venerdì 12 agosto 2016

Venerdì 12 agosto. La Preghiera di Riparazione

Ricordiamo che oggi, venerdì, è il giorno dedicato alla nostra Preghiera di Riparazione secondo le modalità, complete delle Litanie del Sacro Cuore, che [trovate qui].

Altre notizie e avvisi su Riscossa Cristiana [qui].

In questo mese di agosto anche nei luoghi di vacanza, continuiamo il nostro impegno nella Preghiera di riparazione. 

Dopo i sacrilegi compiuti in Italia e in Francia, dove si è favorita la presenza di musulmani alla celebrazione della S. Messa, le offese al Sacro Cuore sono continuate, con le “visite” fatte da sacerdoti o vescovi nei centri islamici in occasione della cosiddetta “preghiera” del venerdì. Gli islamici sono seguaci di una falsa religione, negatori della Divinità di Cristo, della Santissima Trinità, della Verginità di Maria. Siamo quindi impegnati a pregare in riparazione delle offese al Sacro Cuore di Gesù, fatte da quei sacerdoti sviati che avrebbero il dovere di confermare il gregge nella Vera Fede e di portare quante più anime possibili a Cristo e invece di cercare la conversione dei musulmani, vanno a render loro servile omaggio.

Per la nostra formazione, leggiamo il primo racconto dei Racconti di un pellegrino russo. Il testo potrà essere scaricato in formato pdf; in tal modo potrete costituire e conservare la vostra biblioteca di letture di formazione.

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciò che sta succedendo con l'islam da parte del clero è inaudito e chiede non solo riparazione ma anche correzione fraterna.

mic ha detto...

Questo che segnalano ci ricorda che c'è molto da riparare.

Schönborn dice: "Papa Francesco ha avuto una grande accettazione in ambienti che hanno poco a che fare con la Chiesa, ma esiste una polarizzazione (di resistenza) all'interno della Chiesa". Rivela anche che i primi di luglio ha parlato con Papa Francesco di questa forte e manifesta resistenza che si oppone alle sue riforme. Il cardinale ha detto, inoltre, che è stato "molto impressionato" dalla risposta immediata del papa': "Dobbiamo cercare di vincere una volta per tutte questa opposizione all'interno della Chiesa sui modi di amare".

http://www.onepeterfive.com/cardinal-schonborn-francis-wants-win-opposition-loving-ways/

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Vorrei condividere http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1834:monsignor-fellay-annuncia-una-nuova-crociata-del-rosario&catid=34&Itemid=274 e già che ci sono chiedere se qualcuno sa come vedere (ora) Fatima TV (voluta da padre Gruner) per chi non risiede nel Lazio. Tempo fa ci riuscivo ma ora non più e mi dispiace perché la apprezzavo, grazie.
Se è impressionato lui, io che sono Mr.X modestamente sono contento che l'abbia detto..

mic ha detto...

Caro Michele,
Grazie della segnalazione. È un vero e Pro Pro 'Assalto al Cielo', come lo ha chiamato il card. Burke in occasione della campagna del 1^ di ogni mese.

Per Fatima Tv che non conoscevo ho trovato questo link. Ma mi sembra che sia visibile solo ciò che è in streaming.

http://www.fatima.it/tv/channel=630.asp

No so se c'è un altro canale e spero ci sia chi ti può informare.
Un abbraccio.

mic ha detto...

Gazzetta di Mantova del 10 agosto. Se c'è da riparare!

MOTTEGGIANA. Papa Francesco apre ai divorziati risposati, ma non tutti gli uomini di Dio sono del suo parere. In un intervento pubblico, postato sulla sua bacheca Facebook, don Angelo Bisi, parroco di Villa Saviola, per esempio, critica la posizione del pontefice e, addirittura, lo invita «a pensarci bene».

«Il discorso è molto semplice: a chi è separato o divorziato, soprattutto se ha subito tale scelta, la comunione non è mai stata negata. Il problema insorge quando uno dei due o tutti e due mettono su una seconda famiglia, contraggono un secondo matrimonio (i risposati), è con quelli che si pone il problema, perché infrangono il sacramento del matrimonio che è unico per tutta la vita ( finché morte non vi separi)».

Precisa la sua opinione, don Angelo: «La dottrina della chiesa ritiene e afferma che ogni rapporto sessuale fuori dal matrimonio è un atto peccaminoso, e se uno contrae addirittura un secondo matrimonio con altra persona, diversa dal coniuge che ha sposato con il sacramento cristiano, resta in permanente stato di peccato. È per questo che la chiesa nega l'assoluzione, perché per ottenere l'assoluzione ci vuole il pentimento e il cambiamento di stato... È una cosa seria e molto grave ed è per questo che dicevo a Francesco di pensarci bene e soprattutto di non arrivare a una soluzione pasticciata di compromesso come si fa in politica, che va ad infrangere la sostanza del Sacramento cristiano del matrimonio. Se crolla il sacramento crolla tutto, noi cosa andiamo a insegnare ai ragazzi che stiamo preparando al matrimonio... Ho diversi parrocchiani che mi dicono che se la Chiesa approva questa apertura, loro sono pronti a schierarsi con la religione ortodossa. Penso purtroppo che ci sarebbe un grave scisma nella chiesa Cattolica, in conseguenza di questo».

Ma oggi è arrivata puntuale la replica della diocesi di Mantova, che sul suo sito ribadisce la piena adesione alla posizione di Papa Francesco. "In merito all’articolo apparso sulla Gazzetta di Mantova di oggi, 11 Agosto 2015, relativamente ad alcune presunte dichiarazioni di don Angelo Bisi circa la delicata questione dei divorziati risposati, la Diocesi desidera chiarire che questa posizione non ha alcun riferimento a quella dell’intera chiesa mantovana, che nella celebrazione del Sinodo Diocesano, continua ad aderire alla dottrina e alla prassi pastorale di Papa Francesco, mettendosi in unità di preghiera con la Chiesa universale in attesa del prossimo sinodo universale. I problemi da affrontare non sono semplici e non possono essere affrontati se non con l’umiltà di chi sa stare al proprio posto ricordando che alla Sua Chiesa Gesù ha assicurato l’indefettibile presenza dello Spirito Santo".

Josh ha detto...

dalle ultime parole del comunicato mantovano:

_"continua ad aderire alla dottrina e alla prassi pastorale di Papa Francesco"

nè Francesco nè alcun altro possono avere una dottrina tutta "loro", perchè di dottrina ce n'è una sola, ed è già stata data una volta per tutte nella Rivelazione pubblica di Gesù, raccolta dalla Chiesa (almeno fino a un tot di tempo fa).

_"I problemi da affrontare non sono semplici e non possono essere affrontati se non con l’umiltà di chi sa stare al proprio posto ricordando che alla Sua Chiesa Gesù ha assicurato l’indefettibile presenza dello Spirito Santo".

Stare al proprio posto signfica ricordare la dottrina di Cristo, non inventarsene un'altra, OPPOSTA, con la scusa della "prassi pastorale".

Gesù ha assicurato l'indefettibile presenza dello SS alla Chiesa, certo, finchè Lo ascoltano. Se smettono di ascoltarLo, lo SS. è lì ma viene ignorato e non attinto.

Nella Chiesa non praevalebunt, certo, ma non nel senso che essa è sempre TUTTA fedele, potrebbe essere ridotta anche a un piccolo gregge fedele, in mezzo a quella che sembra una megachiesa, fiume di persone, di numero, ma di fatto eretica o apostata.
Il Non Praevalebunt, alla fine, non chiarisce in che numero; ma proprio l'uso dell'espressione non prevarranno, autorizza a notare la loro protervia e impositività. Non l'avranno vinta alla fine, dice, ma i danni li faranno.
Lo stesso uso di "prevalere" intende che non l'avranno vinta, s'intende quindi di un grosso partito anche dentro la Chiesa, di peso.....no qualche particolarino che non si nota.

tralcio ha detto...

Il vangelo odierno della Messa spiazza i tentativi di "aggirare" il dettato tradizionale.

Chi vi opponesse una "prassi" che si pretende fondata sulla carità, con un fare presuntuoso quasi che i precedenti secoli non conoscessero e praticassero la misericordia, è smascherato da tutta l'attenzione con cui, specialmente San Paolo, i cristiani evitano di tendere all’auto-giustificazione quando c'è da fare i conti con il peccato.

L'attuale prassi pastorale sembra prediligere l'hic et nunc, sorvolando su possibili conseguenze nella vita eterna dei propri atti. La liturgia diventa una mensa accogliente in cui nutrirsi di simboli, mentre al centro sta l'uomo, il quale è buono perchè amato e buono perchè ama, senza troppi problemi dottrinali, poichè questo a Dio basta e avanza!

Non c'è per nulla la consapevolezza di dover fare i conti con il peccato, men che meno quello originale, che non solo non viene nominato durante il battesimo nelle cerimonie 2.0, ma non rientra nelle peculiarità dell'essere umano, cristiano o non cristiano che sia.

Perciò la stessa grazia di Dio o viene taciuta, o viene data per scontata o viene usata per coprire il peccato, senza alcun impegno ad uscirne. Di fatto non è necessaria per uscire da una schiavitù nella quale siamo posti dalla nostra natura, impossibilitati a riuscirci senza l'intervento divino. Solo la grazia può salvarci ed è mediante la grazia che le nostre opere buone hanno un senso, per non vantarcene e sentircene meritevoli. La grazia può persino opporsi alle "buone opere" qualora venissero ritenute bastevoli per la salvezza, quasi che l'uomo potesse presentarle a Dio esigendo ricompense!

San Paolo non parla di "carità" bensì di cháris (grazia) un centinaio di volte. La charitas è ben altro dalla caritas... La charis è escatologica e deriva dai meriti di Cristo!
La carità-charis ha a che vedere con la fede in Cristo, non con l'agire umano! Tutto viene dalla eucharistia, in comunione di Volontà con questa grazia. Il cristianesimo "in grazia" si fonda sulla donazione agapica di Cristo (la volontà del Suo "sacro cuore") e sulla nostra comunione, in fede, speranza e grazia, di un amore che dona noi stessi a Lui: chi mi vuol seguire rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.

Anche a Mantova? Anche lì.

L’etica viene dopo. Siamo peccatori e abbisogniamo di essere redenti da Gesù.
Il risultato -quello spirituale, perchè non è quello carnale il livello di cui si parla!- della vita di Cristo nel cristiano è la filiazione divina. San Paolo spiega bene che non si tratta di una filiazione naturale, originaria, ma del frutto della nuova creazione, come una seconda e successiva fase dell’esistenza umana. Adopera più volte il termine "figli adottivi" (Gal 4,6; Rm 5,15-16; Ef 1,3). Questa filiazione per grazia produce una realtà non dissimile a quella di Cristo. Il cristiano, figlio di Dio per adozione, diventa co-erede con Lui (Rm 8,17). Cristo è la causa di questa vita filiale (Rm 8,29), che ci ha meritato sulla croce (Gal 4,5).

La realtà della filiazione divina viene resa presente nel credente, secondo Paolo, dallo Spirito Santo, in qualche modo sperimentato dai cristiani (Rm 8,14.16). Per mezzo dello Spirito possiamo chiamare Dio ‘Padre’ (Rm 8,15; Gal 4,6). Si può dire che l’agire dello Spirito, la nuova vita in Cristo e la filiazione divina interagiscono tra di loro nel modo seguente: Cristo Risorto, entrato nella pienezza della sua Filiazione, è Colui che invia lo Spirito, per trasformarci (Tit 3,6); a sua volta, lo Spirito ha il compito specifico di assimilare il cristiano a Cristo, affinché “Cristo sia formato in voi” (Gal 4,19); perciò si dice che nello Spirito possiamo gridare ‘Abbà, Padre’ (Rm 8,14-16). In poche parole: “Per mezzo di lui [Cristo] possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito” (Ef 2,18).

Con Cristo TUTTO. Senza Cristo NULLA. Ma se snaturiamo il vangelo, quale comunione con Lui?

tralcio ha detto...

Non praevalebunt...

Gli abusivi sanno di dover prevalere. Vogliono prevalere. E sfidano persino il vangelo.
Non lo ritengono vincolante, l'hanno minato alle fondamenta "demitizzandolo", screditandolo storicamente, attribuendo a comunità tardive e ai loro interessi il dato rivelato genuino, reinterpretandone le parole usando la misericordia e la carità come grimaldelli...

La forza dei "perseveranti" è nella saldezza della loro fede, non nei numeri.
Perciò facciamocene una ragione. Useranno i guanti bianchi, i guanti da chirurgo o le purghe tipiche dei dittatori... Useranno la propaganda e i mezzi che ben volentieri li assecondano.
Useranno abilmente persino la Sacra Scrittura... Nessuna sorpresa, lo fece persino Satana.

Come ha ben detto Josh, pur nella disparità di forze -umanamente s'intende- non prevarranno. praevalebunt.

Anonimo ha detto...

Diciamo no al DDL Lo Giudice, un pericolosissimo strumento per colpire psicologi e psichiatri non allineati all’ideologia gender
Un gravissimo attentato alla libertà religiosa: per la prima volta il “sentimento religioso” viene marchiato senza appello o contraddittorio come un pericoloso fattore negativo in sé
Firmiamo la petizione a: http://www.citizengo.org/it/pc/36173-ddl-lo-giudice-primo-passo-verso-un-pensiero-totalitario-arcobaleno?dr=2366684::1815f9ab79cfec9376afb9ea76fc0d3a&utm_source=email&mkt_tok=eyJpIjoiWXpNMU1tVm1Zek01T1RWaCIsInQiOiJwbHQ5QW5zc0tBdlBoUDlcL2tZaU1yRVJWU2NXQnkraTdaVU1MVjdlUHlVTmttRjhCcVplZVRoaG1VWVwvcjRuTHhobVpEc2RCWVN0a2M4Yk1aaTBwWVloM0F2dFpEeFwvSkRcL1wvcDEzOUJ0SVRBPSJ9

Josh ha detto...

Dichiarazione di don Nicola Bux circa le affermazioni del card. Bagnasco riguardo alla c.d. preghiera degli imam nelle chiese cattoliche

http://www.scuolaecclesiamater.org/2016/08/dichiarazione-di-don-nicola-bux-circa.html

Josh ha detto...

E Bux afferma:

A proposito delle dichiarazioni, apparse sulla stampa, di S. Em.za il card. Bagnasco, Presidente della CEI, riguardo al gesto di alcuni esponenti musulmani (pochissimi in realtà) di “partecipare” alle Sante Messe della scorsa Domenica 31 luglio, secondo il quale si tratterebbe di un “gesto enorme”, “sostegno cruciale” per isolare i terroristi e che sarebbero incomprensibili – a suo modo di vedere – le critiche dei cattolici agli imam in chiesa, rispettosamente faccio presente che il fatto si configura come violazione della communicatio in sacris (v. can. 844 c.i.c.). Essa, si ricorda, è consentita, a determinate condizioni e con molte cautele, ai cattolici solo con i cristiani ortodossi e con gli evangelici, secondo le disposizioni del Direttorio Ecumenico del 1993 (cfr. nn. 122-128 circa la Condivisione di vita sacramentale con i membri delle varie Chiese orientali; nn. 129-136 circa la Condivisione di vita sacramentale con i cristiani di altre Chiese e comunità ecclesiali).
In nessun caso ciò è consentito con i non cristiani.
Peraltro, è il caso di richiamare l’Istruzione Redemptionis sacramentum del 2004 ed in special modo i nn. 78 e 79, che sembrano fare al nostro caso, quasi con previsione “profetica”:

[78.] Non è lecito collegare la celebrazione della Messa con eventi politici o mondani o con circostanze che non rispondano pienamente al Magistero della Chiesa cattolica. Si deve, inoltre, evitare del tutto di celebrare la Messa per puro desiderio di ostentazione o di celebrarla secondo lo stile di altre cerimonie, tanto più se profane, per non svuotare il significato autentico dell’Eucaristia.

[79.] Infine, va considerato nel modo più severo l’abuso di introdurre nella celebrazione della santa Messa elementi contrastanti con le prescrizioni dei libri liturgici, desumendoli dai riti di altre religioni.

Josh ha detto...

Vorrei ricordare, ancora, sempre in maniera rispettosa, al Presidente della CEI quanto stabilito in apposita Nota per gli Orientamenti Pastorali della Commissione Episcopale per le Migrazioni e il turismo della CEI il 4 ottobre 1993, dal titolo “Ero forestiero e mi avete ospitato”. In questo documento, all’art. 34, in merito a “L’incontro con l’Islam”, si statuiva:
«le comunità cristiane, per evitare inutili fraintendimenti e confusioni pericolose, non devono mettere a disposizione, per incontri religiosi di fedi non cristiane, chiese, cappelle e locali riservati al culto cattolico, come pure ambienti destinati alle attività parrocchiali».
Tali Orientamenti non mi risulta siano stati revocati dalla CEI!
In termini pressoché identici si esprimeva l’allora Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Card. Stephen Fumio, nella sua introduzione alla XVI Assemblea plenaria del Dicastero vaticano, svoltasi nel dicembre 2004:
«Ad evitare fraintendimenti e confusioni, considerate le diversità che reciprocamente riconosciamo per rispetto ai propri luoghi sacri ed anche alla religione dell’altro, non riteniamo opportuno che quelli cristiani – chiese, cappelle, luoghi di culto, locali riservati alle attività specifiche dell’evangelizzazione e della pastorale – siano messi a disposizione di appartenenti a religioni non cristiane, né tanto meno che essi siano usati per ottenere accoglienza di rivendicazioni rivolte alle autorità pubbliche».
Nello stesso senso erano pure le indicazione dei Vescovi, Circolare n. 32, 10 maggio 2002, a cura del “Comitato per gli enti ed i beni ecclesiastici - sez. I” della CEI, intitolata “Cessioni di locali e spazi pastorali a terzi per uso diverso”, che ribadivano come la piena disponibilità di immobili e spazi destinati a uso pastorale dovessero essere vincolati alle attività di culto e di religione (sottinteso cattolica).
Ricordo anche le dichiarazioni dell'ex Segretario della CEI, S. Ecc.za mons. Betori – oggi cardinale arcivescovo di Firenze – nel 2008, riguardo ad un fatto di cronaca verificatosi all’epoca: «Quando un parroco presta i locali della parrocchia deve sapere che in quel momento aliena quello spazio alla religione cattolica e lo affida per sempre all’Islam, … le moschee non sono un luogo di culto, ma luoghi di preghiera e di formazione».
A questo punto, mi auguro che si sia trattata di una dimenticanza di S. Eminenza Bagnasco.
Va anche aggiunto, ad onor del vero, che in chiesa l’accesso è permesso a chiunque voglia accostarsi alla conoscenza del Mistero cristiano: nondimeno va rammentato che tale accesso, la Chiesa lo ha sottoposto da sempre all’itinerario catecumenale e dell’iniziazione cristiana, vigilato, un tempo, dal ministero degli Ostiari.
Quanto alla proclamazione di versetti di altri libri, ritenuti sacri dagli adepti delle altre religioni, ma non dalla Chiesa cattolica, ciò implica un andare contro la funzione del Tempio cristiano, che, come noto, viene dedicato con rito solenne. Questo configura una vera e propria profanazione! Per dimostrare la solidarietà non si deve usare la Casa di Dio, ma una piazza o altri ambienti non cattolici o, comunque, dedicati al culto.
Con riferimento, infine, alla distribuzione, pare al momento della Comunione, di un pane, non si sa bene se benedetto o meno, e comunque non consacrato, che ricorda l’Antídōron dei bizantini, non pare che possa avere come destinatari i non cristiani. A questo proposito, gli Orientali sono particolarmente attenti ad evitare fraintendimenti.

Josh ha detto...

Si dovrebbe, infine, sapere che i musulmani sono convinti di essere la vera religione e di non dover perdere alcuna occasione per “correggere”, quelli che essi definiscono “appartenenti alle religioni del Libro”, ossia ebrei e cristiani, che avrebbero deviato dall’autentica fede – l’islam appunto. Non a caso, l’imam a Bari, nella Cattedrale di Bari, ha recitato la prima sura del corano, detta Al-Fâtiha, l’Aprente, nella quale si stigmatizza, appunto, gli ebrei ed i cristiani, rei di essere, agli occhi dei musulmani, miscredenti. Tra l’altro, a quanto mi risulta, è la stessa sura che viene recitata nel momento in cui vengono sgozzati i cristiani: così è stato, se non erro, in occasione dello sgozzamento dei 21 martiri copti uccisi dall’Isis. Lo stesso imam barese, peraltro, pochi giorni fa, in diretta TV, parlando ad un talk show, affermava: «l’Italia è casa mia. Sono qui per rieducare e purificare gli italiani».
Entrare nelle chiese cristiane, dunque, ha almeno per i loro imam il senso di indottrinamento per ricondurre dall’«errore» i cristiani, i quali vi sarebbero caduti falsificando le Scritture!
A mio modesto avviso si è trattata di un’iniziativa, dunque, dal dubbio significato, tanto più che ha interessato in Italia ed in Francia, in entrambi i casi, meno del 2% dei musulmani presenti in queste nazioni! A ciò si aggiunga la buona dose di ipocrisia che siffatte iniziative hanno comportato. Basti solo pensare alle spalle rivolte dai musulmani, nella Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, alla lettura dei Vangelo! A ragione, quindi, l’imam di Lecce ha parlato di gesto sensazionalista, ipocrita e sincretista. Il rispetto non lo si instaura perdendo la propria identità. E soprattutto la propria fede.
Spero infine che S. Eminenza chiarisca una buona volta un punto equivocato in questi tempi e cioè che figli di Dio si diventa con il Battesimo, e non con la nascita biologica; pertanto, non si può affermare, come avanzato da alcune parti, che tutti gli uomini, e quindi anche i musulmani, siano figli di Dio, perché sarebbe come dichiarare l’inutilità del Battesimo.
Con deferenza
in Domino Iesu
don Nicola Bux
Bari, 4 agosto 2016, S. Giovanni M. Vianney