precedente il martirio di San Giovanni. Martirio dovuto al matrimonio non consentito di un re e soprattutto all’illogicità che prevale quando si odia la verità: un re un po’ brillo promette persino la metà del proprio regno, ma per chi odia è preferibile farsi portare la testa di chi dice la -scomoda- verità: a tanto arriva il peccato!

Fratelli, il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli. Perciò, in questa condizione, noi gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste purché siamo trovati vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso, perché non vogliamo essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. E chi ci ha fatti proprio per questo è Dio, che ci ha dato la caparra dello Spirito. Dunque, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo -camminiamo infatti nella fede e non nella visione-, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.
La prima lettura, dal libro dei Maccabei, raccontava la vicenda dell’anziano Eleazaro, che preferisce il martirio, potendolo evitare (mentendo) grazie alla compiacenza di chi lo vorrebbe aiutare, al fatto che chi non conosce “il trucco”, soprattutto i giovani, ne resterebbe scandalizzato.
Il vangelo ieri diceva che gli scandali è opportuno che avvengano, ,ma guai a coloro che li fanno avvenire, anche per lo scandalo provocato ai piccoli.

Dunque c’è una porta stretta tra la terra e il cielo. C’è un posto di frontiera, come arguisce molto bene Irina.

Da questa apertura è possibile vedere “gli angeli salire e scendere sul Figlio dell’uomo”. Però bisogna guardare all’eterno, sospendendo il piccolo cabotaggio di chi rifà i conti per portare a casa la pellaccia nella storia, senza badare troppo allo scandalo dei piccoli e ben attento all’applauso dei grandi e dei loro peana mass-mediatici. C’è una dimensione esule nella vita del credente che ha poco a che vedere con l’accoglienza del mondo. Dopo questo esilio nella valle di lacrime (il dolore fa parte dell’esperienza, perciò il nostro segno identificativo è proprio la croce), passando per la porta stretta si accede al cielo.
L’amoris laetitia evidentemente preferisce che la valle non conosca lacrime. Nessuno è esule, nessuno è straniero, il mondo è la nostra casa…

Cesare Baronio ha detto...

A flagello terraemotus libera nos, Domine.

Il sisma è un flagello: non dimentichiamolo; così come lo sono gli altri eventi che colpiscono il pianeta.
E non dimentichiamo che la chiesa conciliare ha cancellato le Rogazioni, in cui appunto si chiede a Dio di proteggere i raccolti, allontanare la siccità, scongiurare i sismi, evitare pestilenze, carestie e guerre.

Questa chiesa moderna, piena di solidarietà, di pauperismo; tutta orizzontale e impregnata di spirito del mondo, crede di poter fare a meno di Dio. Non lo prega più. Non chiede più perdono per le colpe dei propri fedeli e di quanti le sono lontani. Anzi, si compiace degli errori e delle idolatrie, le elogia, le favorisce, le propaganda.

Deus, qui culpa offenderis, poenitentia placaris: preces populi tui supplicantis propitius respice; et flagella tuae iracundiae, quae pro peccatis nostris moeremur, averte. Per Christum Dominum nostrum.

O Dio, che sei offeso dalla colpa e placato dalla penitenza: guarda propizio alle preghiere del tuo popolo che ti invoca; ed allontana i flagelli della tua ira, che meritiano a causa dei nostri peccati. Per Cristo nostro Signore.

mic ha detto...

IN DECOLLATIONE SANCTI IOANNIS BAPTISTÆ III classis
INTROITUS
Ps 118:46-47. - Loquébar de testimóniis tuis in conspéctu regum, et non confundébar: et meditábar in mandátis tuis, quæ diléxi nimis ~~ Ps 91:2. - Bonum est confitéri Dómino: et psállere nómini tuo, Altíssime. ~~ Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saecula saeculórum. Amen ~~ Loquébar de testimóniis tuis in conspéctu regum, et non confundébar: et meditábar in mandátis tuis, quæ diléxi nimis
Ps 118:46-47. - Parlai dei tuoi precetti anche in faccia ai re, senza vergognarmene; meditai i tuoi comandamenti che ho amato sopra ogni cosa. ~~ Ps 91:2. - È bene cantare la gloria al Signore: e lodare, Altissimo, il tuo Nome. ~~ Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo. Come era nel principio è ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. ~~ Parlai dei tuoi precetti anche in faccia ai re, senza vergognarmene; meditai i tuoi comandamenti che ho amato sopra ogni cosa.

ORATIO
Orémus.
Sancti Ioánnis Baptístæ Præcursóris et Martyris tui, quaesumus, Dómine, veneránda festívitas: salutáris auxílii nobis præstet efféctum: Qui vivis et regnas cum Deo Patre, in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Preghiamo.
O Signore, te ne preghiamo, l'augusta festa del tuo santo precursore e martire Giovanni Battista, ci porti il frutto di un salutare aiuto: Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Anonimo ha detto...

È di poco la notizia che i terremotati di Amatrice, stanno protestando, perché non sono stati interpellati e non vogliono che i funerali siano celebrati domani alle ore 18.00 nell'aereoporto di Rieti, decisione questa, presa a loro insaputa, da chi? Prefetto, Vescovo, Governo o tutti insieme uniti, i Poteri che si sentono al di sopra di Dio?

Ecco allora che è sempre più evidente la mancanza di una risposta proprio da parte di entrambi i Vescovi (basta ascoltare le loro omelie, rispettivamente alle esequie e alla Messa domenicale tra gli sfollati) delle diocesi colpite:
MA DIO DOVE ERA?... DIO TU DOVE STAI? (Le risposte invece le ho trovate in questi lamenti di autentici cattolici, trovati in rete):
Dio si trova dove ciascuno di noi Lo ha messo !!!
Fuori dalle scuole.
Fuori dai tribunali.
Fuori dalle famiglie.
Fuori dal matrimonio.
Fuori dalle nascite, fuori anche dalle Chiese, infatti non hanno più rispetto nemmeno del dolore dei sopravvissuti al terremoto e cosa celebreranno se non sè stessi, in un freddo aeroporto?
ECCO DOV'E' DIO !!!
Se dubitiamo del suo Amore, non vogliamo il suo perdono, ridiamo quando pronunciamo il suo Nome, ridiamo quando mettiamo in dubbio anche la sua esistenza, la sua comprensione, la sua misericordia.
Cos'altro non vogliamo da questo PADRE che nonostante questo ed altro sta sempre vicino a noi… ASPETTANDO… un nostro gesto, una nostra preghiera, la nostra riconoscenza che mai arriva? ECCO DOV'E' DIO».

I Vescovi hanno detto parole non degne del loro nome, perché Dio è Amore e Nessun uomo sulla terra è nella condizione di dire: “Signore, Tu parli, ci dici sempre le stesse cose, ma qui abbiamo perso tutto, capisci? Ma Tu dove stai?”.
Il vero problema di oggi, è che neanche le situazioni più drammatiche ci aiutano a riacquistare quell'umiltà che piega le ginocchia e si ricopre la testa di cenere per chiedere aiuto e misericordia, per domandare perdono ed implorare soccorso.
Il Signore è tutto, è unico vero bene, quindi occorreva nell'omelia dirlo alla gente: Cari fratelli e sorelle non avete perso tutto perché il Signore è con voi e Dio è tutto, tornate a Dio, ed attraverso il Suo Cuore guardate ogni cosa!
Il Vescovo doveva invece dire a tutte le persone, che nella tragedia del terremoto Dio c'era, c'era in quei famigliari che facendosi scudo con il loro corpo avevano salvato i loro cari, c'era nelle infaticabili braccia dei soccorritori che hanno scavato senza tregua per prestare soccorso, c'era in tutti coloro che hanno con generosità offerto aiuto, e c'era anche attraverso di lui che come Vescovo era accorso per prestare conforto ed aiuto.
Ma sempre più spesso davanti alla morte si punta il dito contro Colui che invece ha vinto la morte ed è la Fonte della Vita, così perché lo vuole il mondo, per strappare dal cuore umano ogni radice di fede in Gesù, per condurre le anime ad adorare l'uomo e non Dio.

Anonimo ha detto...

Che si pretende da costoro? Se il vdr dice che non ha tempo per andare a visitarli, però lo trova per ricevere in pompa magna Zuckenberg e per dire che FB è di aiuto ai poveri perché porta conforto.....io per conto mio rifiuterei funerali di stato, poi auguri, se Vasco va lì dopo quello che(non) ha fatto in ER.....alla prossima volta in cui capiterà l'ennesimo disastro ambientale con corollario di vittime, e lo show ripartirà, mi piacerebbe sapere che fine faranno i 10 mln. di euro raccolti con gli sms, a me risulta che l'80% vada alle compagnie telefoniche. Cattivissimo, come sempre e pure un po' arrabbiato con queste ipocrisie. Anonymous.
P.S. Dio ci ha lasciati liberi di disporre del creato, se poi noi ne abusiamo indiscriminatamente, non è certo colpa Sua, dov'è l'uomo che pensa di essere Dio, è la domanda più adatta.

Anonimo ha detto...

Oggi, dopo questo terremoto, considerato lo stato del Paese, alcuni cattolici hanno avanzato l’idea di chiedere al cardinale Bagnasco, come Presidente della Cei, di consacrare l’Italia al Cuore Immacolato di Maria (magari alla Santa Casa di Loreto per affidare a lei tutte le case degli italiani).

Rinnovando così un gesto che altre volte in passato è stato fatto dai vescovi italiani: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio Santa Madre di Dio…”.

Anonimo ha detto...

Il dolore fa parte del pellegrinaggio terreno verso la vita eterna.
E’ entrato a far parte della creazione come conseguenza del peccato, come la morte.
Se l’amore è forte come la morte, la pietà e la misericordia sono forti come il dolore.
La croce è l’epicentro (riferimento voluto) del binomio dolore-morte, ma è anche l’epicentro del binomio amore-pietà/misericordia. Per il cristiano la croce non è affatto stoltezza, ne’ debolezza, come argomenterebbero greci e giudei…
Questa percezione è la verità rivelata da Cristo, nella libertà che ha l’uomo di accoglierla.
In questo senso tutto è grazia: l’umiltà è il recipiente delle grazie, in vista della vita eterna.
Bisogna essere terra buona, humus, per dare frutto e custodire questo Verbo incarnato, dando frutto.
Chi è strada, terreno sassoso, non toglie le spine e anche chi non accetta la potatura, riduce il frutto.
Di fronte al dolore, un non-senso per chi non adora la croce, si possono avere atteggiamenti (anche religiosi) improntati all’impossibilità di accettarlo, al bisogno di trovare un colpevole, può persino far capolino un’accusa a Dio, al massimo resta una domanda aperta, certa di non avere risposte.
Evidentemente sono opzioni razionali e psicologiche di una religiosità pre o post cristiana.
Non c’è affatto umiltà di fronte alla rivelazione, non c’è affatto la sapienza di un mistero fatto di peccato, espiazione, redenzione, eternità. Resta l’impressione di una superba pretesa di chiedere conto a Dio del dolore che soffriamo… E’ amaro che gli uomini di Dio cristiani, consacrati per questo annuncio nel segno della croce, veicolino la “domanda giusta” delle logiche non cristiane…
Speriamo che qualche uomo del Dio cristiano consacri la nostra Italia a colei che è stata terra buona... perchè i frutti siano migliori in questa o nell'altra vita.

Anonimo ha detto...


I Vescovi hanno detto parole non degne del loro nome, perché Dio è Amore e Nessun uomo sulla terra è nella condizione di dire: “Signore, Tu parli, ci dici sempre le stesse cose, ma qui abbiamo perso tutto, capisci? Ma Tu dove stai?”.
E' sentenza stra-comune, tra i Padri della Chiesa, che la maggior parte delle vittime del Diluvio universale SCANSARONO l'inferno. Ebbero il buon senso e l'umiltà di riconoscersi peccatori, giustamente meritevoli di ciò che stava accadendo ed accettarono quella morte che Dio gli inviava in quel modo, in sconto, espiazione e riparazione dei loro peccati. Ho sempre pensato che, ohimè, superbi come siamo oggi, io per primo, forse non seguiremmo tale esempio. Purtroppo le parole degli ecclesiastici che ho copia-incollato in incipit del presente testo, vanno in quel senso. Che il Signore mi ispiri un modo per interpretarle pro bono, altrimenti mi debbo chiedere: se questi sono i Pastori, come sono le Pecore? Che ne sarà di noi?

mic ha detto...

“Signore, Tu parli, ci dici sempre le stesse cose, ma qui abbiamo perso tutto, capisci? Ma Tu dove stai?”.

Non ho letto per intero le omelie da cui sono ricavate frasi del genere.
Oso sperare che esse siano l'incipit di un discorso più profondo che è giusto parta dall'immedesimarsi nello stato d'animo di chi davvero si trova a vivere quel terribile squassante spogliamento, per arrivare alla risposta cristiana.

Anonimo ha detto...

"Dopo questo esilio nella valle di lacrime (il dolore fa parte dell’esperienza, perciò il nostro segno identificativo è proprio la croce),..."
"L’amoris laetitia evidentemente preferisce che la valle non conosca lacrime."

... L'Amoris Laetitia "preferisce" innanzitutto essere letta, in primis da coloro ai quali è diretta. Poi si potrà trasmettere ed esplicare anche il resto.

mic ha detto...

Che significa?

Anonimo ha detto...

La logica dell'amoris laetitia, letta per esempio dai 45 che hanno posto delle domande molto puntuali alle quali mi piacerebbe veder corrisposta altrettanta chiarezza, attribuisce a ciò che è sempre stato considerato peccato una valenza positiva. Dato che la croce di Nostro Signore è il prezzo della redenzione, il peccato, cristianamente parlando, è qualcosa di grave. Non sarà una "mentalità nuova", nella rilettura del vangelo "al passo con i tempi", cioè con un mutar d'opinione di Dio "per poter c'entrare con la storia" a mescolare le carte, dato che Gesù, buon pastore sicuramente più misericordioso degli attuali pastori, è esplicito nell'affermare che la soluzione non consiste nel cambiare le regole, ma nel cambiare il cuore.
Dunque il "pacchetto" peccato-dolore-morte non è separabile in moduli a se stanti. Allo stesso modo il pacchetto "espiazione-redenzione-salvezza" ne deriva come sola via d'uscita, portando la croce e non eludendola attraverso qualche geniale "apertura pastorale", facendo uscire tutto il gregge dall'ovile non essendoci modo di far rientrare la pecora smarrita, ma conducendolo poi al pascolo con tale approssimazione da disperdelo, a beneficio dei lupi.
Se la valle è di lacrime non è perchè Dio manchi di misericordia, ma perchè abbonda il peccato. Chi pensa di abolire le lacrime dicendo che il peccato non è più tale rende vana l'espiazione, cioè rende vana la misericordia. E' chiaro che a dar fastidio è la croce, stoltezza e debolezza per chi la ritiene tale. Inadeguata "all'umanità fraterna" che intende abolire ogni occasione di scontro abolendo la libertà di dire la verità, ritenendo preferibile mentire. Dato che è la verità a rendere liberi, ecco l'uniforme per essere tutti uguali nella stessa prigione... Ma così solidali a costruircela tutti insieme con tutti i comfort, anche quello di una psicologia religiosa accattivante, e tanti sponsor per introitare le somme necessarie ad alimentare la piramide... Sempre a debito, aumentando gli indebitati, avendo estromesso l'Unico che ha già pagato per riempire la voragine, ma richiede umiltà e conversione. Non copre nulla del marcio che c'è, lui lo scopre e lo cura!

Se invece prevale una logica protestante, cioè un annullamento dell'oggettività per portare tutto sul piano soggettivo... Se il sacramento cessa di essere azione soprannaturale di grazia, ma solo una rappresentazione delle aspirazioni umane e soggettive... Se la liturgia è simbolo, mensa, tavolata tra uguali e non Presenza Reale di Colui che offre se stesso in sacrificio di salvezza... Se l'inferno è vuoto perchè è sufficiente pensare di essere salvi... Se in definitiva decidiamo noi per Dio, utilizzandoLo solo come "scusa" per dirci "uniti nel giusto", così buoni e bravi da poter fare a meno di Lui, perchè "dio" siamo diventati noi... Se la liturgia è il "nostro spettacolo" e non l'azione sacra di Cristo sacerdote, allora dietro a certe pretese, smascherate dai 45, c'è tutto fuorchè la valle di lacrime, ritenuta inadatta al marketing. Meglio facebook e qualche ateo che stacca un bell'assegno "per i bisogni dei poveri"... Somiglia al paese dei balocchi. Nella storia di Pinocchio pare che fosse un imbroglio. Vai di Lucignolo, gatti, volpi e Mangiafuoco...

Rr ha detto...

Anonymous,
quando ci fu il terremoto all'Aquila BXVI sarebbe andato subito, ma al solito fu bloccato e consigliato in Curia che era meglio aspettare per non intralciare, creare confusione, ecc. Gli piovvero addosso le critiche dei soliti mass merdia.
Ora succede con il VdR- e sicuramente per sua decisione, visto il carattere - ma nessun massmerdiatico lo critica.
Altro che due pesi e due misure !
Sull'incontro con quel ladro plagiatore di Kazzunberg preferisco non dire altro, salvo notare come nessuno abbia insegnato alla signora che ci si vela il capo davanti ad un Pontefice di S.Romana Chiesa. Ma forse, siccome è il pontefice di s. marta, va ben cosi
Ah, vorrei sentire il parere tuo e di Lupus su Errani come possibile commissario " ad acta".

Anonimo ha detto...

@Rr
se posso parlare liberamente, senza incorrere nella censura, ti dirò che in ER è stato ricostruito ciò che serviva da subito, tipo le decine di fabbriche farmaceutiche e di materiali e strumenti per diagnostica et similia, di proprietà D, quindi Tir scesi dalla Germania, costruzioni antisismiche ed ogni criterio rispettato, subito dopo vengono le stalle, poi gli edifici pubblici, eccetto le chiese, poi le case.......ma qui sta il busillis, quelle poco lesionate sono abitate, altre hanno le catene e i blocchi come i monumenti, ma i cantieri iniziati non decollano, poi bisognerebbe parlare degli scandali personali e delle infiltrazioni mafiose negli appalti per le ricostruzioni e per questo non intendo solo mafia meridionale......non farmi dire altro, sarebbe come portare la cote per affilare lame a Mastro Titta, ma noi siamo la regione modello, vero paradiso di eccellenza in vari campi, la realizzazione del posto ideale, ma.......stop, dice il Big Ben, non voglio creare problemi a Mic. Lupus et Agnus.

Anonimo ha detto...

P.S.
Dimenticavo una cosa fondamentale, a Mirandola dove tanto è ancora da ricostruire, tolte le chiese, con i soldi della regione è stata ricostruita la moschea, con tutti i carismi.....chi vuole intendere, se non, vada in roulotte, le poche chiese in funzione sono sotto i tendoni, pardon, tensiostrutture. Lupus et Agnus

Annarita ha detto...

C'è una cosa che non ho sentito su questo terremoto, ovvero, nessua autorità Statale ed ecclesiastica, si è fatta l'unica domanda importante. Si è sentito bestemmiare contro Dio, arrabbiarsi con suore e sacerdoti incapaci di parlare di Dio in questa sittuazione, senza esserne imbarazzati, ma qualcuno si è chiesto se lo Stato e gli uomini di Chiesa abbiano fatto il loro dovere nel preparare le anime decedute al Paradiso? Oggi nessuno sente più la grande responsabilità che il potere e l'autoriatà concessa porta con se, per questo lo Stato può proclamare leggi inique, omicidi legalizzati, difendere il peccato contro natura e diseducare i nostri figli a scuola, per questo i ministri di Dio da 50 anni e più possono spacciare un Dio vestito da Babbo Natale che non punisce mai, ma perdona ogni peccato anche se non si è pentiti, un Dio che fa andare in Paradiso tutti anche quelli che non vogliono andarci, un Dio che fa solo doni, ma non chiede mai il conto, un Dio ingiusto insomma.
Nessuno in quete tragiche circostanze ha pensato alla responsabilità che può avere su queste anime a cui non è più dato tempo? Nessuno che che ammette che il liberalismo spacciato ovunque, persino dentro la nosta amata Chiesa, è un fallimento totale, perchè non ha regalato nessun Paradiso in terra, nè favorito il Paradiso eterno, ma solo la perdita della Fede e la perdita delle anime. La morte viene per tutti: per incidente, terremoto, guerra, malattia, vecchiaia,sia in giovane età, che in tarda età, nessuno esente, dunque non dovevano le nostre autorità civili e religiose, pensare a salvare le anime, che invece sono immortali e destinate al Paradiso, ma sulle quali incombe anche il pericolo dell'Inferno? Invece di chiederci dove era Dio, o perchè Dio ha permesso quel terremoto, chiediamoci cosa dovevamo fare per il bene delle anime e se l'abbiamo fatto. Se abbiamo cooperato con Dio per la redenzione, o se siamo stati pietre d'inciampo, ostacoli al Bene.

Mah! ha detto...

Lupus ed Agnus, infatti ora ci dimenticheremo i fondi per mettere a posto le chiese e quando hanno detto che l'ex capoccia della Regione Emilia Romagna prenderà sotto le sue manine la ristrutturazione di quei paesi, mi è venuto da pensare, rabbrividendo: poveretti!
Il Duce in tre mesi ricostruì tutto ciò che era crollato nel 1930 (vedere Blondet) mentre qui passano anni e soldi, che spariscono prontamente in tasca ai soliti ignoti (che poi tanto ignorti non sono, ma se la cavano sempre, anzi vengono promossi).
Il teatrino dei politici, che fanno le solite promesse da mercanti, è pietoso.

Anonimo ha detto...

I cellulari dei residenti nelle zone limitrofe del sisma, poco prima del tragico evento, non funzionavano, non avevano campo a causa delle onde elettromagnetiche in forte quantità, oltre ad altre strane coincidenze e rilievi: http://antimassoneria.altervista.org/geoingegneria-avanzata-grado-provocare-terremoti-leggenda-tragica-realta/