lunedì 8 agosto 2016

Approfondimenti della nostra Fede. 'Grazia', distinzioni, effetti

Oggi condividiamo una riflessione sulla Grazia, frutto di un collage tra varie fonti.

L'etimologia della parola Grazia deriva dal greco charis, la cui radice char passa, per naturale procedimento linguistico, al latino gra, da cui la parola gratia. Il significato è dono, favore, atto di benevolenza. Nell'accezione cristiana, l'espressione neotestamentaria charis - usata da San Paolo ben 110 volte - significa dono gratuito concesso da Dio agli uomini.
È questo il significato tecnico della parola nella teologia cattolica:
«La Grazia è un dono gratuito, soprannaturale, concesso da Dio alla creatura razionale in ordine alla vita eterna».
La Grazia comporta dunque la elevazione della creatura razionale ad un piano e ad una condizione di vita che non era dovuta: la condizione di figli di Dio, aventi diritto al Paradiso. La Grazia conferisce all'uomo il potere di agire in modo soprannaturale.
A tale precisione di dottrina si è arrivati però solo dopo una lotta serrata contro gli errori più diversi che - o per eccesso o per difetto - tentavano di adulterare il significato ed il valore della Grazia. Si ebbe anzitutto la lotta di Sant'Agostino contro i Pelagiani naturalisti (cfr. Concilio Cartaginese nel 418, II Concilio d'Orange nel 529), poi l'attacco contro Lutero, il quale intendeva la Grazia solo come giustizia imputata (cfr. Concilio Tridentino) e infine contro Baio e Giansenio, che non insegnavano una dottrina molto diversa da quella dello stesso Lutero.
La Grazia si divide in:
  1. Grazia increata, cioè Dio che si comunica
  2. Grazia creata, il dono gratuito di Dio
  3. Grazia di Dio, indipendente dai meriti di Gesù Cristo
  4. Grazia di Cristo, che deriva dai meriti di Lui
  5. Grazia esterna, che raggiunge l'uomo dall'esterno (p. es. la predicazione)
  6. Grazia interna, che investe l'anima e ne eleva le facoltà
  7. Grazia gratis data, ordinata al bene altrui (p. es. la profezia)
  8. Grazia gratum faciens, ordinata al bene ed alla santificazione di chi la riceve
  9. Grazia attuale, una mozione divina transeunte, divisa in:
    9. a. Grazia efficiente
    9. b. Grazia efficace
  10. Grazia abituale, una qualità soprannaturale, a modo di abito aderente all'anima.
La distinzione di Grazia attuale ed abituale (o santificante) è indispensabile per conoscerne il misterioso dinamismo.
  1. Sotto un profilo squisitamente teologico la differenza tra la grazia e lo Spirito Santo è questa: la grazia è un dono soprannaturale e creato; tant’è che viene chiamata anche “grazia creata”.
    Lo Spirito Santo, invece, poiché è Dio, è la grazia increata.
  2. La grazia santificante è quella realtà di ordine soprannaturale che ci fa entrare in relazione con Dio, anzi di possedere la presenza personale di Dio nel nostro cuore entrando in intimo e personale dialogo con Lui. Nella misura in cui cresce la grazia santificante cresce anche la comunione con Dio.
  3. Proprio in virtù della grazia santificante, noi continuiamo ad essere i soggetti attivi della nostra vita spirituale.
    Se lo Spirito Santo abitasse direttamente nei nostri cuori, senza la mediazione della grazia, non sapremmo chi sia il soggetto dell’attività: se noi o lo Spirito Santo.
    Ebbene: il soggetto operativo siamo noi. Lo Spirito Santo agisce e ispira mediante la grazia.
    Ma chi agisce ed è soggetto di merito o di demerito siamo noi.
  4. Se uno pecca mortalmente, perde la grazia di Dio e nello stesso tempo rimuove dalla sua vita queste antenne di ordine soprannaturale che lo mettono in personale comunione con Dio, e pertanto perde anche la presenza personale dello Spirito Santo. La ricupera solo tornando in grazia.
  5. Le preghiere di invocazione allo Spirito Santo fatte da chi è in grazia non gli chiedono di venire ad abitare in noi, perché vi è già, ma di intensificare quella grazia santificante che permette di sentire in maniera più forte e più viva la sua presenza e i suoi doni.
    Pertanto è corretto invocare lo Spirito Santo perché venga su di noi: perché può e deve venire in maniera più forte e più intensa.
    Se non ci fosse la grazia, come potrebbe venire in maniera più forte?
    Se Dio abitasse in noi senza la mediazione della grazia, non si potrebbe parlare di crescita nella santità.
    L’intensità della sua presenza è direttamente legata alla quantità della grazia santificante.
La Grazia attuale
tratto dalla "Somma di Teologia dogmatica" di padre Giuseppe Casali
Sulla via di Damasco una luce scuote Saulo, ed è atterrato dal cavallo. Una voce lo chiama: è Gesù che da persecutore di Cristiani lo invita ad essere Apostolo. Sempre dietro l’invito di Gesù, Saulo va dal Sacerdote Anania e riceve il Battesimo.
Il racconto degli Atti (c. 9), ci fa capire, prima ancora che diamo delle definizioni, la differenza fra grazia attuale e grazia abituale o santificante.
La luce, l’invito, la chiamata che scende fino all’anima di Saulo, sono grazie attuali che lo conducono alla giustificazione; il Battesimo porta la grazia abituale che giustifica e santifica l’anima di Saulo.
Che cosa è

LA GRAZIA ATTUALE è un aiuto soprannaturale e transeunte con cui Dio illumina l’intelletto e aiuta la volontà ad emettere atti soprannaturali.

Spieghiamo alcune parole meno facili a prima vista:
AIUTO TRANSEUNTE: l’aiuto che Dio dà con la grazia attuale non è come un abito che resta, ma come un atto che passa.
SOPRANNATURALE, cioè al di sopra delle forze ed esigenze della natura umana. Quindi non è dovuto, ma è dato gratis per la bontà di Dio.
ILLUMINA L’INTELLETTO cioè ci fa vedere le cose che riguardano la salvezza eterna. Così con questa luce vediamo la bruttezza del peccato per evitarlo e toglierlo dall’anima, la bellezza della virtù per praticarla e salire nella vita della perfezione.
AIUTA LA VOLONTÀ fortificandola per lasciare il male ed operare il bene.
L’AIUTO che dà la grazia attuale, a volte è dato direttamente all’interno dell’anima; molte volte ci viene attraverso le facoltà interiori dell’anima, come la fantasia, la memoria, gli appetiti sensitivi ed anche esternamente come da una predica, da un buon esempio, ecc. Tutte queste cose indirettamente influiscono sull’intelletto e la volontà. I Teologi comunemente ammettono che la grazia attuale ci dà non solo forze morali, che ci traggono al bene, ma ancora forze fisiche con le quali siamo capaci a compiere atti soprannaturali.
AD EMETTERE ATTI SOPRANNATURALI: come nell’ordine naturale Dio ci dà la vita, col suo concorso, così la grazia attuale è il concorso soprannaturale che Dio mette perchè possiamo compiere atti soprannaturali.
Di come si concili la grazia con la libertà umana ne abbiamo parlato trattando della Predestinazione.
Divisioni

La grazia attuale (oltre le divisioni date in generale) si può dividere:
  1. - Per ragione del FINE in:
    1. medicinale, che è data per aiutare le forze sia morali che fisiche della natura ferita per il peccato, ed aiuta a compiere atti buoni naturali, ma difficili, nello stato attuale, alle sole forze naturali. Questa grazia è soprannaturale per il modo con cui viene data, ma non in sè stessa intrinsecamente.
    2. elevante quella che aiuta le nostre facoltà a compiere atti veramente soprannaturali.
  1. - Per ragione del MODO in:
    1. grazia operante (o eccitante o preveniente) che è un atto interno dell’intelletto o della volontà che Dio opera in noi senza di noi. In essa siamo spinti al bene, prima ancora del nostro consenso.
    2. cooperante (o aiutante ed anche concomitante o conseguente) con la quale Dio aiuta la nostra volontà ad acconsentire liberamente alla grazia e perciò agisce in noi e con noi. Essa segue il moto della volontà operato dalla grazia preveniente e comprende la nostra cooperazione. È proprio non soltanto una grazia sufficiente, ma efficace perché richiede sempre che ci sia il concorso della nostra volontà. Tutti i Teologi ammettono che vi è una differenza fra la grazia operante e quella cooperante, ma alcuni dicono che entitativamente non vi è differenza.
  1. Per ragione dell’EFFETTO in
    1. sufficiente quando dà una vera facoltà di compiere il bene soprannaturale, ma anche indipendentemente dal nostro consenso. Resta perciò semplicemente sufficiente quando per la nostra cattiva volontà, non ottiene il suo scopo. A sua volta questa si divide in immediatamente sufficiente quando direttamente dà il potere di compiere l’atto buono; e remotamente sufficiente quando attraverso l’adesione a questa si ottengono altre grazie immediatamente sufficienti. Per esempio: Non ho la grazia per vincere questa tentazione, ma ho la grazia di pregare. Prego ed ho la grazia di vincere la tentazione.
    2. grazia efficace quando di fatto la volontà liberamente acconsente e perciò sempre ottiene il suo effetto.
Libertà colla grazia efficace

TESI - La Grazia efficace non toglie la libertà, ma l’uomo rimane libero anche sotto l’influsso della Grazia efficace.

È DI FEDE
contro i Protestanti e i Giansenisti dal Conc. di Trento (D. B. 814): “Se alcuno dirà che il libero arbitrio dell’uomo, mosso ed eccitato da Dio non coopera per niente.., e non può dissentire se lo voglia.., sia scomunicato”.

PROVA:

A) - DALLA SCRITTURA. S. Paolo dice che siamo cooperatori di Dio: «Ognuno... riceve la sua ricompensa secondo il suo lavoro: poiché siamo aiutanti (cooperatori) di Dio” (I Cor. 3, 8).
Siamo cooperatori attivi di Dio, e perciò l’Apostolo esorta “affinché non riceviate invano la grazia di Dio» (2 Cor. 6, 1). Dunque l’uomo può accogliere o rifiutare liberamente la sua grazia. La volontà non viene costretta. S. Paolo afferma di sè stesso: “La grazia di Lui non fu vana in me, ho operato più abbondantemente di tutti loro, però non io, ma la grazia di Dio con me” (1 Cor. 15, 10).
L’Ecclesiastico (31,10), parlando dell’uomo giusto che avrà la vita eterna, afferma che “poteva trasgredire e non ha trasgredito, poteva fare il male e non lo ha fatto”.
Dunque nonostante l’influsso della grazia Dio lascia libera la volontà.

B) - DALLA TRADIZIONE. S. Ireneo (Ad. Haer. 4,37): “Quelli che lo fanno, riceveranno l’onore e la gloria, perchè hanno fatto il bene avendo potuto non farlo”.
S. Agostino (De gratia Christi et de pecc. orig. 47, 52 e 25, 26): “Dio opera in noi il volere e l’operare non perchè noi non lo vogliamo.., ma perché senza il suo aiuto né vogliamo né operiamo”, “Nessuno viene se non voglia".

C) - LA RAGIONE TEOLOGICA ci dice che se non ci fosse libertà non ci potrebbe essere merito. Quindi non neghiamo che tal‘olta Dio, se voglia non possa dare una grazia che costringa, ma qui si tratta della grazia per un atto meritorio e salutare. Nella stessa conversione di S. Paolo in cui Gesù disse: “Ti è inutile tirar calci contro lo stimolo” troviamo che la grazia di Dio è tanto efficace e potente che Saulo senz’altro la seguirà. Ma pure vi è il suo acconsentimento, chè, altrimenti non ne avrebbe potuto avere il merito.

La grazia sufficiente

TESI - Si deve ammettere la grazia sufficiente, che dà la facoltà e la forza di fare atti salutari, ma che di fatto non ottiene il suo effetto per nostra colpa.

È DI FEDE
contro i Predestinaziani Luterani, Calvinisti e Giansenisti. Dal Concilio di Trento (D. B. 804) (oltre che dalla definizione riportata nella tesi precedente) che, con S. Agostino dice: “Dio non comanda cose impossibili, ma comandando ammonisce e di fare ciò che puoi, e di chiedere ciò che non puoi e aiuta anche perché tu possa”.

PROVA:

A) - DALLA SCRITTURA “Chiamai e fosti restio” (Prov. 1, 24). Gesù rimprovera Gerusalemme: “Quante volte volli radunare i tuoi figli.., e non hai voluto» (Mt. 23, 37). Qui si tratta evidentemente di grazia sufficiente che non ha avuto il suo effetto per la cattiva volontà degli uomini.
Inoltre, dagli stessi passi della tesi precedente si vede come tante grazie che dovevano portare il loro effetto, non lo hanno portato, perché è mancato il consenso della volontà.

B) - DALLA TRADIZIONE. Ricorda S. Ireneo (tesi precedente) che porta quelle parole a commento della frase di Gesù su Gerusalemme.

S. Agostino (Enchiridion) “Apertissimamente il Signore dice: guai a te o Corozain, guai a te, Betsaida,.. perchè avrebbero potuto esser salvi, se lo avessero voluto”.

C) - LA RAGIONE lo conferma.
“Dio vuoi salvi tutti gli uomini» (1 Tim. 2, 4) e lo vuole sinceramente. Per la salvezza è necessaria la grazia non solo esterna, ma interna. Ora se alcuni si dannano, non è perché non hanno ricevuto le grazie, ma perché non vi hanno acconsentito.

NECESSITÀ DELLA GRAZIA ATTUALE

Non ci ripetiamo qui sulla necessità della grazia per conoscere la verità. Ne abbiamo già parlato nei trattati della Rivelazione e della Fede (p. 43, 235, s.) (Tuttavia parleremo pure della grazia necessaria all’inizio della Fede). Ci fermiamo invece alla necessità della grazia attuale per operare il bene. Vediamola perciò di fronte alle varie opere.

NELL’ORDINE NATURALE

TESI - L’uomo decaduto può compiere qualche opera moralmente buona con le sue forze, senza la grazia soprannaturale e la Fede.

È DI FEDE
contro i Luterani e i Calvinisti che dicono che: “tutte le opere dei peccatori (cioè dei non rigenerati) sono necessariamente peccato”.
Il Concilio di Trento (D. B. 817) definisce “Se alcuno dirà che tutte le opere compiute prima della giustificazione sono peccati, sia scomunicato”.

È CERTO
contro altri Protestanti e Baio e Giansenio che anche senza la grazia della fede può essere fatta qualche opera moralmente buona; dalla condanna della prop. di Baio: “Tutte le opere degli infedeli sono peccato e le virtù dei filosofi (pagani) sono vizi”.
Così pure è sentenza comune che l’uomo decaduto può compiere qualche opera moralmente buona con solo concorso naturale di Dio, senza la grazia attuale, dalla condanna di varie prop. di Baio fra cui: «il libero arbitrio, senza l’aiuto della grazia di Dio è capace solo di peccare” (D. B. 1028).

PROVA:

A) - DALLA SCRITTURA. “Rivolgetevi a me e io mi rivolgerò a voi” (Zac. 1,3). “Venite e cercate me, dice il Signore. Se i vostri peccati saranno come la cocciniglia saranno resi bianchi come la neve” (Is. 1,16). Dunque i peccatori possono compiere opere buone prima di essere mondati dal peccato. Così il Pubblicano del Vangelo (Lc. 18,13) fa penitenza e torna a casa giustificato.
Per gli infedeli: Il Signore invita Nabucodonosor (Ez. 29, 19-20) a riparare i peccati con le elemosine e loda Ciro (Ez. 44, 28 e 45, 1) perché aveva fatto restaurare il tempio. Non avrebbe fatto ciò se queste loro opere fossero state peccato.
Gesù stesso riconosce alcune opere degli infedeli, quando richiede dai suoi l’amore per i nemici “se amate chi vi ama, che ricompensa ne avrete? Non fanno ciò anche i pubblicani?” (Mt. 5,46).
S. Paolo rimprovera gli infedeli per non aver compiuto il dovere di glorificare Iddio pur avendolo conosciuto (Rom. 1,20; v. 254).

B) - DAI PADRI: S. Agostino (De spiritu et littera 27,48) afferma che gli empi compiono “alcune opere buone” che però non servono alla salute eterna (appunto perché non soprannaturali).
S. Girolamo (In Ep. ad Gal. 1,15) cita varie opere buone di “molti senza la fede e il Vangelo di Cristo” e fra queste nota “l’ossequio ai genitori, l’aiuto ai poveri, il rispetto ai vicini, il non prendere le cose altrui”.

II TESI - L’uomo decaduto non può moralmente, senza l’aiuto della grazia, osservare tutta la legge naturale, né compiere tutto il bene naturale, né superare tutte le gravi tentazioni.

SPIEGAZIONE, Abbiamo detto “moralmente” e cioè non è che fisicamente l’uomo non possa per le singole azioni compiere cose buone nell’ordine naturale, ma per la ferita lasciata dal peccato originale è così difficile che sempre agisca bene che solo l’aiuto della divina grazia, può dargli questa possibilità.
Se ciò è vero per la legge naturale, a maggior ragione lo è per l’osservanza della legge positiva rivelata, in quanto questa è ordinata alla vita eterna. Per questo secondo caso la tesi diventa di fede definita, non solo perché richiesta (come vedremo) la grazia per ogni atto salutare, ma ancora perché la grazia è richiesta per evitare il peccato.

PROVA:

A) - DALLA SCRITTURA. L’uomo non può avere la sapienza, cioè il complesso delle virtù “se non lo conceda Dio” (Sap. 8,21).
S. Paolo afferma che la debolezza dell’uomo per la concupiscenza e le tentazioni è tale che non può operare tutto il bene, se non per la grazia di Dio: «La volontà è in me, ma il compiere il bene non trovo... Vedo un’altra legge nelle mie membra che ripugna alla legge della mia mette... Chi mi libererà da questo corpo di morte? La grazia di Dio, per Gesù Cristo” (Rom. 7,19 s.).
S. Giacomo: “Nessun uomo può domare la lingua” (Giac. 3,8), e cioè che non può evitare tutti i peccati nel parlare.
Per questo Gesù ci dice: “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” (Mt. 26,41).

B) - DAI PADRI. S. Cipriano (Ad Donatum 4) dice che prima del Battesimo non riusciva a liberarsi dai vizi.
S. Ambrogio (Enarr. in 12 Ps.) esclama: “Chi è tanto forte da non essere mai mosso dalle tentazioni se Dio non lo assista aiuntandolo?”.
S. Agostino (De pecc. meritis 2,5,5) dice: «Non possiamo adempire sotto ogni aspetto il precetto della giustizia se non siamo aiutati da Dio”.

NELL’ORDINE SOPRANNATURALE

Prima della giustificazione

TESI - All’uomo decaduto è assolutamente necessaria la grazia attuale per poter emettere qualsiasi atto preparatorio alla giustificazione: così pure gli è necessaria per l’inizio della Fede e per un desiderio efficace a qualsiasi atto salutare.

È DI FEDE
dal Conc. di Trento (D. B. 813): “Se alcuno dirà che senza la preveniente ispirazione dello Spirito Santo e il suo aiuto, l’uomo può credere, sperare, amare o pentirsi come è necessario perchè gli sia conferita la grazia della giustificazione, sia scomunicato”.
E il Conc. di Orange II approvato da Bonifacio II definisce che è contro la verità chi dice che “come l’aumento così ancora l’inizio della fede, e lo stesso affetto di credere non per dono di grazia cioè per ipirazione dello Spirito Santo... ma è in noi naturalmente”.
Riguardo alla prima grazia è di fede che non può essere meritata “de condigno”; è certo che non può essere meritata “de congruo”.

SPIEGAZIONE: La grazia interna è necessaria all’uomo fisicamente per un atto salutare, come per una azione naturale gli sono necessarie la vita, le forze che Dio gli dà fisicamente col suo ordinario concorso.
Questa grazia deve essere interna, preveniente e concomitante.
Colle sue forze naturali l’uomo non può compiere nessuna azione salutare che gli dia diritto di poter compiere azioni salutari, e cioè atti di fede, di speranza, di pentimento, di inizio di carità.
Anzi non può concepire nemmeno un desiderio efficace che lo indirizzi a salvezza.
Questa grazia interna è di illuminazione all’intelletto e di ispirazione alla volontà.

PROVA:

A) - DALLA SCRITTURA: “Senza di me non potete far niente” (Gv.15,5). “Nessuno può venire a me se il Padre non lo avrà attratto» (Gv. 6,44).
In queste parole è chiara la necessità dell’opera di Dio, perchè l’anima possa avvicinarsi a Lui. Da solo l’uomo non può produrre nessun frutto.
S. Paolo insiste sulla necessità della grazia, fino ad affermare che senza Dio non siamo capaci nemmeno di un buon pensiero: “Non siamo sufficienti a pensare qualche cosa da noi, come da noi, ma la nostra suff icienza è da Dio” (2 Cor. 3,5). E ancora “È Dio che opera in voi e il volere e il portare a compimento” (Filip. 2, 13). “Non è in potere di chi vuole o di chi corre, ma di Dio che ha misericordia” (Rom. 9, 16). “Ma se grazia, non dalle opere; altrimenti la grazia non è più grazia” (Rom. 11, 6). Tutti questi testi esplicitamente mostrano l’insufficienza nostra, per cui è assolutamente necessario l’aiuto preveniente e concomitante di Dio per giungere alla Giustificazione.

B) - DALLA TRADIZIONE. Prima della eresia Pelagiana i Padri insegnano che la fede, la conversione, sono dono di Dio, senza portare una speciale insistenza su questo punto che era ammesso pacificamente. Sorta l’eresia, S. Agostino confuta l’errore in due libri: “La Predestinazione dei Santi” e “il dono della Perseveranza” dove dimostra che l’inizio della salute, il buon desiderio e la richiesta del divino aiuto non si può attuare senza la grazia. Lo stesso concetto lo espone in altre opere, ed è tanto più notevole questa sua esposizione in quanto prima dell’anno 397, nel fervore della lotta contro i Manichei, i quali deprimevano esageratamente le forze della natura umana, aveva ammesso che la grazia non fosse necessaria all’inizio di un’opera salutare. Rivolto contro i Pelagiani invece insiste che è Dio che opera in noi il volere, il correre... e la grazia di Dio previene le volontà degli uomini” (Eph. 127,12,25).
Il Conc. di Cartagine (418) (D. B. 104) approvato da Papa Zosimo, dichiara che la grazia non ci è data solo “perchè sappiamo quello che desiderare o evitare”, ma anche “per conoscere quello che fare e per amarlo e poterlo fare”.
Nella Liturgia la Chiesa chiede sempre la conversione dei peccatori, Non pregherebbe così, se la conversione si potesse avere senza la grazia.

C) - LA RAGIONE TEOLOGICA. Gli atti che conducono a un fine, debbono essere proporzionati al fine. Ma la giustificazione essendo l’infusione della grazia, è un fine soprannaturale. Dunque ogni atto indirizzato ad essa, compreso il primo, deve essere soprannaturale.

Dopo la giustificazione

La grazia per i singoli atti

TESI - L’uomo giustificato, cioè nello stato di grazia santificante ha bisogno della grazia attuale per compiere atti salutari.

È CERTO
almeno che ci debba essere talvolta specialmente di fronte a gravi tentazioni. Comunemente però i Teologi la dicono necessaria per ogni singolo atto, contro altri come Molina, Bellarmino, Billot, Merkelbach ecc. i quali dicono che ordinariamente basta la mozione generale che Dio dà all’anima con l’abito infuso delle virtù.

PROVA:

A) - DALLA SCRITTURA. La similitudine portata da Gesù della vite e dei tralci, esprime la necessità che la linfa vitale, simbolo della grazia, alimenti il tralcio perchè possa produrre frutto. “Senza di me non potete far niente” (Gv. 15,5), conclude Gesù.
Dio che opera in noi “il volere e il portare a compimento” (Fil. 2,13), aggiunge S. Paolo.
E ancora: “Lo stesso Signore Nostro Gesù Cristo e il nostro Padre... esorti i vostri cuori e confermi in OGNI opera e discorso buono” (Tess. 2,15).
“E il Dio della pace... vi renda atti in ogni bene» (Ebr. 13,20).
L’Apostolo scrive ai Cristiani, e insistentemente mostra la necessità dell’aiuto di Dio per “ogni opera di bene”.

B) - DALLA TRADIZIONE. I Teologi si fermano specialmente su di una frase di S. Agostino (De Nat. et gratia 26, 29). “Come l’occhio dei corpo anche pienissimamente sano, non può vedere se non è aiutato dal candore della luce, così pure l’uomo, anche pienissimamente giustificato, non può vivere rettamente se non sia aiutato divinamente dalla eterna luce della giustizia”.
Fra i Padri Greci viene Citato Teodoreto (In Ps. 31,10):
“tutti gli uomini benchè ornati di virtù e di opere buone, tuttavia hanno bisogno della grazia”.
Tutto questo sembra confermato dal Conc. di Orange (D. B. 182). “Qua’tte volte facciamo cose buone, Dio in noi e con noi opera affinchè operiamo”.

C) - LA RAGIONE TEOLOGICA. Come nell’ordine naturale è richiesto il concorso di Dio per compiere le azioni naturali, così nell’ordine soprannaturale è necessaria la sua grazia perché possiamo compiere opere soprannaturali.

Il dono della perseveranza

TESI - Il giusto non può perseverare lungamente nello stato di grazia, senza l’aiuto della grazia e non può perseverare sino alla fine, senza uno speciale aiuto divino.

È DI FEDE
dal Conc. di Orange II (D. B. 184): «Si deve sempre implorare l’aiuto di Dio anche per i rigenerati e sanati, perchè possano raggiungere il buon fine e possano perdurare nell’opera buona”, e dal Conc. di Trento (D. B. 832,826): “Se alcuno dirà che il giustificato senza uno speciale aiuto di Dio può perseverare nella giustizia ricevuta, o con esso non possa, sia scomunicato”. “Se alcuno dirà con assoluta ed infallibile certezza che certamente avrà quel grande dono della perseveranza fino alla fine, a meno che non abbia saputo questo per speciale rivelazione, sia scomunicato”.

SPIEGAZIONE - Nella tesi precedente, si è parlato della grazia riguardo ai singoli atti: qui si tratta della grazia riguardo alla perseveranza per lungo tempo (perseveranza temporale) e della perseveranza finale da cui dipende la vita eterna. Comprende perciò oltre la grazia santificante, un cumulo di grazie fra cui le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo, tutti gli aiuti per superare le tentazioni e soprattutto che il momento della morte coincida con lo stato di grazia dell’anima. Per questo viene chiamato grande dono che non può essere meritato da noi, ma viene dalla bontà infinita di Dio. Anche quando alcuni Padri come S. Agostino dicono che in qualche modo si può meritare supplichevolmente, cioè con la preghiera, non si deve dimenticare che l’efficacia delle preghiere stesse sono già un frutto della grazia divina.
Però, quantunque il dono della perseveranza sia dono di Dio e non opera nostra, conoscendo la sua infinita bontà, dobbiamo confidare in Lui che vuol tutti salvi e cercare di corrispondere per rendere sicura con la nostra corrispondenza la nostra “vocazione ed elezione”. Così ci esorta il Conc. di Trento (D. B. 806). “Per il dono della perseveranza nessuno si riprometta con assoltta certezza qualche cosa di certo, ma tuttavia tutti debbono collocare e riporre una fermissima speranza nell’aiuto di Dio”.

PROVA:

A) - DALLA SCRITTURA: “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione» (Mt. 26,4). Gesù ci fa vedere la necessità della vigilanza e della preghiera per ottenere grazie anche per la perseveranza temporale.
S. Pietro (5, 10) ci dice: “Dio di ogni grazia che ci ha chiamato alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, con un po’ di patire, Egli perfezionerà, confermerà e renderà stabili”. E S. Paolo: “Vi confermerà fino alla fine senza peccato» (1 Cor. 1, 6). E ancora: “Chi ha cominciato in voi l’opera buona la perfezionerà fino al giorno di Cristo Gesù» (Fil. 1, 6).

B) - I PADRI - Origene (in Ps. 4) parla della necessità della grazia perché chi è buono “perseveri nella virtù”.
S. Giovanni Crisostomo (In Gen. hom. 25,7): “...aiutati dall’aiuto supremo siamo capaci di raggiungere il fine”.
S. Agostino ha dedicato un intero libro sul “Dono della perseveranza» dove fra l’altro scrive: ”Asseriamo dunque che la perseveranza colla quale si persevera sino alla fine in Cristo, è dono di Dio”.

La grazia per evitare i peccati

TESI - L’uomo giustificato, con la grazià santificante, le virtù, i doni e la grazia attuale, può evitare tutti i peccati mortali; ma non tutti i veniali, senza uno speciale privilegio.

È DI FEDE
dalle definizioni dei Concili che citeremo nella prova.

SPIEGAZIONE - Si tratta dell’uomo giustificato, poiché riguardo a chi è in peccato abbiamo detto che per qualche tempo può evitare i peccati (anzi può compiere pure opere naturalmente buone) senza la grazia; ma non li può evitare per lungo tempo. Anche per i peccatori e gli infedeli Dio «non comanda cose impossibili”. Da ciò pochi Teologi, compreso S. Tomaso da giovane, concludono che colle sole grazie attuali possono stare lontani dal peccato per lungo tempo. Dio potrebbe farlo, ma di fatto non è così. Infatti tutti gli altri danno come dottrina certa che l’uomo caduto può, senza la grazia, evitare i peccati mortali per qualche tempo, ma non tutti insieme per lungo tempo se non è sanato dalla grazia santificante. (Cfr. S. Th. l.a, 2. ae, q. 100). In questa spiegazione non c’è niente in contrasto colla frase del Concilio di Trento che “Dio non comanda cose impossibili» perché anche ai peccatori dà la grazia per giungere alla giustificazione, colla quale potrebbero evitare ogni peccato mortale.
Per portare un esempio nell’ordine naturale sarebbe lo stesso che uno dicesse:
Tu puoi far quei determinati lavori, se tu hai la salute del corpo che puoi acquistare e mantenere con quelle medicine, cibo, ecc. Quando il tuo corpo è in tale condizione, tu puoi sostenere quel determinato sforzo per il lavoro. Ciò che non puoi invece fare se tu sei malato.
Così l’uomo privo della grazia santificante è privo della sanità dell’anima Perché abbia la forza di evitare tutti i peccati, oltre la grazia attuale è necessario che ritorni a questa sanità, che lo riordina interiormente indirizzando la sua volontà verso Dio e frenando i moti disordinati della concupiscenza.

La forza dell’uomo giustificato oltre che dalla grazia attuale viene dalla grazia abituale, dalle virtù e dai doni che già possiede. Sia per la possibilità di evitare i peccati mortali, come per la impossibilità di evitare tutti i veniali, si tratta di una possibilità o impossibilità morale e non fisica.

PROVA:
I - Possibilità di evitare tutti i peccati mortali.

A) - DALLA SCRITTURA. I Salmi spesso ricordano l’aiuto che Dio dà ai giusti: “Gli occhi del Signore sopra i giusti, e le sue orecchie alle loro preghiere” (Sal. 33,16).
I comandamenti del Signore non sono onerosi ed il suo giogo è soave (Gv. 11, 30; Mt. 11, 30). Ciò che non sarebbe se fosse impossibile l’osservanza.
S. Paolo assicura che “Dio è fedele che non permetterà che siate tentati al di sopra delle vostre forze; ma dà anche nelle tentazioni un profitto perchè possiate sostenere” (1, Cor. 10, 13).

B) - DAI CONCILI. Il Concilio Orange II (D. B. 200): “Secondo la Fede cattolica crediamo pure questo, che dopo ricevuta la grazia per il Battesimo, tutti i Battezzati. coll’aiuto e la cooperazione di Cristo possano e debbano adempiere quelle cose che riguardano la salvezza dell’anima, se vogliono fedelmente collaborare”.
Il Conc. di Trento, oltre al canone (già riportato D. B. 832), che scomunica coloro che dicono che “non può perseverare con l’aiuto di Dio”, aggiunge pure (D. B. 828): «Se alcuno dirà che i precetti di Dio sono impossibili a osservarsi anche all’uomo giustificato e costituito in grazia sia scomunicato”. Ed ancora: “Dio non abbandona con la sua grazia coloro che una volta sono stati giustificati, se prima non sia abbandonato da loro”.
Innocenzo X (D. B. 1092) condanna la prop. di Giansenio che dice: “Impossibili agli uomini giusti i precetti di Dio, perchè manca la grazia”.

C) - FRA I PADRI. S. Agostino (De Nat. et Gratia 26,43), usa espressioni che furono poi prese letteralmente dai Concili:
“Non abbandona se non è abbandonato, affinché sempre si viva piamente e giustamente”. «Dio non comanda cose impossibili, ma comandando ammonisce e di fare ciò che puoi e di chiedere ciò che non puoi”.

II - Impossibilità di evitare tutti i peccati veniali, senza uno speciale privilegio.

A) - DALLA SCRITTURA. “Tutti offendiamo in molte cose” (Gv. 1,8). Dal contesto si capisce bene che si riferisce ai peccati veniali.
Gesù nel Pater fa chiedere a tutti: “Rimetti a noi i nostri debiti”, dunque anche i giusti hanno qualche peccato, almeno veniale.

B) - IL CONCILIO DI TRENTO (D. B. 833): «Se alcuno dirà che l’uomo una volta giustificato non possa più peccare... o al contrario che possa in tutta la sua vita evitare i peccati anche veniali, se non per uno speciale privilegio di Dio, come tiene la Chiesa in riguardo della B. Vergine, sia scomunicato”.

C) - I PADRI. S. Gregorio di Nazianzo (Orat. 16,15): “essere immune da ogni vizio trascende il modo dell’uomo: è proprio soltanto di Dio”.
S. Agostino fra i diversi brani ne ha uno molto esplicito (De spir. et litt. 28,48): «Non impediscono la vita eterna al giusto alcuni peccati veniali, senza dei quali non si passa questa vita”.

LA DISTRIBUZIONE DELLA GRAZIA

TESI - La distribuzione della grazia dipende assolutamente dalla libera volontà di Dio che dà ai singoli come vuole, ma a tutti gli uomini, sia fedeli che peccatori o infedeli dà almeno la grazia sufficiente, con cui, se vogliono, possono giungere alla giustificazione o alla fede e conseguentemente, alla salvezza.

Spiegheremo e proveremo la tesi per parti:

La distribuzione della grazia dipende dalla libera volontà di Dio.

È DI FEDE

dal Conc. di Trento già citato.
Infatti Dio è l’Autore della grazia e perciò l’unica causa efficiente principale della grazia. Questa non è dovuta alla natura umana. L’uomo non può esigere niente ed è solo la libera volontà di Dio che dà ai singoli come vuole secondo la sua in finita sapienza e provvidenza. “A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura della donazione del Cristo» (Ef. 4,7).
In questa distribuzione, se Dio è la causa principale una seconda causa può portare una differenza, e cioè l’accettazione per parte dell’uomo, il quale può corrispondervi più o meno fedelmente.

A TUTTI GLI UOMINI DÀ LA GRAZIA ALMENO SUFFICIENTE (Non ripetiamo quanto detto a proposito: dicendo che “solo nella Chiesa vi è salvezza”, dei membri del “Corpo Mistico”, della “volontà salvifica di Dio” e della «universalità della Redenzione”):
«Dio vuole che tutti gli uomini si salvino e che vengano alla conoscenza della verità” (1 Tim. 2,4). Ciò non può essere senza la grazia. Dunque Dio a tutti gli uomini dà la grazia sufficiente, perchè possano avere la fede e la salvezza.
Questa verità è prossima alla fede definita dai vari documenti Ecclesiastici. Il Conc. Carisiaco (D. B. 318): «Dio onnipotente vuole che tutti gli uomini senza eccezione siano salvati, benchè non tutti si salvino".

Per i FEDELI GIUSTI è di fede dalla condanna della I prop. di Giansenio fatta da Innocenzo X (D. B. 1092) che afferma che ai giusti manca la grazia per poter osservare i comandamenti di Dio.

Per i PECCATORI anche induriti è certo. “Non voglio la morte dell’empio, ma che si converta e viva” (Ez. 33,11). “Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori a penitenza» (Lc. 5,32).

Per GLI INFEDELI pure è certo dai testi citati che Dio vuol salvi tutti gli uomini. «Egli è propiziazione per i nostri peccati ma non per i nostri soltanto, ma anche per quelli di tutto il mondo a (1, Gv. 2,2).

Il MODO come potranno venire alla fede e alla salvezza, resta nelle vie misteriose della Provvidenza, ma è certo che A COLUI CHE FA QUANTO STA IN LUI DIO NON NEGA LA SUA GRAZIA.
Questa frase non va intesa nel senso che sia l’uomo a meritare la prima grazia, ma siccome per parte di Dio questa non manca, se l’uomo liberamente vi corrisponde potrà raggiungere la salvezza. Da prima sarà forse una fedele corrispondenza ai precetti naturali che Dio ha posto nel cuore di ciascun uomo. I Teologi dicono che se un uomo ha una fedele corrispondenza, Dio userà anche mezzi straordinari per condurlo alla salvezza, mandando, se occorra, anche un Angelo per ammaestrarlo, come fece col Centurione Cornelio (Atti 10).
Ma anche senza l’intervento di un Angelo, l’uomo può giungere al Battesimo di desiderio implicito. Per questo occorre un atto di fede e un atto di carità perfetta. L’atto di fede è indispensabile, perché «senza la fede è impossibile piacere a Dio” (Eb. 11,6) e il minimo atto di fede per salvarsi a chi non ha avuto una conoscenza maggiore è di credere che “Dio esiste e che rimunera» (ivi) col premio o col castigo. Non basta credere alla esistenza di Dio con un ragionamento filosofico che ci fa vedere dalle cose create l’esistenza di un Artefice, ma con un atto di fede basato sulla rivelazione di Dio. Tutti gli uomini, discendendo da Adamo, cui Dio si rivelò, conservano, sia pure con l’aggiunta di molti errori, la credenza in un Essere supremo. Quindi hanno la possibilità di fare questo atto di fede. Per l’atto di carità perfetta, basta un ragionamento presso a poco così: Tu sei il supremo Signore di ogni cosa, quindi tutto debbo a Te, dipendo da Te in tutto, perciò ti amo sopra ogni cosa e voglio fare tutto quello che Tu comandi. Siccome per salvarci, Dio ha comandato che ci battezziamo, in questo atto implicitamente è detto di voler ricevere il Battesimo. Se il pagano di buona volontà sapesse che Dio ha comandato il Battesimo, lo riceverebbe.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Il cristianesimo non è una religione

Il cristianesimo, in sé, non è una concezione della realtà, non è un codice di precetti, non è una liturgia. Non è neppure uno slancio di solidarietà umana, nè una proposta di fraternità sociale. Anzi,

il cristianesimo non è neanche una religione. È un avvenimento, un fatto. Un fatto che si compendia in una persona. Oggi si sente dire che in fondo tutte le religioni si equivalgono perché ognuna ha qualcosa di buono. Probabilmente è anche vero. Ma il cristianesimo, con questo, non c’entra. Perché il cristianesimo non è una religione, ma è Cristo. Cioè una persona.”
(Cardinale Giacomo BIFFI, Arcivescovo di Bologna)

mic ha detto...

Infatti il cristianesimo non è una religione perché è fede in una Persona, Cristo Signore. E fede (emunà dalla radice di fedeltà, verità) significa adesione nel senso di radicamento incorporazione. Essere discepoli, aderire, significava (e significa tuttora per noi) condividere la vita del maestro, assorbirne lo stile, la sapienza ma innanzitutto l'essenza. E quando il Maestro è anche IL Signore...
E la Grazia che riceviamo nel Battesimo, come cancellazione del peccato originale e incorporazione nella Chiesa di Cristo e che ritroviamo dopo ogni confessione, non è altro che lo Spirito del Signore morto per espiare i nostri peccati, Risorto per rigenerarci, asceso al cielo per ricollocarci alla destra del Padre.

Elio ha detto...

Grazie!
Ci sono cose che non conoscevo.

tralcio ha detto...

Carissima Mic, che bel regalo per questi giorni di agosto... Grazie!
Da stampare e rileggere dedicando il tempo che merita.

Due sottolineature, ecco la prima: l'Ave Maria è la preghiera che inizia con il saluto angelico a colei che ha acconsentito all'Incarnazione del Verbo. Chaire, kecharitomene... Ave, piena di grazia...
Nella grazia che ricolma chi la riceve da Dio, per puro dono, c'è gioia, ci si rallegra!
La traduzione "piena di grazia" è incapace di rendere la duplice significanza del testo greco: la grazia di cui la Beata Vergine è ricolma non è solo il punto di arrivo del suo "fiat", ma comprende anche l'azione che ha determinato questo approdo. E comunque San Luca nel vangelo utilizza, in greco, un verbo raro a sottolineare l'eccezionalità dell'evento.
Perciò, dice l'angelo a Maria, rallegrati "tu che sei stata investita dalla grazia fino a esserne ora completamente pervasa" (rif. http://www.culturacattolica.it/?id=243&id_n=33996).

La charis-grazia è l'effetto dell'agape-amore divino. La Vergine ne resta giustamente sconcertata. E l'angelo la rassicura con queste parole: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio", in cui ancora è espressa l'azione (passiva, per l'essere umano, persino per qul "caso" unico di chi fu preservato dal peccato originale!) della "charis".
Chiaramente non sappiamo in quale lingua l'angelo si rivolse alla ragazza di Nazaret, ma non a caso San Luca, in greco, usa espressioni molto profonde e ricche di significati precisi.

segue...

tralcio ha detto...

Seconda sottolineatura: nel meraviglioso libro, che ognuno dovrebbe leggere (Dio esiste e io l'ho incontrato), anche per evitare di dire che "preghiamo tutti lo stesso Dio", Andrè Frossard racconta la sua subitanea conversione avvenuta alle 17.32 di un 8 luglio 1935.
Era un lunedì, il giorno 8 del mese, come oggi...

Per lasciarsi riempire da Dio occorre svuotarsi. C'è chi ci riesce attraverso una lunga ascesi (che deve essere umile, pena il trasformarsi in un proprio "merito") e chi realizza (passivamente) tutto questo in un istante. Dio è libero! Frossard parla di qualcosa come "il verbale di un incidente". Lo racconti, ma è successo senza che tu lo volessi. La Carità divina (è dalla charis che discende la charitas) ha i suoi atti gratuiti! La charis di Dio è gentilezza, gioia, grazia che fa irruzione nella vita dell'uomo. Dato che Dio è amore, la Sua Volontà è amare, il Suo modo di fare è coerente. Se la carità non è l'elemosina al mendicante, di certo non è nemmeno l'organizzare mille volontari ultraformati ed efficienti, criticando chi facesse solo l'elemosina... La carità è unirsi alla Volontà di Dio, in comunione con Lui, svuotandoci di noi stessi e lasciando che sia Lui ad agire in noi, adorandolo umilmente, senza che noi trasformiamo Lui in una scusa per agire e farci apprezzare dal mondo!

Frossard, ricevuta la grazia della conversione, capisce che "tutto è dono". Anche un contrattempo, un'umiliazione, anche l'amarezza della Chiesa come la vediamo. Le sole parole che ode sono: "vita spirituale". Chi ha una vita spirituale ha la gravitazione rovesciata: non tende alla terra come il corpo, ma tende al Cielo come lo spirito.
La dolcezza del Padre di cui Andrè fa esperienza, scrive lui, non è affatto passiva, quasi fosse irenicamente incapace di affrontare l'ostilità altrui. Il Padre esprime "la dolcezza attiva di una forza sconvolgente, al di là di ogni violenza, eppure capace di infrangere la pietra più dura e più duro della pietra, il cuore dell'uomo"!

L'uomo che riceve la grazia prova l'esultanza del naufrago raccolto in tempo (è sempre Frossard). L'anima magnifica (razionalmente) il Signore, ma lo spirito ESULTA (esplode di gioia)! Nel Magnificat, la Madonna non si ripete affatto, ma distingue ciò che è della mente, della psiche e ciò che è della vita dello spirito!

La grazia divina, anche quella percepita sensibilmente, può essere la gioia di un Natale. Ma dura anche nel venerdì e nel sabato santo. Bisogna cercare, anche dopo aver trovato.
Frossard conclude la sua esperienza di grazia scrivendo: Amore, per parlare con te sarà troppo breve l'eternità...

mic ha detto...

Grazie, tralcio!

Anonimo ha detto...

La grazia, infatti, in quanto «puro dono del Padre, che opera in modo ontologico con l’azione dello Spirito guadagnato per noi dal Figlio crocefisso» (p. 10), fa entrare nella dinamica dell’amore intratrinitario, conduce ad amare Dio con il Suo stesso amore. Infatti, «salvezza vuol dire che l’amore in Cristo ci vale più degli altri amori» (p. 70), poiché «in Cielo ci va chi ha vissuto il cielo sulla terra. Nel Purgatorio si capirà che la vera vita è nell’amore. Meglio accorgersene ogni giorno nell’esame di coscienza, scoprendo i tanti vuoti di amore... Ma ancora in tempo per recuperare... con l’atto di contrizione. San Josemaría Escrivá ci diceva che l’atto di contrizione è il più bell’atto di amore» (p. 64). Alla santità, infatti, non si arriva se non tramite l’esercizio delle virtù e dei doni, e l’accoglienza della Croce che ci assimila a Cristo, senza sconti per nessuno.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-una-fede-su-misura-ecco-il-male-piu-grande-17036.htm